VingustandoItalia, i profumi della Sicilia, una terra antica e misteriosa.

  quegli odori di alga seccata al sole e di capperi e di fichi maturi non li ritroverà mai da nessuna parte In Sicilia tutto profuma: il rosmarino spontaneo, la frutta di stagione, le melanzane ed i peperoni grigliati dalla nonna. L’aria é sempre impregnata da questi profumi che si fondono con l’odore del mare. La Sicilia è la terra di uomini con la coppola che passano il tempo a sbattere polpi contro le rocce e donne vestite di nero con lo sguardo basso. Patria natia delle  arancine  (ricordate bene, l’arancina è “femmina”) e della cassata, dove la proverbiale ospitalità si misura in cm sul giro vita al termine delle vacanze. Il clima, la storia, la terra e la passione degli uomini, fanno sì che in Sicilia ci siano i migliori prodotti, che mani sapienti trasformano in autentiche delizie. La frutta e la verdura, spontanea o coltivata in distese di colline, ha in sè il calore del mediterraneo e quindi é semplicemente più buona. In questo contesto, anche gli animali producono carni e latte che si trasformano in formaggi e salumi dai sapori decisi. Infinite sono le ricette tipiche, tutte da scoprire: Busiati con l’agghia pistata, le arancine, la pasta alla Norma, la caponata, la pasta con le sarde, le paste di mandorla, i cannoli di ricotta,lo sfincione, i cazzilli solo per citarne alcuni. E tutto questo è una cascata di delizie e non solo per i buongustai. Il patrimonio enogastronomico siciliano è una storia densa dove sono ancora vivi e palpitanti le eredità greche, arabe, normanne. Basti pensare che Siracusa era la capitale culinaria del mondo classico magnogreco che già nel V secolo produsse una vera e propria scuola di cuochi ed un ricettario! Le ricette agrodolci, così diffuse in tutta la Sicilia, a base di uvetta e pinoli, provengono da questo universo. D’altro canto furono gli arabi ad introdurre la coltivazione degli agrumi, a portare il gelato, il cuscus e lo stesso nome di cassata deriva dalla parola araba casseruola: quas-at. La parmigiana di melanzane è la vera gloria della cucina siciliana, famosa in tutta Italia. Nonostante il nome, non a nulla a che vedere con il parmigiano o l’Emilia. Esso, infatti, è la storpiatura del siciliano parmiciana, che indica le listelle di legno che compongono le persiane che ricordano la preparazione delle melanzane, fritte a listelle e condite con formaggio, prosciutto, ragù e basilico e poi infornate. La pietanza viene utilizzata indifferentemente come primo, secondo o piatto unico. Come fare a non provare le arancine, palle di riso fritte, imbottite con carne, formaggio, o anche piselli e funghi. In Sicilia è d’obbligo iniziare il pranzo con una ricca caponata, con melanzane, capperi, olive e sardine; ma i piatti importanti della Trinacria sono rappresentati dalla pasta. Vale la pena ricordare che le prime tracce storiche della pasta secca provengono dalla Sicilia ed hanno ragione  i siciliani a sostenere che la pasta l’hanno inventata loro! La pasta con le sarde viene preparata a Palermo con finocchietto, uva passa, pinoli e zafferano. I primi a base di pesce si connotano per i gusti forti e decisi, in luogo della classica leggerezza che di solito si associa al pesce; a Lampedusa si prepara la pasta con tonno, capperi, gamberi e cacio; il tonno è, difatti, molto diffuso per preparare ottimi sughi ; a seconda della zona viene cucinato in bianco o col pomodoro, con le alici o le acciughe, spesso anche marinato in agrodolce; una vera leccornia è la pasta con la bottarga, cioè le uova di tonno; da provare anche la pasta con le uova di riccio di mare. La pasta alla siciliana, ovvero alla Norma catanese, così chiamata in onore della celebre opera di Vincenzo Bellini, condisce i maccheroni con un sugo sapido a base di melanzane e ricotta salata. Nella pasta a picchipacchiu le melanzane si cucinano, invece, con le acciughe, mentre a Catania la ricotta si abbina spesso anche al riso col nero di seppia! La pasta ncaciata messinese è forse il paradigma in tema di paste imbottite al forno. A Trapani è celebre la pasta col pesto trapanese a base di mandorle ed il cuscus di pesce, preparato con cernia, scorfano, gamberi e mitili: in tutta la Sicilia si prepara un pesto solo a base di pinoli, ormai famoso in tutta Italia. Nell’entroterra si mangiano gustosi piatti di castrato e agnello: celebre l’agnello alla messinese con il cacio. Con i sughi forti delle amatissime ed onnipresenti melanzane, in alcune località dell’isola, si cucinano la trippa od il tonno. Interessantissimo incontro orientaleggiante dolce-salato sono le teste di turco: si tratta di gnocchi di pane imbottiti di trita di maiale, ricotta e cannella, ricoperti di cacao. Celeberrima è la pasticceria siciliana, con i suoi dolci a base di ricotta e pistacchio. La benemerita cassata è diffusa anche nella versione infornata. Con la ricotta di pecora si farciscono anche i famosissimi cannoli; occhio ai ravioli fritti alla ricotta imbottiti di marmellata. Pregiatissimi sono i vari dolci alle mandorle, marzapane e pasta reale. I gelati, le granite ed i sorbetti, di derivazione araba (sherbeth, in arabo), che si diffusero nel cinquecento in tutta Italia, provenivano dalla Sicilia! L’enologia siciliana è di sicuro interesse. Questa regione ha, infatti, negli ultimi anni fatto un notevole salto di qualità nella produzione vitivinicola, giungendo a piazzare molti vini ai primi posti delle classifiche di settore, dopo anni di produzione incentrata solo su vino corrente da tavola. Ottime bottiglie sono nate dalla riscoperta di vitigni autoctoni, semmai miscelati con uve alloctone che si sono rivelate particolarmente adatte al territorio, infatti è molto interessante il Cerasuolo di Vittoria DOCG, e fra i DOC non perdete l’Alcamo, l’Etna, il Faro e il Monreale, ma non dimenticate neanche i vari Nero d’Avola. Tradizione antica e nobile è quella dei vini dolci, passiti, e liquorosi come la Malvasia delle Lipari, il Passito e il Moscato di Pantelleria, lo Zibibbo e il Marsala. La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che quegli odori di alga seccata al sole e di capperi e di fichi maturi non li ritroverà mai da nessuna parte; quelle coste arse e profumate, il mare caldo e suadente, quei gelsomini che si sfaldano al sole, rendono unica la nostra splendida Sicilia!

Sant’Anastasia, Afragola, Quarto, Sant’Antimo: i NAS sequestrano mille chili di cibo

Melito di Napoli: a seguito di accertamenti successivi ad una precedente ispezione igienico sanitaria, il competente ufficio SUAP, su proposta dei Carabinieri del NAS, ha disposto l’immediata sospensione di un’attività, condotta da una rivendita di generi alimentari, per carenze nell’ambito delle autorizzazioni. Quarto: al termine di un’ispezione igienico sanitaria condotta in una farmacia, i carabinieri del NAS hanno proceduto al sequestro di alcune confezioni di prodotti per celiaci, che recavano etichettature non conformi alle normative vigenti nello specifico settore. Afragola: al termine di un’ispezione igienico sanitaria condotta in un panificio, i carabinieri del NAS hanno proceduto al sequestro di 150 chili di alimenti (verdure cotte, funghi, salumi, carnei, prodotti caseari, panini) in quanto detenuti in condizioni non conformi alla normativa vigente nel settore. I militari hanno anche cautelato ulteriori 30 chili di alimenti (freselle, taralli e crostini) poiché non tracciati. Nello stesso contesto i carabinieri hanno provveduto a comminare una “diffida” per alcune non conformita’ riscontrate nel corso della verifica igienico–sanitaria (carenze strutturali del laboratorio di produzione e utilizzo di un locale cucina non inserito nella planimetria degli spazi autorizzati). Afragola: il NAS ha sottoposto a verifiche un secondo panificio, ubicato nella stessa zona del precedente, procedendo a sequestrare 74 chili circa di alimenti (prodotti da forno e di rosticceria, salsiccia dichiarata di carne suina, impasto per pizza) trovati riposti all’interno di apparecchiature frigo-congelatori, in uso alla parte, e detenuti in maniera non conforme alle direttive indicate dalla normativa vigente. Nel contempo i carabinieri hanno proceduto a diffidare la parte in ordine alle carenze igienico-sanitarie e strutturali riscontrate all’interno degli ambienti deputati alla produzione. Sant’Antimo: il NAS ha eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attivita’ di pizzetteria al termine della quale hanno proceduto al sequestro amministrativo di circa 5 chili di alimenti vari, tra cui tranci di pesce spada, preparati a base di carne, salsicce, pasta farcita, tutti allo stato congelato, risultati privi di qualsivoglia informazione utile a garantirne la rintracciabilita’ alimentare. Nel medesimo contesto hanno proceduto a diffidare la parte in ordine alle carenze igienico-sanitarie riscontrate negli ambienti deputati alla produzione/manipolazione degli alimenti, nonche’ al servizio igienico in uso al personale, in violazione della normativa nazionale vigente. Crispano, via Galilei: i militari del NAS hanno controllato un mezzo deputato al trasporto di alimenti e quindi esteso la verifica anche al deposito/punto vendita, verifica al cui termine hanno sequestrato circa 500 chili di prodotti alimentari surgelati di vari marchi poiche’ conservati in difformità rispetto alla normativa di settore. Nello stesso tempo i carabinieri hanno proceduto alla chiusura amministrativa di un locale adibito a stoccaggio di alimenti e bevande, privo delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente Sant’Anastasia: i carabinieri del NAS hanno operato una verifica presso un’attività di ristorazione al termine della quale, insieme al personale dell’A.S.L. NA 3 SUD, hanno disposto i seguenti provvedimenti:
  • chiusura amministrativa di un locale-deposito per alimenti e di due aree esterne adibite a deposito/somministrazione di alimenti per accertate carenze igienico-sanitarie-strutturali;
  • sequestro amministrativo di 200 chili circa di alimenti vari e di 25 bottiglie contenenti vino rosso, il tutto risultato privo di indicazioni utili alla rintracciabilità alimentare.
     

E anche il fuoco della “zuppa di soffritto” dettava a S. Di Giacomo la musica delicata e penetrante dei suoi versi….

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In “Partenope in cucina” Mario Stefanile raccontò le relazioni tra i “piatti”, l’animo e la lingua dei Napoletani. La passione di Di Giacomo per i “piatti” forti, la sua attenzione anche per gli angoli bui dello spirito di Napoli, la sua vocazione a cantarli, questi “angoli”, in un linguaggio delicato e nello stesso tempo penetrante. Le poesie “’O funneco” e “Capillò”.   Ingredienti (5 persone): kg.1,2 di coratella di maiale; gr. 100 di conserva di peperoni rossi dolci; sugna, 1 foglia di alloro, gr.100 di concentrato di pomodoro, 1 peperoncino piccante, mezzo bicchiere di vino rosso secco, un rametto di rosmarino, sale. Tagliate la coratella in piccoli pezzi, lavateli a fondo nell’acqua, scolateli, asciugateli e fateli rosolare nella sugna, in un largo tegame, su fiamma vivace. Quando tutto si sarà asciugato, bagnate con il vino e lasciate che evapori. A questo punto aggiungete il concentrato di pomodoro, la conserva di peperoni, l’alloro, il rosmarino e il peperoncino, diluite con un po’ d’acqua e rimestate perché il condimento non si attacchi. Quando il tutto risulterà convenientemente amalgamato, abbassate la fiamma, aggiungete altra acqua, lasciate cuocere a lungo, a tegame coperto. “Il soffritto si mangia caldissimo, distribuito su fette di pane e accompagnato da vino rosso robusto.” (La ricetta è quella pubblicata da M. Giovanna Fasulo Rak nel libro “La cucina napoletana”).   La “zuppa di soffritto” fa parte del patrimonio delle memorie di ogni famiglia napoletana, “alta” o “bassa” che sia, ed è uno di quei “piatti” che favorirono l’incontro tra i gusti della borghesia e la “tavola” del mondo contadino, e che contribuirono a scrivere la storia sociale delle cantine e delle trattorie del nostro territorio. Nel 1954 Mario Stefanile scrisse un aureo libretto, “Partenope in cucina”, in cui egli tentava di entrare, per la strada della cucina, nell’animo del popolo napoletano: se si fosse fermato all’animo, egli avrebbe percorso la stessa strada che di lì a poco avrebbero imboccato anche Folco Portinari e Piero Camporesi: ma l’animo del popolo napoletano si esprime in una lingua che è unica, e Mario Stefanile affrontò coraggiosamente l’epica “fatica”, di individuare le relazioni tra la cucina di Partenope e la lingua dei Napoletani. E quando si trattò di affrontare la questione della grandezza inimitabile della lingua napoletana in cui Salvatore Di Giacomo faceva “parlare” le sue poesie, Mario Stefanile non poté trascurare il fatto che il poeta non resisteva a nessuno dei piatti “forti” della cucina napoletana, che si arrendeva immediatamente a una zuppa di soffritto, a un “ruoto” di stocco o di peperoni “mbuttunati”. E se lungo la strada si imbatteva nel banco di un “casadduoglio”, faceva fatica ad allontanarsene. Mario Stefanile notò che Ernesto Murolo, ammiratore ed emulo del lirismo elegante e penetrante di Di Giacomo, amava, anche lui, i piatti “forti”, mentre Ferdinando Russo e Libero Bovio, artisti di una poesia carica di ombre e di note cupe, non avevano la passione per la “tavola”, e mangiavano “distrattamente”. Mi piace immaginare che la zuppa di soffritto e il “ruoto” di stocco aiutassero Di Giacomo a entrare fino in fondo anche negli angoli più bui dell’animo della “plebe” napoletana, e che tuttavia il concerto degli “odori” – l’alloro, soprattutto – e la perfezione dell’amalgama in cui si realizza ogni “piatto” di Partenope, “alto” e “basso”, lo spingessero a trovare, anche nei personaggi e negli episodi “estremi”, il segno di una intensa humanitas. Il poeta non prende le distanze da nessuna delle sue “figure”, e le osserva e le rappresenta con l’atteggiamento di chi vuole capire, per imparare. Le prove di quello che diciamo si trovano in tutte le poesie di Di Giacomo, non solo in quelle destinate a diventare canzoni. Anche quando si serve di termini della lingua napoletana che hanno toni aspri e ruvidi, il poeta fa in modo che il contesto conferisca a quei toni un segno di lirica eleganza. Nella poesia “’o funneco” il vicolo è “ntruppecuso” e “stuorto”, e la gente è “nzevata e strellazzera”. Il tono acerbo, direi  proprio “ ntruppecuso”, degli aggettivi prepara l’ironia dell’immagine finale: “nun è nu vico. E’ na scarrafunera”, e nell’ironia quel tono si addolcisce, perché assume i ritmi di un gioco. Per i vicoli di Napoli risuonava spesso il grido: Capillò.., la voce dei mercanti che compravano le trecce delle donne per rivenderle a chi fabbricava parrucche. Il “mercante” di Di Giacomo – “Capillò” è il titolo della poesia- va ogni giorno nel vicolo di Sant’ Arcangelo a Baiano, per farsi notare da una bella bionda, Angelarosa, ma senza successo. Un giorno però la ragazza lo chiama, e gli offre in vendita le sue “trezze d’oro fino”: ha bisogno di soldi, deve mandarli al suo “nnammurato” che è stato arrestato. Il mercante le offre tre lire, e lei accetta. Lui, mentre si allontana, la sente “chiagnere”, ma non si intenerisce: quelle “trezze d’oro” le porterà sempre con sé, non le cederà a nessuno, a nessun prezzo. E’ un episodio di cronaca, ma l’arte del poeta e la magia della lingua lo trasformano in una favola. Un mezzo bicchiere di vino rosso può trasformare in un “piatto” delicato e soave anche una zuppa di soffritto: è una questione di ritmi, di pause, di accenti e di tempi.. E’ una questione di arte poetica.

Pomigliano, menu in linguaggio Braille. L’assessore De Cicco: «Un piccolo ma prezioso segno di civiltà»

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Pomigliano

Abbattere le barriere, anche quelle invisibili e far in modo che Pomigliano d’Arco sia esempio di civiltà: va finalmente in porto un’iniziativa attesa da tempo, grazie all’assessore Mattia De Cicco (politiche sociali) e alla collaborazione delle associazioni «Mente e Coscienza» e «Crescere Parlando». Tutte le attività di Pomigliano d’Arco legate al «food and beverage», dai bar ai ristoranti, dai pub alle trattorie, potranno far tradurre i propri menu in linguaggio Braille semplicemente inviando i testi per posta elettronica all’indirizzo emanuele.giuseppe.adiletta@gmail.com. «A Pomigliano andiamo oltre i pregiudizi e mettiamo in primo piano le problematiche sociali – dice l’assessore De Cicco – una città che accoglie non vedenti, anche con menu in Braille nelle attività commerciali, dà un piccolo e prezioso segno di attenzione. Ed è da dettagli come questo che si può misurare il grado di accessibilità e sostenibilità di un luogo. A Pomigliano facciamo così».

 

Pulizie al Vulcano Buono di Nola: 5 operai licenziati. Scatta la protesta. Ecco chi sono

Ieri sono stati licenziati 5 dei 30 dipendenti della ditta milanese Gi.Zeta che garantiscono le attività di pulizia e di gestione dei carrelli per la spesa nel centro commerciale Vulcano Buono di Nola. Gli operai licenziati gestivano i carrelli per la spesa, ne raccoglievano quelli spaiati dappertutto, li pulivano, li sistemavano nelle postazioni apposite, sia all’interno della galleria che nel grande parcheggio. Intanto stamane i lavoratori estromessi dall’azienda stanno manifestando davanti a uno degli ingressi principali del centro commerciale, il “Sorrento”. La manifestazione è stata organizzata e coordinata da Antonio Esposito, il sindacalista della Ugl che si sta occupando di questa delicata vertenza. I “carrellisti” licenziati si chiamano Giovanni Napolitano, 51 anni, di Roccarainola, moglie e due figli, Beniamino Barbato, 41 anni, di Pomigliano, moglie e due figli, Raffaele Marotta, 39 anni, di Nola, Giuseppe Maione, 40 anni, di Sant’Anastasia. moglie e due figli, Vincenzo Iasevoli, 47 anni, di Pomigliano, moglie e un figlio. Dopo il loro licenziamento l’ipermercato Auchan di Nola, ora passato a Conad, che si trova all’interno del Vulcano Buono, si è visto costretto a chiamare da Giugliano la ditta locale “Prestige”  allo scopo di provvedere momentaneamente alla gestione dei carrelli della spesa. Bisogna ricordare che l’appalto alla Gi.Zeta è stato affidato dalla società che gestisce il Vulcano Buono, prevede sia le pulizie che la gestione dei carrelli. Ma il taglio dei carrelli voluto dall’azienda milanese è stato dettato da esigenze di contenimento dei costi. Però il Vulcano Buono non ha provveduto a riempire questo vuotoche ne è scaturito. Ora però si sentono in pericolo anche gli altri lavoratori delle pulizie, il cui appalto scadrà il 31 marzo. “La Gi.Zeta – denuncia Antonio Esposito – ha violato l’articolo 4 del contratto di lavoro, che prevede il passaggio dei lavoratori a un’altra ditta in caso di dismissione del servizio. E ora c’è infatti un’altra ditta che si sta occupando dei carrelli, mese per mese al momento . Inoltre – aggiunge Esposito – noi avevamo proposto alla Gi.Zeta di ricollocare i lavoratori, i cinque che stavano per essere licenziati e che poi sono stati effettivamente silurati, in altri servizi che la ditta offre sia all’Interporto che al Cis. Ma non ci hanno ascoltato, anche se questa operazione era più che possibile grazie a una redistribuzione degli orari e dell’organizzazione. La situazione è dunque molto strana e molto grave. Per quanto ci riguarda noi non ci fermeremo e andremo avanti con le proteste e con le richieste di incontri volti a risolvere questa faccenda”.  Sullo sfondo si staglia un contesto più preoccupante. Lasciando fare alla Gi.Zeta la società che gestisce il Vulcano Buono ha di fatto rinunciato a garantire un servizio di cui beneficiava l’ipermercato Auchan e, soprattutto, la sua clientela. E se si pensa che Conad sta minacciando di chiuderlo perché non rientra nei suoi piani industriali allora i timori sembrano destinati a espandersi a macchia d’olio.

Palma Campania, impianto di compostaggio, il sindaco: “è contrario proprio chi in passato lo aveva programmato e deliberato!”

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Impianto di compostaggio, colpo di scena. Donnarumma: “Nel 2016 fu  il Sindaco Carbone a programmarlo nella zona industriale. Oggi non capiamo perchè sia contro” Fa molto discutere, a Palma Campania, l’idea dell’amministrazione comunale di rendere disponibile il territorio cittadino, per la creazione di un impianto di compostaggio per lo smaltimento dei rifiuti. Alla consueta contrapposizione politica tra maggioranza e opposizione infatti, si è aggiunto un costruttivo confronto sull’argomento, con l’intera popolazione, legittimamente desiderosa di conoscere appieno la questione, dopo essere stata già scottata in passato. A proposito però di un passato che, nel governo cittadino nessuno ha intenzione di far rivivere alla gente, c’è da rilevare un dettaglio tutt’altro che trascurabile, un colpo di scena, ossia la delibera di giunta n. 210 del 15 dicembre 2016, nella quale, l’amministrazione guidata dall’attuale consigliere di opposizione, nonché Senatore della Repubblica, Vincenzo Carbone, ha programmato il nuovo Pip destinando un’area di 49.000 mq per l’insediamento di un impianto di compostaggio. «Appare – afferma il Sindaco Donnarumma – quantomeno curioso che tra i principali oppositori di quella che potrebbe rappresentare una svolta per il nostro paese, ci sia un esponente politico che, in un momento neanche troppo lontano (3 anni fa), era pronto a fare la stessa cosa. Non vorrei che la strumentalizzazione politica di una vicenda che invece, data la sua delicatezza, meriterebbe valutazioni molto più lucide e accurate, scevre da ogni condizionamento, men che meno di natura politica, prendesse il sopravvento. Invito quindi a riflettere molto attentamente sulla natura degli attacchi arrivati in questo periodo, il sospetto che possano essere strumentali e non direttamente connessi alle stesse legittime preoccupazioni manifestate dalla popolazioni è altissimo. Chi oggi si oppone, spiegasse perché, quando era al mio posto, stava per fare lo stesso…». (fonte foto: rete internet)  

Coronavirus, il governatore De Luca: “pronti i test per individuare eventuali contagi”

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Non sarà necessario inviare i campioni allo Spallanzani, i test saranno effettuati al Cotugno. “Già da domani dovremmo avere i test per individuare eventuali contagi nelle nostre strutture senza mandare campioni di sangue allo Spallanzani. Quindi i test saranno effettuati al Cotugno”. Così il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha spiegato a LiraTV le precauzioni che verranno messe in campo dalla Regione per contrastare l’eventuale contagio da Coronavirus. “La situazione è delicata, presenta assetti di notevole preoccupazione ma dobbiamo evitare di creare un clima di psicosi nel paese e dobbiamo dire con chiarezza che abbiamo un sistema sanitario pronto per far fronte ad eventuali emergenze. Daremo tutte le informazioni nei prossimi giorni – ha aggiunto – abbiamo deciso di centralizzare le informazioni, invito tutto ad attenersi alle informazione che vengono o dal ministero della Salute o dalla Regione e non seguire altre cose”, conclude De Luca.

Carnevale di Saviano, maschere e carri allegorici in arrivo per la 42° edizione

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La kermesse savianese ritorna per il 2020 con un programma ricco di eventi e spettacoli. 16, 23 e 25 febbraio le date dell’evento da non perdere. Pubblicata la photogallery dei bozzetti dei carri allegorici. Manca davvero poco all’inizio del Carnevale savianese, uno degli eventi più attesi della Campania. Sarà una tre giorni all’insegna dell’allegria e del divertimento: 16, 23 e 25 febbraio sono le date stabilite per il 2020. Il comune di Saviano si animerà di suoni e colori con le tradizionali sfilate dei carri allegorici, gruppi di ballo, spettacoli degli artisti di strada che piacciono tanto a grandi e piccini. Quest’anno il vero protagonista del Carnevale di Saviano sarà Sisiniell, la buffa mascotte dell’evento. Personaggio tipico campano degli anni ’30, è un damerino con cappello di paglia, monocolo e uno sgargiante vestito multicolor ricavato da stoffa di risulta. Nato a Saviano nel 2011 dalle abili mani dell’artista Carmine Ciccone, sembra ispirarsi alla famosa maschera bergamasca della commedia dell’arte, Arlecchino. Con le sue grosse scarpe, la trombetta in una mano e i coriandoli nell’altra assomiglia quasi a un clown, ma è solo apparenza. Il suo carattere non può passare inosservato: un Sisiniello è una persona che ama prendere parte a discussioni e pettegolezzi, cialtrone e negligente, persino un cascamorto oltre misura. Nel tentativo di sembrare spiritoso risulta, in realtà, ridicolo agli occhi degli altri. Però ama il Carnevale, perché dopo aver cosparso il viso di farina, può scegliere con la sua maschera di diventare chi preferisce davvero. Non poteva essere scelto motto migliore per il 2020: «Giovani, adulti e bambini, fate come Sisiniell: siate eccentrici nei vestiti e spiritosi nei comportamenti. Facciamo festa insieme e non dimenticate di portare tanti coriandoli!». Meritano una nota a parte i carri allegorici, le straordinarie opere di cartapesta e polistirolo che sfilano a suon di musica con la loro imponenza tra le strade di Saviano. Ogni comitato ha scelto per il proprio carro di affrontare un’ampia lista di tematiche attuali, dalla politica alle problematiche sociali, fino ai cartoni e alle serie tv che hanno lasciato il segno nell’immaginario collettivo. Era il lontano 1979 quando con un solo carro si dava vita a un evento che è diventato negli anni una vera e propria tradizione. Neanche si sapeva quali sarebbero state le sorti della festa, non si pensava a quale esito sarebbe stato raggiunto e neanche per quanto tempo ancora si sarebbe potuta ripetere una tale iniziativa. C’era solo la voglia di fare festa, divertirsi con poco, staccare la spina da una vita sempre troppo frenetica e impegnativa. Il Carnevale ha un fascino particolare. La sua intrinseca bellezza è legata al concetto latino di persona, che per gli antichi si riferiva alla maschera dell’attore, al personaggio di una rappresentazione teatrale – a testimoniare che la vera identità di ogni individuo è sempre tenuta nascosta da una maschera. E quindi, il Carnevale a cosa serve? Se non altro sarà utile per uscire allo scoperto, per mostrarsi come non si è mai stati, per liberare quella vitalità che la monotonia del quotidiano tiene incatenata, per essere finalmente se stessi. Il travestimento scelto è solo un dettaglio in più: a Carnevale non vince il vestito più appariscente o la maschera più divertente. A Carnevale vince ognuno di noi, bambini, adulti, persino gli anziani. Basta davvero poco per riaccendere quel sorriso e far tornare la luce su volti spenti da ormai troppo tempo. Siate voi stessi, cantate, ballate e divertitevi. Tutti meritano di gioire, almeno per un giorno.  

Domenica a Terzigno viene presentato il libro di Carmine Cimmino sulla Chiesa dell’Immacolata

Il progetto del vescovo Troiano Caracciolo del Sole che volle la costruzione della Chiesa. La sintetica descrizione dello stato del territorio tra la seconda metà del’600 e i primi decenni del ‘700. I miracoli della statua dell’Immacolata, le testimonianze del Remondini, la villa di Giuseppe Macrino. La parrocchia promuove il costituirsi e il consolidarsi della comunità, e i parroci sostengono le ragioni e i diritti degli “umili” contro l’assenza e l’indifferenza del potere. Da qui il sottotitolo, “la parrocchia che diventa comunità”. La mostra dei documenti.   Carmine Cimmino non ha voluto che il suo nome venisse stampato sul frontespizio del libro, nello spazio riservato di solito al nome dell’autore: e non vuole che si definisca libro questo saggio che egli considera solo il primo passo di un racconto più ampio e più lungo, che egli ha intenzione di dedicare alla storia delle famiglie, dei mestieri e dell’economia “del Terzigno” tra il 1660 e la prima guerra mondiale. Del resto, quanto sia complesso il tema, lo spiegano chiaramente alcuni documenti dell’Ottocento che vengono “esposti” all’attenzione del pubblico. I parroci tutti della Chiesa dell’Immacolata si mossero lungo la linea tracciata dal vescovo Troiano Caracciolo del Sole: fare della chiesa il centro non solo dell’educazione religiosa, ma anche di quella sociale: trasformare la folla dei fedeli in una comunità consapevole dei doveri e dei diritti. Di notevole interesse sono le ragioni “sociali” che spingono gli uomini di Chiesa e Remondini a sottolineare con forza il numero e l’importanza dei miracoli attribuiti alla statua dell’Immacolata.Nella presentazione del suo lavoro l’autore toccherà certamente questo tema, inserendone la trattazione nel vasto disegno dello stato e delle dimensioni della popolazione del territorio prima della fondazione della chiesa dell’Immacolata. Scrive Cimmino:” Gli inediti fogli del catasto di Ottajano che venne messo a punto nel 1661 ci dicono che già a metà del ‘600 Giuseppe Macrino e il fratello, “in quanto figli e eredi del fu Tommaso”, possedevano, al Bosco,  presso i beni di Alessandro Ammendola e di Tommaso Boccia, 20 moggia di terreno “arbustato e fruttato di mela e di altri frutti”, con “ cellaro, parmento, tinacci, cerqua, forno e altre comodità”. Era Giuseppe Macrino un importante giureconsulto napoletano, che frequentò il circolo di Tommaso Cornelio e di Francesco D’Andrea, fu amico di Giuseppe I Medici e del Solimena, scrisse libri di storia e nel 1693 pubblicò il poemetto “De Vesuvio”, dedicandolo ad Andrea D’Aquino. Dichiarò nella prefazione l’avvocato napoletano che Ottajano era un armonioso sistema di residenze signorili, ville, masserie e case coloniche circondate da orti e giardini, e che la popolazione era quella di una grande città, certamente più importante di Somma. I  Sommesi si offesero e affidarono la loro risposta alla penna velenosa del Maione.  Tutto il suo amore per Ottajano il Macrino lo espresse in due splendidi carmi dedicati a San Michele. Il poemetto “De Vesuvio” venne stampato a Napoli nel 1693, dal tipografo che si chiamava Fasulo, come il parroco della Chiesa dell’Immacolata: e il tipografo scelse  una preziosa copertina in marocchino marrone, con fregi in oro (vedi immagine in appendice). Era fatale che il Macrino, che passava l’estate a Terzigno, scrivesse un libro sui vini, “Vindemialium ad Campaniae usum libri duo”. La manifestazione si terrà domenica, a partire dalle ore 19.00: interverranno il parroco, don Antonio Fasulo, il prof. Eduardo Ambrosio, storico, e l’autore della “plaquette”. “Modererà” Pasquale Ambrosio.      

Somma Vesuviana, la piazza assediata da bulli: anziani derisi e offesi

Nella piazza principale della città piccoli bulli crescono e disturbano continuamente gli anziani. Dal web si invocano controlli. E’ emergenza educativa sul territorio sommese. Un gruppo di ragazzini, poco meno che adolescenti, prende costantemente di mira gli anziani deridendoli e inveendo contro di loro con parolacce  di ogni sorta. A qualche anziano è stato buttato giù il cappello o il bastone. Succede in piazza ogni qualche volta gli anziani vanno a sedersi sulle panchine  per trascorre un pò di tempo con altri amici. “Molte volte-raccontano- ci arrivano pallonate a tutta velocità”.  Pallonate, a quanto pare, mirate e non casuali. E se chiedono ai ragazzi di stare attenti, questi li mandano a quel paese e  intimano loro  addirittura di andarsene.Pallone ma anche  sfrecciate in bici e frenate brusche. Se rimproverati da qualche passante trovatosi sul posto, i ragazzini inviano improperi e  parolacce a dir poco scandalosi. Il fatto che vadano in giro anche di mattina, fa pensare che non frequentino regolarmente la scuola. I carabinieri girano spesso nei pressi della piazza e alcune baby gang già sono state attenzionate dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali. Questi ragazzini che offendono e infastidiscono gli anziani, invece, non sono stati ancora individuati. Nei prossimi giorni- assicurano i carabinieri- ci saranno controlli ancora più serrati per capire chi sono i genitori e per cercare di trovare una soluzione.