CONDIVIDI
    L’architetto Luigi Pappadia

Come avevamo annunciato a fine 2019 (leggi qui), inizieremo con il raccontarvi – naturalmente secondo la sua versione che è stata dettagliata anche con un esposto ai carabinieri di Castello di Cisterna – i motivi per cui l’architetto Luigi Pappadia è stato destituito delle sue funzioni, le ragioni per cui da responsabile di posizione è ora un semplice impiegato che lavora all’ufficio patrimonio.

Pappadia, nativo di Sant’Antimo e dipendente del comune di Sant’Anastasia dal 1998 (prima consiliatura di Enzo Iervolino) ricopriva nel 2014, anno dell’elezione dell’ex sindaco Lello Abete, il ruolo di funzionario (titolare di posizione organizzativa) di alcuni importanti settori: urbanistica, edilizia privata, Suap, cimitero ed ambiente. Gli erano stati affidati dal commissario prefettizio Anna Nigro a seguito dello scioglimento del consiglio comunale seguito all’arresto del sindaco precedente, Carmine Esposito, con il quale i rapporti erano stati pure difficili, per usare un eufemismo. Nei primi mesi del 2014 accadde qualcosa, un episodio grave che vi racconteremo nei prossimi giorni, che spinse il sindaco a rimuovere il funzionario dal settore urbanistica – edilizia. Ma questa è un’altra storia e nel frattempo Pappadia conservava la competenza nel settore Ambiente.

Passarono i mesi e la giunta Abete fu rinnovata, ci fu un rimpasto. Il sindaco si liberò degli uomini e delle donne più vicini ad Esposito: via Giancarlo Graziani, dimesso Armando di Perna, via Lucia Barra (e più tardi arrivarono le dimissioni di Cettina Giliberti). Ad inizio 2016, anche e soprattutto su insistenza, o meglio intercessione, del nuovo vicesindaco, Carmen Aprea, convinta che il funzionario fosse il più competente nella materia (più tardi, dopo le dimissioni dell’assessore pro tempore Stefano Prisco, la delega all’Urbanistica sarebbe andata proprio a lei), il sindaco riaffidò a Pappadia il settore urbanistica – edilizia privata con una precisa direttiva (ma anche di questo vi racconteremo nelle prossime settimane). E va ricordato, in proposito, che in quel periodo la Aprea era l’assessore voluto dal sindaco stesso, quello in «quota Abete», tant’è che, a domanda diretta in un’intervista, il sindaco rispose che l’avvocato Aprea, da lui fortemente voluta in giunta, aveva il compito di «tutelare» – con la sua competenza – il Comune e lui stesso. I rapporti tra i due precipitano solamente in vista delle nuove alleanze elettorali per le elezioni amministrative del 2019, sulla questione Puc di cui vi parleremo nei prossimi giorni e in merito alla quale esiste, sulla pagina facebook del mediano.it, una intervista streaming alla Aprea prima della campagna elettorale, quando la stessa, pur avendo preso le distanze, ancora deteneva la carica di vicesindaco e assessore.

Tra mille difficoltà si arriva al 2018. «La mia persona e la mia professionalità continuavano però ad essere messe in discussione – dice Luigi Pappadia – in particolare agli inizi del 2018 quando veniva da me contestato, alla Gpn (società affidataria del servizio raccolta di rifiuti urbani) il mancato raggiungimento della percentuale del 65% di raccolta differenziata, così come previsto nel contratto e nel capitolato di appalto. Da questo momento cominciarono ad acuirsi con il sindaco contrasti i cui motivi erano apparentemente né spiegabili, né giustificati e che poi però si manifestarono ampiamente in una prima riunione che si tenne a giugno 2018». A quella riunione, secondo i ricordi di Pappadia, parteciparono, oltre a lui stesso, il sindaco Abete, il vicesindaco Aprea, il segretario generale Egizio Lombardi e, per la Gpn, il dott. Salomone e il sig. Tesone». «In quella riunione – continua Pappadia – il sindaco chiedeva di poter evitare, nei confronti della Gpn, l’applicazione della penale prevista per il mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata. Io e il vicesindaco Aprea non ritenevamo perseguibile una simile richiesta che sarebbe stata contro gli interessi del Comune e invitammo la Gpn a proporre, laddove lo avessero ritenuto opportuno, apposito ricorso nelle opportune sedi giudiziarie. Anzi, fu il vicesindaco Aprea a proporre di richiedere un parere all’avvocato dell’Ente sull’intera vicenda e sulla possibilità di perseguire soluzioni alternative (o transattive) alla luce delle osservazioni presentate dalla Gpn». In seguito, poiché non furono ravvisati gli estremi per una composizione bonaria della questione, Pappadia procedette a quantizzare la penale per gli anni 2015, 2016 e 2017, adottando tutti gli atti consequenziali e dovuti.

«Venni nuovamente convocato dal sindaco – ricorda Pappadia – per ulteriori riunioni sempre sullo stesso argomento, insisteva e chiedeva con forza di non applicare, di annullare, la penale alla ditta Gpn, adducendo come motivazione lo scongiurare eventuali disservizi che la Gpn avrebbe potuto provocare, anche in vista della imminente campagna elettorale per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale».

Ci fu, in quel periodo, un ulteriore tentativo di «evitare» il pagamento della penale. «La Gpn – rammenta Pappadia – fece pervenire una richiesta di aggiornamento ISTAT sul canone corrispostole dall’ente e questo aggiornamento era calcolato in una cifra che ammontava quasi a 500mila euro. La loro intenzione era procedere ad una compensazione con la somma dovuta a titolo di penale, guarda caso più o meno la stessa cifra. In realtà, come è facile provare, l’aggiornamento ISTAT dovuto alla Gpn non superava i 25mila euro e tale somma è stata regolarmente pagata».

Siamo nell’estate 2018 quando Pappadia, come lui stesso ha poi raccontato in un esposto ai carabinieri ( di poco precedente all’inchiesta Concorsopoli che ha provocato la caduta della seconda amministrazione Abete e solo da pochi giorni reso noto, ndr), sarebbe stato convocato ancora una volta nella stanza del sindaco per una nuova riunione con lo stesso Abete, con l’allora assessore Fernando De Simone all’epoca titolare dell’ambiente, con l’avvocato del comune Antonietta Colantuoni, con il segretario generale Egizio Lombardi, con il socio Gpn Nicola Alfano accompagnato dall’avvocato della ditta e con il dott. Salomone. «In questa occasione – continua Pappadia – ancora una volta il sindaco chiedeva di annullare la famosa penale e stavolta con più veemenza e agitazione. Ancora una volta sia io, sia l’avvocato Colantuoni, ribadivamo l’impossibilità di annullare l’applicazione della penale e la riunione terminava con una evidente e crescente agitazione degli amministratori presenti». Dopo quella riunione, Pappadia andò avanti con gli atti dovuti e provvide a trattenere sul canone dovuto alla Gpn la somma a titolo di penale. «Nessuno mi ringraziò, non era certo necessario visto che avevo solo fatto il mio dovere per tutelare il Comune – ricorda Pappadia – ma di certo non pensavo possibile quel che poi è accaduto poco dopo: il sindaco mi convocò e, alla presenza del vicesindaco Aprea che non era della stessa opinione del sindaco, mi disse che non potevo più essere il responsabile del settore Ambiente, in quanto “non collaborativo ed in conflitto con la Gpn”». Per cui, detto fatto, di lì a poco Pappadia veniva rimosso dall’incarico di funzionario del settore ambiente, «colpevole» – così appare dal racconto – di aver fatto rispettare il capitolato, di aver tutelato l’Ente, di non aver «collaborato» con la ditta e di aver applicato una penale prevista dal contratto a favore del Comune per un totale di circa 500mila euro.

Difatti, a settembre 2018, il Comune applicò una penale di oltre 515mila euro. La Gpn fece ricorso e nelle motivazioni addotte dinanzi al giudice, la ditta sostenne che la raccolta differenziata, a Sant’Anastasia, non avesse raggiunto il 65% previsto dal contratto per «colpa» della collettività che sversa in maniera scorretta i rifiuti. Dicendo, in pratica, che se non era stato rispettato il contratto, la colpa sarebbe dei cittadini di Sant’Anastasia. La prima sezione civile del Tribunale di Nola ha rigettato il ricorso, la Gpn è stata condannata a risarcire il Comune di Sant’Anastasia, pagando anche le spese del giudizio, e i giudici hanno «spiegato» alla Gpn che può anche essere vero che i cittadini, almeno una parte, sversano in maniera non corretta i rifiuti, ma che d’altronde una ditta non può non assumersi il rischio d’impresa rispetto ad un evento classificato come prevedibile. Una vicenda, che in un’intervista rilasciata al mediano.it in diretta streaming nel corso della campagna elettorale, anche il candidato sindaco Mario Gifuni aveva raccontato. Uno spunto per domande che furono poste, nello stesso periodo e anche in quel caso in diretta streaming, allo stesso sindaco Abete ricandidato alla carica, il quale smentì che questa circostanza fosse alla base della rimozione di Pappadia sostenendo che si trattasse di una semplice rotazione di funzionari per le norme anticorruzione (ma di fatto, questa misura ha riguardato al Comune di Sant’Anastasia il solo Luigi Pappadia). Nel frattempo, in materia di ambiente e sversamenti, ci sono stati nei mesi scorsi controlli e sanzioni da parte della Forestale di cui presto, con atti alla mano, vi daremo notizia.

Agli inizi del 2018, tra l’altro, Pappadia aveva comunicato al sindaco e all’assessore al ramo che, essendo in scadenza il contratto con la Gpn, era necessario dare indicazioni per il nuovo capitolato affinché si potesse espletare la gara prima della scadenza. «Anzi – fa notare Pappadia – siamo ormai a tre proroghe e si va verso la quarta, nonostante la ditta sia stata sanzionata per inadempienza». Il contratto relativo al servizio integrato di igiene urbana è scaduto il 15 luglio 2019, la prima proroga ha la data del 12 luglio scorso, la seconda è stata fatta con determina del 26 settembre. La determina di indizione e approvazione degli atti di gara, con durata di cinque anni, è del 23 luglio 2019, con decorrenza «presunta» dal primo ottobre 2019.

Agli uomini dell’Arma di Castello di Cisterna, Pappadia ha raccontato anche un altro episodio che avvenne nel pieno della campagna elettorale 2019, in un centro commerciale di Sant’Anastasia. «Io ero lì per acquisti – racconta l’architetto – e incontrai alcuni operai della Gpn che mi dissero di essere stati convocati lì da un loro referente, uno di quelli presenti alle riunioni in municipio, per incontrare dei politici per la campagna elettorale».