Marigliano e Roccarainola, carabinieri forestali in azione: denunce e sequestri
I carabinieri forestali della Stazione di Marigliano hanno denunciato per gestione illecita e abbandono di rifiuti, nonché per vari reati legati all’inquinamento ambientale, l’amministratore unico di un ditta del posto di recupero e smaltimento dei rifiuti provenienti da demolizioni edili.
I militari, su delega della Procura della Repubblica di Nola e con la collaborazione dell’ARPAC, hanno ispezionato un impianto di circa 10mila mq.
Al suo interno un enorme di materiali inerti e di recupero stoccati ma non separati correttamente. I cumuli di rifiuti non erano coperti dai previsti teli che evitano la dispersione nell’aria delle polveri e i registri di carico e scarico dei rifiuti non erano aggiornati Irregolarità accertate anche nella gestione delle acque piovane.
L’area è stata sequestrata e l’attività chiusa.
A Roccarainola, invece, i carabinieri forestali della locale stazione, durante un servizio di contrasto all’inquinamento ambientale disposto dal comando provinciale di napoli, hanno denunciato per gestione illecita di rifiuti il titolare di un’autorimessa risultata abusiva.
I militari hanno scoperto che l’uomo aveva smaltito alcuni pneumatici dandoli alle fiamme.
L’attività e i 90 pneumatici in essa stoccati sono stati sequestrati.
Acerra, niente pulizie alla scuola Ferraiolo-Siani, Borrelli: “a rischio la salute dei bambini”
Borrelli: “ La scuola va ripulita ad ogni costo, occorre salvaguardare la salute e l’istruzione dei bambini.”
Il Plesso scolastico Ferrajolo-Siani di Acerra si mostra in condizioni igienico-sanitarie davvero pietose, così come denunciano i genitori degli alunni.
Si tratta di un complesso scolastico molto grande, che comprende asilo, scuole elementari e medie, con un gran numero di alunni che, in questo periodo, sono costretti a svolgere le attività scolastiche in condizioni di igiene molto precarie. Infatti, la ditta M., che gestisce i lavori di pulizia della struttura è in ritardo con il pagamento degli stipendi ai propri dipendenti da sei mesi, e quindi le pulizie non vengono effettuate.
Alcuni genitori, preoccupati per la salute dei figli, ha deciso autonomamente di non mandare i bambini a scuola, tra questi il sig. Roberto Coppola, capodelegazione di un gruppo di genitori che si è rivolto al Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli per riuscire ad arrivare ad una soluzione del problema. Parla così il sig. Coppola :” io non mando i miei figli a scuola da una settimana perché le condizioni della struttura sono raccapriccianti ed io non metto a rischio la salute dei bambini. Addirittura c’è stato un caso accertato di salmonella. Non mandarli a scuola vuol dire rallentare il loro programma scolastico, e anche questo non può accadere e per questo occorrono provvedimenti immediati. Le amministrazioni sono assenti, non ci supportano.”
“È una situazione assurda. Come possono i ragazzi frequentare le lezioni in simili condizioni di igiene precaria? È un rischio alto per la loro salute. D’altra parte non possono perdere le lezioni per troppo tempo e quindi va trovata subito una soluzione. Innanzitutto occorre verificare la posizione della ditta che gestisce le pulizie dell’edificio e capire come procedere. La scuola va ripulita e disinfettata. Prima di tutto, deve esserci la sicurezza per i bambini.” – è stato il commento del Consigliere Borrelli.
SommaVesuviana, Somma Futura propone al consiglio comunale la cittadinanza onoraria per la senatrice Segre
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del gruppo politico Somma Futura
Proposta al Consiglio Comunale:
Egregi,
il 27 gennaio di ogni anno è riconosciuto quale “ giorno della memoria ”, ricorrenza
internazionale per commemorare le vittime dell’olocausto durante la seconda guerra mondiale.
Una ricorrenza che scuote ogni volta l’intera umanità, rispetto alla quale nessuno resta
impassibile; ci si mobilita in ogni dove per “ non dimenticare “, per fare in modo che non solo le attuali ma soprattutto le future generazioni facciano tesoro di ciò che successe, per far si che mai si spengano i riflettori su tanta barbarie.
Nello spirito che coinvolge da sempre la nostra comunità e sicuro di interpretare il
sentimento della Amministrazione Comunale tutta, che non fa mai mancare la sua partecipazione ad eventi e convegni, e per consolidare, perennemente, l’avversione all’antisemitismo, al fascismo e al razzismo in genere, quale cosa migliore nell’attribuire la Cittadinanza Onoraria della nostra Città a Colei che , attualmente, impersona tale generale sentimento, ovvero alla Sig. ra Senatrice a Vita della Repubblica Italiana Liliana Segre. E’ la storia stessa che narra la persona della Sen Segre, null’altro deve essere aggiunto per giustificare tale nobile riconoscimento, per le sue azioni di alto valore a vantaggio dell’umanità.
La nostra Città riaffermerebbe con forza, con atti e fatti tangibili, la sua totale contrarietà al fascismo, all’antisemitismo e ad ogni forma di razzismo.
Sicuro che tale proposta verrà messa ad horas all’ OdG della prossima riunione della
Capigruppo, l’occasione è gradita per porgere ossequiosi saluti e ringraziamenti.
Il Gruppo Consiliare SOMMAFUTURA
Celestino Allocca
Umberto Parisi
Vincenzo Piscitelli
Brusciano, agguato camorristico di aprile scorso: tre arresti
In data odierna è stata eseguita da personale della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia CC di Castello di Cisterna (NA) un’ordinanza applicativa delle misura cautelare personale della custodia in carcere – emessa dal G.I.P. dei Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – nei confronti di 3 indagati, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di tentato omicidio e porto illegale di armi da fuoco, entrambi aggravati dal cd. metodo mafioso, avvenuti in data 14/04/2019 in Brusciano – Rione Popolare ex legge 219/1981.
Il provvedimento cautelare eseguito scaturisce dalle indagini compiute dalla Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia CC di Castello di Cisterna a seguito di una sparatoria tra opposte fazioni criminali, che provocava il ferimento di un pregiudicato del posto.
L’indagine ha, in particolare, consentito di: ricostruire il citato agguato camorristico, nel corso del quale sono stati esplosi oltre 15 colpi di arma da fuoco lungo la pubblica via, tale da mettere a repentaglio l’incolumità anche di numerosi inconsapevoli passanti;
accertare che ad aprire il fuoco erano due appartenenti al sodalizio camorristico “Clan Palermo”, destinatari dell’odierna misura; identificare un ulteriore reo, appartenente al clan “Rega”, anch’egli responsabile dell’azione di fuoco di cui sopra, intervenuto “a difesa” della vittima dell’agguato; acclarare il movente dell’azione delittuosa, riconducibile ai contrasti tra i due contrapposti clan nella gestione dei traffici illeciti dello spaccio di sostanza stupefacente sul territorio; certificare l’esistenza di un sodalizio camorristico denominato “Clan Palermo” operante nel comune di Brusciano e limitrofi, contrapposto al clan “Rega” storicamente egemone in quell’area; documentare alcune forme di espressione simboliche della camorra, tra cui il cd. bacio camorristico sulle labbra, avvenuto tra due affiliati al clan Rega a suggello del vincolo associativo esistente.
Nel corso dell’attività è stata, inoltre, rinvenuta e posta sotto sequestro una delle armi adoperate nel conflitto a fuoco, attribuita, grazie ad accertamenti dattiloscopici, ad uno degli odierni arrestati.
La misura cautelare in oggetto segue ad analoghi provvedimenti già emessi dalla medesima Autorità Giudiziaria, tesi al contrasto della faida camorristica in corso sul territorio di Brusciano dal 2017 ad oggi. Tali indagini hanno consentito di trarre in arresto, tra gli altri, i due soggetti considerati reggenti degli omonimi clan: Tommaso Rega alias o’Chirichiell e Francesco Palermo.
I destinatari del provvedimento restrittivo de quo sono stati associati presso le Case Circondariali territorialmente competenti.
…
DEMA, gli operai di Somma Vesuviana: “pericoli in agguato”. L’azienda: “non è vero”
Per scongiurare un’ondata di licenziamenti è stato di recente stipulato un accordo per il varo, poi effettuato, dei contratti di solidarietà: riduzione del monte ore e stipendi più leggeri. Solidarietà che nella fabbrica di prodotti aeronautici “DEMA” di Somma Vesuviana durerà fino al dicembre di quest’anno, secondo quanto stabilito dal patto firmato da azienda e sindacati. Intanto però i delegati sindacali di stabilimento l’altro ieri hanno lanciato un nuovo allarme. “La Leonardo sta internalizzando attività che svolgiamo noi, questo mette in pericolo produzione e occupazione”, il contenuto sostanziale del comunicato affisso in bacheca dalle rsu, le rappresentanze sindacali unitarie. Ma ieri mattina l’azienda ha incontrato, sempre nell’impianto di via San Sossio, quegli stessi delegati che avevano lanciato l’allarme. “Non c’è nessun pericolo, non c’è nessun rischio di taglio alle produzioni”, hanno seccamente smentito i responsabili aziendali. Al centro dei sospetti sindacali c’è il reparto galvanica, dove lavorano direttamente 20 persone e, a ricasco indiretto, altre 20: 40 persone in tutto degli oltre 300 dipendenti della fabbrica. Secondo i rumors interni quest’attività starebbe per prendere definitivamente la strada della Leonardo (a pochi chilometri da Somma Vesuviana ci sono i due grandi stabilimenti Leonardo ex Alenia di Pomigliano e Nola). Ed è un sospetto rimasto piuttosto saldo visto che la smentita dell’azienda non ha fermato le rsu, che hanno programmato un incontro con i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm per martedi prossimo, alle tre del pomeriggio. A ogni modo, conferme o smentite a parte, la sensazione è che il gruppo DEMA non navighi in acque tranquille, come del resto tutta l’industria nazionale. Sono 116 gli esuberi dichiarati a dicembre al Ministero dello Sviluppo Economico per l’impianto di Somma Vesuviana. Altri 100 riguardano gli stabilimenti DEMA di Brindisi e Paolisi, in provincia di Benevento. Comunque i contratti di solidarietà stanno facendo scongiurare il peggio. A Somma Vesuviana la riduzione del monte ore varia da un minimo di 10 ore al a un massimo di 50 al mese. Per chi è stato costretto alla riduzione massima la busta paga è diventata quindi davvero molto magra. Vita difficile e strada tutta in salita.
Il “Leon d’Oro” per l’imprenditoria alla “Chiara Dalba”, erede e interprete dell’arte vesuviana dell’abbigliamento
Il “Leon d’Oro” per l’imprenditoria 2019 all’azienda “Chiara Dalba” che produce capi di abbigliamento, è guidata da Lorenzo Policino e Rosa “Susetta” Valletta, e ha la sede ufficiale in Ottaviano. La luminosa storia dell’industria tessile ottajanese nell’Ottocento, e la centralità di questo settore produttivo a San Giuseppe e a Ottaviano per quasi tutto il Novecento.
Un po’ di curiosità storiche. Gli anni 1845-47 furono catastrofici per le tessitrici vesuviane. Le fabbriche tessili impiantate tra l’Irno e Scafati dagli svizzeri Mayer, Zollinger e Vonwiller, il filatoio di seta che l’avignonese Carlo Forges aprì a Torre del Greco e i lanifici di Barra e di San Giovanni a Teduccio mandarono in crisi l’attività dei “telai domestici”, che solo a Ottajano erano circa 700, e i due terzi di essi “funzionavano nel quartiere San Giuseppe”: “ogni telaio occupa due donne”, e ogni donna guadagnava un quarto di ducato al giorno per 200 giorni all’anno. Achille Procida, cancelliere del Comune di Ottajano, cercò di far capire al Sottointendente di Castellammare che il disastro, innescato dalle “macchine idrauliche” e dai moderni meccanismi introdotti dagli imprenditori forestieri, era vasto e pericoloso, ma le autorità centrali finsero di non vedere. Nel marzo del 1848 i disoccupati minacciarono di distruggere “le macchine” di Sarno, Cava e Pelezzano e i parroci di Cava chiesero al Ministro degli Affari Interni di disporre che gli stabilimenti di Scafati, di Angri e di Cava non producessero più “ wagram a basso prezzo, onde tal genere fosse prodotto dai bisognosi lavoratori a mano.”.Nel 1852 fece il giro di tutti gli uffici della Campania un esposto anonimo che accusava Vonwiller di portare nella sua Svizzera l’oro guadagnato a Napoli, ma, soprattutto, spiegava che “le pezze di tela della macchina sono di pessima qualità, ma il compratore alla cieca fa acquisto di quelle che trova a buon mercato.”.
Come accade assai spesso, la crisi generò un nuovo modello di lavorazione che riportava al centro del sistema, come beni preziosi e insostituibili, il telaio domestico e l’arte delle tessitrici vesuviane. La svolta venne segnata dal mercato che, sollecitato dai nuovi indirizzi della moda femminile e maschile, chiedeva “pezze di seta”, “tele di bambagia e di lino” e “flanelle” tessute con una “destrezza” che le macchine non potevano garantire. A Ottajano alcuni imprenditori, attenti osservatori delle “tendenze” suggerite dal mercato, non solo aprirono “filande”, ma riorganizzarono secondo schemi nuovi il lavoro delle tessitrici e delle sarte “ casalighe”: nel Centro Abitato fu notevole l’impegno dei Lanza e degli Scudieri, mentre a San Giuseppe furono i Catapano, i Ferraiuolo, i Miranda e i Del Giudice a trasformare in un valore assoluto e definitivo la vocazione per l’arte dell’abbigliamento. Alla Mostra del Lavoro che si tenne a Napoli nel 1891 ebbero la “menzione d’onore” i fratelli Catapano per “le sete” e Angelo Miranda per “ un tessuto misto di lana e cotone”. Da allora “il tessile” divenne fondamento economico e culturale delle comunità ottajanese e sangiuseppese: camicie, cravatte, biancheria intima, abbigliamento, tessuti, arredi e corredi costruirono una storia “multipla”, aprirono il mondo del lavoro a centinaia di persone, spinsero le donne a prendere consapevolezza del loro ruolo nel sistema economico.
Nel novembre del 2019 il Comitato dell’Ordine del “Leon d’Oro” di Venezia ha conferito all’azienda “Chiara Dalba” il riconoscimento di “migliore azienda del 2019”. La “Chiara Dalba”, di Lorenzo Policino e di Rosa “Susetta” Valletta, ha la sede ufficiale in Ottaviano, e nei suoi cataloghi è “fotografata” la “filosofia” del marchio, una filosofia fatta di cultura dello stile, di equilibrata armonia tra innovazione e tradizione, di sapiente attenzione per la qualità dei tessuti e per tutti quei dettagli che fanno di un capo di abbigliamento un’opera unica.
La “ Chiara Dalba” parla all’Italia tutta e all’Europa con la consapevolezza serena di avere radici in un patrimonio culturale, la civiltà napoletana, in cui il mondo intero si riconosce. E’ questo il privilegio dello stile “vesuviano”.
Mariglianella, il Consiglio Comunale Approva il Regolamento Adozione Canina
Nella seduta di Consiglio Comunale di Mariglianella dello scorso 28 gennaio, convocata e presieduta dal Presidente Rocco Ruggiero, con i banchi dell’Opposizione completamente deserti e la presenza del Sindaco Felice Di Maiolo insieme ai Consiglieri della Maggioranza, fra i vari argomenti all’ordine del giorno è stato trattato anche il “Regolamento e Linee Guida all’incentivazione ai privati cittadini che adottano cani randagi ricoverati presso canile convenzionato” predisposto nell’ambito delle attività dell’Assessorato all’Ambiente retto dalla Dott.ssa Valentina Rescigno.
L’approvazione all’unanimità dei presenti dà la possibilità ai cittadini di poter adottare un cane e così aiutare a prevenire sovraffollamento presso la struttura e ad alleggerire il notevole aggravio economico per il Comune di Mariglianella. Per chi, non avendo spazio e tempo a disposizione, ma intende dare un proprio sostegno agli animali raccolti dal territorio e accuditi in una struttura convenzionata, può praticare l’adozione a distanza che potrà essere fatta da singoli cittadini, ma anche dalle associazioni, dalle scuole e da altri soggetti collettivi.
A norma del suddetto regolamento, verranno diffusi i dati relativi alle caratteristiche dei cani adottabili, mediante pubblicazione delle foto sul sito istituzionale del Comune di Mariglianella e sul sito dell’Anagrafe Canina della Regione Campania.
Il cane adottato a distanza resta di proprietà del Comune di Mariglianella può essere adottato in via definitiva. Coloro che adottano un cane a distanza dovranno versare mensilmente al Comune la simbolica quota di cinque e euro. I contributi raccolti verranno destinati a favore di tutti i cani del canile per le spese straordinarie o le iniziative di promozione delle adozioni o le campagne contro gli abbandoni.
Nel rispetto dell’artico 5 del suddetto Regolamento sono previsti incentivi per l’affidatario in quanto il Comuna di Mariglianella riconosce la funzione sociale dell’affidamento dei cani randagi. Le agevolazioni per chi adotta un cane randagio ospitato presso canile convenzionato, di proprietà del Comune di Mariglianella, sono concretizzate con un contributo economico nei primi tre anni di adozione, e per il periodo più breve in caso di premorienza, sarà riconosciuto un contributo una tantum di Euro 200,00, da destinarsi all’acquisto di beni per il mantenimento del cane, che sarà corrisposto mediante due assegni semestrali di Euro 100,00 previo accertamento dell’effettivo possesso del cane e della natura dei beni acquistati. Oltre al contributo economico, chi adotta un cane, avrà diritto per i primi 2 anni ad usufruire delle prestazioni veterinarie per le visite di controllo presso il canile convenzionato. Il cittadino impossibilitato, per motivi diversi, a continuare il mantenimento del cane potrà effettuare la rinuncia all’adozione dell’animale comunicando la propria volontà all’Ente.
Il Sindaco, Felice Di Maiolo e l’Assessore all’Ambiente Dott.ssa Valentina Rescigno hanno affermato “si tratta di un gesto di civiltà e d’amore verso i cani che sono stati recuperati da uno stato di abbandono e che ora potranno ritornare ad essere destinatari di attenzioni e cure grazie al rinnovato impegno di questa Amministrazione Comunale ed alle nuove incentivate modalità messe a disposizione dei sensibili cittadini. famiglie, associazioni e scuole che vorranno aderire”.
Biodigestore a Palma Campania, le precisazioni dei medici per l’ambiente
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa ISDE Medici per l’ ambiente sezioni di Napoli e ‘Nola-Acerra’
I sottoscritti Presidenti ISDE Medici Ambiente Sezione di Napoli e Provincia Dr Antonio Marfella e sotto-sezione Nola-Acerra Dr Gennaro Esposito precisano quanto segue:
In qualità di tecnici competenti, terzi e indipendenti, siamo favorevoli alla costruzione di impianti di compostaggio aerobico e mai sovradimensionati (cioè mai superiori alle 20-30mila tonn/anno) che, specie nella drammatica situazione in atto di danno alla salute in alcune zone della nostra regione, siano strettamente vincolati ad alcune ineludibili condizioni;
- Riteniamo necessario riproporre la nostra posizione Nazionale favorevole agli impianti di compostaggio aerobico e non eccessivamente ampliati con la trasformazione in biodigestore allo scopo di garantire la produzione di compost della migliore qualità, di assicurare il recupero e riciclo di FORSU esclusivamente di Comuni in ambito di prossimità, e di consentire al Comune ospitante (in presenza di congrui ristori ambientali mai inferiori ai dieci euro/tonnellata) di potere procedere con efficacia ed in proprio al controllo quotidiano dei non più di 3 TIR giornalieri necessari allo scopo;
- Siamo assolutamente contrari a qualunque intervento a posteriori di tipo chimico e/o ingegneristico teso a ridurre l’impatto “odorigeno” pericoloso per la salubrità intesa come qualità di vita dei cittadini residenti in prossimità degli impianti. Deve essere assicurato ai cittadini residenti a priori l’assoluta assenza di impatto odorigeno all’origine e l’immediato fermo-impianto in presenza di impatto odorigeno, cosa che può essere assicurata solo con il controllo continuo in ingresso di materiale organico in quantità limitata e pronto ad un immediato trattamento di qualità;
- Pur consapevoli che, sia nel caso del compostaggio aerobico che di quello anaerobico con biodigestore, non sono attribuibili a questi impianti significative tossicità di tipo tumorale rispetto per esempio ad impianti insalubri di classe I come gli inceneritori, siamo del tutto contrari che, soprattutto in zone drammaticamente segnate dai riconosciuti danni oncologici nella popolazione, per scorretto smaltimento dei rifiuti non solo urbani, ma soprattutto speciali e industriali prodotti in regime di evasione fiscale, si prosegua e si proponga l’insediamento di maxi impianti necessari per lo smaltimento di rifiuti non solo di prossimità, ma di area vasta;
- Nella perdurante assenza totale intra regionale di impianti indispensabili per il corretto trattamento di rifiuti speciali industriali e tossici in grado facilmente di infiltrarsi e danneggiare l’indispensabile qualità del materiale organico in ingresso e nella perdurante e totale assenza di una valida tracciabilità non cartacea dei codici CER del materiale in ingresso con la obbligata conseguenza che tutti gli indispensabili e preventivi controlli restano esclusivamente a carico dei Comuni ospitanti, sia garantita al Comune la possibilità di controllo giornaliero, totale e costante, del materiale in ingresso (monitoraggio), per cui tale materiale non deve mai superare la quantità di tre TIR giornalieri (cioe’ max 75 tonn/die per un max totale annuo di 30mila tonnellate).
- Tutti i necessari impianti di dimensioni superiori, ivi inclusi i biodigestori, devono obbligatoriamente, e con una consultazione preventiva regionale con gli stakeholder indicati dalla popolazione, tra i quali ci proponiamo noi tecnici competenti e indipendenti di ISDE Medici per l’Ambiente, essere collocati in zone (presenti in Regione Campania e quindi ottime per garantire il minimo del costo di smaltimento intraregionale) che posseggano precisi criteri di individuazione al di fuori del semplice criterio di prossimità o di disponibilità di sindaci magari un po’ “sprovveduti” o “imprudenti” o semplicemente “disinformati” dei rischi reali che la presenza di impianti preziosissimi, ma ad elevato rischio di infiltrazione di rifiuti anche tossici, possiedono nella perdurante assenza di tracciabilità certificata e non solo cartacea dei rifiuti. Tra i criteri risultano indispensabili: il minimo di popolazione residente circostante nel raggio di almeno 3 km, presenza di adeguata rete stradale, presenza di altri impianti che rendono la zona non utilizzabile per altre attività residenziali o civili o industriali (esempio pale eoliche), presenza di adeguata circolazione d’aria, assenza di danno oncologico riconosciuto in eccesso nella popolazione residente circostante, ecc ecc. Risulta evidente che zone come Palma Campania, Ponticelli-Barra, Giugliano in Campania, Battipaglia, sedi che i registri tumori di popolazione indicano come sedi di massimo danno oncologico nella popolazione residente (oltretutto ad elevata concentrazione di residenti per kmq), non sono certo tra le prime sedi proponibili per maxi Per tali sedi, ribadiamo, la necessità di procedere alla costruzione di impianti di compostaggio aerobico di dimensioni limitate, come indicato dal nostro “position paper” nazionale (che abbiamo consegnato al Sindaco in formato elettronico e cartaceo), atte a garantire nella massima sicurezza il migliore compostaggio di qualità con i massimi controlli possibili a carico direttamente dei Comuni ospitanti.
- Sia quindi riconosciuto alla popolazione residente che si oppone alla costruzione di impianti in assenza di tutti i necessari requisiti preventivi di qualità, di controlli adeguati e di dimensioni adeguate a garantire il trattamento di prossimità, di non essere ulteriore “olocausto” di necessità altrui e di non essere affetta da alcuna “sindrome Nimby” (‘Not in my back yeard’, ‘non nel mio giardino’) ma di essere obbligata a pretendere le necessarie ed ineludibili garanzie preventive per la gravissima e perdurante assenza di controlli efficaci non cartacei e di impianti per rifiuti speciali industriali e tossici : “SENZA TRACCIABILITA’ ANCHE DELL’UMIDO NESSUN IMPIANTO E’ SICURO” (S.TR.A.U.N.S.!) come drammaticamente dimostrato dalla misera fine e dai gravissimi incendi che stanno colpendo gli impianti di tutta Italia, (come da noi ampiamente previsto e scritto e che sta determinando l’eccezionale incremento dei costi di smaltimento in tutta Italia ) e di tutti gli oltre 50 impianti di compostaggio intraregionali nel tempo in Campania proposti, costruiti e poi chiusi, incendiati, rigettati con violenza dalla popolazione o sequestrati dalla Magistratura inquirente (come non più tardi di un giorno fa ad Eboli).
Avvocati di Nola, Carmela Rescigno presidente del Comitato Pari Opportunità
Si è insediato martedì 28 gennaio, il neo eletto Comitato Pari Opportunità presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola, ai sensi dell’art. 25 comma 4 della Legge 247/2012. Il Comitato ha il compito di promuovere le politiche di pari opportunità e di contrastare e rimuovere i comportamenti discriminatori di qualsiasi natura favorendo di diritto e di fatto la parità e l’uguaglianza sostanziale nello svolgimento della professione. Il Foro di Nola, con votazione tenutasi in data 13.14/12/2019 ha eletto, quali componenti del Comitato, gli Avvocati e le AvvocateDella Pietra Ciro, Ferrara Francesco Maria, Guida Milena, Lanzuolo Paola, Rescigno Carmela, Ruggiero Luciana, Simonelli Vincenzo, Spizuoco Cristina e Tramontano Francesca. Del Comitato è altresì componente l’Avvocato Luigi Manzi, in qualità di Consigliere delegato dal Consiglio Dell’Ordine. Alla seduta del 28 febbraio, all’unanimità, è stata eletta Presidente l’Avvocata Carmela Rescigno. E’ stata altresì eletta Segretario e Vicepresidente l’Avvocata Cristina Spizuoco.
Favorirono il clan Polverino, due persone ai domiciliari e una alla sospensione dai pubblici uffici
In data odierna i Carabinieri del ROS hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura della repubblica di Napoli, dal GIP del locale Tribunale nei confronti di 3 persone (due sottoposte agli arresti domiciliari e una alla sospensione dai pubblici uffici per 12 mesi) poiché indagate, a vario titolo, dei reati di cui agli artt. 110 e 416 bis cod. pen. (concorso esterno in associazione mafiosa) e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio aggravata dalle finalità mafiose (artt. 319, 319 bise 321 cod. pen. e 416 bis.1 cod. pen), per aver favorito il clan Polverino operante a Marano di Napoli e comuni limitrofi.
Il provvedimento restrittivo trae origine da indagini svolte dai Carabinieri del Reparto Anticrimine di Napoli in prosecuzione di quelle che il 24 maggio 2017 hanno portato all’esecuzione di una misura cautelare in carcere e agli arresti domiciliari di 5 persone indagate dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa e altro. All’epoca, l’attività investigativa aveva consentito di documentare come gli imprenditori santantimesi Aniello e Raffaele Cesaro, in società occulta con esponenti del sodalizio camorristico dei Polverino di Marano di Napoli e, in particolare, con il sostegno economico del capo clan Polverino Giuseppe detto ‘o Barone, tra gli anni 2005/2006 fossero riusciti ad aggiudicarsi la concessione per l’esecuzione dei lavori di realizzazione del locale Piano di insediamento produttivo.I successivi approfondimenti, sviluppati attraverso mirati accertamenti di tipo patrimoniale e bancario a riscontro del contenuto di intercettazioni e di dichiarazioni rese dagli indagati successivamente all’operazione del maggio 2017, hanno permesso di ricostruire il ruolo avuto da parte di figure appartenenti alla Amministrazione comunale di Marano di Napoli e al settore dell’imprenditoria nella specifica vicenda.
In particolare, dalle nuove risultanze, è emerso come Bertini Mauro cl. 1944, destinatario della misura degli arresti domiciliari, e Santelia Armando cl. 1957, destinatario della misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici, rispettivamente sindaco e responsabile dell’Ufficio tecnico del comune di Marano di Napoli all’epoca dei fatti contestati, il primo anche previa indebita corresponsione della somma di 125mila euro da parte dei fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, avrebbero favorito l’aggiudicazione alla società riconducibile a quest’ultimi della concessione per la commessa dell’importante opera pubblica, del complessivo valore di oltre 40 milioni di euro. In tale contesto, Simeoli Angelo cl. 1942, alias Bastone, altro indagato destinatario della misura degli arresti domiciliari, imprenditore edile già a processo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa (clan Polverino),pienamente compartecipe dell’accordo corruttivo, monetizzava, celando tali operazioni nell’ambito di attività svolte da proprie società, nr. 5 assegni bancari per complessivi 62 mila e 500 euro, somma poi fatta avere al Bertini, a saldo di altri 50mila euro, corrisposti in contanti al primo cittadino di allora direttamente dai fratelli Cesaro.
Bertini e Simeoli sono inoltre indagati con l’odierno provvedimento per la realizzazione, tra gli anni 2004-2006, in violazione del PRG comunale vigente, di un complesso residenziale composto da 27 appartamenti e 9 attività commerciali, edificato con l’abbattimento di una vecchia tenuta in stato di abbandono, denominata Masseria Galeota. I lavori sono stati eseguiti da una società di costruzioni del Simeoli che, al fine di ricevere le previste autorizzazioni, consegnava a Bertini, sindaco in carica dell’epoca, una somma di denaro non quantificata. Infatti, Santelia, dirigente dell’Ufficio tecnico, già a processo, poi prescritto, per le relative violazioni in materia urbanistica, su direttive del sindaco Bertini, aveva consentito a Simeoli di presentare il progetto con una semplice Dichiarazione di inizio attività (D.i.a.), in luogo della necessaria concessione edilizia.
Contestualmente è stata data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo, emesso da questo Ufficio di Procura, di beni mobili e immobili per un valore stimato in circa 1 milione di euro.
Arresti domiciliari
BERTINI MAURO
Attuale consigliere comunale d’opposizione (lista civica di centro-sinistra L’Altra Marano) del Comune di Marano di Napoli
SIMEOLI Angelo
Imprenditore edile
Sospensione dall’esercizio di attività inerenti il pubblico ufficio o il pubblico servizio
SANTELIA Armando
Responsabile attuale del Settore VIII (urbanistica e Territorio) del Comune di Ottaviano
