Come con un colpo di spugna la sentenza di fallimento del tribunale di Nola, spazza via 230 posti di lavoro insieme a una della aziende tecnologicamente più avanzate d’Italia. Il silenzio delle istituzioni e dei sindacati.
“Non so che fare, ho perso tutte le speranze, tutti noi abbiamo perso la speranze. Dove andrò ? Cosa potrò inventarmi ?”. L’operaio Raffaele Esposito, 40 anni, moglie e tre figli piccoli, piange mentre comunica al telefono la notizia della fine definitiva di quello che era il più grande indotto ferroviario del Mezzogiorno.
La Simmi di Acerra è stata infatti appena dichiarata fallita dal tribunale di Nola, che ha accertato una situazione gravissima per l’azienda dell’imprenditore di Pomigliano Carmine Bassolino (solo omonimo del più noto Antonio, ex governatore della Campania). Un’impresa ad alto valore aggiunto, tutta made in Naples, il cui declino è stato segnato due anni fa dall’improvviso dirottamento al nord, in Emilia, delle commesse fino ad allora assegnate dalla capofila Ansaldo, l’azienda di Finmeccanica che a Napoli, in via Argine, produce treni e che a sua volta si trova in difficoltà (clamoroso il caso scoppiato a giugno della cancellazione di ordini da mezzo miliardo di euro da parte dei governi di Belgio e Olanda).
Intanto la Simmi è fallita e il suo naufragio sta creando l’ennesimo dramma occupazionale nell’hinterland napoletano. Sono 220 gli operai, tutti in cassa integrazione a zero ore da tempo, che ora, a causa del fallimento, si ritrovano nel baratro di un’ormai scontata procedura di licenziamento. Nel tentativo di impedire quanto sta accadendo le tute blu hanno messo a segno decine di manifestazioni, blocchi stradali, cortei, occupazioni dello stabilimento. Una volta hanno bloccato per ore tutti in treni in partenza dalla stazione centrale di Napoli. Ma non c’è stato niente da fare. La proprietà è da tempo scesa sul piede di guerra contro Ansaldo. C’è una lite giudiziaria, sia civile che penale, intentata dai legali della Simmi.
Nella denuncia gli avvocati dell’azienda appena fallita scrivono di “ordini fantasma imposti, di false fatturazioni che avrebbero consentito di utilizzare a piacimento la manodopera dell’impresa acerrana”. L’avvocato Lucio Sena, del foro di Nola, sostiene che il tutto sarebbe stato commesso attraverso ripetuti atti di prepotenza esercitati dalla committente a scapito della Simmi. Per questo motivo il legale dell’azienda ubicata nella zona industriale di Acerra ipotizza anche il reato di estorsione. La Simmi chiede un risarcimento danni di 51 milioni di euro per il dirottamento al nord delle commesse per lungo tempo lavorate nell’impianto acerrano.
Ma si tratta di accuse tutte da provare. Del caso si sta occupando il pubblico ministero di Nola Ciro Capasso.E’ una dramma che si sta consumando in silenzio. Dai comuni e dai sindacati non trapelano reazioni. Nessuno parla. Zero comunicati. Indifferenza totale.
(Fonte foto: Rete Internet)

