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Stasera (giovedì 24) cena d’autore con Amedeo Colella e il suo “MangiaNapoli”, prontuario di suggerimenti gastronomici. In queste settimane, reading e performance su Basile, Serao e Croce. E l’idea di un festival celtico per San Patrizio.

Amedeo Colella si è ritagliata una sua (meritata) fama come autore di piccoli casi editoriali in salsa napoletana. Già artefice di un sagace “Manuale di napoletanità” (oltre 10mila copie vendute), ha dato di recente alle stampe, con edizioni Ateneapoli, un succulento “Mangianapoli”, novanta sugose pagine che elencano le “180 cose da mangiare a Napoli almeno una volta nella vita”. Non solo le ricette, ma anche i luoghi fuori dal comune, compaiono in questo prontuario di consigli utili su “dove mangiare la migliore pizza fritta di Napoli”, e via discorrendo.
Colella, che di mestiere fa il ricercatore informatico, ha dimostrato di cavarsela alquanto con la cultura locale, e non a caso sarà il protagonista di una “cena con autore” organizzata dall’associazione Passepartout al pub irlandese “The Drugstore” di corso Garibaldi a Saviano (appuntamento stasera, giovedì 24 gennaio, alle 20.30, info 347 3465396).

E questa serata speciale è anche l’occasione per parlare di questa giovane realtà del Nolano: “the Drugstore” è stato avviato a settembre da Gennaro Manzo, biotecnologo 32enne che lavora nel settore farmaceutico, dalla sorella Rosa e da Dino De Lucia.
Un trio di giovani con tanta voglia di fare impresa, che ha usufruito di un prestito di InvItalia dedicato alla “microimprenditorialità”, e anche grazie a questo contributo è riuscito ad avviare un pub in stile irlandese in un territorio dove non sono poi molto di casa l’Irlanda, e le stout, le birre scure ricavate dall’orzo tostato. Ma The Drugstore è anche uno dei pochi locali commerciali, nel Nolano, a essersi dotati di un calendario di attività culturali.

Questo grazie all’impegno di Francesca Cozzolino, 28enne studentessa di arte contemporanea, e dell’associazione Passepartout che gestisce, con Maria Magistro, anche le attività culturali della vicina libreria Guida nel centro storico della città bruniana.
Così, ad esempio, nel pub irlandese di Saviano in queste settimane ha preso corpo un interessante “gennaio napoletano”, con reading, performance teatrali e molta gastronomia. Domenica scorsa la serata ruotava intorno al “Cunto de li cunti”: a dare corpo – e voce – alla raccolta di fiabe popolari di Giambattista Basile è stato Felice Cassese, nei panni del cantastorie Feliciello, coaudiuvato da Ilaria Tizzano (anche lei in scena) e dal chitarrista Paolo Damiano.
 

«Per coinvolgere le persone – dice Francesca, che dedica i suoi sforzi alla promozione culturale sul territorio – occorre rendere la cultura accessibile. Una lettura “statica” di Basile non avrebbe dato gli stessi risultati. Invece, portarlo in scena con la gestualità, con la voce, con la presenza scenica degli attori, ha finito con il coinvolgere realmente il pubblico presente».
Un discorso tutto in salita, soprattutto in provincia, «dove – sottolinea la Cozzolino – per i più giovani non ci sono molti stimoli culturali sul territorio, nonostante la presenza di un alto numero di studenti, oltre che di laureati sotto i 35 anni. Questi però tendono a spostarsi verso Napoli, nel tempo libero. Quando però Gennaro, il mio ragazzo, ha deciso di avviare un pub, io mi sono detta che poteva essere un luogo dove organizzare attività culturali».

Ecco dunque che, nel corso di questo “gennaio napoletano”, al Drugstore sono andate in scena le leggende napoletane di Matilde Serao e di Benedetto Croce. A novembre, invece, il pub ha ospitato una personale dell’artista casertana Gina Affinito, ispirata da Erri de Luca e corredata di incontri (anche in questo caso) tra il letterario e il gastronomico.
Il 17 marzo, invece, si celebra San Patrizio, e in Irlanda, come è noto, si organizzano gli eventi del St Patrick’s Day. Al Drugstore stanno pensando a una settimana di eventi all’insegna della cultura irlandese, con danze gaeliche, musica celtica, letture di Wilde, Yeats, Joyce, Beckett, e ovviamente abbondanti dosi di Guinness.

Per Gennaro, che si occupa della parte strettamente gestionale dell’impresa, «noi abbiamo puntato sulla qualità del menu e anche su specialità gastronomiche straniere. Così come accade per le attività culturali, queste scelte suscitano curiosità e un certo interesse, però non sempre è facile farne apprezzare il valore su un territorio che non è abituato a questo genere di offerta».