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Tempi duri per Di Maio: dai “vaffa” grillini ai “vaffa” subiti nella sua Pomigliano. Poi fuga alla chetichella…

A Luigi Di Maio sono “bastati” cinque mesi di governo per passare dal “vaffa” gridato nella piazza di grillina memoria a quello che ti si ritorce contro nel modo più impietoso. Si perché è stato brutale il “vaffa” urlato a squarciagola all’indirizzo della sua persona, ieri mattina, proprio nella natia Pomigliano e proprio dai ragazzi del liceo in cui il vicepremier tredici anni fa si è diplomato, il liceo Imbriani. Una contestazione che non è stata fermata nemmeno dal preliminare tentativo di mediazione di don Peppino Gambardella, il prete operaio, che nella sagrestia della sua parrocchia, quello della chiesa madre di San Felice in Pincis, aveva organizzato in tutta fretta alle 8 del mattino una riunione “a quattr’occhi” tra il superministro e gli operai di Fiat Pomigliano, Fincantieri Castellammare ed Ecologia Bruscino. Comunque ieri nella città delle fabbriche in crisi a mandare a quel paese il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico non c’erano solo gli studenti dell’Imbriani. C’erano anche i colleghi dell’istituto professionale per il commercio e quelli del liceo Serao. Duecento giovani circa, tutti assiepati sulla strada, via nazionale delle Puglie, rimasta bloccata per un bel po’. Giovani intirizziti dal gelo di questi primi giorni siberiani ma che hanno voluto lo stesso manifestare il loro dissenso. Ragazzi che si sono fatti sentire, eccome: << Di Maio, la senti questa voce ? Vaffa…>>. Glielo avranno gridato decine di volte. << Sta con i fascisti e fa solo chiacchiere per i più deboli >>, le motivazioni della contestazione organizzata alla meglio sulla strada, in occasione dell’arrivo del leader grillino accolto tra le braccia dei professori e degli studenti acclamanti dell’Itis Eugenio Barsanti, dove Di Maio ha firmato un accordo per la formazione professionale dei giovani diplomati tecnici nei ministeri che ora dirige. Intanto fuori, tra i contestatari, si potevano distinguere le bandiere dell’Uds, l’Unione degli Studenti, e poi i licenziati della Fiat, Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, estromessi a giugno in via definitiva dall’azienda automobilistica per aver manifestato tre anni fa contro Sergio Marchionne, l’ad Fiat scomparso di recente. In ogni caso il vicepremier se n’è andato via dalla scuola indisturbato, verso le 11, praticando un’uscita secondaria. << Lui ci aveva promesso sostegno. Anche i parlamentari Vaccaro e Paragone hanno fatto la stessa promessa: parole al vento >>, la rabbia di Mignano, operaio di 54 anni che quando è stato licenziato definitivamente, a giugno, si è cosparso di benzina proprio sotto la casa del 32enne leader pentastellato. In quell’occasione il vicepremier accorse in ospedale al capezzale del militante Cobas. Una disponibilità che Di Maio ieri ha dimostrato anche quando si è recato in sagrestia, da don Peppino. In chiesa c’erano i delegati Fiom della Fiat di Pomigliano e della Fincantieri di Castellammare. Hanno chiesto garanzie sul futuro dei loro stabilimenti. I metalmeccanici della Fiat di Pomigliano hanno strappato a Di Maio la promessa di partecipare a una prossima assemblea in città. In chiesa c’erano anche Mignano e i suoi e i licenziati della Bruscino di San Vitaliano. << Purtroppo ci sono centinaia di vertenze in Italia – la replica del vicepremier – ma sarà necessario anche discutere del vincolo di fedeltà alle aziende, che determina tanti licenziamenti >>.

 

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