Sant’Anastasia, le questioni «attenzionate» dalle forze dell’ordine

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Palazzo Siano, sede del Municipio di Sant'Anastasia

Quello che segue è il prologo, la puntata zero di un’inchiesta – intervista che sarà pubblicata “a capitoli” nei prossimi giorni su ilmediano.it, tutto basato su dichiarazioni e circostanze di cui le forze dell’ordine sono già a conoscenza. 

 Per i concorsi pubblici anastasiani, divenuti un’inchiesta che ha poi portato agli arresti di sindaco e segretario, di un consigliere comunale e di un imprenditore (oltre alle misure disposte su una delle vincitrici e di suo marito) l’inizio della miccia sfociata nella caduta rovinosa dell’intera amministrazione comunale è da ricercarsi non solo in chi ha parlato e denunciato ma anche nella diffusione incontrollata di notizie che già da sole dovevano far pensare: la presenza nei selezionati di figli e parenti di funzionari comunali, lo scambio Sant’Anastasia – Pimonte/Pimonte Sant’Anastasia, le commissioni con incaricati-nominati dal sindaco, la sollecitazione di un’interrogazione parlamentare poi finita nella prima ordinanza firmata dal gip, le indiscrezioni trapelate anche sui social. Questa è ormai storia nota di cui già si sta occupando la Procura di Nola nei cui cassetti però ci sono, già da poco prima del blitz e degli arresti, alcuni esposti e denunce su altri episodi consumatisi dal 2014, nel corso della ultima  campagna elettorale, nonché nei primi – poi rivelatisi ultimi – mesi del governo Abete bis.

C’è un esposto in particolare, presentato e sottoscritto alla compagnia dei carabinieri di Castello di Cisterna dopo la campagna elettorale, ad amministrazione già insediata e giunta già nominata. Un esposto che non riguarda i concorsi ma che arriva al nucleo operativo dell’Arma quando già si stanno per chiudere le indagini relative ai suddetti condotte, queste ultime, dalla Guardia di Finanza.

I fatti denunciati in tale esposto ve li racconteremo uno per uno giacché ciascuno di essi merita attenzione e un capitolo a parte perché a farne presente fatti, dettagli e circostanze ai carabinieri è stato chi li conosce bene,  li ha vissuti in prima persona e si è assunto la responsabilità di raccontarli ai carabinieri di Castello di Cisterna prima ancora che a noi: un funzionario del Comune, prima responsabile di posizione organizzativa e poi declassato a semplice impiegato nonché dirottato all’Ufficio Patrimonio. Stiamo parlando di Luigi Pappadia – dipendente del Comune di Sant’Anastasia dal 1998 (e che andrà in pensione a metà 2020),  un nome evocato a più riprese anche nelle campagne elettorali. In primis quella del 2010 quando l’allora candidato sindaco poi divenuto tale, Carmine Esposito, alla sua prima uscita pubblica tirò in ballo proprio il funzionario allora responsabile dell’urbanistica promettendo che una volta diventato primo cittadino lo avrebbe trasferito laddove non potesse nuocere. E difatti, insediato Esposito, i rapporti tra i due non si rivelarono per nulla facili e Pappadia finì ad occuparsi di toponomastica. Non contento però, nel corso di un incontro pubblico, l’ex sindaco ebbe a pronunciare alcune frasi tanto pesanti su «cose inenarrabili» fin lì accadute all’ufficio urbanistica e Pappadia decise di recarsi dai carabinieri chiedendo loro di «indagare su sé stesso» per capire a quali «cose inenarrabili» si riferisse l’allora sindaco che poi fu ascoltato in proposito.   Da lì fino a dicembre 2013, quando l’amministrazione Esposito finì per mano giudiziaria, con il sindaco arrestato e le conseguenti repentine dimissioni di giunta e consiglio comunale, Pappadia rimase a fare l’impiegato. All’arrivo del commissario prefettizio (Anna Nigro, ndr) però, Luigi Pappadia tornò al suo posto, da titolare di posizione organizzativa per i settori urbanistica, edilizia privata, Suap, cimitero ed ambiente. E dal 2014, anno dell’insediamento del nuovo sindaco Lello Abete, inizia un’altra storia nel quale Pappadia ha un ruolo importante, di primo piano. Che il funzionario si fosse fatto delle inimicizie è acclarato, è una cosa normale per chi si trova a firmare centinaia di ingiunzioni di abbattimento o di acquisizioni al patrimonio comunale. Ma non sono questi i motivi per cui lui, inviso ad Esposito, è diventato poi parecchio scomodo anche per Abete. E non per un motivo soltanto. Questa è una storia che narra della sparizione misteriosa di atti pubblici relativi a costruzioni abusive di amministratori, di interessi privati sul piano urbanistico comunale, di investitori cinesi disposti a portare il loro denaro a Sant’Anastasia ma su «particelle» precise e non altrove, di penali elevate alla ditta che svolge il servizio di raccolta di rifiuti urbani sul territorio, cui starebbe per arrivare la quarta proroga quando già la prima sarebbe un’anomalia rispetto alle norme, di rifiuti «altrui» che, se vogliamo dar retta a voci insistenti,  giungerebbero a Sant’Anastasia mentre nel comune «proprietario» di detti rifiuti la differenziata schizza di conseguenza più in alto di sempre con autocompiacimenti e proclami. E di tanto altro che vi racconteremo in un’inchiesta – intervista che si dipanerà, fatto per fatto, capitolo per capitolo, da gennaio 2020. Mentre, nel frattempo, il commissario prefettizio Gaetano Cupello si è insediato a Palazzo Siano e ha per ora confermato le posizioni organizzative, almeno per i prossimi tre mesi. Una scelta che avrà sicuramente i suoi perché e dovuta probabilmente alla esigua disponibilità di personale oltre a prendere tempo per conoscere, verificare, controllare, comprendere.  Mentre, ancora, a Palazzo Siano, con i pensionamenti già ratificati e i concorsi “tarocchi” che si auspica siano annullati, c’è una macchina amministrativa in estrema difficoltà soprattutto nei settori strategici. Gli anastasiani sono provati e l’ultima cosa di cui avrebbero bisogno adesso è una imminente campagna elettorale, ma è proprio questo che avranno di qui a pochi mesi.

Intanto, nel 2020 – tra pochi giorni – cominceremo col raccontarvi, con le parole di chi la vicenda l’ha vissuta e riportata nei dettagli alle forze dell’ordine, la storia di una penale, di un capitolato non rispettato, di amministratori che, secondo chi quella penale l’ha comminata, avrebbero pensato con troppa foga a tutelare la ditta prima che il Comune; di un funzionario messo a tacere, anche stavolta in condizioni di non nuocere (più), perché non sarebbe stato «collaborativo» con l’impresa e rimosso dalla sua posizione per aver applicato la legge nell’interesse dell’Ente e non presumibilmente, come invece si disse in maniera ufficiale, per una rotazione di dirigenti sulla base delle norme anticorruzione che negli ultimi anni a Sant’Anastasia hanno riguardato guarda caso un unico soggetto, Pappadia appunto.

Leggerete quanto Pappadia ha da raccontare, sul mediano.it, nella prima settimana di gennaio. Intanto, auguri Sant’Anastasia! Che il futuro di questa città sia più roseo del passato e del presente.