Giovedì i responsabili di Unicoop presenteranno ai sindacati, nella sede di Afragola, l’acquirente di organici, mezzi e merci degli Ipercoop campani. È un imprenditore della provincia di Caserta specializzato nel trasporto alimentare.
I 700 addetti campani della Unicoop Tirreno stanno per essere ceduti a un imprenditore casertano. Le strutture conserveranno comunque il marchio Ipercoop, le cui insegne campeggeranno ancora agli ingressi dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere.
La cooperativa toscana continuerà a detenere il marchio e le quote di iscrizione dei soci-clienti. Il tutto, vale a dire il piano industriale, sarà presentato ufficialmente domattina, alle dieci, nella sede dell’Ipercoop di Afragola. Con il piano industriale sarà presentato anche l’acquirente di organici, mezzi e merci, un imprenditore casertano la cui identità è un po’ come il segreto di Pulcinella per gli addetti ai lavori. Non si sa, però, se il nuovo gestore delle importanti strutture della grande distribuzione si recherà ad Afragola. Certo è che ormai sembra fatta. Una delle più grandi cooperative italiane lascia la Campania per far posto a una partnership che ha tutto il sapore della fuga da una situazione di bilancio molto grave: le perdite di Ipercoop Campania registrate dal 2008 ammontano a 70 milioni di euro.
“L’alternativa alla cessione è la chiusura”, hanno sempre ribadito ai sindacati i responsabili della coop livornese. Ma la sensazione è che questo passaggio del testimone non sia affatto gradita ai lavoratori, che hanno già scioperato diverse volte, a dicembre, costringendo gli ipermercati a clamorose serrate. “Controlleremo l’andamento gestionale e continueremo a esercitare la nostra supervisione”, hanno più volte garantito i vertici Unicoop. Resta però la paura dei tagli ai posti di lavoro e del ridimensionamento generale degli assetti attuali. Timori che stanno attraversando tutto il settore della grande distribuzione regionale, che garantisce ancora prodotti di qualità superiore e il rispetto dei contratti nazionali di lavoro per tutti i dipendenti. Ma che è sempre più minacciata da un liberismo selvaggio in cui concorrenza sleale e riciclaggio di danaro sporco sono le due facce dello stesso pericolo.

