
Sant’Anastasia, l’ex consigliere Carmine Capuano e il Puc: «Sul mio ruolo soltanto bugie e gossip»

Sant’Anastasia, la querelle del Piano Urbanistico Comunale, Pappadia: «Erano tutti entusiasti»
Nell’esposto (leggi qui) che il dipendente comunale Luigi Pappadia ha presentato ai carabinieri di Castello di Cisterna, lo stesso ex responsabile dell’urbanistica parla a lungo del Puc. Un argomento sul quale si sono fatte illazioni, anche in campagna elettorale.
Prima di affrontare la vicenda «Puc» dal punto di vista dell’architetto Pappadia, ancora oggi dipendente del Comune di Sant’Anastasia in servizio però all’Ufficio Patrimonio, è bene sottolineare che quanto da lui raccontato nell’esposto ai carabinieri non affronta argomenti dei quali gli anastasiani non abbiano mai sentito parlare. Da taluni commenti sui social sembra che qualcuno – togliendo quelli che riprendono da questa testata parole a caso unicamente per strumentalizzare – stia scendendo dal pero. Nell’esposto di Pappadia si affrontano tre argomenti e tre episodi: la penale comminata alla Gpn, il Piano Urbanistico comunale e l’esistenza di una costruzione abusiva di un amministratore comunale e la misteriosa sparizione dell’avvio del procedimento inerente all’abuso che non è mai stato possibile notificare e che sarebbe, così racconta il funzionario, misteriosamente scomparso da Palazzo Siano. Tutti sapevano tutto e tutti ovviamente raccontavano, prima, durante e dopo la campagna elettorale, soltanto le versioni che di volta in volta convenivano a loro. Se questa testata ha deciso di dare spazio alla versione dell’architetto Pappadia, che tra l’altro era già stato invitato in tempi non sospetti e in diretta streaming a fornirla con un’intervista, è stato solo nel momento in cui la denuncia ci è stata consegnata. Non prima, né dopo. Né per strumentalizzare, né per accusare, i processi si fanno nelle aule di tribunale, non sui giornali e meno ancora sui social. E non ci risulta che in questa storia, per nessuno dei tre argomenti, ci siano al momento indagati. La questione è squisitamente politica. Il nostro pensiero non è attinente, ma vogliamo comunque lasciarlo qui a disposizione di chi legge: Sant’Anastasia avrebbe bisogno di un lungo periodo di commissariamento, Sant’Anastasia avrebbe bisogno che, nel caso si voti invece a primavera come è più che probabile, tutti i protagonisti della scena politica odierna facciano non uno ma dieci passi indietro, Sant’Anastasia avrebbe bisogno di pace sociale. Mera opinione che non fa testo, ma la dovevamo. La dovevamo ai lettori, a nessun altro. Perché pensiamo ancora che gli anastasiani abbiano molto da dare al proprio paese che non è soltanto quello dei concorsi truccati, delle mazzette di ogni epoca, del veleno che in tanti sputano sui social network, delle famiglie e delle fazioni. Perché pensiamo, e su questo insistiamo con forza, che la Politica non sia una cosa sporca e che non sempre chi vi si impegna finisca per macchiarsi. La Politica può e deve essere come Pericle raccontava nel discorso agli ateniesi del 461 a.C. Utopia? Di esempi non ve ne sono tantissimi, è vero, ma siamo fieri di crederci ancora e non esiste veleno che possa farci cambiare idea.
E giacché in tanti hanno commentato la prima «puntata» di questa serie di articoli basata sul racconto di Luigi Pappadia, ossia quella che si riferisce alla Gpn, sembra opportuno chiarire che anche lì la questione è politica. Sui social sono comparse evocazioni di manette, “intrallazzi” della Gpn mai qui ipotizzati… non possiamo che suggerire, a chi volesse strumentalizzare gli scritti altrui, di interpretare correttamente. D’altronde, che l’imprenditore Nicola Alfano sia lo stesso che nel 2013 ha denunciato l’ex sindaco Esposito, poi processato e condannato in primo grado per tentativo di induzione indebita, qui c’entra poco. Il signor Alfano le denunce le ha fatte non solo a Sant’Anastasia bensì anche altrove, più di una volta. Ma questo non c’entra davvero nulla con il rispetto di contratti e capitolati e con le ricadute che essi hanno sui cittadini ( e contribuenti). La storia della penale elevata all’azienda Gpn l’aveva già raccontata l’ex consigliere comunale Mario Gifuni, dichiarando che era stato lui stesso a sollecitarne l’applicazione, poi sancita da un tribunale. Nell’articolo pubblicato dal mediano.it la scorsa settimana, se qualcuno non se ne fosse accorto, non c’era alcunché di alieno rispetto a quanto in tanti hanno detto nei comizi e anche in consiglio comunale, se non i dettagli forniti dall’ex responsabile dell’ambiente e raccontati meramente perché furono (anche) quelli a causare la sua rimozione dalla posizione organizzativa e perché furono poco dopo oggetto di un esposto firmato, sottoscritto e consegnato agli uomini dell’Arma. Quanto alla scelta dei tempi, questa testata giornalistica è al di sopra di ogni critica in merito giacché le domande, sull’argomento, sono state fatte più volte, in campagna elettorale, prima e dopo (in dirette streaming facilmente reperibili da chiunque) anche all’ex sindaco Abete che la sua versione l’aveva già data, rispondendo ampiamente sul tema.
Ora, il Puc. Ad inizio 2016, quando a Pappadia viene riaffidato il settore urbanistica – edilizia privata, all’assessorato competente c’è ancora l’architetto Stefano Prisco. Poco dopo la delega, per le dimissioni dello stesso Prisco (2018), viene affidata dal sindaco Abete all’avvocato Carmen Aprea. «Il settore mi venne riaffidato – racconta Pappadia – con la precisa direttiva di portare a termine il Puc, previa risoluzione delle tante problematiche verificatesi con i progettisti incaricati di redigerlo con contratto stipulato negli anni 2008 – 2009 (l’incarico lo affidò il sindaco Carmine Pone, ndr)». Infatti, il contratto con i detti progettisti fu risolto. Sulla vicenda è pendente un giudizio tra Comune e professionisti.
«Mi venne anche – continua Pappadia – affidato l’incarico di costituire un Ufficio di Piano che avrebbe dovuto concludere la redazione del Puc. Costituito l’Ufficio di Piano, veniva predisposto il Piano Urbanistico per l’adozione in giunta comunale. Il tutto alla luce delle direttive politiche del sindaco, dell’assessore Prisco e, successivamente, dell’assessore Aprea. Ultimati i lavori dell’Ufficio di Piano, l’assessore Aprea indiceva una riunione alla presenza del sindaco, con i consiglieri comunali di maggioranza, gli assessori e gli stessi componenti dell’Ufficio di Piano, al fine di illustrare il lavoro svolto. La riunione terminava con l’entusiasmo e la soddisfazione di tutti i consiglieri intervenuti i quali auspicavano una pronta adozione del Puc da parte della giunta comunale, data la piena rispondenza del piano redatto alle esigenze di sviluppo socio economico del paese. Lo stesso sindaco, che aveva seguito passo passo le fasi progettuali, era entusiasta del lavoro svolto, tanto che a dicembre 2018 la giunta comunale metteva a disposizione dell’Ufficio di Piano i soldi necessari alla stampa del redatto piano urbanistico».
Viene da chiedersi – con alla mano la delibera per stanziare i fondi necessari alla stampa – perché far stampare un piano del quale non si era contenti?
«Ancora l’assessore Aprea indiceva una nuova riunione – prosegue Pappadia – invitando anche i consiglieri di opposizione. In tale ultima riunione, il consigliere comunale Carmine Capuano cominciò a suggerire di inserire una zona a sviluppo turistico ricettivo a ridosso del confine con Somma Vesuviana data la presenza nel citato paese limitrofo di un polo archeologico. Dopo qualche giorno dalla riunione, l’assessore Aprea mi riferiva che il consigliere Capuano aveva voluto incontrarla per chiederle di ubicare la zona turistico ricettiva su tre specifiche particelle. Io e l’assessore Aprea incontravamo poi il sindaco che ci invitava ad inserire quanto chiesto da Capuano per “questioni politiche”. Successivamente, nel mio ufficio, io e l’assessore Aprea incontravamo il consigliere Capuano al quale comunicavamo che non era legittimo né legale modificare un piano urbanistico su richiesta personale di chicchessia, mentre il consigliere ci riferiva dell’esistenza di un grosso investitore cinese interessato alla realizzazione di una grande struttura ricettiva su quella determinata zona, precisando che o era su quelle particelle o non se ne sarebbe fatto nulla». Da una verifica effettuata, a dirlo è lo stesso Pappadia nell’esposto, le particelle in questione risultarono coincidere con terreni di proprietà della famiglia di un tecnico di area aderente al medesimo partito di Capuano.
Le dichiarazioni di Luigi Pappadia, nell’esposto presentato, avallano dunque quanto lo stesso avvocato Aprea aveva detto in un’intervista in diretta streaming con il mediano.it, prima delle elezioni amministrative, quando ancora conservava la carica di vicesindaco e assessore, e poi in alcuni convegni prima e durante la campagna elettorale. «Il piano urbanistico – dice Pappadia – fu dunque completato, senza modifiche, e inviato in ragioneria per gli adempimenti necessari all’adozione da parte della giunta, adozione che non è mai avvenuta».
Sulle circostanze, il racconto che Luigi Pappadia fa della vicenda, lo stesso che ha messo nero su bianco nell’esposto ai carabinieri, abbiamo chiesto un commento agli altri protagonisti. L’ex vicesindaco Carmen Aprea ha ancora una volta confermato la sua versione, che coincide praticamente alla lettera con quella resa dall’ex responsabile dell’urbanistica.
Il consigliere Carmine Capuano si è reso a sua volta disponibile a rispondere alle nostre domande in merito (alcune dettagliate gliele avevamo già rivolte in un’intervista realizzata in diretta, reperibile facilmente sulla pagina facebook del mediano.it) e la sua verità la trovate cliccando su questo link (qui).
VinGustandoItalia, a Napoli il pane è solo Cafone!
Alimento principale delle classi povere, ed anche il protagonista indiscusso dei periodi di grande carestia : “IL PANE”. Nei secoli è stato spesso considerato unico nutrimento con cui sostenersi, tanto che in sua assenza i poveri morivano in gran numero. Pensate alla grande carestia che colpì la città di Napoli nel 1763 ed anche la peste del 1656… Il popolo affamato ed il pane impossibile da trovare. Le strade della città piene di moribondi, un pezzo di pane in quel periodo era un bene prezioso, non bisogna quindi meravigliarsi se il pane è stato oggetto di terribili sommosse popolari. Tanto che fu la causa della rivolta popolare che sostenne la rivoluzione francese contro Maria Antonietta. Ce lo ricorda anche un capitolo dei Promessi Sposi in cui Manzoni descrive la “rivolta del pane” con l’assalto al forno di Milano durante la carestia del 1628. Ma vi sono molti altri riferimenti storici circa l’importanza basilare del pane , da Masaniello a Re Ferdinando di Borbone per giungere fino all’ultima guerra mondiale dove il pane era distribuito con una tessera alimentare. Il Pane è unico, il suo odore caldo e fragrante riesce a catturare la fantasia e il naso anche a un isolato di distanza. Il solo profumo del pane è l’inconfondibile promessa di quel sapore speciale che accompagnerà il nostro pranzo. Il pane è il protagonista di un rituale antico che comincia per strada e continua a tavola, con lo scrocchio della crosta che è solo il preludio di quel sapore caratteristico della mollica compatta e morbida che, ogni domenica, finisce puntualmente inzuppata nel ragù, tutti noi Napoletani lo abbiamo fatto, e sfido chiunque a dire il contrario.Il Pane Cafone è un pane tradizionale, cotto a legna e lievitato naturalmente in sacchi di juta. A Napoli è tipico, e le panetterie che lo fanno ancora in modo tradizionale ci sono. I miei ricordi delle domeniche mattina a casa di mia mamma, sia da bambino che da adolescente, sono quasi tutti legati agli odori e ai rumori. “La luce filtrava dalla finestra e le voci dei bambini che giocavano nel cortile si sentivano attraverso la finestra socchiusa. Gli uomini parlavano della partita del Napoli in programma ad ora di pranzo. Dalla cucina si sentivano rumori di mestoli, sportelli che si chiudevano e la voce di mia mamma che cucinava. Da lontano un profumo familiare che mi avvertiva, come quasi tutte le domeniche, che era ora di alzarsi. Il Ragù”. L’odore del ragù che “pippea” sul fuoco, l’odore delle melenzane per la parmigiana, l’odore delle polpette fritte e il rumore del pane ancora caldo e croccante. Ci avete mai pensato al rumore del pane? Quella crosta ben cotta e croccante che quando spezzi con le mani o tagli emette un suono particolare. Quando finalmente mi alzavo dal letto, la prima cosa che facevo, ancora in pigiama era spezzare con le mani un pezzo di pane per metterci sopra un pò di ragù.Era impossibile passare inosservati perchè le briciole ti seguivano fino alla pentola tracciando le prove del tuo reato. Ancora oggi mi ritrovo ad ascoltare quel rumore e a mangiare tutte le briciole che si producono nel tagliarlo. Il pane cafone è un pane tipico napoletano la cui origine pare derivi da “oppan Cafòn”, pane con le funi, perchè gli uomini che portavano questo pane a Napoli, scendevano dalle pendici del Vesuvio legati a delle funi a cui rimanevano attaccati tra di loro per non perdersi in città. Era un prodotto da forno realizzato dai contadini della provincia di Napoli che, con i loro carretti di legno, giungevano nel centro storico per vendere un panello fresco in cambio di pochi spiccioli. Anche la materia prima utilizzata era poco nobile: si tratta della semplice farina di grano morbido, la 0, che si distingue dal grano duro utilizzato solitamente nelle regioni del Sud. Ma il sapore del pane contadino è stato capace di conquistare anche le bocche nobili, infatti pare che Ferdinando IV ne fosse particolarmente ghiotto, tanto da fare spesso spuntini con il pane. Tempo dopo, il fornitore ufficiale di pane della Real Casa dei Borbone sarebbe diventato un fornaio di San Sebastiano al Vesuvio, altro luogo che vanta una antica storia nel mondo della panificazione.I fornai di S. Sebastiano al Vesuvio, un comune dell’area vesuviana in provincia di Napoli, sono considerati dei maestri nella produzione delle forme di pane che hanno preso il nome dal comune stesso. Il pane di San Sebastiano ha visto negli anni mantenere invariate le regole produttive e gli ingredienti utilizzati così da rimanere un prodotto genuino e di altissima qualità. Il palatone di San Sebastiano ha forma allungata e altezza superiore alla base e quello che rende unica questa ricetta è un’antica e sapiente tradizione contadina: il pane cafone, tipico della Campania ma diffuso in tutte le regioni del Sud Italia, racchiude in sé sapori e profumi di una volta. Oggi il pane cafone è considerato uno dei migliori e più buoni lievitati della panificazione nazionale! Il Pane Cafone è il simbolo di Napoli e del Sud nel mondo. Per i napoletani, il pane cafone è sinonimo di casa tanto quanto la pizza, se non di più. Un sapere antico, iscritto nelle mani di nonne e bisnonne, che alcuni panificatori stanno cercando di mantenere intatto. Perfetto per fare la scarpetta, la morte sua con i salumi, buono da addentare anche in purezza, a Napoli e dintorni non c’è trattoria, ristorante o focolare domestico in cui non se ne possa trovare una pagnotta. Be ora vi saluto che devo inzuppare il pane cafone nel ragù!
(fonte foto: blog lericettediluci.com)
San Giorgio a Cremano. Arresto cardiaco, ambulanza in ritardo, Balzanelli: “Urge una riforma del sistema”
Una ragazza di 19 anni è morta ieri per arresto cardiaco improvviso ma l’ambulanza del 118 sarebbe giunta sul posto dopo un’ora, secondo quanto riferito dalla famiglia.
Una ragazza di 19 anni è morta ieri per arresto cardiaco improvviso a San Giorgio a Cremano, ma l’ambulanza del 118 “sarebbe giunta sul posto dopo un’ora, secondo quanto riferito dalla famiglia”. Lo rende noto, in un comunicato, il presidente nazionale del SIS 118 Mario Balzanelli, che ribadisce la richiesta di una urgente riforma legislativa del sistema 118.
“La morte improvvisa di una giovanissima ragazza di 19 anni desta sconcerto in sé. Configura – afferma Balzanelli – la dimensione più atroce della strage compiuta quotidianamente dall’arresto cardiaco improvviso che miete, in Italia e nel mondo, vittime a qualunque fascia di età. Ma, pur nella tragedia, vi è una questione su cui non si può e non si deve tacere: il ritardo significativo del soccorso istituzionale prestato a questa ragazza dal Sistema 118 territorialmente competente”, con un tempo di arrivo dell’ambulanza “di un’ora, secondo le tempistiche riferite dai parenti”.
Polveri killer: Campania da giorni nella morsa. Valori spaventosi
Le centraline dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, stanno sforando raggiungendo cifre spaventose da inquinamento cinese, ogni giorno, dal primo dell’anno 2020, in tutti i centri della Campania. In particolare nei punti in cui solitamente l’inquinamento dell’aria è più costante, vale a dire nella periferia e nella provincia orientale di Napoli e nella piana campana che dal Casertano va fino all’agro nocerino sarnese. Anche ieri purtroppo le polveri sottili hanno raggiunto picchi terribili. In certi punti i valori delle polveri assassine pm10 hanno superato di più di tre volte la soglia massima consentita dalle autorità sanitarie di 50 microgrammi per metro cubo. Intanto col passare dei giorni rimane un mistero quello che sta accadendo. Se si raffrontano i dati con i primi giorni del 2019 i dubbi restano. L’unico picco che in qualche modo coincide più o meno con lo stesso periodo dell’anno scorso è quello legato al Capodanno, quando cioè l’aria in tutta la zona campana si arricchisce di polveri sottili a causa dei fuochi d’artificio e dei botti, sparati in quantità industriali nella notte. Ma nei giorni del 2019 immediatamente successivi al Capodanno i picchi di pm10 si sono subito sensibilmente abbassati. E quest’abbassamento c’è stato anche nelle giornate di assenza di piogge l’anno scorso (la pioggia infatti abbatte le polveri al suolo) per cui non si può attribuire soltanto all’effetto serra causato dall’alta pressione quello che sta succedendo adesso. ieri a Napoli tutte le cinque centraline dell’Arpac hanno sforato. Qui si passa dai 58 microgrammi di via Epomeo, quartiere Soccavo, ai ben 141 di via Argine, nel quartiere di Ponticelli. Procedendo verso la zona orientale della provincia partenopea si registrano 164 microgrammi a Volla-via Filichito, al confine con le frazioni di Casarea e Tavernanova di Casalnuovo, 114 a Pomigliano e 173 a San Vitaliano, cioè sulla stessa “linea” della nazionale delle Puglie andando verso l’area irpina. Molto brutti i valori anche ad Acerra (106) e nel vicino comune casertano di San Felice a Cancello (107). Terribile la situazione nell’entroterra sannita. A Benevento ieri la centralina piazzata presso lo stadio comunale ha registrato 180 microgrammi di polveri per metro cubo. Valori brutti anche ad Avellino (91), a Nocera Inferiore (122), a Salerno-parco Mercatello (99) e a Caserta (tra i 68 e gli 82 microgrammi). E quasi tutte le centraline appena menzionate hanno fatto registrare dati spesso ben al di sopra dei livelli consentiti sin dal primo giorno del 2020. Nel frattempo si spera che le autorità preposte se ne accorgano e facciano subito qualcosa per frenare almeno questa vera e propria emergenza silenziosa.
A Mariglianella i bambini incontrano la Befana al Comune
Attesi gli artisti Angelo Iannelli e Mago Pepe e il loro spettacolo.
Lunedì 6 Gennaio alle ore 10:30 in Via Parrocchia Presso il Comune di Mariglianella, si svolgerà la V Edizione “E‘ Arrivata la Befana“. Organizzata dall’Associazione Vesuvius in collaborazione con il Bosco di Merlino e Incantesimo Napoletano con il patrocinio morale di Telethon. La manifestazione concluderà la serie di eventi natalizi organizzati dal Sindaco Felice Di Maiolo e dall’Assessore Sport, Cultura e Spettacolo Felice Porcaro.
Cresce in città l’attesa tra i tantissimi bambini, per incontrare la tradizionale befana sociale organizzata e interpretata dall’ambasciatore del sorriso Angelo Iannelli, che donerà cioccolatini, calze , giocattoli e non farà mancare ai meno fortunati la sua allegria. Atteso lo spettacolo di magia di Mr Pepe e l’animazione curata dall’ Associazione Incantesimo Napoletano, ricca di giochi, musica, balli e tanto divertimento. Non mancheranno ospiti dello spettacolo a sorpresa, previsto buffet con pizzette, graffette , cornetti e brindisi finale. Obbiettivo donare un sorriso ai bambini meno fortunati e non solo.
Non ci resta che recarci nell’Aula Consiliare del Comune di Mariglianella e festeggiare con la befana il nuovo anno.
Boscoreale, domenica 5 gennaio il primo appuntamento 2020 con il “Mercato della Terra Vesuvio”
Il primo appuntamento del 2020 con il Mercato della Terra Vesuvio, promosso dalla Condotta Slow Food Vesuvio e dal Comune, si terrà domenica 5 gennaio dalle ore 9:00 alle ore 13:00 in piazza Vargas.
L’edizione di questo mese è dedicata ai legumi con laboratori del gusto ad essi dedicati e illustrazioni delle proprietà nutritive e salutari di prodotti che sono parte integrante e fondamentale della cultura contadina e del valore della dieta mediterranea.
In particolare verranno descritte le caratteristiche del “fagiolo dente di morto” di Acerra che è un presidio dello Slow Food, e illustrate le principali manifestazioni di “Leguminosa”, il grande appuntamento che ogni anno si rinnova a marzo.
Non mancheranno stand in cui acquistare prodotti realizzati secondo i principi Slow Food, oltre agli ortaggi e frutta di stagione.
Presso il Cafè Express, in piazza Vargas, sarà possibile visitare la mostra dal titolo “Pittura contemporanea” di quattro Artisti: D’Errico, Empireo, Sorrentino e Torretta.
La mostra realizzata nell’ambito della rassegna Arte e Caffè è aperta fino a fine gennaio ed è realizzata in collaborazione con l’Associazione “Vesuviando”.
Per l’occasione, la Proloco Villa Regina e l’Associazione “Vesuviando” doneranno ai visitatori un segnalibro a ricordo del valore della cultura per affrontare le sfide del nuovo decennio.
E’ visitabile anche il Roseto di Villa Silvana adiacente piazza Vargas, nei pressi della stazione della Circumvesuviana, con la possibilità di ammirare le innumerevoli varietà di rose a partire da “La Rosa Antica di Pompei”.
Si ricorda, inoltre, che nell’ambito dell’iniziativa “Domeniche al Museo” promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, è possibile visitare gli scavi di Villa Regina e l’Antiquarium nazionale “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano” con i suoi originali reperti e la possibilità di conoscere aspetti unici della vita quotidiana a Pompei. E’ anche una delle ultime settimane in cui è possibile visitare, nello spazio per esposizioni temporanee, l’interessante mostra sul villaggio protostorico di Longola, curata dal Parco Archeologico di Pompei.
Domenica 5 gennaio è anche l’occasione per trascorrere un’intera giornata a Boscoreale all’insegna della storia, della cultura, dell’agricoltura di qualità e per scoprire anche alcune strutture che stanno crescendo nel campo della ristorazione e dell’accoglienza.
Palma Campania, cimitero, mercoledì 8 gennaio la riapertura
Riaprirà al pubblico mercoledì 8 gennaio il cimitero di Palma Campania. L’incessante lavoro, effettuato anche durante i giorni festivi, complice una tregua concessa dal tempo durante le festività natalizie, ha consentito il superamento, a tempo di record, di tutte le criticità che avevano portato alla chiusura per motivi di sicurezza.
«Sono felice – afferma il Sindaco Donnarumma – di poter restituire ai cittadini palmesi un luogo così importante come il cimitero. Comprendo perfettamente tutto il malcontento per non aver potuto, proprio in un momento di così forte spiritualità, recarsi sulle tombe dei propri cari, ma purtroppo, di fronte al pericolo per l’incolumità dei visitatori, non ho potuto regolarmi diversamente. Fortunatamente, in tempi relativamente brevi, siamo riusciti a mettere in sicurezza il cimitero e di questo ringrazio tutti coloro che hanno lavorato alacremente».
Un altro Sud per la scuola, un altro Sud per i nostri studenti
In Campania viviamo in media due anni in meno rispetto al resto dell’Italia, quattro rispetto a Firenze. Questo dato mi è tornato in mente, qualche settimana fa. Quando ho appreso che i nostri studenti del Sud stanno molto più indietro rispetto ai coetanei del Nord, “trascinandoli in basso nelle classifiche internazionali”. Non solo, ma che “è come se la scuola (al Sud) durasse un anno di meno che altrove”.
Il primo dato, riferito alla durata della vita, non fa pensare immediatamente alle strutture sanitarie, ai luoghi in cui si curano le persone. Nessuno pensa, se in Campania e nel Sud si vive di meno, che ciò dipenda dalla responsabilità dei medici, dei pazienti, dei genitori per i minori. In prima battuta pensiamo alle vicende storiche, alla qualità della vita, all’inquinamento ambientale. Alle condizioni socioeconomiche, alla povertà, al lavoro che non c’è. Alla burocrazia, ai servizi pubblici carenti, a cominciare dalle reti e strutture sanitarie malridotte. Che danno spesso il colpo di grazia a tanti poveri cittadini del Sud. E poi ai medici che mancano o a quelli con il doppio lavoro o ai genitori responsabili dell’obesità dei loro bambini, ecc.
Quando parliamo di istruzione, di bagaglio di conoscenze e competenze, prima di indicare le responsabilità di studenti, genitori e docenti, forse dovremmo tener presente lo stesso drammatico contesto del Mezzogiorno. In più i tagli all’istruzione degli ultimi decenni, le politiche scolastiche miopi, l’edilizia trascurata. Prendersela con docenti e genitori meridionali se la scuola non va, è troppo facile, ma è fuorviante. La differenza tra docenti del Nord e quelli del Sud è artificiosa. I docenti che insegnano a Nord sono soprattutto meridionali, e in maggioranza al Sud ritornano. Molti docenti, non solo meridionali, sono precari perché vengono chiamati ogni anno daccapo. Non è una colpa. E neanche un limite professionale. Sono sempre loro che vincono i concorsi quando vengono banditi, e che sono inseriti nelle graduatorie dei supplenti. Con gli stessi titoli e le stesse esperienze.
I genitori al Sud s’interessano dell’educazione dei figli non meno di quelli del Nord. Ma spesso sono più avviliti degli stessi studenti. Se ci fossero nel Mezzogiorno più diplomati e laureati, cambierebbe qualcosa nello sviluppo dei loro territori? Forse aumenterebbe l’esodo dei giovani (con i loro cervelli). O forse avremmo più netturbini laureati, come è capitato di recente in un paese pugliese. Ancora, è difficile immaginare che i genitori, i cittadini, possano fare qualcosa per affrontare le carenze d’ogni tipo degli edifici scolastici o palazzi adibiti a scuole. Oltre a indignarsi e a pagare insieme con i loro figli le conseguenze di un tempo scuola spesso ridotto.
Diversi giornali, a cominciare da Repubblica, si sono mobilitati, e ancora lo stanno facendo, a illustrare e denunciare la miriade di problemi di edilizia scolastica. In Campania, al Sud, ma anche nelle altre regioni del paese. Ho letto sulle pagine milanesi di Repubblica di scuole “sgarrupate” (scrivono proprio così!) della città metropolitana lombarda, un bollettino di guerra incredibile. Dalla metà delle scuole non a norma e senza certificato di agibilità a infissi e bagni disastrati dappertutto, alle trappole per topi, perfino. Solo che a Milano hanno fatto la mappa delle scuole “problematiche”; e con il Comune, orientato a spendere cifre importanti, ci sono la Fondazione Cariplo e la Fondazione Agnelli. A Napoli, al massimo, ci sono studenti e genitori di buona volontà che ripuliscono le loro scuole, autotassandosi.
I docenti delle scuole del Sud non si aspettano che venga riconosciuto il loro impegno ordinario e quello aggiuntivo. Dovuto al contesto, caratterizzato da problemi socioeconomici e da una diffusa povertà educativa. Però è francamente inaccettabile essere accusati di far precipitare l’Italia nelle classifiche Ocse Pisa. E diventa offensivo ritenere che per uscire da tale situazione possa essere sufficiente una maggiore motivazione e preparazione dei nostri docenti. O più impegno e attenzione dei genitori. Occorre rendersi conto che non c’è bisogno di un’altra scuola per il Sud. Ci vuole un altro Sud per la scuola, un altro Sud per i nostri studenti!
Nola, in arrivo 20 mila euro per l’acquisto di attrezzature in caso di calamità naturali
La Città Metropolitana di Napoli ha stanziato i fondi per 45 comuni napoletani, suddividendo gli importi in base alla densità di popolazione. Al comune di Nola saranno destinati circa 20 mila euro per l’acquisto delle attrezzature necessarie alla Protezione Civile.
Dopo l’ennesimo acquazzone di dicembre che ha piegato tutti i paesi del Nolano, finalmente giungono i soccorsi tanti attesi a distanza di un mese: con deliberazione del Sindaco Metropolitano n. 274 del 30/10/2019 è stato stabilito l’importo pari a 1 milione di euro per i 45 comuni dell’area Metropolitana di Napoli. Nello specifico al comune di Nola, afferente al gruppo 2 con una popolazione compresa tra 20.000 e 50.000 abitanti, saranno stanziati fondi pari a 20 mila euro che dovranno essere utilizzati per l’acquisto di mezzi e macchinari indispensabili alle attività di soccorso da parte della Protezione Civile nella città bruniana.
In base a quanto stabilito dalla deliberazione dirigenziale, Nola e i suoi comuni limitrofi – Marigliano, Mariglianella, Carbonara di Nola, Scisciano, Visciano, San Paolo Bel Sito, Tufino e Saviano – riceveranno per il 2020 gli importi assegnati in base al posizionamento in graduatoria. I suddetti otto comuni che rientrano nel gruppo 1 con una popolazione inferiore a 20.000 abitanti, potranno godere di un contributo di circa 15 mila euro da investire in idrovore per asportare grandi masse d’acqua in caso di allagamenti, torri faro per fornire illuminazione in qualsiasi situazione, da guasti locali a blackout generali.
Grazie ai contributi concessi sarà rafforzato il sistema di Protezione Civile. Il pericolo di allagamenti, dissesto idrogeologico, rischio sismico, calamità naturali di vario genere che interessano tutti i paesi dell’area nolana, saranno ridimensionati e affrontati con i giusti mezzi che fino ad ora sono mancati, amplificando la cassa di risonanza dei disagi post-bufera. “Va proprio in questa direzione – dichiara l’amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo Vincenzo Caprio – il recente finanziamento regionale per la redazione del piano di emergenza intercomunale dell’area nolana che consentirà di gestire le situazioni di crisi in un’ottica di area vasta, sicuramente più funzionale alle esigenze di tutela della sicurezza dei cittadini”.
(fonte foto: rete internet)



