“Chiederemo i danni ai Pellini. Intanto i provvedimenti consequenziali dipenderanno dalla lettura delle motivazioni che non ci sono ancora pervenute”. L’assessore comunale all’ecologia, Cuono Lombardi, annuncia i primi passi del Comune dopo l’attesa pubblicazione della sentenza con cui la Cassazione ha stabilito che il territorio di Acerra è interessato da “un grave e complesso disastro ambientale” condannando in via definitiva gli imprenditori dello smaltimento illecito, i Pellini, a sette anni di reclusione. “Le motivazioni non sono ancora state notificate al Comune ma presto lo saranno credo – aggiunge Lombardi – per cui la prima cosa da fare sarà quella di chiedere subito in sede giudiziaria il risarcimento dei danni”. La sentenza della Cassazione ha anche stabilito che la falda acquifera del territorio sia stata compromessa dall’enorme quantità di rifiuti sversati nei campi dai fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini. A questo proposito l’assessore ha replicato che “L’interdizione dell’irrigazione dei terreni dipenderà da cosa contiene la sentenza nello specifico”. Non si sa dunque se per motivi di tutela della salute pubblica l’emungimento dell’acqua di falda per uso irriguo sarà vietato. C’è un provvedimento emanato oltre dieci anni fa dal Comune che è ancora attivo e che prevede il divieto dell’uso dell’acqua per irrigare le coltivazioni ma questo riguarda un lungo elenco di pozzi agricoli sequestrati dalla municipale in quanto contaminati. Poi però i controlli sull’uso dei pozzi non sono stati più effettuati mentre molti agricoltori hanno aggirato il provvedimento facendo realizzare altri pozzi, in questo caso mai sequestrati. C’è poi un altro ostacolo all’azione amministrativa. Il Comune di Acerra non si è mai costituito al processo penale che ha portato alla condanna dei Pellini, cosa che in passato ha dato luogo ad aspre polemiche. Stando quindi alle dichiarazioni dell’assessore Lombardi per il Comune c’è solo la possibilità di aprire un contezioso civile nella prospettiva di ottenere un risarcimento dai tre condannati per traffico di rifiuti, ai quali di recente la Direzione distrettuale antimafia ha sequestrato 222 milioni di beni (case, ville, palazzi, auto di lusso, elicotteri e conti correnti bancari). Il procedimento giudiziario avviato della Dda culminerà il prossimo 22 gennaio al tribunale di Napoli con la prima udienza del processo finalizzato alla confisca di questo immenso tesoro, costituito soprattutto da centinaia di appartamenti prevalentemente concentrati nel territorio acerrano. Intanto gli inquirenti sono convinti che ancora altre ricchezze accumulate con lo sversamento illecito dei rifiuti ad Acerra e dintorni si trovino nascoste nei paradisi fiscali. Resta la questione delle bonifiche, che proprio con questo patrimonio illecito si pensa di poter finanziare. Altri provvedimenti in materia sono attesi dalla Regione Campania, che qualche mese fa aveva annunciato il risanamento di alcuni siti inquinati dell’agro acerrano, interessati dalla presenza di alcune delle discariche abusive più tossiche del Napoletano.








