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C’è stato, nel consiglio comunale di ieri (14 febbraio 2020), chi correttamente ha difeso le istituzioni, chi ha invece citato la stampa a sproposito. Nel farlo, c’è chi ha precisato che si riferiva a presunti giornalisti, dunque non ci siamo offesi, i buoni si scartano da soli (ci riferiamo naturalmente anche ai colleghi che hanno lavorato su questa vicenda) e non crediamo di dover mostrare tesserini da professionista a chi si adonta se gli si chiedono i carichi pendenti. Andiamo sulla fiducia reciproca, è meglio.

C’è chi ha parlato di pubblicità, come se qualcuno si inventasse le notizie per andare in prima pagina o avere una visualizzazione in più. Signori cari, pur condividendo la vostra preoccupazione per certa degenerazione social in senso giustizialista, dobbiamo proprio dirvelo: avremmo accettato di essere additati come presunti giornalisti o cattivi professionisti se trovandoci in mano quegli atti che da settimane circolano in città, avessimo deciso di ignorarli. Per comodità, per paura di ritorsioni, per difendere qualche amico o per ricattare qualche nemico (che non abbiamo). Non è così che fanno i giornalisti. Almeno quelli non presunti. C’è la notizia, si scrive. Per i risvolti – ed è per questo che nei nostri pezzi di nomi non ne avete trovati – aspettiamo la magistratura. Se archivierà, bene. Vorrà dire che per quelle storture della campagna elettorale 2017 non si configurano reati. Se non contro l’etica. Se arriveranno avvisi di garanzia o qualcuno dei protagonisti sarà rinviato a giudizio – o se qualcuno (per i vari filoni dell’inchiesta) lo è già stato – ci sarà poi tempo affinché possa difendersi dinanzi ai giudici. Qualcuno ha detto bene, la responsabilità penale è personale e non saranno certo i giornali, né i giustizialisti social, a decidere. Noi raccontiamo soltanto. Però, giacché nella stessa aula consiliare di Palazzo Torino si è fatto riferimento ad atti di indagine puntando il dito non contro chi ha provocato quell’inchiesta (un’inchiesta senza nome… la chiamiamo BluApple, che ne dite?) con i propri comportamenti, che hanno evidentemente attirato l’attenzione delle forze dell’ordine prima e della magistratura poi, potreste «scartarvi da soli» anche voi. Prendere le distanze da quelle che di volta in volta chiamate chiacchiere, illazioni, fantasie, pettegolezzi. Definizioni che non offendono i giornalisti ma mettono in dubbio il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura.

Ciascuno di voi potrebbe dire, per esempio:

  • Nessuno dei miei supporter è andato in una zona di Somma Vesuviana con in tasca diecimila euro che servivano a comprare voti dopo che mia figlia ha “preso il posto”.
  • Non ho mai raccomandato un diversamente abile al mio candidato sindaco, chiedendogli di sistemarlo a Palazzo Torino appena fosse stato eletto.
  • Non ho mai rivelato ad un mio amico che uno degli eletti, e dunque un attuale consigliere comunale, così come chi viene in lista dopo di lui, avrebbe problemi ad esibire il certificato dei carichi pendenti.
  • Non ho mai deriso il mio candidato sindaco con epiteti irripetibili e considerazioni poco lusinghiere.
  • Non ho mai suggerito ad alcuno che per far stare zitta e buona una giornalista bisognava trovarle un uomo o un surrogato dello stesso.
  • Non ho mai detto o pensato che una giornalista sia al soldo di qualcuno.
  • Non ho mai effettuato prelievi anomali di denaro in campagna elettorale e ho rendicontato tutti i soldi spesi come vuole la legge.
  • Non ho mai comprato voti (a cinquanta euro l’uno o con forfait) né mi sono servito di procacciatori per farlo.
  • Non ho mai (vedi punto 8) erogato “carburante” ai miei elettori.
  • Non ho mai aperto “conti” in negozi cittadini perché i miei elettori potessero passare a prendere gratis alcunché.

Nessuno di voi dovrà farlo, sia chiaro. Siete eletti dal popolo e come tali meritate rispetto. Che sia reciproco, però. Chiaramente, se la Procura, domani o dopo, dovesse ravvisare in uno solo di questi punti una ipotesi di reato, chi dovrà risponderne lo farà a titolo personale. Perché, per poter amministrare una città, voi potete sicuramente insegnarlo, non è ammissibile si debba fare tutto ciò o anche una sola di queste cose. Nel qual caso, sareste stati, su qualsivoglia banco sediate, dei «presunti» amministratori.

Daniela Spadaro – Carmela D’Avino