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 «Il figlio del boss», la vita di Pasqualino Mauri: non conta dove e da chi nasci, ma quel che sei

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A Sant’Anastasia Vincenzo Mauri lo ricordano tutti. Lo ricordano in vita da boss che gestiva giri di usura, stupefacenti, appalti edili e slot machine. Lo ricordano per la sua aura leggendaria che gli conferiva sette vite, come ai gatti. Scampato a più attentati e ucciso nel 2004, in un circolo di via Mario De Rosa a Sant’Anastasia. Quell’agguato costò la vita anche a Francesco Rossi, «Fravulella».

Il Mattino del 29 dicembre 2004, il giorno dopo l’agguato in cui Mauri fu ammazzato

E da quell’agguato inizia la storia scritta da Pasquale Mauri con la giornalista Graziella Durante, edizioni Cairo, in libreria da ieri. Non si fermerà ai confini del vesuviano, né a quelli di Sant’Anastasia questa storia. Camminerà e risalterà sugli scaffali delle Feltrinelli italiane e, chissà, in una fiction. Perché è la storia di chi ha vissuto accanto alla camorra senza farsene sporcare. Scegliendo la sua vita, pur difficile e blindata fino alla morte del padre, al secolo Vicienzo ‘o Cazzillo.

Nel libro, Pasqualino, 38 anni, che oggi ha una moglie, Teresa, e due figli, racconta la sua infanzia solitaria, in cui l’unico porto sereno era la nonna paterna. Racconta la difficoltà di vivere sotto il costante controllo paterno, la disperata ricerca della madre una volta compreso che non era morta, così come gli era stato detto. In tanti avrebbero scommesso, quando a Vincenzo Mauri nacque quel figlio concepito con una bionda inglese dagli occhi azzurri – gli stessi di Pasquale – che c’era l’erede. L’erede del clan. Non è stato così, a dispetto di tutto e di tutti.

Oggi la principale attività di colui che per molti ancora è «Il figlio del boss» è l’arte. La pittura. Ha esposto in diverse gallerie e partecipato a mostre in Italia e all’estero. Ha due negozi di abbigliamento e non ha toccato i soldi lasciati dal padre. Tutti in beneficenza, sono andati i proventi dell’usura, della droga, della corruzione negli appalti. Ed è lontano, lontanissimo dal mondo che fu di suo padre. E dai risvolti di quella esistenza che lasciarono strascichi anche dopo la sua morte, innescando una guerra tra clan con numerose vittime.

Ora la sua storia, quella di chi ha tenuto per sé soltanto l’eredità della nonna e poi ha lavorato per diventare un uomo che possa guardare serenamente negli occhi i suoi figli, è nelle librerie, la racconta e la racconterà in interviste tv. Per la presentazione nella sua città, Sant’Anastasia, ci sarà una data tra pochi giorni.