Inter – Napoli (Lezione 32), tolemaico per una sera

Una delle più grandi rivoluzioni scientifiche ha visto la sconfitta del sistema geocentrico tolemaico, che prevedeva la centralità della Terra nell’Universo. Salì in cattedra l’eliocentrismo kepleriano e galileiano. La Terra non è più il centro dell’Universo. L’esperienza diretta è in errore, e si scopre che pianeti e Sole non girano intorno alla Terra, ma la Terra è uno dei pianeti di un sistema stellare che ha nel Sole la sua stella. E il successo della nuova teoria eliocentrica sta soprattutto nella semplicità della descrizione dei moti dei pianeti, che ora diventano delle ellissi intorno al Sole, mentre il sistema precedente richiedeva il ricorso ad orbite più complicate. Invece, Gattuso sta facendo una rivoluzione atipica, che va al contrario, sembra di essere ritornati al passato, sembra di essere tornati tolemaici, geocentristi.   La Partita. Il Napoli incontra l’Inter nella semifinale di andata della Coppa Italia. La Partita è accorta da ambo i lati, il Napoli sta imparando a soffrire, dimentica l’attitudine avuta col Lecce, e sceglie di difendersi compatta e arcigna. Attenzione, concentrazione e la chiusura di qualsiasi buco forzano gli avversari a sbagliare, in alcuni frangenti l’Inter sembra bloccata. Il Napoli rischia e soffre, forse esagera quando vuole ripartire dalla difesa con scambi rischiosi tra i difensori, ma sa rischiare e sa soffrire. Si difende, vede gli avversari arrivare vicini al gol. Il gol del vantaggio arriva nel secondo tempo dal piede del sonnolente Fabian. E’ un giocatore totalmente anonimo nelle ultime settimane, che si sveglia, riscopre il suo genio e sblocca il risultato con un gran gol a giro dal limite, favorito da uno scambio stretto con Di Lorenzo. E’ un Napoli da anni 80, catenaccio e contropiede, marcature strette, difesa all’italiana e tanto cuore. E’ quello che serve per poter sconfiggere una delle squadre più forti del campionato. Conclusioni. E’ una rivoluzione, ma quella inaspettata. Ci godiamo un Napoli tolemaico per una sera. Gattuso riscopre un calcio oramai sconosciuto all’ombra del Vesuvio. Abituati al calcio spumeggiante di Sarri, e comunque a quello propositivo di Benitez e Ancelotti, avevamo dimenticato che si può vincere in altra maniera. Si può vincere chiudendo il lucchetto del catenaccio, pensando prima a difendersi. Ma pur sempre con la ricerca di una difesa il quanto più alta possibile, e poi puntando a costruire anche da dietro, per poter sfruttare le briciole che ti lascia una squadra che sta meglio di te. E gli azzurri, nonostante i difetti che si portano dietro, riescono a fare quello che chiede l’allenatore. Oggi, è un po’ tutto assurdo, la nuova fisica forse è quella antica, anche se scientificamente sbagliata. Ma durante una stagione inconcepibile come questa, possiamo imparare, inspiegabilmente, dal vecchio. In conferenza stampa, ancora una volta, Gattuso dichiarerà di non riuscirsi a spiegare i motivi di prestazioni così diverse le une dalle altre, intanto ci sta mettendo del suo, mette in campo un Napoli di altri tempi, un Napoli tolemaico per una sera. Rivedremo questo approccio anche in futuro?

Wellness and Health, I disturbi del sonno favoriscono lo stato di obesità

Dormire poco, dormire male, non avere dei giusti ritmi wirk snd sleeo ( lavoro-sonno), induce il richismo di ormoni e proteine , nel “momento non giusto”, creando confusione tra il giorno e la notte.   Un corpus sempre più crescente  di ricerche  sostiene la potenziale importanza delle routine comportamentali e sociali nella promozione della salute dei bambini e degli adulti nella  riduzione del rischio di obesità. Le prove a sostegno di questo provengono da molteplici linee di ricerca, che suggeriscono che specifiche routine comportamentali, come per esempio  abitudini alimentari e di sonno, possono essere protettive contro l’eccessivo aumento di peso e lo sviluppo dell’obesità pediatrica ed adulta. Il sistema circadiano, regola diversi ormoni e pattern proteici che inducono il ritmo-sonno veglia. Motivo per cui  se stabiliamo routine comportamentali opportunamente temporizzate, questo,  può servire ad influenzare il metabolismo e la regolazione del peso. Pertanto, oltre a promuovere un’alimentazione, un’attività e comportamenti del sonno più sani per la prevenzione e il trattamento dell’obesità pediatrica, può anche essere importante considerare la promozione della coerenza e dei tempi ottimali di questi comportamenti nel tentativo di migliorare la prevenzione e il trattamento.I disturbi del sonno e il ritmo circadiano, sono correlati a molte malattie umane, come obesità, diabete, disturbi cardiovascolari e disturbi cognitivi. Dormire poco, dormire male, non avere dei giusti ritmi wirk snd sleeo ( lavoro-sonno), induce il richismo di ormoni e proteine , nel “momento non giusto”, creando confusione tra il giorno e la notte .È stato anche riportato che anche la disbiosi del microbioma intestinale è associata, alle alterazioni dei ritmi sonno-veglia. Pertanto, il sonno disturbato, può regolare l’omeostasi del microbiota intestinale. Diversi lavori scientifici hanno dimostrato che Il microbiota intestinale rivela funzioni  distinte tra le fasi di sonno base, spostamento del sonno e recupero. I risultati suggeriscono che uno spostamento del ciclo sonno-veglia acuto può esercitare un’influenza  sul microbioma intestinale, provocando, come effetto “visibile” , un’ alternarsi di stipsi a stati di colite, gonfiore addominale, flatulenza, ma come effetto “invisibile” , un rallentamento del metabolismo basale. Il Disallineamento del ritmo circadiano dovuto al jet lag sociale, lavoro a turni , alzarsi la mattina presto ed avere l’ora della nanna in ritardo sta diventando comune nella nostra società moderna. I disturbi del sonno e i ritmi circadiani , sono correlati a molteplici malattie, come obesità, diabete, disturbi cardiovascolari e disturbi cognitivi. Dato il ruolo cruciale del microbiota nelle stesse patologie causate dai disturbi del sonno, il modo in cui il microbiota intestinale è influenzato dal sonno è di crescente interesse.I disturbi  del ritmo circadiano acuto causati dai cambiamenti del sonno-veglia influenzano il microbiota intestinale umano, in particolare i profili funzionali dei microbi intestinali e le interazioni tra loro. L’importante quindi, per evitare di andare incontro ad un innalzamento del peso corporeo, nel bambino come nell’adulto, è avere e rispettare dei ritmi sonno -veglia in relazione ad abitudini e stili di vita  sani, consigliati dal proprio medico dietologo.  

Le città invisibili, Il cavolo di Dostoevskij

  Tutto o molto delle nostre città dipende dall’apprendere a chiedere di chi siamo figli e ancor di più a ricostruire un immaginario potente di popolo.   Quando sento odore di cavolo, che tra l’altro mi piace molto, mi vengono in mente certe descrizioni di ambienti di Dostoevskij: stanzette povere e cupe nelle quali aleggia il fumo dal caratteristico odore; così non posso fare a meno di riandare con la fantasia all’osteria del Gambero rosso, descritta in Pinocchio, quando penso alle povere cene dei paesi toscani alla fine dell’Ottocento. Allo stesso modo una vespa Piaggio mi riporta inequivocabilmente al film Vacanze Romane di William Wyler o l’accidia di un giovane di provincia mi richiama l’immagine di Alberto Sordi ne I Vitelloni di Fellini. Victor, il Ragazzo selvaggio di Truffaut, mi appare subito se penso ad alcune tipologie di didattiche comportamentiste, diffuse nelle nostre scuole, e se guardo alla mia vecchiaia mi ritornano in mente, come un canto, Re Lear e la pazza saggezza di Enrico IV di Pirandello; per non parlare dei luoghi teatrali di Eduardo per i quali la mia mente è sempre aperta alla commozione di un grande visionario. La nostra vita, soprattutto quella di chi non ha avuto il tempo di colonizzarla con i modi di vita digitali o con le icone televisive, si costruisce intorno ad un immaginario culturale, storico, sociale che non appartiene solo al singolo, ma che è stato costruito da un’intera comunità, a volte millenni fa, come nel caso delle testimonianze che Odisseo il temerario o Giasone che solca i mari con la prima nave, Argo, ha donato all’Occidente, oppure decenni fa, più vicini a noi nel tempo, come il caso degli orfani dickensiani e dei loro diritti violati o delle attese manzoniane per il riscatto degli umili. Voglio dire che una città si definisce soprattutto a partire da questo tessuto dell’immaginario che si è stratificato lungo i secoli e di cui noi siamo gli eredi, spesso inconsapevoli. Gli eredi possono essere ciechi e sordi, non comprendere cioè il valore della loro eredità o forse comprenderne solo la portata economica, ma questa insipienza può essere causa di grandi e irreversibili danni, perché a lungo andare ci si convince che nella nostra mente passano solo le mode del momento e che noi stessi siamo moda del momento, per cui non abbiamo altro destino se non quello di assomigliare agli altri e di muoverci, parlare … pensare come gli altri, senza alcuna attenzione al significato di ciò che facciamo, al perché delle cose che ci circondano. Tuttavia gli eredi possono essere anche donne e uomini coraggiosi, che sentono arrivato il loro turno di accompagnare una civiltà, farla vivere e darle senso. Immaginarsi l’amico Achab, che ossessionato da Moby Dick, osserva l’orizzonte burrascoso del mare, pronto a combattere la sua ultima battaglia, ci offre l’occasione di interrogarci sulle nostre battaglie e di visitare gli orizzonti delle nostre sfide personali. Ma senza di lui, il folle capitano, chi potrebbe condurci ad immaginare la vita come un’epica avventura in cui morte e vita si confrontano? Sentirsi figli di Abramo che esce dalla tenda in piena notte e ammira stupito e incantato le stelle del cielo e non riesce a contarle, come una strana voce sembra suggerirgli, ci permette di sentire profondamente il fascino delle stelle e del cosmo, di ascoltare quello che la luna può dirci la notte, mentre ci affacciamo alla finestra, di porre l’orecchio alle voci interiori che, inesauste, continuano a parlarci, al mistero delle cose che ci circondano e di cui nemmeno ci accorgiamo. Sentire che siamo discendenti di tanti giovani che non hanno esitato a dare la vita per la democrazia, durante il Risorgimento o le guerre mondiali, vuol dire percepire che c’è la possibilità di migliorare le relazioni sociali e di esprimere un’esigenza che viene da lontano ed è insopprimibile in noi: quella di costruire una civiltà fraterna e cooperativa. Se mi sento figlio di nessuno o dell’ultimo you tuber che ha da dire quattro frasi smozzicate e sempre le stesse, percepirò il mondo come un circo di balbuzienti e nessuna scuola potrà restituire un po’ di dignità al mio rapporto con la conoscenza, con il mondo e con me stesso. Tutto o buona parte della nostra capacità di definirci umani, cioè costruttori di civiltà, dipende dalla ricchezza o dalla povertà del nostro immaginario civile, fatto di arte, di musica, di cinema, di letteratura, di pietre di storia, di slarghi aperti sul passato e non sempre e solo sul presente, di terrazze mostranti orizzonti puliti e infiniti più che la sporcizia e il lordume a cui siamo abituati. Tutto o molto delle nostre città dipende dall’apprendere a chiedere di chi siamo figli e ancor di più a ricostruire un immaginario potente di popolo. Ascoltare per una volta il silenzio di cui siamo ancora capaci, senza farci irretire dal rumore sovrastante e dalla sua promessa di drogata felicità, vuol dire chiamare per nome la città. Che ci aspetta paziente.

“La carne alla pizzaiola”, il piatto delle taverne dell’“Imbrecciata”, regno del gioco, del vino, dei coltelli e di “incontri” allegri

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In una relazione di polizia del 1854 è scritto che la “carne con il pomidoro” era un “piatto” che gli “umili” non si potevano permettere: i “tavernari” dell’ “Imbrecciata” lo servivano ai loro “libertini” clienti, per alimentare il consumo del vino. La storia dell’ “Imbrecciata”, centro della prostituzione, e il controllo esercitato dalla camorra della Vicaria. La complicata storia del contrabbando di vino, carni e ortaggi dal Vesuviano e dal Nolano ai mercati di Napoli.   Ingredienti: gr. 500 di fettine di carne; 400 g di pomodorini maturi; un rametto di origano, sale, pepe, due spicchi d’aglio, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva. Lavati con cura sotto l’acqua corrente i pomodorini, asciugateli con un panno da cucina  e tagliateli a metà. In una padella larga versate 4 cucchiai di olio extravergine di oliva e lasciate riscaldare  a fiamma abbastanza vivace. Aggiungete prima gli spicchi di aglio dopo averli sbucciati, facendoli rosolare da ambedue le parti, e poi i pomodorini, abbassando leggermente la fiamma, e infine le foglie di origano . Coprite la pentola con un coperchio e lasciate cuocere il sugo per circa 10 minuti. A questo punto disponete nel sugo le fettine di carne, con un pizzico di sale e con una “punta” di pepe nero fresco. Coprite di nuovo la pentola e lasciate cuocere per altri 10 minuti girando la carne a metà della cottura perché questa risulti uniforme. Spenta la fiamma, lasciate intiepidire la “pizzaiola” qualche minuto prima di servirla a tavola.(La ricetta è quella pubblicata dal sito “ Amalfinotizie”, che consiglia di usare il manzo o il vitellone nei tagli della fesa, dello scannello, dello scamone, o la carne di girello). Nel maggio del 1854 le guardie del “posto di polizia” di Porta Capuana, che di solito cercavano di non dare fastidio ai “tavernari”, alle ostesse, ai clienti e alle allegre “donne perdute” del movimentato quartiere, furono costretti a muoversi e a intervenire, perché nella cantina di Giovanni Ascione, al Largo Cavalcatoio, si era scatenata una rissa sanguinosa tra una decina di noti “libertini”. Nella relazione richiesta immediatamente dall’ Intendente il funzionario di polizia descrisse, ancora una volta, quella specie di “porto franco” che era la strada dell’ “Imbrecciata a S. Francesco”, in cui affluiva una rete di vicoli tenebrosi che da Porta Capuana portavano ai confini della città. L’ “Imbrecciata” – scrisse in seguito Abele De Blasio – “poteva essere considerata come un piccolo regno il cui re era il più temuto camorrista della Sezione Vicaria, che ogni settimana veniva pagato tanto dai proprietari delle case che dalle conducenti dei postriboli, obbligandosi da parte sua di far pagare regolarmente il fitto ai primi ed aggiustare le vertenze che casualmente fossero avvenute tra le seconde”. Nella relazione del 1854 si confermava il “quadro” che tutti, a Napoli, conoscevano: i venditori abusivi di liquori, le ininterrotte partite di “morra, tocco, zecchinetto e primiera” che si tenevano in ogni “cantina e taverna”, i “lupanari”, il gran numero di “donne perdute”, molte delle quali venivano dalle province, i “libertini”, le “risse” continue, alimentate dal vino di Gragnano che i Vespoli, proprietari da decenni della taverna al Largo Cavalcatoio a Casanova, importavano “ a carri”, approfittando soprattutto della distrazione dei “doganieri” al Ponte della Maddalena: ma di questa “distrazione” l’autore della relazione non parlò. . Notò,invece,che il consumo copioso di vino, considerato la causa prima delle risse e dell’improvviso scintillare dei coltelli, era favorito anche dai “piatti” che i “tavernari” portavano in tavola, le zuppe di soffritto, i “timpani di maccheroni”, “le minestre di peperoni e di melanzane” e la “carne con il  pomidoro”, che dovrebbe essere la “carne alla pizzaiola”: piatti che si potevano permettere non gli “umili”, ma solo i danarosi, quale che fosse l’origine del loro danaro.  Non sono infrequenti nelle relazioni della polizia borbonica e di quella dell’Italia unita queste note di sociologia dell’alimentazione: servono a caratterizzare la condizione finanziaria della clientela, e talvolta vogliono sottolineare il fatto che dietro quei “piatti” c’era anche il fiorente contrabbando delle materie prime: il mercato “napoletano” delle carni venne controllato, almeno fino al 1872, dai Borrelli di Sant’ Anastasia, così come il mercato di verdure e ortaggi era una “privativa” dei Lubrano, detti “quelli di Porta di Massa”, e i contrabbandieri del vino del Vesuvio e del vino di Gragnano venivano “autorizzati” dagli Scarpati di San Sebastiano, detti i “Vammana”.  Ma il contrabbando del vino vesuviano verso i mercati di Napoli è una storia lunga, che merita di essere raccontata a parte. Così come merita un “pezzo” a parte l’idea geniale del cuoco che per primo nel sugo della “pizzaiola” cucinò i maccheroni.     

Disastro ad Acerra: brucia stoccaggio di metalli. Scattano le ordinanze di tutela della salute

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L’ennesimo sito di stoccaggio dei rifiuti che prende fuoco, l’ennesimo incendio di un’azienda privata in cui vengono depositate migliaia di tonnellate di scarti pericolosi,in questo caso prevalentemente metalli. Le fiamme sono divampate alle due del mattino di ieri nella Eurometal, una delle tante ditte di stoccaggio sorte nel “polo dell’immondizia”, attorno all’inceneritore, agro acerrano, ex campagna salubre divenuta simbolo dei mali ambientali della Terra dei Fuochi. C’è stato il solito copione: prima l’incendio notturno e poi la colonna di fumo, altissima, che come uno spettro allunga la sua ombra su tutto il territorio penetrando aria, acqua, terra, i polmoni della gente che dorme. L’incendio non si è spento nemmeno sotto la pioggia. Il fumo si è levato per tutta la giornata. I vigili del fuoco hanno fatto gli straordinari. Il sindaco, su disposizione dell’Asl Napoli 2 nord, ha emanato un’ordinanza che impone alla popolazione il lavaggio accurato dei prodotti agricoli e agli allevatori di evitare, fino a ulteriori ordini, la somministrazioni di mangimi e foraggi agli animali. Intanto la Regione Campania, sotto la costante supervisione del vicepresidente della giunta, Fulvio Bonavitacola, sta mettendo in campo uomini e mezzi, per comprendere le conseguenze del maxi rogo. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha installato uno speciale rilevatore della diossina e un laboratorio mobile. Stanno indagando i poliziotti del commissariato locale, che per non pregiudicare le indagini non si sono pronunciati sulla causa delle fiamme. Inchieste e silenzi. Interpellati al telefono sull’accaduto i responsabili della Eurometal non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. E’ una vicenda che quasi come per uno sberleffo del destino si sta consumando a pochi giorni di distanza dall’annuncio di Papa Francesco di voler visitare Acerra, triste capoluogo della Terra dei Fuochi, il prossimo 24 maggio, in occasione dei cinque anni dell’enciclica “Laudato si’” per la custodia del creato. Proprio la Chiesa, attraverso il vescovo Antonio Di Donna, insieme al giovane e coraggioso ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, era scesa in campo nel 2017 contro il via libera della Regione Campania per l’ampliamento della Eurometal. Qualche anno prima, nel marzo del 2012, la stessa Eurometal subì un sequestro di rifiuti definiti “pericolosi e tossici” dalla polizia provinciale. Il sindaco nel frattempo è inviperito. “Ho chiesto al ministro dell’ambiente Sergio Costa – ha fatto sapere Raffaele Lettieri – di far dichiarare di nuovo Acerra sito di interesse nazionale revocando lo status di sito regionale, che ha consentito la creazione del “polo dell’immondizia” neutralizzando ogni nostra opposizione”. Inviperiti anche gli ambientalisti. “Dobbiamo togliere alle ditte private la possibilità di stoccare. Lo Stato deve avere come obbiettivo “rifiuti zero” creando suoi impianti per il riciclaggio di tutti i materiali”, dice Enzo Tosti, leader della Rete di Cittadinanza e Comunità. E’ di quelle impressionanti la sequenza degli incendi nei siti di stoccaggio dell’area metropolitana di Napoli e zone limitrofe. 28 gennaio 2018, Fer.Ant.Ambiente, San Felice a Cancello: rifiuti vari e metalli. 1 luglio 2018, Ecologia Bruscino, San Vitaliano: plastica. 26 luglio 2018, Di Gennaro, Caivano: plastica. 14 febbraio 2019, Gruppo Cerbone, Casoria: plastica e alluminio. 30 aprile 2019, stoccaggio di via Varignano, Acerra: plastica. 26 agosto 2019, stoccaggio di masseria del pozzo, Giugliano: rifiuti di ogni sorta.“ “La verità – eccepisce Cannavacciuolo – è che la maggior parte di quelli che possiedono questi impianti hanno già avuto problemi con la giustizia legati ai reati ambientali per cui bisogna varare una legge specifica che vieti a queste aziende di stoccare e trattare rifiuti. Il nostro disastro ambientale è il frutto di scelte politiche”.

Il Vescovo di Nola a Somma Vesuviana per l’ultimo saluto a Don Giuseppe Mastronardi

Dopo Don Paolo Di Palo e Mons. Alfonso Pisciotta, la Chiesa sommese ha perso in pochi mesi un altro parroco. Mai successo nella storia di Somma. Il rito esequiale sarà celebrato domani, sabato 15 febbraio, alle ore 10:30 alla presenza del Vescovo di Nola Mons. Francesco Marino.   Don Giuseppe Mastronardi nacque a Torre del Greco l’8 settembre del 1955. Seminarista a Roma, fu ordinato sacerdote il 30 giugno del 1981. Divenne parroco a Scafati nella Parrocchia di San Vincenzo, e successivamente a Castello di Cisterna nella Parrocchia San Nicola in Castello. Nel 2010 subentrò a Don Raffaele Rossi alla guida della Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli in Somma Vesuviana. E’ stato un servo buono e fedele del Vangelo, un fervente e zelante sacerdote, maestro di vita e di fede. I pochi parroci sommesi rimasti lo hanno accompagnato con la preghiera nel suo incontro con il Signore della vita. Buono, onesto, amato e stimato da tutti. Lascia ai suoi fedeli sulla terra le tracce luminose del suo ricordo. La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, grazie al suo operato, è riuscita nel tempo a diventare il centro della vita religiosa del paese e della comunità: era un argomento di gioia per Don Giuseppe vedere tanti fedeli accostarsi nuovamente alla Mensa del Signore. In occasione della festività dell’Immacolata Concezione del mese di giugno, Don Giuseppe ha sempre vissuto con intensità questo momento tanto atteso. E’ stato capace di travolgere non solo i suoi fedeli, ma anche e soprattutto i tanti curiosi provenienti dalle città limitrofe. Era un grande appassionato di musica liturgica e bandistica, oltra ad avere una bella voce; spesso i giovani coristi lo trovavano seduto all’organo. Grazie al suo impegno fu fuso l’oro, ritrovato sotto l’antica chiesa, e fu fatta creare, da un valente orafo, una corona posta sulla testa della statua dell’Immacolata. Nel 2013 un momento di paura: fu rapinato, infatti, nella canonica dove risiedeva, affianco alla Chiesa. Erano da poco passate le 23:30 quando due malviventi a volto coperto entrarono nello stabile, immobilizzandolo in pochi secondi. All’epoca il bottino della festa rionale fu di circa tremila euro. Il rito esequiale sarà celebrato domani, sabato 15 febbraio, alle ore 10:30 alla presenza del Vescovo Mons. Francesco Marino.  

Somma Vesuviana, Presunti a chi?

C’è stato, nel consiglio comunale di ieri (14 febbraio 2020), chi correttamente ha difeso le istituzioni, chi ha invece citato la stampa a sproposito. Nel farlo, c’è chi ha precisato che si riferiva a presunti giornalisti, dunque non ci siamo offesi, i buoni si scartano da soli (ci riferiamo naturalmente anche ai colleghi che hanno lavorato su questa vicenda) e non crediamo di dover mostrare tesserini da professionista a chi si adonta se gli si chiedono i carichi pendenti. Andiamo sulla fiducia reciproca, è meglio. C’è chi ha parlato di pubblicità, come se qualcuno si inventasse le notizie per andare in prima pagina o avere una visualizzazione in più. Signori cari, pur condividendo la vostra preoccupazione per certa degenerazione social in senso giustizialista, dobbiamo proprio dirvelo: avremmo accettato di essere additati come presunti giornalisti o cattivi professionisti se trovandoci in mano quegli atti che da settimane circolano in città, avessimo deciso di ignorarli. Per comodità, per paura di ritorsioni, per difendere qualche amico o per ricattare qualche nemico (che non abbiamo). Non è così che fanno i giornalisti. Almeno quelli non presunti. C’è la notizia, si scrive. Per i risvolti – ed è per questo che nei nostri pezzi di nomi non ne avete trovati – aspettiamo la magistratura. Se archivierà, bene. Vorrà dire che per quelle storture della campagna elettorale 2017 non si configurano reati. Se non contro l’etica. Se arriveranno avvisi di garanzia o qualcuno dei protagonisti sarà rinviato a giudizio – o se qualcuno (per i vari filoni dell’inchiesta) lo è già stato – ci sarà poi tempo affinché possa difendersi dinanzi ai giudici. Qualcuno ha detto bene, la responsabilità penale è personale e non saranno certo i giornali, né i giustizialisti social, a decidere. Noi raccontiamo soltanto. Però, giacché nella stessa aula consiliare di Palazzo Torino si è fatto riferimento ad atti di indagine puntando il dito non contro chi ha provocato quell’inchiesta (un’inchiesta senza nome… la chiamiamo BluApple, che ne dite?) con i propri comportamenti, che hanno evidentemente attirato l’attenzione delle forze dell’ordine prima e della magistratura poi, potreste «scartarvi da soli» anche voi. Prendere le distanze da quelle che di volta in volta chiamate chiacchiere, illazioni, fantasie, pettegolezzi. Definizioni che non offendono i giornalisti ma mettono in dubbio il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. Ciascuno di voi potrebbe dire, per esempio:
  • Nessuno dei miei supporter è andato in una zona di Somma Vesuviana con in tasca diecimila euro che servivano a comprare voti dopo che mia figlia ha “preso il posto”.
  • Non ho mai raccomandato un diversamente abile al mio candidato sindaco, chiedendogli di sistemarlo a Palazzo Torino appena fosse stato eletto.
  • Non ho mai rivelato ad un mio amico che uno degli eletti, e dunque un attuale consigliere comunale, così come chi viene in lista dopo di lui, avrebbe problemi ad esibire il certificato dei carichi pendenti.
  • Non ho mai deriso il mio candidato sindaco con epiteti irripetibili e considerazioni poco lusinghiere.
  • Non ho mai suggerito ad alcuno che per far stare zitta e buona una giornalista bisognava trovarle un uomo o un surrogato dello stesso.
  • Non ho mai detto o pensato che una giornalista sia al soldo di qualcuno.
  • Non ho mai effettuato prelievi anomali di denaro in campagna elettorale e ho rendicontato tutti i soldi spesi come vuole la legge.
  • Non ho mai comprato voti (a cinquanta euro l’uno o con forfait) né mi sono servito di procacciatori per farlo.
  • Non ho mai (vedi punto 8) erogato “carburante” ai miei elettori.
  • Non ho mai aperto “conti” in negozi cittadini perché i miei elettori potessero passare a prendere gratis alcunché.
Nessuno di voi dovrà farlo, sia chiaro. Siete eletti dal popolo e come tali meritate rispetto. Che sia reciproco, però. Chiaramente, se la Procura, domani o dopo, dovesse ravvisare in uno solo di questi punti una ipotesi di reato, chi dovrà risponderne lo farà a titolo personale. Perché, per poter amministrare una città, voi potete sicuramente insegnarlo, non è ammissibile si debba fare tutto ciò o anche una sola di queste cose. Nel qual caso, sareste stati, su qualsivoglia banco sediate, dei «presunti» amministratori. Daniela Spadaro – Carmela D’Avino

Somma Vesuviana, due consiglieri di maggioranza in più, un vicesindaco in meno

Maria Vittoria Di Palma
La conferenza dei capigruppo aveva bocciato la proposta di Somma Futura, ma il fantasma dell’inchiesta sul voto 2017 aleggiava troppo nell’aula consiliare perché non se ne parlasse. Lo si è fatto, in verità, con compostezza, con un consiglio comunale che nonostante le differenze di veduta sulla vicenda in sé, sembrava compattato, in difesa del ruolo. Se immagine dovessimo evocare, sarebbe quella della formazione «a testuggine» in guerra.
I consiglieri Saverio Lo Sapio e Vincenzo De Nicola
Surroga dei consiglieri dimissionari Maria Rosaria Raia e Andrea Scala, ingresso dei nuovi esponenti di maggioranza, Saverio Lo Sapio e Vincenzo De Nicola (anche nelle commissioni). Alla fine della seduta, prima del minuto di silenzio chiesto dal sindaco in memoria del parroco don Giuseppe Mastronardi, il presidente Giuseppe Sommese ha comunicato ciò che già si sapeva dal mattino: la revoca del vicesindaco Maria Vittoria Di Palma. Revocato l’incarico all’avvocato Maria Vittoria Di Palma: la vicesindaco in quota Svolta Popolare, con delega alle politiche sociali, sport, pari opportunità, non è più in giunta. Il sindaco Salvatore Di Sarno ha firmato ieri la revoca, letta poi in consiglio comunale. «È venuto meno il rapporto di fiducia politico amministrativo tra vice sindaco e sindaco, è venuta meno l’idoneità dell’assessore a perseguire gli obiettivi amministrativi fissati dal programma elettorale». Una fiducia e una inidoneità, così si precisa nel documento, che non afferiscono alla sfera personale. Tra l’altro sarebbe stato il gruppo Svolta Popolare, pare, a non sentirsi più rappresentato dall’avvocato Di Palma che non ha voluto commentare la decisione. Lo ha fatto invece, in serata, dopo la richiesta di una dichiarazione in merito, il gruppo Svolta Popolare: «Ringraziamo l’avvocato Maria Vittoria Di Palma per l’impegno e l’egregio lavoro svolto nel ruolo di vicesindaco dal 2017 ad oggi. Ma da mesi il gruppo dei consiglieri e il sindaco non si sentivano più rappresentati dalla Di Palma, da qui la decisione. Rimane immutata la stima per quanto svolto e condiviso». E il nuovo vice dovrà dunque essere nominato a breve. Intanto ieri, nell’aula di Palazzo Torino, dopo aver respinto la proposta di discuterne, non vi è stato consigliere che abbia preso la parola e non abbia fatto cenno all’inchiesta sul voto del 2017. Dal consigliere Vincenzo Piscitelli il quale ha rimarcato che la situazione coinvolge non unicamente l’amministrazione, ma la città e ipotizza una denuncia rispetto alla inusitata circolazione di atti che dovrebbero essere coperti dal segreto istruttorio. «Non volevamo trasformare il consiglio comunale in un bar – ha detto Piscitelli – ma assumerci la responsabilità di parlarne. Non possiamo far finta che non ci interessi ed è brutto sentirsi attaccati. La nostra non è strumentalizzazione: siamo rappresentanti del popolo e meritiamo rispetto come, per proprietà transitiva, lo merita il popolo di Somma Vesuviana». Il consigliere di maggioranza Luigi Molaro ha sostenuto che non si possa discutere di qualcosa che deve ancora venire. «Sentendomi a posto con la coscienza e non avendo documenti sui quali discutere, mi rifiuto di entrare nel merito». Ed ha aggiunto, Molaro: «Qualche giornalista o presunto tale, ha voluto far passare Somma Vesuviana come l’ultimo tassello della politica italiana e spero che un giorno qualcuno debba chiedere scusa perché le cose non stanno come qualche giornale sta dicendo». Peppe Nocerino, consigliere di maggioranza, la sua l’aveva già detta con un video qualche giorno fa. Scagliandosi innanzitutto contro i fake.  O presunti tali. Ed ha allargato il raggio, Nocerino, contro i giustizialisti che vogliono farsi «pubblicità». «Oggi il popolo apprezza la competenza, non il giustizialismo – ha detto – non ci si deve far abbindolare da false notizie. E non parlo solo dei giornalisti, ma anche di chi dal primo momento annuncia l’arrivo di camion Iveco che sarebbero venuti ad arrestare non si è compreso chi. Non temiamo nulla e facciamo gli auguri a chi oggi entra in quest’aula». Il capogruppo di Siamo Sommesi, Adele Aliperta ha chiesto rispetto per la magistratura. «La nostra non è una poltrona comoda come qualcuno può pensare, anzi spesso è un sacrificio lavorare senza secondi fini e a titolo gratuito perciò non accetto che qualcuno ci possa dire “Andate a casa”. Mentre si attende con rispetto il lavoro della magistratura, ciascuno di noi è degno di sedere in consiglio comunale». Da Salvatore Esposito, consigliere di maggioranza (Verdi) è arrivato l’appello ad abbassare i toni. Ed anche lui ha puntato il dito contro qualcuno che avrebbe bisogno di «pubblicità». E Sergio D’Avino (Svolta Popolare) ha definito l’attuale come un «momento delicatissimo». «La magistratura dovrà portare risultati, solo così potremo sapere la verità. La mia coscienza è pulita e colgo l’occasione per ringraziare i consiglieri Raia e Scala per il sostegno iniziale, pur non avendo condiviso la loro scelta di lasciare la maggioranza né compreso quella che li ha portati alle dimissioni». Quanto al sindaco Salvatore Di Sarno, ha chiesto rispetto per chi è stato democraticamente eletto. «Ho chiesto a tutti i consiglieri, dopo le notizie diffuse rispetto all’inchiesta, se fosse loro giunta notizia di un coinvolgimento personale. Una volta saputo che non era così, non ho più parlato. Ho sempre rispettato i giornali che dicono la verità e non spetta a noi emettere sentenze, non siamo pm né giudici, ci stiamo impegnando per la città secondo il mandato popolare che ci è stato dato. Spero che la magistratura faccia presto ma la responsabilità penale è personale, non si infanghi il buon nome di tutti i presenti in aula». La chiosa, prima della surroga che ha visto i due nuovi consiglieri sedere tra i banchi dell’aula di Palazzo Torino, è toccata al presidente Giuseppe Sommese. «Oggi da questo Consiglio parte un nuovo messaggio: la politica può sconfiggere il fanatismo e la cattiveria. Qui nessuno si è autoeletto, lo ha fatto il popolo democraticamente e sul presunto comportamento di qualcuno non sta a me giudicare, lo faranno altri. Ma non c’è nessuno che possa mettersi sotto i piedi quel che il popolo ha deciso».    

Scegliete con cura i “pensieri” da scrivere sui bigliettini per i doni di San Valentino. Spesso non “ci azzeccano”..

Gli elenchi di “pensieri” sull’amore, forniti dai libri e da internet, possono esporre chi fa uso di quei “pensieri” a brutte figure, perché sono citati da tutti, e perché spesso il significato che viene dal contesto capovolge il senso letterale. Conviene citare i “pensieri” di scrittori  di fama consolidata, senza dimenticare poesie e canzoni della nostra Napoli. E’ segno di eleganza accompagnare il “cadeau” con immagini a colori di quadri che hanno per tema “il bacio” o la “donna angelo” dei “preraffaelliti”. Quando gli innamorati giurano, sono spergiuri, e fanno ridere Giove ( Tibullo). Anni fa mi venne l’idea di scrivere una raccolta di “pensieri” adatti ad accompagnare i doni per compleanni, onomastici, matrimoni e anniversari. Per Natale, Capodanno e Pasqua. E per San Valentino. Poi l’idea la misi da parte, ma conservai una decina di fogli pieni di appunti: notai, tra l’altro, che molti “pensieri” d’amore, isolati dal contesto, “suonavano” bene, ma, inseriti nella “storia” da cui provenivano, assumevano un significato assai diverso, spesso contrario. Sono gli scherzi delle parole, sono gli scherzi dell’amore. “L’amore è come la fortuna: non gli piace che gli si corra dietro”. Il “pensiero” è costruito su una bella immagine, e agli innamorati questo potrebbe bastare: TèophileGautier lo scrisse nel romanzo “La signorina di Maupin”, in cui si racconta la strana storia di Madeleine, una nobile giovanetta che fugge di casa e per non farsi riconoscere si traveste da soldato e si fa chiamare Teodoro. Ma un poeta capisce che sotto Teodoro c’è Madeleine, e di Madeleine si innamora, abbandonando la sua donna, che però si innamora di Teodoro. Da qui, una grande confusione, nella quale la similitudine tra amore e fortuna assume un significato che non può piacere agli innamorati. “L’amore non sa che farsene delle qualità morali”, scrisse Paul Lèautaud, e George Meredith spiegò, in un suo romanzo, che “In amore non c’è disastro più spaventoso che la morte dell’immaginazione”. Sono due “pensieri” forti, ad effetto, adatti al San Valentino degli amori segreti, clandestini, gli amori degli amanti, che per affinità di passioni e di sentimenti, ma soprattutto per prudenza si festeggiano nello stesso giorno degli amori, per così dire, legittimi, ufficiali. Per tutti gli innamorati, quelli che amano alla luce del sole, e per i clandestini, va bene una frase di Alfred De Musset , “La vita è un sonno, l’amore ne è il sogno, e avrai vissuto la tua vita, se hai amato”: ma forse conviene non dare un peso eccessivo alla prima proposizione, “La vita è un sonno”, anche perché non possiamo dimenticare che la vita di Alfred, già quando aveva venti anni, era segnata da lunghi sonni favoriti da copiose libagioni di vini e di liquori. Del resto De Musset scrisse anche, nel poema “La coppa e le labbra”, “L’amore è ciò che conta, che importa l’amante (la maitresse)? Non importa la bottiglia, a patto che ci sia l’ebrezza.”. Le opere di Ovidio sono una miniera di “pensieri” sull’amore, “L’amore non dura se gli levi le battaglie”, “ Chi ama è come se si arruolasse come soldato, poiché il dio dell’Amore ha i suoi campi militari”, “L’amore, non c’è erba che possa sanarlo”: ma l’attenzione per il tema dell’amore e delle “erbe” procurò al poeta guai d’ogni genere, e infine l’esilio e la morte in terra straniera: forse non conviene citarlo. Conviene tenersi lontano da Shakespeare, da Baudelaire, da Musil, e stare alla larga da Karl Kraus e dalle sue sarcastiche riflessioni sulle donne e sugli innamorati. Di questi tempi, solo un pazzo sceglierebbe per un suo bigliettino questo pensiero di Nicolas de Chamfort “L’amore è come le epidemie: più uno le teme, più è esposto al contagio”. Conviene affidarsi a Sofocle, “Una sola parola, la parola “amore”, ci libera dal dolore e dal peso della vita”; a Shelley, “Cosa è l’amore? Domandate a chi vive cosa è la vita? Domandate a chi crede chi è Dio?”; a Ungaretti “Il vero amore è una quiete accesa”; al pacato Cechov,” Solo grazie all’amore l’uomo capisce veramente chi è”. Si  cerchi ispirazione nella poesia e nella canzone della nostra Napoli, nei versi di Salvatore Di Giacomo, che soffrì felicemente i suoi amori, “Senza l’ammore nun se dà nu passo”, “L’ammore è comm’ a na montagna / e ce sta, ncoppa, n’arbero affatato..”, “ e na chitarra è ammore / ca nun tene una corda”. E che dire del celebre verso di Alfredo Falcone Fieni “uocchie ch’arraggiunate, senza parlà’?”.Ma se proprio volete fare una cosa nuova, corredate il vostro “cadeau” con l’immagine a colori di uno dei molti quadri dedicati al bacio , perché come scrisse Trilussa, “ Er bacio è er più ber fiore/ che nasce ner giardino de l’amore”, soprattutto se l’accompagna una tazza di caffè,  come nel quadro di Ron Hicks che apre l’articolo. Ma vanno bene anche i quadri della “donna angelo” con cui nella seconda metà dell’Ottocento i “preraffaelliti” inglesi, soprattutto Holman Hunt, Everett Millais ( in appendice la sua Sophie Gray) e Dante Gabriel Rossetti inondarono i mercati d’Europa e degli Stati uniti. Quello della “donna angelo” è un tema eterno. Giustamente.    

Casoria: ai domiciliari, viene sorpreso in possesso di droga: 36enne in manette

Già ai domiciliari per droga, il 36enne casoriano Francesco Antonio Sposito, è stato sorpreso in possesso di droga al rientro da un permesso autorizzato dal Tribunale. Fermato in strada dai carabinieri della sezione operativa di Casoria, infattii, l’uomo è stato trovato in possesso di 100 grammi di marijuana, nascosti in una busta di plastica nel sottosella dello scooter che guidava. Arrestato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, Sposito è stato tradotto al carcere di Poggioreale.