Somma Vesuviana. All’Istituto Scolastico “Montessori” la manifestazione “Il falò della pace e della speranza”

L’appuntamento con il tradizionale spettacolo folclorico-educativo è per mercoledì 17 gennaio, ore 10, presso il giardino dell’Istituto di via Marigliano. Si chiama “Il falò della pace e della speranza” la manifestazione che si terrà nel giorno dedicato a Sant’Antonio organizzata dall’Istituto Scolastico Paritario “M. Montessori” di Somma Vesuviana. L’appuntamento tanto atteso si ripete anche quest’anno e mira a festeggiare con devozione, entusiasmo e convinzione il Santo più caro e popolare della tradizione religiosa, che affascina e coinvolge anche i non credenti. L’obiettivo della kermesse è di fare propri gli insegnamenti di uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa, come rispettare il prossimo e soccorrerlo, non inquinare l’aria, detestare gli incendi e limitare l’utilizzo del fuoco al bisogno necessario ed alla produzione delle ceneri da benedire per prevenire e curare le malattie della pelle invocando la sua miracolosa intercessione. In buona sostanza, il fuoco astutamente rubato da Sant’Antonio a Satana nell’inferno e caritatevolmente affidato agli uomini, simbolicamente doveva fugare le tenebre ed essere usato ragionevolmente in quanto potente mezzo di purificazione e di difesa dalle forze malefiche. Numerosi sono i riti propiziatori del 17 gennaio, caratteristici delle varie località, come la processione della statua del Santo, la sfilata pittoresca degli animali per la loro benedizione, fiaccolate e fuochi d’artificio, degustazione di squisiti cibi. In ogni luogo soprattutto se rurale, come quello in cui sorge l’edificio dell’Istituto montessoriano che fa parte della Rete Nazionale delle Scuole Associate all’UNESCO, si ripetono riti e sagre con canti, suoni, invocazioni e rappresentazioni simulanti le tragiche liti fra il Santo e satana che, nonostante le sconfitte inferitegli dal Santo, non demordeva. Saranno gli alunni stessi che proprio mercoledì prossimo accenderanno il falò auspicando, con la drammatizzazione correlata, che tutti ispirino il proprio comportamento alle cinque virtù raccomandate dal Santo come principi guida della propria vita: prudenza, saggezza, discernimento, disponibilità e carità, secondo l’amore divino. Come di consuetudine, gli allievi dell’Alberghiero cureranno l’ospitalità con leccornie della tradizione locale. L’appuntamento è per le ore 10 presso il giardino dell’Istituto “Montessori”. (Fonte foto: Rete Internet)

Acerra, disastro ambientale. L’assessore: “Chiederemo i danni ai Pellini”

“Chiederemo i danni ai Pellini. Intanto i provvedimenti consequenziali dipenderanno dalla lettura delle motivazioni che non ci sono ancora pervenute”. L’assessore comunale all’ecologia, Cuono Lombardi, annuncia i primi passi del Comune dopo l’attesa pubblicazione della sentenza con cui la Cassazione ha stabilito che il territorio di Acerra è interessato da “un grave e complesso disastro ambientale” condannando in via definitiva gli imprenditori dello smaltimento illecito, i Pellini, a sette anni di reclusione. “Le motivazioni non sono ancora state notificate al Comune ma presto lo saranno credo – aggiunge Lombardi – per cui la prima cosa da fare sarà quella di chiedere subito in sede giudiziaria il risarcimento dei danni”. La sentenza della Cassazione ha anche stabilito che la falda acquifera del territorio sia stata compromessa dall’enorme quantità di rifiuti sversati nei campi dai fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini. A questo proposito l’assessore ha replicato che “L’interdizione dell’irrigazione dei terreni dipenderà da cosa contiene la sentenza nello specifico”. Non si sa dunque se per motivi di tutela della salute pubblica l’emungimento dell’acqua di falda per uso irriguo sarà vietato. C’è un provvedimento emanato oltre dieci anni fa dal Comune che è ancora attivo e che prevede il divieto dell’uso dell’acqua per irrigare le coltivazioni ma questo riguarda un lungo elenco di pozzi agricoli sequestrati dalla municipale in quanto contaminati. Poi però i controlli sull’uso dei pozzi non sono stati più effettuati mentre molti agricoltori hanno aggirato il provvedimento facendo realizzare altri pozzi, in questo caso mai sequestrati. C’è poi un altro ostacolo all’azione amministrativa. Il Comune di Acerra non si è mai costituito al processo penale che ha portato alla condanna dei Pellini, cosa che in passato ha dato luogo ad aspre polemiche. Stando quindi alle dichiarazioni dell’assessore Lombardi per il Comune c’è solo la possibilità di aprire un contezioso civile nella prospettiva di ottenere un risarcimento dai tre condannati per traffico di rifiuti, ai quali di recente la Direzione distrettuale antimafia ha sequestrato 222 milioni di beni (case, ville, palazzi, auto di lusso, elicotteri e conti correnti bancari). Il procedimento giudiziario avviato della Dda culminerà il prossimo 22 gennaio al tribunale di Napoli con la prima udienza del processo finalizzato alla confisca di questo immenso tesoro, costituito soprattutto da centinaia di appartamenti prevalentemente concentrati nel territorio acerrano. Intanto gli inquirenti sono convinti che ancora altre ricchezze accumulate con lo sversamento illecito dei rifiuti ad Acerra e dintorni si trovino nascoste nei paradisi fiscali. Resta la questione delle bonifiche, che proprio con questo patrimonio illecito si pensa di poter finanziare. Altri provvedimenti in materia sono attesi dalla Regione Campania, che qualche mese fa aveva annunciato il risanamento di alcuni siti inquinati dell’agro acerrano, interessati dalla presenza di alcune delle discariche abusive più tossiche del Napoletano.

Dialogo tra furbi

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Di seguito rappresentiamo il dialogo semiserio tra Carlo De Benedetti e Matteo Renzi, che potrebbe far parte delle intercettazioni sulla soffiata che l’ex presidente del Consiglio avrebbe passato all’ingegnere, circa il decreto sulle banche popolari. Grazie a quella soffiata De Benedetti comprando e vendendo azioni in Borsa ha guadagnato in un solo giorno 600 mila euro; l’ingegnere, però, si difende sostenendo che tra lui e Renzi c’è una quotidiana frequentazione e molta confidenza, al punto che spesso appella l’ex presidente del Consiglio come cazzone.

Ecco cosa potrebbe emergere dai brogliacci delle intercettazioni:

De Benedetti a Renzi: cazzone!

Renzi a De Benedetti: imbroglione!

De Benedetti: pirlone!

Renzi: truffatore!

De Benedetti: ignorantone!

Renzi: indecente!

De Benedetti: scemone!

Renzi: svergognato!

De Benedetti: coglione!

Renzi: turpe!

De Benedetti: imbecille!

Renzi: Banda Bassotti!

De Benedetti: cretino!

Renzi: indecoroso!

De Benedetti: baccalà!

Renzi: infame!

De Benedetti: minchione!

Renzi: osceno!

Qualche giorno dopo il bel guadagno ottenuto dall’ingegnere, la telefonata di ringraziamento di De Benedetti si immagina avrebbe potuta essere così:

De Benedetti: mammalucco!

Renzi: ladrone!

Uhm…, sarà anche per questo che l’Italia si trova nelle condizioni che conosciamo?

(I DUE AMICI…)

Da secoli Napoli resta “velata” e nasconde il suo vero volto agli ammiratori e ai nemici.

Non si contano gli ammiratori e i denigratori che hanno cercato di  svelare il Mistero della città. Nessuno alla fine si è mostrato soddisfatto di ciò che aveva scoperto, della metafora che aveva coniato. Lo stesso Ozpetek  ha usato un’immagine che era già stata proposta, tra gli altri, da Stendhal e da Alarcòn: Napoli è il luogo dove si confrontano  il Logos e il  Caos. “La città porosa” di W. Benjamin.     Alla fine bisognerà dare ragione a Goethe: Napoli ha infiniti volti. Ad Anna Maria Ortese Vasco Pratolini confessò che gli anni passati a Napoli non gli erano bastati per capire la città:  Napoli era un albero “strano”, non si capiva  a quale specie appartenessero le sue lisce foglie, i suoi molli frutti.  Riflettevo su questa metafora, originale ma non bella, di Pratolini, e pensavo ad Antonio Mordini, lucchese, mazziniano, garibaldino della prima ora, che fu prefetto di Napoli tra il 1872 e il 1876: e cioè nei giorni fatali in cui Napoli, da capitale del Sud, venne retrocessa  in seconda categoria. E a retrocederla fu una congiura di notabili del Nord e di notabili meridionali, in parte miopi e stolti, in parte servi del denaro  e del potere. Mordini non solo combatté la camorra, ma tentò anche di capire il fenomeno: e poiché al questionario da lui approntato gli ispettori di polizia diedero risposte che gli parvero contraddittorie, o vaghe, o assurde, si irritò. Perché questi camorristi sono così devoti ai Santi ? che vuol dire che il camorrista Luigi Valese passa la giornata ad amministrare la giustizia davanti alla sua bottega di cappellaio ?  questo sindaco che firma la lista dei suoi concittadini camorristi e  vagabondi  da mandare a domicilio coatto, non me lo avete segnalato, qualche tempo fa, come manutengolo di briganti ? alle sbarre della dogana che succede ? è vero che i doganieri esigono la pila, la tangente, sul  contrabbando delle carni e del tabacco ? Voglio capire. E gli ispettori non si capacitavano: che c’è da capire ? A loro, il quadro sembrava chiaro. Chiarissimo. Stendhal suggerì di cercare il mistero di Napoli al San Carlo. Scrisse che i Napoletani “così rumorosi dovunque, fanno a teatro il più assoluto silenzio: un bell’esempio, da proporre ai Milanesi.”.  Ammise che a Napoli c’erano molti “mariuoli: ma rubano perché hanno fame, in fondo non sono cattivi. I veri cattivi biliosi d’Italia sono i Piemontesi”: e qui sento lo scroscio degli applausi dei neoborbonici. Nel 1831 Hector Berlioz dichiarò che l’aria stessa del San Carlo è “profumata di musica”. I Napoletani sgusciavano fuori dagli schemi dell’ordine sociale, e dall’ordine delle teorie scientifiche. Quando arrivarono in città due pontefici del Positivismo, Ippolito Taine e Emilio Zola, si combatté un duro duello tra il loro sguardo naturalista e l’immaginario colorato della città. Taine  si arrese dopo poche stoccate. Notò la povertà, vide volgarità in molte donne, osservò che “ nessuna popolazione è più di questa portata al piacere sensuale “: ma questo dato, che in linea di principio egli avrebbe dovuto giudicare negativo, trovandovi la causa prima della napoletana inclinazione all’ozio e alla mollezza, gli parve, invece, il segno del costume  naturale di un popolo  che viveva in un una terra di cui era “ impossibile dare un’idea adeguata: è un altro clima, un altro cielo, quasi un altro mondo “.  Questo mondo si dissolveva nell’azzurro: il colore  diventava una metafora: “ l’azzurro copre ogni cosa. Non c’è che azzurro sul mare, nel cielo, sopra la terra…il mare ha il colore di una veste di seta e nel cielo di velluto pallido la luce si polverizza…non si pensa a nulla; si sente quest’aria  morbida  e tiepida. “. Sebbene gli intellettuali napoletani lo avessero accolto offrendo in suo onore un banchetto in un ristorante da cartolina,  Lo scoglio di Frisio, – il banchetto si tenne il 26 novembre 1894, lunedì –  Emilio Zola restò impermeabile al fascino del paesaggio: o forse finse di esserlo. Notò la confusione, l’assenza assoluta della dimensione dell’intimità, le voci sgraziate e ordinarie, ma non poté trattenersi dall’osservare che “ questa povera gente, così ignorante, è felice di vivere con qualche soldo al giorno,….. non si lamenta mai della sua miseria. Certamente questa è la democrazia meno consapevole di sé stessa. E’ il caso di preoccuparsi per costoro, desiderare per loro una cultura maggiore, un maggiore benessere ? “. Dunque, anche Zola pensò che Napoli fosse fuori dalla storia: anche lui vide non una città, ma una metafora.  Anche Walter Benjamin  decise di resistere alle cartoline di Napoli:  cancellò i colori, prima di tutto.  Napoli è una città grigia: perfino il rosso e l’ ocra hanno un tono grigio, che contrasta con i colori del mare e del cielo. Questo grigiore toglie ai cittadini ogni piacere. La roccia porosa  “su cui, di cui” Napoli è costruita fu per l’intellettuale tedesco la metafora in cui si congiungono gli edifici, gli abitanti, i costumi e il destino della città. “ L’architettura è porosa come questa roccia. A tutto si lascia lo spazio per divenire teatro di nuove costellazioni mai viste prima. Si evita il definitivo, il codificato. Nessuna situazione, così com’è, sembra pensata per sempre, nessuna forma impone: così e non altrimenti. In questi vicoli quasi non si riconosce dove si deve ancora finire il lavoro e dove è già iniziato il deperimento, poiché niente viene portato a termine o finito. La porosità va d’accordo non solo con l’indolenza degli artigiani meridionali, ma anche e soprattutto con la passione dell’improvvisazione…”. Roger de Peyrefitte, che venne a Napoli nel 1952, avendo notato il gran numero di chiese, di cappelle e di tabernacoli, lodò i  Napoletani per la loro “pietas”: “ essa fa parte delle loro tradizioni: qui un tempo gli dei erano più numerosi degli uomini.”. Ma mentre visita la Reggia di Caserta, il francese vede dei monaci che accompagnano una scolaresca. Quando si trovano davanti alla statua di Venere accovacciata, i monaci urlano ai ragazzi:  via, via, non guardate”, e “fanno le corna” verso la dea.  Forse aveva ragione il giornalista spagnolo Julio Camba: “ Su Pompei si è riversata la lava del Vesuvio, e su Napoli si sono riversati il cristianesimo, gli spagnoli e la civiltà industriale.”. Anche Pasolini disse qualcosa di simile.

Raid a Pomigliano: in dieci con una catena aggrediscono due minori

Motivo dell’aggressione, perpetrata da una baby gang ai danni di un 14enne e di un 15enne, la rapina di uno smartphone.

In dieci, armati di catena per rapinare uno smartphone: ennesimo raid di una baby gang a Pomgiliano d’Arco. E’ accaduto nella tarda serata di ieri: vittime due studenti di 14 e 15 anni, circondati e picchiati dagli aggressori che li hanno derubati di un telefonino. Le vittime – medicate in ospedale e poi dimesse – si sono rivolte ai carabinieri che hanno identificato due degli aggressori, un 15enne e un 14enne, quest’ultimo non imputabile.

Somma Vesuviana, editoriale del Direttore: «Cari amministratori della Svolta, vi racconto gli Amici del Borgo…»

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“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre . O. Fallaci”                                                                                                                           

Dodici anni fa, insieme ad altri due amici, decidemmo di fondare un giornale online. Siccome eravamo tutti e tre già inseriti nel mondo del lavoro, il giornale voleva essere per noi lo spazio dove raccontare liberamente i nostri territori. Ma più di ogni altra cosa il nostro obiettivo principale era quello di rendere partecipato e interattivo il giornale ed è per questo che creammo un forum dove si aprirono dibattiti interessanti su svariati argomenti. Ma, ahimè, gli utenti aumentavano a dismisura e in tanti si dimostrarono ben presto scorretti, dando la stura a liti e inutili provocazioni.  Gestire e filtrare i commenti offensivi e calunniosi contro tutto e tutti divenne una vera e propria fatica e decidemmo, dopo un paio d’anni, di chiudere il forum. Ma non abbiamo mai chiuso e abbandonato, e mai lo faremo, l’idea di dare voce ai lettori, o meglio di dare voce a chi dalle grandi testate nazionali non potrà mai averla.  Ciò premesso, da sempre abbiamo ospitato sul nostro giornale denunce, riflessioni, critiche. E sempre, puntualmente, abbiamo ricevuto intimidazioni, pressioni e querele e ogni volta abbiamo affrontato e superato il tutto a testa alta.

Le intimidazioni della camorra, da territori a noi vicini. Spesso anche da chi dovrebbe rappresentare lo Stato. Le pressioni di politici, e parlo di sindaci o amministratori a vario titolo, che provano con parole melliflue a far capire che «quel pezzo non mi piace, quel titolo non va bene». Le critiche, velate o meno, ad alcuni nostri giornalisti – due in particolare che non è il caso di citare perché chi ci legge capirà benissimo – ritenuti in un caso troppo «arrabbiato», nell’altro troppo «sarcastica». Sapete una cosa? Da noi avrete sempre spazio, ma lo avranno a uguale titolo i vostri oppositori.

Ora, con Facebook, social del quale spesso si fa uso e abuso sconsiderato, i filtri non esistono più e parecchi personaggi si permettono il lusso di scrivere qualunque cosa gli passi per la testa.  Chiunque può farlo, tutti ne hanno prerogativa e libertà. Ma chi riveste un ruolo istituzionale, no. Dopo dodici anni di informazione sul territorio, rimango basita rispetto al comportamento e ai commenti di chi ci rappresenta e amministra le nostre città. Chi ritiene di essere l’amministratore della «svolta democratica» deve accettare le critiche da qualunque parte esse vengano, che siano anonime, firmate o meno. E bene farebbe a prendere le distanze dal «gregge» che accorre a commentare in difesa con offese e calunnie. In difesa di che? Di chi? Di cosa? La libertà di parola, di critica, di dissenso, è il sale della democrazia.

Il «gregge» si è presentato anche ieri, in occasione della pubblicazione sul nostro giornale di una lettera firmata dagli «Amici del Borgo». Ebbene, gli Amici del Borgo ci sono, esistono, esistono eccome! È vero, si scontrano pure, ma chi non lo fa? Non succede anche nelle stanze nel palazzo comunale? Sì, succede, lo sappiamo noi e lo sapete pure voi. In passato e di recente.

Tra gli Amici del Borgo ci sono quelli che da sempre mettono a disposizione mezzi propri e risorse per valorizzare il Casamale. A loro si deve «Crisommole», kermesse dal successo straordinario; le tre giornate sulla Catalanesca;  il carnevale al borgo;  gli Amici del Borgo  sono quelli che collaborano con fatica di braccia alla realizzazione della suggestiva Festa delle Lucerne; sono quelli che prima di fare le prima manifestazioni al Castello D’Alagno lo hanno ripulito armati di scope e pale e sacchetti. A loro si deve la realizzazione di «’O vascio», piccolo grande punto di riferimento di artisti locali e internazionali. «O’ vascio», realizzato in piena campagna elettorale, o’vascio che fu la buona vetrina per tutti i candidati  a sindaco; gli Amici del Borgo sono quelli che, pur scontrandosi, mantengono in vita tutte le nostre antiche tradizioni; gli Amici del Borgo, accusati ingiustamente anche di lucrare, annotano e verbalizzano tutti i guadagni delle feste e ne rendono conto pubblicamente; gli Amici del Borgo sono  quelli che hanno  anche acquistato fioriere, contenitori  e panchine in pietra lavica (purtroppo vandalizzate da incivili); tra gli Amici del Borgo ci sono i giovani del Torchio: artisti e attivisti da sempre, ci sono le paranze, ci sono  le associazioni culturali e musicali, ci sono gli appassionati di tradizione e di cultura, ci sono tutti quelli che non aspettano che tutto arrivi dall’alto, ci sono quelli che sanno essere collaborativi.  Gli Amici del Borgo sono quelli che si incontrano sistematicamente per programmi come «Un borgo di idee», sono quelli che hanno ben compreso che per ottenere qualcosa è meglio chiedere la consulenza di un esperto per stilare progetti importanti, ed è quello che faranno a breve. Certo, c’è sempre chi vuole imporre o primeggiare o fare la prima donna, ma nei fatti gli Amici del Borgo fanno anche fatti concreti. Gli Amici del Borgo sono quelli che hanno sempre chiesto il confronto e il dialogo con le diverse amministrazioni che si sono succedute e quindi, a chi storce il naso e altro di fronte alla loro lettera, vorrei solo dire che gli Amici del Borgo hanno tutto il diritto di esprimere il loro parere e di criticare, di denunciare ciò che è sotto gli occhi di tutti. Ne hanno diritto loro e lo avranno tutti i cittadini di questa città. A chi ci rappresenta, il dovere di mettersi in ascolto. Con serietà. Senza proclami, senza vanti, senza autoreferenzialità.  Senza facili ironie, senza dare  addosso a chi dissente, senza puntare il dito su giornali e giornalisti. Ecco, svoltate. Ma ricordate di mettere la freccia.

(foto: rete internet) il direttore responsabile de ilmediano.it

Carmela D’Avino

Pomigliano, domenica a piedi in città: ecco le strade che i non residenti potranno attraversare

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Domenica a piedi in quel di Pomigliano: il divieto di circolazione previsto dalle 14 e 30 alle 21 di oggi per tutti gli autoveicoli, anche quelli più recenti,  non riguarderà “il transito di attraversamento da parte di veicoli dei comuni confinanti su alcune strade che cingono la città. Ed ecco le strade. Si tratta di via Mauro Leone, via Roma, via Nazionale delle Puglie, via Berlinguer, via dei Romani, via Madonna dell’Arco, via Cimitero, via Pomigliano, via Gandhi, via Vesuviana, via Passariello, via Principe di Piemonte. In questi casi dunque sarà consentito l’attraversamento ai non residenti che intendono passare su queste arterie per raggiungere altri comuni. L’inosservanza del divieto sarà punita con una sanzione pecuniaria di 164 euro. Per quanto riguarda invece la prima parte di questa domenica, vale a dire quella che va dalle 8 di questa mattina alle 14 e 30, il blocco delle auto sarà limitato soltanto agli autoveicoli con motore fino ad Euro 3, esclusi quei motori “datati” che però sono dotati di impianti a gpl o a metano regolarmente funzionanti.         

L’orto sul mare, una ricetta che profuma d’estate

Chi ha detta che una ricetta sfiziosa debba essere sempre una ricetta che comporta un dispendio di energia notevole? E chi ha detto che solo i piatti ipercalorici vadano apprezzati? Combinare i legumi e il pesce non solo è un abbinamento insolito e piacevole, ma è anche essenziale per assumere in un solo pasto tutte le proteine di cui abbiamo bisogno. Avete mai pensato a ceci e gamberetti insieme? E a profumarli con l’odore pungente dei limoni di Sorrento? In questa guida vi illustreremo come realizzare una sfiziosa insalata di ceci, gamberetti e songino. Ingredienti per 2 persone: – 300 gr di gamberi; – 200 gr. di ceci già ammollati; – 150 gr. di minuzzaglia; – scorza e succo di mezzo limone di Sorrento medio/grande; – uno spicchio d’aglio; – sale, olio evo e pepe q.b. Iniziamo col preparare un guazzetto con le teste dei gamberi e la scorza di limone, nel frattempo prenderemo i gamberi sgusciati e li faremo macerare a parte nel succo del limone. In una padella mettiamo abbondante olio evo e caliamo i ceci ammollati a fiamma media, facendoli insaporire nell’olio. Aggiungiamo un bicchiere di acqua e facciamoli stracuocere leggermente. Dopo 10/15 minuti aggiungete la pasta e risottatela allungando un po’ alla volta il brodo di pesce filtrato in modo da non aggiungere anche impurità al piatto. Quando manca un minuto circa alla cottura spegniamo la fiamma, togliamo il tegame dal fuoco e aggiungiamo i gamberi e un filo d’olio evo. Giriamo il tutto delicatamente per qualche minuto in modo che i gamberi si scottino appena e la pasta rilasci l’amido che crea la deliziosa cremina. Aggiungete un po’ di prezzemolo tagliato fine et voilà. Buon appetito  

Somma Vesuviana, dopo la missiva degli «Amici del Borgo», interviene Antonio Granato

Il consigliere di Forza Italia dice la sua su alcune tematiche sollevate dalla lettera che componenti delle associazioni del Casamale hanno inviato al mediano.it

«Gli elementi di discussione individuati sono principalmente due – sottolinea Granato –  l’apertura del parcheggio dietro le Torri e il censimento dei residenti. In ordine alla prima tematica più volte in Consiglio e presso l’ufficio tecnico, ho richiesto l’immediata apertura della struttura. Ho rilevato che, qualche settimana fa, è stata assegnata la gestione della struttura alla stessa ditta affidataria della sosta a pagamento che ha avuto l’onere di adeguare e mettere in sicurezza, tramite telecamere, il parcheggio. È inoltre necessario prevedere forme di agevolazione per i residenti del centro storico e studiare la fattibilità di una zona a traffico limitato».

Ed in effetti il parcheggio, opera avviata dalla giunta di Vincenzo D’Avino, completata dall’amministrazione Allocca e collaudata dall’amministrazione Piccolo,  sembra in dirittura d’arrivo e finalmente pronto ad adempiere il compito per cui era stato pensato, ma le perplessità riguardano non tanto i tempi quanto le mosse successive, problematiche già affrontate in campagna elettorale, nello specifico durante il confronto tra i candidati sindaci che si tenne nella Collegiata del Casamale. Una ztl? Agevolazioni per i residenti? Di questo si parlerà nelle prossime settimane.

I firmatari della lettera tanto discussa scrivevano poi di voler «conoscere chi abita di fianco». Ecco, quella del censimento è altra tematica di cui in molti si sono riempiti la bocca la primavera passata. Quando, come?

«Un censimento rientra in una politica di messa in sicurezza del territorio e va immediatamente individuata, insieme alle forze dell’ordine, una forma di esecuzione di tale iniziativa» – aggiunge Granato, che prosegue: «Il sottoscritto ed il partito sono disponibili ad un confronto per la realizzazione di tali punti con tutte le rappresentanze istituzionali comunali e sovracomunali.  Conosciamo da tempo l’amore che i cittadini del Casamale provano per il proprio territorio, è finito il tempo delle parole siamo pronti per passare ai fatti concreti».

Al caldo nella dacia

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Potremmo chiamarlo dačnik, ovvero occupante di una dacia. Chi? Ma Silvio Berlusconi, ovvio. L’ex cavaliere ha dichiarato che se le elezioni saranno vinte dal Movimento 5 Stelle, lui scapperà in Russia, in una dacia. Ora, tenendo conto del clima rigido della Russia, ci viene il sospetto che il motivo dell’eventuale fuga sia un altro, e abbiamo ragione di dire che il fine è diplomatico, frutto di ingarbugliate trattative internazionali, che vedono finalmente al centro delle questioni l’Italia.

Silvio Berlusconi ha 81 anni, ve lo immaginate da solo in una dacia? E infatti, vista l’età e gli acciacchi, sarà accompagnato, sostenuto e accudito da esperti ucraine, particolarmente brave nella cura della persona…

Con ciò facendo, sarà facilitato il riavvicinamento tra Russia e Ucraina, i cui rapporti politici e diplomatici sono in crisi e congelati da molto tempo.

Il campo di lavoro diplomatico sarà il lettone a due piazze che Putin regalò a Berlusconi in occasione di un compleanno; a tenerlo caldo, il piumino che Berlusconi a sua volta donò a Putin per ricambiare la gentilezza (VEDI PIUMINO).