Una mattina davanti al mercato ittico di Napoli diventa una piccola parabola di vita, tra ironia napoletana e saggezza popolare
Crudele destino
Che storia è questa? Forse una storia banale, nata #percaso, da un dettaglio colto fugacemente #perstrada.
Uno spunto di riflessione che mi ha colpito e che racconta la nostra innata capacità di sdrammatizzare un disagio e trasformarlo, attraverso proverbi e detti popolari, in ironiche riflessioni morali cariche di estro.
Era una normale mattinata di lavoro, un venerdì, in quell’ora in cui si sente il bisogno di un caffè rigenerante per schiarirsi le idee prima di un programmato, successivo appuntamento di lavoro.
Come d’abitudine, il mio collega Raffaele mi ha invitato al bar, non prima però di aver fatto tappa dal tabaccaio all’angolo per le sigarette del “dopo caffè”.
Per arrivarci, però, bisognava attraversare il degrado che circondava il mercato del pesce di piazza Duca degli Abruzzi.
In quei mesi, però, a causa di una protesta dei lavoratori, la vendita si svolgeva all’esterno del Mercato Ittico Generale di Napoli, poco distante dal mare, proprio a ridosso della storica Caserma Bianchini, sede dei nostri uffici dell’Agenzia delle Entrate.
A differenza di quanto accadrebbe in Paesi più rispettosi delle regole — o forse proprio per accentuare il disagio — l’attività si protraeva quotidianamente ben oltre le nove del mattino, orario di accesso dei contribuenti agli uffici finanziari.
Così, verso le undici, i residui invenduti, i cattivi odori e gli scarti facevano tristemente da cornice al nostro ufficio.
Nel percorrere quel breve tratto di strada, un riflesso argentato nei pressi di un tombino ha attirato la mia attenzione.
Quello che credevo fosse il riverbero di una moneta persa era invece un’alice.
Sì, proprio un’alice.
Scartata o forse caduta da una cesta, giaceva lì a terra, morta, a pochi passi dal suo mare.
Quella visione ha alimentato il mio immaginario e ispirato una malinconica riflessione dalla morale amara ma fantasiosamente napoletana… per l’occasione declamata dal mio amico e supporter Carmine Scognamiglio.
Comm’è ‘nfame stu destino!
Parlann’ cu’ Rafele, for’ all’ufficio,
guardann’ ‘nterra avimmo vist’, morta, n’alice.
Longa stesa accanto a nu’ tombino…
che malincunia pensann’ a comm’è ‘nfame stu destino.
N’alice nata libera miezo ’o mare scunfinato,
fernuta, pe’ destino, dint’ a nu mercato…
pe’ murì fritta, ’nturtiera
o, ’o massimo, arrecanata.
Che sapore! Che frischezza!
Che bella fine…
ed ecco: s’è compiuto ’o destino.
E invece no!
Pe’ nun murì, l’alice s’è ribbellata
e, attraverso a nu tombino,
’a via d’’o mare ha tentata.
Ma pe’ mancanza ’e aria
nun ce l’ha fatta, ’a puverella…
E invece ’e murì apprezzata
e fritta dint’ a na tiella,
vicino ’o mare è morta,
anonima e scunsulata,
’nterra, for’ all’Agenzia d’’e Entrate,
dint’ a na saittella.
(tombino)
Breve morale
«Il nostro destino è segnato, Raffae’…
non tentiamo di cambiarlo: potrebbe toccarcene uno assai peggiore!»
«Rafe’… però so’ bbone ’e alici fritte, è ’o vero?!»
Breve nota storica
(*) Antica Caserma di Cavalleria Borbonica del XVIII secolo, ridenominata nel 1897 Caserma Bianchini, in onore di Edoardo Bianchini, medaglia d’oro al valore militare
© Ciro Notaro
.Per il progetto #Legatialfilo2026 a favore dell’Ospedale Santobono
Ciro NOTARO
autore solidale #PerStradaPerCaso
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