Nola, in arrivo 20 mila euro per l’acquisto di attrezzature in caso di calamità naturali

La Città Metropolitana di Napoli ha stanziato i fondi per 45 comuni napoletani, suddividendo gli importi in base alla densità di popolazione. Al comune di Nola saranno destinati circa 20 mila euro per l’acquisto delle attrezzature necessarie alla Protezione Civile. Dopo l’ennesimo acquazzone di dicembre che ha piegato tutti i paesi del Nolano, finalmente giungono i soccorsi tanti attesi a distanza di un mese: con deliberazione del Sindaco Metropolitano n. 274 del 30/10/2019 è stato stabilito l’importo pari a 1 milione di euro per i 45 comuni dell’area Metropolitana di Napoli. Nello specifico al comune di Nola, afferente al gruppo 2 con una popolazione compresa tra 20.000 e 50.000 abitanti, saranno stanziati fondi pari a 20 mila euro che dovranno essere utilizzati per l’acquisto di mezzi e macchinari indispensabili alle attività di soccorso da parte della Protezione Civile nella città bruniana. In base a quanto stabilito dalla deliberazione dirigenziale, Nola e i suoi comuni limitrofi – Marigliano, Mariglianella, Carbonara di Nola, Scisciano, Visciano, San Paolo Bel Sito, Tufino e Saviano – riceveranno per il 2020 gli importi assegnati in base al posizionamento in graduatoria. I suddetti otto comuni che rientrano nel gruppo 1 con una popolazione inferiore a 20.000 abitanti, potranno godere di un contributo di circa 15 mila euro da investire in idrovore per asportare grandi masse d’acqua in caso di allagamenti, torri faro per fornire illuminazione in qualsiasi situazione, da guasti locali a blackout generali. Grazie ai contributi concessi sarà rafforzato il sistema di Protezione Civile. Il pericolo di allagamenti, dissesto idrogeologico, rischio sismico, calamità naturali di vario genere che interessano tutti i paesi dell’area nolana, saranno ridimensionati e affrontati con i giusti mezzi che fino ad ora sono mancati, amplificando la cassa di risonanza dei disagi post-bufera. “Va proprio in questa direzione – dichiara l’amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo Vincenzo Caprio – il recente finanziamento regionale per la redazione del piano di emergenza intercomunale dell’area nolana che consentirà di gestire le situazioni di crisi in un’ottica di area vasta, sicuramente più funzionale alle esigenze di tutela della sicurezza dei cittadini”. (fonte foto: rete internet)

Da una certa fiacchezza fisica e dalle “ciucciuvettole” che dicono che il 2020 sarà come il 2019 ci salvi l’aglio caro a Priapo

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La ricetta di oggi, “spaghetti aglio, olio e peperoncino”. Le “virtù” miracolose dell’aglio consentiranno anche agli scettici di capire che il 2020 sarà quello che è già dalle prime battute: un anno originale e inimitabile. L’aglio è da sempre rimedio contro la paura, contro le febbri, contro la fiacchezza virile, contro i vermi. Contro i vermi reali e contro quelli metaforici: dunque l’aglio sarà protagonista della storia del 2020. Sopporta l’aglio di essere arrostito, come suggerisce una ricetta di Angela Frenda? Lo vedremo nella prossima puntata.   Mentre tutti si augurano che l’anno nuovo sia veramente nuovo e porti novità “a zeffunno”, si alza la voce dello scettico che, per farci sapere che ha letto Machiavelli e Leopardi, ci dice sarcastico che il succedersi degli anni è un’invenzione dei venditori di almanacchi, di agende e di calendari, e che la storia degli uomini scorre sempre uguale a sé stessa. Se questi scettici consumassero per una settimana due piatti al giorno di “spaghetti aglio e olio”, con una punta di peperoncino, “vedrebbero” immediatamente che il 2020 è già partito con un passo tutto suo, che non ha modelli: i colpi di genio e di mitra del sig. Trump e dei suoi guerrieri, le lezioni di buona educazione e di umanità che gente ridicola e smemorata ha dato a Papa Francesco, la guerra tra le “anime” dei Cinque Stelle, che pare una guerra tra titani, mi si perdoni il paragone. Il 2020 sarà un anno sorprendente. Dunque, agli scettici serve quella “scossa” che viene dagli umori, dal sapore e dall’odore dell’aglio, una “scossa” che mette a nudo la realtà delle cose, scrosta e spazza via le scorze dei profumi densi di ipocrisia aristocratica, smantella e dissolve le chiacchiere. L’aglio consente alla mente e agli occhi di cogliere i dettagli, e di confrontarli e di dedurre, e soprattutto, essendo la natura dell’aglio “sfuttente”, di smascherare la verità che si nasconde dietro la menzogna delle parole. Ho sempre pensato che Sherlock Holmes, Maigret, Nero Wolfe e Pepe Carvalho consumassero quantità copiose di aglio. Ma non c’è parte della persona a cui la pianta miracolosa non regali dosi di energia, e non c’è morbo fisico e spirituale che essa non combatta vittoriosamente. I legionari romani mangiavano aglio prima di scontrarsi con il nemico, per sentirsi più forti, e forse per chiudere la strada ai vermi, metaforici e reali, della paura. Dice Plinio che i medici consigliavano a chi avesse l’intestino infestato da tenia, ossiuri e consimili parassiti di consumare aglio cotto in aceto e miele. Questi consigli “ ‘e mmerechesse” li hanno dati per secoli: ancora nei primi anni’60 del ‘900 le mamme, le nonne e le zie curavano con pozioni all’aglio le febbri e i disturbi gastrici dei ragazzi, e talvolta facevano strani segni sulla pancia e sulla fronte del “malatino” bagnando il dito in una mistura di latte e di succhi di aglio e di prezzemolo. Orazio poteva permettersi di fare lo spiritoso sulla passione per l’aglio del suo amico Mecenate e di consigliare che fossero condannati a mangiare aglio, “che è peggio della cicuta”, gli assassini più bestiali, perfino i parricidi, solo perché l’aglio aveva segnato, come cibo e come medicina, la sua infanzia. Oso credere che proprio per la sua capacità di combattere i vermi, metaforici e reali, l’aglio sia destinato a diventare un protagonista di questo nostro tempo, che pullula di vermi visibili e di vermi nascosti. La pianta era sacra a Marte, a Ecate dea della luna, della notte e delle streghe, e a Priapo, il dio della potenza virile. I maschi la usavano per diventare più energici, e nello stesso tempo per proteggersi dal “malocchio” che le fattucchiere potevano gettare contro la loro mascolinità.“Aglio, fravaglio, fattura che nun quaglia…”. Prima che Peppino-Pappagone consegnasse alla fama televisiva questa tiritera napoletana contro il malocchio, gli Ottajanesi la sentirono recitare e canticchiare da uno straordinario personaggio, “Mast’Errico”, che campava vendendo di porta in porta latte di capra, e anche i segreti della sua sapienza popolare. L’aglio irrobustiva la virilità, ma lasciava in bocca il suo odore “ amarosteco”, un veleno per l’alito e per i baci, un veleno che però si dissolveva grazie alla fragranza della marmellata di ciliegie e di albicocche “pellecchielle”.Per ora ci fermiamo qua, ma certamente torneremo sull’argomento, perché è nostra intenzione raccontare le storie delle erbe, dei condimenti e degli ingredienti che entravano e ancora entrano nei “piatti” vesuviani e napoletani. Torneremo anche sull’aglio, perché poco fa, mentre leggevo una ricetta di Angela Frenda“ Gnocchi di patate e aglio arrosto”, mi chiedevo  se e come cambia la natura dell’aglio quando viene arrostito. *** Non è difficile preparare gli spaghetti aglio, olio e peperoncino. Tagliate a metà due spicchi d’aglio, privateli dell”’anima” e tritateli finemente; il peperoncino tagliatelo a rondelle sottili. Scaldate in una padella 4 cucchiai d’olio, unite l’aglio tritato e fatelo soffriggere per qualche minuto, evitando però che bruci. Unite il peperoncino e fatelo soffriggere per pochi secondi. Cotti gli spaghetti in abbondante acqua salata e scolati al dente, versateli nella padella in cui sono l’aglio e il peperoncino e fateli saltare a fuoco vivo perché il condimento e il sapore si distribuiscano equamente. A tavola andrà un “piatto” che è un solo, intenso ardore. ( La ricetta è pubblicata dal blog “Il cucchiaio d’argento”).

Volla, rissa tra due famiglie per un debito non saldato: arrestate otto persone

Due famiglie si sono scontrate a suon di pugni, calci e schiaffi per motivi legati ad una somma di denaro prestata e mai restituita. I carabinieri della Compagnia di Torre del Greco hanno arrestato otto persone coinvolte in una rissa scoppiata a Volla, nei pressi di un distributore di carburanti. Due famiglie si sono scontrate a suon di pugni, calci e schiaffi per motivi legati ad una somma di denaro prestata e mai restituita. Secondo quanto riscostruito, una 23enne avrebbe prestato al suo fidanzato la somma di 450 euro. Conclusa la relazione, il giovane 22enne non avrebbe onorato il suo debito, ricevendo dalla ragazza continue richieste di restituzione del contante. Per risolvere la faccenda sono così intervenute le rispettive famiglie. Il risultato una rissa in cui sono rimaste contuse cinque  uomini e tre donne. I carabinieri – intervenuti prima che la lite finisse nel sangue –  hanno arrestato le persone coinvolte e le hanno tradotte in tribunale per l’udienza di convalida. Giudicati, per  sei degli otto  arrestati è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Quattordicenne accoltellato nel parcheggio del Vulcano Buono: tre ragazzi in istituto penale per minorenni

I Carabinieri della Stazione di Nola hanno dato esecuzione alle misure della custodia cautelare in Istituto penale per minorenni emesse dal GIP del Tribunale per i minorenni di Napoli nei confronti di tre ragazzi, di cui due 15enni e un 16enne, ritenuti responsabili del reato di tentato omicidio in concorso ai danni di un ragazzo di 14 anni accoltellato nel parcheggio del centro commerciale “Vulcano Buono” di Nola la sera dello scorso 8 dicembre. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica per i minorenni di Napoli e condotte dai Carabinieri della Stazione di Nola, hanno permesso di identificare compiutamente tutti gli aggressori e di appurare che l’aggressione traeva origine da futili motivi. In particolare, i Carabinieri di Nola, attraverso un’accurata e tempestiva ricostruzione della vicenda avvenuta con l’escussione di numerosi minori, loro familiari e persone informate sui fatti, hanno accertato che mentre il giovane – vittima – si trovava presso la pista di pattinaggio del centro commerciale insieme ad un’amica, dopo essere stato verbalmente infastidito e provocato da un aggressivo gruppo di coetanei di età compresa tra i 12 ed i 16 anni, decideva di allontanarsi all’esterno del centro commerciale. Nonostante che il ragazzo si fosse allontanato per sottrarsi alle immotivate angherie del gruppo, gli aggressori lo hanno seguito all’esterno e lo hanno colpito con calci e pugni, percuotendolo al capo con un manganello ed attingendolo all’addome con una coltellata. Il giovane dapprima è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale di Nola, poi – a causa delle gravi condizioni di salute – trasferito in prognosi riservata presso l’ospedale “Cardarelli” di Napoli, ove veniva sottoposto a successivo intervento chirurgico. (fonte foto: rete internet)

Palmese – Vis Ariano a Brusciano nonostante la disponibilità dello Stadio Comunale. Donnarumma: “Siamo sorpresi”

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Si giocherà di sabato, la prima gara del girone di ritorno del campionato Regionale di Eccellenza – Campania, tra Palmese e Vis Ariano, e sarà lo stadio di Brusciano, non già il Comunale di Palma Campania, il teatro dell’evento. Quella di spostare, ancora una volta, la sede naturale di una partita di interna della Palmese Calcio è una scelta attribuibile esclusivamente alla società rossonera, per ragioni non note nemmeno all’amministrazione comunale, oltre che ai tifosi. Il terreno di gioco, come spiega il Sindaco Donnaruma, è nelle condizioni, una volta superate le criticità causate dai temporali abbattutisi su Palma Campania prima di Natale, di ospitare l’evento. «La Palmese Calcio – afferma il primo cittadino – può legittimamente decidere di disputare le gare interne del campionato in altra sede, ma dovrebbe assumersi le responsabilità delle proprie scelte, anche per rispetto dei tanti tifosi che, finalmente, per merito dell’attuale dirigenza, dopo tanto tempo, stanno tornando ad affollare gli spalti degli impianti in cui la maglia rossonera è di scena. Lo stadio di via querce è assolutamente agibile, il terreno di gioco non presenta criticità e, francamente, faccio molta fatica a comprendere le ragioni di questa scelta. Peraltro, nel momento in cui la Società ha preso questa decisione, lo ha fatto in maniera autonoma, senza consultare l’amministrazione comunale, non informandola rispetto a particolari e ipotetiche problematiche che potessero mettere a rischio il regolare svolgimento dell’incontro».   «Restiamo – conclude Donnarumma – a disposizione della Palmese per ogni tipo di necessità. Entriamo nella fase più cruciale della stagione ed è fondamentale, affinché si possa coronare il sogno di tornare in Serie D dopo quasi vent’anni di assenza, che tutti remino nella stessa direzione. Sosterremo la nostra amata squadra in maniera incondizionata, ma non posso non ribadire l’enorme sforzo, anche economico, profuso dalla mia amministrazione, per rendere praticabile lo Stadio Comunale, che, per quanto ci riguarda, deve tornare ad essere la casa della Palmese. Le speranze di vittoria del campionato passano anche per quel ritrovato calore che solo attraverso un repentino ritorno nel nostro fortino possiamo alimentare».

Rischi naturali, l’Agenzia ottiene contributi per 9 Comuni dell’area nolana.

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In arrivo 140mila euro per acquistare attrezzature per le emergenze. Caprio: “Un altro tassello per proteggere i cittadini” Idrovore da attivare per gli allagamenti, autovetture per trasportare materiali e mezzi, torri faro da utilizzare in caso di black out energetico e droni: sono le attrezzature che adesso i Comuni potranno acquistare con le risorse stanziate dalla Città Metropolitana di Napoli.  Ad essere stati ammessi anche 9  enti locali che hanno affidato all’Agenzia di sviluppo dell’area nolana la presentazione delle istanze. Si tratta di Nola, Marigliano, Mariglianella, Carbonara di Nola, Scisciano, Visciano, San Paolo Bel Sito, Tufino e Saviano. Complessivamente il contributo erogato ammonta ad oltre  140 mila euro:  una somma che servirà a migliorare la risposta delle amministrazioni comunali in caso di calamità. Ad essere stati finanziati sono stati i primi 27 Comuni nella graduatoria dei centri con popolazione inferiore a 20mila abitanti ed i primi 13 del gruppo costituito dai territori con un numero di abitanti compreso tra 20 mila e 50 mila. “Con i contributi concessi grazie al lavoro preliminare effettuato dall’Agenzia rafforziamo il sistema di protezione civile già avviato dalla nostra struttura con  i Piani di emergenza comunali. Le nuove attrezzature si aggiungono a quelle già ottenute grazie al precedente avviso pubblico della Città metropolitana che ha finanziato l’acquisto di altro materiale utile in caso di emergenza, richiesto sempre  attraverso progetti presentati dall’Agenzia. Dissesto idrogeologico e rischio sismico rappresentano una spada di Damocle per il nostro territorio ed è per questo che poter disporre di una pianificazione puntuale significa avere una capacità di reazione più efficace e veloce. Va proprio in questa direzione – dichiara l’amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo Vincenzo Caprio – il  recente finanziamento regionale per la redazione  del Piano di emergenza intercomunale dell’area nolana che consentirà  di gestire le situazioni di crisi in un’ottica di area vasta,  sicuramente più funzionale alle esigenze di tutela della sicurezza dei cittadini“.

Angelo Iannelli, Premio “Bassa Irpinia ”: Eccellenza nel Sociale in Campania

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Domenica 29 Dicembre al Teatro” Domenico Biancardi” di Avella  si è svolto il Premio “Bassa Irpinia ” durante la serata di gala sono state premiate le eccellenze  della Campania.

A ricevere  l’importante riconoscimento, Angelo Iannelli noto come “l’ambasciatore del sorriso“ l’artista poliedrico  ha ricevuto l’importante riconoscimento per il suo instancabile impegno nel sociale, attraverso la figura che lo caratterizza, la maschera di Pulcinella, in particolare è stato ricordato dalla commissione giudicatrice il suo rapporto educativo e  ludotetico con i ragazzi diversamente abili di ogni razza e colore, il suo impegno per i  senza fissa dimora, i bambini degenti in ospedale  e le sue tantissime collaborazioni in eventi di solidarietà’ come: Mense dei poveri, dormitori, ristrutturazioni di Chiese, ma pure i suoi  emozionanti  eventi sociali a sostegno dei meno fortunati   “Premio Ambasciatore del Sorriso” “Party del Sorriso” “Befana Sociale” Festival del Sorriso” e le  diverse “Partite Del Cuore” con la sua squadra Attori del Sorriso di cui è presidente oltre ai  suoi suoi scritti e cortometraggi su tematiche sociali, con un unico  filo conduttore “il sorriso”  che porta a tutti con amore e semplicità. L’attore, al momento della premiazione, si è tinto il viso con il cerone bianco, indossato il camicione, il  cuppolone, la maschera nera  e  con una sua esemplare performance ha coinvolto ed emozionato il   folto pubblico presente.

Angelo Iannelli ha ricevuto il Premio Bassa Irpinia tra scroscianti applausi. Riconoscimento che documenta il suo  instancabile lavoro a favore delle persone svantaggiate e meno fortunate. L’artista ha ringraziato i presenti e l’organizzazione per il riconoscimento. Asserendo” Nella vita per vincere dobbiamo amare tutto quello che facciamo ,  tenendo nel cuore i meno fortunati”

Addio a Carlo De Vita, fondatore del vecchio Cinema Arlecchino di Somma Vesuviana

Dopo la piazza centrale e l’Azione Cattolica, il Cinema Arlecchino era il luogo d’incontro negli anni cinquanta – sessanta dei giovani sommesi.  Un luogo privilegiato, che faceva sognare, riscattare ed educare le generazioni di quell’epoca.   Si viveva impastati nei fotogrammi dell’epoca, si rubavano la parole alla celluloide, si respiravano mondi distanti solo un panno bianco. Nelle lunghe estati delle infanzie – ma anche nei pomeriggi dopo la scuola e lo studio – era diventato il luogo dove ciascun ragazzo poteva essere Brancaleone, Maciste, l’ultimo dei Moicani, Ringo o Lancillotto, come afferma il prof. Ciro Raia. Carlo De Vita era il proprietario: un uomo dal carattere dolcissimo, sempre sorridente, dalla voce baritonale. Dire Carlo significava dire cinema a Somma. Era l’erede, infatti, di una famiglia che aveva ripreso l’antica tradizione dei film muti in una vecchia sala di Rione Raimondi, era passata al cinema Impero di via Gramsci dal 1937 al 1957, all’arena Torino all’interno dell’omonimo palazzo (ora Municipio) e, da ultimo, alla sala del cinema Arlecchino in via Roma, la sala da seicento posti invidiata da tutti i paesi limitrofi, oggi Teatro Summarte. Ogni giorno della settimana aveva un suo genere: i kolossal, le prime visioni di zona, i film d’essay, i filoni popolari. Di giovedì, invece, una vecchia auto con altoparlante annunciava la serata popolare a prezzi popolari. Il cinema Arlecchino era un po’ il vanto di Somma Vesuviana: arioso, spazioso, multicolore nelle luci, acusticamente valido. Era stato inaugurato il 27 novembre 1954. Nell’occasione fu proiettato “La figlia del reggimento” con Antonella Lualdi, Isa Barzizza e Carlo Croccolo. Il giorno dopo era stata la volta del kolossal “Giulio Cesare” con Marlon Brando. I giorni trascorrevano tra la cassa, la sala di proiezione e la cabina, dove un addetto arrotolava e srotolava pellicole e cuciva fotogrammi. Una folla immensa si accalcava alle porte e, specie nei giorni festivi, un addetto staccava  biglietti, alzava la voce, invitava i più rumorosi al silenzio, girava tra le poltrone, si affacciava nei bagni e apriva le porte.  C’era il barista, ma c’era anche  l’operatore sempre attento al riavvolgimento della pellicola, ai rappezzi dei fotogrammi, alle proteste degli spettatori quando la pellicola si spezzava, continua il prof. Raia. Don Carlo, il proprietario, partiva per Napoli per recarsi alle case di distribuzione cinematografica, che erano tutte ubicate in Calata Trinità Maggiore. Sui sedili posteriori della sua Fiat 500 Giardiniera, di colore bianco, erano posizionate le pellicole dei film nelle scatole di ferro. Bisognava accaparrarsi, a tutti i costi, la prima visione di zona e poi, provvedere a farle recapitare al locale di un altro paese. Poi, all’improvviso, il tonfo, il silenzio e il vuoto. La struttura maestosa si perse nella sua solitudine. Le crescenti difficoltà portarono rapidamente alla crisi quella che all’inizio si era dimostrata una fortunata iniziativa. Nonostante ciò, Don Carlo De Vita, pur non vendendo la sua struttura molto richiesta, decise di proseguire sperando in un miglioramento della situazione. Ma ogni speranza di rilancio fu vana. Quando, ieri pomeriggio, è partito il corteo funebre, dietro la bara di “Don” Carlo c’erano i familiari e insieme gli amici di sempre: ma c’erano pure – conclude il prof. Ciro Raia –  anche Eduardo Nottola (Rod Steiger), Ramòn Rojo (Gian Maria Volontè), Mathilde Bauchard (Fanny Ardant), Guido Carani (Amedeo Nazzari) e tanti altri ancora. Per tutti era Don Carlo del Cinema Arlecchino.

Morti sul lavoro in Italia: 17mila uccisi da corruzione e indifferenza

I morti sul lavoro sono ormai diventati una strage inarrestabile e forse proprio per questo non fanno più notizia. Gli italiani si sono come assuefatti alla tragedia costante, continua, ripetitiva. L’unico strumento che quindi potrebbe almeno frenare questa letterale emorragia di sangue è lo Stato, vale a dire noi stessi, noi tutti, il popolo degli assuefatti. Una raggelante abitudine di massa all’orrore ma non solo. La corruzione sta infatti ormai mangiando la nostra comunità nazionale da troppo tempo e quindi nessuno controlla. Nessuno impone con forza a questa o a quell’ azienda, a questo o a quell’imprenditore rigide prescrizioni su come si debba lavorare correttamente e con quali mezzi adeguati in un’impresa degna della sua stessa definizione. E quei pochi lavoratori e sindacalisti che tentano di fare qualcosa sono additati come i soliti “rompiscatole”. Rompiscatole magari da “far fuori”, da silurare, mobbizzare. E’una situazione da cane che si morde la coda. Da un lato c’è la corruzione, che fa risparmiare i costi alle imprese, dall’altro c’è la crisi che attanaglia il Paese praticamente da sempre, dagli anni Settanta e che in questi ultimi dieci anni morde come non mai. Questa spirale perversa ha fatto decine di migliaia di morti sul lavoro e altrettanti per tumore in intere regioni. Si perché il risparmio dei costi non è stato fatto solo per contenere le spese di produzione ma anche per affidare alla camorra e alle tante mafie che ci opprimono i rifiuti industriali da smaltire nei terreni, nell’acqua, nell’aria. Per non parlare dei controlli pubblici sulle emissioni industriali: praticamente nulli o, quando sembrano esserci, tarocchi. Intanto ogni giorno andare al lavoro è peggio che in guerra. Dal nord al sud il bollettino riporta il numero dei morti e dei feriti massacrati per il profitto, fra l’indignazione, la rabbia di alcuni e l’indifferenza di molti. Aziende e governi considerano normale che dei lavoratori muoiano quotidianamente per il profitto. Risultato: nell’ultimo decennio sono stati registrati in Italia più di 17.000 lavoratori morti sul luogo di lavoro. Un numero impressionante, drammatico. Morti sul lavoro quasi come nella guerra messicana del narcotraffico. Nella crisi sono diminuiti i lavoratori occupati ma i morti sul lavoro sono aumentati anno dopo anno. Soltanto nel 2019 c’è stata una leggerissima flessione. I dati INAIL, comunque sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori senza contratto, in nero, nel 2019 registrano circa 1000 vittime, in calo del 4 e mezzo per cento rispetto al 2018 grazie a un minimo di attenzione in più. Ma è sempre poca cosa l’attenzione, o meglio, il controllo degli organi competenti. In ogni caso si può purtroppo affermare che la strage di lavoratori non s’è fermata: quasi 100 persone al mese l’anno scorso.

Madonna dell’Arco, il giorno dell’Epifania aspettando i Re Magi nel chiostro del Santuario

Oramai divenuta tradizione, anche quest’anno il Presepe Vivente di «I Jocundi» – appuntamento fisso ogni notte di Natale nel borgo antico di Sant’Anastasia – si ripete con l’arrivo dei Magi a Madonna dell’Arco, nel chiostro del Santuario Mariano. E anche per l’Epifania 2020, I Jocundi con la regia di Luigi De Simone presentano «Nella stalla aspettando la Stella: ti racconto il Presepe aspettando i Magi». Il corteo dei Magi e il Presepe Vivente – dalle 19, 15 alle 20, 45 di lunedì 6 gennaio avranno come scenografia il cinquecentesco chiostro di Madonna dell’Arco, accolti dai padri domenicani guidati dal priore padre Alessio Romano. Erode, i Magi, i quadri presepiali, la Natività, in una rappresentazione al contempo tradizionale e nuova: accanto alle scene che raffigurano gente del popolo, dalle lavandaie agli osti, dai pastori ai pescatori, ci saranno suggestioni orientali e, come è abitudine per i Giocondi diretti da De Simone, una scena di provocazione e denuncia che è sempre d’attualità, ogni anno. Stavolta, la prima scena vede San Francesco richiamare l’ordine cosmico della Creazione, contrapposto all’attuale disordine e confusione, alla Terra dei Fuochi che genera malattie e sofferenza. Ancora, come novità, una suora domenicana prende posto tra i figuranti del presepe, ottanta e tutti in costumi d’epoca siano essi poveri o sontuosi.