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VinGustandoItalia. Le lacrime di Gesù sono cadute su un pezzo di Paradiso, il Golfo di Napoli…

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Gesù, riconoscendo nel Golfo di Napoli il Paradiso rubato, pianse lacrime copiose e dalle sue lacrime nacquero i vigneti del Lacryma Christi.

Quale abitante campano non ha degustato o quantomeno sentito parlare del vino Lacryma Christi? Prodotto con l’uva auctona: Caprettone (conosciuto anche come coda di volpe) per il Lacryma Christi Bianco e Piedirosso (chiamato anche Per e Palumm) per il Lacryma Christi Rosso e Rosato. Nasce  dal Vesuvio, conosciuto già ai tempi degli antichi Romani. Le prime testimonianze della coltivazione dell’uva sul Vesuvio risalgono, infatti, al V secolo a.C. I vitigni si arrampicano sul terreno vulcanico, scuro, lavico, e danno vita a questo vino con un nome importante, la cui etimologia è avvolta nel mistero. La teoria più diffusa è quella che vuole che Lucifero, nella sua discesa agli inferi, abbia portato via con sè un pezzo di Paradiso. Gesù, riconoscendo nel Golfo di Napoli il Paradiso rubato, pianse lacrime copiose e dalle sue lacrime nacquero i vigneti del Lacryma Christi. Molte aziende campane, con passione e dedizione, portano avanti da decenni l’antica arte della vinificazione alle falde del Vesuvio. La ricerca della qualità con il sostegno degli enologi, ma soprattutto del lavoro quotidiano e del territorio a vocazione vitigna, hanno fatto si che questi vitigni producessero vini di ottima qualità. Il Lacryma Christi del Vesuvio DOC Rosso, un vino ottenuto dalla vinificazione di uva Piedirosso e Aglianico, accuratamente selezionata e diradata, proveniente dai vigneti che affondano le radici nel terreno lavico, nei lapilli, nella sabbia nera, estraendo tutte le peculiarità al fine di ottenere magnifiche proprietà organolettiche, uniche al mondo. Dopo la fermentazione in acciaio viene affinato in bottiglia. Il vino si presenta dal colore rosso rubino carico e vivace, con sentori di frutta matura e speziati. Al gusto è caldo, morbido e moderatamente tannico. Si abbina a tutte le preparazioni ed i primi piatti a base di carne, ai salumi e formaggi di media stagionatura, ma ricordate la temperatura di servizio che deve essere tra i 16°-18° C. E’ un vino rosso ben strutturato, con apprezzabile equilibrio tra note fruttate, floreali e speziate. L’ aglianico da il necessario apporto di elementi in grado di garantire longevità ma anche maggiore complessità al tutto. Lavora in addizione e non in sottrazione per poter esaltare da un lato le caratteristiche di immediatezza e prontezza del piedirosso, dall’altro quelle di struttura e corpo dell’ aglianico. Fresco ed arioso, lo preferisco abbinato a piatti sostanziosi come una cremosa zuppa di funghi e castagne. Ma a Napoli, presso un famoso ristorante, ho avuto il piacere di gustarlo accompagnato ad una pizza farcita con pomodorino giallo, pancetta, fior di latte di Agerola, noci e scaglie di Parmigiano ed anche ad una pizza con fiori di zucca, ciuffi di ricotta, fior di latte di Agerola e salsiccia, che dire…Strepitoso!

E ricordate che “Una bottiglia di vino contiene più filosofia che tutti i libri del mondo”.