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In questa surreale e soleggiata domenica di primavera, sospesa tra la tragedia e la speranza, condivido volentieri con voi le intense emozioni provate all’ascolto dell’ultima produzione discografica di Diodato che ben sintetizza il momento storico che stiamo collettivamente vivendo, con occhio artistico/musicale profondo e disarmante.

Una rilassante e meravigliosa piscina con il suo azzurro intenso in cui perdersi, delle case alveari sullo sfondo che si specchiano nel mare, sempre sullo sfondo un treno d’epoca a poca distanza da quella che si direbbe l’Ilva di Taranto (da tempi non sospetti l’artista si batte contro il suo impatto ambientale), un barcone affollato, due ruote di carro che rimandano a mani abili e lavoratrici di un artigiano-commerciante vecchio stile che ama tanto il proprio lavoro normale, un missile e la sua tremenda caduta libera pronto a stravolgere l’apparente tranquillità dello scenario e dei pensieri in cui sembra perdersi Antonio, sedutosi a contemplare il tutto con introspettiva esigenza.

E’ questo il vero e proprio quadro della surrealista copertina/manifesto realizzata da Paolo De Francesco che fa da efficace e affascinante sintesi all’album Che vita meravigliosa del pluripremiato Diodato all’ultimo Festival di Sanremo con il brano Fai rumore.

“Dopo il Festival mi sono arrivate tantissime manifestazioni di affetto, questa è la cosa più bella. Tanta gente mi ha ringraziato perché mi ha detto di aver vissuto un momento indimenticabile, quindi ti rendi conto che il tuo momento indimenticabile lo è diventato nello stesso tempo per tantissima altra gente, questa è una cosa cui non avevo pensato e che mi sta emozionando tantissimo”.

Senza dubbio questo quarto album è quello della definitiva consacrazione per il bravissimo artista tarantino e non soltanto per la bellissima title track che ha fatto da colonna sonora all’emozionante e coinvolgente film La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek o per lo splendido brano con cui ha vinto Sanremo e il prestigioso Premio della critica Mia Martini, ma anche e oserei dire soprattutto per l’ottima fattura e la riuscita di ogni suo singolo brano.

Antonio Diodato, cantautore affascinante, dalla evocatrice e potente voce, riservato e intimista, ha dovuto faticare non poco dal lontano 2007 per arrivare al successo, facendo tanti sacrifici e muovendo con umiltà i primi passi nel panorama musicale indie.

I punti forza del disco sono senza dubbio gli arrangiamenti orchestrali e i musicisti del calibro di Tommaso Colliva, Fabio Rondanini, Rodrigo D’Erasmo, Daniel Plentz, Adriano Viterbini, Roberto Dragonetti e Raffaele Scogna.

Bellissima è la partitura d’archi della dolorosa Fino a farci scomparire che narra la fine di un’amore (… ma non lo vedi con il tempo tutto sembra avere un senso, anche il nostro ritornare a innamorarsi in questo altrove), così come da ascoltare con attenzione sono l’introspettiva e profonda Alveari (… e poi cadere un giorno e ricordarsi che è tutto così fragile, un equilibrio facile da perdere, ma cadere non è inutile, cadere è ritrovarsi di nuovo dell’essenziale invisibile) e l’orecchiabile, fin dal primo ascolto, La lascio a voi questa domenica, nonostante sia ispirata a un tragico fatto di cronaca cui l’artista ha assistito.

Con Il commerciante, invece, Diodato ci riporta con grande naturalezza (grazie anche a un arrangiamento che riesce a essere al contempo ironico e romantico) alle cose semplici della vita di un tempo, neanche poi tanto lontano, da contrapporre al frenetico logorio causato da un sistema economico sbagliato e decisamente da sovvertire.

Il concept album è piacevolmente arricchito dalle ritmate e incalzanti Ciao, ci vediamo, E allora faccio così e Non ti amo più, quest’ultima, a nostro avviso, ideale come singolo estivo.

Completano il mosaico la malinconica Solo e la delicata e struggente Quello che mi manca di te che fin dall’incipit da’ i brividi rimandando a un vecchio vinile e al fruscio procurato dalla puntina, eseguita con un filo di voce intimista e carico di pathos che ormai è diventato il marchio inconfondibile del cantautore pugliese (nato ad Aosta, cresciuto a Taranto e romano d’adozione), artista molto sensibile, dalle grandi doti vocali, musicali e di scrittura, su cui poter fare pieno affidamento anche in un futuro prossimo che gli auguriamo prolifico e ancora carico di belle speranze e interessanti idee che non gli sono mancate mai.

Diodato riceve e mostra con orgoglio il Premio della Critica Mia Martini