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Maria Vittoria Di Palma

La conferenza dei capigruppo aveva bocciato la proposta di Somma Futura, ma il fantasma dell’inchiesta sul voto 2017 aleggiava troppo nell’aula consiliare perché non se ne parlasse. Lo si è fatto, in verità, con compostezza, con un consiglio comunale che nonostante le differenze di veduta sulla vicenda in sé, sembrava compattato, in difesa del ruolo. Se immagine dovessimo evocare, sarebbe quella della formazione «a testuggine» in guerra.

I consiglieri Saverio Lo Sapio e Vincenzo De Nicola

Surroga dei consiglieri dimissionari Maria Rosaria Raia e Andrea Scala, ingresso dei nuovi esponenti di maggioranza, Saverio Lo Sapio e Vincenzo De Nicola (anche nelle commissioni). Alla fine della seduta, prima del minuto di silenzio chiesto dal sindaco in memoria del parroco don Giuseppe Mastronardi, il presidente Giuseppe Sommese ha comunicato ciò che già si sapeva dal mattino: la revoca del vicesindaco Maria Vittoria Di Palma.

Revocato l’incarico all’avvocato Maria Vittoria Di Palma: la vicesindaco in quota Svolta Popolare, con delega alle politiche sociali, sport, pari opportunità, non è più in giunta. Il sindaco Salvatore Di Sarno ha firmato ieri la revoca, letta poi in consiglio comunale. «È venuto meno il rapporto di fiducia politico amministrativo tra vice sindaco e sindaco, è venuta meno l’idoneità dell’assessore a perseguire gli obiettivi amministrativi fissati dal programma elettorale». Una fiducia e una inidoneità, così si precisa nel documento, che non afferiscono alla sfera personale. Tra l’altro sarebbe stato il gruppo Svolta Popolare, pare, a non sentirsi più rappresentato dall’avvocato Di Palma che non ha voluto commentare la decisione. Lo ha fatto invece, in serata, dopo la richiesta di una dichiarazione in merito, il gruppo Svolta Popolare: «Ringraziamo l’avvocato Maria Vittoria Di Palma per l’impegno e l’egregio lavoro svolto nel ruolo di vicesindaco dal 2017 ad oggi. Ma da mesi il gruppo dei consiglieri e il sindaco non si sentivano più rappresentati dalla Di Palma, da qui la decisione. Rimane immutata la stima per quanto svolto e condiviso».

E il nuovo vice dovrà dunque essere nominato a breve.

Intanto ieri, nell’aula di Palazzo Torino, dopo aver respinto la proposta di discuterne, non vi è stato consigliere che abbia preso la parola e non abbia fatto cenno all’inchiesta sul voto del 2017. Dal consigliere Vincenzo Piscitelli il quale ha rimarcato che la situazione coinvolge non unicamente l’amministrazione, ma la città e ipotizza una denuncia rispetto alla inusitata circolazione di atti che dovrebbero essere coperti dal segreto istruttorio. «Non volevamo trasformare il consiglio comunale in un bar – ha detto Piscitelli – ma assumerci la responsabilità di parlarne. Non possiamo far finta che non ci interessi ed è brutto sentirsi attaccati. La nostra non è strumentalizzazione: siamo rappresentanti del popolo e meritiamo rispetto come, per proprietà transitiva, lo merita il popolo di Somma Vesuviana».

Il consigliere di maggioranza Luigi Molaro ha sostenuto che non si possa discutere di qualcosa che deve ancora venire. «Sentendomi a posto con la coscienza e non avendo documenti sui quali discutere, mi rifiuto di entrare nel merito». Ed ha aggiunto, Molaro: «Qualche giornalista o presunto tale, ha voluto far passare Somma Vesuviana come l’ultimo tassello della politica italiana e spero che un giorno qualcuno debba chiedere scusa perché le cose non stanno come qualche giornale sta dicendo».

Peppe Nocerino, consigliere di maggioranza, la sua l’aveva già detta con un video qualche giorno fa. Scagliandosi innanzitutto contro i fake.  O presunti tali. Ed ha allargato il raggio, Nocerino, contro i giustizialisti che vogliono farsi «pubblicità». «Oggi il popolo apprezza la competenza, non il giustizialismo – ha detto – non ci si deve far abbindolare da false notizie. E non parlo solo dei giornalisti, ma anche di chi dal primo momento annuncia l’arrivo di camion Iveco che sarebbero venuti ad arrestare non si è compreso chi. Non temiamo nulla e facciamo gli auguri a chi oggi entra in quest’aula».

Il capogruppo di Siamo Sommesi, Adele Aliperta ha chiesto rispetto per la magistratura. «La nostra non è una poltrona comoda come qualcuno può pensare, anzi spesso è un sacrificio lavorare senza secondi fini e a titolo gratuito perciò non accetto che qualcuno ci possa dire “Andate a casa”. Mentre si attende con rispetto il lavoro della magistratura, ciascuno di noi è degno di sedere in consiglio comunale».

Da Salvatore Esposito, consigliere di maggioranza (Verdi) è arrivato l’appello ad abbassare i toni. Ed anche lui ha puntato il dito contro qualcuno che avrebbe bisogno di «pubblicità».

E Sergio D’Avino (Svolta Popolare) ha definito l’attuale come un «momento delicatissimo». «La magistratura dovrà portare risultati, solo così potremo sapere la verità. La mia coscienza è pulita e colgo l’occasione per ringraziare i consiglieri Raia e Scala per il sostegno iniziale, pur non avendo condiviso la loro scelta di lasciare la maggioranza né compreso quella che li ha portati alle dimissioni».

Quanto al sindaco Salvatore Di Sarno, ha chiesto rispetto per chi è stato democraticamente eletto. «Ho chiesto a tutti i consiglieri, dopo le notizie diffuse rispetto all’inchiesta, se fosse loro giunta notizia di un coinvolgimento personale. Una volta saputo che non era così, non ho più parlato. Ho sempre rispettato i giornali che dicono la verità e non spetta a noi emettere sentenze, non siamo pm né giudici, ci stiamo impegnando per la città secondo il mandato popolare che ci è stato dato. Spero che la magistratura faccia presto ma la responsabilità penale è personale, non si infanghi il buon nome di tutti i presenti in aula».

La chiosa, prima della surroga che ha visto i due nuovi consiglieri sedere tra i banchi dell’aula di Palazzo Torino, è toccata al presidente Giuseppe Sommese. «Oggi da questo Consiglio parte un nuovo messaggio: la politica può sconfiggere il fanatismo e la cattiveria. Qui nessuno si è autoeletto, lo ha fatto il popolo democraticamente e sul presunto comportamento di qualcuno non sta a me giudicare, lo faranno altri. Ma non c’è nessuno che possa mettersi sotto i piedi quel che il popolo ha deciso».