VingustandoItalia, perché amiamo mangiare e bere? Bisogno primario o piacere?

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1980

 

Spesso mi sono chiesto perché alle persone piace così tanto mangiare e bere. Mangiare è un bisogno, ma mangiare è anche un piacere.

 

La Natura, l’evoluzione ha fatto in modo che noi trovassimo piacevole ciò che è utile alla sopravvivenza dell’individuo e della specie. Quindi, anche se non sentiamo il bisogno di mangiare, possiamo provare gratificazione nel mangiare cibi che ci piacciono; pertanto, mangiamo anche se non abbiamo fame e questo a volte può sfociare in attitudini psicopatologiche. È possibile individuare almeno due fattori per cui la risposta a tali interrogativi è tutt’altro che scontata, motivazioni psicologiche – socioculturali e motivazioni fisiologiche. Tenendo dunque conto di queste due premesse, possiamo incominciare a delineare alcune riflessioni a partire da cosa la ricerca scientifica ha da dirci, e da quello che, sul piano più prettamente psicologico, la psicoanalisi può aiutarci a capire sulle differenze sane e patologiche tra piacere, desiderio e bisogno. Vari studi scientifici hanno scoperto che il nostro cervello attiva aree neuronali simili sia quando assumiamo delle sostanze stupefacenti che quando mangiamo alcuni tipi di cibi, ad esempio quelli ad alto contenuto di zuccheri, sia quando anticipiamo mentalmente la loro assunzione. In sperimentazioni animali si è mostrato come la ripetuta assunzione di zuccheri possa sensibilizzare i recettori cerebrali della dopamina in modo simile all’uso di sostanze stupefacenti. In altre parole, la ricerca ci dice che il nostro cervello gioca una parte importantissima non solo nel rendere soggettivamente piacevole l’assunzione di cibo, ed in particolare di alcuni cibi, ma addirittura in modo paragonabile per certi aspetti ai casi di assunzione di sostanze che, come noto, hanno un enorme impatto sul nostro sistema nervoso. Ma non è solo una questione di chimica perché un comportamento complesso come quello dell’alimentazione non può in alcun modo essere ricondotto esclusivamente ai sistemi cerebrali coinvolti nelle sensazioni di piacere e di ricompensa. Infatti, in questo modo una serie di fenomeni non troverebbero spiegazione, basti pensare a tutto lo spettro dei disturbi alimentari. Un altro esempio può essere tutta quella serie di fenomeni molto comuni quali il fatto che un cibo da noi amato può sembrarci più buono e soddisfacente se consumato in uno specifico luogo e contesto, ma assolutamente meno piacevole in un altro. Chi di noi non conosce quanto sia più “buono” il cioccolato dopo una separazione sentimentale rispetto a qualsiasi altro momento! In breve, diviene più chiaro che il comportamento come quello dell’alimentazione può passare dall’essere in primis un bisogno e successivamente un piacere e, in alcuni casi, una forma di dipendenza. Dopo tutto ciò che ho scritto, vi invito ad amare il cibo, ad annusarlo, toccarlo, ascoltarlo ed esplorarlo prima di mangiarlo. Qualche respiro profondo per concentrarci e iniziamo a pensare a come ci appare. Nella sua estetica, nei colori e nella forma. Iniziamo ad esplorarlo con l’olfatto e poi finalmente mangiamolo. Dando al momento della masticazione la giusta importanza provando a capire quanto cambia il sapore nella nostra bocca e a immaginare il cibo scendere nel nostro corpo, pronto ad essere digerito. Così come per il cibo, bisogna fare altrettanto con il bere. Beviamo meno, ma puntando sulla qualità, perché il VINO È CULTURA. Proprio così, la cultura dei ricordi, del passato, del presente e del futuro. Nei ricordi d’infanzia ci sono sempre i nonni. Quelli che un bicchiere di vino, rigorosamente del contadino non troppo lontano da casa, era la degna conclusione di una giornata di fatiche. Il vino, da sempre, compare sulle tavole degli italiani, su quella tavola che è come una tela dipinta…La buona compagnia, l’ottimo cibo ed il buon bere sono espressioni d’amore.