Somma Vesuviana, pubblica illuminazione, la Vesuvio Energia: “Il progetto è stato già validato”
È una storia davvero infinita quella della pubblica illuminazione, una storia che a tratti si tinge di giallo, per non dire di nero.
Il sindaco Salvatore Di Sarno ha ieri dichiarato che i lavori non possono partire finché non ci sarà la validazione del progetto. Non è cosi secondo la Vesuvio Energia. A quanto pare, il progetto sarebbe stato già validato, eccome. Precisamente dal Rup Mario Moccia, scomparso qualche mese fa, il 30 luglio 2019. Qualche giorno dopo aver firmato questo atto, Moccia fu sostituito dalla attuale dirigente ai lavori pubblici Simona Penza. Da allora è stato un continuo susseguirsi di atti e di documenti, di richieste di integrazioni al contratto. Visto l’ allungarsi dei tempi, la Vesuvio Energia chiede l’intervento del Segretario Generale Massimo Buono ma il via libera ai lavori non arriva. Dopo la dichiarazione del sindaco, di seguito la risposta dell’azienda:
“Il progetto è stato già validato il 30 luglio 2019 con determina del Rup (responsabile unico del procedimento) e pochi giorni dopo avremmo dovuto ricevere la consegna del cantiere per iniziare i lavori. Con atto unilaterale, e per noi incomprensibile, è stato bloccato tutto con richieste di ulteriore documentazione che abbiamo regolarmente prodotto, nel solo spirito di leale collaborazione. È arrivato anche il parere favorevole della Soprintendenza, dunque non ci sono altri motivi per bloccare l’avvio dei lavori. Sono tre anni che continuiamo a investire per poter sviluppare un progetto qualità e dare finalmente alla città di Somma Vesuviana una illuminazione efficiente e adeguata alle normative vigenti. Perdere ancora tempo per noi è un atteggiamento inconcepibile e irresponsabile”.
Napoli, family banker derubava clienti moribondi: arrestati
Carpivano i codici di accesso ai conti correnti di clienti moribondi per svuotarli prima che avvenisse il decesso: mettevano a segno frodi tanto ciniche quanto fantasiose il promotore finanziario (family banker) Stefania Masi e l’agente assicurativo Felice Crisci a cui la Guardia di Finanza di Napoli ha notificato due arresti nell’ambito di una inchiesta della Terza Sezione della Procura di Napoli (procuratore aggiunto Piscitelli, pm Orlando) nella quale si ipotizzano, a vario titolo, i reati di riciclaggio, truffa e frode informatica.
I finanzieri, che hanno anche notificato due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria anche ad altri due indagati (Raffaele Di Tessitore e Pasquale Papa), nel corso dell’attivita’ investigativa hanno scoperto che le truffe e le frodi messe a segno dagli indagati (complessivamente 15 persone), ammontano a circa un milione di euro, solo in parte recuperati attraverso un provvedimento di sequestro emesso dal gip di Napoli Gianluigi Visco.
Somma Vesuviana, la delega di vicesindaco all’assessore Castiello

Somma Vesuviana, pubblica illuminazione, il sindaco: “Aspettiamo la validazione del progetto”
Nulla di fatto per il via libera ai lavori per la pubblica illuminazione.
Venerdì scorso, 14 febbraio, c’è stato il secondo incontro tra le parti, amministrazione ed Enel Energia, per definire l’avvio dei lavori. Doveva essere l’incontro decisivo ma , a quanto apre, si è risolto con un ennesimo niente di fatto. Nell’incontro di qualche giorno prima, la Vesuvio Energia si era fatta rappresentare da un noto consulente amministrativo che aveva fatto notare tutti i rischi a cui l’Ente andrà incontro se non rispetta i termini del contratto; l’amministrazione aveva chiesto un secondo incontro per ulteriori valutazioni in vista anche del parere della Soprintendenza sui lavori da effettuare nel centro storico Casamale. Bene, anzi male. Nell’incontro di venerdì l’amministrazione annuncia alla Vesuvio Energia che non ci sono ancora i presupposti per dare il via libera ai lavori: mancano ancora passaggi importanti. A spiegarlo ai nostri taccuini il sindaco: “È stato un incontro molto proficuo, si è ragionato su come procedere alla validazione del progetto esecutivo alla luce anche del parere della sovrintendenza sui lavori del centro storico. Il confronto continuerà anche nei prossimi giorni affinché si giunga velocemente all’inizio dei lavori. È nell’interesse della città chiudere positivamente questa vicenda che vede coinvolto gran parte del territorio cittadino”.
E’ difficile sapere e capire quanto tempo ci vorrà per questa validazione del progetto esecutivo. Nel frattempo, si resta al buio
«Forza Serena», a Somma Vesuviana e a Pomigliano una grande maratona di solidarietà
La ricerca del donatore di midollo per Serena non si ferma. Grazie al contributo del Comitato #noiperlei in collaborazione con l’ADMO Campania a Somma Vesuviana si tirano le somme: 143 le persone registrate per la tipizzazione midollare. Centinaia di giovani si sono presentati a Pomiglianiano.
Ciò che da qualche settimana sta facendo parlare di sé è una vera e propria sfida contro uno di quegli avversari che non sembra per niente pronto a gettare la spugna. Una vera e propria gara di solidarietà che va avanti da qualche settimana, espandendosi a macchia d’olio in numerosi comuni del territorio vesuviano, spingendo la cittadinanza stessa a non stare ferma a guardare, perché quel che la piccola Serena è costretta a subire potrebbe capitare a qualsiasi persona.
Prima un malore, poi il ricovero all’ospedale Caldarelli di Napoli. Aplasia Midollare, è questo il nome del mostro con cui oggi la giovane 17enne di Pomigliano si ritrova a condividere le sue giornate, monitorata dai dottori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Una richiesta d’aiuto, un appello disperato, commosso, sincero, che parte dai social e in breve tempo raggiunge i cuori di tanti che hanno deciso di passare all’azione, scendendo in piazza per sottoporsi al test di tipizzazione midollare. Un piccolo gesto che può salvare la vita di una ragazzina che come tutte le sue coetanee viveva con spensieratezza gli anni più belli della sua vita. Non ha chiesto lei di soffrire, non è stata lei a decidere di scendere in campo per affrontare quel mostro. Una è la richiesta fatta col cuore di chi di amore ne ha da vendere e si capisce da quegli occhi profondi e dal sorriso sincero della piccola guerriera, che nonostante la terribile diagnosi non molla. Basta davvero poco per aiutarla, effettuando un semplice e rapido prelievo di saliva. I requisiti necessari per essere un probabile donatore di midollo sono: avere un’età compresa tra i 18 e 35 anni, essere in buono stato di salute e pesare almeno 50 kg.
Non è passato inosservato il ruolo ricoperto dal Comitato #noiperlei che in occasione della giornata di sensibilizzazione, organizzata l’8 febbraio al Teatro Summarte di Somma Vesuviana, ha dato un grande contributo nel diffondere informazioni tra tutte le persone che hanno mostrato dubbi riguardo la donazione del midollo osseo. In collaborazione con l’ADMO, Associazione Donatori di Midollo Osseo, grazie anche al contributo di medici e volontari che si sono attivati per vincere questa battaglia, si è conclusa con numeri importanti la giornata di concreta solidarietà: ben 143 le persone idonee a sottoporsi alla procedura di tipizzazione midollare. La partecipazione è stata sentita e silenziosa. Negli occhi di chi ha effettuato il tampone c’era solo la speranza di essere “il tipo giusto”. La campagna di sensibilizzazione ha fatto un gran bel giro, coinvolgendo anche i paesi di Brusciano e Pomigliano d’Arco, quest’ultimo uno dei primi ad essersi mobilitato per la piccola che proprio qui ha trascorso la sua giovane vita. Due giorni fa in Piazza Giovanni Leone a Pomigliano si è conclusa con grandi risultati un’ulteriore maratona, forte del supporto e della supervisione dell’Avis di Sant’Anastasia e della già citata ADMO. “Non riesco a smettere di pensare alle due giornate a Pomigliano.Meravigliosi ragazzi, ci avete letteralmente lasciati tutti a bocca aperta” – commenta con commozione Carmine Piccolo, il padre di Serena, in un post su Facebook. Non può passare inosservato il gesto di solidarietà da parte dei militari della Caserma “Oreste Salomone” di Capua che hanno donato oltre 600 sacche di sangue ed effettuato circa 300 registrazioni all’IBMDR per diventare futuri donatori di midollo.
Non un semplice hashtag, #forzaSerena è un vero e proprio grido di speranza per aiutare la giovanissima e tutti quei bambini che proprio come lei vivono nella speranza di trovare quel giusto donatore che possa finalmente schiarire le loro giornate. La vita è un bene prezioso per tutti e ognuno ha diritto a godere di gioia pura e sincera. Basta poco, un gesto semplice che può salvare la vita, perché nessuno merita di soffrire.
Somma Vesuviana, nasce il comitato “genitori per piazza Europa”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal neonato comitato “genitori per Piazza Europa”
In data 17/02/2020 il neonato comitato dei “genitori per piazza Europa” ha protocollato una richiesta di chiarimento rispetto la situazione stagnate in cui è ricaduta Piazza Europa. Il comitato delle famiglie per piazza Europa è composto da genitori sommesi che sono esausti della costante e ingiustificata chiusura dell’unico parco pubblico di Somma Vesuviana.
“Abbiamo costituito questo comitato per dare voce ai genitori che ormai da troppo tempo devono cercare nei paesi limitrofi luoghi o parchi in cui far giocare i propri figli. Questa situazione è a dir poco paradossale perché a Somma un parco c’è ed è stato aperto fino a quattro anni fa. L’amministrazione comunale non può continuare a tacere sull’argomento e far finta che vada tutto bene. Il nostro impegno sarà costante e volto soprattutto a comprendere i perché della continua chiusura di Piazza Europa. Noi genitori pretendiamo rispetto e, se la politica non riesce a dare una risposta così elementare al proprio paese, di certo non resteremo a guardare” dichiara Silvana, la portavoce del comitato.
Il comitato comincia la propria attività con un atto concreto e diretto (il protocollo citato in precedenza) perché è consapevole che non c’è più tempo da perdere. A breve sarà disponibile una pagina Facebook e una e-mail in cui tutti i cittadini che intenderanno prendere parte attiva a tale comitato possono mettersi in contatto con esso.
Marigliano, botte e violenze : quindicenne salvato dalla polizia locale
Brillante operazione della polizia locale, diretta dal Maggiore Nacar, a tutela di un minore.
Nella mattinata di ieri agenti di polizia locale di Marigliano hanno rinvenuto uno zaino abbandonato all’altezza del Liceo.
Dalle prime informazioni si scopriva che un ragazzo lo aveva abbandonato per rifugiarsi nella scuola inseguito dal padre che voleva colpirlo .
Immediatamente il comandante, Magg. Nacar Emiliano, ha fatto scattare le indagini guidate dal Maresciallo Ardolino.
E’ stato così identificato il minore di anni 15 che, contattato dagli agent,i non voleva far ritorno a casa raccontando un passato di violenze subito dal padre che coinvolgevano anche la madre.
Contattata la Procura dei Minori di Napoli e la Procura della Repubblica di Nola, si poi deciso per un allontanamento protetto del minore presso i nonni materni e il deferimento in stato di libertà per il genitore in attesa dei provvedimenti dell”autorita giudiziaria.
Un operazione questa della polizia locale di Marigliano che segna ormai il decisivo passo di tendenza di questo Comando con un piglio giudiziario deciso e con uno sguardo attento ai fenomeni di degrado
Incendio Eurometal Acerra: c’è il sequestro. L’ARPAC: “Ma l’aria è ottima”. Scatta la rabbia
Secondo l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente la zona industriale durante il rogo di rifiuti metallici è risultata salubre
E’ stato sequestrato dalla Procura di Nola l’impianto Eurometal, lo stoccaggio privato di rifiuti metallici andato a fuoco venerdi scorso nella zona industriale di Acerra, nel cuore del polo locale dei rifiuti e alle spalle dell’inceneritore. L’operazione di sequestro è stata messa a segno dalla polizia di Stato. Intanto sta scoppiando una polemica sui dati diffusi dall’ARPAC circa la qualità dell’aria nel territorio interessato per oltre 40 ore dall’incendio. Secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, nei due giorni in cui sono divampate le fiamme da cui è scaturita una grande nube di fumo la qualità dell’aria sarebbe stata da buona a ottima proprio nella zona industriale di Acerra, il luogo del rogo, dove c’è il polo dei rifiuti e il più grande inceneritore d’Europa, e da discreta a buona in tutta l’area a nordest di Napoli. Lo prova il bollino azzurro fatto apporre dall’Arpac sulla centralina della zona industriale di Acerra, nella mappa interattiva che si trova all’interno del sito pubblico dell’Agenzia e che è relativa alla giornata del 15 febbraio. Giornata in cui il fumo ancora si levava dalla Eurometal. Solo altre due centraline in quel giorno hanno fatto registrare aria ottima, cioè da bollino azzurro, come ad Acerra. Una si trova nel Cilento e un’altra ai piedi del massiccio del Taburno. Ora però il leader ambientalista di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo, è indignato. “E’ incredibile quello che fa l’ARPAC – commenta Cannavacciuolo – noi ambientalisti abbiamo seguito sul posto per giorni la vicenda e per questo possiamo purtroppo assicurare tutti che nella zona non si poteva nemmeno respirare tanto erano insopportabili le esalazioni e le ceneri. Quindi non possiamo e non dobbiamo credere a questi dati. Da tempo – fa notare ancora Cannavacciuolo – c’è un palese problema di attendibilità degli organismi che dipendono dalle istituzioni. Tanto per fare un esempio nelle settimane scorse, quando le centraline di Acerra hanno fatto registrare valori paurosi, l’ARPAC ha annullato i dati per una presunta avaria tecnica. Dobbiamo a questo punto necessariamente prendere atto che c’è scarsa trasparenza nelle attività di controllo dello Stato per la salvaguardia della salute pubblica”.“Italiani, borbonici e briganti (1860- 1870): la luminosa riflessione del prof. Carmine Pinto sul metodo storico e sul valore dei fatti
Mercoledì 12, a Sant’Anastasia, invitato dall’ Associazione “Vesevus”, il prof. Pinto ha parlato a un pubblico folto e interessato del suo libro “La guerra per il Mezzogiorno-Italiani, borbonici e briganti (1860- 1870)”, e ha illustrato il compito dello storico, che deve difendere la sostanza dei fatti dalle menzogne e dalle mandrie di “bufale” che oggi si muovono sui “social”. Il ruolo dell’interpretazione. Gli errori fatali dei Borbone e il tentativo antistorico di impedire che si realizzasse il modello “borghese” progettato da Murat.
Cinque persone passeggiano lungo una strada. Se alla fine della passeggiata, le inviti a descrivere la strada che hanno visto, descriveranno cinque strade diverse, perché i nostri occhi “vedono” ciò che l’intelletto e il sentimento permettono ad essi di vedere. L’architetto avrà notato soprattutto il disegno e la condizione delle case, gli altri avranno riservato la loro attenzione alle auto, o ai modi, ai gesti e ai comportamenti delle altre persone, o ai bar, ai ristoranti, ai negozi, e la persona anziana ricorderà in primo luogo i dispositivi di sicurezza, l’ordine del traffico, lo stato delle panchine. Ognuno “legge” e “interpreta” i fatti e le cose secondo gli indirizzi e i criteri forniti dal proprio essere e dal proprio sapere: ma se quella strada è perfettamente rettilinea e uno dei cinque dice, invece, che è un imbroglio di curve, gli altri quattro hanno non solo il diritto, ma il dovere di dichiarare che egli mente. E’ questo il fondamento dell’ermeneutica. E, partendo da Panofsky, da Gadamer e da Eco, il prof. Carmine Pinto, docente ordinario di storia all’Università di Salerno, ha detto chiaramente che il compito dello storico è quello di difendere l’oggettiva concretezza dei fatti e il diritto all’interpretazione dalla falsificazione, dalla menzogna e dalle equivoche “letture” di chi, con premeditazione o solo per superficialità, tiene conto di alcuni fatti e chiude gli occhi sugli altri. Questa riflessione la considero il momento più significativo dell’intervento del prof. Pinto, perché essa ha ricordato al pubblico che il metodo “storico” viene usato non solo da chi scrive libri di storia, ma da ciascuno di noi, quando giudichiamo, prendiamo una decisione, difendiamo le nostre ragioni.
Limpida, solida, profonda è la spiegazione che il prof. Pinto dà della guerra per il Mezzogiorno, del crollo della dinastia dei Borbone, del complicato processo di unificazione. All’inizio di tutto c’è Gioacchino Murat che, diventato re di Napoli, abbatte definitivamente il sistema feudale, distribuisce le terre ai contadini, porta nel Regno i principi della Rivoluzione Francese, investe capitali cospicui nella riorganizzazione e nell’ampliamento dei porti e della rete stradale, avvia, insomma, la costituzione di un ceto borghese, che condivide, con le borghesie europee, i principi della democrazia e diventa, partecipando alle guerre napoleoniche, anche un élite militare. I Borbone, tornati a Napoli per volontà del Congresso di Vienna, si illudono di poter fermare la storia, anzi di riportarla all’indietro, escludono la borghesia “murattiana” dall’esercizio del potere politico e militare, bloccano lo sviluppo economico, aprono qualche spazio solo a imprese e a capitali stranieri, e nel ’48, costretti dai moti di piazza, prima concedono la Costituzione, poi la ritirano, rinnegando un pubblico giuramento e cancellando definitivamente ogni possibilità di colloquio con la borghesia liberale. Aveva previsto tutto Metternich, già a metà degli anni ’20: i Borbone sarebbero stati distrutti da un “morbo” implacabile: la paura. La spedizione dei Mille, l’arrivo dei Piemontesi e la fine della dinastia furono la conseguenza inevitabile di una ininterrotta catena di errori gravissimi. E l’ultimo lo commise Francesco II quando, già esule a Roma, affidò la bandiera del legittimismo borbonico ai briganti e così permise a Cialdini di dire agli osservatori europei che era colpa dei Borbone se le sue truppe erano state costrette ad adottare le tattiche e i provvedimenti tipici di un esercito di occupazione.Bene ha fatto il prof. Pinto a ricordare che il brigantaggio è un fenomeno tipico di tutti i sistemi sociali costruiti sulla base di un’agricoltura feudale, e che i briganti “percorrono” tutta la storia napoletana. Nel ‘600 il Nolano venne messo a ferro e a fuoco da una “comitiva” guidata da un abate di Cimitile. Ma delle ragioni che mossero il brigantaggio post-unitario parleremo prossimamente.
Il prof. Pinto ha fatto un rapido cenno anche dei “primati” che i nostalgici dei Borbone assegnano al Regno di Napoli, e delle “congiure” inglesi, francesi e massoniche che avrebbero deciso la fine della dinastia. Il rapido cenno si è concluso con un duro giudizio: si tratta di chiacchiere degne di “bocciatura a libretto”. Un mio amico, il prof. Luigi Iroso, che certamente non è un filopiemontese e a cui non è sfuggito nessun documento d’archivio, ha descritto in due libri, pubblicati tra il 1996 e il 1999, la vita quotidiana a Ottajano tra il regno di Murat e la fine dei Borbone: Ottajano( che comprendeva anche San Giuseppe e Terzigno) non era un paese qualsiasi, era, dopo Castellammare, il Comune con il maggior numero di abitanti della provincia di Napoli, la provincia della Capitale. Leggete quello che il prof. Iroso scrive sulla miseria, sulla pubblica istruzione, sullo stato delle strade, sull’ordine pubblico, sulla giustizia amministrata dai tribunali e sulla giustizia sociale. Leggete con attenzione, e poi ne parliamo.
L’Associazione “Vesevus” ha iniziato la sua attività nel modo migliore. Auguro alle amiche e agli amici di realizzare il loro progetto seguendo un percorso che vada di successo in successo.
