Festa della Mamma: ne hai una e come lei non c’è nessuno

Da piccoli è il centro del nostro universo, nell’adolescenza ci può essere qualche screzio, poi però crescendo ritorna ad essere il nostro punto di riferimento più importante. Di chi stiamo parlando? Della mamma, chiaro! Premettendo che tutti i giorni dovremmo festeggiarla, anche solo per il semplice fatto di averci cresciuti, c’è una giornata particolare a lei dedicata che sta per arrivare… la Festa della Mamma!

Che giorno è la festa della mamma? Come calcolare il giorno

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulle origini e le varie date della festa della mamma. Questa celebrazione ha origine alla fine del XIX secolo per poi diventare ufficiale nei primi del ‘900 proprio negli Stati Uniti, dove Julia Ward Howe nel 1870 propose di festeggiare “la giornata della madre per la pace”. In America fissarono come data ufficiale la seconda Domenica di Maggio di ogni anno. Ecco che proprio quasi alla fine della prima guerra mondiale approda in Europa questa giornata, forse per un volere appunto di ricerca della pace di persone e nazioni. I pionieri sono Svizzera, paesi scandinavi e Germania, mentre in Italia c’è da aspettare fino al 1933 dove il giorno della vigilia di Natale viene introdotta la “Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo” durante la quale sono premiate le madri più fruttuose. È un dato di fatto, e ormai gli italiani lo sanno bene, che in quegli anni, tra poeti e politici, le stranezze e singolarità non mancano al nostro stivale. Passano gli anni ed arriviamo al 1958, il paese è in pieno boom economico e il sindaco di Bordighera insieme all’Ente della Fiera del Fiore presenta un disegno di legge per aggiungere al calendario questa data. Alla fine della “fiera” l’anno seguente viene ufficializzata come data l’8 Maggio. Passano gli anni e per comodità si preferisce festeggiare la Festa della Mamma durante un giorno festivo. Ed è per questo che viene festeggiata ogni anno la seconda Domenica di Maggio. 

Come festeggiare la mamma

Ogni anno, durante questa festa che quest’anno cade il 10 maggio, uno speciale pensiero è rivolto a lei e in un modo o nell’altro tutti vogliono farle sapere con maggior forza quanto le si vuole bene. Una festa organizzata in suo onore è sicuramente una buona idea. Un party più sobrio o uno più stravagante, basti pensare alla festeggiata e immaginare quello che fa più al caso suo. Libero sfogo alla fantasia per festeggiare la tua mamma! Dolci, stuzzichini, musica, palloncini, decorazioni varie… molte di quest’ultime in particolare con un po’ di capacità manuale e creatività si possono costruire con le proprie mani. Se questa caratteristica però non vi si addice, numerosi sono i negozi online che risolvono il problema. In festemix.com ad esempio, potete trovare tutto ciò che vi serve per rendere unica la vostra festa: decorazioni, addobbi, travestimenti, dolciumi e chi ne ha più ne metta.

In modo sobrio ed elegante

La vostra è una mamma composta, curata ed elegante? Allora una festa più sobria è l’ideale. Centrotavola, bicchieri, piatti, tovaglioli e tutto l’occorrente per la tavola possono essere anche usa e getta, purché abbiano una bella ed elegante fantasia di vostro piacimento. Le decorazioni possono seguire la stessa fantasia e stile. Un consiglio? Oltre ai classici festoni e palloncini, delle candele e/o lanterne possono riscaldare l’atmosfera e renderla davvero accogliente.

In modo stravagante e divertente

La vostra mamma è invece una persona vivace, originale e che ama divertirsi? Una festa a tema è la soluzione perfetta. Dalla tavola alle decorazioni, dai dolciumi alla torta, e, perché no, magari anche qualche maschera o travestimento, il tutto scegliendo un tema. Hippie, anni ’80, hawaiana o messicana… le possibilità sono infinite! Pensate a lei e trovate la tematica perfetta. Un consiglio? Preparate anche un’originale photo booth, così che il ricordo rimanga stampato per sempre.

Idee per una Festa della Mamma a distanza

Sei lontano da tua mamma e non hai la possibilità di festeggiarla dal vivo? Nessun problema, c’è una soluzione per tutto. La tecnologia e le consegne a domicilio sono quello di cui hai bisogno per questa Festa della Mamma. Tre sono le alternative che proponiamo per una festa “in diretta” coi fiocchi. Puoi addobbare l’ambiente in cui ti trovi e video chiamarla facendole vivere la festa sullo schermo. Oppure, con l’aiuto di un altro familiare che vive con lei, inviare direttamente a casa sua addobbi, palloncini e tutto il necessario affinché il tuo complice possa allestire l’ambiente direttamente a casa della mamma, poi chiaramente ti collegherai con lei in video chiamata. Una terza e ancora più pazza opzione e di unire le due cose… così sì che sarà una festa bomba!

Idee regalo per la Festa della Mamma

Cosa regalare alla propria mamma per questa ricorrenza? Le opzioni di regalo possono essere infinite e tanto dipende dalla vostra mamma. Donare un oggetto, accessorio o abito che desidera da tanto. Pensandoci bene però, qualcosa di personale la renderebbe davvero felice. Una lettera, un collage di di foto, un video con filmati, foto e bei pensieri o un oggetto fatto a mano e originale personalizzato giusto per lei, ad esempio. Un’altra idea può essere organizzare un’attività da fare insieme, perché, in fin dei conti, cosa c’è di più prezioso del tempo passato con lei?

Il biglietto per la Festa della Mamma è essenziale

Le nostre mamme ci amano per sempre, hanno solo bisogno di sapere che anche noi le pensiamo. Pensa ad un biglietto originale per la Festa della Mamma indipendentemente dal regalo scelto, un bel biglietto gigante scritto col cuore sarà sicuramente ben accetto da ogni mamma. Dai sfogo alla tua immaginazione oppure butta un occhio online e scopri quanti biglietti ideali alla Festa della Mamma esistono ed alla fine crea il tuo personalizzato o comprane uno già pronto. L’importante sono le parole da inserire in questo biglietto: prenditi un momento della tua giornata. Pensa a cosa dirle, soprattutto ciò che in passato non sei mai riuscito a scrivere, lo apprezzerà tantissimo. Qualsiasi sia il modo con il quale deciderete di festeggiare la vostra mamma e qualsiasi pensiero le vorrete donare, ricordatevi che la cosa più importante è metterci il cuore… lei lo capirà!

Marigliano,sicurezza alimentare, denunciato e sanzionato un commerciante

A Marigliano i Carabinieri della locale Stazione insieme quelli della Forestale hanno denunciato per cattivo stato di conservazione di generi alimentari e abbandono di rifiuti la titolare di un esercizio commerciale. I militari hanno controllato il supermarket ed hanno trovato un deposito di circa 50 metri quadri con all’interno rifiuti e merce pronta alla vendita. Per la donna una sanzione di 1500 euro e il locale sequestrato.

Corruzione e traffico internazionale di rifiuti: 69 arresti

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Corruzione, peculato, falso, contrabbando e traffico internazionale di rifiuti. Questi i reati di cui dovranno rispondere 69 persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Salerno ed eseguita da oltre 250 militari della Guardia di Finanza. L’operazione riguarda anche le province di Avellino, Caserta e Napoli e riguarda reati commessi nell’area portuale salernitana. Il provvedimento riguarda funzionari doganali, personale sanitario, spedizionieri, dipendenti di società operanti nel porto di Salerno, indagati a vario titolo, in concorso, per ipotesi di peculato, corruzione, favoreggiamento personale, falso, traffico di influenze illecite, accesso abusivo a sistemi informatici, ricettazione, contrabbando e traffico internazionale di rifiuti.

Fase 2, trecento esercenti in protesta sul lungomare di Napoli

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Circa trecento esercenti napoletani, in particolare titolari di bar, ristoranti, centri estetici, palestre, hanno manifestato ieri pomeriggio sul lungomare di Napoli contro le politiche del governo per l’emergenza covid. La manifestazione ha raccolto una folla di operatori e dopo circa mezz’ora sono intervenuti i carabinieri che hanno imposto il distanziamento sociale e fatto sciogliere il sit-in. Una delegazione dei manifestanti si è diretta poi in Prefettura per portare all’attenzione dell’ufficio di governo le ragioni della protesta. (FONTE FOTO: ANSA.IT)

Tra “i carismi” di San Michele Arcangelo c’è anche quello di essere “medico e guaritore”

I “carismi” dell’Arcangelo: conduce le milizie celesti, accompagna i defunti nell’aldilà, pesa il bene e il male, guarisce i malati. Come nasce e dove si sviluppa il culto di Michele “medico e guaritore”. E sul Gargano Michele diventa protettore della Natura benefica e dell’agricoltura: a lui vengono consacrati, anche a Ottajano,  l’8 maggio e il 29 settembre. La processione a Napoli del 20 maggio 1691 e il ruolo di Giuseppe I Medici, principe di Ottajano.   Nell’ “Apocalisse” Michele guida i suoi angeli alla vittoria contro “il drago, il serpente antico, satana” che si è ribellato a Dio, e questo ruolo di capo delle milizie celesti gli verrà sempre riconosciuto, anche attraverso i “segni” dello scudo, della spada e dell’elmo. Nel suo Vangelo Luca ci dice che Lazzaro morì“ e fu portato dagli angeli nella gloria di Abramo”. Ma tra i primi cristiani, così come negli ambienti giudaici, si diffuse l’idea che proprio a Michele Dio avesse assegnato il compito di psicagogo, di accompagnare i defunti nell’aldilà: da qui il “segno” della bilancia, che pesa il bene e il male. In un passo del “Vangelo di Giovanni” (5, 4) – un passo che non tutti i codici riportano, ma che viene  considerato autentico – si racconta che nella piscina di Betsaza, la “piscina dai cinque portici”, “giaceva una moltitudine di ammalati, ciechi, zoppi, paralitici, che aspettavano il movimento dell’acqua. Infatti, talvolta, un angelo di Dio scendeva nella piscina e l’acqua ne era agitata. Perciò il primo che entrava nell’acqua dopo che era stata agitata diventava sano, da qualunque infermità fosse affetto”. L’antica tradizione cristiana e gli gnostici ritennero che questo angelo fosse Michele: così l’Arcangelo divenne, oltre che capo delle milizie celesti e accompagnatore delle anime nell’aldilà, anche medico e guaritore. Secondo il Rohland, gli gnostici attribuivano al nome di Michele una “virtù” apotropaica, capace di dissolvere la magia nera e le influenze nefaste, e perciò incidevano quel nome su collane e anelli che ornavano i defunti o venivano deposti nella tomba perché l’Arcangelo rendesse agevole il viaggio dei morti nell’aldilà. Il culto di Michele e degli altri angeli divenne rapidamente così diffuso e radicato che nella lettera ai Colossesi – Colosse fu un centro importante del culto dell’Arcangelo Michele- Paolo dovette ricordare ai cristiani che Cristo solo è il principio di ogni cosa, e che solo Lui ha il potere su ogni cosa. Ma ancora nel sec. III perfino i pagani invocavano come guaritore e medico Michele, che diventava sempre più saldamente l’erede, nella religiosità popolare, degli antichi dei  della vita e della morte, di Apollo, di Ermes, di Osiride. Colosse era una città della Frigia: e proprio in Frigia la devozione per l’Arcangelo fu assai viva, soprattutto quando si avverò la profezia degli apostoli Filippo e Giovanni, che Michele avrebbe fatto scaturire, presso Colosse, un’acqua miracolosa, capace di guarire da ogni male chi, nel bagnarsi con quell’acqua, avesse invocato la Trinità e l’Arcangelo. Il miracolo viene raccontato da un testo anonimo del sec. V, nel quale si legge anche che una fanciulla pagana, Laodicea, muta fin dalla nascita, si bagnò con l’acqua della fonte, riacquistò la parola, si convertì, e con lei si convertì anche suo padre, che fece costruire un tempietto in onore di Michele a difesa della sorgente. Tutto questo scatenò l’ira dei pagani che decisero di distruggere il piccolo tempio deviando il corso di due fiumi: ma Michele salvò il luogo a lui sacro deviando le acque nelle grotte sotterranee. A Michele era dedicato anche il santuario di Pythia, in Bitinia, presso il quale c’erano acque termali che attiravano folle di pellegrini e di malati: nel 540 l’imperatore Giustiniano ordinò che il luogo venisse sistemato in modo tale da rendere agevoli e sicuri il flusso e la permanenza dei visitatori. Bisogna sottolineare il fatto che il carisma del guaritore era riconosciuto all’ Arcangelo soprattutto dagli umili e dai poveri. Il culto di Michele venne portato in Italia dai Bizantini: e il patrono delle acque e delle grotte ebbe nel Gargano il primo, importante centro di devozione:  qui il suo patronato si estese alla Natura generosa di doni per gli uomini. L’Arcangelo divenne il protettore delle messi e della viticoltura: a lui vennero consacrati l’8 maggio, perché maggio introduce la stagione della mietitura, e il 29 settembre, perché settembre avvia il tempo della vendemmia. Ancora negli anni ’70 del sec. XIX a Ottajano San Michele usciva in processione in entrambi i giorni a lui sacri, e il 29 settembre la statua veniva portata fino a Recupo, dove si stendevano i vigneti dei principi di Ottajano. E ancora negli anni venti del ‘900, quando passava la processione del Santo Patrono, anche i malati gravi venivano portati accanto alle finestre, perché potessero chiedere direttamente la guarigione. In tutte le relazioni del ‘600 e del ‘700 le eruzioni sono segno del demonio, e la lava è simbolo delle fiamme dell’inferno: Michele divenne il naturale difensore della città contro la furia del Vesuvio. Il 20 maggio del 1691 si celebrò per le strade di Napoli la processione per “il possesso di padronanza” dell’Arcangelo: Napoli scioglieva così il voto fatto durante il terremoto del 5 giugno 1688. Giuseppe I Medici, principe di Ottajano, portò lo stendardo: lo seguivano 18 fanciulli vestiti da angeli, 110 cavalieri “armati” di torce, cori e musici, e una folla sterminata.  

Ottaviano, riaprono cimitero e mercato settimanale. Via libera anche agli ambulanti

Riceviamo  e pubblichiamo

Riaprirà da domani, martedì 5 maggio, il cimitero di Ottaviano. In tutta l’area cimiteriale, grande circa 40mila metri quadrati, potranno essere presenti non più di 100 persone alla volta: ogni cittadino potrà rimanervi non oltre 40 minuti. Gli ingressi, che potranno avvenire da due zone del Luogo sacro, saranno contingentati e controllati dal personale. Il cimitero resterà aperto tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle 8 alle 14.

Con un’altra ordinanza, inoltre, il sindaco Luca Capasso ha disposto la ripresa delle attività di vendita di generi  alimentari in forma itinerante, cioè degli ambulanti. Viene disposta, inoltre, la riapertura del mercato del sabato sia nell’area mercatale che a San Gennarello, esclusivamente per la vendita di generi alimentari. L’accesso ai punti vendita sarà controllato dalla Protezione civile, che avranno il compito di verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza e la prevenzione.

Marigliano, il bisogno di politiche agricole tra cambiamento climatico ed emergenza pandemica

Scriveva Lev Tolstoj: “Solo col lavoro agricolo può aversi una vita razionale, morale. L’agricoltura indica cos’è più e cos’è meno necessario. Essa guida razionalmente la vita. Bisogna toccare la terra”. E dove può avere più senso toccare la terra se non in una città che gode di una superficie di ben 22,58 chilometri quadrati, di cui almeno due terzi sono campagna, coltivata o in completo stato di degrado e abbandono? Marigliano è stata per lunghissimo tempo un polo europeo di coltivazione ed esportazione di patate e pomodori, fino a quando, a partire dal secondo dopoguerra, l’agricoltura subì un gravissimo danno provocato dalla dorifora (meglio conosciuto come parassita della patata): la produzione di tuberi, all’epoca l’ortaggio più coltivato insieme al pomodoro San Marzano, fu devastata per anni, causando enormi ripercussioni sull’economia della zona soprattutto negli anni cinquanta del Novecento ed esasperando la situazione fino ai famigerati tumulti del 1959 noti come “Rivolta delle patate”. Oggi la dimensione contemporanea che ci ritroviamo a vivere, stretta nella morsa dei cambiamenti climatici e dell’emergenza pandemica, induce a riflettere anche sul ruolo dell’agricoltura in un territorio ancora fertile ma devastato da una chirurgica azione criminale (reati ambientali) e una complice assenza di politiche agricole e visione. Ad incidere su problemi atavici, come pioggia che cade sul bagnato, anche la gelata fuori stagione che ha colpito le colture mariglianesi, e non solo, nella notte tra il 15 e 16 aprile scorso, in piena emergenza Coronavirus ma soprattutto a pochissimi giorni dai primi, preziosi trapianti. Tra coloro che hanno letteralmente versato lacrime dinanzi alla straziante immagine della terra bruciata da un freddo inatteso, c’è anche Massimiliano Cerciello, fattore dell’azienda agricola “Acqua e Sole”. A lui abbiamo chiesto un parere su quali debbano essere oggi le misure da adottare per salvaguardare l’agricoltura e dare nuovo impulso al settore: “Sarei propenso a incentivare le aziende del territorio affinché con un numero di colture assegnate (estive ed invernali), piegandosi anche alla logica del sottoserra pulito, si possa produrre il fabbisogno cittadino e soddisfare anche quello dei paesi limitrofi, senza andare a prendere merce estera o fuori regione, se non in caso di necessità. Autosussistenza per la città: probabilmente è una chimera, ma è quello che sogno per il mio Meridione. Certo, forse tutto questo non rispecchia le politiche commerciali della globalizzazione, ma a me non interessa perché io produco zucchine e tu consumatore le compri da me: non tollero il discorso di andare a comprare zucchine spagnole perché sottoprezzo, non è quello che voglio. Quello che voglio è un po’ la Città del Sole di Tommaso  Campanella, in fondo qui da noi al sud ne abbiamo in abbondanza”. L’agricoltura è un patrimonio imprescindibile della storia e dell’economia di questa terra, ma è soprattutto una consuetudine quotidiana fatta di impegno, fatica, sudore, passione. Di conseguenza anche la politica deve saper offrire un’azione che sia ordinaria e non soltanto straordinaria. Da questo punto di vista, una volta tornati alla cosiddetta “normalità”, riprenderà il percorso di valorizzazione delle produzioni territoriali accomunate dal marchio geografico collettivo creato nei mesi scorsi su iniziativa dell’amministrazione: Terre di Eccellenza – Marigliano. Un marchio che nasce per salvaguardare la ricchezza delle terre mariglianesi e garantire la qualità dei prodotti, valorizzandone la filiera di provenienza e alimentando la buona pratica del chilometro zero. “Una bella iniziativa grazie alla quale finalmente qualcosa si sta muovendo”, come sottolinea anche Massimiliano Cerciello, uno dei più attivi fautori dell’operazione. Nel frattempo, mentre sui social si moltiplicano gli appelli, anche e soprattutto lanciati dai più giovani, affinché si diano in gestione terreni incolti presenti sul territorio mariglianese per agevolare la produzione di prodotti agricoli biologici e venderli esclusivamente in città, il Comune di Marigliano, con delibera di giunta n.54 del 17 aprile 2020, ha avanzato alla Regione Campania una richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale per le aziende agricole del territorio, in seguito agli enormi danni procurati alle coltivazioni dalla gelata tardiva. Queste le considerazioni di Vito Lombardi, agronomo e presidente del Consiglio Comunale di Marigliano: “Un evento inaspettato e quasi storico che rischia di mettere in ginocchio un settore fondamentale per il nostro territorio. Ingenti sono stati i danni che incideranno per oltre il 60-70% sui ricavi delle nostre aziende agricole, in particolar modo sulla coltivazione della patata, coltura principale del nostro areale e simbolo per le nostre aziende. Sappiamo bene che il momento non è semplice ed è di forte emergenza ma confidiamo nella possibilità di far attingere al fondo di solidarietà nazionale per scongiurare il fallimento di molte aziende del comparto”. Nel frattempo l’amministrazione guidata dal sindaco Carpino continua a non avere un assessore alle politiche agricole, dopo le dimissioni di Raffaele Coppola avvenute lo scorso gennaio. Le azioni promosse dall’assessorato fino al momento delle dimissioni non sono state molte, tuttavia è difficile programmare iniziative e riuscire a incidere, soprattutto in un momento così delicato, senza il supporto di una figura che possa fare da faro nella tempesta e condurre il settore in un porto sicuro, valorizzando il tesoro mariglianese, quella terra che bisogna tornare a toccare, come sollecitava Tolstoj.

Operazione antidroga, 25 arresti tra Sicilia, il Lazio e la Campania

Operazione antidroga tra la Sicilia, il Lazio e la Campania. Dalle prime ore di questa mattina, la Guardia di Finanza di Catania, supportati dai comandi provinciali di Roma, Napoli, Palermo e dal Gruppo Aeronavale di Messina, su delega della Procura etnea, stanno eseguendo un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di 25 persone (21 ristrette in carcere e 4 agli arresti domiciliari) indagate, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti(cocaina, marijuana, hashish e “crack”) aggravata dalla finalità di agevolare il clan mafioso “Santapaola-Ercolano” e dalla detenzione di armi. È in corso anche il sequestro di un’attività imprenditoriale e 2 proprietà immobiliari. L’indagine del G.I.C.O. di Catania ha consentito di ricostruire l’attività di molteplici gruppi criminali organizzati (clan catanesi riforniti da formazioni criminali campane, albanesi, calabresi e laziali) attraverso l’arresto in flagranza di 6 “corrieri della droga” e il sequestro di oltre 4 kg di cocaina, 52 kg di marijuana e 25 kg di hashish.

Perché, quando c’è in giro una grande e chiassosa confusione, a Napoli si dice “par’’o quatt’’e maggio”

Il 4 maggio gli inquilini delle case in affitto facevano il trasloco. I decreti dei viceré spagnoli. Il racconto di Carlo Tito Dalbono e le testimonianze in versi di Ferdinando Russo, di Carlo Antonelli, e la canzone di Armando Gill. Era una giornata di incredibile “subbuglio”, provocato dai facchini, dai carri, dagli inquilini vecchi e nuovi, e dal “pubblico” che assisteva rumorosamente dai balconi. E poi c’erano i soliti furbi.   Da sempre è stato grave, a Napoli, il problema delle case in affitto. La piccola borghesia, che non aveva casa propria, era costretta già nel sec. XVI, ad affrontare la questione del domicilio, perché il 4 gennaio il proprietario comunicava all’inquilino se il fitto era confermato o se egli doveva già cercarsi un domicilio nuovo, in cui si sarebbe trasferito il 4 maggio, perché alle ore 18.00 di quel giorno egli aveva l’obbligo di consegnare le chiavi . Era, quel 4 gennaio, un giorno terribile per gli inquilini, e Armando Gill ne parlò in una sua canzone del 1918, intitolata “’E quatt’’e maggio”: vene ‘o padrone ‘e casa / dice: ‘a mesata è poca, / mettimmece “si loca” / e nun ne parlammo cchiuù.”.Il pigione, “’o pesone”, dei 12 mesi si pagava in tre rate, il 4 gennaio, il 4 maggio, il 4 settembre. Fu il viceré Pedro Fernandez de Castro, conte di Lemos, a stabilire, con un decreto del marzo 1611, che i traslochi venissero fatti il 4 maggio, e a correggere il provvedimento del viceré Juan de Zunica, conte di Morales, che nel 1587 aveva indicato la data del 1° maggio, non tenendo conto del fatto che quel giorno era dedicato alla festa in onore dei Santi Filippo e Giacomo, una festa che a Napoli era molto movimentata. Dunque, il 4 maggio era il giorno dei traslochi. E per descrivere la confusione di quel “peccato niro” (Ferdinando Russo) Carlo Antonelli “riscrisse” il “5 maggio” di Manzoni: “Dalla Marina al Vomero / dal Mercatello al Molo/ dai Vergini a Posillipo / dall’uno all’altro polo, / tutto in subbuglio e strepito / in questo giorno appar”. Le 18 del 4 maggio, scriveva il cav. Carlo Tito Dalbono, erano “l’ora tremenda”in cui si incontravano l’inquilino vecchio che lasciava la casa e il nuovo che ne prendeva il posto,  i facchini che portavano giù mobili e bauli, e i facchini che altri mobili e altri bauli portavano su, in una artistica confusione di oggetti che sollecitò la fantasia del cav. Dalbono, scrittore, giornalista, critico d’arte e padre di un pittore importante, Edoardo: nell’ora dello “sfratto” gli oggetti che vanno via stanno per un momento insieme agli oggetti che arrivano, “ accanto alle casseruole e alla padella i quadri di decorazione, il berretto di notte sul candeliere, la chitarra vicino alla scopa, gli scaffali di carte pieni di salami e di caci diversi, in cucina le sedie a braccioli e in galleria le pentole e le pignatte”. Chi andava via lasciava abitudini, luoghi, le relazioni complicate con i vicini, tutto un campionario di ‘nciuci e di pettegolezzi, di cui era stato artefice e vittima, e che tra poco, nella nuova casa, avrebbe incominciato a sostituire con un nuovo corredo di sentimenti e di chiacchiere, per poi accorgersi del fatto che il passato è passato in modo irrimediabile, e non può ritornare in vita. E Donna Margherita – romanzava il cav. Dalbono– non sapeva “ staccarsi senza lacrime dall’amato balcone, ove ha passato un anno” sperando che il ventottesimo giovane, con il quale ha scambiato, da quel balcone, sguardi di fuoco, l’avrebbe condotta all’altare. E ora lo “sfratto” cancellava quella speranza. Edoardo Nicolardi ricordava che anche lui, quando aveva 16 anni, aveva vissuto “’nu quatt’’e maggio” e aveva pianto nel lasciare la terrazza e il “grillaggio”, cioè la pergola, di piante rampicanti. Per le scale si incrociavano inquilini, facchini, mobili e arredi, e per le strade e per i vicoli andava in scena la confusione che poi rese proverbiale la data del 4 di maggio: si scontravano in spazi assai stretti “grandi cataste” di masserizie “stridendo come macchine pirotecniche”, si affrontavano “piramidi ambulanti”, i cocchieri di carrette e carrozze si contendevano, gridando e ingiuriando, il diritto a passare per primi, e pretendevano che chi veniva di fronte retrocedesse: il carretto carico di “roba” divenne una “figura” da presepe ( vedi l’ immagine che apre l’articolo); strepitavano i facchini costretti a fermarsi sotto il peso dei bagagli, battevano le mani e fischiavano i Napoletani dalle finestre e dai balconi: insomma il teatro eterno della città, il pubblico, gli attori che usavano il copione, e quelli che recitavano a soggetto. Capitava infatti che gli inquilini ai quali già a gennaio il padrone di casa aveva dato l’avviso di “sfratto” incominciassero a comprare a credito dai fornai, dai pizzicagnoli e dai “fruttajoli”, e che il 4 maggio se ne andassero non alle ore 18, ma all’alba, per non pagare i debiti,  costringendo i creditori ad aggiungere ai clamori del giorno anche le loro imprecazioni. E il già citato Carlo Antonelli così verseggiava: “Tutto in tal giorno osservasi / truffe, magagne e pianto, / risse, cadute e sibili,/ e dei somari il canto,/ le frante suppellettili/ e il barbaro pagar.”.  

Somma Vesuviana, gli “irriducibili incoscienti” che hanno esploso fuochi in montagna per il “Tre della Croce”

A nulla sono valsi gli appelli a restare in casa. Ieri era 3 Maggio o tre della croce, festa conclusiva di devozione alla Madonna di Castello a Somma Vesuviana, annullata per la legge  anti contagio covid 19. Ma qualcuno  è salito comunque  sul ciglio del Monte Somma  e lo ha voluto anche far sapere a tutti sparando fuochi d’artificio nel cuore della montagna, come da tradizione. Nel silenzio dell’ ennesima domenica di quarantena, i potenti petardi si sono sentiti eccome!  Un paio durante e alla fine della benedizione nella chiesetta di Santa Maria a Castello in diretta facebook e alcuni anche nel tardo pomeriggio. Immediata la polemica sui social da parte di molti esponenti delle antiche paranze che hanno ritenuto un gesto irrispettoso quello dei fuochi d’artificio nei confronti dei tanti morti in Italia per Covid 19. Non è stato possibile individuare i responsabili giacché , nonostante i controlli con il drone fino a poco prima che venisse a piovere, non è  stato possibile visualizzare fin dentro gli anfratti e i punti dove qualche allegra comitiva si sarà rintanata in nome della “tradizione e della devozione”. Gesto deprecato da molti in serata, uno tra tanti il  parroco della chiesa del Carmine don Nicola De Sena che sul suo profilo social ha scritto:”La questione seria non è in un fuoco d’artificio in questa quarantena, ma l’opportunità di usare un segno di festa in un momento in cui piangiamo migliaia di morti. L’antichissima festa del “3 della croce” ci ricorda che nel segno di quel crocifisso sono inchiodati i tanti crocifissi della storia. Senza far polemiche: non è tanto per la tradizione, ma per la mancanza di umanità che dimostriamo!” Ancora più duro il commento del  sindaco Salvatore Di Sarno: “Le vostre” bravate” di oggi, sappiatelo, non vi hanno reso uomini di fede, non vi hanno fatto apparire agli occhi della Madonna diversi e migliori solo per 4 petardi! Non avete reso nessun servizio o sacrificio alla Madonna, anzi, secondo il mio punto di vista l’avete addirittura offesa! In questo momento di dolore, ci sono tantissime persone, che sono restate a casa a pregarla in silenzio, non trasgredendo la legge e portando rispetto all’intera umanità che sta soffrendo. Mamma Schiavona, penso non se ne sia fatta nulla dei vostri “rumori” e di quei botti … È la mamma di tutti, non solo dei fanatici e di un inutile gregge di pecore! A chi avete, creduto di beffeggiare? Per una “mangiata in campagna” avete ostentato disprezzo e la massima indifferenza nei confronti della legge e di chi sa rispettarla!”