Ai piccoli pazienti dell’ospedale Santobono Pausilipon di Napoli.
“Vogliamo offrire un ringraziamento speciale alle donne e agli uomini dell’Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon di Napoli, che si stanno distinguendo in questo momento difficile, dimostrando ancora una volta di essere punto di riferimento per tanti bambini che necessitano di cure e per le loro famiglie”.
È quanto afferma Paolo Scudieri, presidente della Fondazione Achille Scudieri e di Adler Pelzer Group, multinazionale leader nella componentistica automotive, nell’annunciare la donazione di 1000 mascherine prodotte dal gruppo Adler attraverso lo stabilimento Tecnofibre di Morra De Sanctis (Avellino) nelle mani di Annamaria Minicucci, direttore generale dell’Azienda ospedaliera Santobono Pausilipon.
Le mascherine, concepite per i bambini ospiti dell’ospedale e caratterizzate da disegni colorati per dare allegria proprio ai più piccoli, sono rispondenti ai requisiti di legge e hanno un ciclo di vita pari a dieci lavaggi.
Per far fronte all’emergenza, la Fondazione Scudieri sostiene la raccolta fondi della Regione Campania “La Campania sa fare squadra. #noicisiamo”, con cui ognuno può donare con un versamento all’Iban IT38V0306903496100000046030, causale “Covid-19 donazione”.
Il supporto della Fondazione Scudieri alla Regione Campania consiste anche nell’attivare una rete internazionale finalizzata a reperire nuovi prodotti, strumenti e tecnologie per la prevenzione e la cura.
Contributo foto: web M5S: “150mila euro dei nostri stipendi per il 118 della Campania”
I 7 consiglieri regionali hanno acquistato 46mila mascherine ad alta protezione per gli operatori delle 7 Asl regionali.
La capogruppo Ciarambino: “Un piccolo gesto per tutelare professionisti straordinari che spesso lavorano a mani nude per salvare le nostre vite”.
“Con la somma di 150mila euro, ricavata dal taglio volontario degli stipendi di noi sette consiglieri regionali della Campania del Movimento 5 Stelle, abbiamo acquistato 46mila mascherine ad alta protezione sanitaria che, a partire da oggi, stiamo consegnando agli operatori del 118 delle centrali operative delle sette Asl della Campania. Professionisti che non amano definirsi eroi, ma semplicemente donne e uomini che non hanno mai smesso di tener fede a un giuramento e ai valori della loro professione e che, durante questa emergenza, hanno lavorato anche a mani nude per salvare vite umane, al prezzo della loro stessa vita. Ed è a loro, infermieri, medici, autisti, sia dipendenti che volontari, tutti impegnati a testa bassa e in prima linea nella lotta al Coronavirus, che abbiamo voluto far dono di presidi di protezione di cui non sempre sono stati dotati, o che spesso non erano adeguati per difendersi da questo nemico invisibile”. E’ quanto annuncia la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino che, con i consiglieri regionali Maria Muscarà e Michele Cammarano, ha consegnato questa mattina la prima tranche di mascherine ffp2 alla centrale 118 della Asl Napoli 1, presso l’Ospedale del Mare.
“Dall’inizio di questa emergenza ad oggi – sottolineano i consiglieri regionali M5S – sono oltre 150 in tutta Italia gli operatori sanitari che hanno perso la vita dopo aver contratto il virus. Una mattanza provocata, per la gran parte dei casi, dalla mancanza di dispositivi di protezione adeguati. Destinare parte dei nostri stipendi per questa causa è un piccolo sacrificio che, per il sol fatto di tutelare la vita di chi è impegnato a salvarne molte altre ogni giorno, assume per noi un valore immenso. Se tutti gli esponenti di ciascuna forza politica facessero altrettanto, potremmo dare un contributo enorme anche nel contrasto al disagio sociale crescente per effetto della recessione provocata da questa grave emergenza. Se c’è una lezione che abbiamo imparato in questi mesi è che solo unendo forze, idee e risorse che possiamo veramente farcela a vincere questa sfida contro la peggiore emergenza dal dopoguerra a oggi”.
Sant’Anastasia, richiesta al Commissario: esonero dal pagamento TARI e TOSAP per le attività costrette alla chiusura
E’ la proposta del PD di Sant’Anastasia; misura a sostegno delle imprese che – a causa dell’emergenza Covid-19 – si sono viste costrette a sospendere la loro attività.
Come già anticipato, dopo il proficuo incontro avvenuto lo scorso giovedì con il Commissario Prefettizio abbiamo già inviato formalmente all’Ente una richiesta perché si mettano in campo, nel più breve tempo possibile, misure di sostegno alle attività economiche costrette alla chiusura dall’emergenza Coronavirus.
In particolare abbiamo chiesto che si esonerino tali attività da l pagamento della TARI e de
lla tassa di occupazione di suolo pubblico per il periodo di chiusura forzata.
Siamo consapevoli, e siamo già al lavoro in questo senso, che è necessario programmare in modo organico la cd. fase 2 ma nel frattempo riteniamo indispensabile iniziare a metter
e in campo singole iniziative che siano d’aiuto alle fasce maggiormente colpite.
Nei prossimi giorni faremo pervenire al Commissario altre proposte per aiutare l’intera popolazione al superamento della crisi sia sanitaria che economica.
Restiamo pienamente disponibili a fornire alla dott.ssa Rodà e a tutti cittadini ogni genere di supporto che rientri nelle nostre possibilità.
Contributo foto: web.
Saviano. M5S, Iovino: “Folla ai funerali di Sommese, offesa al sindaco che ha sacrificato la sua vita per emergenza”
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato Iovino.
Il deputato annuncia un’interrogazione parlamentare: “Fare presto luce su responsabilità”
“Le immagini di un corteo funebre con centinaia di cittadini in strada per l’ultimo saluto al sindaco di Saviano Carmine Sommese, rappresentano un’offesa a un uomo che ha sacrificato la sua vita nella lotta a questa emergenza sanitaria. Un oltraggio avallato dalla presenza di esponenti delle forze dell’ordine che non hanno fatto nulla per impedire o arginarle. In tutto il Paese ci sono decine di migliaia di famiglie che, nel rispetto delle disposizioni previste, non hanno potuto neppure assistere alla benedizione concessa al proprio caro ucciso da questo male oscuro”. Lo dichiara il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Iovino.
“Quello che è accaduto oggi a Saviano è gravissimo – ha proseguoto Iovino -, un atto di irresponsabilità senza precedenti che ha messo a repentaglio la salute di un’intera comunità. Presenterò nelle prossime ore un’interrogazione parlamentare per far luce sulle gravi responsabilità di questa assurda vicenda”.
(fonte foto: rete internet)
Somma Vesuviana e la piazza centrale: l’intitolazione alla duchessa Ravaschieri
Il 14 settembre del 1903 la Giunta cittadina di Somma Vesuviana deliberò di intitolare piazza Trivio (Largo Mercato) alla duchessa Teresa Filangieri Fiaschi Ravaschieri. La proposta fu accolta e ratificata con entusiasmo, quattro giorni dopo, dal Consiglio cittadino. L’intitolazione sarebbe rimasta invariata fino al 1916.
Udito il discorso pronunziato dall’assessore avv.to Francesco Auriemma commemorante le eccelse virtù dalla dama per eccellenza della carità Napoletana; valutata la proposta fatta dallo stesso assessore per intitolare al nome della duchessa Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri la più vasta ed ampia piazza di questa città, la piazza Trivio anticamente detta del Duca, Trivio, Mercato. Memore e testimone dei grandi benefici compiuti dalla nobilissima dama a sollievo dell’umanità sofferente, esplicati e raffermati nelle diverse benemerite istituzioni sociali da lei fondate con munificenza principesca, con cuore di madre e con anima inspirata allo inseparabile amore della Patria e della Religione.(…) Delibera nominarsi Piazza Trivio, la maggiore di questa Città, dal nome di Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri…
Con queste lapidarie parole la Giunta cittadina di Somma Vesuviana intitolava la piazza centrale della città alla nobildonna napoletana. Ma chi era Donna Teresa Filangieri? Senza dubbio il suo nome non era legato all’antico palazzo (ora Alfano – De Notaris) di via Casaraia che nel 1586 appartenne all’altro ramo familiare Filangieri. Le motivazioni, che spinsero i nostri amministratori a intitolare la piazza più importante del paese, si trovano direttamente scolpiti nella vita esemplare di questa formidabile donna, il cui nome rimase nella toponomastica comunale fino al 18 giugno del 1916, dopodiché la piazza fu intitolata a Re Vittorio Emanuele III.
Teresa Carolina Giovanna Melchiorre Baldassare Gaspare Filangeri, per tutti Teresa, nacque a Napoli alla Riviera di Chiaia il 5 gennaio 1826 da d. Carlo Filangieri (1784 – 1867), Principe di Satriano, proprietario, gentiluomo di Camera di Sua Maestà in esercizio e duca di Cardinale, e dalla nobildonna Agata Moncada dei Principi di Paternò. Era nipote, quindi, del celebre filosofo e giurista Gaetano Filangieri (1752 -1788). Educata severamente dalla nonna paterna, divenne amica della filantropa e pietista Pauline Marie de La Ferronays. Sposata nel 1847 con il nobile duca di Roccapiemonte, d.Vincenzo Ravaschieri Fieschi, concepirà nel 1848 la prima figlia Carolina che morirà prematuramente all’età di dodici anni. La morte della figlia segnerà potentemente la vita spirituale della nobildonna, che iniziò a scendere per le strade, portando il suo sollievo a numerosissimi indigenti. Dopo la scomparsa della figlia, infatti, Teresa visse nel dolore più assoluto e profondo. Si ritirò per anni in un monastero, ma poi ritornò alla vita e all’attività filantropica, incitata dalla presenza spirituale della figlia. Nel 1864, infatti, fece ritorno finalmente a Napoli. Era serena nell’aspetto e niente traspariva dal volto. Spesso affermava: Il dolore ha il suo pudore!
In città, fu molto attiva con il nobile Alfonso Casanova in numerose iniziative filantropiche di raccolta fondi, organizzazione di mense, assistenza sanitaria per poveri, derelitti, malati e affamati. In ogni bambino, in ogni fanciulla, in ogni orfanella a cui dava soccorso vedeva sempre la sua Lina. Questo desiderio di rinnovare il ricordo della figlia, la spronava verso continue opere di carità. Si mobilitò in occasione del colera a Roccapiemonte, dove organizzò un piccolo ospedale fuori dal paese per soccorrere i malati. Teresa, però, fu protagonista della carità a Napoli, organizzando cucine economiche, ospizi, ospedali e orfanotrofi per bisognosi, anziani, malati e bambini poveri. I poveri di Napoli la chiamavano mamma. Fondò nel 1880 il primo ospedale chirurgico pediatrico italiano, intitolandolo a sua figlia Carolina. La struttura era ubicata nel palazzo vicino alla Riviera di Chiaia che oggi ospita la sede amministrativa dell’Azienda Ospedaliera Santobono Pausillipon. Fu, inoltre, una brillante scrittrice: sapeva bene che le parole scritte potevano servire a nobili cause. Così narrò i ricordi privati nel diario Lina e poi nel libro Come nacque il mio ospedale. Scrisse, inoltre, Storia della Carità Napoletana, Paolina Craven e la sua famiglia, Napoli nella sua Carità, Storia delle Confraternite Napoletane, La Carità nell’Isola d’Ischia. Tutto per aiutare gli altri. E sul primo volume della Storia della Carità Napoletana c’è una sua dedica a chi l’ispirò nella missione di beneficenza: Alla memoria della mia Lina che un dì mi disse mentre io piangevo il suo martirio: Mamma! Sono tanti i poveri che soffrono! Durante la Campagna d’Africa fu a capo della Croce Rossa e, ai reduci della battaglia di Adua, offrì come residenza la sua villa principesca a Pozzuoli. Morì a Posillipo il 10 settembre 1903.
Luis Sepùlveda e Bruno Arpaia: l’amicizia di due “cavalieri erranti” nella battaglia per salvare l’Ambiente
Nella foto Bruno Arpaia con Sepùlveda, Vàzquez Montalbàn, Ignacio Taibo e Fajardo. I racconti “visionari” della letteratura latinoamericana nella stagione del “realismo magico” e l’influenza del “Don Chisciotte”: le interpretazioni “nuove” del “cavaliere” di Cervantes. La battaglia per l’Ambiente era per Sepùlveda ed è per Arpaia una battaglia “totale”, per la giustizia sociale e contro la povertà.
Aveva ragione Don Chisciotte: i mulini possono diventare giganti.
Se nel mondo dove ora si trova fosse possibile scrivere romanzi, certamente Luis Sepùlveda racconterebbe la sua morte, perché lui, che ha scritto “La storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” e “ La storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”, lui che nel 1982 partecipò al blocco del porto di Yokohama per impedire alle baleniere giapponesi di uscire in mare e di andare a caccia di balene, lui è stato ucciso da un virus che forse nasce dalla devastazione del mondo vegetale e di quello animale.Anche Don Chisciotte era un “cavaliere errante”, e credo che paragonare oggi le battaglie dei due scrittori alle imprese dell’eroe di Cervantes non significhi svilirle, quelle battaglie: perché oggi noi siamo nella condizione di dire che aveva ragione Don Chisciotte: se un virus ha fermato il mondo “globale” e sta uccidendo migliaia di persone. anche un mulino può trasformarsi in gigante. Del resto, già Ortega y Gasset, nelle “ Meditazioni del Chisciotte” – tradotto nella nostra lingua da Bruno Arpaia -, collocava “il cavaliere dalla triste figura” in una prospettiva nuova, argomentando che, se il cavaliere è folle perché “vede” nei mulini dei giganti, non meno folli di lui sono gli altri, i presunti “saggi”, che hanno creduto a lungo nell’esistenza dei giganti. Noi oggi sappiamo che le “visioni” dell’immaginazione più accesa possono essere talvolta un’anticipazione della realtà. Luis Sepùlveda, nel libro “Raccontare, resistere – Conversazioni con Bruno Arpaia””, parla a lungo del nonno paterno, un anarchico andaluso condannato a morte in Spagna e fuggito in Cile: lui a Luis leggeva pagine del romanzo di Cervantes. Sulle montagne del Cile fa freddo anche d’estate, e un giorno d’agosto, “che non dimenticherò mai, stavamo bruciando le castagne vicino al braciere mentre il nonno leggeva il capitolo finale del “Chisciotte”. Alla fine chiuse quel libro spesso e magico, con le illustrazioni di Doré. Fu la prima volta che capii l’importanza del silenzio.”.
Con Garcìa Màrquez, quello di “Cento anni di solitudine”, ma anche del romanzo “ L’autunno del patriarca”; con Cortàzar, Guimaraes Rosa, Vargas LLosa, Amado e Bolano Luis Sepùlveda è stato protagonista di quella luminosa stagione della letteratura latinoamericana che sotto il segno del “realismo magico” – è un’etichetta “scolastica” che a me non piace molto – ispira capolavori assoluti, racconti “visionari” in cui la “favola” esprime i valori profondi della realtà e l’immaginazione anticipa il futuro. In una “conversazione” con Michele Ranieri pubblicata su “Officina Vesuviana” nel maggio del 2001 Bruno Arpaia notava che gli scrittori latinoamericani “ del boom” “mescolavano il feuilleton e il romanzo borghese dell’Ottocento, la lingua barocca del Siglo de Oro spagnolo e le concezioni del tempo e dello spazio immaginate dalla rivoluzione scientifica di questo secolo”, e poi “il poliziesco e la letteratura urbana”, e citava Paco Taibo: il romanzo latinoamericano “è il nuovo romanzo d’avventura”, in cui “possono trovare un punto d’incontro il divertimento di chi legge, la sperimentazione formale e la capacità di rendere inquieto il lettore, “spiazzandolo” rispetto alla sua tradizionale maniera di guardare il mondo”. Fanno parte di questa “corrente”, per titoli e per meriti, anche gli spagnoli M. Vàzquez Montalbàn e J.M: Fajardo, il portoghese José Saramago e il nostro Bruno Arpaia, che ha pubblicato recentemente “Qualcosa, là fuori”, il racconto “visionario” della faticosa e pericolosa marcia che migliaia di migranti “ambientali” fanno attraverso l’Europa sconvolta dai mutamenti climatici, per raggiungere la Scandinavia, diventata, per il suo clima sopportabile, la sola terra adatta a ospitare persone . In una intervista rilasciata al “Piccolo” nel 2014 Luis Sepulveda diceva: “La mia idea di felicità è strettamente collegata alla mia idea di giustizia. Bisogna fare quello che è giusto nel momento giusto. Nell’ingiustizia non possiamo realizzarci e dunque non possiamo essere felici…Non si può continuare con l’idea che è possibile comandare attraverso lo stomaco, cioè che il possesso o lo sfruttamento delle fonti di approvvigionamento alimentare determini il potere e i soprusi di alcuni Paesi su altri. Non è possibile né giusto che ci sia un mondo caratterizzato dall’abbondanza, anche in tempo di crisi, e una parte di umanità che non ha neanche l’indispensabile per la sussistenza. Non si può continuare con una sovrapproduzione di beni inutili e irrazionali, pagando salari da miseria nei Paesi poveri.”.
La battaglia per l’Ambiente era per Luis Sepulveda, ed è per Bruno Arpaia, una battaglia totale, per la giustizia sociale, per i diritti degli “ultimi”, e, dunque, contro la povertà e contro l’arroganza degli Stati che credono di essere i padroni della Terra.
E’ la battaglia del nostro presente e del nostro futuro: lo abbiamo capito nel modo più terribile.
Madonna dell’Arco, il commissario prefettizio Stefania Rodà in Santuario per il rito della lampada

Casalnuovo, aiuti alimentari: l’efficienza e la rapidità di “Una Città Che…”. Nappi: “Ci vuole esperienza”
A Casalnuovo sta dando i suoi frutti l’opera del volontariato per il sostegno alle famiglie in difficoltà. Qui gli aiuti alimentari sono infatti già cosa concreta da diversi giorni grazie al lavoro svolto finora da “Una Città che”, l’associazione presieduta da uno stacanovista del settore, il consulente del lavoro Giovanni Nappi. Nel frattempo i volontari di “Una città che…” già hanno consegnato 134 pacchi alimentari ad altrettanti nuclei familiari. Ne consegneranno a breve altri 150. Un risultato concreto che è il frutto di una proficua collaborazione con il Banco Alimentare, il cui gigantesco deposito di raccolta delle donazioni di cibo si trova a Fisciano, in provincia di Salerno. Ma l’agilità e l’efficienza con cui l’associazione casalnuovese sta procedendo con celerità alla distribuzione degli aiuti è soprattutto merito di una notevole esperienza acquisita sul campo da quest’organismo di volontariato. “Avevamo già censito le famiglie di Casalnuovo effettivamente bisognose di aiuto – spiega Giovanni Nappi – grazie anche al fatto che i nostri Caf ci forniscono il reale fabbisogno di ogni singolo nucleo familiare”. Insomma, laddove la burocrazia è farraginosa (il caso della confusione scaturita dalla graduatoria dei buoni spesa del Comune è emblematico in questo senso ) le associazioni di volontariato possono in qualche modo dare prova di maggiore efficacia e celerità. E non c’è solo il Banco Alimentare. “Bisogna ringraziare per la disponibilità – conclude Nappi – anche le catene della grande distribuzione come Decò, Ipercoop e Conad: ci hanno donato interi bancali di alimenti”.
Marigliano, perché il livello delle polveri sottili non diminuisce nemmeno in virtù dell’isolamento? Lo studio di un ingegnere prova a dare risposte
Il cosiddetto lockdown, causato dalla pandemia di COVID-19, prosegue ormai da oltre un mese e da allora costringe in casa la stragrande maggioranza delle persone. Escono soltanto quelli che vanno ancora a lavoro e, sporadicamente, chi ha bisogno di farlo per motivi di assoluta necessità. Sicuramente in giro ci sono meno automobili, le attività commerciali sono chiuse e infatti alcuni studi hanno già dimostrato che il pianeta è tornato a respirare, soprattutto nelle zone più inquinate, come la Cina o la Pianura Padana, qui in Italia.
Sembrava fosse accaduto lo stesso anche nell’agro nolano, dove purtroppo è consuetudine che si sforino i livelli di inquinamento, come testimoniano le centraline collocate tra San Vitaliano, Pomigliano D’Arco e Acerra. Tuttavia, dopo un primo momento di fisiologico calo, dovuto al passaggio traumatico (per l’uomo, non certo per la natura) dalla normalità a questo periodo di eccezione, i livelli delle polveri sottili sono tornati pericolosamente alti e allora qualcuno, a Marigliano, si è dato da fare per trovare risposte alle dinamiche di formazione e ristagno delle PM10 e PM2.5. Questo qualcuno si chiama Francesco Romano, ingegnere con la passione dell’osservazione astronomica e una spiccata sensibilità ambientale che ha voluto misurare la qualità dell’aria in questi giorni di isolamento. Per farlo ha installato presso la sua abitazione una centralina per il monitoraggio continuo delle polveri sottili PM10 e PM2.5 basata sul sensore Nova laser SD011, quindi estremamente preciso.
La centralina adoperata da Francesco, che non lascia nulla al caso, fa parte della rete di rilevamento tedesca Luftdaten, progetto sviluppato dall’OK Lab Stuttgart in collaborazione con l’Università di Stoccarda che nasce dalla volontà di acquisire informazioni sull’inquinamento ambientale e sulla qualità dell’aria che si respira, anche per colmare la lacuna di centraline istituzionali spesso poco numerose o comunque non sufficientemente presenti sul territorio. Per ogni centralina accesa (attualmente circa 4500 in tutto il mondo) il sito Luftdaten permette di visualizzare un esagono, cliccando sul quale si apre una finestra con i dati in tempo reale delle polveri sottili: inoltre, il sito consente anche un monitoraggio dei dati tramite grafici, come fa notare l’ingegnere Romano nel suo breve ma intenso paper realizzato per l’occasione e condiviso pubblicamente.
Da diverso tempo Francesco sta cercando di capire l’evoluzione del fenomeno polveri sottili attraverso i dati che quotidianamente gli vengono forniti dalla centralina di rilevazione, supportato anche da una stazione meteo installata presso la sua abitazione, un piccolo osservatorio organizzato di tutto punto. Considerati i continui sforamenti dei limiti di legge, a Francesco interessava soprattutto mostrare la distribuzione nel tempo delle concentrazioni di polveri sottili nel territorio preso in esame: anche perché, a quanto pare, i dati delle centraline ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale in Campania) non forniscono dati istante per istante.
Per farlo bisogna innanzitutto chiarire quali sono le fonti di immissione delle PM10 e 2.5 e i fenomeni naturali che generano l’aumento temporaneo della loro concentrazioni.
“La concentrazione delle polveri sottili è determinata dalla formazione di uno strato di aria calda che forma una sorta di cappa invisibile e semipermeabile sopra le nostre teste, in termine tecnico chiamata Planetary Boundary Layer (PBL) o Strato Limite Planetario” – spiega Francesco Romano – “Particolari condizioni, ad esempio una persistente alta pressione anticiclonica e scarsa ventilazione tra gli strati d’aria (venti con velocità a meno di 2-3 m/sec), portano ad un abbassamento dell’altezza del PBL con conseguente aumento della concentrazione di inquinanti. Nel nostro territorio non sono rare queste condizioni, per cui ogni particella di inquinante immessa in atmosfera non ha modo di essere trasportata via e resta nel volume racchiuso tra il suolo e il PBL. Tuttavia bisogna dire che basta una leggera ventilazione o il sopraggiungere di una bassa pressione per determinare un innalzamento della quota del PBL e avere di conseguenza una diluizione degli inquinanti se non addirittura la loro completa dissoluzione”.
Le fonti inquinanti, come da letteratura specifica, vengono individuate almeno in quattro categorie di attività potenzialmente in grado di immettere poveri sottili in atmosfera, e cioè: la combustione di biomasse, di gas naturali e combustibili liquidi per il riscaldamento; i trasporti, soprattutto su gomma; le emissioni industriali; infine le industrie zootecniche, come ha recentemente dimostrato anche la trasmissione Report di Rai3, parlando degli allevamenti intensivi, che però nella nostra zona mancano quasi del tutto. Ora, le recenti misure di restrizione adottate con il DPCM del 9 marzo 2020 che ha ufficialmente innescato il lockdown, hanno determinato una condizione favorevole e raramente verificabile per individuare con maggiore precisione le categorie di sorgenti più inquinanti. Come abbiamo detto, per oltre un mese si è verificato un drastico calo del traffico veicolare: di conseguenza l’incremento delle concentrazione delle polveri sottili non sembra dipendere in maniera preponderante dal flusso di autoveicoli in circolazione, anche perché il rilevamento operato dall’ingegnere Romano dimostra che i valori di PM10 aumentano a partire dalle ore 18 per poi diminuire dopo le ore 24, quando il traffico veicolare è praticamente nullo.
Per la stessa ragione legata agli orari dei picchi Francesco è portato a escludere anche le emissioni industriali. Così facendo resterebbero sul banco degli imputati solo le emissioni derivanti dalla combustione di biomasse, gas naturali e combustibili liquidi per il riscaldamento.
“Questa ipotesi” – sostiene l’ingegnere – “è avvalorata dalla distribuzione temporale delle massime concentrazioni di inquinanti che avvengono verosimilmente negli orari di accensione dei riscaldamenti domestici”. Chiaramente il passaggio alla bella stagione consentirà di condurre ulteriori rilevamenti che potranno dire di più su quanto i riscaldamenti incidano sui livelli di inquinamento dell’aria.
Intanto il geologo Salvatore De Riggi, in risposta all’elaborato dell’ingegnere Romano, fa notare che anche i roghi tossici potrebbero incidere sulla qualità dell’aria, in quanto produttori di particolato (oltre che di altre sostanze inquinanti). Un fenomeno che si registra costantemente nel territorio di riferimento, non a caso noto come “Terra dei fuochi”, e che non si è fermato nemmeno durante questo lungo periodo di isolamento, come riportato più volte dalle notizie di cronaca. Non del tutto scagionato il termovalorizzatore di Acerra, ma per considerazioni più rilevanti “dovremmo sapere se funziona con le prestazioni per il quale è stato progettato”, sottolinea Romano.
Tuttavia l’ingegnere, nel suo elaborato, chiosa facendo riferimento alla possibilità che tra i potenziali inquinanti si potrebbe annoverare anche le polveri derivanti dalle attività estrattive che avvengono nella zona circostante la città di Marigliano: le cave di Polvica, nel nolano. Alcune caratteristiche del territorio, come l’orografia (quella parte della geografia fisica che studia e descrive le caratteristiche dei rilievi montuosi) e la direzione dei venti dominanti, portano a non escludere del tutto la probabilità che una aliquota del particolato possa derivare proprio da tale attività.
Saviano, addio al sindaco e dottore Carmine Sommese
Il Covid-19 non risparmia nessuno. La comunità di Saviano si stringe intorno alla famiglia del primo cittadino che ha lasciato un’intera comunità. La sua professionalità e il suo amore per il prossimo non potranno mai essere dimenticati.
Una figura storica ci ha lasciati. Oggi, con il cuore a pezzi, il comune di Saviano è costretto a dare l’ultimo saluto al sindaco del proprio paese, Carmine Sommese, dottore di tutti, prima che sindaco, un uomo che con grande forza ha speso la sua vita lottando in prima linea tra le corsie degli ospedali per salvare quella degli altri, ma è proprio lì che ci ha lasciati.
Negli istanti immediati in cui lo scorso 19 marzo ha appreso di essere positivo al Covid-19, il sindaco ha pubblicato su Facebook un messaggio che, riletto oggi, fa ancora più male: «La mia professione di medico ed il mio ruolo di sindaco mi hanno inevitabilmente esposto ad un maggiore rischio di contagio. Spesso si rimane feriti da ciò che più si ama, dal mio aver combattuto, in prima linea e senza risparmiarmi, la battaglia che tutti noi stiamo vivendo. Attinto da una malattia silente e diventato paziente, rafforzo il mio amore per la medicina e la dedizione alla mia cittadina, perché la mia esperienza di contatti umani e di quanti a me si sono affidati mi ha reso migliore, oggi più di ieri. Tornerò presto a contrastare questa emergenza sanitaria, insieme ne usciremo vincitori».
Il sindaco ha sicuramente vinto. Prestando fede al giuramento di Ippocrate, abbandona questo mondo vittorioso, lasciando a chi resta un grande insegnamento: credere nei propri ideali, nei propri valori senza mai perdere di vista i propri obiettivi.
Il suo sorriso, quelle strette di mano forti, la sua disponibilità e reperibilità 24/24 ore sono simbolo di lungimiranza e di amore per il proprio mestiere. Nessuno potrà mai comprendere quanto sarà dura la sofferenza per le sue tre figlie, Maria, Martina e Viviana e per la moglie, Marina Gambardella che con la sua infinita dolcezza saprà certamente portare avanti a testa alta la sua famiglia, anche se nulla sarà più come prima. Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, che riesce a mantenere una forte lucidità nonostante il profondo dramma: «Carmine, ne sono certa, avrebbe voluto il vostro affetto, la vostra vicinanza ed è quel che vorremmo anche noi, ne avremo presto modo e tempo. In questo momento, però, vi invitiamo ad essere accorti ed evitare, seppur spinti dall’affetto, assembramenti».
A loro è rivolto l’abbraccio di un’intera comunità che difficilmente riuscirà ad accettare una così grave perdita.
Ex consigliere regionale della Campania, primario del reparto di chirurgia presso l’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, oltre ad essere medico chirurgo presso la clinica privata Villa Maria di Baiano, ha sempre speso tutte le sue forze per aiutare chi ne aveva più bisogno.
Numerosi i messaggi di cordoglio che si alternano incessanti su Facebook, a partire dal sindaco del vicino comune di Nola, Gaetano Minieri che al suo collega rivolge le soavi parole di Marcel Proust: «Una persona non muore subito per noi, ma resta immersa in una specie di aura di vita che non ha nulla di una reale immortalità ma fa sì che essa continui ad occupare i nostri pensieri proprio come quando era viva. È come in viaggio».
Parole di affetto giungono anche da Ottaviano, dal sindaco Luca Capasso che onora un grande uomo, stringendosi intorno alla sua famiglia, esaltando le sue eccelse doti di guerriero e condottiero della comunità: «Carmine è sempre stato in prima linea, da sindaco e da medico: ha combattuto come un soldato al fronte e da soldato è morto, nel compimento del suo dovere. Mi auguro che lo Stato si ricordi di lui e di altri professionisti esemplari, che nella loro vita hanno mostrato grande valore e che oggi ci lasciano a causa di questo maledetto virus. Sommese è stato un punto di riferimento per il territorio, un uomo generoso, disponibile, sempre vicino a chi aveva bisogno di aiuto. E noi abbiamo il dovere di assumere comportamenti responsabili anche per onorare la memoria di persone straordinarie come Carmine».
In una situazione come quella attuale di profondissimo sconforto per tutti, niente è stato abbastanza per salvare Carmine Sommese. Le stesse parole di chi sta scrivendo emergono a fatica, cercando di fare chiarezza tra i mille pensieri di angoscia che un simile dramma può scatenare. Non sappiamo quanto ancora durerà questa sofferenza, ma è necessario continuare a vivere osservando le leggi vigenti, stando a casa fino a quando sarà necessario, nel rispetto dei nostri concittadini, ma soprattutto in onore di chi ha messo a repentaglio la propria vita per unirsi in questa lotta comune. Ogni giorno si fa la conta delle vittime, numeri che risuonano come un ritornello, ormai. Essere positivi e fiduciosi è difficile, ma bisogna sforzarsi, bisogna credere nello sforzo dei medici e della ricerca che va avanti.
Arrivederci, dottore.

