Nord chiama Sud

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La battaglia politica per le elezioni regionali in Lombardia ha qualcosa di meridionale, in particolare della provincia di Napoli. La disputa infatti è tra Gori e Fontana.

Gori: per noi rappresenta solo e soltanto il gestore del servizio idrico dell’ambito Sarnese-Vesuviano ed è la croce che ci accompagna quotidianamente.

Fontana è l’avversario e anche lui è assimilabile alle condutture Gori. Da cosa si riconosce? Dalle sue dichiarazioni sull’eventualità dell’estinzione della razza bianca.

Si vede a occhio nudo che fa acqua da tutte le parti!

Marwan di nuovo a scuola. I professori: “Ragazzo esemplare: ha reagito denunciando tutto”

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A scuola sono tutti sono fieri di lui, dal preside, che nel frattempo invoca “l’istituzione di un osservatorio territoriale permanente sulla violenza minorile”, ai professori, agli alunni. Tutti orgogliosi del giovane Marwan, di come si è comportato in quei frangenti terribili del folle pestaggio subito da un gruppo di feroci bulletti di periferia. Fieri anche di come il ragazzo si è comportato dopo, denunciando tutto ai carabinieri e fornendo ogni indizio utile alla cattura dei suoi aguzzini, uno dei quali è stato quindi arrestato. Ieri intanto è tornato regolarmente a scuola il quindicenne italo-marocchino che insieme al suo amico e coetaneo Abdu sabato sera se l’è vista davvero brutta nella villa comunale di Pomigliano: pestati a sangue da un gruppo composto da una quindicina di adolescenti impazziti. Marwan è rientrato nella media Catullo, un plesso ubicato in un rione di case popolari, a Pomigliano, dove frequenta la terza. Il ragazzo non è ancora potuto accedere alla superiore perché il pendolarismo che caratterizza la vita lavorativa del padre, venditore ambulante, in passato lo ha costretto a lunghe assenze dagli studi. Abdu invece, anche lui quindicenne, non sta frequentando nessun istituto. E’ giunto a Pomigliano soltanto da una settimana dopo aver abitato per anni col padre in Lombardia. Ora si trova in una casetta del centro vecchio di Pomigliano insieme a uno zio, accanto al basso in cui da tempo abita l’amico Marwan con la sua famiglia. Ieri Marwan è stato coccolato dai professori. “E’ un ragazzo integrato, molto maturo ed educato – racconta la sua professoressa di lettere, Mariangela Albarano – ha un’intelligenza spiccata, una volontà ferrea. So che pratica la box amatoriale per cui stamattina gli ho chiesto se sabato sera per difendersi abbia o meno messo in pratica le sue conoscenze sportive ma lui mi ha risposto che sarebbe stato inutile perché erano in troppi gli aggressori: un comportamento esemplare che gli ha consentito di denunciare tutto ai carabinieri, una decisione che è stata anche il frutto del lavoro immane che ogni giorno noi professori facciamo qui per i ragazzi”. Non è una scuola a rischio la Catullo. Ma l’attenzione è costante. “Gomorra? Lo vediamo sempre, a noi piace tanto. Però è vero, in tanti vogliono essere come Ciro e Genny: li ammirano”, affermano alcuni alunni. “Se hai gli anticorpi giusti – rintuzza la professoressa Albarano – Gomorra non ha effetti negativi ma se il contesto in cui vivi è degradato allora il rischio c’è, per cui la serie tv va eliminata. Ieri sera invece ho visto il film su Libero Grassi: è la televisione giusta”. C’è ancora molto lavoro da fare anche alla Catullo. Qui ieri un professore, che vuole conservare l’anonimato, ha tenuto una lezione sulla “diversità” ma si è dovuto sorbire il “rimbrotto” di un alunno. “Professore, toccare un gay infetta”, l’affermazione da brivido del ragazzo. “Se gli adulti non fanno niente cosa vogliamo aspettarci ?”, l’interrogativo del preside, Raffaele Del Prete. “Un mese fa proprio nel mio ufficio – aggiunge – ci siamo riuniti per fare qualcosa: ci vuole un osservatorio permanente”. Dal canto suo l’assessore comunale alle politiche sociali spiega le difficoltà di un municipio di Pomigliano che come tutti deve fare i conti con le carenze di organico. “Qui abbiamo due assistenti sociali ma per legge ne dovremmo avere quattro – dice Mattia De Cicco – a ogni modo facciamo sforzi enormi. Da tempo stiamo utilizzando anche personale esterno che opera fuori e dentro le scuole con il centro anti violenza”.

Ercolano, l’abitudine allo squallore

 

Via dello Spacco a San Vito permane da mesi (per non dire da anni) in un contesto di squallore e sporcizia e il tutto in prossimità di scuole e abitazioni.

Ci tocca ancora una volta ritornare a San Vito, ripassare lungo strade tutt’altro che secondarie perché vissute da tanta gente e spesso per nulla differenti, per importanza ma anche per sporcizia e dissesto, da quelle di grande collegamento più a valle. Siamo saliti dunque lungo via Cegnacolo, fino a via dello Spacco e la sua confluenza in via Casevecchie per constatare come ci si abitui a ciò che altrove è considerato anomalo e riprovevole.

Queste strade sono trafficate, rapido collegamento tra la Benedetto Cozzolino e la popolosa frazione di San Vito ad Ercolano ma, in particolar modo in via dello Spacco, per quanto a tratti rurale e piacevole, abbiamo riscontrato la situazione più grave anche perché vi affacciano molte abitazioni e all’apice di questa ci sono addirittura due edifici scolastici a godere di panorama e olezzo. Ma tutto ciò non basta affinché si intervenga.

Pare strano infatti che nessuno veda niente, a meno che, così come ci conferma qualche abitante del luogo, il tutto non accada nottetempo. E in effetti pare proprio che la notte trasformi questi luoghi in un formicaio, in un viavai di auto e furgoncini che con solerzia rimpinguano le anguste stradine di rifiuti e tanto da impedirne la percorribilità al riverbero dell’alba.

Pare evidente che, se fanno tutto ciò di notte, sono consci del fatto che non sia, quanto meno legale, depositare rifiuti per strada. Per cui, oltre alla carenza di buon senso, poiché il rifiuto non viene da molto lontano, c’è molta, moltissima malafede in quel che fanno, con la consapevolezza che, se fai questo, resterai comunque impunito. Infatti via dello Spacco e zone limitrofe non sono nuove a queste situazioni (vedasi articolo a seguire)

Ercolano, scarichi abusivi in area Parco

Il mancato controllo di questo stato di perenne abbandono non fa altro che sancire la complicità di chi dovrebbe invece vigilare su questi splendidi luoghi.

Economia sommersa e ignoranza opprimono chi cerca invece di avere una vita degna di questo nome, una vita che non venga sommersa da chiacchiere, rifiuti e ipocrisia.

Somma Vesuviana, operai dei servizi cimiteriali senza contratto, i sindacati incontrano il primo cittadino

Ieri il rappresentante sindacale (FAILMS) degli  operai che tutt’oggi prestano servizio al cimitero comunale ha incontrato il sindaco per risolvere una situazione che dura da troppo. Salvatore Di Sarno avrebbe assicurato un suo interessamento e soluzioni a breve, ma gli operai – se una risposta non arrivasse entro giovedì – hanno annunciato lo stato di agitazione e «braccia incrociate» il che si tradurrebbe in una paralisi dei servizi cimiteriali.

Gli operai in questione sono gli stessi cui furono prorogati i termini dopo la scadenza del contratto dei servizi cimiteriali, ma dal 2 dicembre nessun documento o atto sembra esistere a giustificare la loro presenza nel cimitero comunale. Dal 2015 si prosegue di proroga in proroga e ora alcune persone rischierebbero la riduzione orario o addirittura il posto di lavoro. Ora si sono affidati ai sindacati e il sindaco Di Sarno, che li ha ricevuti, ha promesso di avviare tutte le azioni necessarie per risolvere il problema. Si tratta di salvare il salvabile, tenendo conto che gli operai sembrano davvero decisi ad incrociare le braccia in caso contrario, arrivando ad ipotizzare di non garantire finanche i servizi di sepoltura.

La questione parte dalla scadenza del servizio affidato al Gruppo I Cipressi, concessione che terminò a fine gennaio 2016. Il 9 febbraio si riaffidò il servizio alla stessa società per la durata di sei mesi, alle stesse condizioni del contratto di appalto. Il tutto nelle more dell’indizione di una nuova gara. Nel frattempo però, ad aprile 2016, entrava in vigore il nuovo codice degli appalti e fu necessario ripensare tutto, parliamo degli elaborati fin lì predisposti dagli uffici, al fine di indire una gara ad evidenza europea. Ma era necessario non interrompere un servizio pubblico essenziale, nel frattempo. Perciò, dal 1 agosto al 31 dicembre 2016, i servizi furono nuovamente affidati al gruppo I Cipressi agli stessi patti e alle stesse condizioni di prima. Occorreva intanto un nuovo piano finanziario e il capitolato speciale di appalto con il quale affidare i servizi cimiteriali per tre anni. Nel mentre si predisponeva il piano, fu avviata una procedura negoziata affidando i servizi per tre mesi a partire dal 1 gennaio 2017. Così fu, tramite la Cuc di Pomigliano d’Arco i servizi riandarono al Gruppo Cipressi. Il 14 marzo però il responsabile della posizione n. 4 del Comune di Somma Vesuviana indisse un’altra procedura negoziata e prorogò di un altro mese, fino ad aprile. La procedura non fu aggiudicata perché l’unica ditta offerente non presentò la documentazione richiesta. Il 15 marzo lo stesso responsabile di posizione indisse una procedura per appaltare i servizi cimiteriali per un anno, una procedura che si rivelò viziata e dunque non valida. Posto che per la concessione dei servizi pubblici è il consiglio comunale l’organo deputato a decidere in merito a modalità di gestione, un secondo funzionario (l’allora responsabile della posizione organizzativa n.3) intervenne, prevedendo la clausola sociale per il mantenimento dei livelli occupazionali per tutti gli otto lavoratori (a tempo parziale per trenta ore settimanali) procedendo inoltre ad un affidamento tramite procedura negoziata e prorogando nel frattempo il servizio alla ditta I Cipressi. Ancora due mesi di proroga, dunque, con operai destinati alla manutenzione ordinaria.

Si arriva così all’aggiudicazione provvisoria della gara la cui procedura era iniziata a giugno e proseguita ad agosto con una determina che ancora prorogava il servizio al gruppo I Cipressi nelle more dell’aggiudicazione. La procedura fu espletata, prendendo in considerazione 32 ditte abilitate. Il servizio fu aggiudicato alla ditta Giuli di Afragola.  Seguirono contestazioni, difficoltà oggettive per un passaggio di cantiere che doveva avvenire nel periodo di ferragosto nonché una richiesta dei dipendenti che data 17 agosto. Si convenne perciò di rinviare tutto al 4 settembre. Quel giorno si tenne una riunione in municipio tra la ditta uscente e quella aggiudicataria. I Cipressi e Giuli, quindi.  E si chiese a quest’ultima di produrre giustifica dell’offerta, atto che la ditta adempì quattro giorni dopo. Il 2 ottobre doveva avvenire il passaggio di cantiere ed è proprio qui che, come si suol dire, casca l’asino: il rappresentante della Giuli prende atto di non aver considerato che i lavoratori andavano assunti a tempo indeterminato e per questo motivo rinuncia all’ aggiudicazione del servizio. Delle altre ditte che avevano partecipato, una non aveva risposto alla richiesta di giustifica di un’offerta anomala, l’altra aveva sì presentato le giustifiche ma queste non erano accoglibili. Punto e a capo. Nuova aggiudicazione provvisoria per due mesi ancora al gruppo I Cipressi e  i lavoratori ancora nel limbo in attesa di un atto di indirizzo politico  per una gestione a  lungo termine.

Ottaviano, «Il Castello della Legalità»: anfiteatro nel Palazzo Mediceo e progetti per minori a rischio

Luca Capasso
Salvatore Rianna
 La prima delibera del 2018 porta la firma del sindaco Luca Capasso e quella dell’assessore Salvatore Rianna (politiche sociali, fondi europei e patrimonio): un progetto esecutivo inserito nella programmazione del Por Campania per i finanziamenti europei 2014/2020 in merito all’avviso pubblico per gli interventi finalizzati al riuso dei beni confiscati alla criminalità. L’importo da finanziare è di un 1.146.485,10, somma con la quale si concretizzerà il programma di recuperare un’altra ala del castello, realizzando un anfiteatro nei giardini e dando il via ad un laboratorio teatrale per i minori a rischio.   «Il Castello della Legalità», si chiama così il progetto varato con la prima delibera dell’anno dalla giunta comunale di Ottaviano. Ed è dedicato ai minori a rischio, a quei minori da settimane divenuti emergenza sociale. Le baby gang, gli episodi di criminalità minorile, il più recente a Pomigliano d’Arco, dovrebbero spingere le istituzioni a farsi carico – con famiglie e altri attori sociali –  delle situazioni di degrado sotto gli occhi di tutti, ad immaginare e lavorare affinché le città siano sempre più a misura di bambini e adolescenti.  Una risposta, già programmata prima di tutti i recenti focolai di criminalità minorile, arriva da Ottaviano dove la giunta del sindaco Luca Capasso e segnatamente l’assessore alle politiche sociali, fondi europei e patrimonio, Salvatore Rianna, ha varato un progetto che unisce politiche di recupero per minori a rischio e riscatto di un bene confiscato alla camorra. Appunto, da simbolo della camorra a vessillo di legalità: il Palazzo Mediceo che per un periodo, negli anni ’80, è appartenuto a Raffaele Cutolo, è emblema del riscatto cittadino. Ospita la sede del Parco Vesuvio, è meta di migliaia di turisti per i mercatini natalizi, vi si tengono corsi di formazione e manifestazioni culturali, poche settimane fa il sindaco, accanto al già procuratore antimafia Franco Roberti, riapriva il piano nobile del bene confiscato alla camorra.
Il sindaco Capasso accanto al Prefetto di Napoli
L’assessore Rianna con il consigliere Nando Federico
Ora, con la prima delibera di giunta del 2018 che porta le firme del sindaco Capasso e dell’assessore Salvatore Rianna, un altro tassello va al suo posto. È stato infatti approvato il progetto esecutivo di restauro funzionale dell’ala del Castello che sarà tra l’altro adibita a laboratorio teatrale per minori a rischio: 1.146.485,10 euro la somma occorrente. Il progetto, inserito nella programmazione del Por Campania per i finanziamenti europei 2014/2020, concorre all’avviso pubblico per gli interventi finalizzati al riuso dei beni confiscati alla criminalità, fino a esaurimento delle risorse finanziarie disponibili. Se tutto andasse come previsto, l’opera dovrebbe essere terminata entro il 2020. «Non ci si può preoccupare dei minori a rischio solo quando imprese scellerate che si fondano su situazioni di degrado lasciate a sé stesse finiscono in cronaca – dice l’assessore Rianna – legare le politiche per i minori a un progetto che recupera un’ulteriore ala del Castello un tempo simbolo di camorra, deve essere vanto per la città».  «Sarà riconquistata un’altra ala e nei giardini sorgerà un anfiteatro – aggiunge il primo cittadino – il progetto del laboratorio teatrale è quello con cui concorriamo ai finanziamenti ma non sarà il solo: il Castello è a disposizione di eventi sociali e culturali, pensati per il territorio».    

L’ultima “moda” dei bulli di Acerra: sparare proiettili di plastica sulle auto ferme nel traffico.

Pistole giocattolo, di forma uguale a quelle vere, da cui i bulli di turno sparano pallini di plastica sulle auto ferme nel traffico. E’ l’ultimo “gioco” pericoloso in voga tra i ragazzini che hanno perso la testa. Ne ha fatto le spese giovedi scorso un fotoreporter che abita nella città dell’inceneritore, Luigi Buonincontro. Luigi dopo aver ricevuto una grandinata di pallini sul finestrino della sua vettura si è fermato per persuadere i giovani pistoleri folli a desistere. “Non c’è stato niente da fare – racconta il fotoreporter – anzi, quando gli ho chiesto di smetterla per tutta risposta mi hanno puntato la pistola in faccia, anche se da un certa distanza”. Poco dopo Buonincontro ha segnalato l’episodio al locale commissariato di polizia. “Hanno inviato una volante sul posto – conclude l’ennesima vittima di bullsimo – ma quei ragazzi appena hanno sospettato l’arrivo delle forze dell’ordine sono spariti”. Una piaga sociale da anni. Ormai le armi ad aria compressa sembrano identiche alle Beretta o alle Colt in dotazione alle forze dell’ordine o a quelle purtroppo utilizzate dalla criminalità. Costano pochi euro ma possono far male lo stesso . Al di sopra di una certa potenza la legge italiana le considera vere e proprie armi, da comprare nelle armerie, tenere e trasportare con appositi permessi. Ma nell’era dei negozi virtuali è facile aggirare le regole. Ovvio dunque, sebbene folle, che ragazzini e adolescenti le acquistino senza problemi e ne facciano palestra di bullismo. Queste armi ad aria compressa si chiamano così perché invece della polvere, per espellere il proiettile, utilizzano aria o ad altro gas caricato all’interno con una bomboletta. In genere vengono usate per trastullarsi con il tirassegno e non possiedono potenze devastanti. I proiettili arrivano anche a duecento-trecento metri, a quel punto, però, sono così lievi che offendono quanto il bacio di una ninfetta. Ma se quelle armi vengono manovrate a distanza ravvicinata, usando per bersaglio certe parti del corpo, fanno grandi danni.

Madonna dell’Arco, domani benedizione degli animali e «focarazzo» di Sant’Antonio Abate.

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 Domani, mercoledì 17 gennaio, si celebra Sant’Antonio Abate, «Sant’Antuono» lo si chiama “familiarmente”. E al Santuario di Madonna dell’Arco, alle 18, 30, si celebrerà la Santa Messa nell’Aula Polifunzionale. Dopodiché, come è tradizione ci sarà la benedizione degli animali e l’accensione del tradizionale focarazzo. Un compito impegnativo per Sant’Antonio Abate, eremita, raffigurato nelle icone con un bastone dalla croce a forma di Tau e il porcellino: il Santo è infatti protettore degli animali domestici (ed è per questo che la Chiesa ha ripristinato la bella tradizione di benedire cani, gatti ed altri fedeli amici, un tempo i sacerdoti facevano lo stesso con le stalle), ma anche dei pompieri, dei macellai, dei salumieri, dei canestrai, degli allevatori, dei ceramisti, dei fornai e dei pizzaioli. Infatti mercoledì 17 gennaio sarà anche la prima giornata mondiale della pizza napoletana che ha da poco ricevuto il riconoscimento dell’Unesco.  Ed è il fuoco, la fiamma, quel che accomuna quasi tutti i protetti di Sant’Antuono (dai pompieri ai pizzaioli, ai ceramisti) il cui nome è anche simbolo di una malattia quale l’herpes zoster meglio noto proprio come «fuoco di Sant’Antonio». A lui ci si rivolgeva, con una confidenza che i napoletani hanno solo con un altro Santo, il patrono Gennaro, pregandolo di non far ammalare gli animali, scongiurandolo di guarire le piaghe dell’herpes, affidandoglisi perché i forni facessero il proprio dovere. E domani a Madonna dell’Arco si rispetterà la tradizione: l’appuntamento per la benedizione degli animali è dopo la funzione religiosa delle 18, 30, nel piazzale antistante l’aula polifunzionale, per la benedizione degli animali e per il “focarazzo”.  

Gang e Bullismo, Marwan e Abdu: i figli dell’Africa che a Pomigliano sfidano l’omertà

Marwan e Abdu sono i due quindicenni italo-marocchini rimasti vittime sabato sera di un episodio di bullismo molto grave. Quindici piccole iene scatenate li hanno picchiati selvaggiamente davanti all’ingresso della villa comunale di Pomigliano, sotto gli occhi di centinaia di coetanei terrorizzati, sottraendo a uno dei due ragazzi pestati un cellulare smartphone. I ragazzini travolti dal branco sono rimasti feriti al volto e al torace ma hanno tenuto duro denunciando ogni cosa ai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, diretti  dal capitano Tommaso Angelone. Anche il padre di Marwan, un venditore ambulante, è sceso decisamente in campo firmando la denuncia con cui i carabinieri stanno riuscendo a stare sulle tracce dei vari componenti della banda di violenti. Uno di loro, anche lui di 15 anni, residente a Pomigliano, è stato arrestato e ora si trova nel centro per i minori dei Colli Aminei. Un altro, 13 anni, di Somma Vesuviana, è stato bloccato ma non è imputabile in quanto pur avendo commesso il reato non ha ancora compiuto i 14 anni. I ragazzi fermati dai militari non hanno mostrato il minimo segno di pentimento. Nel frattempo la comunità Marocchina e i pomiglianesi che abitano nel vicolo del centro storico in cui risiedono Marwan a Abdu si sono stretti attorno alle due giovani vittime dell’ennesima storia di bullismo feroce. Marwan ieri sera si è lasciato fotografare davanti all’ingresso del basso in cui vive con un gruppo di vivaci amichetti che abitano a pochi passi da lui. Il ragazzo è cittadino italiano ma parla a stento la nostra lingua. E’ molto educato e gentile. Anche nella scuola media Catullo, che frequenta in modo non continuativo a causa del pendolarismo lavorativo tra l’Italia e il Marocco, tutti lo descrivono come un ragazzo dolce e affabile, per nulla violento.

Somma Vesuviana, lettera in redazione: “Rintanarsi o negare non vuol dire amministrare”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata  in redazione. Ignorare l’esistente, negare la realtà è la malattia politica di chi occupa il potere ma non ha un progetto politico. È quello che vedo dalla diatriba nata dopo la coraggiosa e opportuna lettera degli Amici del Borgo, accolta da eccessive minimizzazioni da parte della politica sommese, messe in atto nel tentativo di sminuire, se non negare, quanto di vero nella missiva è stato riportato. E il coraggio politico di chi deve governare dove sta? Manca la voce di chi rappresenta la massima istituzione locale; manca il sindaco, che rappresenta la sintesi di una maggioranza non omogenea, anzi forse troppo composita, in cui prevalgono personaggi e personalità che offrono la preoccupante sensazione di avere il sindaco in pugno o di averne limitato l’azione e l’iniziativa. E poi, che dire di quel video che ieri girava su FB , prodotto o forse promosso dai giannizzeri dell’amministrazione? Ma davvero credono, certi personaggi, che il Casamale sia quello che hanno ripreso con la loro telecamerina? E gli schiamazzi della sera? Le liti continue? Le urine e  le bottiglie  lasciati  sui gradini della chiesa? La sosta selvaggia che più volte ha ostacolato il passaggio delle ambulanze? E gli extracomunitari, che hanno fatto del Casamale la loro banlieue, o la loro enclave? Signori, che vi fregiate di indossare la fascia tricolore, se ci siete, ma se ci siete seriamente, battete un colpo, fatevi sentire e vedere, uscite dall’angolo e cominciate a combattere. La posta in gioco è il futuro della città e delle sue periferie, però ad oggi il coraggio della svolta, la frattura con i metodi del passato sono ancora di là dal compiersi. Gentile direttrice, grazie per l’ospitalità. La saluto, con stima Luigi Raia

Ottaviano, falsi certificati medici per truffare assicurazioni: otto arresti.

Un’organizzazione che truffava assicurazioni con falsi certificati medici è stata scoperta dai carabinieri nel Napoletano. Attraverso immagini del sistema di videosorveglianza si vedono alcuni degli indagati ottenere certificati medici che sarebbero stati rilasciati senza nessuna visita. Il tutto – riferiscono i Carabinieri – dietro compenso di denaro. Oggi, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola (Napoli), i Carabinieri della stazione di Ottaviano hanno eseguito l’ordinanza applicativa della misura cautelare personale emessa dal gip presso il Tribunale di Nola nei confronti di otto persone, con ipotesi di reato, a vario titolo, per associazione a delinquere dedita alla falsificazione di atti pubblici e concorso nella formazione di numerosi atti falsi pubblici. Alla luce un’organizzazione radicata nell’hinterland napoletano in particolare per la redazione di falsi referti medici attestanti lesioni derivati da sinistri stradali mai avvenuti.(ANSA).