Francesco De Gregori e Rino Gaetano: il principe e il proletario

Oggi per Frazioni musicali vi proponiamo degli aneddoti e delle curiosità su alcuni grandi autori che hanno fatto la storia della musica italiana, nei racconti di uno dei più celebri discografici: Vincenzo Micocci. L’incontro di Rino con la IT non era stato quello che può definirsi un colpo di fulmine tra artista e casa discografica. L’attività delle etichette discografiche s’incentrava su un ascolto continuo, come ricorda Vincenzo Micocci nel libro Rino Gaetano live di Emanuele Di Marco: “Giornate e giornate assorbite da provini di masse di giovani con continue selezioni per separare dal marasma musicale qualche proposta credibile”. “Allora non c’era la cultura del nastro registrato da inviare alle case discografiche” spiega Luciano Ciccaglioni, chitarrista che ha collaborato a cinque dei sei LP di Rino Gaetano. “I ragazzi arrivavano con la loro chitarra e si mettevano a cantare. Poi, per analizzare le opere, era necessario registrare. E quindi, inevitabilmente, dalla mattina alla sera si registrava”. “I primi tempi in cui Rino stava alla IT – ricorda Bruno Franceschelli – un giorno gli proposero di occuparsi dei giovani che venivano alla casa discografica per far sentire le loro canzoni. Mi ricordo che Rino venne e mi disse che gli avevano proposto questa specie di lavoro impiegatizio”. Tra i nastri che continuavano ad accumularsi c’erano anche quelli di Rino. Nella sua voce e nel suo stile musicale insolitamente creativo c’era qualcosa di diverso. Di originale. Qualcosa che convinse la IT a richiedere un colloquio professionale con il ventitreenne Rino per cercare di incanalare la sua energia in un discorso musicale definito, come quello della realizzazione di un LP. Rino però era solo sé stesso. Incarnava uno che i suoi amici di strada e i suoi collaboratori in sala di registrazione non esitano tutt’oggi a definire proletario. Un proletario sincero. Con questo dovette fare i conti Vincenzo Micocci quando Rino si sedette di fronte a lui per discutere dell’incisione del suo primo disco, Ingresso libero. “L’inizio con Rino fu molto stentato (ricorda Vincenzo Micocci), perché lui si presentava più con i suoi spigoli che altro. Conobbi Rino con questi suoi aspetti spigolosi, come quelli che risultarono poi dal suo primo disco, in cui parlava di operai e ferrovieri. Rino mi sembrò il primo cantautore proletario nel senso in cui lo intendeva Pier Paolo Pasolini. Perché altri, in fondo, come De Gregori, erano degli aristocratici”. Una volta fu lo stesso Rino a confidare, un po’ per gioco, un po’ seriamente, la sua opinione sul collega Francesco De Gregori, alla fine di un’intervista con la rivista specializzata Ciao 2001, nel maggio del 1976, prendendo spunto dalla citazione di alcuni versi di un brano del suo secondo disco Mio fratello è figlio unico. Il brano era La zappa, il tridente, il rastrello, la forca, l’aratro, il falcetto, il crivello, la vanga, in cui Rino ricordò l’ingresso, nel salotto della contessa, del “giovane e bello, divo e poeta, con un principio di intossicazione aziendale, fatturato lordo e la classifica che sale, il resto lo trova naif”. “Il quale poeta, sia detto tra noi (concluse Rino) è poi De Gregori“. “Anche cantautori come Gino Paoli e Sergio Endrigo (continua Vincenzo Micocci) venivano da un’estrazione borghese, compreso Luigi Tenco. Tutti i suoi testi erano in fondo delle canzoni d’amore. Cosi come Giorgio Gaber. Rino Gaetano no. Lui veniva dal Sud, era emigrato. Le sue origini erano umili e i suoi modi di essere e di esprimersi erano quelli di un proletario. Era una persona educatissima, molto più di altri suoi colleghi, e anche di forte umanità”. “Tanto per fare un esempio, lui aveva molte amiche, donne che si può dire facessero un po’ la vita. Nonostante ciò, erano proprio sue amiche. Loro si confidavano con lui e lui parlava con loro, anche per delle ore. Queste donne lo idolatravano. Quando facemmo una cena per presentare Rino che doveva andare a Sanremo nel 1978, in cui furono invitati tutti i dirigenti della distribuzione, della RCA e altri ancora, Rino invitò tre delle sue amiche. Con loro il maschio era rivalutato in quanto tale e non era questo un sintomo d’inferiorità. Lui le trattava come se fossero state delle Madame Pompadour, sia dal punto di vista della venerazione che del rispetto”.

Covid-19, è emergenza all’ospedale di Nola: pochi posti letto e spazi inadeguati. Si va avanti con l’impegno di medici e infermieri

Ancora casi in aumento nel comune di Nola, che attualmente conta 111 positivi attivi, per un totale di 163 contagiati di cui 47 guariti e 5 deceduti. Continua a crescere anche l’emergenza all’ospedale Santa Maria della Pietà, chiuso e poi riaperto per procedere alla consueta sanificazione degli ambienti in seguito all’arrivo in pronto soccorso di nuovi casi positivi al Covid-19. In Campania suona nuovamente il campanello d’allarme a causa della dilagante velocità con cui il Covid-19 si sta diffondendo. I consueti bollettini giornalieri dell’Unità di Crisi regionale segnalano ben 1.261 casi positivi con evidente prevalenza degli asintomatici (1.193) a fronte dei restanti 68 sintomatici. Queste statistiche mostrano un quadro non rassicurante, rappresentativo di una realtà difficile da fronteggiare soprattutto negli ospedali. La fase D per la lotta al Covid-19 si è aperta con l’attuale sospensione dei ricoveri programmati nelle strutture dell’Asl Napoli 1. L’emergenza epidemica in Campania sta mettendo a dura prova la sanità che non può garantire a tutti posti liberi in tempi brevi. Molti sono i casi di persone che hanno contratto il virus e che, per indisponibilità delle strutture attrezzate per fronteggiare l’emergenza, vengono spostati nel vicino presidio ospedaliero del comune di Nola. Quest’ultimo con il suo pronto soccorso si ritrova costretto ad accogliere casi che hanno contratto il virus, pur non essendo ufficialmente attrezzato a garantirne gli spazi adatti. L’ospedale di Nola non è una struttura idonea alla cura delle malattie infettive, come, al contrario, il Cotugno di Napoli. Non sono presenti reparti esclusivamente riservati ai ricoveri di pazienti positivi al Covid-19; manca il personale e la struttura è priva di percorsi e mezzi riservati al coronavirus. La mancanza di una corretta gestione e organizzazione dell’emergenza sanitaria, che si ripresenta con numeri record a distanza di circa sei mesi dalla riapertura post lockdown, è causa di problemi rilevanti, primo fra tutti il sovraffollamento degli ospedali ormai in esubero. Il nosocomio nolano serve un bacino di circa 500mila persone  e con l’emergenza covid spesso rischia il collasso. Attualmente nell’ospedale sono ricoverati  circa 20 pazienti nello spazio covid, dove a livello farmacologico non c’è alcun problema  ma a livello alberghiero non risulta adeguato tant’è che molti pazienti vengono sistemati sulle barelle. L’ospedale nolano dovrebbe infatti provvedere all’accoglienza, al primo soccorso e poi allo smistamento dei pazienti positivi gravi agli ospedali covid attrezzati ma la realtà è completamente diversa. Due infermieri e un solo medico su 15 pazienti gravi , un medico che tra l’altro deve comunque gestire codici codici gialli e rossi del pronto soccorso e quindi salire e scendere dai reparti e ogni volta bardarsi  e poi spogliarsi come da protocollo. L’assenza di posti letto e di spazi riservati, di infermieri selezionati esclusivamente per il trattamento dei casi positivi e dei mezzi necessari per fronteggiare l’emergenza rappresentano un grave problema con cui l’ospedale di Nola è costretto a lottare. Ogni reparto viene adibito e adattato alle esigenze momentanee. L’intero comparto del personale sanitario è messo a rischio, dovendo dividersi tra pazienti in degenza per problematiche differenti dal Covid-19 e casi che hanno contratto il virus. Ancora una volta, in questa situazione di emergenza è da elogiare il lavoro incessante ed estenuante degli operatori sanitari che quotidianamente, per 5 euro o poco più, rischiano il crollo psicologico e il contagio. Qualche settimana fa  gli operatori sanitari hanno inviato una lettera  per la richiesta di elaborazione protocollo aziendale per la gestione dell’emergenza covid 19. Al momento la risposta non è ancora arrivata. P.S. Nola        

Prete di Pomigliano blocca i costruttori: da demolire un nuovo palazzo nel centro storico

Don Peppino Gambardella ha vinto la battaglia ingaggiata al Tar contro la realizzazione di un moderno condominio nei vicoli della città. Ora l’edificio è da abbattere   Ha sortito un esito deflagrante l’azione giudiziaria avanzata da don Peppino Gambardella contro la costruzione di un nuovo condominio al posto di un vecchio edificio del centro storico. Il Tar ha infatti appena stabilito che il palazzo moderno di quattro piani in fase di realizzazione a via Firenze non potrà più essere costruito. Il tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso del parroco della chiesa madre di San Felice in Pincis, l’antico luogo di culto che si trova proprio a quattro passi dal cantiere della nuova struttura residenziale. I giudici hanno stabilito che i lavori per il nuovo edificio, iniziati più di un anno fa, sono i frutto di una licenza edilizia illegittima rilasciata dal Comune di Pomigliano. Secondo la magistratura amministrativa l’ufficio tecnico della municipalità non doveva consentire l’abbattimento del vecchio caseggiato per fare posto, ai sensi del piano casa regionale, al palazzo moderno progettato per essere composto da una serie di appartamenti. Mancava infatti un requisito fondamentale all’operazione: il vecchio edificio doveva aver subito negli ultimi 50 anni una ristrutturazione tale da stravolgerne completamente l’aspetto originario. E invece ciò non è mai accaduto. Alla municipalità è bastata una semplice messa in sicurezza della struttura per dare il via all’operazione edilizia, che nel frattempo ha già comportato uno stravolgimento urbanistico con il conseguente restringimento della strada in cui si sta consumando. Stesso procedimento, quello della messa in sicurezza, è stato adottato per altre azioni di abbattimento e ricostruzione già avviate in diverse zone del centro storico. Intanto la sentenza relativa a via Firenze potrebbe costituire un precedente in grado di mettere in discussione un business milionario nell’intera città. E secondo la sentenza del Tar l’edificio rimasto bloccato al secondo piano in via Firenze, ormai considerato abusivo a causa dell’illegittimità della licenza, può essere immediatamente abbattuto.
a dx il vecchio edificio abbattuto nel centro storico di Pomigliano

Casalnuovo, bancarotta. Sequestrata azienda di scarpe del nolano

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Avevano abbandonato a se stessa una società che ormai aveva solo debiti, creandone una nuova che in realtà era la “prosecuzione” di quella in difficoltà: ieri il Gip del Tribunale di Nola ha concesso il sequestro preventivo delle quote di una società a responsabilità limitata. A condurre l’indagine i militari della Guardia di Finanza di Casalnuovo, i quali hanno condotto l’indagine sotto la guida dei magistrati della Procura della Repubblica di Nola. In base a quanto emerso dalle indagini, i due amministratori e soci della società fallita, avevano spostato avviamento aziendale e macchinari all’interno di una società costituita appositamente per questo scopo, spogliando così quella fallita. Il tutto, con l’obiettivo di proseguire le attività d’impresa, lasciando in capo alla vecchia società unicamente i debiti, gran parte dei quali nei confronti dell’Erario: circa 450mila euro. Le società sono attive nel campo della produzione di scarpe Ieri mattina quindi il sequestro, autorizzato dal Gip di Nola. La produzione della nuova società tuttavia non è stata fermata, allo scopo di tutelare in particolar modo i lavoratori impiegati nella produzione. La direzione dell’azienda è stata affidata ad un amministratore giudiziario. Il valore del sequestro è di circa un milione di euro. Cesare D’Amore

Somma Vesuviana, l’assessore Prisco: “Stiamo realizzando una Somma moderna, sicura, a risparmio energetico”

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Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana.  

Prisco (Assessore ai Lavori Pubblici): “Stiamo realizzando una Somma moderna, sicura, a risparmio energetico, una Somma a led e con nuove strade in periferia ed al centro. La Soprintendenza ha approvato il progetto di illuminazione per il Casamale con installazione di bracci artistici. A fine mese strade nuove in periferia. Due grandi opere pubbliche attese da 20 anni!”. 

“Stiamo cambiando la città per una Somma Vesuviana moderna, sicura, a risparmio energetico, una Somma a led.  In periferia nuove strade e nuova illuminazione. Per il Borgo Antico e Santa Maria del Pozzo uno specifico progetto di illuminazione che abbiamo voluto sottoporre al vaglio della Soprintendenza e che è stato approvato dalla stessa”. Lo ha annunciato Stefano Prisco, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Somma Vesuviana nel napoletano

Iniziamo dalle strade e soprattutto dalle periferie.

“A fine mese inizieremo i lavori che interesseranno strade cittadine a partire proprio e subito dalle periferie, mentre i lavori sulle centrali inizieranno dopo Natale. Abbatteremo le barriere architettoniche a Via Roma, realizzeremo gli attraversamenti pedonali rilevati, la segnaletica orizzontale su tutte le strade, riqualificazione del sistema viario con il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Si tratta della prima parte di un lavoro che rientra in una progettualità più ampia di trasformazione della città.  Mi sento di dire con grande chiarezza – ha proseguito Prisco –  che il 26 Ottobre daremo il via alla realizzazione delle rotonde di cui una Via Bosco/Via Aldo Moro e l’altra Via Pomintella/ Circumvallazione andando a completare il lavoro di messa in sicurezza che con grande impegno sta svolgendo l’assessore alla viabilità Sergio D’Avino, eliminando incroci pericolosi. La prossima settimana approveremo anche il progetto esecutivo della terza, importante, rotonda che riguarderà ancora la zona della Circumvallazione ed esattamente ben due strade a scorrimento veloce e lì realizzeremo una rotonda a forma di fagiolo”.

Nuova illuminazione in tutta Somma Vesuviana e progetto specifico per Casamale e Santa Maria del Pozzo.

“Stiamo dando vita ad un’altra grande opera pubblica su tutto il territorio di Somma Vesuviana con l’adeguamento e la messa a norma dell’intero impianto di pubblica illuminazione. Una grande opera pubblica – ha continuato Prisco –  mai realizzata negli ultimi 20 anni, sostituzione dei pali, dei corpi illuminanti e delle lampade con le più moderne a led. Particolare attenzione per il Centro Storico del Casamale e per Santa Maria del Pozzo. Abbiamo voluto un progetto specifico con verifica della Soprintendenza che ha dato parere favorevole. Il progetto prevede oltre al led anche l’installazione di bracci artistici compatibili con il Borgo”.

Somma Vesuviana ha ben due siti di interesse nazionale come la Villa Augustea con scavi in corso ad opera di un team internazionale di archeologi ed il Complesso francescano di Santa Maria del Pozzo con ben due chiese sotterranee, cripte, affreschi, ma è anche la città dei Musei, da non dimenticare il Museo della Civiltà Contadina ed il Museo delle Tradizioni Etnostoriche situato in montagna nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio. Somma Vesuviana è anche la città che ha l’unico Borco antico rimasto intatto sull’intera fascia vesuviana con la sua caratteristica cinta muraria, ma il paese è conosciuto nel mondo per le sue meravigliosi tradizioni come la Festa delle Lucerne che si ripete ogni 4 anni e per i suoi prodotti agricoli.

Somma Vesuviana, la scuola della discordia in via Trentola

La struttura di via Trentola, definita ultimamente la vergogna nazionale, secondo il parere degli esperti, così come è stata realizzata, non obbedisce all’ottemperanza della normativa prevista in termini di altezza, per cui non è suscettibile del certificato di agibilità. Risulta stranamente inconcepibile come i numerosi professionisti non abbiano rilevato tali inadempienze durante tutto il lungo e tormentato percorso per la realizzazione della struttura.   Nel 1974, l’Amministrazione cittadina, retta dal Commendatore Francesco De Siervo, in relazione ad un vigente e adottato programma di fabbricazione, approvò un progetto generale per la costruzione di una scuola media a Rione Trieste, per i rispettivi importi di £ 541.943.764 e £ 100.000.000. L’ incaricò fu affidato all’ ing. Antonio Cozzolino e l’Arch. Prof. Aldo Loris Rossi con delibera di Giunta n. 1053/1974. Inizialmente lo stabile – afferma l’ing. Vincenzo Romano –  doveva essere costruito tra l’attuale scuola elementare e la ferrovia Circumvesuviana, e precisamente nella località posta tra la dismessa ex via borbonica Reviglione, lo spiazzo antistante l’antica chiesa S. Maria di Costantinopoli e la strada privata di accesso alla proprietà Santoro. Il sito sembrava, inizialmente, una scelta favorevole per l’accorpamento con l’altra struttura scolastica, ma decisamente inidoneo a contenere l’imponente ed avveniristico progetto redatto. Ben presto, infatti, sorsero le prime difficoltà, tanto che il competente Ufficio del Genio Civile restituì il progetto per un’ attenta rielaborazione, dal momento che l’area proposta si presentava insufficiente per il riesame di altri elementi tecnici. A questo punto si rese necessario subito l’individuazione di un altro sito. La scelta cadde, stavolta, su un suolo ben più ampio, ma decisamente più decentrato. Era la zona agricola di Caprabianca, che a seguito di variazione fu resa idonea, favorendo così il conseguente parere positivo dell’ente competente. Il nuovo progetto, redatto dall’arch. Aldo Loris Rossi per l’importo di £ 650.000.000, fu approvato con delibera di Giunta n°266/1976. Intanto, mentre il piano era impigliato nelle maglie della burocrazia, gli infelici studenti erano costretti a svolgere la loro attività tra una sede e l’altra. Dapprima, trovarono sistemazione nella sede, poco agevole, dell’edificio di proprietà del sig. Giovanni Romano; successivamente, dopo l’entrata in funzione della nuova chiesa di Costantinopoli, furono trasferiti nei gratuiti locali destinati alle attività sociali e culturali della comunità parrocchiale. Dopo alcuni anni di permanenza in quella sede, ci fu l’ulteriore spostamento all’attuale e inadeguato secondo piano dell’edificio di proprietà privata verso via Bosco, determinando in questo modo un aggravio di spese amministrative a danno della città. L’imponente progetto costituiva per la zona, senza alcuna ombra di dubbio, una soluzione del tutto originale e futuribile per le funzioni da assolvere. La struttura, però, andava a soddisfare esclusivamente la popolazione scolastica del posto a danno della periferia del rione, che risultava decisamente svantaggiata per i difficili collegamenti viari. Il progetto iniziale dello stabile prevedeva architettonicamente determinate forme arrotondate ed altre con angoli acuti. Erano previsti quattro piani, terminanti con un corpo centrale di scale a forma cilindrica. Certamente non era la soluzione ottimale per lo stabile, in quanto la massima altezza dei fabbricati della zona non doveva superare i due piani. Ebbene, dagli atti consultati, si rileva – continua l’ing. Vincenzo Romano –  che il progetto fu più volte rivisitato e sottoposto a molteplici varianti a partire dal 1977 fino al 1989, quando i lavori furono definitivamente interrotti, lasciando l’opera incompiuta ed abbandonata. Dopo vari anni, l’Amministrazione cittadina, retta dal compianto sindaco Avv. Antonio Piccolo, diede incarico all’ing. Michele Giglio Sessa di redigere un progetto per il parziale funzionamento di nove aule con relativi servizi all’interno della dismessa struttura. Detto progetto, per l’importo di £ 450.000.000, fu approvato e finanziato con mutuo della Cassa DD. PP. (Cassa Depositi e Prestiti). In seguito a gara a licitazione privata, i lavori furono affidati alla ditta Edil Orchidea, con la quale fu stipulato il contratto d’appalto in data 25 maggio 1993. Tale contratto fu successivamente rescisso dal sindaco Alfonso Auriemma con delibera di Giunta n. 69/1995 per inadempienza contrattuale dell’impresa, senza fare alcuna disamina sull’adeguatezza del progetto. All’epoca era assessore all’ istruzione il prof. Ciro Raia. Nell’occasione, l’Amministrazione Auriemma fece redigere un’altra perizia di variante stralcio, affidando il progetto ancora una volta all’ing. Giglio Sessa. Il tutto fu approvato con delibera di Giunta n°616/1995 per l’importo di £ 450.000.000. I lavori furono aggiudicati, con gara di pubblico incanto, all’Impresa GI. BA. di Cimitile. Lo stabile, purtroppo, non sarebbe mai entrato in funzione. Di conseguenza, ancora una volta, il complesso fu lasciato nel totale abbandono e in balia dell’incuria e dei vandali. Più tardi, nel 2003, l’Amministrazione D’Avino ritornò sull’annoso argomento. All’epoca la città di Somma era classificata, per i sopraggiunti eventi sismici, come S=9 (Zona di II categoria). Per la verifica dell’idoneità dello stabile, l’Ufficio Tecnico municipale propose all’Amministrazione di ricorrere a professionisti esterni. A tal riguardo fu incaricato l’ing. Vincenzo Esposito di Marigliano per verificarne la staticità e di idoneità dell’edificio. Successivamente, con delibera di Giunta n. 33/2004, l’Amministrazione conferì l’incarico agli architetti Alberto Angrisani e Aniello Mocerino e all’ ing. Luigi Aliperta per redigere il progetto definitivo ed esecutivo dei lavori per il completamento della scuola. Con delibera di Giunta, stavolta, n°75/2009 fu approvato nuovamente il completamento della scuola per l’importo complessivo di € 2.653.568,00, affidando i lavori alla Ditta EUROPLANT. Il 6 novembre 2012 ebbero inizio i lavori, che proseguirono fino ad aprile del 2016 sotto la direzione dell’arch. Michele Piccolo. L’ ultimo atto, il 23 gennaio 2017, fu la dimissione del responsabile della sicurezza arch. Antonino Pardo con la nomina dell’ Arch. Michele D’Alessandro, dopo di ché i lavori furono definitivamente sospesi ed incompiuti in attesa di futuri interventi. La struttura, comunque, secondo il parere degli esperti, così come è stata realizzata, non obbedisce all’ottemperanza della normativa prevista in termini di altezza, per cui non è suscettibile del certificato di agibilità. Risulta stranamente inconcepibile come i numerosi professionisti non abbiano rilevato tali inadempienze durante tutto il lungo e tormentato percorso per la realizzazione della struttura. A riguardo – conclude l’ing. Vincenzo Romano – si potrebbe proporre un atto di coraggio: mettere la struttura in vendita per il miglior uso consentito. Gli acquirenti, che certamente non mancherebbero, magari facoltosi imprenditori cinesi, farebbero a gara. Il ricavato costituirebbe una grande risorsa a disposizione dell’ Ente cittadino, che a nostro umile parere, potrebbe investire nella realizzazione nella zona di un moderno complesso scolastico a struttura del tipo pre-fabbricato. Ciò offrirebbe una soluzione innovativa con requisiti di sicurezza antisismica e di facile realizzazione in tempi decisamente brevissimi. Insomma la realizzazione di un’opera a passo dei tempi e della civiltà. E’ un auspicio.  

Sant’Anastasia, Concorsopoli: rito abbreviato per gli indagati, in camera di consiglio il 20 novembre

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 Concorsopoli, il 20 novembre si va in aula. L’inchiesta che portò, il 6 dicembre 2019, all’arresto dell’ex sindaco di Sant’Anastasia Lello Abete, dell’ex consigliere Pasquale Iorio (difeso dall’avvocato Sabato Graziano), di Egizio Lombardi (avvocato Antonio De Simone) che all’epoca dei fatti era segretario comunale di Sant’Anastasia e Pimonte nonché presidente delle commissioni di concorso in entrambi i comuni e di Alessandro Montuori (avvocato Vincenzo Desiderio), titolare dell’agenzia che si occupava delle selezioni e delle prove, si avvia al primo step della vicenda nelle aule giudiziarie. Slittata la data della prima udienza, in precedenza fissata per il 2 novembre, il processo, con rito abbreviato se saranno accolte le richieste in tal senso, inizierà dunque in camera di consiglio venerdì 20 novembre. Lombardi, Iorio, Montuori, hanno tutti collaborato con la Procura, svelando ogni dettaglio dei concorsi «truccati», dei concorrenti che pagavano la vittoria, o anche la sola idoneità, con somme che andavano dai 20mila ai 50mila euro. Abete, invece, che nel frattempo ha cambiato legale affidandosi all’avvocato Domenico Sabbatino, resta l’unico a non aver confessato. Tra le varie accuse di corruzione e di azioni criminose dedite all’illecito superamento di concorsi pubblici, sembra caduta quella di associazione per delinquere già stralciata da una sentenza del riesame, poi oggetto di un ricorso in Cassazione del pubblico ministero. La Suprema Corte, dopo aver annullato la prima decisione del Riesame l’ha rimandata ad altra sezione la quale ha confermato (a metà settembre scorso) invece la decisione iniziale.  Una «vittoria» parziale ma in ogni caso importante ai fini dell’eventuale pena. Intanto, da indiscrezioni fondate, lo scandalo Concorsopoli che – viste le dichiarazioni rese da almeno tre degli indagati – riguardava non solo Sant’Anastasia ma numerosi comuni del vesuviano e oltre, starebbe per deflagrare ulteriormente con l’arrivo di avvisi di garanzia ad amministratori locali e concorrenti paganti in diversi paesi della zona e oltre.

Covid, isolamenti domiciliari a Pomigliano: carenze risolte. Accordo tra Asl e Comune

Il sindaco: “Collaborazione istituzionale necessaria”. L’intervento di Valeria Ciarambino, della commissione regionale Sanità      Fino a ieri decine di cittadini di Pomigliano positivi al Covid oppure in quarantena non hanno potuto ricevere gli aiuti del Comune né essere controllati con la sorveglianza attiva della polizia locale. Motivo: l’Asl non comunicava alla municipalità i loro dati. Ma da oggi il problema è ufficialmente risolto. L’Asl fornirà al Comune tempestivamente tutti i dati che serviranno a offrire i servizi essenziali ai cittadini rimasti in isolamento domiciliare. L’impasse è stato sbloccato durante l’incontro di ieri tra il sindaco Gianluca Del Mastro e i dirigenti dell’Asl Napoli 3 Sud. All’incontro nella sede Asl di piazza Sant’Agnese hanno partecipato il direttore amministrativo dell’Asl Na 3 Sud, Giuseppe Esposito, il direttore sanitario del distretto, Pasquale Annunziata, il responsabile della prevenzione, Alfonso La Gatta, e il consigliere regionale della commissione Sanità, Valeria Ciarambino. “Abbiamo organizzato e rafforzato la rete informativa – annuncia il sindaco – che porterà il Comune a interagire in tempo reale con l’Asl per ottenere i dati aggiornati sul numero dei positivi e degli ospedalizzati in modo da fornire tutte le informazioni alla cittadinanza e poter attivare la rete di sostegno a favore di coloro che non possono lasciare le loro abitazioni”. Dettagliate le modalità di approccio. “Un responsabile della Protezione Civile del Comune di Pomigliano – spiega Del Mastro – lavorerà con i funzionari preposti Asl per l’elaborazione rapida dei dati”. Pomigliano tira dunque un sospiro di sollievo visto che le tensioni stavano aumentando con l’aumentare del contagio. “Serve un lavoro di squadra – commenta infine il sindaco – metterò in campo tutte le risorse umane e tutti gli strumenti per garantire la massima sicurezza e terrò un canale informativo diretto e continuo con i nostri cittadini”. “Per 5 anni in Consiglio regionale – conclude Valeria Ciarambino – mi sono battuta senza sosta per la sanità pubblica e perché il diritto alla salute venisse garantito a tutti i cittadini della Campania, ora sarò al fianco del sindaco e dei cittadini di Pomigliano offrendo il mio contributo per gestire al meglio quest’emergenza. È questo il motivo della mia presenza all’incontro coi vertici dell’Asl Na 3 sud. Durante i mesi del lockdown non ho mai smesso di tenere un contatto diretto con l’Asl e di informare i miei concittadini, ora vista la piena sintonia con l’amministrazione comunale sono certa che potremo collaborare e fare sempre meglio per Pomigliano. La continua crescita dei contagi in Campania preoccupa non poco, anche per le condizioni della nostra sanità che negli anni è stata letteralmente smantellata. I cittadini vanno informati e coinvolti, perchè dai comportamenti individuali dipende il contenimento del contagio. Alla stessa maniera è essenziale che tutte le istituzioni lavorino insieme. Per tale ragione oggi stesso sarò a Roma per incontrare il ministro dell’università Manfredi e chiedergli di intervenire perché i policlinici universitari di Napoli con i loro oltre 1000 posti letto vengano utilizzati al massimo per la gestione dell’emergenza, che sta mettendo in ginocchio i nostri nosocomi. Servono spazi, posti letto e professionalità immediatamente disponibili. Non c’è più tempo da perdere”. Nel frattempo a Pomigliano i cittadini attualmente positivi sono 69, dieci in più rispetto al giorno precedente. Lo ha comunicato ieri sera lo stesso Del Mastro parlando di “69 nuovi positivi”, un’espressione che non va confusa con un aumento esponenziale in un solo giorno degli ammalati di Covid: si tratta in effetti, più semplicemente, degli “attuali positivi”, che in un giorno, quello appunto di ieri, sono aumentati di 10 unità rispetto alle 24 ore precedenti.

Somma Vesuviana, emergenza Covid. Le “ombre” sui contagi e la replica del sindaco

Tante illazioni sul web, videoaccuse e commenti che accusano il sindaco Salvatore Di Sarno di nascondere contagi. C’è anche una interrogazione consiliare a risposta scritta del consigliere di minoranza Vincenzo Piscitelli che chiede di sapere “se ci sono state omissioni da parte delle autorità e non solo comunali, se sono stati omessi controlli o obblighi di quarantena nei riguardi di taluni, aziende o attività”.

Il consigliere chiede trasparenza e noi abbiamo provato a chiedere al sindaco Di Sarno di anticipare una sua replica che sarà comunque dovuta per iscritto. “Quali omissioni – dice il sindaco – di cosa parliamo, qua non c’è nessuna omissione. Vorrei ricordare che tutti i dati che arrivano a me vengono dall’Asl e nello stesso momento in cui sono inoltrati a me, che posso così comunicarli ai cittadini, arrivano anche ai carabinieri. Non capisco di cosa parliamo, non capisco cosa vogliano precisamente, che faccia i nomi forse?”.

Intanto in città i contagi continuano ad aumentare e ad oggi si registrano 104 positivi attivi. Sui social i cittadini sommesi chiedono con forza  controlli più serrati.

Ottaviano, emergenza Covid, il Comune eroga un contributo per i commercianti

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Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di  Ottaviano   Emergenza covid: arriva il bonus del Comune di Ottaviano per tutte le attività commerciali della città. È stata approvata in giunta la delibera proposta dagli assessori Biagio Simonetti (che ha la delega al bilancio) e Giorgio Marigliano (commercio) che prevede l’erogazione di 500 euro per ogni commerciante che presenti un’apposita istanza. Le attività economiche che possono accedere al beneficio devono essere in regola con i contributi previdenziali e con i tributi comunali, oltre che avere la sede operativa nel Comune di Ottaviano. Nei prossimi giorni gli uffici del Comune provvederanno agli atti successivi, con un avviso che sarà pubblicato sul sito internet dell’ente al quale potranno rispondere i commercianti. Per fronteggiare l’emergenza covid, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luca Capasso ha stanziato 70mila euro, predisponendo una voce nel bilancio: da tale fondo saranno presi i contributi per le attività commerciali, fino all’esaurimento del budget. Spiega il sindaco Luca Capasso, con gli assessori Simonetti e Marigliano: “Siamo uno dei pochi Comuni in Italia che darà un proprio sostegno economico ai commercianti. Avremmo voluto dare di più, ma dobbiamo fare i conti con un’esiguità di risorse che riguarda tutti i Comuni italiani: è stato già complicatissimo reperire tali fondi. Siamo arrivati a questo risultato attraverso un lavoro di squadra importantissimo, che ha coinvolto tutto il consiglio comunale e il personale dell’ente. È così che si deve lottare contro il covid, restando uniti e marciando tutti dalla stessa parte.