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L’evoluzione e lo sviluppo dell’architettura Sacra greca

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Bentornati al ventisettesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. 

Se nello scorso appuntamento abbiamo parlato dell’evoluzione dell’arte vascolare oggi approfondiremo la nascita dell’architettura Sacra Greca.

 

L’età arcaica (VII-VI secolo a.C.) è contrassegnata da una rinascita dei commerci e da un incremento demografico che spingono le poleis greche a fondare nuove città autonome, le colonie, diffuse principalmente in Italia meridionale (la Magna Grecia) e in Sicilia, oltre che sulle coste del Mar Nero. In questo periodo si definisce l’architettura del tempio, concepito come la casa terrena della divinità. Poiché la religione greca è politeista e attribuisce agli dèi sembianze e sentimenti umani, l’edificio sacro riprende la forma dell’abitazione terrena, evolvendosi dal modello originario a capanna con muri in mattoni crudi, sostegni in legno e tetto stramineo fino a strutture monumentali in pietra.

Il tempio è progettato per custodire la sola statua della divinità all’interno del naos (o cella), mentre le cerimonie e i sacrifici si svolgono all’esterno, sull’ara votiva. La struttura del tempio presenta una spazialità ben precisa: il pronao è l’atrio antistante la cella che serve da filtro tra il mondo profano e il luogo sacro, mentre sul retro si trova talvolta l’spistodomo, un ambiente accessibile solo dall’esterno impiegato come deposito dei beni della comunità o dei voti.

Come tramandato dall’architetto romano Vitruvio nel suo trattato De architectura, le configurazioni e la disposizione dei colonnati definiscono diverse tipologie di tempio. Nel tempio in antis, i prolungamenti murari della cella (detti ante) racchiudono due colonne frontali; nel doppiamente in antis, questa conformazione è replicata anche sul retro. Qualora le colonne siano disposte sull’intera facciata anteriore, il tempio prende il nome di prostilo, mentre è detto anfiprostilo se presenta un colonnato sia sulla fronte che sul retro. La forma più iconica è il tempio periptero, nel quale un colonnato continuo (la peristasi) circonda interamente il naos; se la peristasi è raddoppiata si parla di tempio diptero, mentre si definisce pseudoperiptero o pseudodiptero la variante con semicolonne addossate alle pareti della cella per simulare il portico continuo. Esistono infine vasi a pianta circolare circondati da colonne, detti monoptero o tholos, e complessi privi di copertura chiamati ipetri.

Tutte le parti dell’edificio si coordinano tramite precise relazioni geometrico-matematiche basate su un modulo di riferimento, corrispondente di norma al diametro della colonna alla base. Questo concetto, noto come simmetria nel mondo greco, punta a creare una rispondenza armonica proporzionale paragonabile a quella delle membra di un corpo umano in salute.

L’ordine dorico, il più antico e austero tra gli ordini architettonici, si sviluppa principalmente nel Peloponneso, in Magna Grecia e in Sicilia a partire dal VII secolo a.C.. L’edificio si eleva sopra un basamento in pietra detto crepidoma, composto da tre o più gradini, il cui piano superiore su cui poggiano le colonne è chiamato stilobate. La colonna dorica è priva di base e scarica il peso direttamente sullo stilobate; il suo fusto scanalato si assottiglia verso l’alto (scanalatura a spigolo vivo) e presenta a circa un terzo dell’altezza un leggero rigonfiamento, chiamato entasi, pensato per correggere l’illusione ottica di restringimento centrale.

La colonna si conclude con il capitello, raccordo formale composto dall’ echino (un catino circolare conico) e dall’ abaco (un parallelepipedo schiacciato). Sopra i capitelli poggia la trabeazione, costituita dall’ architrave liscio e dal fregio. Il fregio dorico alterna in successione ritmica triglifi (placche con tre scanalature verticali) e metope (lastre quadrangolari lisce o scolpite con scene mitologiche). La parte superiore è chiusa dalla cornice (o geison), su cui s’imposta il timpano triangolare del frontone, che racchiude rilievi o sculture ed è coronato agli angoli da elementi decorativi detti acroteri e ante fisse.

I maestri greci adottano sofisticate correzioni ottiche per conferire all’edificio proporzioni perfette alla vista. Oltre all’entasi delle colonne, le linee orizzontali dello stilobate e della trabeazione vengono fabbricate leggermente convesse verso il centro per evitare l’impressione che l’edificio s’imbarchi verso il basso. Inoltre, le colonne angolari hanno un diametro leggermente maggiore e vengono inclinate impercettibilmente verso l’interno per bilanciare la percezione visiva.

Le coperture sono realizzate con incavature in legno che sorreggono manti di tegole piane e coppi in terracotta. Nonostante l’immagine attuale dei templi greci appaia priva di colore a causa dell’usura del tempo, gli elementi architettonici della trabeazione e le decorazioni scultoree erano originariamente dipinti con vivaci tinte cromatiche, specialmente rosso, blu intenso e oro, ereditando una tradizione cromatica già presente nel bacino egeo e miceneo.

Parallelamente alla tradizione dorica, nelle coste dell’Asia Minore e nelle isole egee si sviluppa l’ordine ionico, caratterizzato da proporzioni più slanciate e un linguaggio più decorativo e grazioso. La colonna ionica non poggia direttamente sullo stilobate ma si erge su una base composita (come la base attica, formata da due tori convessi intervallati da una scozia concava). Il fusto presenta fino a 24 scanalature ad angolo smussato. Il capitello ionico è l’elemento più riconoscibile, distinto da due morbide volute a ricciolo laterali sostenute da un echino decorato a ovoli e dardi. La trabeazione ionica presenta un architrave tripartito a tre fasce sovrapposte e un fregio continuo privo di triglifi, adatto a narrazioni figurate in rilievo. Grandiosi monumenti appartenenti a questo stile sono l’ Heraion di Samo e l’imponente Artemision di Efeso, colossale tempio diptero ottastilo considerato una delle meraviglie dell’antichità.

L’ultimo ordine architettonico a comparire è l’ordine corinzio, sviluppatosi a partire dal V secolo a.C. e diffuso soprattutto in età ellenistica e romana. Esso condivide con l’ordine ionico la struttura di base e la trabeazione, ma si distingue nettamente per il capitello a forma di tronco di cono (detto calato). Il capitello corinzio è riccamente adornato da due corone sovrapposte di foglie stilizzate d’acanto, da cui si dipartono gli steli dei caulicoli che culminano in volute e elici, culminanti al centro con un fiore d’abaco. Questo stile incarna la massima cura decorativa ed eleganza formale raggiunta dall’architettura greca classica.

💡 L’Angolo dell’Esperto: Architettura Dorica: Olimpia, Egina e Paestum 

Tra i più celebri esempi dorici dell’età arcaica spicca l’ Heraion di Olimpia (600-590 a.C.), una maestosa struttura periptera esastila la cui costruzione mostra il passaggio dalle originarie colonne in legno di quercia a colonne in pietra calcarea scolpite in epoche successive. Un altro esempio fondamentale è il Tempio di Athena Aphaia a Egina (510-480 a.C.), famoso per la sua armoniosa peristasi in calcare stuccato e per l’impiego del marmo nei frontoni figurati; la sua cella interna è suddivisa in tre navate da un doppio ordine di colonne doriche sovrapposte.

Nei territori della Magna Grecia si distinguono i complessi di Paestum (l’antica Poseidonia). Il cosiddetto Tempio di Hera (noto come “Basilica”, ca. 540-510 a.C.) è un esempio arcaico periptero ennastilo (con nove colonne sul fronte) dotato di una navata centrale divisa da una fila di colonne e caratterizzato da capitelli con echini particolarmente schiacciati e espansi. A breve distanza sorge il Tempio di Atena (o di Cerere, ca. 510-500 a.C.), celebre per essere uno dei primi edifici in cui convivono elementi dorici all’esterno ed elementi ionici nel pronao.

Ed eccoci arrivati a capolinea fantastici artisti e artiste, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo viaggio per andare alla scoperta delle grandi meraviglie della storia medievale.

P.S.: Vietato mancare ;^| . A presto!!!!! :^)

 

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