Vendita a domicilio: Campania prima regione del Sud con 170 milioni di fatturato e 22mila venditori, il maggior numero in Italia

Univendita rende noti i dati regionali 2019 delle aziende associate. La Campania è la seconda regione in classifica per fatturato: quasi 170 milioni di euro, che rappresentano il 10,7% delle vendite nazionali. Nella Regione operano 22.500 venditori, il 15,4% del totale. Il presidente Ciro Sinatra: «Dopo il lockdown il nostro settore è stato protagonista di una pronta ripresa e sta attirando un gran numero di persone alla ricerca di una seconda vita professionale» La Campania è protagonista quando si parla di vendita a domicilio. Secondo i dati 2019 relativi alle imprese associate Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore, la Campania primeggia per numero di venditori: ben 22.575, il 15,4% dei 146mila addetti che lavorano per le aziende di Univendita. E la Campania è seconda in classifica per quanto riguarda il fatturato, con 169 milioni 846 mila euro, pari al 10,7% del fatturato complessivo delle aziende di Univendita (pari a 1,587 miliardi di euro). L’area del Sud e Isole rappresenta il 34,3% delle vendite nazionali. In questa area, dopo la Campania, in classifica troviamo Sicilia (115 milioni 876 mila euro, il 7,3% del totale italiano) e la Puglia (104 milioni 765 mila euro, 6,6%). Per quanto riguarda invece la classifica nazionale del fatturato, la Campania è preceduta dalla Lombardia (con 242 milioni 854 mila euro, il 15,3% del totale) e seguita dal Veneto (9,9% del fatturato, pari a 157 milioni 147mila euro). Complessivamente, nelle regioni del Sud e Isole opera quasi la metà dei venditori italiani, il 49,8%. Ancora una volta è la Campania a guidare la classifica, seguita da Sicilia (20.229 venditori, pari al 13,8% del totale) e Puglia (13.926, 9,5%). «Il Sud primeggia per numero di venditori – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra – e questo si deve al fatto che in quest’area, dove la bassa occupazione femminile è un problema, la vendita a domicilio viene scelta da un alto numero di donne perché con questa attività possono conciliare lavoro e impegni familiari». Se i dati 2019 confermano le tendenze degli anni precedenti, alcune sorprese potrebbero arrivare dalle future rilevazioni post-Covid. «È naturalmente troppo presto per poter ipotizzare se l’impatto della crisi si tradurrà in grossi cambiamenti nella distribuzione regionale di fatturato e di venditori – sottolinea Sinatra –. Ciò che sappiamo è che dopo il lockdown la vendita a domicilio è stata protagonista di una pronta ripresa, con livelli di fatturato nei mesi estivi in crescita rispetto al 2019. Possiamo quindi prevedere che il nostro settore, che ha sempre svolto un ruolo anticiclico dal punto di vista occupazionale, continuerà ad attrarre nei prossimi mesi un gran numero di persone alla ricerca di una seconda vita professionale o di una modalità per integrare il reddito familiare. Le nostre imprese in questo momento offrono oltre 30mila opportunità di lavoro supportate da percorsi di formazione gratuita e qualificata».

Camposano, sicurezza sui luoghi di lavoro e lavoro sommerso: sequestrato un cantiere

Nell’ambito dei servizi disposti dal comando provinciale di Napoli, i carabinieri della stazione di Cimitile insieme a quelli del nucleo ispettorato del lavoro di Napoli hanno controllato varie attività con lo scopo di fronteggiare il fenomeno del lavoro sommerso e tutelare il lavoratore. Durante le operazioni, i militari dell’Arma hanno denunciato per violazioni al testo unico per la sicurezza il datore di lavoro di un cantiere edile in camposano. L’uomo non aveva verificato l’idoneità delle ditte in subappalto. Denunciato anche il datore di lavoro di una delle imprese in subappalto presente nel cantiere. 2 i lavoratori irregolari che non avevano svolto la prevista visita medica e non erano stati informati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Il cantiere è stato sequestrato preventivamente e ammontano a un totale di 44mila euro le sanzioni irrogate. I servizi continueranno nei prossimi giorni.

Pomigliano, dopo il focolaio nella scuola i positivi salgono a 59. Problemi tra Asl e Comune

Alle 12 di oggi il sindaco Gianluca Del Mastro incontrerà il direttore sanitario del distretto Asl, a piazza Sant’Agnese       “Non possiamo controllare e aiutare circa 60 tra soggetti risultati positivi o messi in quarantena. Il motivo ? l’Asl non ci ha fornito i loro dati. Credo che il distretto sanitario abbia problemi legati alla scarsità di mezzi e personale”. E’ l’allarme lanciato ieri da Lucia Casalvieri, responsabile del COC, il Centro Operativo Comunale che si sta occupando dell’emergenza Covid nel territorio di Pomigliano. Qui l’altro giorno è scattato l’allarme per un focolaio scoppiato in una scuola elementare, la scuola “Ponte”, dove sono risultati positivi 18 bambini e 4 maestre, 3 delle quali però risiedono in altri comuni. La scuola è chiusa dal 6 ottobre. Il problema però è che il Comune non può far scattare il protocollo previsto in questi casi e cioè la sorveglianza attiva, delegata alla polizia municipale, e gli aiuti alle famiglie in quarantena, come i servizi di raccolta separata dei rifiuti e di spesa a domicilio. “L’Asl non ci fornisce da giorni gli indirizzi e i numeri di telefono dei soggetti positivi e dei loro congiunti in quarantena – ribadisce Lucia Casalvieri – in questo modo è impossibile applicare la legge”. Dal canto suo l’Azienda sanitaria locale Asl Napoli 3 sud non ha potuto fornire spiegazioni sul disservizio. “C’è una disposizione in base alla quale non possiamo fornire informazioni ai giornalisti”, la risposta dall’ufficio stampa dell’ente pubblico. Ma le preoccupazioni restano. Ieri il Comune di Pomigliano ha inviato una richiesta all’Asl finalizzata a una maggiore tempestività delle informazioni relative allo sviluppo del contagio. “Con il focolaio scoppiato nella scuola Ponte – aggiunge la Casalvieri – i contagi a Pomigliano sono saliti a 59. Per 30 persone positive e i loro familiari abbiamo potuto far scattare il protocollo della sorveglianza attiva e degli aiuti ma per i bambini, per altri quattro cittadini e per circa una quarantina di congiunti non è stato possibile fare niente a causa dell’assenza di dati”. Anche il comandante della polizia municipale di Pomigliano ha voluto rendere note le difficoltà dovute a questa carenza. “Fino a qualche giorno fa – racconta il colonnello Luigi Maiello – mi sono recato personalmente a prendere i dati direttamente nelle sedi principali dell’Asl, nella zona torrese-stabiese, a decine di chilometri di distanza da qui. Noi poliziotti municipali dobbiamo sapere dove si trovino i cittadini risultati positivi e tutti quelli che pur non risultando positivi sono stati messi in quarantena perché dobbiamo controllare che non escano di casa. Ma in queste condizioni far scattare la sorveglianza attiva è impossibile: se l’Asl non ci dà nomi e indirizzi non c’è controllo”. Intanto alle 12 di oggi il sindaco di Pomigliano Gianluca Del Mastro incontrerà il direttore sanitario del distretto, Pasquale Annunziata. Obiettivo: tentare un fattivo e concreto coordinamento tra Comune e autorità sanitarie locali per fronteggiare al meglio le emergenze.

Somma Vesuviana, ancora un laboratorio d’eccellenza a Santa Maria del Pozzo

Dopo il restauro dei dipinti murali e dei testi antichi, ancora un laboratorio/scuola a Santa Maria del Pozzo: “traslazione e studio di reperti osteologici umani”, datati tra il XVI e XVIII secolo, e rivolto a 10 stagisti.   Il corso di n. 60 ore (20 di teoria e 40 di pratica/laboratorio) si terrà presso il Complesso Monumentale “Santa Maria Del Pozzo” di Somma Vesuviana ed avrà inizio entro il 2020. “Il lavoro, difficile e delicato – spiegano il Padre Guardiano O.F.M. Casimiro Sedzimir ed il Prof. Emanuele Coppola, Direttore Beni Culturali del Complesso – è urgente e necessario, al fine di garantire una migliore conservazione dei resti ostologici umani conservati maldestramente nel pronao/cripta della sotterranea chiesa trecentesca. La traslazione delle ossa, in ambienti più idonei, sarà accompagnata da un approfondito studio delle stesse che prevede, oltre ad una accurata pulizia, anche una catalogazione, una datazione, una ricostruzione storica  e tutto quanto serva a restituire dignità a ciò che resta dei nostri predecessori”. I contenuti scientifico/disciplinari del corso comprendono la storia dell’archeologia vesuviana,  metodologia della ricerca archeologica, tecniche di datazione dei reperti, analisi dei reperti osteologici umani, catalogazione e documentazione archeologica, legislazione di Beni Culturali, sicurezza sul lavoro. Il corso si avvale della Direzione Scientifica dell’Archeologo Prof. Antonio De Simone e della collaborazione del Direttore Sanitario, nonché storico locale Dott. Domenico Russo, del già Ispettore Beni Culturali Dott. Carlo Caracciolo, dello psichiatra/psicoterapeuta Dott. Giuseppe Auriemma, della Dottoressa Francesca Allocca, dell’Architetto Antonio Auriemma. In laboratorio, gli stagisti saranno seguiti dai tutor: Dott. Vincenzo Castaldo, Dott.ssa Jessica Casolaro e dagli assistenti: Dott.ssa Emilia Esposito, Prof.ssa Elena Coppola. La Segreteria Didattica sarà affidata alla Rag. Prog. Luigia Monda All’incontro organizzativo, presenti anche il Sindaco Dott. Salvatore Di Sarno e L’Assessore Avv. Rosalinda Perna, i quali, entusiasti di tale importante iniziativa, si sono resi da subito disponibili a partecipare nella forma e nei modi che l’Ente riterrà più efficiente ed opportuno. Presenti, come già in passato, anche i giovani del Rotaract Club PoggiomarinoVesuvio Est con il Presidente Nello Alfonso Maresca e il PassPresident Marilena Maresca, contenti  di sostenere parte delle spese che un tale impegno tecnico/scientifico prevede. A breve il bando e i requisiti per la partecipazione.    

Agosto 1861: il brigante Vincenzo Barone viene ucciso: qualcuno non vuole che parli  con i giudici…..

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Il mistero delle lettere che Barone portava con sé anche la sera in cui fu ucciso e che vennero sequestrate dagli ufficiali dei bersaglieri: solo qualcuna di queste lettere fu registrata negli atti del processo. Bisognava tutelare i “galantuomini” che avevano avuto contatti con i briganti, ma che nella primavera del ’61 divennero “filopiemontesi e savoiardi”. Le contraddittorie “versioni” dell’uccisione di Vincenzo Barone.   Nella primavera del ’61 Silvio Spaventa chiese ai comandanti delle truppe “piemontesi” impegnate contro i briganti di far capire con chiarezza ai “galantuomini” che dovevano schierarsi apertamente per i Savoia, e che non sarebbero stati più consentiti esercizi di “doppiogioco” e tattiche di attesa. Ai “galantuomini” che si dichiaravano immediatamente “savoiardi” sarebbe stata perdonata anche qualche “amicizia” pericolosa. Nel territorio vesuviano i “proprietari” si adeguarono subito al mutamento del clima: solo pochi decisero di non tagliare del tutto i vincoli con il passato, e tra questi Nicola e Achille Figliola, figure importanti del sistema socio- economico nel territorio tra Sant’ Anastasia e San Sebastiano, ma i soldati della brigata Aosta li trassero in arresto, per dare un segnale. Anche i briganti incominciarono a pentirsi. Il primo ad abbandonare Vincenzo Barone fu uno dei suoi luogotenenti, Pasquale Minore, che, sceso a Napoli a comprare munizioni, non tornò più sul monte.Fu catturato il brigante Domenico Natalizio, il quale raccontò al giudice Mezzacapo che lo avevano spinto a entrare nella “comitiva” di Barone “galantuomini di Somma e di Sant’Anastasia”, che egli – così fu scritto nel verbale- ” conosceva solo di veduta”. Il giudice Mezzacapo non era un uomo curioso, e perciò non pretese che Natalizio ne descrivesse qualcuno, di quei galantuomini. Le Guardie Nazionali di San Giorgio a Cremano arrestarono Francesco Ottajano, figlio di Raffaele, l’oste di Sant’Anastasia che “arruolava sbandati”. Egli confessò subito d’essere andato a Portici per consegnare una lettera di Barone al Conte Caracciolo di Torchiarolo, “che già era in grave sospetto al Governo e sorvegliato di P.S.”. Mentre lo portavano a Napoli, l’Ottajano, “spontaneo”, indicò ai militi Leonardo Di Gaetano, che aveva visto nella folla dei passanti, e lo denunciò come fornitore di cibo alla banda per ordine di Andrea Tarallo. Inoltre, Francesco Ottajano confermò che Vincenzo Barone portava con sé un gran numero di “biglietti e di missive” che gli venivano inviati da personaggi importanti del territorio, e che non si staccava mai da questo tesoro. Le autorità politiche napoletane capirono che era venuto il momento di porre fine alla storia della banda Barone e di chiudere per sempre non solo il capitolo, ma anche il libro, senza lasciare spazio ad appendici, note e commenti. La storia si concluse la sera del 26 agosto 1861.Gli “informatori” comunicarono a Vincenzo Miranda, capitano della Guardia Nazionale, e il Miranda riferì ai comandanti del 6° reggimento,  che Barone stava a Trocchia in casa di una vedova alla quale qualcuno attribuì il poetico nome di Palommella, e la penna dei carabinieri piemontesi quello di Paldomolla, ma che secondo il sindaco di Trocchia si chiamava Palamolla, e forse era Pallamolla. Al calar della sera il palazzo fu circondato da carabinieri, soldati e guardie nazionali. Un ragazzo che stava di guardia aprì immediatamente il portone: salirono di corsa al primo piano i comandanti Sartoris e Calcagnini, il capitano Giuseppe Magnani, il tenente Gaetano Negri che sarebbe diventato senatore, sindaco di Milano e scrittore:  a lui si deve una imponente biografia di Giuliano l’Apostata. I soldati del 6° bloccarono nel corridoio Vincenzo Miranda che si stava lanciando giù da una finestra. In una stanza trovarono Luisa Mollo, la “donna” di Barone, che già pensava al domani. Negri nelle sue lettere, e Sartoris nella relazione ufficiale, raccontarono che la donna aveva indicato, con uno sguardo, un armadio chiuso. Lì era nascosto Barone. Calcagnini e Sartoris sfondarono uno sportello con il calcio delle carabine, il brigante sparò gridando, forse, “sono qui”, il Sartoris attraverso lo squarcio gli scaricò addosso la sua arma. Il Negri scrisse, invece, che “una scarica generale” s’era abbattuta immediatamente sull’uomo chiuso nell’armadio. Finalmente aprirono le ante: Barone respirava ancora: era ferito al petto e, secondo la relazione del Sartoris,  impugnava la pistola. Si spense dopo pochi minuti, “il terribile brigante”. Il sindaco di Trocchia, Domenico Russo, compilò l’atto di morte: L’anno 1861, il 28 agosto, alle ore 21 davanti a noi sono comparsi Raffaele Gammella, di anni 41, salassatore domiciliato in via Regina a Trocchia, e Vincenzo Mellone di anni 42, di professione serviente regnicolo, domiciliato in Pollena, e hanno dichiarato che il 27 agosto 1861 alle ore 2,30 di notte è morto nella casa degli eredi Palamolla Vincenzo Barone di anni 22 circa, di professione telajolo e proprietario, domiciliato in Sant’Anastasia, figlio di Luca proprietario e di Serafina Coppola. La mattina del 28, alle 7,30, in Sant’Anastasia i bersaglieri di Calcagnini fucilarono Vincenzo Miranda, e ne esposero al pubblico il cadavere, accanto a quello di Vincenzo Barone, che stava supino, la testa appoggiata allo scalino della fontana in Piazza Trivio. Addosso a Barone e in una bisaccia  i carabinieri trovarono un fascio di lettere. E di molte lettere parla anche il Negri. Ma solo poche vennero lette durante il processo. Quando il giudice istruttore chiese alla monaca di casa Maria Luigia De Luca di spiegare il senso dei “biglietti” inviati a Barone in cui ella parlava dello “sviscerato amore” che provava per lui e prometteva la fornitura di sigari, liquori e di polvere da sparo, la monaca presentò due “certificati”, uno fornito da Vincenzo Giova, ufficiale della G.N. di Somma, l’altro da un capitano del 2° battaglione dei bersaglieri, in cui si dichiarava che Antonio, il fratello della monaca di casa, era “autorizzato” a procurarsi tutte le notizie sui covi di Barone “ anche dovendo mettervisi in corrispondenza”, e che Antonio e la sorella avevano comprato da Saverio Ardolino, per 50 ducati, l’informazione che Barone era nascosto nella casa degli “eredi Palamolla”. I bersaglieri e le Guardie Nazionali non tentarono di prendere vivo Vincenzo Barone. I morti non parlano, e di lettere e di carte che prima ci sono e poi, all’improvviso, non ci sono più sono piene le cronache giudiziarie della nostra Italia. Gli archivi sono da sempre il covo di maliziosi “munacielli”……

I numeri del gioco in Campania

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Il gioco fa parte della tradizione campana da tempi lontanissimi. Basti pensare che persino negli scavi archeologici di antiche città d’epoca latina sono stati rinvenuti dadi e tavole da gioco. Nei secoli, tante diverse culture hanno fatto sentire un loro particolare influsso sulla regione, portando in Campania diversi giochi di diverse tradizioni. Questi giochi sono stati rielaborati in molti modi e con molta originalità, ne sono nate tante forme di gioco nuove e particolari. Basti pensare alle celeberrime carte da gioco napoletane, un vero e proprio simbolo popolare di Napoli e del sud Italia più in generale. Quello per il gioco è un amore trasversale, che tocca tutte le età, tutti i sessi e tutti i ceti sociali. Nel corso dei secoli hanno giocato a carte le grandi dame della dinastia aragonese, così come i marinai al porto di Napoli. Il gioco da sempre è un grande aggregatore sociale, occasione di sfida e d’incontro. Un tempo a dominare il mercato del gioco erano le scommesse, le carte, le lotterie tradizionali, le schedine del Totocalcio e del Superenalotto, i gratta e vinci. Oggi il mondo del gioco vive delle evoluzioni profondissime. La tecnologia ha portato a cambiamenti profondissimi in ogni settore della nostra vita e ne porta sempre di più anche nel gioco. Il gaming online rappresenta oggi uno dei settori più redditizi e in crescita dell’intero mercato mondiale. Smartphone, computer e molti altri dispositivi ci permettono di giocare a qualsiasi ora del giorno e della notte, in ogni luogo. L’esperienza di gioco diventa sempre più personalizzata, tutto si fa sempre più a misura d’utente. Il mondo del gioco non smette di svilupparsi e di adeguarsi a nuove esigenze, il tutto garantendo standard di sicurezza sempre più elevati. Aumenta la proposta, cresce il numero delle app per dispositivi mobili.
Fonte: Pixabay Autore: studiofotograv
La Campania è la seconda regione italiana per spesa riservata al gioco online, subito dopo la Lombardia. Secondo i dati raccolti da AGIMEG (Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco) e pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in Campania la spesa complessiva annua dedicata al gioco online si attesta intorno agli 1,8 miliardi di euro. La provincia di Napoli è in testa alla classifica con 945 milioni di euro annui, seguita dalla provincia di Salerno con i suoi 263 milioni di euro e da quella di Caserta che arriva a toccare i 232 milioni di euro. In provincia di Avellino è stata calcolata una spesa di 107 milioni, in quella di Benevento di 80 milioni. Guardando invece alla spesa pro capite, in testa alla classifica troviamo Caserta con una spesa media individuale di 350 euro l’anno, seguita da Salerno con i suoi 330 euro di spesa pro capite annua. Napoli con una spesa media individuale di 306 euro l’anno è poco avanti a Benevento con la sua media annua di 292 euro. Avellino chiude la classifica con 257 euro di spesa media pro capite annua. I giocatori campani sembrano prediligere in particolare le scommesse sportive e il poker. Uno dei passatempi più apprezzati risulta essere la partita a poker con gli amici, anche online. Tra le parole chiave più cercate su Google troviamo infatti “poker online con gli amici”. Si stima che circa il 60% dei giocatori siano uomini, mentre le donne circa il 40%. Secondo i dati raccolti, le giocatrici di sesso femminile preferirebbero di gran lunga i giochi di slot machine, soprattutto nelle loro versioni online. I giocatori di sesso maschile invece sembrerebbero invece prediligere di gran lunga i giochi di carte. Il mercato del gioco online non solo segna una grandissima crescita, ma vede un futuro di stime più che rosee. Secondo gli ultimi studi di settore, si stima che a livello mondiale il giro d’affari crescerà fino a toccare i 90 miliardi di euro entro il 2024. La cosa non stupisce gli esperti, essendo questa una tendenza in perfetta armonia con la crescente digitalizzazione della popolazione mondiale. Il gaming online è quindi un settore che offre prospettive di crescita e attira sempre più investitori in Campania, in Italia e nel mondo.
Fonte: Pixabay Autore: ToNic-Pics

Sant’Anastasia, caso Covid in municipio, domani Palazzo Siano resterà chiuso

Un caso Covid in municipio, domani (giovedì 15 ottobre) Palazzo Siano rimarrà chiuso per la sanificazione e saranno comunque ricostruiti i contatti ed effettuati i tamponi a chiunque sia considerato a rischio, tra parenti, amici e colleghi di lavoro. Al momento i casi di Covid a Sant’Anastasia sono saliti a 29, con 60 persone in isolamento fiduciario. Il sindaco Carmine Esposito non segue invece la scia di comuni limitrofi che hanno disposto la chiusura delle scuole per allerta meteo, domani a Sant’Anastasia si farà regolarmente lezione.

Somma Vesuviana, D’Avino: “Il Covid non ferma il nostro operato: Abbiamo iniziato con il rifacimento di 16 strade”

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Riceviamo e pubblchiamo dal Comune di Somma Vesuviana  

D’Avino (Assessore alla Viabilità) : “Il Covid non ferma il nostro operato. Oggi iniziata la trasformazione della città. Abbiamo iniziato con rifacimento di 16 strade e la realizzazione di 4 rotonde per eliminare definitivamente gli incroci pericolosi, installazione di dissuasori, dossi, paletti per percorsi pedonali protetti, poi le telecamere. Quasi pronta la ZTL per il Borgo Antico, la prima dopo decenni di polemiche, amministrazioni e dibattiti”. 

“E’ vero che l’emergenza Covid impegna 24 ore su 24 ma l’Amministrazione presieduta dal sindaco Salvatore Di Sarno non si ferma. In queste ore abbiamo dato vita ad una grande opera pubblica in grado di mettere in sicurezza la viabilità interna al paese: rifacimento di 16 strade. Con la pioggia ed i emergenza sanitaria i lavori comunque non solo sono iniziati ma stanno proseguendo a ritmo incessante. La Circumvallazione è un cantiere aperto, e così decine di strade sommesi. Dissuasori nelle zone centrali e periferiche di Somma Vesuvuiana, segnaletica verticale e orizzontale su tutto il territorio ed ancora dossi in punti nevralgici, archetti, paletti per la realizzazione di percorsi pedonali protetti, installazione di telecamere. Domani realizzeremo la prima di ben 4 rotonde per l’eliminazione di incroci pericolosi. Si inizierà dall’incrocio tra via Macedonia e Circumvallazione nei pressi della località di Rione Trieste. Inoltre è quasi pronta la ZTL per il Borgo antico del Casamale e regolamentare finalmente, dopo decenni di dibattiti e numerose amministrazioni, il traffico nel cuore del Centro Storico che va invece tutelato”. Lo ha dichiarato Sergio D’Avino, Assessore alla Viabilità del Comune di Sarno. E l’Amministrazione presieduta dal sindaco Salvatore Di Sarno è un’Amministrazione che lavora con piena sinergia di squadra, in questo caso Assessorato alla Viabilità sotto la guida di Sergio D’Avino e Assessorato ai Lavori Pubblici guidato da Stefano Prisco.

Domani al via la Rotonda stradale Macedonia/Circumvallazione per una Somma Vesuviana sempre più sicura e bella.

Un’Amministrazione, quella Di Sarno, la prima a mettere mano dopo 20 anni anche ad un’altra, grande opera pubblica: la nuova illuminazione!

Terra dei fuochi, al via le attività del protocollo per la gestione die pneumatici fuori uso

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I Sindaci dei Comuni nelle province di Napoli e Caserta incontrano l’Incaricato per la Terra dei Fuochi, Filippo Romano, per fare il punto sulle attività del Protocollo, che fino ad oggi ha liberato il territorio da 22.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso abbandonati.

 

Sono intervenuti all’incontro il Comandante del Comando Forze Operative Sud, Generale di Corpo d’Armata Giuseppenicola Tota, e il Direttore Generale di Ecopneus Giovanni Corbetta.

 Un concreto contributo alle emergenze ambientali del territorio e per il contrasto alle attività di gestione illecita dei rifiuti. Questo il ruolo del “Protocollo per l’attuazione di interventi straordinari di prelievo dei Pneumatici Fuori Uso dal territorio delle Province di Napoli e Caserta”, che dal 2013 continua a dare risposte concrete alle criticità presenti sul territorio legate agli abbandoni di Pneumatici Fuori Uso.

L’incontro di oggi, che si è tenuto a Palazzo Salerno sede del Comando delle Forze Operative Sud dell’Esercito Italiano alla presenza dei Sindaci dei Comuni della Terra dei Fuochi interessati dalle attività del Protocollo, ha tracciato un bilancio delle attività per ottimizzare il coordinamento sul territorio tra i vari soggetti coinvolti e per rispondere sempre meglio alle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, individuando anche potenziali aree di miglioramento.

L’incontro, infatti, ha approfondito aspetti strategici ma anche tecnico-operativi delle attività, insieme ad Ecopneus – la società senza scopo di lucro principale operatore in Italia nella gestione dei PFU – che attraverso la società Geos Environment garantisce il corretto recupero dei PFU conferiti dai Comuni, perché tornino ad essere risorsa utile per i cittadini, sotto forma di gomma riciclata ed energia. Le attività del Protocollo sono supervisionate regolarmente dal “Comitato di vigilanza sull’attuazione degli interventi di prelievo e gestione degli Pneumatici Fuori Uso nel territorio delle Province di Napoli e Caserta”, istituito in seno al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e presieduto dal Dr. Sergio Cristofanelli.

L’Incaricato per il contrasto al fenomeno dei roghi di rifiuti, il Viceprefetto Filippo Romano, ripone grande affidamento sull’efficacia dell’azione di recupero svolta da Ecopneus: “una best practice” afferma “che può diventare un punto di riferimento per altre filiere produttive, anche per ciò che concerne il recupero dei materiali esausti non provenienti dalle filiere legali, bensì da ingressi irregolari di prodotto dall’estero o aziende locali che operano “al nero””.

Dal 2013 ad oggi sono complessivamente oltre 22.000 le tonnellate di Pneumatici Fuori Uso rimosse dalle strade delle Province di Napoli e Caserta e recuperate grazie al Protocollo. Un’attività di raccolta e recupero che si aggiunge alla costante e quotidiana attività di raccolta dei PFU da parte di Ecopneus presso i gommisti della Regione, così come avviene in tutto il resto d’Italia.

La raccolta dei PFU sul territorio è arrivata solo nel 2020 a 278 tonnellate (gennaio-settembre) e ha visto coinvolti ad oggi 37 Comuni delle Province di Napoli e Caserta. Nel 2019 Sono state invece 410 le tonnellate di PFU prelevate e 40 i Comuni coinvolti.

Ai quantitativi rimossi dalle strade si aggiungono 19.011 tonnellate rimosse grazie al Protocollo in tre grandi accumuli che da molti anni affliggevano il territorio: a Scisciano (NA) 8.483 tonnellate di PFU rimosse nel 2013, a Napoli in zona Gianturco dove 6.135 tonnellate sono state prelevate nel 2016 e a Villa Literno (CE), dove nel 2018 sono state rimosse 4.390 tonnellate di PFU.

Numerosi anche gli interventi sul territorio di valorizzazione della gomma riciclata così raccolta; da citare il parco giochi nel Rione Parco verde di Caivano, il campo da calcio in erba sintetica dello Stadio Landieri di Scampia e i campi da calcio realizzati nel Rione Vanvitelli a Caserta: impianti per la vita sociale e il benessere delle comunità locali, possibili grazie ad una corretta gestione dei PFU.

Come funzionano le attività del Protocollo

Firmato nel 2013 dal Ministero dell’Ambiente, l’Incaricato del Ministro dell’Interno per il contrasto del fenomeno dei roghi di rifiuti nella regione Campania, Prefetture e Comuni di Napoli e Caserta ed Ecopneus, il Protocollo prevede interventi straordinari di raccolta dei Pneumatici Fuori Uso abbandonati sul suolo pubblico nel territorio delle Province di Napoli e Caserta grazie alle risorse messe a disposizione dai Soci di Ecopneus all’avvio del sistema.

I Comuni, attraverso le società di raccolta da cui sono già serviti effettuano la raccolta sul suolo pubblico per concentrare poi i PFU in aree idonee al loro stoccaggio e permettere il prelievo gratuito da parte di Ecopneus, che invia il materiale a recupero di materia o di energia, sobbarcandosene i relativi costi.

Nola, al vertice dell’Unione degli Interporti Riuniti (UIR) i rappresentanti dei due interporti della Campania

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Riceviamo  e pubblichiamo   Matteo Gasparato, presidente dell’Interporto “Quadrante Europa” di Verona, è stato riconfermato all’unanimità, per il prossimo triennio, alla guida dell’Unione degli Interporti Riuniti, l’associazione nazionale dei soggetti gestori delle infrastrutture logistiche italiane. Sono stati altresì nominati i Vicepresidenti Rocco Nastasi (Interporto di Livorno), Vicario, Giancarlo Cangiano (Interporto Sud Europa) e Claudio Ricci (Interporto Campano). «Una delle azioni principali della UIR – ha dichiarato il Presidente Matteo Gasparato – sarà, nei prossimi mesi, il completamento del percorso legislativo della Riforma della “Legge 4 agosto 1990, n. 240”. Attualmente è in discussione una proposta di legge che recepisce in maniera puntuale le nostre aspettative e ci auguriamo che non venga stravolto l’impianto lungo l’iter parlamentare».  «Il punto di partenza della UIR, per il prossimo triennio, – ha affermato il Presidente – è ovviamente costituito dalle attività svolte negli ultimi anni di presidenza, a partire dalle interlocuzioni con il MIT, con il Ministro De Micheli ed in particolare con il Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Salvatore Margiotta, con i quali sono in essere tavoli per il rilancio del trasporto ferroviario e dell’intermodalità. E poi – ha aggiunto – la rinnovata sinergia con UIRNET che ha dato avvio alla creazione di una cabina di regia, alla cui guida è stato nominato Zeno D’Agostino, che avrà il compito di coadiuvare e supportare il Consiglio di Amministrazione di UIRNet stesso nelle attività di elaborazione e nella realizzazione del nuovo Progetto di Piattaforma Logistica Digitale Nazionale, con il coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria del trasporto». «Riteniamo – ha sottolineato Gasparato – che il sistema degli interporti italiani debba rivestire un ruolo strategico per lo sviluppo del comparto logistico e del sistema industriale italiano; lo ha mostrato in questo periodo di emergenza sanitaria, dimostrando di essere essenziale e organizzato. Gli interporti italiani devono essere riconsiderati delle infrastrutture strategiche per il Paese, e per questo sarà necessario che venga garantita la loro funzione di infrastrutture di interesse pubblico». Tra gli obiettivi per il prossimo triennio: la semplificazione amministrativa e fiscale per le società di gestione interportuale, la crescita dell’intermodalità nazionale mediante lo sviluppo di efficienti collegamenti tra interporti e porti italiani. Unione Interporti Riuniti, che è ad oggi composta da 24 siti logistici, opera per promuovere e sviluppare l’intermodalità nel trasporto e nella logistica. Pur potendo esprimere ancora notevoli potenzialità, la rete interportuale rappresenta oggi in Italia circa il 40 % del valore aggiunto rispetto a quello attivato da tutte reti nazionali della logistica, compreso il mare. Complessivamente la Rete nazionale degli interporti dispone di circa 43 milioni di mq di aree, di cui 32 milioni mq di servizi logistici, 3 milioni di mq di terminal e 5 milioni di mq di magazzini, negli interporti italiani operano 1.200 aziende di trasporto con oltre 20.000 addetti, circa 65 milioni sono le tonnellate di merci movimentate con 50.000 treni e 25.000 mezzi pesanti partiti/arrivati nel 2019.