“Aiutateci a ritrovarla” l’appello dei genitori di Imma, Pomigliano col fiato sospeso

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Sono ore di grande preoccupazione per la comunità di Pomigliano d’Arco. Dalla mattinata di oggi si sono perse le tracce di Immacolata Panico, una ragazza di 22 anni scomparsa intorno alle ore 10.

Sui social stanno circolando numerosi appelli corredati da fotografie della giovane, nel tentativo di raccogliere informazioni utili al suo ritrovamento. Gli ultimi avvistamenti risalgono alla zona del Centro Direzionale di Napoli.

Al momento della scomparsa, Immacolata indossava un top rosa, pantaloni beige e scarpe con i tacchi. Ha una corporatura esile e lunghi capelli castani.

«Vi preghiamo di condividere questo appello il più possibile, soprattutto nelle zone di Pomigliano d’Arco, Napoli e nei comuni limitrofi. Aiutateci a ritrovarla».

I familiari, profondamente preoccupati, invitano chiunque abbia informazioni o dovesse avvistarla a contattare immediatamente il 112 oppure il numero 320 0213717.

 

Nasconde oltre un chilo di droga sotto al letto e viene arrestata

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  SAN GIORGIO A CREMANO: 1 chilo e 347 grammi circa di droga sotto il letto. Carabinieri arrestano una 49enne   I carabinieri della stazione di San Giorgio a Cremano hanno arrestato per detenzione di droga a fini Flora Silvestrino, 49enne della zona, già nota alle forze dell’ordine. I carabinieri sanno che via Cupa Rubinacci, nei pressi di un appartamento, c’è un via vai sospetto. E’ tutto pronto, parte il controllo. I carabinieri bussano alla porta dell’abitazione. Ad aprirli la 49enne. Vengono passate al setaccio tutte le stanze quando, in camera da letto, la scoperta. Sotto al letto nascosti 1 chilo e 256 grammi circa di hashish suddivisa in 8 panetti e 91 grammi di cocaina suddivisa in un 2 buste sottovuoto. All’interno dell’abitazione anche materiale per il confezionamento, 30 euro e un quaderno con appunti e note relative all’attività illecita. La donna arrestata e sottoposta agli arresti domiciliari è ora in attesa di giudizio.

Da domani chiudono le stazioni di Acerra e Casalnuovo

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  Casalnuovo, chiude la stazione FS dal 1° fino al 30 giugno per lavori di implementazione rete. “Servizi sostitutivi inadeguati, avremo tantissimi problemi” protestano i pendolari con il deputato Borrelli (Avs): “Lavoratori siano tutelati, chiusure non possono penalizzare migliaia di cittadini”   Ferrovie dello Stato ha annunciato la chiusura delle stazioni ferroviarie di Casalnuovo di Napoli e Acerra, dal 1° al 30 giugno, per lavori di implementazione dell’intera tratta. Per questa ragione il deputato Francesco Emilio Borrelli si è presentato questa mattina sulla banchina per l’ultima corsa dei treni prima della chiusura. Lì ha incontrato diversi pendolari che già lamentano disservizi. “Ci saranno gli autobus sostitutivi per garantire il servizio, ma di fatto sono inesistenti, qui a Casalnuovo non arrivano proprio” afferma una ragazza presente in stazione. “Questi bus si riempiono praticamente alla partenza, pertanto l’autista non può fare ulteriori fermate e devia il percorso, quindi noi rimaniamo a piedi” le fa eco un’altra giovane. “Noi scegliamo di usare un mezzo pubblico, che ha un minore impatto sull’ambiente, che è più economico e questi sono i servizi che ci ritroviamo ad utilizzare. Così non va bene” aggiunge un altro ragazzo.   “La chiusura per un mese intero della stazione di Casalnuovo rappresenta una mazzata drammatica per la mobilità di migliaia di cittadini. Se da un lato i lavori di ammodernamento della rete sono necessari, dall’altro non è tollerabile che a pagare il prezzo più alto siano i lavoratori e i pendolari. Tutti coloro che usufruiscono quotidianamente del trasporto pubblico locale devono essere tutelati. Gli autobus sostitutivi messi in campo da Ferrovie dello Stato devono garantire un servizio reale, efficiente e proporzionato al flusso di utenza di questo territorio, altrimenti si tratta di una clamorosa e inaccettabile presa in giro. Non è ammissibile che i mezzi saltino le fermate lasciando i cittadini a piedi perché già stracolmi alla partenza. Chiediamo a FS e ai vertici dei trasporti regionali un potenziamento immediato delle corse dei bus sostitutivi e un monitoraggio costante dei flussi, introducendo se necessario navette dedicate esclusivamente alle fermate intermedie come Casalnuovo. Le chiusure per cantieri non possono e non devono trasformarsi nell’ennesima penalizzazione per chi viaggia preferendo la mobilità sostenibile”. Lo ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi – Sinistra.   Link al video: https://www.facebook.com/francescoemilio.borrelli/videos/865435945992504

La nascita e l’affermazione del lungometraggio

Benvenuti al diciannovesimo  appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.  Oggi approfondiremo la transizione del cinema verso una fase di maturità industriale e artistica nei primi anni del Novecento, focalizzandoci  in particolare sulla nascita del lungometraggio, sulla nascita della figura del regista e sui profondi mutamenti nei sistemi di produzione in Europa e negli Stati Uniti. Fino a questo momento il mercato cinematografico era dominato da film di un solo rullo, della durata di circa quindici minuti. Tra il 1909 e il 1913 si assiste a una spinta decisiva verso produzioni più lunghe e ambiziose, composte da più rulli. Questa transizione viene inizialmente ostacolata dai distributori e dai membri del consorzio americano MPPC, i quali temono che i costi di produzione più elevati e le tariffe di noleggio maggiorate possano allontanare il pubblico dei nickelodeon. Tuttavia, il successo travolgente dei film storici europei a più rulli, importati negli Stati Uniti, dimostra la fattibilità commerciale del lungometraggio. Pellicole stravaganti e imponenti provenienti dall’Italia e dalla Francia provano che gli spettatori sono disposti a pagare un prezzo del biglietto più alto e a rimanere in sala per oltre un’ora, spianando la strada a una vera e propria rivoluzione strutturale del mercato globale. Parallelamente all’allungamento dei film, si assiste alla nascita del moderno star system. Nei primi anni del cinema, le case di produzione tendevano a mantenere anonimi i propri interpreti sia per evitare che questi potessero pretendere compensi più alti in virtù della propria notorietà, sia perché il pubblico identificava i film unicamente con il marchio della casa produttrice. La situazione cambia radicalmente quando gli spettatori iniziano a manifestare un forte interesse per i volti ricorrenti sullo schermo, attribuendo loro dei soprannomi legati alle compagnie per cui lavoravano. Intuendo il potenziale di marketing di questo fenomeno, i produttori indipendenti e successivamente le major iniziano a promuovere attivamente i nomi degli attori sui manifesti e sui giornali, trasformandoli in veri e propri divi e sfruttando la loro popolarità come principale strumento di attrazione e fidelizzazione del pubblico. Con l’aumento della complessità delle storie e della lunghezza delle pellicole, le case cinematografiche avvertono l’esigenza di organizzare il lavoro in modo più scientifico e industriale. La figura del regista assume un ruolo centrale e ben definito all’interno del processo produttivo, distaccandosi dalle mansioni puramente tecniche dell’operatore di macchina. Il regista diventa il coordinatore artistico incaricato di dirigere gli attori, scegliere le inquadrature e pianificare la messa in scena complessiva. Per ottimizzare i tempi e i costi, le sceneggiature iniziano a essere redatte in modo dettagliato prima dell’inizio delle riprese, consentendo una precisa divisione del lavoro tra i vari reparti, come la scenografia, i costumi e la fotografia, secondo un modello che diventerà lo standard della produzione classica hollywoodiana. L’espansione e la riorganizzazione dell’industria spingono molte compagnie americane a cercare nuove sedi per stabilire i propri studi di posa. Sebbene New York e Chicago rimangano inizialmente i centri finanziari e distributivi principali, le case di produzione indipendenti avviano una progressiva migrazione verso la costa occidentale, stabilendosi infine nell’area di Los Angeles e in particolare nel sobborgo di Hollywood. La scelta della California del Sud è motivata da precise ragioni logistiche ed economiche, tra cui la disponibilità di una luce solare intensa e costante per quasi tutto l’anno, che riduce la necessità di costosa illuminazione artificiale, e la straordinaria varietà di paesaggi naturali presenti a breve distanza, come deserti, montagne, oceano e vallate, ideali per ambientare qualsiasi genere di storia dal western al dramma storico. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .  A presto!!!

Qualche nota sulla storia vesuviana del baccalà

Ripartirà, tra poco, sul giornale la pubblicazione delle “Ricette di Biagio”, in una versione rinnovata, in cui troveranno spazio riferimenti alla storia e alla letteratura napoletana, alle immagini del cinema e della pittura, e – modesto omaggio all’immenso Carlo Petrini – all’interessante dibattito sulla storia degli odori e dei sapori. In questo articolo c’è una notizia inedita sul commercio dei “salumi e salami” a metà dell’’800.     Il primo capoluogo vesuviano – mi riferisco a Vesuviano interno – del baccalà e dello stocco fu Sant’ Anastasia. Favorirono questo primato il gran numero di osterie e taverne disseminate nel territorio, la posizione strategica del paese, perno di un complesso sistema di strade a intenso traffico commerciale, l’abbondanza d’acqua nel “lagni” montani, i riti religiosi e civili connessi al culto della Madonna dell’Arco. Nel solo mese di agosto del 1603 a Sant’ Anastasia si consumarono “tomole 241” di sale ricevute dalla Regia Corte”, con un consumo a testa di Kg. 3, 78. Un consumo sproporzionato, che si può spiegare col fatto che il sale veniva usato, di contrabbando, nella nascente industria del pesce salato. E per definire correttamente i termini di una questione che non è mai stata affrontata con il metodo richiesto dalla sua complessità, ricordiamo ciò che scrisse nel 1990 Cosimo Scippa, che fu sindaco di Sant’ Anastasia e pubblicò i più importanti documenti dell’archivio storico del Comune: dal 1847 al 1910 “la più grande industria del nostro paese era la lavorazione dei pesci salati”.   “Inizialmente avevo letto la notizia nell’ Annuario del Porto di Napoli del 1901 e non avevo dato il giusto valore a una voce, ivi segnata, che riportava l’export di tale Francesco Maione di S. Anastasia per L. 8900”. Ma gli atti comunali dei sec. XVIII e XIX confermarono al sindaco- storico che l’industria dei pesci salati non solo dava lavoro a più di metà della popolazione, ma procurava alla città lo stesso problema rilevato, a Napoli, dallo Spatuzzi: i baccalajuoli avevano la pessima abitudine di riversare l’acqua di ammollo per le strade in qualsiasi ora del giorno e della notte. Gli abitanti di Sant’ Anastasia capirono subito che questo primato aveva una base fragile, perché in ogni Comune del territorio c’erano “officine” in cui si preparavano pesce salato, baccalari e stocchi, anche se la “spugnatura” dello stocco non era una tecnica semplice. Quelle basi sarebbero diventate più solide, se un’opportuna politica dei dazi avesse attratto in Sant’ Anastasia i “baccalajuoli“ del territorio. E quanto fosse chiara la situazione è dimostrato dal fatto che già a metà del sec. XVII i cittadini di Sant’ Anastasia ottennero che venisse rivista la gabella della “salsuma” e cancellato il dazio di un “grano a rotolo delle sarache e dell’oglio, poiché si vuole da tutti “che si vendano le sarache per locali e forastieri senza pagare la gabella, e si venda questa gabella franca di oglio e di sarache sia in grosso o a minuto.”.   Questa politica daziaria venne praticata per due secoli, almeno. E quando gli amministratori sommesi – Sant’ Anastasia fu fino al 1810 “casale” di Somma – tentarono di modificarne i princìpi e di adeguare i dazi anastasiani a quelli adottati nel territorio, fu ferma l’opposizione dei cittadini del “Casale”, sostenuti non solo dalla potenza dei Domenicani, ma anche dall’energia e dall’intelligenza economico – finanziaria di una borghesia che si stava specializzando nel commercio di altri due prodotti “forestieri” diventati anastasiani di adozione: l’olio e il capretto. Nel settembre del 1826 a Ottajano viene aumentato il dazio non solo  su ogni tipo di farina, cioè “grano, granone, germano, fiore, saragolla, mischio” e perfino sul “farretiello e sull’azzimatura”,  ma anche su ogni genere “ di salumi e salami”:  un ducato “per ogni vaccina in generale non che buffale tanto piccole che grandi”; grana 10 “per ogni animale pecorino qualunque, esclusi gli agnelli”; carlini 10 per ogni “cantaio di salume, e cioè alici salate, anguille salate, acciughe secche o in salamoia, baccalà secchi o in salamoia, tomacchio, salacche secche o in salamoia, sarde salate, stocco pesce, tarantello e tonnina, oparelle sarde e fragaglie salate.”.   Ebbene, i corrispondenti dazi applicati dal Comune di Sant’ Anastasia tra il 1825 e il 1828 sono inferiori a quelli di Ottajano, in media, del 25%. Le cose incominciarono a complicarsi verso la metà del secolo, quando coloro che controllavano il mercato della carne misero le mani sulle leve del potere politico. Nel 1854 la gabella su “salumi e salami” venne, per la prima volta da almeno un trentennio, accresciuta del 10%. Alla fine del 1859 a Sant’Anastasia si arrivò, quasi a una battaglia campale tra la consorteria dei “baccalajuoli” e il partito dei “buccieri”, i venditori di carne vaccina e agnelli e capretti, per stabilire la destinazione di un residuo attivo di bilancio di 300 ducati. I baccalajuoli proposero di eliminare il dazio su “salumi e salami”, sostenendo che l’esosità della gabella aveva costretto più di venti rivenditori ad andar via dal paese (nell’elenco degli “emigrati” ci sono anche membri della famiglia Piccolo, che tuttavia da almeno dieci anni erano pizzicagnoli in Somma).  I buccieri, tra i quali contavano molto i Borrelli, contrabbandieri delle “vaccine”, chiedevano invece l’abolizione del dazio sulle carni: e furono accontentati dal Decurionato.   I baccalajuoli ricorrono all’ lntendente, il Principe di Ottajano, “che quotidianamente benefica, i poveri”, nella certezza che “la Vergine SS. dell’Arco metterà in testa all’Eccellenza buoni propositi”. Ma poiché non era certo che la Madonna si schierava con il loro partito, i commercianti di baccalà e affini fanno cadere nel cuore del Principe il tarlo di un sospetto, che i capi dei buccieri, Marino Paparo e Domenico Liguori, attraverso i buoni uffici di Raffaele De Luca, onnipotente barbiere, abbiano corrotto con 30 ducati un funzionario dell’Intendenza. E un “gamorrista” legato al clan degli ottajanesi “Francese” dichiara alla polizia (AC. Ottajano, 26 maggio 1859) che i carri che trasportano baccalà e altri “salumi e salami” da Somma e da Sant’Anastasia in tutto il territorio vesuviano non pagano il “diritto di passo” e “non sono sottoposti ai soliti contributi”. Insomma, la camorra vesuviana incomincia a presentarsi anche come “camorra sociale”.      

Torre del Greco, accoltellato un uomo durante una rissa

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A Torre del Greco è stato accoltellato un uomo di 39 anni durante una rissa. La vittima era già nota alle autorità.

Questo è uno dei tanti episodi di aggressioni ingiustificate a seguito di liti degenerate in violente risse.

Stavolta l’evento è accaduto a Torre del Greco durante la notte, dove un uomo di 39 anni è stato aggredito e accoltellato diverse volte durante una lite.

La vittima è stata immediatamente trasportata all’ospedale Maresca dove è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. L’uomo era già noto alle forze dell’ordine.

In ospedale sono intervenuti gli agenti della stazione di Torre del Greco dopo aver ricevuto la segnalazione dell’arrivo al pronto soccorso dell’uomo con diverse ferite da arma da taglio. I sanitari sono intervenuti subito prestando tutte le cure del caso al 39enne.

Stando ad una prima ricostruzione degli eventi, l’aggressione sarebbe avvenuta al termine di una rissa avvenuta in Via Vittorio Veneto, nel centro di Torre del Greco. Non sono ancora chiare le cause che abbiano provocato la rissa.

Dopo l’intervento, l’uomo è stato ricoverato in prognosi riservata ma i medici hanno escluso il pericolo di vita, nonostante le ingenti ferite riportate.

Intanto, i militari stanno raccogliendo le testimonianze dei presenti e le eventuali immagini delle telecamere di video sorveglianza presenti in zona per ricostruire la dinamica dell’aggressione e i responsabili.

Pomigliano d’Arco, Saiello (M5S) : “Costruire una prospettiva stabile per lavoratori e imprese”

Riceviamo e pubblichiamo

“Il polo industriale di Pomigliano d’Arco sta vivendo una fase di profonda incertezza: riduzione delle produzioni, ricorso frequente agli ammortizzatori sociali e vertenze che coinvolgono lavoratrici, lavoratori e imprese dell’indotto. È un quadro che non può più essere affrontato con misure emergenziali, ma richiede una strategia industriale chiara e definita”. Lo dichiara il capogruppo regionale campano del Movimento 5 Stelle, Gennaro Saiello, a margine del convegno dedicato al polo industriale di Pomigliano d’Arco, svoltosi ieri sera alla presenza dell’assessore regionale alle Attività produttive, Fulvio Bonavitacola, della deputata del Movimento 5 Stelle Carmela Auriemma e di rappresentanti delle categorie sindacali.

“Quando entra in crisi un polo come Pomigliano –  continua Saiello – non si ferma solo una fabbrica, ma si indebolisce un intero sistema sociale ed economico. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una successione di tavoli istituzionali, annunci e interventi tampone che non hanno però prodotto una visione industriale di lungo periodo. La cassa integrazione può essere uno strumento necessario, ma non può diventare la condizione strutturale del lavoro industriale. La vertenza Trasnova rappresenta in modo evidente ciò che sta accadendo nell’indotto. Anche quando si riesce a evitare il licenziamento dei lavoratori, non si risolve il problema alla radice, ma lo si rinvia soltanto nel tempo. Questo significa che il sistema resta fragile ed esposto a nuove crisi”.

“Come Consiglio regionale – conclude Saiello – faremo la nostra parte per costruire una prospettiva stabile per Pomigliano e per l’intero sistema industriale campano. La tutela del lavoro è un obiettivo che continueremo a perseguire con responsabilità e programmazione”.

Brusciano, successo per il Premio “Sulla Strada della Vita – Fabio Postiglione”

Riceviamo e pubblichiamo

Una mattinata di memoria, legalità e impegno civile dedicata alle nuove generazioni

Si è svolta presso l’Aula Consiliare “Giancarlo Siani” del Comune di Brusciano la cerimonia conclusiva del progetto educativo “Sulla Strada della Vita – Premio Fabio Postiglione”, promosso dall’Amministrazione Comunale con l’obiettivo di trasmettere ai giovani i valori della legalità, della responsabilità civile e della libertà di informazione attraverso la figura del giornalista Fabio Postiglione. L’iniziativa ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti del mondo dell’informazione e delle istituzioni. Presenti il sindaco Giacomo Romano, l’assessore Monica Cito, Valentina Trifiletti, giornalista Mediaset e moglie di Fabio Postiglione, Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, Gianluca Abate del Corriere della Sera, Claudio Silvestri, segretario aggiunto della Fnsi, Geppina Landolfo, segretaria del Sugc, Mimmo Rubio, responsabile del Dipartimento Legalità del Sugc, Luciana Esposito di Napolitan, Mario Pepe de Il Roma, Chiara Marasca del Corriere del Mezzogiorno, Andrea Fiorentino, giornalista freelance, e Giuseppe Di Maio, responsabile emergenza 118 dell’ODV Insieme si Può. Nel corso della mattinata, caratterizzata da momenti di intensa partecipazione emotiva, gli ospiti hanno condiviso ricordi, riflessioni e testimonianze sulla figura di Fabio Postiglione, sottolineandone il rigore professionale, il coraggio e il profondo senso etico che hanno contraddistinto il suo percorso umano e giornalistico. Protagonisti dell’evento sono stati gli studenti dell’Istituto Comprensivo “De Filippo – De Ruggiero”, che hanno presentato i video spot realizzati nell’ambito del progetto. Gli elaborati hanno dimostrato maturità, sensibilità e capacità di interpretare i temi affrontati durante il percorso formativo. Il lavoro vincitore, dedicato alla figura di Fabio Postiglione, ha particolarmente colpito la giuria e il pubblico per la forza del messaggio e l’intensità della narrazione. Tra i momenti più significativi della cerimonia, la lettura della lettera che gli studenti hanno dedicato a Valentina Trifiletti e la consegna del dipinto realizzato dal maestro Pasquale Terracciano, raffigurante Fabio insieme al suo amato Diego. Un gesto artistico e umano che ha suscitato profonda commozione tra i presenti. Nel corso dell’evento sono state inoltre consegnate targhe di riconoscimento ai rappresentanti del mondo del giornalismo, delle associazioni e delle realtà che hanno sostenuto il progetto, contribuendo a trasformare la memoria in uno strumento concreto di educazione e crescita civile. «Questa iniziativa – ha dichiarato il sindaco Giacomo Romano – ha dimostrato come il ricordo possa diventare occasione di formazione e cittadinanza attiva. Fabio Postiglione continua a parlare ai giovani attraverso l’esempio della sua vita e del suo lavoro». Per l’assessore Monica Cito, ideatrice del progetto, «la più grande soddisfazione è stata vedere i ragazzi confrontarsi con una storia autentica e trasformarla in consapevolezza. La memoria acquista valore quando riesce a generare futuro». La manifestazione si è conclusa con la premiazione degli studenti e con un lungo applauso dedicato a Fabio Postiglione, simbolo di un giornalismo libero, coraggioso e profondamente umano. (fonte foto: rete internet)  

Torre del Greco, Premio “Miglio d’oro, fiore del mediterraneo” alle studentesse del I.S. “F. Degni”

Riceviamo e pubblichiamo
Si è tenuta  a Torre Del Greco, nei locali dell’ex convento seicentesco di piazza Luigi Palomba, sede storica del Liceo Artistico ex Scuola d’arte, oggi I.S. “F. Degni”, la cerimonia di consegna del Premio “Miglio D’oro, fiore del Mediterraneo”, patrocinato dal Rotary E-Club Vesuvio, Distretto 2101.
Il Premio, destinato alle allieve dell’indirizzo professionale per il Made in Italy, sezione Moda, è stato attribuito a ben otto alunne, con posizioni ex aequo per il primo, secondo e terzo posto, oltre a due menzioni speciali.
Grande l’emozione delle studentesse premiate, che in questi giorni si stanno preparando all’esame di maturità.
La dirigente scolastica Benedetta Rostan rivolgendosi agli astanti “ha ringraziato per l’attenzione alle “sue ragazze” e per l’impegno nella promozione della scuola come supporto strategico alla crescita dell’imprenditoria, la valorizzazione dell’artigianato e l’impegno sociale delle iniziative proposte dal Rotary, in particolare l’E-Club Vesuvio che stamattina ha visitato la scuola”.

Somma Vesuviana. “Missione natura green”: la tutela dell’ambiente unisce la comunità

Riceviamo e pubblichiamo “Missione Natura Green” 5^ Edizione: grande partecipazione della comunità per i piccoli custodi della terra del Primo Circolo Didattico “Raffaele Arfè“ Il 28 maggio si è svolta con grande partecipazione ed entusiasmo la 5^ edizione di “Missione Natura Green: piccoli custodi della terra”, iniziativa promossa dal Primo Circolo Didattico “R. Arfè” di Somma Vesuviana, nell’ambito del progetto “Natura Green – outdoor learning experience”, presso l’area antistante l’ipogeo dell’Abside della Chiesa Collegiata, nel cuore del quartiere antico del Casamale. La manifestazione ha rappresentato un autentico momento di comunità, capace di unire scuola, famiglie, associazioni e territorio in un’esperienza educativa ricca di significato umano, culturale e ambientale. Protagonisti della giornata sono stati gli alunni della scuola primaria del Plesso Gino Auriemma Casamale che, accompagnati dai docenti e sostenuti con entusiasmo dai genitori, hanno animato gli spazi del borgo antico con colori, creatività, sorrisi e messaggi dedicati alla tutela dell’ambiente e alla cura del bene comune. Attraverso attività laboratoriali, installazioni creative, slogan e momenti di cura condivisa degli spazi urbani, i bambini hanno dato voce a un messaggio semplice ma profondo: custodire il territorio significa custodire la memoria, la bellezza e l’identità della propria comunità. Straordinaria la partecipazione delle famiglie, che hanno accolto l’iniziativa con sensibilità e spirito collaborativo, contribuendo a rendere la scuola un luogo aperto, vivo e generatore di relazioni positive. La presenza attiva di genitori, cittadini e realtà associative ha confermato quanto la scuola possa rappresentare un autentico collante sociale, capace di creare legami, promuovere senso di appartenenza e costruire percorsi condivisi di cittadinanza attiva. Particolarmente significativa è stata la scelta di svolgere l’evento nel quartiere antico del Casamale, luogo simbolico della memoria storica e culturale della città. Restituire attenzione e cura a questi spazi significa educare le nuove generazioni al rispetto delle proprie radici e alla valorizzazione dei luoghi che custodiscono l’identità collettiva. L’iniziativa ha inoltre rafforzato il prezioso rapporto di collaborazione tra la Scuola e le realtà del territorio, con la Parrocchia, le Associazioni, in particolare con gli “Amici del Casamale”, partner fondamentali nei percorsi di valorizzazione del patrimonio storico e culturale del borgo antico con cui abbiamo un protocollo di intesa aperto da cinque anni. Un sentito ringraziamento va alla “LR Designer”, alla famiglia Esposito di via Piccioli, ai docenti, al personale scolastico, alle famiglie e a tutti coloro che, con disponibilità e partecipazione, hanno contribuito alla piena riuscita della manifestazione. “Missione Natura Green” non è stata soltanto un’attività scolastica, ma un’esperienza concreta di educazione alla cittadinanza, alla sostenibilità e alla memoria dei luoghi: una testimonianza di come la scuola possa diventare motore di comunità, laboratorio di partecipazione e presidio culturale capace di generare bellezza, collaborazione e futuro