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Via dell’Arte, n.8

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Spaccanapoli, oltre l’incrocio di via Toledo, prende il nome di via Pasquale Scura. Il primo tratto tra Toledo e la Pignasecca è ricco di negozi. Alcuni con qualche pretesa vendono prodotti selezionati e più cari del popolare mercato situato a poche decine di metri: il pescivendolo, il macellaio, il fruttivendolo, il salumiere. I palazzi sono ben tenuti, ristrutturati col progetto Sirena; il nostro al numero 8 è del ‘600, ma con un provvidenziale ascensore.

Per anni il nostro cruccio è stato quello di avere nei locali che si affacciano sul cortile interno depositi di negozi, con delle spiacevoli conseguenze: carico e scarico, oggetti con frequenza accatastati, cancello e portone sempre aperti, con estranei e i loro motocicli. Nonostante vari tentativi di mettere ordine, sembrava una condanna definitiva con nostro grande rammarico.

Poi è successo l’imprevedibile: si è liberato il locale con il deposito più importante. Ristrutturato, o meglio riportato alla sua antica forma dal nuovo affittuario, è diventato una galleria d’arte! Non ci sembra vero, non sappiamo se apprezzare di più il coraggio del gallerista o temerne l’incoscienza. Una galleria d’arte in piena regola, non un negozio di rigattiere come pure ce ne sono oltre Toledo lungo i Decumani. Ma una galleria con le esposizioni, con percorsi, artisti anche giovani, a livello internazionale, con la voglia di sperimentare e di radicarsi nel territorio.

Giuseppe, il gallerista, per tutti Shazar che poi è il nome della galleria, comincia a far  visita a tutti le famiglie del palazzo e poi ai gestori dei negozi. E propone a tutti di mescolare le opere degli artisti alle loro attività quotidiane, ai loro spazi, ai loro dialoghi. In molti accettano sorpresi e dubbiosi o convinti ed entusiasti. Cominciano le collocazioni delle opere, le spiegazioni, il rapporto diretto con gli artisti, l’accoglienza dei visitatori. Sul nostro terrazzino ospitiamo un’opera d’arte particolare , un disegno sul fondo di una specie di teglia, ricoperto d’acqua. E noi abbiamo il compito di tenere costante il livello dell’acqua che evapora. Ai piani ci sono quadri, arazzi, foto.

Ma il bello è vedere le opere esposte nei negozi, l’interesse dei clienti, e soprattutto l’atteggiamento dei negozianti tra naturale e orgoglioso, con la consapevolezza di svolgere un ruolo attivo nel processo artistico. Anche con interventi di merito e aggiunta di dettagli utili, come la ragazza che cucina il pesce nello spazio attiguo alla pescheria. Il quadro rappresenta un polpo, ma ha la testa del totano; l’artista l’ho conosciuta, ho visitato il suo sito, è di Napoli, dice.

Al di là dell’avvicinamento della gente comune all’arte, penso che il grande merito dell’iniziativa sia la contaminazione tra due mondi che non so perché ci sforziamo di tenere distinti e lontani: lo spirito e la carne, l’otium e il negotium, il disinteresse e l’interesse. Un buon esercizio alla ricerca di un umanesimo integrale.