Fase 2, alla FCA di Pomigliano la Panda dovrà ancora attendere: ripresa “da concertare”

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Domani non riaprirà la più grande fabbrica campana, la FCA di Pomigliano. Per lo stabilimento produttore della Panda il primo giorno della tanto attesa “Fase 2” sarà ancora un momento di riflessione, con la catena di montaggio ferma. Per il momento l’impianto, che fino agli inizi di marzo stava producendo la vettura più venduta in Italia, ora sta facendo registrare riaperture, peraltro molto timide, quasi a “numero chiuso”, soltanto di alcuni reparti. Lunedi scorso hanno riattivato le macchine il reparto stampaggio e il logistico di Nola. Ma anche qui sono finora molto pochi i lavoratori in postazione per ogni turno. Domani intanto torneranno in attività i collaudatori delle auto. “Saranno solo una ventina – preannuncia però Mario Di Costanzo, responsabile della Fiom di Napoli per il settore automotive –  nel pomeriggio il comitato tecnico scientifico Covid 19 effettuerà un sopralluogo per verificare il rispetto dei protocolli di sicurezza”. Di Costanzo ha inoltre preannunciato che per quanto riguarda la riattivazione della catena di montaggio, chiusa dall’11 marzo e dove per forza di cose si prevede un impiego decisamente più numeroso di addetti, questa “sarà decisa in una riunione tra azienda e sindacati che si terrà in settimana”. Il momento è di quelli estremamente delicati. La Fase 2 ci riporterà a una situazione pre-lockdown, quella in cui, per intenderci, si sono ammalati di Covid due operai della Fiat di Pomigliano, due impiegati dello stabilimento aeronautico attiguo, l’Avio Aero, e un ingegnere dell’altro enorme impianto aeronautico del polo di Pomigliano, la fabbrica Leonardo, un uomo di 55 anni che è morto. Questi sono almeno i contagi ufficialmente resi noti oppure confermati dalle aziende. Ma la questione della riapertura e della messa a pieno regime dei grandi stabilimenti inevitabilmente s’intreccia con le preoccupazioni di una possibile ondata di ritorno del virus. Sullo sfondo però la dittatura del Covid 19 sta facendo intravedere un altro, gigantesco, problema: la crisi economica, un più che probabile tracollo dei consumi. Mai come in questa fase il destino di interi popoli è appeso alle scoperte mediche, a un vaccino o, almeno, a una cura che rendi il rischio calcolato, una terapia valida per tutti in grado di salvare la vita con certezza.