Sant’Anastasia, l’ex consigliere Carmine Capuano e il Puc: «Sul mio ruolo soltanto bugie e gossip»

Carmine Capuano
Sul piano urbanistico comunale, prima, durante e dopo la scorsa campagna elettorale, se ne sono dette di tutti i colori. Soprattutto dal momento in cui l’ex vicesindaco Carmen Aprea decise di rilasciare un’intervista al mediano.it raccontando le ragioni per cui non si sarebbe candidata e quelle per cui, pur scegliendo per principio di restare in carica, era palese una frattura tra lei, l’ex sindaco Abete e buona parte della precedente amministrazione comunale. Questa frattura era dovuta a divergenze sul piano urbanistico comunale, responsabilità insita nella delega detenuta dallo stesso avvocato Aprea che in quell’intervista, pur non facendo nomi e cognomi, raccontò di pressioni e richieste che non aveva giudicato legittime, augurandosi che il piano urbanistico, oramai pronto e secondo il suo parere rispondente alle naturali aspirazioni di sviluppo del paese, fosse adottato prima del voto. Non fu così. Del Puc in tanti hanno detto in campagna elettorale, additando esplicitamente o meno palesemente, un «responsabile» della non approvazione del piano, un consigliere comunale che avrebbe influito molto sull’arenarsi dello stesso. Tale ex consigliere è Carmine Capuano e, nell’esposto che l’ex funzionario responsabile dell’urbanistica, Luigi Pappadia, ha firmato e presentato ai carabinieri di Castello di Cisterna prima dell’inchiesta Concorsopoli – venuta fuori con gli arresti che datano esattamente un mese fa e che ha poi causato lo scioglimento del consiglio comunale – è chiaramente nominato. Due giorni prima degli arresti, Capuano rilasciò un’intervista al mediano.it e in quell’occasione gli furono rivolte domande precise, gli fu chiesto cioè se avesse interessi di qualche genere, sul Puc per esempio, e lui rispose sostenendo che gli unici interessi riguardavano quelli condivisibili dall’intero paese, prima di ogni altro lo sviluppo di Sant’Anastasia. Oggi, rendendo noto (leggi qui) quanto Luigi Pappadia ha raccontato agli uomini dell’Arma, abbiamo ritenuto opportuno fornire ai lettori entrambe le versioni, affinché tutti possano farsi un’idea della vicenda, un’idea che sia scevra da condizionamenti di ogni genere e risma. Dunque, abbiamo chiesto a Carmine Capuano di rispondere ad alcune domande e l’ex consigliere socialista ha accettato di buon grado. Quella che segue è la trascrizione dell’intervista realizzata ieri, 5 gennaio 2020. Era a conoscenza di un esposto firmato dal dipendente comunale Luigi Pappadia in cui lei viene citato in merito a suoi presunti interessi sul Puc? «Non ero a conoscenza di alcun esposto, della sua esistenza ho appreso, come credo tutti, leggendo le notizie degli ultimi giorni e ribadisco che non ho interessi “personali” rispetto al piano urbanistico comunale». Nell’articolo che sarà pubblicato contemporaneamente a questa intervista, è raccontata la versione di Luigi Pappadia in merito. Nell’esposto si fa il suo nome e si riferisce di un incontro, con l’allora funzionario all’urbanistica e con l’assessore pro tempore, l’avvocato Carmen Aprea, in cui lei avrebbe chiesto di ubicare una zona turistico ricettiva su specifiche particelle, identificabili con terreni di proprietà di una iscritta al Partito Socialista di Sant’Anastasia, una zona che sarebbe stata di interesse di un grosso investitore cinese. E si sostiene che, nello stesso incontro, lei avrebbe insistito sulla necessità di prendere in considerazione, a questo fine, solo e unicamente quelle particelle. Risponde al vero tutto ciò? «Assolutamente no. Io ho chiesto, come ribadisco ancora oggi, che in quel piano urbanistico si prestasse attenzione allo sviluppo di due zone del paese in particolare: una è la zona di via Vallone da via Casaliciello fino alla stazione di Madonna dell’Arco, l’altra è un’area di via Marra, in zona Marciano nelle prossimità di Somma Vesuviana. Per quest’ultima zona c’è un progetto approvato, con finanziamenti della Città Metropolitana che serviranno ad ampliare quella strada e che merita di sicuro attenzione essendo sulla direttrice che porta agli scavi archeologici di Somma». Ed è su quell’area che ci sarebbe un interesse di non meglio identificati investitori cinesi? «Guardi, ho sentito anche io questa fantasia, questa storiella. Non ne conosco, di investitori cinesi interessati a quell’area, ma laddove esistessero non vedo il problema, ben vengano». Lei però avrebbe insistito, in un incontro avvenuto nell’ufficio urbanistica, alla presenza dell’architetto Pappadia e dell’avvocato Aprea, sulla necessità che si prevedesse un’area turistico ricettiva su particelle precise e non su altre. Su terreni cioè che risulterebbero proprietà della famiglia di un tecnico militante nel suo partito. «Io ho sentito solo inciuci e gossip. E se anche fosse? Se quell’area, che ribadisco va sviluppata in questo senso, appartenesse ad uno piuttosto che a un altro quale sarebbe il problema? Io non ho mai chiesto di favorire nessuno e non ho mai indicato a chicchessia particelle precise. Ho solo fatto presente che sarebbe stato opportuno prendere in considerazione quell’area, e ancora ne sono convinto. Ricordo poi benissimo l’unico incontro avuto con l’assessore e l’architetto, un incontro al quale andai, su invito dello stesso assessore Aprea, dopo l’unica riunione avvenuta in materia e alla quale erano presenti sia i consiglieri di maggioranza, sia i consiglieri di opposizione. Fui invitato, rammento bene, perché avevo fatto rilevare, in quella riunione, che c’erano molte cose non chiare, anche rispetto alle normative, e altre che non ci erano state illustrate. Inoltre, va detto chiaro e tondo, quel Puc non piaceva a nessuno. Esiste una lettera firmata da consiglieri di maggioranza ed erano tutti d’accordo sul fatto che il piano andasse messo in discussione». Perché? «Dovrebbe chiederlo a chi ha continuato a dire di non conoscere il piano, di non averlo mai visto, e che pure ha cavalcato l’argomento in campagna elettorale sostenendo che andasse approvato così com’era…non comprendo, se non lo si conosce come si fa a dire che va bene? La verità, l’unica verità, è che quando hanno compreso che quel Puc non sarebbe stato mai adottato, quando il sindaco lo ha detto al suo vice, in tanti hanno pensato che non conveniva sposare la stessa tesi della maggioranza, affermare le stesse cose di Abete. Dunque si sono creati l’alternativa, la contrapposizione, il “mostro” che doveva fare chissà che affare in campagna elettorale…è tattica politica – elettorale, null’altro. Ma scusi, se le dico che qualcosa che non conosco va approvato a prescindere, lei non mi considera schizofrenico?». Per cui lei invece quel piano lo conosce? «Come tutti, da quel che ci è stato illustrato. E, da quel poco che conosco, sono convinto fermamente che sia un pessimo piano, non rispondente alle esigenze di Sant’Anastasia. Ho citato lettere firmate da consiglieri comunali, ne ricordo una in particolare protocollata dall’allora presidente del consiglio comunale, Mario Gifuni. Chiedeva, tra l’altro, di riaprire i termini per le manifestazioni di interesse, anche alla luce di quanto il funzionario Pappadia aveva detto in un incontro ufficiale: ossia che esistevano decine di cittadini e imprenditori interessati a presentare istanze. Gifuni chiedeva anche un’altra cosa: ossia che fossero previsti lotti minimi che andassero dai 1000 ai 1500 metri, e quella richiesta aveva una logica condivisibile per non favorire solo i grandi imprenditori. Ed è uno dei motivi alla base della mia convinzione che tuttora non rinnego, quel Puc è fatto male, malissimo». Tuttavia considera come gossip tutto ciò che la identifica come colui il quale ha spinto a non approvare il Puc così com’è? «Non avevo certo questa potenza, non avrei mai potuto imporre al sindaco una cosa del genere». Aveva la forza di chi poi con la maggioranza uscente ha fatto un’alleanza elettorale… «No, un attimo, chiariamoci bene. L’alleanza con Abete è maturata a marzo 2019, poco prima della presentazione delle liste, ed è facilmente riscontrabile. Tutta la discussione sul Puc avviene prima, a gennaio, quando noi stavamo ancora ragionando con il Pd per cercare una strada alternativa che, purtroppo, non siamo stati capaci di offrire al paese. Anzi, in una riunione avvenuta nella sezione Psi, furono il presidente del Pd e il suo segretario di allora (Antonio Dobellini e Raffaele Mollo, ndr) a dire che i consiglieri comunali avrebbero dovuto chiedere un convegno pubblico sul Puc. Quel piano era inviso a tutti, poi è stato estremamente facile trovarsi un capro espiatorio, costruirsi un “nemico” da abbattere in campagna elettorale inciuciando e mistificando, montando casi, creando il “mostro”. In tanti la politica la intendono così al fine di crearsi consensi maggiori, è uno stile che non mi appartiene e che evidentemente non ha pagato, infatti le elezioni poi le hanno perse lo stesso». Di quest’ultima affermazione le chiederò tra poco ma le faccio notare che la versione dell’ex vicesindaco Aprea è ulteriormente corroborata da quanto il funzionario all’urbanistica di allora, Pappadia, ha raccontato in un esposto. «Ripeto, non conosco l’esposto. Ma posso chiedere e chiedermi come mai questo signore, che è al comune di Sant’Anastasia dalla fine degli anni ’90, non ha parlato subito. Perché, se riteneva questi fatti tanto gravi, non è andato a denunciarli nell’immediatezza e non solo dopo che chi gli aveva conferito un incarico fiduciario ha ritenuto di toglierglielo. Che cos’è, una pressione morale, una vendetta? Io trovo alquanto inqualificabile che un’intera comunità debba sottostare a quelle che posso solo chiamare angherie. Ho letto quanto dice della Gpn e mi chiedo se per caso in questo esposto ci sia anche l’ombra di una parola sulla gestione del cimitero comunale, per esempio, perché di quella gestione è lui il responsabile. Non solo da funzionario, si è anzi nominato responsabile unico del procedimento. Rup. Vale a dire che un responsabile di settore percepisce anche uno stipendio aggiuntivo per tale responsabilità e non mi risulta sia legittimo. Vorrei conoscere un solo anastasiano, politico o no, che parli bene di quanto accade al cimitero comunale. Ha mai applicato penali a quella ditta? Non mi pare proprio. Se posso vorrei lanciare una sfida…». Una sfida? «Si, una sfida. Mi farebbe piacere che ilmediano.it organizzasse un confronto pubblico. Sono disponibile a qualunque discussione, ma non con un funzionario che è pagato per fare quel che deve e che di certo non “eredita” le posizioni e che, anzi, a questo punto fa sorgere il dubbio che lavori per nome e per conto di altri, utilizzando due pesi e due misure. Il confronto, se qualcuno accetterà, andrebbe fatto con soggetti politici. Con altri, onestamente, non discuto». Un confronto sul Puc, dunque? «Certo, quel piano così com’è va rigettato completamente. Non dico di più solo per decenza». Ha fatto riferimento agli argomenti di campagna elettorale di chi poi ha perso le elezioni. Non avrebbe preferito perderle anche lei, alla luce degli ultimi accadimenti? «Io posso solo dire che a noi, intendo al Partito Socialista, non c’è nulla che si possa addebitare. Ciò che è accaduto è una cosa vergognosa per l’intera comunità a prescindere da come andrà a finire, perché per la seconda volta in pochi anni viene sciolto il consiglio comunale. Ma quando i fatti di cui parliamo – quei fatti di cui si sta occupando la magistratura – accadevano, noi eravamo opposizione. Non potevamo immaginare una cosa del genere». Mi scusi, ma quando in campagna elettorale si parlava dei concorsi e delle «stranezze» riscontrate, anche senza supporre il futuro intervento delle forze dell’ordine e della magistratura, voi c’eravate. «Quante cose ha sentito lei nelle innumerevoli campagne elettorali e che si sono poi rivelate inconsistenti? Credo tante. Si montano casi, si insegue il consenso con illazioni, poi sarà tutto da dimostrare, si faranno i processi». Questo è indubbio, i processi si fanno altrove e chi oggi è indagato potrà nel caso dimostrare la sua estraneità ai fatti. Ma quel che le chiedevo è altro: non le è sembrato strano che Sant’Anastasia non abbia aderito al concorsone regionale, che si sia scelto di ricorrere ad un’agenzia privata con affidamento diretto, che ci fossero tra i selezionati nomi che qualche dubbio potevano farlo sorgere? «Io ho appreso i nomi di chi partecipava al concorso quando è cominciata la polemica e comunque non avrei trovato strano ci fossero figli o parenti di chicchessia, oggi sono tutti affamati, assetati, di lavoro. Lo si cerca dove e come si può. Non sta a me, a noi, giudicare se sia corretto o meno che funzionari o persone vicine alla politica facciano partecipare i propri figli o parenti, non so nemmeno se oggi un genitore sia in grado di imporre ad un figlio di non farlo per questioni di opportunità, ma ho seri dubbi in merito. Quanto al concorso regionale, non ci siamo proprio posti il problema perché i concorsi sono stati banditi prima che uscisse il bando Formez». Ed è una scelta, in ogni caso. «Una scelta che politicamente poteva anche essere compresa. Le preselezioni Formez sono finite di recente, si dovranno fare scritti, orali, graduatorie, formazione….vuol dire che, se Sant’Anastasia avesse aderito, i nuovi dipendenti sarebbero arrivati tra tre anni. Il nostro Comune è, non da oggi, senza personale. C’è un’esigenza di forza lavoro urgente, urgentissima. Per cui, all’oscuro di quanto abbiamo appreso poi dell’inchiesta giudiziaria, era una scelta politica che appariva lineare. Un errore? Sfido chiunque a dirlo adesso, troppo facile. E non posso non ripetere che, lungi dall’immaginare una simile vicenda, abbiamo avuto la convinzione, può anche chiamarla presunzione se ritiene, che il nostro gruppo potesse politicamente raddrizzare il tiro rispetto ai primi cinque anni di amministrazione». Ed è già in campagna elettorale adesso? «Se si riferisce a me, Carmine Capuano in particolare, assolutamente no. Dopo le ultime vicende sono fortemente amareggiato». In una recente intervista, risalente ai primi di dicembre, lei disse che è sempre preferibile una cattiva amministrazione ad un commissariamento. Solo due giorni più tardi la comunità ha dovuto digerire gli arresti di un sindaco, di un consigliere, di un segretario comunale. Alla luce di tutto ciò, la pensa ancora così? «Resto fermamente convinto dell’affermazione che feci in quell’intervista. Ma ci sono le eccezioni ad ogni regola, dunque in questo clima dove non si parla più di politica, dove ci sono singoli e fazioni l’una contro l’altra, non credo sia possibile amministrare con serenità. Sant’Anastasia necessiterebbe di un lungo periodo di decantazione, farebbe solo bene alla comunità. Questa è la mia visione personale, d’altronde se come pare si votasse a maggio insieme alle regionali, nuove elezioni amministrative potrebbero rivelarsi risolutive, anche perché immagino che in tanti, posto che abbiano un minimo di amor proprio e dignità, si asterranno dal prendervi parte». E lei? Sarà candidato? «Non ci penso proprio. Assolutamente no. Ma non credo potrò mai smettere di fare politica, con passione e serietà». Un’ultima domanda, che profilo dovrebbe avere secondo lei il futuro sindaco di Sant’Anastasia? «Dovrebbe essere una persona competente, che abbia già dimostrato di voler bene al paese, che metta la politica e il bene comune prima di ogni altra cosa, che non sia animato da alcuna motivazione di rivalsa o di affermazione del proprio ego rispetto agli altri, una persona che si metta al servizio della comunità».      

Sant’Anastasia, la querelle del Piano Urbanistico Comunale, Pappadia: «Erano tutti entusiasti»

Nell’esposto (leggi qui) che il dipendente comunale Luigi Pappadia ha presentato ai carabinieri di Castello di Cisterna, lo stesso ex responsabile dell’urbanistica parla a lungo del Puc. Un argomento sul quale si sono fatte illazioni, anche in campagna elettorale. Prima di affrontare la vicenda «Puc» dal punto di vista dell’architetto Pappadia, ancora oggi dipendente del Comune di Sant’Anastasia in servizio però all’Ufficio Patrimonio, è bene sottolineare che quanto da lui raccontato nell’esposto ai carabinieri non affronta argomenti dei quali gli anastasiani non abbiano mai sentito parlare. Da taluni commenti sui social sembra che qualcuno – togliendo quelli che riprendono da questa testata parole a caso unicamente per strumentalizzare – stia scendendo dal pero. Nell’esposto di Pappadia si affrontano tre argomenti e tre episodi: la penale comminata alla Gpn, il Piano Urbanistico comunale e l’esistenza di una costruzione abusiva di un amministratore comunale e la misteriosa sparizione dell’avvio del procedimento inerente all’abuso che non è mai stato possibile notificare e che sarebbe, così racconta il funzionario, misteriosamente scomparso da Palazzo Siano. Tutti sapevano tutto e tutti ovviamente raccontavano, prima, durante e dopo la campagna elettorale, soltanto le versioni che di volta in volta convenivano a loro. Se questa testata ha deciso di dare spazio alla versione dell’architetto Pappadia, che tra l’altro era già stato invitato in tempi non sospetti e in diretta streaming a fornirla con un’intervista, è stato solo nel momento in cui la denuncia ci è stata consegnata. Non prima, né dopo. Né per strumentalizzare, né per accusare, i processi si fanno nelle aule di tribunale, non sui giornali e meno ancora sui social. E non ci risulta che in questa storia, per nessuno dei tre argomenti, ci siano al momento indagati. La questione è squisitamente politica. Il nostro pensiero non è attinente, ma vogliamo comunque lasciarlo qui a disposizione di chi legge: Sant’Anastasia avrebbe bisogno di un lungo periodo di commissariamento, Sant’Anastasia avrebbe bisogno che, nel caso si voti invece a primavera come è più che probabile, tutti i protagonisti della scena politica odierna facciano non uno ma dieci passi indietro, Sant’Anastasia avrebbe bisogno di pace sociale. Mera opinione che non fa testo, ma la dovevamo. La dovevamo ai lettori, a nessun altro.  Perché pensiamo ancora che gli anastasiani abbiano molto da dare al proprio paese che non è soltanto quello dei concorsi truccati, delle mazzette di ogni epoca, del veleno che in tanti sputano sui social network, delle famiglie e delle fazioni. Perché pensiamo, e su questo insistiamo con forza, che la Politica non sia una cosa sporca e che non sempre chi vi si impegna finisca per macchiarsi. La Politica può e deve essere come Pericle raccontava nel discorso agli ateniesi del 461 a.C. Utopia? Di esempi non ve ne sono tantissimi, è vero, ma siamo fieri di crederci ancora e non esiste veleno che possa farci cambiare idea. E giacché in tanti hanno commentato la prima «puntata» di questa serie di articoli basata sul racconto di Luigi Pappadia, ossia quella che si riferisce alla Gpn, sembra opportuno chiarire che anche lì la questione è politica. Sui social sono comparse evocazioni di manette, “intrallazzi” della Gpn mai qui ipotizzati… non possiamo che suggerire, a chi volesse strumentalizzare gli scritti altrui, di interpretare correttamente. D’altronde, che l’imprenditore Nicola Alfano sia lo stesso che nel 2013 ha denunciato l’ex sindaco Esposito, poi processato e condannato in primo grado per tentativo di induzione indebita, qui c’entra poco. Il signor Alfano le denunce le ha fatte non solo a Sant’Anastasia bensì anche altrove, più di una volta. Ma questo non c’entra davvero nulla con il rispetto di contratti e capitolati e con le ricadute che essi hanno sui cittadini ( e contribuenti). La storia della penale elevata all’azienda Gpn l’aveva già raccontata l’ex consigliere comunale Mario Gifuni, dichiarando che era stato lui stesso a sollecitarne l’applicazione, poi sancita da un tribunale. Nell’articolo pubblicato dal mediano.it la scorsa settimana, se qualcuno non se ne fosse accorto, non c’era alcunché di alieno rispetto a quanto in tanti hanno detto nei comizi e anche in consiglio comunale, se non i dettagli forniti dall’ex responsabile dell’ambiente e raccontati meramente perché furono (anche) quelli a causare la sua rimozione dalla posizione organizzativa e perché furono poco dopo oggetto di un esposto firmato, sottoscritto e consegnato agli uomini dell’Arma. Quanto alla scelta dei tempi, questa testata giornalistica è al di sopra di ogni critica in merito giacché le domande, sull’argomento, sono state fatte più volte, in campagna elettorale, prima e dopo (in dirette streaming facilmente reperibili da chiunque) anche all’ex sindaco Abete che la sua versione l’aveva già data, rispondendo ampiamente sul tema. Ora, il Puc. Ad inizio 2016, quando a Pappadia viene riaffidato il settore urbanistica – edilizia privata, all’assessorato competente c’è ancora l’architetto Stefano Prisco. Poco dopo la delega, per le dimissioni dello stesso Prisco (2018), viene affidata dal sindaco Abete all’avvocato Carmen Aprea. «Il settore mi venne riaffidato – racconta Pappadia – con la precisa direttiva di portare a termine il Puc, previa risoluzione delle tante problematiche verificatesi con i progettisti incaricati di redigerlo con contratto stipulato negli anni 2008 – 2009 (l’incarico lo affidò il sindaco Carmine Pone, ndr)». Infatti, il contratto con i detti progettisti fu risolto. Sulla vicenda è pendente un giudizio tra Comune e professionisti. «Mi venne anche – continua Pappadia – affidato l’incarico di costituire un Ufficio di Piano che avrebbe dovuto concludere la redazione del Puc. Costituito l’Ufficio di Piano, veniva predisposto il Piano Urbanistico per l’adozione in giunta comunale. Il tutto alla luce delle direttive politiche del sindaco, dell’assessore Prisco e, successivamente, dell’assessore Aprea. Ultimati i lavori dell’Ufficio di Piano, l’assessore Aprea indiceva una riunione alla presenza del sindaco, con i consiglieri comunali di maggioranza, gli assessori e gli stessi componenti dell’Ufficio di Piano, al fine di illustrare il lavoro svolto. La riunione terminava con l’entusiasmo e la soddisfazione di tutti i consiglieri intervenuti i quali auspicavano una pronta adozione del Puc da parte della giunta comunale, data la piena rispondenza del piano redatto alle esigenze di sviluppo socio economico del paese. Lo stesso sindaco, che aveva seguito passo passo le fasi progettuali, era entusiasta del lavoro svolto, tanto che a dicembre 2018 la giunta comunale metteva a disposizione dell’Ufficio di Piano i soldi necessari alla stampa del redatto piano urbanistico». Viene da chiedersi – con alla mano la delibera per stanziare i fondi necessari alla stampa – perché far stampare un piano del quale non si era contenti? «Ancora l’assessore Aprea indiceva una nuova riunione – prosegue Pappadia – invitando anche i consiglieri di opposizione. In tale ultima riunione, il consigliere comunale Carmine Capuano cominciò a suggerire di inserire una zona a sviluppo turistico ricettivo a ridosso del confine con Somma Vesuviana data la presenza nel citato paese limitrofo di un polo archeologico. Dopo qualche giorno dalla riunione, l’assessore Aprea mi riferiva che il consigliere Capuano aveva voluto incontrarla per chiederle di ubicare la zona turistico ricettiva su tre specifiche particelle. Io e l’assessore Aprea incontravamo poi il sindaco che ci invitava ad inserire quanto chiesto da Capuano per “questioni politiche”. Successivamente, nel mio ufficio, io e l’assessore Aprea incontravamo il consigliere Capuano al quale comunicavamo che non era legittimo né legale modificare un piano urbanistico su richiesta personale di chicchessia, mentre il consigliere ci riferiva dell’esistenza di un grosso investitore cinese interessato alla realizzazione di una grande struttura ricettiva su quella determinata zona, precisando che o era su quelle particelle o non se ne sarebbe fatto nulla». Da una verifica effettuata, a dirlo è lo stesso Pappadia nell’esposto, le particelle in questione risultarono coincidere con terreni di proprietà della famiglia di un tecnico di area aderente al medesimo partito di Capuano. Le dichiarazioni di Luigi Pappadia, nell’esposto presentato, avallano dunque quanto lo stesso avvocato Aprea aveva detto in un’intervista in diretta streaming con il mediano.it, prima delle elezioni amministrative, quando ancora conservava la carica di vicesindaco e assessore, e poi in alcuni convegni prima e durante la campagna elettorale. «Il piano urbanistico – dice Pappadia – fu dunque completato, senza modifiche, e inviato in ragioneria per gli adempimenti necessari all’adozione da parte della giunta, adozione che non è mai avvenuta». Sulle circostanze, il racconto che Luigi Pappadia fa della vicenda, lo stesso che ha messo nero su bianco nell’esposto ai carabinieri, abbiamo chiesto un commento agli altri protagonisti. L’ex vicesindaco Carmen Aprea ha ancora una volta confermato la sua versione, che coincide praticamente alla lettera con quella resa dall’ex responsabile dell’urbanistica. Il consigliere Carmine Capuano si è reso a sua volta disponibile a rispondere alle nostre domande in merito (alcune dettagliate gliele avevamo già rivolte in un’intervista realizzata in diretta, reperibile facilmente sulla pagina facebook del mediano.it) e la sua verità la trovate cliccando su questo link (qui).

VinGustandoItalia, a Napoli il pane è solo Cafone!

  Alimento principale delle classi povere, ed anche il protagonista indiscusso dei periodi di grande carestia : “IL PANE”. Nei secoli è stato spesso considerato unico nutrimento con cui sostenersi, tanto che in sua assenza i poveri morivano in gran numero. Pensate alla grande carestia che colpì la città di Napoli nel 1763 ed anche la peste del 1656… Il popolo affamato ed il pane impossibile da trovare. Le strade della città piene di moribondi, un pezzo di pane in quel periodo era un bene prezioso, non bisogna quindi meravigliarsi se il pane è stato oggetto di terribili sommosse popolari. Tanto che fu la causa della rivolta popolare che sostenne la rivoluzione francese contro Maria Antonietta. Ce lo ricorda anche un capitolo dei Promessi Sposi in cui Manzoni descrive la “rivolta del pane” con l’assalto al forno di Milano durante la carestia del 1628. Ma vi sono molti altri riferimenti storici circa l’importanza basilare del pane , da Masaniello a Re Ferdinando di Borbone per giungere fino all’ultima guerra mondiale dove il pane era distribuito con una tessera alimentare. Il Pane è unico, il suo odore caldo e fragrante riesce a catturare la fantasia e il naso anche a un isolato di distanza. Il solo profumo del pane è l’inconfondibile promessa di quel sapore speciale che accompagnerà il nostro pranzo. Il pane è il protagonista di un rituale antico che comincia per strada e continua a tavola, con lo scrocchio della crosta che è solo il preludio di quel sapore caratteristico della mollica compatta e morbida che, ogni domenica, finisce puntualmente inzuppata nel ragù, tutti noi Napoletani lo abbiamo fatto, e sfido chiunque a dire il contrario.Il Pane Cafone è un pane tradizionale, cotto a legna e lievitato naturalmente in sacchi di juta. A Napoli è tipico, e le panetterie che lo fanno ancora in modo tradizionale ci sono. I miei ricordi delle domeniche mattina a casa di mia mamma, sia da bambino che da adolescente, sono quasi tutti legati agli odori e ai rumori. “La luce filtrava dalla finestra e le voci dei bambini che giocavano nel cortile si sentivano attraverso la finestra socchiusa. Gli uomini parlavano della partita del Napoli in programma ad ora di pranzo. Dalla cucina si sentivano rumori di mestoli, sportelli che si chiudevano e la voce di mia mamma che cucinava. Da lontano un profumo familiare che mi avvertiva, come quasi tutte le domeniche, che era ora di alzarsi. Il Ragù”. L’odore del ragù che “pippea” sul fuoco, l’odore delle melenzane per la parmigiana, l’odore delle polpette fritte e il rumore del pane ancora caldo e croccante. Ci avete mai pensato al rumore del pane? Quella crosta ben cotta e croccante che quando spezzi con le mani o tagli emette un suono particolare. Quando finalmente mi alzavo dal letto, la prima cosa che facevo, ancora in pigiama era spezzare con le mani un pezzo di pane per metterci sopra un pò di ragù.Era impossibile passare inosservati perchè le briciole ti seguivano fino alla pentola tracciando le prove del tuo reato. Ancora oggi mi ritrovo ad ascoltare quel rumore e a mangiare tutte le briciole che si producono nel tagliarlo. Il pane cafone è un pane tipico napoletano la cui origine pare derivi da “oppan Cafòn”, pane con le funi, perchè gli uomini che portavano questo pane a Napoli, scendevano dalle pendici del Vesuvio  legati a delle funi a cui rimanevano attaccati tra di loro per non perdersi in città. Era un prodotto da forno realizzato dai contadini della provincia di Napoli che, con i loro carretti di legno, giungevano nel centro storico per vendere un panello fresco in cambio di pochi spiccioli. Anche la materia prima utilizzata era poco nobile: si tratta della semplice farina di grano morbido, la 0, che si distingue dal grano duro utilizzato solitamente nelle regioni del Sud. Ma il sapore del pane contadino è stato capace di conquistare anche le bocche nobili, infatti pare che Ferdinando IV ne fosse particolarmente ghiotto, tanto da fare spesso spuntini con il pane. Tempo dopo, il fornitore ufficiale di pane della Real Casa dei Borbone sarebbe diventato un fornaio di San Sebastiano al Vesuvio, altro luogo che vanta una antica storia nel mondo della panificazione.I fornai di S. Sebastiano al Vesuvio, un comune dell’area vesuviana in provincia di Napoli, sono considerati dei maestri nella produzione delle forme di pane che hanno preso il nome dal comune stesso. Il pane di San Sebastiano ha visto negli anni mantenere invariate le regole produttive e gli ingredienti utilizzati così da rimanere un prodotto genuino e di altissima qualità. Il palatone di San Sebastiano ha forma allungata e altezza superiore alla base e quello che rende unica questa ricetta è un’antica e sapiente tradizione contadina: il pane cafone, tipico della Campania ma diffuso in tutte le regioni del Sud Italia, racchiude in sé sapori e profumi di una volta. Oggi il pane cafone è considerato uno dei migliori e più buoni lievitati della panificazione nazionale!  Il Pane Cafone è il simbolo di Napoli e del Sud nel mondo. Per i napoletani, il pane cafone è sinonimo di casa tanto quanto la pizza, se non di più. Un sapere antico, iscritto nelle mani di nonne e bisnonne, che alcuni panificatori stanno cercando di mantenere intatto. Perfetto per fare la scarpetta, la morte sua con i salumi, buono da addentare anche in purezza, a Napoli e dintorni non c’è trattoria, ristorante o focolare domestico in cui non se ne possa trovare una pagnotta. Be ora vi saluto che devo inzuppare il pane cafone nel ragù!   (fonte foto:  blog lericettediluci.com)

San Giorgio a Cremano. Arresto cardiaco, ambulanza in ritardo, Balzanelli: “Urge una riforma del sistema”

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Una ragazza di 19 anni è morta ieri per arresto cardiaco improvviso ma l’ambulanza del 118  sarebbe giunta sul posto dopo un’ora, secondo quanto riferito dalla famiglia. Una ragazza di 19 anni è morta ieri per arresto cardiaco improvviso a San Giorgio a Cremano, ma l’ambulanza del 118 “sarebbe giunta sul posto dopo un’ora, secondo quanto riferito dalla famiglia”. Lo rende noto, in un comunicato, il presidente nazionale del SIS 118 Mario Balzanelli, che ribadisce la richiesta di una urgente riforma legislativa del sistema 118. “La morte improvvisa di una giovanissima ragazza di 19 anni desta sconcerto in sé. Configura – afferma Balzanelli – la dimensione più atroce della strage compiuta quotidianamente dall’arresto cardiaco improvviso che miete, in Italia e nel mondo, vittime a qualunque fascia di età. Ma, pur nella tragedia, vi è una questione su cui non si può e non si deve tacere: il ritardo significativo del soccorso istituzionale prestato a questa ragazza dal Sistema 118 territorialmente competente”, con un tempo di arrivo dell’ambulanza “di un’ora, secondo le tempistiche riferite dai parenti”.

Polveri killer: Campania da giorni nella morsa. Valori spaventosi

Le centraline dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente,  stanno sforando raggiungendo cifre spaventose da inquinamento cinese, ogni giorno, dal primo dell’anno 2020, in tutti i centri della Campania. In particolare nei punti in cui solitamente l’inquinamento dell’aria è più costante, vale a dire nella periferia e nella provincia orientale di Napoli e nella piana campana che dal Casertano va fino all’agro nocerino sarnese. Anche ieri purtroppo le polveri sottili hanno raggiunto picchi terribili. In certi punti i valori delle polveri assassine pm10 hanno superato di più di tre volte la soglia massima consentita dalle autorità sanitarie di 50 microgrammi per metro cubo. Intanto col passare dei giorni rimane un mistero quello che sta accadendo. Se si raffrontano i dati con i primi giorni del 2019 i dubbi restano. L’unico picco che in qualche modo coincide più o meno con lo stesso periodo dell’anno scorso è quello legato al Capodanno, quando cioè l’aria in tutta la zona campana si arricchisce di polveri sottili a causa dei fuochi d’artificio e dei botti, sparati in quantità industriali nella notte. Ma nei giorni del 2019 immediatamente successivi al Capodanno i picchi di pm10 si sono subito sensibilmente abbassati. E quest’abbassamento c’è stato anche nelle giornate di assenza di piogge l’anno scorso (la pioggia infatti abbatte le polveri al suolo) per cui non si può attribuire soltanto all’effetto serra causato dall’alta pressione quello che sta succedendo adesso. ieri a Napoli tutte le cinque centraline dell’Arpac hanno sforato. Qui si passa dai 58 microgrammi di via Epomeo, quartiere Soccavo, ai ben 141 di via Argine, nel quartiere di Ponticelli. Procedendo verso la zona orientale della provincia partenopea si registrano 164 microgrammi a Volla-via Filichito, al confine con le frazioni di Casarea e Tavernanova di Casalnuovo, 114 a Pomigliano e 173 a San Vitaliano, cioè sulla stessa “linea” della nazionale delle Puglie andando verso l’area irpina. Molto brutti i valori anche ad Acerra (106) e nel vicino comune casertano di San Felice a Cancello (107). Terribile la situazione nell’entroterra sannita. A Benevento ieri la centralina piazzata presso lo stadio comunale ha registrato 180 microgrammi di polveri per metro cubo. Valori brutti anche ad Avellino (91), a Nocera Inferiore (122), a Salerno-parco Mercatello (99) e a Caserta (tra i 68 e gli 82 microgrammi). E quasi tutte le centraline appena menzionate hanno fatto registrare dati spesso ben al di sopra dei livelli consentiti sin dal primo giorno del 2020. Nel frattempo si spera che le autorità preposte se ne accorgano e facciano subito qualcosa per frenare almeno questa vera e propria emergenza silenziosa.

A  Mariglianella  i bambini  incontrano la  Befana al Comune

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Attesi gli artisti Angelo Iannelli e Mago Pepe e il loro spettacolo.
Lunedì  6 Gennaio alle ore 10:30 in Via Parrocchia Presso il Comune di Mariglianella,  si svolgerà la V Edizione “E‘ Arrivata la Befana“. Organizzata dall’Associazione Vesuvius in collaborazione con il Bosco di Merlino e Incantesimo Napoletano con il patrocinio morale di Telethon.  La manifestazione concluderà la serie di eventi natalizi organizzati  dal Sindaco  Felice Di Maiolo  e dall’Assessore Sport, Cultura e Spettacolo   Felice Porcaro.
Cresce in città l’attesa tra i tantissimi bambini, per incontrare la tradizionale befana sociale organizzata e interpretata dall’ambasciatore del sorriso Angelo Iannelli, che donerà  cioccolatini, calze , giocattoli e non farà mancare ai meno fortunati la sua allegria. Atteso lo spettacolo di magia di Mr Pepe   e l’animazione curata dall’ Associazione Incantesimo Napoletano, ricca di giochi, musica, balli e tanto divertimento. Non mancheranno ospiti dello spettacolo a sorpresa, previsto buffet con pizzette, graffette , cornetti  e brindisi finale.  Obbiettivo donare un sorriso ai bambini meno fortunati e non solo.
Non ci resta che  recarci nell’Aula Consiliare del Comune di Mariglianella e festeggiare con la befana il nuovo anno.

Boscoreale, domenica 5 gennaio il primo appuntamento 2020 con il “Mercato della Terra Vesuvio”

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Il primo appuntamento del 2020 con il Mercato della Terra Vesuvio, promosso dalla Condotta Slow Food Vesuvio e dal Comune, si terrà domenica 5 gennaio dalle ore 9:00 alle ore 13:00 in piazza Vargas. L’edizione di questo mese è dedicata ai legumi con laboratori del gusto ad essi dedicati e illustrazioni delle proprietà nutritive e salutari di prodotti che sono parte integrante e fondamentale della cultura contadina e del valore della dieta mediterranea. In particolare verranno descritte le caratteristiche del “fagiolo dente di morto” di Acerra che è un presidio dello Slow Food, e illustrate le principali manifestazioni di “Leguminosa”, il grande appuntamento che ogni anno si rinnova a marzo. Non mancheranno stand in cui acquistare prodotti realizzati secondo i principi Slow Food, oltre agli ortaggi e frutta di stagione. Presso il Cafè Express, in piazza Vargas, sarà possibile visitare la mostra dal titolo “Pittura contemporanea” di quattro Artisti: D’Errico, Empireo, Sorrentino e Torretta. La mostra realizzata nell’ambito della rassegna Arte e Caffè è aperta fino a fine gennaio ed è realizzata in collaborazione con l’Associazione “Vesuviando”. Per l’occasione, la Proloco Villa Regina e l’Associazione “Vesuviando” doneranno ai visitatori un segnalibro a ricordo del valore della cultura per affrontare le sfide del nuovo decennio. E’ visitabile anche il Roseto di Villa Silvana adiacente piazza Vargas, nei pressi della stazione della Circumvesuviana, con la possibilità di ammirare le innumerevoli varietà di rose a partire da “La Rosa Antica di Pompei”. Si ricorda, inoltre, che nell’ambito dell’iniziativa “Domeniche al Museo” promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, è possibile visitare gli scavi di Villa Regina e l’Antiquarium nazionale “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano” con i suoi originali reperti e la possibilità di conoscere aspetti unici della vita quotidiana a Pompei. E’ anche una delle ultime settimane in cui è possibile visitare, nello spazio per esposizioni temporanee, l’interessante mostra sul villaggio protostorico di Longola, curata dal Parco Archeologico di Pompei. Domenica 5 gennaio è anche l’occasione per trascorrere un’intera giornata a Boscoreale all’insegna della storia, della cultura, dell’agricoltura di qualità e per scoprire anche alcune strutture che stanno crescendo nel campo della ristorazione e dell’accoglienza.

Palma Campania, cimitero, mercoledì 8 gennaio la riapertura

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Riaprirà al pubblico mercoledì 8 gennaio il cimitero di Palma Campania. L’incessante lavoro, effettuato anche durante i giorni festivi, complice una tregua concessa dal tempo durante le festività natalizie, ha consentito il superamento, a tempo di record, di tutte le criticità che avevano portato alla chiusura per motivi di sicurezza. «Sono felice – afferma il Sindaco Donnarumma – di poter restituire ai cittadini palmesi un luogo così importante come il cimitero. Comprendo perfettamente tutto il malcontento per non aver potuto, proprio in un momento di così forte spiritualità, recarsi sulle tombe dei propri cari, ma purtroppo, di fronte al pericolo per l’incolumità dei visitatori, non ho potuto regolarmi diversamente. Fortunatamente, in tempi relativamente brevi, siamo riusciti a mettere in sicurezza il cimitero e di questo ringrazio tutti coloro che hanno lavorato alacremente».

Un altro Sud per la scuola, un altro Sud per i nostri studenti

In Campania viviamo in media due anni in meno rispetto al resto dell’Italia, quattro rispetto a Firenze. Questo dato mi è tornato in mente, qualche settimana fa. Quando ho appreso che i nostri studenti del Sud stanno molto più indietro rispetto ai coetanei del Nord, “trascinandoli in basso nelle classifiche internazionali”. Non solo, ma che “è come se la scuola (al Sud) durasse un anno di meno che altrove”. Il primo dato, riferito alla durata della vita, non fa pensare immediatamente alle strutture sanitarie, ai luoghi in cui si curano le persone. Nessuno pensa, se in Campania e nel Sud si vive di meno, che ciò dipenda dalla responsabilità dei medici, dei pazienti, dei genitori per i minori. In prima battuta pensiamo alle vicende storiche, alla qualità della vita, all’inquinamento ambientale. Alle condizioni socioeconomiche, alla povertà, al lavoro che non c’è. Alla burocrazia, ai servizi pubblici carenti, a cominciare dalle reti e strutture sanitarie malridotte. Che danno spesso il colpo di grazia a tanti poveri cittadini del Sud. E poi ai medici che mancano o a quelli con il doppio lavoro o ai genitori responsabili dell’obesità dei loro bambini, ecc. Quando parliamo di istruzione, di bagaglio di conoscenze e competenze, prima di indicare le responsabilità di studenti, genitori e docenti, forse dovremmo tener presente lo stesso drammatico contesto del Mezzogiorno. In più i tagli all’istruzione degli ultimi decenni, le politiche scolastiche miopi, l’edilizia trascurata. Prendersela con docenti e genitori meridionali se la scuola non va, è troppo facile, ma è fuorviante. La differenza tra docenti del Nord e quelli del Sud è artificiosa. I docenti che insegnano a Nord sono soprattutto meridionali, e in maggioranza al Sud ritornano. Molti docenti, non solo meridionali, sono precari perché vengono chiamati ogni anno daccapo. Non è una colpa. E neanche un limite professionale. Sono sempre loro che vincono i concorsi quando vengono banditi, e che sono inseriti nelle graduatorie dei supplenti. Con gli stessi titoli e le stesse esperienze. I genitori al Sud s’interessano dell’educazione dei figli non meno di quelli del Nord. Ma spesso sono più avviliti degli stessi studenti. Se ci fossero nel Mezzogiorno più diplomati e laureati, cambierebbe qualcosa nello sviluppo dei loro territori? Forse aumenterebbe l’esodo dei giovani (con i loro cervelli). O forse avremmo più netturbini laureati, come è capitato di recente in un paese pugliese. Ancora, è difficile immaginare che i genitori, i cittadini, possano fare qualcosa per affrontare le carenze d’ogni tipo degli edifici scolastici o palazzi adibiti a scuole. Oltre a indignarsi e a pagare insieme con i loro figli le conseguenze di un tempo scuola spesso ridotto. Diversi giornali, a cominciare da Repubblica, si sono mobilitati, e ancora lo stanno facendo, a illustrare e denunciare la miriade di problemi di edilizia scolastica. In Campania, al Sud, ma anche nelle altre regioni del paese. Ho letto sulle pagine milanesi di Repubblica di scuole “sgarrupate” (scrivono proprio così!) della città metropolitana lombarda, un bollettino di guerra incredibile. Dalla metà delle scuole non a norma e senza certificato di agibilità a infissi e bagni disastrati dappertutto, alle trappole per topi, perfino. Solo che a Milano hanno fatto la mappa delle scuole “problematiche”; e con il Comune, orientato a spendere cifre importanti, ci sono la Fondazione Cariplo e la Fondazione Agnelli. A Napoli, al massimo, ci sono studenti e genitori di buona volontà che ripuliscono le loro scuole, autotassandosi. I docenti delle scuole del Sud non si aspettano che venga riconosciuto il loro impegno ordinario e quello aggiuntivo. Dovuto al contesto, caratterizzato da problemi socioeconomici e da una diffusa povertà educativa. Però è francamente inaccettabile essere accusati di far precipitare l’Italia nelle classifiche Ocse Pisa. E diventa offensivo ritenere che per uscire da tale situazione possa essere sufficiente una maggiore motivazione e preparazione dei nostri docenti. O più impegno e attenzione dei genitori. Occorre rendersi conto che non c’è bisogno di un’altra scuola per il Sud. Ci vuole un altro Sud per la scuola, un altro Sud per i nostri studenti!  

Nola, in arrivo 20 mila euro per l’acquisto di attrezzature in caso di calamità naturali

La Città Metropolitana di Napoli ha stanziato i fondi per 45 comuni napoletani, suddividendo gli importi in base alla densità di popolazione. Al comune di Nola saranno destinati circa 20 mila euro per l’acquisto delle attrezzature necessarie alla Protezione Civile. Dopo l’ennesimo acquazzone di dicembre che ha piegato tutti i paesi del Nolano, finalmente giungono i soccorsi tanti attesi a distanza di un mese: con deliberazione del Sindaco Metropolitano n. 274 del 30/10/2019 è stato stabilito l’importo pari a 1 milione di euro per i 45 comuni dell’area Metropolitana di Napoli. Nello specifico al comune di Nola, afferente al gruppo 2 con una popolazione compresa tra 20.000 e 50.000 abitanti, saranno stanziati fondi pari a 20 mila euro che dovranno essere utilizzati per l’acquisto di mezzi e macchinari indispensabili alle attività di soccorso da parte della Protezione Civile nella città bruniana. In base a quanto stabilito dalla deliberazione dirigenziale, Nola e i suoi comuni limitrofi – Marigliano, Mariglianella, Carbonara di Nola, Scisciano, Visciano, San Paolo Bel Sito, Tufino e Saviano – riceveranno per il 2020 gli importi assegnati in base al posizionamento in graduatoria. I suddetti otto comuni che rientrano nel gruppo 1 con una popolazione inferiore a 20.000 abitanti, potranno godere di un contributo di circa 15 mila euro da investire in idrovore per asportare grandi masse d’acqua in caso di allagamenti, torri faro per fornire illuminazione in qualsiasi situazione, da guasti locali a blackout generali. Grazie ai contributi concessi sarà rafforzato il sistema di Protezione Civile. Il pericolo di allagamenti, dissesto idrogeologico, rischio sismico, calamità naturali di vario genere che interessano tutti i paesi dell’area nolana, saranno ridimensionati e affrontati con i giusti mezzi che fino ad ora sono mancati, amplificando la cassa di risonanza dei disagi post-bufera. “Va proprio in questa direzione – dichiara l’amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo Vincenzo Caprio – il recente finanziamento regionale per la redazione del piano di emergenza intercomunale dell’area nolana che consentirà di gestire le situazioni di crisi in un’ottica di area vasta, sicuramente più funzionale alle esigenze di tutela della sicurezza dei cittadini”. (fonte foto: rete internet)