Somma Vesuviana, la San Giovanni Bosco- Summa Villa realizza un video con tammurriata a distanza

 Riceviamo e pubblichiamo 
Il preside Piccolo : “Abbiamo voluto omaggiare il 3 Maggio, giorno dedicato alla Madonna del Santuario di Castello nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio. E’ un video che testimonia l’amore della nuova generazione per il canto popolare”.    
 
La scuola non si ferma , non si è mai fermata. Con la Didattica a distanza docenti e alunni continuano a mantenere il loro particolare legame e  ad avanzare nel percorso educativo tracciato all’inizio dell’anno scolastico.
Noi, dal territorio vesuviano doniamo questo video testimonianza di come si sia rafforzato il legame tra la nuova generazione ed il canto popolare. Forse è la prima tammurriata suonata ed intonata a distanza in epoca Covid. Il 3 Maggio di ogni anno c’era l’omaggio alla Madonna del Santuario di Castello, situato nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio. Si cantava l’inno alla Madonna dinanzi al Santuario, poi si entrava nella chiesetta accompagnati dagli strumenti di musica popolare come la tammorra. In assenza di questo i ragazzi ad indirizzo musicale di una  Scuola Media, la Statale San Giovanni Bosco di Somma Vesuviana, nel napoletano, hanno dato vita a questo video. Un ideo che mette insieme il canto popolare, il ballo popolare e che per la prima volta, in epoca Coronavirus  vede protagonista la storica tammurriata” . Lo ha affermato Ernesto Piccolo, Preside della Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco” di Somma Vesuviana.      
 
“Autorizziamo la stampa a divulgare il video perché siamo in possesso delle liberatorie. La tradizione popolare vesuviana, napoletana ed in particolare sommese si perde nella notte dei tempi e assume aspetti sincretici di antichi culti pagani sui quali si è innestata la tradizione cristiana, dunque si scava nel recondito di un humus popolare straordinariamente ricco. La festa intimamente legata alla storia agricola del SOMMA-VESUVIO si mescola al culto degli Dei e alla Devozione della Madonna del Castello. Il Vesuvio a’ “Muntagna” con occhio vigile scruta il popolo sommese e promette di frenare la sua furia cieca e devastante. Il sangue nelle vene scorre veloce e il cuore scandisce a ritmo incessante i tempi della condivisione,del ringraziamento, dell’amore per la propria terra. I colori, i sapori, gli odori – ha continuato il Preside Piccolo – si mescolano e danno vita ad un magma luccicante… i corpi esplodono in danze irrefrenabili con ritmi sempre più dirompenti. Ecco la TAMMURRIATA espressione viva di tutto ciò e tanto amata dal popolo sommese. Quest’anno 3 maggio 2020 nonostante la difficile situazione che ci vede combattere contro il male oscuro la nostra scuola, la SMS San Giovanni Bosco Summavilla non ha voluto fermare la tradizione per dare un messaggio di speranza e amore. I ragazzi dell’indirizzo musicale con la collaborazione degli alunni di altre sezioni hanno eseguito magistralmente una TAMMURRIATA esplosione e abbraccio di suoni. La scuola non si ferma mai, il suo motore pulsante vive quotidianamente. Dunque siamo lieti di presentare la tammurriata. È un inedito della nostra scuola ed è presentato per la prima volta in occasione della chiusura della festa di Castello in modalità virtuale . La tammurriata racconta la storia d’amore di due giovani costretti dal distanziamento sociale a restare separati. Quindi, anche l’amore, il sentimento più nobile, subisce l’offesa del coranavirus. È un affresco dei tempi che viviamo, nei quali sono messi a dura prova finanche i nostri sentimenti. La speranza dei due innamorati, di potersi rincontrare, è la nostra stessa speranza. Un futuro nuovo nel quale le angustie e le privazioni del presente siano un lontano ricordo. Uniti ce la faremo, uniti ritorneremo a vedere la luce in fondo al tunnel e far parlare d’amore i nostri cuori
Ci auguriamo che dal connubio tra la resilenza della comunità scolastica tutta, il valore trascendentale della musica e l’anima popolare e ancestrale della festa possa ripartire tutta Somma Vesuviana e tutta la nostra cara Italia.La SMS “S.Giovanni Bosco-Summa Villa” nella persona del prof. Ernesto Piccolo , Dirigente Scolastico pro tempore , comunica che gli alunni sono in possesso di liberatoria dei genitori per l’utilizzo delle immagini dei minori”.
 
Riconoscimenti europei sono giunti in queste settimane alla San Giovanni Bosco per la qualità della didattica a distanza messa in campo. Inoltre il 25 Aprile, in occasione della Festa della Liberazione grande successo aveva conseguito i video degli studenti.
 
In quel video gli alunni del Scuola Media di primo Grado  “San Giovanni Bosco Summa Villa” avevano raccontato il 25 Aprile declamando versi e pensieri di alcuni celebri autori della letteratura italiana e ricordando alcuni tra i testimoni della lotta partigiana sommese. Da Calvino a Bassani e per concludere – ha concluso Piccolo –  gli allievi dell’indirizzo musicale avevano profuso grande impegno ed entusiasmo per realizzare una magistrale esecuzione virtuale dell’inno Nazionale, resa possibile grazie all’eccezionale lavoro di alcuni docenti”.

Betania, dal 4 maggio ci sarà la ripresa delle attività ospedaliera e degli ambulatori

Sciambra, Direttore Sanitario: l’accesso sarà regolamentato, è fondamentale il rispetto degli orari concordati in fase di prenotazione.   Dal 4 maggio 2020 all’Ospedale Evangelico Betania riprenderanno tutte le attività ospedaliere ordinarie mediche e chirurgiche, nonché le attività ambulatoriali. La decisione arriva in seguito alla comunicazione della Regione Campania che autorizza la ripresa delle attività di elezione e ambulatoriali negli ospedali.Ripartiranno tutte le attività ma nel rispetto delle misure e le procedure previste dalla Regione Campania per l’emergenza Covid-19. Per garantire il distanziamento previsto dalle normative vigenti per il contrasto del contagio, l’ospedale ha adottato misure precauzionali che prevedono l’accesso regolamentato alle sale d’aspetto e ai percorsi interni, turnazioni per l’accesso agli ambulatori, il rispetto rigido degli orari, nonché la disponibilità di disinfettanti in tutti gli ambienti e la sanificazione dei locali”, spiega il Direttore Sanitario, Antonio Sciambra. Questo significa che oltre le prestazioni di Pronto Soccorso e di urgenza effettuate negli ultimi due mesi si potranno riprendere tutti gli interventi chirurgici di elezione, le prestazioni mediche ordinarie, i ricoveri e le attività ambulatoriali, finora sospese per il rischio legato alla diffusione del virus Covid-19. I pazienti interessati alle attività dell’ospedale potranno contattare il CUP, Centro Unico di Prenotazione, per prenotare una prestazione telefonicamente 081 5912159 e/o chiedere informazioni 081-5912378  Inoltre ogni paziente che accederà all’ospedale sarà sottoposto ad una valutazione generale, tra cui la rilevazione della temperatura corporea e della saturimetria periferica e, prima di eventuale ricovero per intervento, anche allo screening Covid”, aggiunge Sciambra. “In questa fase perché l’Ospedale possa riprendere rapidamente l’attività ordinaria è fondamentale la collaborazione dei pazienti che invitiamo a presentarsi indossando i DPI previsti come le mascherine, rispettando gli orari ed i percorsi e mantenendo le distanze di sicurezza interpersonali. Nell’interesse di tutti bisogna evitare l’affollamento dei luoghi comuni”, conclude il Direttore Sanitario.  

Marigliano, la protesta silenziosa dell’associazione “Orgoglio Partite Iva” urla l’angoscia di chi è ancora costretto a non lavorare

Parte da Marigliano il grido di protesta dell’associazione OPI (Orgoglio Partite Iva): una iniziativa di denuncia tesa a sbloccare l’economia e far partire il commercio ora che le l’emergenza sanitaria, causata dalla pandemia di COVID-19, sembra scemare. Nelle ultime ore alcuni commercianti, tra cui il noto gestore dell’omonima, rinomata pasticceria, Federico De Girolamo, hanno inscenato una protesta di grande impatto, collocando dei manifesti mortuari sulle saracinesche abbassate dei loro esercizi commerciali e facendosi immortalare in una posa che quasi ricorda l’iconografia cristologica. Un po’ come a voler dire: “ci avete messo in croce”. Fautore dell’iniziativa è Fabiano Esposito, libero professionista e imprenditore, ma in questo caso soprattutto coordinatore regionale del movimento “Orgoglio Partite Iva” che prova a veicolare e diffondere la protesta collettiva. Il popolo delle piccole e medie imprese rivendica il proprio diritto a esistere: Marigliano è capofila nella vertenza che intende fare rispettare il diritto al lavoro e alla libertà d’impresa, sancito dalla Carta costituzionale. L’intento dell’azione è quello di premere sull’acceleratore nel breve periodo per la riattivazione di tutti gli esercizi commerciali e delle professioni. Le priorità individuate dall’associazione sono le seguenti: 1) risarcimento danni reali cagionati dal blocco lavorativo indotto; 2) indagine sulla validità delle autocertificazioni e relative limitazioni della libertà personale (art. 16 della Costituzione, etc.); 3) azzeramento debiti pregressi con agenzia delle Entrate – Riscossioni; 4) fiscalità di vantaggio; 5) Nuova riforma per fallimenti. Stop alla moltiplicazione dei debiti che rendono impossibile il pagamento. Stop pignoramenti sulla prima casa; 6) Innalzamento del limite attuale dei contanti a 5.000,00 Euro e abolizione dell’obbligo dell’uso del POS; 7) Cancellazione dal GRIF per ogni soggetto che abbia documentato il perché del numero delle rate inevase, e cancellazione dal circuito bancario delle pregresse segnalazioni al GRIF per rate saldate o chiuse a saldo e straccio; 8) Eliminazione acconti Iva; 9) Eliminazione degli studi di settore, ISA con determinazione del reddito analitico; 10) La merce non venduta dai negozi di abbigliamento e simili (magazzino) non può essere considerata per l’anno successivo come anticipo tasse anche per chi ha contabilità ordinaria; “Quelle elencate – afferma Esposito –  sono solo alcune priorità per permettere alle Partite Iva di ripartire dopo lo stop delle attività indotto da Governo, Regioni e Comuni, i quali hanno una responsabilità oggettiva nei fallimenti delle nostre imprese che hanno chiuso. Colpa di un sistema consolidato che usa le Partite Iva come Bancomat e delle scelte di governo ed enti locali che sono forti con i deboli e deboli con i forti, e che privano le Partite Iva di ogni diritto e calpestano ogni giorno la loro dignità, compresa quella del soggetto giuridico che le rappresenta”. Per le tematiche attuali e anche per quelle pregresse, nel rispetto della Carta costituzionale e in ottemperanza alle vigenti leggi, lunedì 4 maggio 2020 gli iscritti all’associazione rivendicheranno il loro diritto a esistere con una protesta silenziosa davanti alle proprie attività. Tuttavia, come abbiamo detto, qualcuno si è già attivato. Spicca sicuramente la presenza della famiglia De Girolamo, pasticcieri da generazioni: una protesta, la loro, che sottolinea anche un aspetto di questa crisi che in due mesi, come previsto, è mutata da sanitaria a socio-economica. È forse lecito domandarsi come mai, al netto delle riaperture ormai conclamate per bar e pizzerie (che da lunedì 4 maggio potranno operare anche l’asporto), le attività di pasticceria continuino a rimanere scientemente chiuse e non procedano alla ripresa, ovviamente rispettando i protocolli di sicurezza.

Marigliano, covid 19, tutto pronto per le sedute di Consiglio Comunale in videoconferenza e in streaming

Riceviamo da Vito Lombardi, presidente del Consiglio Comunale di Marigliano, e pubblichiamo. Con decreto del 30 aprile, il presidente del consiglio comunale di Marigliano Vito Lombardi ha disposto la possibilità di svolgimento delle sedute in consiglio comunale anche in videoconferenza e in streaming. Come conseguenza del decreto legge 18 del 17 marzo 2020, n. 18 riguardo le misure connesse l’emergenza epidemiologica da COVID – 19, sono state pubblicate dal presidente Lombardi le disposizioni per la disciplina delle sedute dell’Organo Consiliare con la modalità telematica della videoconferenza con la possibilità di intervenire da luoghi diversi dalla sede istituzionale del Comune, in modo simultaneo e in tempo reale, assicurando l’esercizio delle prerogative dei consiglieri, nonché l’applicazione, nei limiti della compatibilità, dello Statuto e del regolamento del consiglio comunale vigente. Le prossime sedute si terranno obbligatoriamente a porte chiuse con diretta streaming e ogni consigliere comunale può scegliere di partecipare mediante la modalità della videoconferenza, informando il presidente del consiglio entro i tre giorni precedenti la seduta. Sarà utilizzata una piattaforma messa a disposizione grazie alla collaborazione con A.N.U.T.E.L. (Associazione Nazionale Uffici Tributi Enti Nazionali) che consente di  accertare con sicurezza l’identità degli amministratori che partecipano ed intervengono in videoconferenza, nonché la possibilità di constatare con chiarezza le operazioni di voto.

Ma il cielo è SEMPRE più blu

Da giovedì prossimo sarà possibile ascoltare una nuova incisione di uno dei brani che hanno fatto la storia della musica italiana, pubblicato per la prima volta nel 1975 ma assolutamente attuale e senza tempo. Si tratta di un’iniziativa dall’importante valore sociale oltre che dall’interessante aspetto artistico e aggregativo in un momento così particolare per il nostro Paese. Sono più di cinquanta e hanno registrato a distanza una versione corale di Ma il cielo è sempre più blu dell’indimenticabile Rino Gaetano, che è stato, fin dai primi giorni di distanziamento sociale, la scelta popolare per poter far sentire che l’Italia c’è. Alessandra Amoroso, Annalisa, Arisa, Baby K, Claudio Baglioni, Benji & Fede, Loredana Berté, Boomdabash, Carl Brave, Michele Bravi, Bugo, Luca Carboni, Simone Cristicchi, Gigi D’Alessio, Cristina D’Avena, Fred De Palma, Diodato, Dolcenera, Elodie, Emma, Fedez, Giusy Ferreri, Fabri Fibra, Fiorello, Francesco Gabbani, Irene Grandi, Il Volo, Izi, Paolo Jannacci, J-Ax, Emis Killa, Levante, Lo Stato Sociale, Fiorella Mannoia, Marracash, Marco Masini, Ermal Meta, Gianni Morandi, Fabrizio Moro, Nek, Noemi, Rita Pavone, Piero Pelù, Max Pezzali, Pinguini Tattici Nucleari, Pupo, Raf, Eros Ramazzotti, Francesco Renga, Samuel, Francesco Sarcina, Saturnino, Umberto Tozzi, Ornella Vanoni… e Alessandro Gaetano. L’idea è di Franco Zanetti, che da Rockol ha lanciato la proposta, subito accolta da Takagi & Ketra e Dardust che hanno coinvolto e unito tutti gli altri nell’impresa di produrre un brano corale senza precedenti, mixato da Pinaxa. Il brano sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 8 maggio 2020 e sarà possibile ascoltarlo per la prima volta durante l’evento di lancio giovedì 7 maggio alle 18.00 su www.amazon.it/italianallstars4life. Amazon promuove questa iniziativa con la donazione alla Croce Rossa Italiana, sostenendo Il Tempo della Gentilezza, progetto della CRI a supporto delle persone con maggiori vulnerabilità sociali e sanitarie durante l’emergenza Covid-19. Chi lo desidera, può dare il proprio contributo alla Croce Rossa Italiana attraverso un pulsante per donare, raggiungibile direttamente sul sito Amazon.it. Tutti i diritti saranno devoluti alla CRI.

Fase 2, alla FCA di Pomigliano la Panda dovrà ancora attendere: ripresa “da concertare”

Domani non riaprirà la più grande fabbrica campana, la FCA di Pomigliano. Per lo stabilimento produttore della Panda il primo giorno della tanto attesa “Fase 2” sarà ancora un momento di riflessione, con la catena di montaggio ferma. Per il momento l’impianto, che fino agli inizi di marzo stava producendo la vettura più venduta in Italia, ora sta facendo registrare riaperture, peraltro molto timide, quasi a “numero chiuso”, soltanto di alcuni reparti. Lunedi scorso hanno riattivato le macchine il reparto stampaggio e il logistico di Nola. Ma anche qui sono finora molto pochi i lavoratori in postazione per ogni turno. Domani intanto torneranno in attività i collaudatori delle auto. “Saranno solo una ventina – preannuncia però Mario Di Costanzo, responsabile della Fiom di Napoli per il settore automotive –  nel pomeriggio il comitato tecnico scientifico Covid 19 effettuerà un sopralluogo per verificare il rispetto dei protocolli di sicurezza”. Di Costanzo ha inoltre preannunciato che per quanto riguarda la riattivazione della catena di montaggio, chiusa dall’11 marzo e dove per forza di cose si prevede un impiego decisamente più numeroso di addetti, questa “sarà decisa in una riunione tra azienda e sindacati che si terrà in settimana”. Il momento è di quelli estremamente delicati. La Fase 2 ci riporterà a una situazione pre-lockdown, quella in cui, per intenderci, si sono ammalati di Covid due operai della Fiat di Pomigliano, due impiegati dello stabilimento aeronautico attiguo, l’Avio Aero, e un ingegnere dell’altro enorme impianto aeronautico del polo di Pomigliano, la fabbrica Leonardo, un uomo di 55 anni che è morto. Questi sono almeno i contagi ufficialmente resi noti oppure confermati dalle aziende. Ma la questione della riapertura e della messa a pieno regime dei grandi stabilimenti inevitabilmente s’intreccia con le preoccupazioni di una possibile ondata di ritorno del virus. Sullo sfondo però la dittatura del Covid 19 sta facendo intravedere un altro, gigantesco, problema: la crisi economica, un più che probabile tracollo dei consumi. Mai come in questa fase il destino di interi popoli è appeso alle scoperte mediche, a un vaccino o, almeno, a una cura che rendi il rischio calcolato, una terapia valida per tutti in grado di salvare la vita con certezza.

VinGustandoItalia, “Quasi Sommelier”: quarta lezione.

  …Il calice inizierà a raccontarsi in modo schietto, mostrando le sue qualità e manifestandosi maggiormente per quello che è, svelando i suoi segreti… Cari lettori, questa è la lezione più importante, nella quale resterete affascinati dalla complessità di un bouquet aromatico: la degustazione olfattiva dei profumi del vino. Prima di tutto dobbiamo chiederci quale sia lo scopo dell’analisi olfattiva, perché è tanto importante il bouquet del vino. Per scoprire i tantissimi profumi che possono celarsi in un vino? Per dire che sa di bosso, goudron, anice stellato, ciliegia, liquirizia e fare il fine degustatore che riesce a riconoscere tutti i sentori? Scopriamolo insieme. 4 Lezione: L’ esame olfattivo.   Il calice inizierà a raccontarsi in modo schietto, mostrando le sue qualità e manifestandosi maggiormente per quello che è, come se scorressimo altre righe della sua carta d’identità, iniziassimo a scovare i suoi segni particolari e con più certezza la sua età e la sua storia in campo ed in cantina. I profumi del vino hanno diverse origini, o intrinseche del vitigno, riconoscibili e riconducibili specificatamente a quella varietà, o derivanti dalla fermentazione o sprigionati a seguito dell’evoluzione. Ma a parte il piacere intrinseco dello scoprire e conoscere un vino, lo scopo di questa analisi è quello di sviscerarne ogni caratteristica. Capire prima di tutto di che pasta è fatto il vino, se ha difetti, se il tappo non ha retto, se c’è spunta, se c’è riduzione, se è troppo ossidato, se è giovane o anziano, affinato in legno o in acciaio, cemento o anfora, se il legno è ben integrato nel bouquet o se è sgarbato e preponderante. Il profumo del vino dipende da svariate sostanze con diverso grado di volatilità e solubilità nel muco presente nelle fosse nasali. Il naso ha una capacità sensoriale 10.000 volte superiore a quella del gusto. L’olfatto è il senso che l’uomo usa meno, condizionato da una vita e da un ambiente che non richiedono di individuare i pericoli o le fonti di sostentamento dagli odori percepiti. Le particolarità del senso dell’olfatto sono moltissime, ma in particolare vanno sottolineate le seguenti: Il suo attivo intervento in due diversi momenti dell’assaggio, nell’olfazione diretta (Via Nasale Diretta, quando annusiamo) e indiretta (Via Retronasale, quando introduciamo in bocca un alimento o bevanda); la facilità nel riconoscere un odore ma l’estrema difficoltà nell’identificarlo; un odore, la prima volta che si sente, si memorizza nel sistema limbico, quindi nella parte irrazionale del cervello (dove si trovano emozioni, paure ecc.) mentre la sua etichetta semantica si memorizza, e con difficoltà, nella corteccia cerebrale, quindi nella parte razionale del cervello; risulta così difficile collegare con immediatezza e precisione una sensazione odorosa (irrazionale) a un nome (razionale); il bisogno di definire una sensazione odorosa per analogia con l’oggetto che la può ricordare e non con il nome tecnico della molecola che l’ha generato (odore di banana e non odore di acetato di isoamile); ciò comporta la non facile concordanza di definizione fra persone aventi esperienze diverse; la natura effimera e fugace delle sensazioni olfattive, spesso di breve durata e dinamiche fra loro (prima ne percepisco una, subito dopo un’altra), senza dimenticare il fenomeno dell’assuefazione particolarmente rilevante per gli odori. Quando si prende un calice di vino e si porta alla bocca con lo scopo di berlo, è praticamente impossibile non notare i suoi aromi e apprezzare i suoi profumi, le informazioni che inconsciamente riceviamo dal senso dell’olfatto, determinano in modo rilevante la piacevolezza o il disgusto per ogni cibo o bevanda, qualunque cosa abbia un buon profumo, cibi compresi, ci predispongono in modo positivo alla sua gradevolezza. Quell’incredibile complesso di sensazioni che definiamo come “sapori” e che ci fanno riconoscere un cibo da un altro, che rende piacevole l’atto del mangiare o del bere, è in gran parte determinato dalle sensazioni olfattive che percepiamo; il gusto è in realtà l’unione delle sensazioni gustative fondamentali (dolce, salato, acido e amaro) arricchito dall’infinito patrimonio degli aromi e dei profumi. Non a caso, quando si è raffreddati e si ha il “naso chiuso”, si dice che non si sentono i sapori; in realtà ciò che viene a mancare è quel fondamentale contributo che il senso dell’olfatto conferisce al senso del gusto, quel determinante e discriminante fattore che consente di riconoscere una mela da una pesca, una bevanda da un’altra. Ogni volta che assaggiate un vino, ma questo vale indistintamente per tutte le cose che emettono aromi, soffermatevi con attenzione e concentrazione su tutti gli odori che riuscite a percepire cercando di associare a questi un odore già conosciuto, quindi riconoscibile, oppure, nel caso si tratti di un odore ancora sconosciuto, di associarlo a quel determinato vino cercando, facile a dirsi, di ricordarlo. Un lavoro certamente difficile e impegnativo, tuttavia, questa è la chiave che porta al successo nella valutazione del vino. Siate pazienti e ponetevi di fronte al vino con la sincera volontà e modestia di imparare. Quello che può apparire come un processo difficoltoso e tedioso, può in realtà essere visto come un “gioco” che consente di fare gli “investigatori” e scoprire ogni volta nuovi indizi che andranno ad arricchire il nostro “mosaico” degli aromi. La pratica e l’esperienza insegnerà ad ognuno il metodo più efficace per riconoscere gli aromi e per classificarli nella propria memoria. Non scoraggiatevi se all’inizio tutto sembrerà terribilmente complesso e difficile; è stato così per tutti i degustatori e questo sembra essere il prezzo che si deve pagare per la poca attenzione e lo scarso uso consapevole che noi tutti facciamo dell’olfatto. Come si esegue l’esame olfattivo?  La procedura che consente di eseguire l’esame olfattivo del vino si divide in genere in fasi distinte dove ognuna di queste consente di valutare determinate tipologie e categorie di sostanze volatili. Ricordiamo che la forma e il volume del bicchiere, così come i rapporti fra la superficie di contatto e il volume, sono tutti determinanti per lo sviluppo e la percezione degli aromi. Nel nostro caso specifico si suppone che si faccia sempre uso di calici o bicchieri da degustazione, come per esempio il calice da degustazione ISO, espressamente studiati e progettati a questo scopo. Anche il modo in cui si annusa ricopre un importante ruolo. In genere si adottano tre sistemi distinti di annusata: lenta e profonda, rapida e profonda e sequenze di piccole e brevi inspirazioni. Annusare lentamente e profondamente consente di rilevare le sostanze più leggere in quanto si genera all’interno del bicchiere e del naso un leggero vortice che non “disturba” le sostanze pesanti. Annusare rapidamente e profondamente genera invece un vortice più intenso sia nel bicchiere sia nel naso, e quindi favorirà la percezione delle sostanze più pesanti. Infine, rapide e brevi annusate in sequenza avranno il risultato di “amplificare” la percezione degli aromi in quanto provocheranno dei vortici repentini nel naso favorendo la rilevazione delle sostanze volatili. Quest’ultima tecnica di annusata è quella tipicamente usata dagli animali, come il cane, quando devono “fiutare” qualcosa e percepire gli odori. Le qualità che vengono valutate con l’esame olfattivo sono generalmente quattro: l’intensità degli aromi, cioè la loro potenza, la complessità , cioè il numero di famiglie odorose percepibili, la qualità, cioè il grado di eleganza, di piacevolezza e di raffinatezza degli aromi e, infine, la descrizione analitica e nominale degli aromi percepiti. L’esame olfattivo inizia mantenendo il bicchiere fermo e senza agitarlo e si procederà con annusare il contenuto: in questa fase si rileveranno le molecole leggere e che si volatilizzano con facilità dal bicchiere. Questa prima fase consente di rilevare tutti quegli aromi che sono delicati e leggeri e che sarebbero coperti o che si disperderebbero nelle fasi successive. In questa prima fase si procederà anche alla rilevazione di odori difettosi. Successivamente si fa ruotare il bicchiere in modo da favorire l’ossigenazione, e quindi la volatilizzazione, delle sostanze più pesanti, quindi si annuserà nuovamente nel bicchiere. In questa seconda fase si percepiranno con molta probabilità aromi e odori che prima non erano percettibili. Un’ultima raccomandazione va fatta sul pericolo di assuefazione e di adattamento che potrebbe compromettere gli sforzi compiuti durante l’esame olfattivo. Ricordarsi di interrompere l’esame olfattivo dopo due o tre minuti di continue annusate, prendere una breve pausa di un minuto o due e quindi riprendere l’esame. Come si è già detto, gli aromi e i profumi vengono prodotti da sostanze chimiche volatili, cioè da sostanze che hanno la proprietà di volatilizzarsi e quindi di evaporare. I composti chimici che hanno questa proprietà appartengono a categorie ben distinte, fra cui le più importanti sono alcoli, aldeidi, acidi, esteri, chetoni e terpeni. Le tipologie degli aromi sono: animale – comprende aromi “muschiati” di certe uve così come aromi di carne, di selvaggina e le sostanze odorose prodotte e emesse dagli animali in genere, balsamica – comprende aromi che esprimo balsamicità, come per esempio le resine, legnosa – comprende gli aromi prodotti e generati dalla permanenza del vino nelle botti di legno, cioè tutti quegli aromi che sono stati ceduti dal legno al vino, chimica – comprende tutti gli aromi che hanno una natura prettamente chimica, come aromi di acidi, aromi sulfurei e così via, empireumatica – comprende gli aromi che ricordano quelli di bruciato, tostato, affumicato e cotto, eterea – comprende aromi prodotti dagli alcoli, di natura etilica, dagli esteri di acidi grassi o smalti, tutti prodotti dal processo di fermentazione del vino, floreale – comprende gli aromi che ricordano il profumo dei fiori, fruttata – comprende gli aromi che ricordano il profumo della frutta, speziata – comprende gli aromi che ricordano le spezie, le droghe e le erbe aromatiche, vegetale – comprende gli aromi tipicamente riconducibili a sostanze vegetali in genere, come peperone, erba, fieno e così via. Queste categorie risultano essere particolarmente utili quando si esegue l’esame olfattivo e costituiscono un valido punto di partenza per l’identificazione di specifici aromi. Inoltre, gli aromi del vino vengono anche classificati in accordo alla loro origine, o per meglio dire, in accordo alla fase di vita e di sviluppo del vino. Queste categorie sono tre e precisamente: primari – gli aromi appartenenti a questa categoria vengono anche definiti come varietali e rappresentano gli aromi tipici delle uve con cui è fatto il vino, cioè dagli aromi che si sviluppano tipicamente da determinate uve, secondari – definiti anche fermentativi, gli aromi di questa categoria si sviluppano in seguito al processo di fermentazione alcolica, terziari – definiti anche post-fermentativi, gli aromi di questa si sviluppano grazie ai processi di affinamento e di maturazione che il vino subisce nel corso degli anni.  Tuttavia si possono dare delle indicazioni generali su come procedere nel riconoscimento degli aromi, dei piccoli aiuti che risulteranno probabilmente utili durante il complesso lavoro dell’esame olfattivo. Generalmente gli aromi vengono classificati per categorie, come per esempio aromi di frutta, aromi di fiori, aromi vegetali e così via. Quando si procede con l’esame olfattivo è molto più vantaggioso e proficuo concentrarsi sulla categoria dell’aroma piuttosto che sull’aroma specifico. Si ricordi che quando si valuta il profilo olfattivo di un vino non sappiamo a priori cosa troveremo, cioè non ci si può aspettare sempre e comunque che un vino abbia un’ aroma di banana o di fragola, proprio perché ogni vino è diverso da ogni altro, possono avere delle caratteristiche comuni, compresi gli aromi, ma saranno certamente diversi. Seguendo questo principio è molto più proficuo partire da categorie di aromi piuttosto che interrogarsi continuamente sulla presenza di specifici aromi. In altre parole, quando si percepisce un aroma dal vino è più efficace chiedersi se quell’aroma ricorda il profumo di un frutto piuttosto che chiedersi se quell’aroma ricorda il profumo di mela o di qualunque altro frutto. Non appena sarà possibile classificare un’aroma in una determinata categoria, consentendoci quindi di escludere centinaia di altri profumi, si cercherà di identificare in modo specifico quel particolare aroma. Questo sistema può essere ulteriormente sviluppato e reso ancora più efficace. Se prendiamo, per esempio, la categoria degli aromi di frutta, questa può essere suddivisa in “frutti rossi”, come fragola e lampone, “frutti bianchi”, come mela e pera, e così via. Questa ulteriore suddivisione ci consente di procedere per gradi di esclusione progressiva, dove ad ogni livello si escluderanno determinati gruppi di aromi e diminuendo, di fatto, la probabilità di errore fino all’identificazione finale dell’aroma. Quando si riconoscerà un’aroma di tipo “fruttato”, ci si chiederà se questo appartiene ad un frutto “rosso” oppure ad un frutto `bianco”, quindi si procederà allo stesso modo con le categorie successive fino all’aroma che si stava cercando. Buona degustazione.

“Le alici ‘ndorate e fritte”, il “piatto” dei facchini camorristi del Porto, dei mercati, e d’’”o quatt’’e maggio”

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Le notizie fornite da Ippolito Taine e da Alessandro Dumas.  La camorra dei facchini in età borbonica, da Castellammare a Napoli, dal porto ai mercati, dalla dogana ai traslochi. La “dinastia” dei Cappuccio alla Vicaria,  e il “facchino”  Vincenzo Cappuccio, capo della “paranza”.  Quello che capitò a un cittadino di Sant’Anastasia.  Il  4 maggio era a Napoli il giorno riservato ai traslochi e al cambio di casa. Le alici sanno essere “alici dell’intera giornata”, e non solo “alici ‘e matenata”. Ingredienti: gr. 500 di alici fresche, 2 uova, farina, sale, pepe, olio di semi di arachide. Pulire le alici togliendo le interiora e staccando testa e coda, quindi sciacquarle abbondantemente sotto l’acqua corrente. In una ciotola sbattere le uova e aggiungere un pizzico di sale e pepe In un piatto grande spandere la farina, “passare” le alici prima nella farina e poi nelle uova sbattute, per impanarle. In una padella versare abbondante olio per friggere, scaldarlo e friggere le alici su entrambi i lati fino a renderle dorate. (La ricetta segue sostanzialmente “la ricetta di Max” pubblicata sul blog Giallo Zafferano). La notizia della passione dei facchini di Napoli per le alici fritte ce la dà Ippolito Taine, che giunse a Posillipo nel febbraio del 1864 e riconobbe subito che la città era un misterioso incanto, nel panorama, nella folla, nel corteo di carrozze, nell’ininterrotto concerto delle voci, dei canti, degli schiamazzi. Prestò attenzione anche ai facchini, e confermò ciò che aveva già detto Alessandro Dumas, quello dei moschettieri e del conte di Montecristo, e cioè che i facchini mangiavano, oltre ai maccheroni, alici e verdure fritte. Gli sembrò forse che l’intenso afrore della frittura che penetrava e “ispirava” l’aria dei vicoli e che avvolgeva i poveri, i plebei e i lazzaroni fosse una nota coerente con quel prodigioso brano di musica che era per lui la città di Napoli. La letteratura sui facchini napoletani dell’Ottocento è vasta e interessante, e merita articoli a parte: qui ci limitiamo a notare che la loro passione per le alici fritte, una passione condivisa in verità con tutto il popolo dei “bassi”, si può spiegare con il fatto che il “piatto” dava forza: inoltre, uno dei “centri” della camorra dei facchini era proprio la “Pietra del pesce”, il mercato ittico alle spalle di Piazza del Carmine. Perfino le autorità borboniche, che non usavano con frequenza la parola “camorra”, si spinsero a raccontare, nelle loro relazioni ufficiali, le “imprese” delle “paranze” dei facchini, guidate dai “caporali”. Nel 1850 Francesco Coppola dei duchi di Canzano, Sottointendente di Castellammare, ottenne il plauso dei commercianti della città perché aveva fatto chiudere nel carcere di Ischia Luigi Tommasino “Canavone” e Andrea De Falco “Pacchiantiello”, capi dei facchini camorristi che “avevano stabilito il monopolio per il fitto delle case”, controllavano il movimento delle merci nel porto della città e imponevano la “camorra” ai “vatigali”, ai cocchieri dei carri che ogni giorno arrivavano da tutto il territorio. Una pericolosa “paranza” di facchini camorristi era quella che, sotto la guida di Pasquale Cafiero e di Pietro Carpinelli, esercitava i suoi traffici tra il polo industriale di San Giovanni a Teduccio e la “dogana” del Ponte della Maddalena. Faceva parte del gruppo anche Nicola Barracano, di cui l’ispettore di Portici scrisse, nel 1874: “lo si può trovare alla porta della Grande Dogana, vestito con blusa blu, fingendo di fare il facchino”. La camorra della Vicaria riconobbe sempre come suoi capi i Cappuccio: nel 1845 il “capoparanza” era Vincenzo Cappuccio, “’o pazzo”, che dichiarava di “campare con il mestiere di facchino”. Nel maggio del 1863 Giovanni De Simone si trasferì da Sant’ Anastasia, la sua città natale, nella casa presa in affitto a San Carlo all’Arena. Ai facchini che gli trasportarono in casa mobili e bauli diede la ricompensa pattuita: ma fu costretto a dare un “dono” in danaro anche al loro capo, Salvatore Galdiero, che la polizia conosceva come “facchino del mercato”.Immaginiamo quale fosse il movimento dei facchini il 4 di maggio, quando a Napoli “si celebravano”, per antica tradizione, i traslochi.  Perciò a Napoli una  confusione grande e chiassosa   si chiama “’o quatt’’e maggio”. E che sono “le alici  ‘ e matenata”? La freschezza di certi volti femminili, in cui l’opera della natura ha ricevuto il sostegno morbido e invisibile delle creme, è viva e piena nel primo quarto della giornata; poi, sciogliendosi gli unguenti a poco a poco, a poco a poco lo splendore di quei volti si vela, la stanchezza lo appanna, lo offusca, lo spegne. Queste donne sono, dicono a Napoli, come alici ‘e matenata: le alici appena pescate, che di primo mattino sfavillano, nel luccichio ancora intenso dell’acqua di mare, sui banchi delle pescherie. Ma è una “sentenza” ingiusta:  nel fuoco e nell’uovo le alici conservano a lungo il loro sapore particolare: si adattano,  “nascondono” la memoria del mare in una delicata nota di terra,  quasi consapevoli dell’alto compito che la Storia ha assegnato ad esse: nutrire gli “ultimi”. (fonte foto:rete internet)  

Sant’Anastasia, nei prossimi giorni nuovi tamponi per tutti i contagiati in città

Da fonti ufficiali, sono quindici in tutto i contagi a Sant’Anastasia, compresi i quattro ancora positivi alla residenza sanitaria anziani di Madonna dell’Arco. Non ce l’ha fatta, invece, una parente di un contagiato, morta in un ospedale napoletano. “Da lunedì sarà tolleranza zero per i trasgressori rispetto alle regole stabilite dalla nuova ordinanza della Regione Campania” – dice il comandante della Polizia Locale, Pasquale Maione, impegnato in questi ultimi giorni nella consegna dei buoni di solidarietà, circa 600. “Ci sono dieci contagi in un unico grande nucleo familiare – spiega Maione – ed è una cosa che risale al 19 aprile, tra pochi giorni saranno ripetuti i tamponi a tutte le persone risultate positive al coronavirus a Sant’Anastasia”.  

Fase 2, la Regione Campania ci ripensa: si al cibo d’asporto e niente più fasce orarie per passeggiare

Sì al cibo d’asporto, niente fasce orarie per passeggiare e sì alla possibilità di correre in Campania. La decisione della Regione è giunta dopo un “incontro con la task force e i rappresentanti delle Camere di Commercio”. Si è decisa la riapertura all’attività dell’asporto sulla base di queste norme: il servizio viene svolto sulla base di prenotazioni telefoniche o online; il banco vendita sarò posto all’ingresso dell’esercizio commerciale; i gestori sono responsabili del distanziamento sociale e anche di quello di eventuali riders per il delivery; è assolutamente obbligatorio l’uso da parte del personale di mascherine e guanti; il mancato rispetto delle norme comporterà la chiusura per una settimana del locale”. Si è deciso di eliminare le fasce orarie in cui era consentita l’uscita dei cittadini. Rimane in vigore la fascia oraria tra le 6 e le 8,30 che viene riservata a quanti intendono svolgere attività sportiva anche con corsa veloce e senza mascherina (jogging), rispettando il distanziamento sociale