Si apre la questione dei tavoli metalmeccanici congiunti dopo il pagamento dell’oblazione al tribunale di Nola da parte dI Sergio Marchionne. Ma lo Slai Cobas non ci sta. Stamane assemblea pubblica nella città delle fabbriche.
E’ l’inizio di una nuova pagina nei rapporti sindacali ? Troppo presto per dirlo. Fatto sta che il reato di discriminazione, di condotta antisindacale nei riguardi dei lavoratori della fabbrica di Pomigliano iscritti alla Fiom è stato estinto da Sergio Marchionne, ad della neonata Fca globale. Reato estinto e archiviato dal gip del tribunale di Nola grazie al pagamento di un’oblazione di 2650 euro. L’altro indagato per discriminazione, l’ex direttore dello stabilimento di Pomigliano, ora di stanza a Melfi, Sebastiano Garofalo si è già accordato per il pagamento di un’ammenda al tribunale di 15.600 euro. Tutto frutto dell’accordo raggiunto il 30 maggio scorso tra i legali dell’amministratore delegato e quelli del segretario nazionale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini. Dunque, ascia di guerra sotterrata sul fronte della giustizia penale tra la sinistra politica e sindacale e i vertici ex Fiat, ormai Fca.
Adesso i sindacati firmatari del contratto dell’auto sperano di ritrovare l’unità perduta. ” Abbiamo lanciato alla Fiom la proposta di indire a Pomigliano e in tutto il gruppo le elezioni delle rsu, che per esempio a Pomigliano non si tengono da sette anni – fa sapere Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – speriamo che ci rispondano “. La Fiom nicchia, non si fida. ” Ma se le rsu non sono previste dal contratto dell’auto, chi ci dice che l’azienda le riconoscerà ? Intanto si potrebbero nominare gli rsl, i delegati alla sicurezza:”, la perplessità di Maurizio Mascoli, segretario della Fiom regionale. ” E poi le discriminazioni nei riguardi dei militanti Fiom stanno continuando in fabbrica “, aggiunge Franco Percuoco, della segreteria provinciale. Su questo fronte, quello del sindacato unito e di una Fiom che possa sedersi alla pari al tavolo del confronto, c’è il silenzio del Lingotto. Ma ambienti vicini al gruppo industriale non considerano impossibile un’apertura in questa direzione. C’è però chi mugugna. Lo fanno soprattutto i sindacati di base, che dietro tutta questa storia sentono puzza di bruciato. “Se sono queste le battaglie per la democrazia della Fiom di Landini – critica lo Slai Cobas di Pomigliano – i lavoratori Fiat di tutt’Italia hanno di che gioire: la Fiom ha salvato in calcio d’angolo Marchionne “.
Stamane assemblea dello Slai nel palazzo dell’Orologio di Pomigliano. E’ tutta una vicenda complicata, che inizia il 16 giugno del 2010: Fim, Uilm, Fismic e Ugl firmano con Fiat l’accordo di Pomigliano, denominato accordo Panda. Il 23 giugno, dopo il referendum e il si a maggioranza del 62 % degli operai dello stabilimento la Fiat rompe le relazioni con la Fiom. Ma il 15 settembre del 2011 il tribunale di Torino dichiara legittimo l’accordo Panda e ripristina i diritti sindacali alla Fiom. Intanto il 14 dicembre del 2011 nella nuova società Fip, Fabbrica Italia Pomigliano, vengono riassunti, ai sensi dell’ accordo, solo 2146 addetti. Gli altri 2700 dipendenti restano in cassa integrazione a zero ore sotto la vecchia insegna Fga, Fiat Group Automobiles. Tra i riassunti non ci sono iscritti Fiom. E il 24 giugno del 2012, il primo colpo di scena: il tribunale civile di Roma condanna la Fiat per atteggiamento antisindacale e ordina la riassunzione nella Fip di 145 operai iscritti alla Fiom.
Il 28 novembre successivo i primi 19 metalmeccanici Cgil vengono riassunti nella grande fabbrica. Iniziano un corso di formazione che sembra interminabile. 1 febbraio 2013: altro colpo di teatro. Marchionne dichiara obsoleto il piano Fabbrica Italia e mette in soffitta la Fip. A quel punto, il 5 febbraio 2013, i 19 operai della Fiom vengono espulsi dalla fabbrica, senza mai aver messo piede nella catena di montaggio. Le tute blu di Landini restano a casa: pagate alcuni giorni per non lavorare. Non è finita. Il 23 febbraio dello stesso anno Marchionne firma con Fim, Uilm, Fismic e Ugl un piano di riorganizzazione: i 5mila di Pomigliano tornano tutti sotto le vecchie insegne di Fga, Fiat Group Automobiles. Ma lo stabilimento viene diviso in tre aree, la A, la B e la C. Nelle prime due chi è cassintegrato non può farvi accesso. Tra queste migliaia di esclusi ci sono quelli della Fiom. La tensione sale alle stelle. Il 29 marzo 2013, a seguito di una denuncia della Fiom, la procura di Nola avvia a carico dell’ad italo canadese un procedimento penale per discriminazione. Dopo tre mesi Landini canta vittoria. Il 3 luglio 2013 la Corte Costituzionale cancella l’articolo 19 dello statuto, su cui si basano l’accordo di Pomigliano e il contratto specifico dell’auto. A questo punto anche i sindacati che non firmano i contratti possono espletare le agibilità consentite dallo statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970.
La tregua tra Marchionne e la Fiom sembra la strada obbligata. Il 30 maggio del 2014 Fiat e metalmeccanici Cgil firmano una conciliazione giudiziale: gli attivisti Fiom potranno fare rientro a Pomigliano esercitando la loro attività sindacale. 1 settembre 2014: le 19 rsa della Fiom tornano nella fabbrica della Panda. Nel frattempo Sergio Marchionne chiede e ottiene dal tribunale di Nola la possibilità di estinguere il reato di discriminazione facendolo archiviare dal gip attraverso il pagamento di una modesta oblazione.Capitolo chiuso, dunque, tutto rimosso. Almeno questo capitolo. Poi si vedrà.

