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Si staje avvilito e triste, e tte vuò cunzulà,penz’, ce vonno almeno , o doje o tre babbà. E si ‘o piacere da vita ‘nzieme vulimme pruvà, ‘nzieme, chiudimm’ l’uocchie emangiammece …nu bello BABBA’ !!!

Tra i tantissimi dolci della tradizione napoletana, quello tra i più richiesti e mangiati è certamente “Sua Magnificenza il Babà”.

Molti sono convinti che questo dolce, emblema della napoletanità, sia originario di Napoli, ma non è così. Esattamente, il babà ha le sue radici nella Polonia del XVIII secolo, alla corte di re Stanislao Leszczinski. Si narra, che il re, dopo la sconfitta in guerra da Pietro il Grande, zar di Russia, fu relegato al Ducato di Lorena nella residenza di campagna di Luneville. Pare che Stanislao si annoiasse molto e decise d’impegnare il tempo libero negli studi filosofici e di confortarsi tra una lettura e l’altra, con i dolci preparati dai pasticceri di palazzo. Il problema, però, stava nel fatto che il “kugelhupf”, tipico dessert della Lorena a pasta soffice, Stanislao proprio non lo digerisse, perché troppo asciutto, simile ad un panettone. Si narra, inoltre, che il Duca fosse un noto bevitore. Non disdegnava alcun tipo di vino e distillato e, proprio in virtù delle sue conoscenze “alcoliche” provò a bagnare il dolce lorenese con del Madeira. Ma niente, neanche in quel modo riuscì a gustarlo con piacere. Poi, un giorno – e qui comincia la leggenda – Stanislao, stufo dell’ennesimo tentativo dei pasticceri di rifilargli il solito kugelhupf, si rifiutò di mangiarlo e, in un momento d’ira, scagliò via il piatto, che andò a scontrarsi con una bottiglia di rum, rovesciandola. In men che non si dica, l’insipido dolce lorenese si colorò d’ambra e s’impregnò di un inebriante profumo di rum che convinse Stanislao ad assaggiarlo. Le sensazioni che provò con quel boccone, noi napoletani le conosciamo bene, ma non abbiamo certezza che questo sia il modo in cui il babà è venuto alla luce. Ma perché si chiama Babà? Fu Stanislao stesso a deciderne il nome, scegliendolo per due motivi: primo perché lo volle dedicare ad Alì Babà, protagonista del racconto ”Le Mille e Una Notte”, libro che il sovrano amava leggere e, secondo, perché la parola “babà” significa “vecchia signora”, in riferimento alla mollezza della pasta del dolce, particolarmente adatta alle persone senza denti. Ci domandiamo, se è nato in Polonia, come è giunto a Napoli? Il babà, dalla Polonia arrivò prima a Parigi, dove in tanti lo conobbero e lo apprezzarono. A portarlo, a Napoli furono i “monsù”, deformazione della parola monsieur, cioè gli chef francesi che prestavano servizio presso le nobili famiglie napoletane. A Napoli il babà si è perfezionato, acquisendo la particolare morbidezza, e la caratteristica forma bombata, simile a un fungo; è per questo che oggi il babà è comunemente considerato una specialità di origine campana. Emblema di bontà e semplicità, il babà napoletano nasconde, sotto una superficie scura, un cuore tenero e delicato, che fa dell’equilibrio la sua caratteristica peculiare. Il suo segreto è la consistenza, frutto della pazienza richiesta dalle tre lievitazioni della ricetta classica, che, unita all’inebriante aroma di rum, incanta le papille gustative e poi va dritta al cuore. Detto ciò e tenendo presente sempre le tre TTipicità, Tradizione  e Territorio”, nell’area vesuviana, in particolare a Somma Vesuviana, vi è un passito di uve catalanesca, uve provenienti dalla Spagna ed introdotte nel Regno di Napoli dagli Aragonesi. E’ un vino dalle note dolci ed acide molto tenui, dai profumi delicati di frutta sciroppata e muschio bianco, da abbinare a dolci a base di liquore, proprio come il babà. Sarà un equilibrio perfetto e renderà appagante l’abbinamento. A Napoli si dice “Tu si nu babà” si dice a qualcuno – o anche di qualcosa –  che ci stupisce per le sue doti nascoste, a cui vogliamo dimostrare con pàthos la nostra stima o, ancora, per ringraziarlo di un’attenzione, un regalo o un favore ricevuto. È, quindi, un’espressione dal significato estremamente positivo e se ti è capitato di sentirtelo dire, devi esserne ben contento!