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Nell’esposto (leggi qui) che il dipendente comunale Luigi Pappadia ha presentato ai carabinieri di Castello di Cisterna, lo stesso ex responsabile dell’urbanistica parla a lungo del Puc. Un argomento sul quale si sono fatte illazioni, anche in campagna elettorale.

Prima di affrontare la vicenda «Puc» dal punto di vista dell’architetto Pappadia, ancora oggi dipendente del Comune di Sant’Anastasia in servizio però all’Ufficio Patrimonio, è bene sottolineare che quanto da lui raccontato nell’esposto ai carabinieri non affronta argomenti dei quali gli anastasiani non abbiano mai sentito parlare. Da taluni commenti sui social sembra che qualcuno – togliendo quelli che riprendono da questa testata parole a caso unicamente per strumentalizzare – stia scendendo dal pero. Nell’esposto di Pappadia si affrontano tre argomenti e tre episodi: la penale comminata alla Gpn, il Piano Urbanistico comunale e l’esistenza di una costruzione abusiva di un amministratore comunale e la misteriosa sparizione dell’avvio del procedimento inerente all’abuso che non è mai stato possibile notificare e che sarebbe, così racconta il funzionario, misteriosamente scomparso da Palazzo Siano. Tutti sapevano tutto e tutti ovviamente raccontavano, prima, durante e dopo la campagna elettorale, soltanto le versioni che di volta in volta convenivano a loro. Se questa testata ha deciso di dare spazio alla versione dell’architetto Pappadia, che tra l’altro era già stato invitato in tempi non sospetti e in diretta streaming a fornirla con un’intervista, è stato solo nel momento in cui la denuncia ci è stata consegnata. Non prima, né dopo. Né per strumentalizzare, né per accusare, i processi si fanno nelle aule di tribunale, non sui giornali e meno ancora sui social. E non ci risulta che in questa storia, per nessuno dei tre argomenti, ci siano al momento indagati. La questione è squisitamente politica. Il nostro pensiero non è attinente, ma vogliamo comunque lasciarlo qui a disposizione di chi legge: Sant’Anastasia avrebbe bisogno di un lungo periodo di commissariamento, Sant’Anastasia avrebbe bisogno che, nel caso si voti invece a primavera come è più che probabile, tutti i protagonisti della scena politica odierna facciano non uno ma dieci passi indietro, Sant’Anastasia avrebbe bisogno di pace sociale. Mera opinione che non fa testo, ma la dovevamo. La dovevamo ai lettori, a nessun altro.  Perché pensiamo ancora che gli anastasiani abbiano molto da dare al proprio paese che non è soltanto quello dei concorsi truccati, delle mazzette di ogni epoca, del veleno che in tanti sputano sui social network, delle famiglie e delle fazioni. Perché pensiamo, e su questo insistiamo con forza, che la Politica non sia una cosa sporca e che non sempre chi vi si impegna finisca per macchiarsi. La Politica può e deve essere come Pericle raccontava nel discorso agli ateniesi del 461 a.C. Utopia? Di esempi non ve ne sono tantissimi, è vero, ma siamo fieri di crederci ancora e non esiste veleno che possa farci cambiare idea.

E giacché in tanti hanno commentato la prima «puntata» di questa serie di articoli basata sul racconto di Luigi Pappadia, ossia quella che si riferisce alla Gpn, sembra opportuno chiarire che anche lì la questione è politica. Sui social sono comparse evocazioni di manette, “intrallazzi” della Gpn mai qui ipotizzati… non possiamo che suggerire, a chi volesse strumentalizzare gli scritti altrui, di interpretare correttamente. D’altronde, che l’imprenditore Nicola Alfano sia lo stesso che nel 2013 ha denunciato l’ex sindaco Esposito, poi processato e condannato in primo grado per tentativo di induzione indebita, qui c’entra poco. Il signor Alfano le denunce le ha fatte non solo a Sant’Anastasia bensì anche altrove, più di una volta. Ma questo non c’entra davvero nulla con il rispetto di contratti e capitolati e con le ricadute che essi hanno sui cittadini ( e contribuenti). La storia della penale elevata all’azienda Gpn l’aveva già raccontata l’ex consigliere comunale Mario Gifuni, dichiarando che era stato lui stesso a sollecitarne l’applicazione, poi sancita da un tribunale. Nell’articolo pubblicato dal mediano.it la scorsa settimana, se qualcuno non se ne fosse accorto, non c’era alcunché di alieno rispetto a quanto in tanti hanno detto nei comizi e anche in consiglio comunale, se non i dettagli forniti dall’ex responsabile dell’ambiente e raccontati meramente perché furono (anche) quelli a causare la sua rimozione dalla posizione organizzativa e perché furono poco dopo oggetto di un esposto firmato, sottoscritto e consegnato agli uomini dell’Arma. Quanto alla scelta dei tempi, questa testata giornalistica è al di sopra di ogni critica in merito giacché le domande, sull’argomento, sono state fatte più volte, in campagna elettorale, prima e dopo (in dirette streaming facilmente reperibili da chiunque) anche all’ex sindaco Abete che la sua versione l’aveva già data, rispondendo ampiamente sul tema.

Ora, il Puc. Ad inizio 2016, quando a Pappadia viene riaffidato il settore urbanistica – edilizia privata, all’assessorato competente c’è ancora l’architetto Stefano Prisco. Poco dopo la delega, per le dimissioni dello stesso Prisco (2018), viene affidata dal sindaco Abete all’avvocato Carmen Aprea. «Il settore mi venne riaffidato – racconta Pappadia – con la precisa direttiva di portare a termine il Puc, previa risoluzione delle tante problematiche verificatesi con i progettisti incaricati di redigerlo con contratto stipulato negli anni 2008 – 2009 (l’incarico lo affidò il sindaco Carmine Pone, ndr)». Infatti, il contratto con i detti progettisti fu risolto. Sulla vicenda è pendente un giudizio tra Comune e professionisti.

«Mi venne anche – continua Pappadia – affidato l’incarico di costituire un Ufficio di Piano che avrebbe dovuto concludere la redazione del Puc. Costituito l’Ufficio di Piano, veniva predisposto il Piano Urbanistico per l’adozione in giunta comunale. Il tutto alla luce delle direttive politiche del sindaco, dell’assessore Prisco e, successivamente, dell’assessore Aprea. Ultimati i lavori dell’Ufficio di Piano, l’assessore Aprea indiceva una riunione alla presenza del sindaco, con i consiglieri comunali di maggioranza, gli assessori e gli stessi componenti dell’Ufficio di Piano, al fine di illustrare il lavoro svolto. La riunione terminava con l’entusiasmo e la soddisfazione di tutti i consiglieri intervenuti i quali auspicavano una pronta adozione del Puc da parte della giunta comunale, data la piena rispondenza del piano redatto alle esigenze di sviluppo socio economico del paese. Lo stesso sindaco, che aveva seguito passo passo le fasi progettuali, era entusiasta del lavoro svolto, tanto che a dicembre 2018 la giunta comunale metteva a disposizione dell’Ufficio di Piano i soldi necessari alla stampa del redatto piano urbanistico».

Viene da chiedersi – con alla mano la delibera per stanziare i fondi necessari alla stampa – perché far stampare un piano del quale non si era contenti?

«Ancora l’assessore Aprea indiceva una nuova riunione – prosegue Pappadia – invitando anche i consiglieri di opposizione. In tale ultima riunione, il consigliere comunale Carmine Capuano cominciò a suggerire di inserire una zona a sviluppo turistico ricettivo a ridosso del confine con Somma Vesuviana data la presenza nel citato paese limitrofo di un polo archeologico. Dopo qualche giorno dalla riunione, l’assessore Aprea mi riferiva che il consigliere Capuano aveva voluto incontrarla per chiederle di ubicare la zona turistico ricettiva su tre specifiche particelle. Io e l’assessore Aprea incontravamo poi il sindaco che ci invitava ad inserire quanto chiesto da Capuano per “questioni politiche”. Successivamente, nel mio ufficio, io e l’assessore Aprea incontravamo il consigliere Capuano al quale comunicavamo che non era legittimo né legale modificare un piano urbanistico su richiesta personale di chicchessia, mentre il consigliere ci riferiva dell’esistenza di un grosso investitore cinese interessato alla realizzazione di una grande struttura ricettiva su quella determinata zona, precisando che o era su quelle particelle o non se ne sarebbe fatto nulla». Da una verifica effettuata, a dirlo è lo stesso Pappadia nell’esposto, le particelle in questione risultarono coincidere con terreni di proprietà della famiglia di un tecnico di area aderente al medesimo partito di Capuano.

Le dichiarazioni di Luigi Pappadia, nell’esposto presentato, avallano dunque quanto lo stesso avvocato Aprea aveva detto in un’intervista in diretta streaming con il mediano.it, prima delle elezioni amministrative, quando ancora conservava la carica di vicesindaco e assessore, e poi in alcuni convegni prima e durante la campagna elettorale. «Il piano urbanistico – dice Pappadia – fu dunque completato, senza modifiche, e inviato in ragioneria per gli adempimenti necessari all’adozione da parte della giunta, adozione che non è mai avvenuta».

Sulle circostanze, il racconto che Luigi Pappadia fa della vicenda, lo stesso che ha messo nero su bianco nell’esposto ai carabinieri, abbiamo chiesto un commento agli altri protagonisti. L’ex vicesindaco Carmen Aprea ha ancora una volta confermato la sua versione, che coincide praticamente alla lettera con quella resa dall’ex responsabile dell’urbanistica.

Il consigliere Carmine Capuano si è reso a sua volta disponibile a rispondere alle nostre domande in merito (alcune dettagliate gliele avevamo già rivolte in un’intervista realizzata in diretta, reperibile facilmente sulla pagina facebook del mediano.it) e la sua verità la trovate cliccando su questo link (qui).