Il Wine Blogger, la nuova figura professionale a servizio del vino

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Il vino vesuviano sta diventando sempre più digital e lo attestano sia i dati attinenti alle vendite online, ormai spiccate a livelli eccezionali, che lo smisurato sviluppo delle attività di marketing connesse all’enologia, tra cui quella del wine blogger. Intervista a Michele Ragosta.

Negli ultimi anni, nel variegato mondo dei blogger, hanno fatto la loro apparizione i Wine Blogger, esperti del mondo dell’enologia. Oggi, il wine marketing, questa la definizione corretta, rappresenta – come afferma l’ Italian Food Academy –  una delle più recenti evoluzioni del mercato e si orienta sempre più verso una forte componente emozionale ed esperienziale. Anche in Italia, come nel resto del mondo, sono davvero tantissimi gli estimatori del vino che hanno scelto di intraprendere la strada del blogging di vini, strada che spesso si affianca a quella d’ influencer. A riguardo, ho avuto il piacere di intervistare il blogger Michele Ragosta, che mi ha offerto la possibilità di raccontare e capire più da vicino il suo lavoro. Ragosta nasce a Napoli nel 1974, ma vive a Ottaviano. Consulente finanziario, ha sempre avuto una passione sfrenata per il vino. Attualmente vive a Somma Vesuviana.

Bisogna aggiungere che la produzione del vino vesuviano vanta origini antichissime, in quanto i primi vitigni furono quelli etruschi, poi, quelli importati dalla Grecia, tra cui il Greco ed il Lacrima, detto più tardi Lacryma Christi del Vesuvio, il cui nome è legato alla leggenda che racconta del pianto di Cristo sulla vetta del Somma/Vesuvio. Il vino Greco, in particolare, era conosciuto dal Cervantes, dal Tasso, dal Caro e dal Pontano. Il vino infondeva anche forza e coraggio: nel 1633 Gómez Suárez de Figueroa y Córdoba, Duca di Feria, guidò un esercito formato da spagnoli e napoletani nella guerra germanica contro le truppe svedesi. Le cronache del tempo riferiscono che molti soldati napoletani, costretti a passare dal vino del Monte Somma alla birra tedesca, dalla lagrima alla cervoza, lagrimavano la debolezza dello stomaco […] e quei che non ne morivano, soggiacevano almeno a grave infirmità, impossibile all’uso delle armi» (Maiolini Bisaccioni, 1634, rif. prof. Domenico Parisi).

foto internet

Dott. Ragosta,  di che cosa si occupa il wine blogger?   

“Oggi questa figura è vista in modo errato o, meglio, interpretata in maniera tale. Un esperto di vini, o quanto tale, è colui che con le proprie competenze dovrebbe indirizzare ad un adeguato acquisto il compratore e proporre un confacente vino a tavola. Oggi questa figura sta avendo una immagine distorta, nel senso che si guarda all’ influencer magari senza esperienza alle spalle, piuttosto che ad un professionista wine blogger con una buona conoscenza del vino maturata per anni.”

Cosa consiglia ai giovani che vogliono avvicinarsi a questo mondo?

“Ai giovani che si avvicinano a questo mondo consiglio prima di tutto di rivolgersi a persone competenti, poiché questa e’ una galassia immensa e piena di falsi miti. Innanzitutto bisogna cercare di capire, magari attraverso corsi Entry Level di avvicinamento, almeno le basi per poter valutare attentamente un vino sia attraverso un esame visivo e, poi, di gusto olfattivo.”

Come è nata questa passione, che lei hai poi tramutato in lavoro professionale?

“Nella vita sono un consulente finanziario, ma la passione per i vini è nata in pratica anni fa da completo autodidatta e, poi, perfezionandomi nel corso degli anni tra Fisar, Onav e così via. Mi iscrissi –  ero appena 20enne –  ad un corso di avvicinamento al vino, ma già ero un appassionato all’epoca. A riguardo, durante i corsi di perfezionamento, notai subito anche i limiti di preparazione dei miei professori, con i loro vecchi schemi e i falsi miti di prima. Ho iniziato, successivamente, a produrre piccolissime quantità di vini campani, iniziando a fare le opportune differenze.”

Cosa ci dice sui vini del Vesuvio

“I vini locali sono un patrimonio notevole e mi riferisco, principalmente, al Piedirosso, al Code di Volpe, forse meno alla Catalanesca, che, pur essendo un vino tipico del Monte Somma col suo colore dorato e sapore di frutto maturo, risulta poco armonico. Non dimentichiamoci, inoltre, che la catalanesca nasce come uva da tavola. Anche l’Aglianico da ottimi risultati: abbastanza tannico, ma non invadente, con un’ottima gradazione alcolica e una buona prospettiva di longevità.”

Quali vini hai prodotto ultimamente?

“La passione mi ha spinto a produrre piccole quantità di vini campani, che rispettano in pieno non solo i disciplinari di produzione, ma anche le caratteristiche organolettiche di ogni vitigno. E faccio riferimento al greco di tufo docg, al code di volpe dop, all’aglianico igt con un piccolo passaggio di otto mesi in botte grande di Slovenia. Bacco Matto, comunque, è il mio marchio.”

La sua è anche una consulenza per cerimonie importanti?

“Una cosa importante su cui bisognerebbe discutere è proprio l’abbinamento cibo – vino. Un binomio perfetto che potrebbe essere rovinato da persone che appunto sanno poco o si improvvisano. La consulenza in una cerimonia, come ad esempio un matrimonio, fa si che ogni portata venga supportata ed arricchita dal giusto sorso, rendendo l’evento praticamente perfetto. In questo caso, non vado nello specifico, ma per l’occasione entrano in gioco le acidità dei bianchi. I rossi, invece, li differenziamo tra quelli che vinificano nel solo serbatoio d’acciaio ai più complessi e sontuosi da lungo affinamento in botti di legno (Barolo, Taurasi, Brunello, Nero di Troia e così via). Insomma un mondo infinito in cui ogni sorso concede un’ emozione.”