Il voto sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio evita lo strappo definitivo e apre una fase politica completamente nuova. Sei consiglieri del Pd si astengono, mentre arrivano voti favorevoli da una parte della minoranza.
SAN GIUSEPPE VESUVIANO – La crisi non è chiusa, ma il passaggio che avrebbe potuto trasformarla in una vera resa dei conti è stato superato. E da quella seduta del Consiglio comunale San Giuseppe Vesuviano esce con una certezza e molti interrogativi: Michele Sepe resta alla guida dell’amministrazione, ma la geografia politica che lo sostiene non è più quella di prima.
Il punto di svolta è arrivato con il voto sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio, uno degli appuntamenti più delicati per la tenuta dell’amministrazione. Il documento finanziario ha ottenuto il via libera dell’aula, consentendo al sindaco di oltrepassare lo scoglio più pericoloso di una crisi che da settimane agitava Palazzo di Città.
Ma sono proprio i numeri del voto a raccontare meglio di qualsiasi dichiarazione ciò che sta accadendo.
Una parte consistente del Partito Democratico, fino a questo momento elemento centrale della maggioranza, ha scelto l’astensione. Secondo le ricostruzioni emerse dopo il Consiglio, sei consiglieri riconducibili all’area dem non hanno sostenuto il documento finanziario; a votare favorevolmente, all’interno di quella componente, sono stati la presidente del Consiglio comunale Michela Saggese e Giuseppe Avino.
E mentre una parte della vecchia maggioranza si allontanava, dall’altra parte dell’aula sono arrivati i voti che hanno contribuito a mettere in sicurezza il passaggio amministrativo.
A sostenere il provvedimento sono stati Luigi Moccia, Letizia Miranda, Lorenzo Archetti e Francesco Massa, espressione di gruppi eletti originariamente nell’area della minoranza. Una scelta politicamente pesante perché, oltre al singolo voto sul bilancio, lascia intravedere la possibilità di una collaborazione più stabile sui provvedimenti futuri.
Da avversari a interlocutori. È qui che la vicenda diventa più interessante.
Non si tratta necessariamente della nascita immediata di una nuova maggioranza formalizzata sulla carta. Letizia Miranda, subentrata in Consiglio dopo le dimissioni di Vincenzo Sangiovanni, aveva già chiarito la propria posizione parlando di sostegno esterno e non di ingresso organico nella maggioranza.
La distinzione non è secondaria.
Quello che sembra prendere forma è piuttosto un nuovo spazio politico nel quale l’amministrazione Sepe potrebbe cercare i numeri necessari attraverso una convergenza sui singoli atti e, progressivamente, costruire una base consiliare diversa da quella sulla quale aveva iniziato il proprio mandato.
Le interlocuzioni, secondo quanto emerge nelle ore successive al Consiglio, riguarderebbero proprio Risveglio Popolare, con Moccia e Miranda, e gli esponenti di Forza Italia Massa e Archetti.
Un cambio di scenario maturato dopo settimane particolarmente turbolente. La crisi sangiuseppese, infatti, non nasce con l’ultimo Consiglio. Il quadro politico aveva già subito un duro contraccolpo il 4 giugno, quando Antonio Borriello aveva annunciato in aula le proprie dimissioni da vicesindaco. A metà luglio erano poi arrivate le dimissioni del consigliere Vincenzo Sangiovanni e una tensione sempre più evidente tra il sindaco e settori della sua stessa maggioranza.
Il voto sul bilancio ha dunque fatto emergere pubblicamente una frattura che covava da tempo.
C’è però un altro dato che merita attenzione. Nell’ultima seduta non tutto si è consumato secondo lo schema maggioranza-opposizione.
Provvedimenti riguardanti Siad, Distretto del Commercio e rottamazione dei tributi hanno ottenuto infatti un consenso unanime.
È probabilmente da qui che Sepe proverà a ripartire: spostare il confronto dalle appartenenze politiche ai singoli dossier amministrativi e verificare, atto dopo atto, l’esistenza di una maggioranza in grado di sostenere il governo cittadino.
La distanza apertasi con una parte del Pd pone inevitabilmente anche il tema della composizione della Giunta comunale. Secondo le indiscrezioni raccolte nelle ultime ore, alcune posizioni nell’esecutivo potrebbero essere riconsiderate proprio alla luce del nuovo rapporto di fiducia tra il sindaco e le forze presenti in Consiglio.
Per ora non esistono però elementi sufficienti per trasformare le ipotesi di rimpasto in decisioni già assunte.
È dunque un Consiglio comunale attraversato ormai da linee politiche nuove: non soltanto maggioranza contro opposizione, ma gruppi e consiglieri chiamati a decidere quale posizione assumere davanti alla prosecuzione dell’esperienza Sepe.
Sepe resta, ma comincia un’altra partita: ha superato il voto più delicato e dispone, almeno sui numeri emersi nell’ultima seduta, dello spazio necessario per provare a proseguire il mandato.
Il sindaco dovrà capire se il sostegno ricevuto in Consiglio rappresenti una convergenza circoscritta a un momento di responsabilità istituzionale oppure l’inizio di un nuovo patto politico capace di accompagnare l’amministrazione nei prossimi anni.
E soprattutto dovrà farlo mentre una parte del Pd prende le distanze, una parte dell’opposizione apre al dialogo e un’altra chiede apertamente che si torni alle urne.







