Osservando il vino nel bicchiere, si potrà iniziare ad esprimere nel dettaglio limpidezza, colore e consistenza, oppure effervescenza, collegandoli al suo carattere.
Siamo giunti al cuore del nostro percorso per diventare Quasi Sommelier; oggi inizieremo la prima fase dell’analisi organolettica.
3 Lezione: L’ esame visivo.
L’esame visivo è la prima delle tre fasi della degustazione del vino, fornisce informazioni introduttive che verranno confermate o meno dalle tappe successive, quella olfattiva e quella gustativa. L’esame visivo costituisce il primo contatto al giudizio-opinione di un vino. Lo si può quindi ritenere come l’ingresso che avvia nel suo mondo, nella quale vengono rivelate informazioni che spesso si mostrano strettamente legate all’ambiente pedoclimatico, al vitigno dal quale il vino è stato acquisito, alle pratiche enologiche utilizzate e altro ancora. Veloce e schematico, questo esame si potrebbe ritenere poco significativo. In realtà non è così, perché nella maggior parte dei casi le osservazioni e le conseguenti ipotesi sui caratteri del vino vengono confermate durante le successive tappe della degustazione. L’esame visivo potrebbe anche porre in risalto situazioni negative, come alterazioni e malattie, che potrebbero far decidere di non continuare la degustazione. Per fortuna sono casi rarissimi ! Se è vero che l’esame visivo è piuttosto veloce, è altrettanto importante scrutare il vino con la massima attenzione, perché le notizie che se ne traggono possono rivelarsi molti utili. Solo dopo aver acquisito la necessaria esperienza nell’osservare con precisione il vino nel bicchiere, si potrà iniziare ad esprimere nel dettaglio limpidezza, colore e consistenza, oppure effervescenza, collegandoli al suo carattere. L’occhio umano è l’organo preposto a questa funzione, e nel caso in cui con l’esame visivo si riscontrino anomalie o alterazioni del vino, si deve interrompere la degustazione. L’insieme dei colori che formano lo spettro luminoso fornisce luce bianca. Il colore del vino è dato pertanto dalla capacità di questo liquido di assorbire o riflettere le differenti radiazioni che compongono la luce bianca. Esiste poi, uno strumento meccanico che valuta il grado di assorbimento/riflessione di luce bianca e si chiama spettrofotometro, ma noi “Quasi Sommelier” non useremmo mai tale strumento, per non perdere il fascino della scoperta.
Le prime informazioni ci vengono date già con la mescita del vino nel bicchiere, infatti lo studio della mescita del vino nel bicchiere permette di ricevere alcune notizie immediate sul colore e sulla consistenza, oltre che sull’eventuale presenza di anidride carbonica. Il bicchiere contenete il vino viene portato all’altezza degli occhi; lo si scruta in controluce, analizzando la limpidezza, l’assenza cioè di particelle in sospensione. Questo esame a volte può essere influenzato dallo scarso grado di trasparenza di alcuni vini rossi, molto ricchi di sostanze pigmentate, che per questo appaiono impenetrabili ai raggi luminosi. In questo caso il bicchiere deve essere orientato diversamente, in modo da poter verificare la reale limpidezza del vino. Il bicchiere deve essere inclinato su una superficie bianca (circa 45°) in modo da poter osservare il colore del vino, le sfumature (riflessi) e la vivacità. Nella zona di maggiore spessore vengono valutati il colore e la sua intensità, mentre in quella di minor spessore, dove il vino si distribuisce in strato molto sottile, si osservano le sfumature, decisive nella previsione dello stato evolutivo del vino. Il bicchiere viene fatto ruotare adagio in modo che sulla parte si formi un velo di liquido. Riportato il bicchiere all’altezza degli occhi, si fissa il vino che ricade lungo la parete, formando delle piccole gocce, chiamate lacrime, distanziate da spazi chiamati archetti. L’osservazione del movimento del vino durante la rotazione, della regolarità e della velocità di caduta delle lacrime, oltre che dell’ampiezza degli archetti, è indispensabile per la valutazione della consistenza del vino. Se il vino in degustazione è uno spumante, non si valuta la consistenza ma il suo perlage. Il bicchiere non deve essere quindi asservito ad alcuna rotazione, ma viene fissato con attenzione portandolo all’altezza degli occhi, per valutare lo sviluppo delle catenelle di bollicine di anidride carbonica. La valutazione del vino viene fissata e determinata essenzialmente durante tre momenti dell’esame visivo: la mescita, la rotazione del bicchiere, la formazione delle lacrime e degli archetti sulle pareti del bicchiere dopo la rotazione. Durante la mescita si deve in primo luogo valutare come il vino scende sul fondo del bicchiere; se questo avviene in modo leggero e schioccante, si può pensare a un vino con limitata consistenza ad esempio un vino bianco giovane, mentre se scorre più lentamente, quasi come fosse uno sciroppo, si può prevedere un vino ricco di consistenza, quindi un vino rosso invecchiato, oppure un passito.
Preso il bicchiere alla base, lo si fa ruotare lentamente, fissando con attenzione il movimento del vino. Se è veloce e quasi acquoso, il vino è dotato di scarsa consistenza, mentre se è più lento e omogeneo, il vino ha una buona consistenza. All’inizio, la valutazione della consistenza attraverso questa osservazione può presentare qualche difficoltà; con un po’ di esperienza risulta però fondamentale, perché permette di valutare la consistenza anche quando la superficie del bicchiere impedisce la formazione definita di lacrime e archetti. Successivamente aver ruotato alcune volte il bicchiere, il vino scende lungo la parete formando lacrime e archetti. Se le lacrime scendono velocemente e in modo non regolari e se gli archetti sono ampi, il vino ha scarsa consistenza, mentre se le lacrime sono lente e regolari e se gli archetti sono stretti, il vino ha grande consistenza. Quindi ricordate, la Limpidezza si valuta per stabilire che non siano presenti malattie e alterazioni. Va tenuto conto che i vini invecchiati possono non avere una limpidezza assoluta. La limpidezza dipende dalla presenza o meno di particelle in sospensione. Una volta erano presenti nel vino contadino, oggi non dovrebbero esserci più perché i vini in commercio vengono opportunamente filtrati. La trasparenza di un vino è influenzata dalla quantità di materia colorante presente e rappresenta la capacità di farsi attraversare da raggi luminosi. Invece, il colore è determinato dal complesso delle sostanze polifenoliche, come antociani, flavoni, leucoantociani ecc., che sono presenti soprattutto nella buccia degli acini. L’esame del colore è utile anche per accertare che nel vino non siano presenti alterazioni, come le casse ossidasica e fosfatica, ferrica e proteica – peraltro rarissime-, che potrebbero causare l’insolubilizzazione di alcune sostanze e la formazione di precipitati colorati. La valutazione del colore è fondamentale per verificare la corrispondenza del vino con la sua tipologia, la sua reazione con l’ambiente pedoclimatico, il vitigno, le potenzialità nei confronti dell’evoluzione. Alcuni esempi possono chiarire questi concetti. La degustazione di un Oltrepò Pavese Riesling dell’annata in corso dovrebbe evidenziare un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, quasi lunare: il colore conferma il carattere del vitigno, le sfumature ricordano la freschezza del vino.
La degustazione di un Brunello di Montalcino di 8-10 anni dovrebbe invece proporre un colore rosso granato con riflessi aranciati: anche in questo caso la tonalità è un chiaro riferimento alla tipologia del vino, mentre le sfumature testimoniano la sua evoluzione. L’ultima caratteristica da valutare durante l’esame visivo dei vini fermi o leggermente mossi, cioè con sottile presenza di anidride carbonica, è la consistenza. Il vino è composto in maggior parte da acqua (85%), alcool (9/14%) ed altre sostanze(Polialcoli , Polifenoli, Zuccheri); sono, proprio queste ultime ed in particolare l’etanolo ed il glicerolo a determinare la consistenza del vino, che può andare dal fluido( Es:L’Acqua) al Viscoso(Es:L’olio). Determinare la consistenza del vino è importante sia per stabilirne la qualità od eventuali difetti, ma anche per il futuro abbinamento: più alta è la consistenza del vino più sarà da abbinare a piatti strutturati ed elaborati, dai sapori forti. Se si degusta uno spumante o uno Champagne, la valutazione della consistenza viene sostituita da quella dell’effervescenza, dovuta alla presenza di spuma e bollicine di anidride carbonica (CO2), un gas che si libera dal vino versato nel bicchiere. Oltre che in questi prodotti, la presenza di anidride carbonica è normalmente un fattore positivo in alcuni vini giovani, bianchi, rosati e rossi, grazie alla sua azione sinergica nei confronti dell’acidità, che ravviva la gradevole freschezza gustativa. Al contrario, in vini rossi maturi o passiti, la presenza di anidride carbonica è un fattore decisamente negativo, legato a probabili fermentazioni indesiderate. In questi casi, oltre all’inconsueta presenza di bollicine irregolari, anche il colore, la limpidezza, il profumo e il sapore risultano alterati. L’effervescenza che viene valutata positivamente durante l’esame visivo è quindi quella legata alla presenza di anidride carbonica naturale formata dai lieviti durante la fermentazione alcolica nella produzione degli spumanti, siano essi ottenuti con il Metodo Classico o Martinotti, dolci o secchi. Oltre a determinare lo sviluppo del perlage, l’anidride carbonica influenza alcuni caratteri del vino che verranno approfonditi nella trattazione degli esami olfattivo e gusto-olfattivo.
Quindi riepiloghiamo: l’esame visivo è costituita da tre fasi: 1) l’osservazione della Limpidezza per cercare particelle in sospensione (Velato – Abbastanza limpido – Limpido – Cristallino – Brillante). 2) l’ osservazione del Colore (Vini Bianchi :Giallo verdolino – Giallo paglierino – Giallo dorato – Giallo ambrato; Vini Rosati: Rosa tenue – Rosa cerasuolo – Rosa chiaretto; Vini rossi: Rosso porpora – Rosso rubino – Rosso granato – Rosso aranciato). 3) l’osservazione della Consistenza per studiare la componente alcolica e la struttura (rotazione bicchiere per analizzare lacrime ed archetti). 4) soltanto per gli spumanti l’Effervescenza e non la Consistenza (Grana delle bollicine: Grossolane,Abbastanza fini, Fini. Numero delle bollicine: Scarse, Abbastanza numerose, Numerose. Persistenza delle bollicine: Evanescenti, Abbastanza persistenti,Persistenti). La prima lezione della degustazione è terminata, vi aspetto alla prossima con il mio motto, Le tre T “Tipicità, Tradizione e Territorio”.
“Covid -19, Ripartiamo dalla Solidarietà”: volontari in campo a Casalnuovo al fianco delle famiglie in difficoltà: distribuiti centinaia di pacchi alimentari. Iasevoli: “Ora bisogna pensare ad aiutare i piccoli commercianti. Si istituisca un fondo con le indennità dei politici”A Casalnuovo di Napoli, le associazioni Voce ‘e popolo, GNC e Ape, hanno avviato l’inizativa “Ripartiamo dalla solidarietà” per il sostegno alle famiglie che in questo difficle momento si trovano a dover fare i conti con una situazione economica precaria, conseguenza dell’emergenza sanitaria Covid-19, predisponendo e donando pacchi alimentari, raccogliendo le tantissime richieste di aiuto pervenute.
Il tutto è stato possibile grazie all’impegno dei volontari che hanno proceduto alla distribuzione, ma soprattutto grazie ai tanti cittadini e commercianti che attraverso le loro donazioni, in denaro o in generi alimentari, hanno contribuito all’iniziativa di solidarietà.
“Ora – le parole di Espedito Iasevoli, uno dei promotori dell’iniziativa “Ripartiamo dalla Solidarietà”– oltre alle famiglie in difficoltà, è tempo di pensare anche ai piccoli commercianti costretti a chiudere le proprie attività, subendo gli effetti economici devastanti di questa pandemia. La nostra proposta, che auspichiamo venga recepita anche dall’amministrazione, è quella di istituire un fondo di solidarieta’ destinato al commercio locale, utilizzando anche i costi della politica, ovvero le indennità degli assessori e i gettoni di presenza dei consiglieri comunali”.
Il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha chiarito con un post su facebook le ragioni della scelta dell’autoisolamento. Di seguito il testo
“Per chiarire ulteriormente le ragioni del mio autoisolamento, specifico alcune cose:
1. Io non sono andato a Saviano
2. Non ho partecipato alla commemorazione della salma a Nola
3. Non ho partecipato ad alcun “ultimo saluto”
Chi dice e pensa che ero al funerale, sbaglia di grosso e sarà querelato. Io mi sono recato all’ospedale di Nola perché invitato da alcuni medici, ho portato loro il mio saluto e sono tornato ad Ottaviano. L’ho fatto perché ritengo che tra i doveri di un sindaco ci sia anche questo. Non ho violato disposizioni, decreti e leggi. Mi sono messo in autoisolamento per evitare ulteriori polemiche, nel rispetto della memoria del dottore Sommese. Chi vuole continuare a polemizzare, può farlo, ma è evidente che non ha alcun interesse a ricordare Sommese, vuole solo continuare a buttare benzina sul fuoco. Ed è proprio per questo che ho deciso di mettermi in autoisolamento, per non alimentare un dibattito vergognoso. Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, spero che nessuno usi il mio caso per trovare scuse e violare le norme: si assumerà le sue responsabilità. Io mi sto assumendo le mie: ho rispettato le regole, ma sono in quarantena per sgomberare il campo da ogni equivoco”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana
“Esprimo profondo cordoglio e calda tristezza per la scomparsa del sindaco di Saviano Carmine Sommese. E’ il primo rappresentante di un’Amministrazione Comunale campana che va via a testimonianza del suo impegno costantemente in trincea. Comprendo l’emozione ma chiedo: si sarebbe potuto evitare quel notevole assembramento in strada al passaggio della sua salma? Non lo so. Di certo però so che migliaia di persone in tutta Italia stanno morendo senza neanche un saluto, uno sguardo, un gesto di affetto a distanza da parte dei propri cari. Forse a Saviano la gente avrebbe potuto dare l’ultimo saluto al proprio sindaco rimanendo ai balconi così come lo stesso Sommese, uomo legato al rispetto delle regole, avrebbe voluto se non addirittura preteso il silenzio e affetto limitato ad un gesto nell’intimo del proprio cuore. Esprimo netta condanna per quanto è accaduto” . Lo ha dichiarato poco fa il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, nel napoletano.
Riceviamo e pubblichiamo una precisazione del gruppo di “Zi Riccardo e le Donne della Tammorra” sulla nascita dell’associazione “Tutela dei Riti del Monte Somma”.
Cara direttrice, sono giorni, precisamente dal comunicato ufficiale pubblicato il 13 aprile e sponsorizzato da parte del sindaco Salvatore di Sarno, che siamo al telefono con tanti amici e conoscenti devoti alla Madonna di Castello e appassionati delle feste della montagna per cercare di capire chi e cosa fosse questa “Associazione Tutela dei riti del monte Somma”.
Chi è questo ente che l’amministrazione riconosce come portavoce delle paranze? Chi è questo ente che non conosciamo ma che allo stesso tempo dovrebbe tutelarci?
Poi il suo articolo, insieme ai vari colloqui fatti, ha messo tutto in chiaro, e dopo aver raccolto le informazioni necessarie, perché nel nostro stile conoscere bene gli scenari prima di poter parlare, è il caso di dire la nostra e di fare la giusta chiarezza a tutte le informazioni inesatte che purtroppo le hanno fornito.
Partiamo dal presupposto che, secondo il nostro parere, un organo di tutela dovrebbe essere formato da persone super partes e non dai diretti interessati, ma tralasciamo questo e diciamo che va anche bene cosi. Di fatto, quest’associazione, è formata solo da una piccola parte dei gruppi, comitive o paranze (permetteteci… sinonimi tutti dello stesso concetto!) che nel periodo che va dal Sabato dei Fuochi fino al tre maggio partecipano, investono e curano con tanto sacrificio e passione quelle che noi semplicemente chiamiamo “feste”!
E’ impensabile ed anche offensivo, che si faccia un’associazione del genere e si tengano fuori tantissime realtà: le comitive delle caselle nel giorno del “Sabato dei fuochi” ad esempio, che investono fior e fior di soldi per lo spettacolo dei fuochi pirotecnici e non solo; i gruppi che il primo maggio salgono sul ciglio, e tanti altri ancora, e perché no…. Anche noi!
Sono strapieni gli archivi di anni e anni di foto: nelle caselle sul ciglio, sulla traversa, sulle gavete e sul Tuoro della Novesca; momenti che ritraggono suonate, risate e mangiate tutt’insieme, di persone non invitate a questo tavolo.
Come può un ente a tutela non tener conto di tutto questo? Qual è stato il criterio con cui sono stati fatti gli inviti? Proviamo, senza molti giri di parole, a ragionare:
Forse sono stati invitati tutti quei gruppi riconosciuti e non che hanno nel nome la parola PARANZA? Ci sembra un po’ troppo superficiale come criterio e credo insulti l’intelligenza di tutti.
Forse NON sono stati scelti quei gruppi (tipo il nostro ad esempio) che non godono della simpatia di tutti i membri seduti al tavolo delle trattative? Ci sembra impensabile che anni e anni di tradizione vengano offuscati da dissapori personali da parte di qualcuno e permesso da tutti gli altri presenti.
Forse sono stati inseriti solo quei gruppi che, come l’articolo in questione cita, durante “la festa dello stoccafisso e del baccalà” hanno suonato insieme appassionatamente? Ed anche questo non è vero visto che sono presenti in quest’associazione anche paranze che non hanno preso parte alla famosa suonata di cui sopra. Chiariamo anche che la nostra non partecipazione a quel momento è dovuta ad un accordo diverso preso precedentemente con l’amministrazione e non un attacco alle stesse paranze in questione (e loro lo sanno molto bene).
Forse NON sono stati invitati quei gruppi che non rispettano il dogma “le tammorre si prendono il sabato dei fuochi e si posano il tre maggio”, detto da non si sa chi e ripetuto banalmente negli anni come una filastrocca? Ma neanche questo è vero visto che Youtube (per citarne uno) è pieno di video dove alcune delle suddette paranze suonano tranquillamente e allegramente fuori il tempo “incriminato”, oltre al fatto che le stesse sono piene zeppe di membri che suonano ovunque in qualsiasi periodo dell’anno.
E quindi? Ragioniamo e riflettiamo ma non riusciamo a trovar nessuna risposta in merito e, vista l’importanza della questione, il “tanto è aperta a tutti” come solita e triste lavata di coscienza ci sembra un tantino poco. Dobbiamo tuttavia ammettere che quest’associazione ha un grande pregio: ha insegnato a tutti i giusti passaggi da fare per NON tutelare i riti del Monte Somma e le paranze stesse.
Terminiamo però con la giusta serietà, lo diciamo con forza e lo faremo anche in un protocollo ufficiale verso l’amministrazione:
per quanto l’idea di base sia buona e giusta, riteniamo per tutti i motivi sopra elencati, che quest’associazione, così composta, non può e non DEVE assolutamente essere ritenuta un organo a tutela delle nostre amate feste della montagna e, non può esser riconosciuta (soprattutto dalle nostre istituzioni) come portavoce di tutti i devoti e appassionati coinvolti in questi riti.
Per tantasuperficialità, egoismi personali ed eccessiva superbia, si è persa la possibilità di fare un concreto passo avanti per tutto il movimento Feste e Riti del Monte Somma, ma purtroppo, ne sono stati fatti tre indietro.
Paranza, Gruppo, Comitiva, Agglomerato…. chiamateci come più vi piace, non smetteremo mai di tramandare la tradizione per i riti del Monte Somma, la nostra musica popolare, il culto delle nostre radici, la devozione per la Madonna di Castello ed il rispetto per tutte le paranze, qualsiasi esse siano!
Zi Riccardo e le Donne della Tammorra
Numerose le critiche in seguito agli assembramenti per il funerale del sindaco di Saviano, Carmine Sommese. Veloci i provvedimenti che sono sopraggiunti per sanzionare la violazione delle leggi in vigore. De Luca ha firmato la nuova ordinanza che prevede la chiusura del comune fino al 25 aprile.
Non sono tardati ad arrivare i provvedimenti adottati in vista della vicenda che nella giornata di ieri, 18 aprile, ha visto coinvolte centinaia di cittadini scesi in strada per dare l’ultimo saluto al sindaco, mentre la sua salma veniva portata via sul carro funebre. A nulla sono servite le richieste esplicite della famiglia della vittima da Covid-19, che pregavano tutti di non lasciare le proprie case, rivolgendo un pensiero di cordoglio al dottor Sommese nel silenzio delle abitazioni di ognuno.
Al contrario, ad attendere il primo cittadino per l’ultimo saluto c’era una folla di persone, mostratesi chiaramente irrispettose non solo nei confronti del volere dei familiari, ma soprattutto nei confronti della legge che in base al DPCM del 10 aprile vieta assembramenti, riunioni, svolgimento di eventi, manifestazioni e cerimonie anche funebri. A tal proposito nella nuova ordinanza n. 84 del 19 aprile 2020 il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca ha stabilito il divieto di ingressi ed uscite dal territorio savianese con decorrenza immediata e fino al 25 aprile.
Sulla base degli accertamenti sanitari conseguenziali al presente provvedimento è stato stabilito:
divieto di allontanamento dal territorio comunale da parte di tutti gli individui ivi presenti;
divieto di accesso nel territorio comunale;
sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità.
Tale divieto non coinvolge gli operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nei controlli e nell’assistenza alle attività relative all’emergenza, nonché degli esercenti delle attività consentite sul territorio ai sensi del DPCM 10 aprile 2020 e quelle strettamente strumentali alle stesse. Le strade primarie e secondarie saranno chiuse e sorvegliate dalle forze dell’ordine. I provvedimenti presi dal governatore regionale sono necessari come fase di monitoraggio di ulteriori contagi, che potrebbero scaturire dall’assembramento in strada.
In questa surreale e soleggiata domenica di primavera, sospesa tra la tragedia e la speranza, condivido volentieri con voi le intense emozioni provate all’ascolto dell’ultima produzione discografica di Diodato che ben sintetizza il momento storico che stiamo collettivamente vivendo, con occhio artistico/musicale profondo e disarmante.
Una rilassante e meravigliosa piscina con il suo azzurro intenso in cui perdersi, delle case alveari sullo sfondo che si specchiano nel mare, sempre sullo sfondo un treno d’epoca a poca distanza da quella che si direbbe l’Ilva di Taranto (da tempi non sospetti l’artista si batte contro il suo impatto ambientale), un barcone affollato, due ruote di carro che rimandano a mani abili e lavoratrici di un artigiano-commerciante vecchio stile che ama tanto il proprio lavoro normale, un missile e la sua tremenda caduta libera pronto a stravolgere l’apparente tranquillità dello scenario e dei pensieri in cui sembra perdersi Antonio, sedutosi a contemplare il tutto con introspettiva esigenza.
E’ questo il vero e proprio quadro della surrealista copertina/manifesto realizzata da Paolo De Francesco che fa da efficace e affascinante sintesi all’album Che vita meravigliosa del pluripremiato Diodato all’ultimo Festival di Sanremo con il brano Fai rumore.
“Dopo il Festival mi sono arrivate tantissime manifestazioni di affetto, questa è la cosa più bella. Tanta gente mi ha ringraziato perché mi ha detto di aver vissuto un momento indimenticabile, quindi ti rendi conto che il tuo momento indimenticabile lo è diventato nello stesso tempo per tantissima altra gente, questa è una cosa cui non avevo pensato e che mi sta emozionando tantissimo”.
Senza dubbio questo quarto album è quello della definitiva consacrazione per il bravissimo artista tarantino e non soltanto per la bellissima title track che ha fatto da colonna sonora all’emozionante e coinvolgente film La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek o per lo splendido brano con cui ha vinto Sanremo e il prestigioso Premio della critica Mia Martini, ma anche e oserei dire soprattutto per l’ottima fattura e la riuscita di ogni suo singolo brano.
Antonio Diodato, cantautore affascinante, dalla evocatrice e potente voce, riservato e intimista, ha dovuto faticare non poco dal lontano 2007 per arrivare al successo, facendo tanti sacrifici e muovendo con umiltà i primi passi nel panorama musicale indie.
I punti forza del disco sono senza dubbio gli arrangiamenti orchestrali e i musicisti del calibro di Tommaso Colliva, Fabio Rondanini, Rodrigo D’Erasmo, Daniel Plentz, Adriano Viterbini, Roberto Dragonetti e Raffaele Scogna.
Bellissima è la partitura d’archi della dolorosa Fino a farci scomparire che narra la fine di un’amore (… ma non lo vedi con il tempo tutto sembra avere un senso, anche il nostro ritornare a innamorarsi in questo altrove), così come da ascoltare con attenzione sono l’introspettiva e profonda Alveari (… e poi cadere un giorno e ricordarsi che è tutto così fragile, un equilibrio facile da perdere, ma cadere non è inutile, cadere è ritrovarsi di nuovo dell’essenziale invisibile) e l’orecchiabile, fin dal primo ascolto, La lascio a voi questa domenica, nonostante sia ispirata a un tragico fatto di cronaca cui l’artista ha assistito.
Con Il commerciante, invece, Diodato ci riporta con grande naturalezza (grazie anche a un arrangiamento che riesce a essere al contempo ironico e romantico) alle cose semplici della vita di un tempo, neanche poi tanto lontano, da contrapporre al frenetico logorio causato da un sistema economico sbagliato e decisamente da sovvertire.
Il concept album è piacevolmente arricchito dalle ritmate e incalzanti Ciao, ci vediamo, E allora faccio così e Non ti amo più, quest’ultima, a nostro avviso, ideale come singolo estivo.
Completano il mosaico la malinconica Solo e la delicata e struggente Quello che mi manca di te che fin dall’incipit da’ i brividi rimandando a un vecchio vinile e al fruscio procurato dalla puntina, eseguita con un filo di voce intimista e carico di pathos che ormai è diventato il marchio inconfondibile del cantautore pugliese (nato ad Aosta, cresciuto a Taranto e romano d’adozione), artista molto sensibile, dalle grandi doti vocali, musicali e di scrittura, su cui poter fare pieno affidamento anche in un futuro prossimo che gli auguriamo prolifico e ancora carico di belle speranze e interessanti idee che non gli sono mancate mai.
Diodato riceve e mostra con orgoglio il Premio della Critica Mia Martini
“ L’amore” per Folco Portinari è la virtù essenziale del “bravo cuoco”. Il rispetto “musicale dei tempi” nella ricetta di Giusy Di Castiglia. L’origine della “carbonaria” e la storia di Renato Gualandi. I bottai vesuviani. La “carbonara” napoletana in uno scritto di Ruggero Arcuri ( ma si potrebbero citare anche le ricette di Vincenzo Corrado e di Ippolito Cavalcanti.). “Ingredienti (per 2 persone): gr. 200 spaghetti; gr. 80 di tuorlo d’uovo (circa 3); gr. 80 di guanciale; gr. 40 di pecorino romano; pepe nero macinato fresco. Privare il guanciale della cotenna, tagliarlo a listarelle non troppo sottili, per rendere la rosolatura più omogenea all’esterno e umida all’ interno. Scaldare una padella antiaderente e far rosolare il guanciale a fiamma medio-bassa: sprigionerà tutti i suoi profumi e il grasso che utilizzeremo per mantecare. Unire i tuorli con il pecorino e il pepe nero formando una crema. Far bollire l’acqua dove cuoceremo la pasta, ma attenzione a non salarla: il guanciale e il pecorino contribuiranno a una buona sapidità. Calare gli spaghetti; mentre la pasta è in cottura, far terminare la rosolatura del guanciale; scoliamo gli spaghetti al dente conservando l’acqua di cottura. Unire gli spaghetti al guanciale aggiungendo 2 mestoli di acqua di cottura e terminare la cottura. Lontano dal fuoco aggiungere la crema e, nel caso dovesse occorrere, aggiungere un altro mezzo mestolo di acqua di cottura; terminare con una macinata di pepe fresco, mantecare il tutto: ed è pronta per essere impiattata. Consiglio un impiattamento degli spaghetti a nido: così resteranno più a lungo caldi e cremosi.”. ( La ricetta della chef è pubblicata sul “sito” “il giornalino gastronomico”.I dettagli della ricetta ( per esempio, la misura delle listarelle di guanciale), il rispetto “musicale” dei tempi di preparazione e di cottura, e l’espressione che il volto della chef assume quando ella illustra sui “social” e nei “video” le sue ricette dimostrano che Giusy Di Castiglia mette nell’esercizio della sua arte quell’amore che Folco Portinari considerava “ l’imponderabile coefficiente del piacere gastronomico, l’ingrediente fondamentale che ogni buon cuoco deve aggiungere nelle sue manipolazioni”. “Gli spaghetti alla carbonare” si prestano a un commento “filosofico”, perché vi si incontrano due primattori, gli spaghetti e l’uovo, che nella realtà della cucina e nel gioco delle metafore sono antitetici: e nella “carbonara” al “guanciale” tocca il compito di una delicata mediazione, che la chef rende in modo magistrale come gustoso equilibrio di profumi e di sapori. Ma il commento “filosofico” lo rinviamo a tempi più “leggeri”. Qui raccontiamo qualcosa sull’ origine del “piatto”, che si dice sia stato“inventato” nel 1944 a Riccione dal cuoco Renato Gualandi per i soldati anglo- americani. Egli usò la “pancetta”: in un libro del 1949 Ada Boni pubblicò una ricetta di “spaghetti al guanciale”, ma anche quella di “spaghetti alla carbonara di magro”, in cui non ci sono “salumi”, ma solo uova, latte, parmigiano, groviera, olio, sale e pepe. Alla storia della nascita a Riccione si oppongono i “puristi” romani, i quali non possono tollerare che uno dei “piatti”- simbolo della Città Eterna sia nato in una terra lontana, per saziare la fame di soldati stranieri. Ma nemmeno i puristi romani possono negare che già nell’Ottocento contadini e pastori abruzzesi mangiavano i loro “stringozzi”, maltagliati fatti di acqua e farina a forma di stringa, dopo averli conditi con uova e lardo fritto. Ma possiamo aggiungere alla storia una notizia inedita.Nel 1884 Ruggero Arcuri, che era tra i professori più importanti dell’Istituto Agrario di Portici, visitò alcune “officine” del Vesuviano in cui si fabbricavano botti per il vino, e certamente quelle di Giuseppe Longobardi a Portici, di Michele Porzio a Torre del Greco e di Salvatore Menichini a Terzigno. L’anno prima, nell’ Esposizione di Rotterdam, i vini campani avevano meritato pochi elogi e molte critiche, e i tecnici dell’Istituto Agrario avevano certificato che i difetti più gravi erano li provocavano le botti in cui erano stati trasportati. Arcuri vide che le botti fabbricate nelle officine erano perfette, degne dell’eccellenza dei bottai vesuviani: i problemi li creavano alcuni produttori di vino, che continuavano a riempire le botti con acqua marina e a svuotarle dopo alcuni giorni, persuasi che il sale producesse “ un forte restringimento ed una esatta connessione tra le doghe, in maniera che non si perde molto vino”: le critiche che già quattro anni prima il prof. G. Imperato aveva espresso su questa “inspiegabile abitudine” non aveva prodotto nessun effetto. Nella visita all’officina di Torre del Greco Ruggero Arcuri vide che nella pausa di metà giornata i venti operai, alcuni dei quali venivano da Boscoreale e da Terzigno,consumavano “maccheroni con lardo, cacio e uova”, e che il cacio era il “muscio pecorino stagionato”. Domandò da dove venisse quel “pecorino”, e gli risposero: “ Da Ariano”. Nella “stagione” dei vini i bottai lavoravano nelle officine giorno e notte.
(Fonte foto: rete internet)
Ieri pomeriggio il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, aveva addirittura minacciato di chiudere i confini regionali nel caso in cui il governo avesse accelerato l’iter per l’inizio della cosiddetta Fase 2, quella di graduale fuoriuscita dal lockdown. Il presidente della giunta regionale ritiene che sia prematuro proclamare il liberi tutti nel momento in cui alcune regioni del Nord Italia presentano ancora numeri preoccupanti tra contagi e decessi da COVID-19. Poche ore dopo, questa mattina, il Corriere della Sera pensava bene di mostrare in prima pagina il titolone “Fase 2: scontro Nord-Sud”.
In realtà questo scontro è tutto mediatico e si combatte, al massimo, nelle dirette Facebook, quindi è prettamente dialettico. Ciascun governatore è chiamato quotidianamente a prendere decisioni importanti nella misura in cui riguardano ogni volta l’intera popolazione: tuttavia il terreno in cui sono costretti a muoversi è sconosciuto. Le uniche informazioni certe di chi amministra il territorio sono quelle relative alle infrastrutture a disposizione e al tessuto sociale di riferimento. Di conseguenza Vincenzo De Luca, istrione per eccellenza della politica italiana, dà il giusto peso ad ogni parola e agita lo spauracchio dell’auto-confinamento perché sa benissimo quali sono i numeri che arrivano dalle zone più colpite dal virus.
Ieri il sito Youtrend ha analizzato i nuovi dati sulla mortalità elaborati dall’Istat il 16 aprile scorso: il certosino lavoro dell’istituto nazionale di statistica permette finalmente di osservare l’impatto della pandemia sulla popolazione, includendo nella collezione di dati ben 1.689 comuni che fanno parte dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR). I dati pubblicati da Istat, che permettono di capire meglio cosa sta accadendo in alcune regioni e province dell’Italia settentrionale, riguardano solo i comuni che hanno registrato oltre dieci decessi negli ultimi tre mesi e dove la mortalità è cresciuta di almeno il 20% nel 2020 rispetto alla media 2015-2020. La cosa che balza immediatamente all’occhio è che i 1.689 comuni presi in considerazione abbiano registrato 20.454 decessi tra il 1 marzo e il 4 aprile del 2019. Nello stesso periodo del 2020, invece, i decessi sono saliti a quota 41.329, con una crescita praticamente raddoppiata del 102%. La situazione peggiora se si considera il livello regionale: nei 622 comuni lombardi considerati da Istat ci sono stati ben 12.576 decessi in più rispetto allo scorso anno, con un aumento del 174%. Infine, volgendo lo sguardo alle province e selezionando quelle con almeno cento decessi nel 2020, le dieci più colpite si trovano in gran parte in Lombardia. La prima è Bergamo, tristemente salita agli onori delle cronache con le famigerate carovane di camion dell’esercito, che registra un eccesso di 4.055 morti rispetto al 2019, aumentando del 537%.
Probabilmente sono proprio questi i dati in possesso da De Luca, il quale sa perfettamente che se una situazione del genere si sviluppasse anche in Regione Campania sarebbe un’ecatombe dai contorni inimmaginabili. Meglio prolungare per tutti una finta quarantena piuttosto che ritrovarsi a dover gestire un lazzaretto vero. Nelle ultime ore il governatore ha sottolineato sui canali social l’importanza dei posti letto in terapia intensiva che sono in via di allestimento presso i nuovi ospedali modulari di Caserta, Salerno e dell’Ospedale del Mare a Ponticelli. Un totale di 120 ulteriori postazioni atte a contenere un’eventuale e più acuta fase di emergenza. Tuttavia, come ha mostrato la trasmissione Report nel corso della puntata “Il paziente zero” (segmento “Vedi Napoli”), sono ancora numerose le criticità per il sistema sanitario campano: per esempio, se una persona si ammalasse di COVID-19 in Costiera Amalfitana, dove c’è un ospedale che giace in stato di abbandono da anni, oppure in Cilento o nel più lontano Vallo di Diano, un’ambulanza impiegherebbe circa due ore per trasportarla all’ospedale attrezzato più vicino. Un rischio altissimo che evidentemente nessuno vuole correre.
Non per fare del becero populismo, ma anni di tagli alla sanità hanno favorito un’attualità che non consente voli pindarici: in questa fase di emergenza bisogna fare il massimo con quello che c’è. Non ci si può aspettare che improvvisamente le cose funzionino in Campania come in Corea del Sud. Per tamponare il rischio che la pandemia prenda piede anche al Sud Italia si sobbarca di responsabilità una popolazione che a stento oggi sa riconoscere il senso civico. E allora ben venga anche la chiusura dei confini se serve a limitare i danni, a patto che poi si recuperi il tempo perduto e ci si dedichi finalmente a forgiare una cittadinanza consapevole, amministrando con criterio e senza l’assillo della sorveglianza. Bisogna subito trovare un equilibrio possibile tra le sofferenze provocate dalla minaccia alla salute e da quella alla vita economica delle persone, dei lavoratori: sul Corriere del Mezzogiorno si denunciano 600.000 turisti in meno in Campania negli ultimi due mesi, ma allo stesso tempo si riscontra un tasso di mortalità che non è straripato come al Nord, per fortuna (il Ministero della Salute afferma che “tra le città del Centro-Sud la mortalità totale è stata lievemente superiore all’atteso”).
Gli studiosi, quelli esperti di curve e tabelle tanto in voga oggi, sono chiamati a comprendere che il COVID-19 non è solo un fatto organico, medico, sanitario, bensì anche sociale: di conseguenza non è auspicabile una scissione tra natura e cultura proprio adesso, in quanto rischierebbe di produrre effetti di realtà dannosi anche quando il contagio verrà (forse) definitivamente debellato, in attesa del prossimo.
Bisogna trovare una convergenza, una sana unione di intenti che non ci trasformi, con un balzo nel passato, negli antichi granducati che si facevano la guerra. Chi vuole ripartire subito ha alle spalle una tragedia che le parole non possono più descrivere e che forse gli occhi non vogliono più guardare, ma chi vuole attendere si trova a dover gestire la consapevolezza di poter essere ancora rincorso dalla minaccia. Sono due sentimenti opposti, uno liberatorio, industrioso ma anche imprudente, e l’altro più circospetto e avveduto, ma anche diffidente: entrambi comunque fortemente egoisti e inconsapevoli perché alle prese con una serie di incognite.
La vera domanda, forse, riguarda qualcosa di più profondo: ha senso smettere di vivere per paura di morire?
(Immagine: newyorker.com)
Il prefetto di Napoli, Marco Valentini, corre ai ripari in seguito alla folla di stamattina, mentre la salma del sindaco di Saviano procedeva per le strade. Un ultimo saluto da parte dei cittadini, che non hanno rispettato la legge nè la richiesta della famiglia di Sommese di evitare assembramenti.
Doveva essere una marcia funebre silenziosa e composta per onorare con un ultimo saluto per le strade del suo paese il sindaco di Saviano, Carmine Sommese, che nella giornata di ieri ci ha lasciati, sopraffatto dalla violenza del Covid-19. Purtroppo, la richiesta della famiglia che più volte ha invitato la cittadinanza a evitare di scendere in piazza, rivolgendo al primo cittadino un’intima preghiera dalle proprie case, non è stata ben compresa da tutti. Troppe le persone che stamane sono scese in strada per assistere da vicino al passaggio della salma, accompagnata dal silenzio degli astanti che, con occhi lucidi ed ignari del grave danno che stavano commettendo, assistevano alla triste scena.
Istanti pregni di dolore per una famiglia in lutto, costretta adesso a sopportare le conseguenze del gran polverone che si è alzato in seguito agli assembramenti di stamattina. Non sono mancate le critiche, sopraggiunte in risposta alla pubblicazione sui social di video e immagini che riprendevano il momento. Frame dopo frame, la tragedia prendeva forma e nel frattempo si diffondeva da un paese all’altro, raggiungendo anche testate di tiratura nazionale. Veloce la reazione di Francesco Emilio Borrelli, che dichiara in una nota «sconcertante e irresponsabile» quanto accaduto. «Per questo motivo abbiamo inviato una nota a tutte le autorità competenti per verificare le responsabilità di questa assurda vicenda. Chi ha sbagliato, chi ha disonorato la memoria di una persona onesta e perbene come il sindaco Sommese, deve essere punito».
Di tutta risposta, il prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha diffuso un immediato comunicato rivolto al vicesindaco, Carmine Addeo, in risposta ai contenuti condivisi sul web che testimoniano le numerose e reiterate violazioni nel comune di Saviano. In base al DPCM dello scorso 10 aprile è vietata «ogni forma di assembramento, le manifestazioni organizzate di qualsiasi natura, nonché le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri. Viceversa, come appare dalle immagini e come confermato dalla locale Stazione dell’Arma dei Carabinieri, si è verificata una commemorazione organizzata dello scomparso Sindaco Sommese, alla presenza di appartenenti alla polizia municipale e di volontari di protezione civile, con la predisposizione di transenne e altri dispositivi per il contenimento delle persone, in un contesto di inammissibile affollamento nella pubblica strada».
Il prefetto di Napoli vuole fare più chiarezza sull’accaduto alla luce delle normative vigenti «mentre il locale Comando dei Carabinieri sta procedendo agli adempimenti di propria competenza». Intanto, a Saviano c’è grande preoccupazione che quello che doveva essere un momento di raccoglimento possa trasformarsi nella causa di un eventuale focolaio. Il sindaco, uomo di grandi valori, sempre pronto ad aiutare il prossimo, mai avrebbe voluto così tante persone unite in un momento così delicato quale quello attuale. Si è trattata di una evidente mancanza di rispetto nei confronti di chi, purtroppo, ha perso la propria vita proprio a causa di un contagio da Covid-19; tutto avrebbe desiderato, fuorché creare nuove occasioni che potessero favorire ulteriori contaminazioni.
(fonte foto: repubblica.it)
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