DAL PUC AI POC: il Comune di Sant’Anastasia presenta i Piani Operativi Comunali

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Comune di Sant’Anastasia

Il Comune di Sant’Anastasia presenta i Piani Operativi Comunali (POC), strumento di attuazione delle scelte strategiche definite dal Piano Urbanistico Comunale approvato nel luglio 2024. L’appuntamento è per domani pomeriggio – venerdì 20 marzo 2026 – alle ore 18:00, presso l’Aula Consiliare di Piazza Siano 2.

Un percorso lungo anni

I Piani Operativi si inseriscono in un processo di pianificazione urbanistica avviato dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Carmine Esposito, che ha visto nel 2024 l’approvazione del Piano Strutturale con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 43 del 19 luglio 2024. I POC rappresentano il passaggio dalla visione strategica all’azione concreta sul territorio.

Due piani, una visione

L’Amministrazione presenta due distinti strumenti operativi. Il POC “La Città Pubblica” disciplina gli interventi volti al miglioramento delle dotazioni territoriali, infrastrutturali ed ecologiche del territorio, con particolare attenzione alla mobilità sostenibile, agli spazi pubblici e alle attrezzature di quartiere. Tra i progetti principali figurano il Parco agricolo del Casaliciello (174.658 mq), il Parco archeologico “Campus Romanus”, l’Avamposto del Parco Nazionale del Vesuvio e una rete di percorsi ciclopedonali che rafforza il ruolo di Sant’Anastasia come porta di accesso al Parco Nazionale del Vesuvio. Il POC “La Città Storica” si concentra invece sulla rigenerazione urbana del patrimonio storico, con interventi di recupero e valorizzazione delle piazze Madonna dell’Arco, Cattaneo, Sant’Antonio e Trivio.

Il programma della serata

I lavori saranno introdotti da Dario Saetta, Responsabile Settore Urbanistica del Comune di Sant’Anastasia e RUP. Interverranno il Prof. Arch. Michelangelo Russo del DiARC dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e l’Ing. Luigi Benevolo dello Studio Benevolo. Le conclusioni saranno affidate al Sindaco Carmine Esposito. Modererà i lavori Giuseppe Servillo, Pianificatore Territoriale dell’Ufficio di Piano.

La manifestazione pubblica rientra nella fase di partecipazione al procedimento di formazione dei piani operativi, ai sensi della L. 241/90 e dell’art. 5 della L.R. 16/2004. I cittadini e i soggetti interessati potranno presentare osservazioni entro 60 giorni dalla pubblicazione sul BURC.

L’ingresso è libero e aperto a tutta la cittadinanza.

Le parole del Sindaco

«Da anni lavoriamo per dare a Sant’Anastasia una pianificazione urbanistica all’altezza delle sue potenzialità. Oggi quei progetti diventano strumenti operativi concreti. È una soddisfazione profonda, ma soprattutto è l’inizio di una nuova fase per la nostra comunità».

Sant’Anastasia, 19 marzo 2026

Ufficio Stampa

Comune di Sant’Anastasia

Nola, il 21 marzo la giornata dello sport

Riceviamo e pubblichiamo

Dalla scherma alla danza, dal calcio alla pallacanestro e al volley: praticare uno sport non migliora solo il benessere psicofisico, ma contribuisce ad alimentare senso di appartenenza, a favorire gioco di squadra, a coltivare sentimenti e valori positivi, utili anche a costruire comunità virtuose.

È con questa consapevolezza che l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Andrea Ruggiero, promuove la “Giornata dello Sport”, in programma sabato 21 marzo 2026 a partire dalle ore 9:00 tra Piazza Duomo e Piazza Immacolata.

Il centro cittadino si trasforma in una palestra all’aperto per promuovere, soprattutto tra i giovani, i valori della legalità, del rispetto delle regole, della cittadinanza attiva e dell’inclusione, riconoscendo nello sport un potente  strumento educativo, sociale e di crescita un personale.

“Si tratta – spiega Florinda Aliperta, assessore allo sport del Comune di Nola – di un momento importante per la nostra comunità: lo sport è uno strumento fondamentale per la crescita dei giovani, perché trasmette valori come il rispetto, la disciplina, l’inclusione e il senso di appartenenza. Allo stesso tempo è un’occasione preziosa per tutti i cittadini di vivere la città in modo attivo, condividendo esperienze di benessere, socialità e partecipazione. La varietà delle attività in programma testimonia la vitalità del nostro territorio e l’impegno delle associazioni sportive locali, che ogni giorno contribuiscono a costruire una comunità più sana e coesa”.

“È per questo motivo che – aggiunge l’assessore – invitiamo tutti a partecipare numerosi a questa giornata: lo sport è inclusione, educazione e crescita sociale”.

Durante la giornata si potrà assistere e partecipare a dimostrazioni e prove di numerose discipline sportive, a cura delle associazioni del territorio.

Alle ore 10 è previsto un momento istituzionale con i saluti delle autorità, la benedizione del vescovo di Nola Francesco Marino, gli interventi dei dirigenti scolastici e la testimonianza del campione olimpico Patrizio Oliva, già commissario tecnico della Nazionale Olimpica di pugilato e oggi istruttore degli allenatori per la federazione mondiale AIBA e allenatore delle giovanili della Nazionale italiana.

Referendum sulla giustizia, confronto partecipato a Ottaviano

Sala gremita al Palazzo Mediceo per il convegno in vista del voto del 22 e 23 marzo

Un confronto ampio e partecipato su uno dei temi più delicati del dibattito pubblico nazionale. Si è svolto presso il Palazzo Mediceo l’incontro dal titolo “Una giustizia più giusta – le ragioni del Sì”, organizzato in vista del referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo.

L’iniziativa ha registrato una significativa presenza di cittadini, con la sala Montanino gremita, segno di un interesse diffuso verso un tema che tocca da vicino il funzionamento delle istituzioni e il rapporto tra cittadini e sistema giudiziario.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’avvocato Luca Capasso e del dottor Alfonso Auricchio, mentre il dibattito è stato introdotto da Gaetano Loffredo e moderato dalla dottoressa Consuelo Carbone.

Tra gli interventi, particolare attenzione hanno suscitato quelli di Antonio Di Pietro, già magistrato del pool “Mani Pulite”, del professor Vincenzo Maiello, ordinario di diritto penale all’Università Federico II, della vicepresidente del Senato Licia Ronzulli e del senatore Francesco Silvestro.

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati diversi aspetti legati al referendum, con approfondimenti tecnici e riflessioni di carattere istituzionale. Il dibattito ha offerto ai presenti strumenti utili per comprendere meglio i contenuti del quesito referendario e le possibili implicazioni sul sistema della giustizia.

L’evento ha rappresentato un’occasione di informazione e partecipazione civica. La forte affluenza registrata testimonia la volontà, da parte della comunità locale, di approfondire temi complessi e di avvicinarsi con maggiore consapevolezza all’appuntamento elettorale.

Il percorso verso il voto del 22 e 23 marzo entra così nel vivo anche sul territorio vesuviano, dove momenti di confronto pubblico come questo contribuiscono ad alimentare il dibattito e a rafforzare il coinvolgimento dei cittadini nella vita democratica.

A “Una Somma di libri” nasce l’Agorà poetica. Primo appuntamento con Lemma e Menna da Cartolibromania

Si terrà sabato 28 marzo 2026 alle ore 17:00 presso Cartolibromania di via Roma, 46 a Somma Vesuviana, il primo “Agorà poetico” organizzato dalla rassegna “Una Somma di libri”. Ospiti i poeti Roberto Menna e Rosanna Lemma. Per la prima volta la rassegna letteraria “Una Somma di Libri” apre le porte a un evento dedicato unicamente alla poesia. Già in passato, infatti, la nota kermesse, organizzata dal giornale Cultura a Colori e Cartolibromania e giunta alla sua seconda edizione, aveva avuto ospiti poeti e poetesse, ma sempre accanto a un libro di narrativa. È la prima volta che l’appuntamento diventa una vera e propria “Agorà poetica”. Lo scopo è creare uno spazio di incontro, ascolto e condivisione in cui la parola poetica torni a essere viva, dialogica e partecipata. L’iniziativa, si terrà sabato 28 marzo 2026 alle ore 17:00 presso la sede di Cartolibromania sita in via Roma 46 a Somma Vesuviana (NA). Protagonisti dell’incontro saranno due voci poetiche contemporanee, diverse per sensibilità ma accomunate da una profonda ricerca espressiva. Roberto Menna, autore della raccolta “Pensieri sospesi”, un’opera che si muove tra introspezione e riflessione esistenziale, dove i versi sembrano fermare il tempo per dare spazio a emozioni sospese, fragili e universali. La sua poesia invita il lettore a rallentare, a sostare nei pensieri, a riconoscersi nelle pause. Rosanna Lemma, autrice di “L’eco del passato”, una silloge intensa ed evocativa che intreccia memoria, identità e sentimento. Nei suoi versi il passato non è nostalgia sterile, ma una voce viva che continua a dialogare con il presente, restituendo profondità e significato all’esperienza umana. A dialogare con gli autori sarà la giornalista e scrittrice Sonia Sodano, direttrice del giornale “Cultura A Colori”, mentre le letture saranno affidate alla compagnia teatrale Il Valigione 2.0, a conferma della natura performativa e immersiva dell’incontro. Nel dibattito interverranno la Dott.ssa Tania Sabatino, giornalista e sociologa, ha curato la prefazione del libro di Rosanna Lemma e Imma Malva, libraia e insegnante, anima e factotum della Cartolibromania. L’Agorà poetica nasce con un obiettivo preciso: ampliare l’orizzonte della rassegna, che da sempre si propone di far conoscere autori e autrici del territorio e non solo, dando voce – in questa occasione – alla poesia, spesso considerata di nicchia, ma in realtà capace di parlare a tutti. «Perché la poesia, oggi più che mai, è necessaria. – Ha commentato la co-organizzatrice Sonia SodanoÈ uno spazio di resistenza e verità, un linguaggio essenziale che riesce a dire molto con poco. È, in fondo, “ciò che resta quando tutto il resto tace. Un appuntamento da non perdere per chi ama la letteratura, per chi cerca emozioni autentiche e per chi vuole lasciarsi attraversare dalla forza silenziosa delle parole.» L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.

Due fermati a Pollena dopo furto: non sapevano che il volante era bloccato e si sono schiantati

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Pollena Trocchia. C’è la curva ma vanno dritto. Schianto per due ladri con il volante bloccato. Arrestati dai Carabinieri Pollena Trocchia, via Guindazzi. E’ pomeriggio e i carabinieri della tenenza di Cercola pattugliano la zona. In lontananza due uomini vicini ad una fiat 500x. Uno ha una centralina in mano mentre l’altro prova ad aprire la portiera. Tira la maniglia impazientemente. La centralina assolve il suo compito: lo sportello si apre. Salgono. Arrivano i carabinieri e i due tentano di fuggire. Partono pronti per l’inseguimento e la prima curva. C’è un piccolo particolare che non avevano considerato.   Il volante è bloccato, l’auto può andare solo dritto. Nella scatola dello sterzo un noto antifurto meccanico. L’inseguimento dura 500 metri. I due non possono far altro che fermarsi e mestamente arrendersi. In manette per furto e resistenza il 19enne Carmine Liberati e il 26enne Antonio Pignetti, entrambi di Ponticelli e già noti alle forze dell’ordine per diversi precedenti specifici. Sono in attesa di giudizio.

Triangolo di sangue: pugnala convivente perché geloso della compagna

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  Ercolano: Carabinieri arrestano uomo per tentato omicidio. Motivo del litigio una donna Mancano pochi minuti alle 22 e i carabinieri della Tenenza di Ercolano raggiungono un appartamento vicino al litorale. Un 38enne – proprio nel giorno del proprio compleanno – ha chiesto aiuto ai carabinieri. L’uomo è sottoposto agli arresti domiciliari e sta litigando con il convivente che di anni ne ha 62. Pochi minuti e la gazzella raggiunge l’appartamento. Fuori l’abitazione il 38enne ricoperto di sangue con evidenti ferite alle mani. La vittima racconta ai carabinieri che l’aggressore – il convivente – è ancora in casa. I militari entrano nell’appartamento e trovano il 62enne seduto. L’uomo non parla e indica il lavello. Al suo interno il coltello da cucina appena utilizzato e ancora sporco di sangue. Il 62enne ammette di essere stato lui ad avere aggredito il suo ex amico. Voleva colpirlo alla gola ma il 38enne si è difeso parando i colpi con le mani e afferrando la lama.   I militari lo arrestano per tentato omicidio. Si tenta di ricostruire la vicenda e le dichiarazioni sono contrastanti. Fatto sta che nei racconti dei due c’è una donna, la compagna del 38enne. La storia assume i contorni della gelosia mentre l’arma utilizzata viene sequestrata e il 62enne portato in carcere dove deve rispondere di tentato omicidio.  

Somma Vesuviana, il 50° anniversario della nuova Chiesa parrocchiale di S. Maria di Costantinopoli

Cinquanta anni fa, il 28 marzo del 1976, il vescovo di Nola Mons. Guerino Grimaldi (1916 – 1992), aprì al culto il nuovo complesso di S. M. di Costantinopoli nel Rione Trieste, concretizzando con la sua solenne benedizione il nuovo progetto del compianto ing. Antonio D’Ambrosio (1932 – 1998).   La parrocchia si pone oggi come una vera famiglia, non solo aperta ai bisogni degli ultimi, ma anche luogo di incontro nella comunità locale per l’evangelizzazione, la formazione e la socializzazione. Il parroco, Don Francesco Feola, unitamente al Consiglio Pastorale, in questi giorni ha comunicato con gioia a tutti i fedeli che domenica 22 marzo 2026 alle ore 11:00 si terrà una Solenne Celebrazione di ringraziamento per il 50° anniversario del nuovo complesso parrocchiale.
Strada Costantinopoli (disegno Saverio Raia)
Nei prossimi giorni – afferma Don Francesco – la parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Rione Trieste, ringrazia Dio per i 50 anni della Chiesa e dei locali parrocchiali. Mezzo secolo nel quale la comunità è cresciuta e ha camminato insieme nel servizio al Vangelo e ai Sacramenti. Mezzo secolo di sfide e di impegno per la crescita comune. Mezzo secolo di gioia condivisa che ha donato alla Chiesa vescovi e sacerdoti. La celebrazione che vivremo ci vede uniti per ringraziare il Signore e ricordare i parroci che si sono succeduti a partire da quelli che hanno lavorato per l’edificazione dell’edificio sacro. Dio benedica la nostra Comunità affinché viva con gioia la sua vocazione alla testimonianza e ci doni ancora sacerdoti santi. La Santa Messa sarà presieduta da Mons. Francesco Marino, vescovo di Nola. Nel 1954 la vecchia struttura, di cui abbiamo tratteggiato i salienti momenti storici in un articolo precedente (https://www.ilmediano.com/somma-vesuviana-il-culto-di-santa-maria-di-costantinopoli-tra-antica-devozione-e-fede-cristiana/), era già in cattivo stato di conservazione. La sacrestia era alquanto umida, mentre il campanile era in buono stato di conservazione. Sull’abside si trovava la casa canonica, adibita ad abitazione del parroco, che col tempo stava subendo il naturale processo di invecchiamento. Era parroco, dal 24 maggio del 1944, don Francesco Mormile, cui era affidata, all’epoca, la cura pastorale di circa 700 nuclei familiari, per un totale di quasi 4000 anime. Don Francesco era nato a Marigliano il 9 aprile del 1915 da Giuseppe e Maria Porcelli. Aveva compiuto gli studi ginnasiali nel Seminario di Nola dal 1928 al 1935; quelli liceali e teologici nel Seminario di Salerno dal 1936 al 1940.  Ordinato sacerdote nel 1940 da Mons. Michele Raffaele Camerlengo, 90° vescovo di Nola, fu nominato parroco di S. Maria di Costantinopoli con Bolla Vescovile del primo gennaio del 1944, dopo aver superato un concorso canonico. Prima del possesso definitivo della parrocchia costantinopolitana di Somma, avvenuto il 24 maggio del 1944, era stato già vicario cooperatore dal 1940 al 1941 a Mariglianella nella Parrocchia di San Giovanni Evangelista e vicario cooperatore ed economo a Somma Vesuviana proprio nella sua futura parrocchia. Assistente di plaga della zona vesuviana della G.F.A.C. (Gioventù Femminile di Azione Cattolica), insegnò religione nelle scuole governative di Somma e Ottaviano dal 1943 al 1953 [ASDN, Rubrica Sacerdoti, Schede di Don Francesco Mormile, collocazione in cartella 16, n° 27].
Don Francesco Mormile
La comunità di Rione Trieste, all’epoca, di buoni costumi e ottimi sentimenti religiosi, seguiva abbastanza assiduamente la messa, le funzioni religiose, le processioni; inoltre, riceveva i sacramenti ed osservava il riposo festivo, ad eccezione del periodo della raccolta e dei lavori di campagna come spiega il prof. Gennaro Mirolla nel suo articolo Aspetti della vita religioso – ecclesiastica a Somma Vesuviana in Rivista trimestrale Merdione, Anno XVI, N.4, 2016. Persisteva, però, qualche lacuna nella conoscenza della dottrina cristiana per quanto riguardava gli adulti, ma il parroco, durante le omelie oltre a spiegare il Vangelo, dedicava speciale attenzione all’istruzione catechistica. Don Mormile, comunque, s’impegnava a spiegare la S. Messa onde ottenere che il popolo potesse conoscere la bellezza della liturgia. Fu in questo periodo che iniziò a consolidarsi nel pensiero del presbitero la costruzione di una struttura più grande, che avesse potuto ospitare non solo tanti fedeli, dato l’incremento della comunità, ma di avere finalmente un nuovo complesso adatto per le varie attività parrocchiali. L’ intuizione inziale si concretizzò attraverso l’azione e la perseveranza. La scelta del suolo, dove innalzare la nuova chiesa, cadde sulla proprietà terriera di Luigi Giuliano alias ‘a miccia (1910 – 1990) fu Gaetano [cit. dott. Salvatore Giuliano]. La proprietà, identificata al NCEU del Comune di Somma Vesuviana al n. 114 e n. 201 del foglio 18, fu acquistata dal parroco, in qualità di legale rappresentante della parrocchia. Tale territorio, in effetti, tornando indietro nel tempo, era appartenuto già dal 1790 ai notabili de Felice, fiduciari dei nobili Filangieri, che oltre a possedere la famosa casa palaziata in via Casaraia (Casaraho), godevano di numerose proprietà terriere nella località di S. M. Costantinopoli, in particolare una masseria ad uso di taverna [Rizzi Zannoni, pianta del 1790] e un vigneto, come dicevamo, di circa 8 moggia, censito a Luca, Giuseppe e Sebastiano Giuliano [L. Marchese, Pianta della Terra di Somma con Descrizione dei territorj, particella 894]. La trasformazione dei censuari in proprietari fu un processo storico-giuridico, particolarmente rilevante tra la fine del XVIII e il XIX secolo a Somma, che vide il passaggio dal dominio utile, ossia diritto di godimento del fondo, al pieno dominio o piena proprietà delle terre. Tanti discendenti di censuari, oggi, si ritrovano titolari di immense proprietà e vaste masserie. In riferimento all’acquisizione dell’attuale strada d’ accesso al complesso, furono rogati, invece, due atti dal notaio Pietro Rosanova di Napoli: nel primo, del 22 febbraio del 1968, la signora De Stefano Clementina, moglie di Mario Giuliano, vendeva alla parrocchia, rappresentata legalmente dal parroco Mormile, una zona di terreno che si distacca dal maggior fondo di essi venditrice sito in agro di Somma V.na al Rione Trieste, riportata in catasto alla partita 10.588, fol. 18. particella 420; il secondo atto, invece, in stessa data e con le stesse modalità, la signora Carmela Romano (1914 – 1986) fu Paolo, maritata Gennaro Russo, vendeva alla parrocchia una zona di terreno con la stessa descrizione precedente, riportata in catasto alla partita 306, fol. 18, particella 101. Il progetto per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale beneficiò inizialmente della legge n° 168 del 18 aprile 1962 cap. II e, successivamente, di un’altra legge n° 444 del 17 giugno del 1973. Il piano di lavoro ben avviato venne interrotto bruscamente dalla morte di Don Mormile, avvenuta il 10 maggio del 1969. La sua improvvisa scomparsa a 54 anni suscitò immenso dolore e sconforto tra i fedeli del rione, lasciando un vuoto incolmabile. Durante la sede vacante, la cura temporanea delle anime fu affidata con decreto vescovile al Rev. Mons. Salvatore Giuliano (1908 – 1996) fu Francesco.
Muoio Rev. Alfredo
Il 15 giugno dello stesso anno, dopo il possesso canonico, il neo parroco, Don Alfredo Muoio, continuò fortemente il progetto del suo predecessore. Il presbitero nacque a Somma Vesuviana in strada Purgatorio il primo dicembre del 1922. Fu ordinato sacerdote, come Mormile, da Mons. Michele Raffaele Camerlengo il 29 giugno del 1948. Discendeva da un’antica famiglia sommese: il padre Salvatore Muoio era un facoltoso industriante; mentre la mamma, Anna Nocerino, era una donna di casa, che dedicava il suo tempo e le sue energie alla preghiera quotidiana e alla cura dei figli. Prima del possesso canonico di S. M. di Costantinopoli, fu parroco della Chiesa di S. Maria del Carmine nel quartiere Boccia al Mauro di Terzigno dal 16 luglio 1954 al 31 maggio 1969. Ricordato con affetto, ancora oggi, dalla comunità, rispecchiava la figura del buon pastore che poneva, principalmente, le relazioni al centro del suo ministero, come afferma la signora Elvira Filomena Troianiello Lettera di Elvira Filomena Troianiello rapp AC, all’epoca, rappresentante dell’Azione Cattolica. Il suo impegno si concentrò non solo sulla costruzione dell’edificio fisico, ma soprattutto sulla effettiva concretizzazione di una comunità cristiana attraverso l’evangelizzazione, la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza dell’amore di Dio. Fondamentale fu il lavoro svolto in sinergia non solo con i suoi fedeli, ma anche con gli altri sacerdoti locali, promuovendo la collaborazione e il senso di appartenenza. Creò un ambiente familiare e fraterno, spesso attraverso l’organizzazione di feste, momenti di aggregazione e attività di beneficenza. Favorì, ancora di più, il culto, dell’Immacolata Concezione, ben radicato in questa comunità con le Figlie di Maria, tantoché fu proprio nella solennità dell’8 dicembre del 1971 che fu posta, finalmente, la prima pietra sull’attuale suolo. Il 29 giugno del 1972 fu benedetta la campana del nuovo complesso. Quattro anni dopo, il 28 marzo del 1976, tra un tripudio di fedeli, il Vescovo Mons. Guerino Grimaldi (1916 – 1992) aprì al culto la nuova chiesa, concretizzando con la sua solenne benedizione il progetto generale del compianto ing. Antonio D’Ambrosio, che orientò il suo lavoro sulla massima semplicità, concentrando l’attenzione su uno stile e una forma geometrica, capaci di esaltare sia l’area dedicata all’assemblea e sia l’altare sospeso tra il cielo e l’immagine di Maria.
Ing. D’Ambrosio Antonio
Una progettazione focalizzata totalmente sull’accoglienza, con aree di incontro per favorire la socializzazione prima e dopo le celebrazioni. Un ambiente, infine, permeato da un’atmosfera di pace, riflessione e sacralità. Una curiosità: il progetto iniziale, redatto in data 15 febbraio 1967 dall’ ing. D’Ambrosio, prevedeva una spesa iniziale di Lire 113.000.000; ma, con perizia di variante suppletiva, l’importo finale approvato fu di Lire 153.000.000. Di tale importo, lire 103.000.000 furono a carico della Cassa DD.PP (Depositi e Prestiti) e lire 49.951.270 a carico dell’Ordinario diocesano. Tali quote, all’ epoca, furono il frutto di in grande sacrificio sia dell’Ordinario che del parroco e dei fedeli. Senonché l’impresa costruttrice chiese la revisione dei prezzi. Tale revisione non solo comportò all’epoca una differenza sostanziale di Lire 61. 679.282, ma creò forti problemi all’ Ordinario diocesano nel reperire la somma finale di danaro. La questione trovò, comunque, una degna conclusione estremamente positiva. Mons. Giuseppe Giuliano, figlio della comunità, attuale vescovo di Lucera-Troia, così ricorda quel giorno dell’inaugurazione sul Bollettino diocesano nolano di marzo – aprile del 1976: l’aspersione esterna, lo spalancarsi delle porte, il suono delle campane, le litanie, l’aspersione dell’altare, quindi è iniziata la concelebrazione: un’Eucarestia semplice, ma partecipata e vissuta anche con i canti accompagnati dai cinque chitarristi della parrocchia. Il Vescovo nell’omelia ci ha parlato della vera Chiesa, quella fatta di menti e di cuori: un popolo in cammino verso il Signore nella conoscenza sempre più profonda della Verità. Al termine della celebrazione il parroco ha ringraziato tutti […] ma soprattutto il popolo di Rione Trieste che con la sua generosità ha reso possibile la realizzazione del complesso parrocchiale, integrando il contributo dello Stato. Era veramente commosso, don Alfredo, tanto da far fatica a pronunciare le poche parole di ringraziamento [cit. Inserto della Diocesi di Nola in Dialogo di Avvenire, domenica 22 febbraio 2026, 5]. Don Alfredo ci lasciò per sempre il pomeriggio del 30 agosto del 2004, circondato dagli affetti familiari. Oggi, la comunità parrocchiale è il cuore pulsante della vita cristiana. Una realtà che custodisce relazioni, trasmette fede, accompagna nella crescita spirituale, educa alla solidarietà.      

Nel quadro di Battistello Caracciolo San Giuseppe è un affettuoso padre “napoletano”

“San Giuseppe e il Bambin Gesù” (olio su tela, cm. 72 x 97,5).  Dedico questo articolo a tutti gli amici che oggi festeggiano l’onomastico. Scrisse Bernardo De Dominici, nel 1742, che Battistello Caracciolo (1578- 1635), quando Caravaggio arrivò a Napoli, fu tra quelli che adottarono subito la “nuova maniera di scuri con pochi lumi e che terminava nell’ombra”. E dunque Battistello e tutti gli altri “caravaggeschi” napoletani produssero, scrive ciecamente il De Dominici, quadri dipinti nel segno “di sozze e ignobili fattezze”. Battistello dipinse anche un Bambino Gesù che è di cattivo umore (immagine in appendice).   De Dominici, che aveva addestrato la sua percezione sull’accademico “rococò” della pittura del Settecento, non era in grado di cogliere la grandezza rivoluzionaria di Caravaggio e il genio di alcuni “caravaggeschi” napoletani. A spiegare e a dimostrare l’importanza di Mattia Preti, di Massimo Stanzione, della prima produzione di Battistello, di Luca Giordano, di Francesco Solimena fu la grande Mostra sulla civiltà del Seicento napoletano, che venne progettata e organizzata da Raffaello Causa e si aprì a Capodimonte nell’ottobre del 1984: ma “Raffaello Causa, scomparso improvvisamente e prematuramente nell’aprile, non ebbe modo di vederne la realizzazione e di emozionarsi per l’incredibile successo di pubblico che, contrariamente alle sue stesse previsioni, accompagnò l’iniziativa per l’intero arco dei cinque mesi durante i quali la mostra restò aperta a Capodimonte.”( Nicola Spinosa). Ricordiamo che Raffaello Causa crebbe a Ottaviano, che il padre insegnava nell’Istituto Tecnico, che Ottaviano gli ha intitolato una strada, ma non ha realizzato nessuna delle promesse fatte durante una manifestazione commemorativa che si tenne nel 2015. Dunque, nella sua prima produzione Battistello Caracciolo seguì la lezione di Caravaggio e della pittura olandese condividendo il naturalismo delle forme e i forti contrasti cromatici e tra toni chiari e scuri, il così detto “tenebrismo”. In questa fase il pittore dipinse il “Bambino Gesù” (immagine in appendice), il volto del quale ci dice che il Bambino è di cattivo umore, e  lo dice con una smorfia che ci consente di immaginare il pittore mentre percorre i vicoli di Napoli e osserva e registra gesti e espressioni. E in quei vicoli avrà visto anche la canestra con i pani, “lo straordinario brano di natura morta” che sta in basso a sinistra (per chi guarda). Nel quadro “San Giuseppe e il Bambin Gesù”, dipinto nel 1625, Battistello modifica radicalmente l’immagine tradizionale che rappresenta la “Sacra Famiglia” nella storia della pittura. Il Bambino, che di solito è tra le braccia di Maria, qui si stringe al petto di Giuseppe; non c’è riferimento alcuno alla dimensione divina della “scena”, non ci sono angeli, non c’è la presenza delle forme vitali del paesaggio, non c’è traccia della luce soprannaturale. Il Bambino e Giuseppe sono un padre e un figlio che il pittore ha potuto osservare nei luoghi della città in cui vivono, agiscono, e liberamente si esprimono, i Napoletani “umili”. E Cristo è un bambino contento di stringersi al petto del padre e di appoggiare su quel petto la testa e le guance paffute, mentre i brividi della sua contentezza ci vengono rivelati dalle pieghe della sua veste rossa, su cui pare che si muovano ancora le rapide pennellate. E Giuseppe riesce a nascondere le sue emozioni, e affida il messaggio della sua immensa letizia alle mani che si stringono intorno al corpo del Bambino: il volto, il mantello, la chioma, la barba e le dita del Padre putativo sono dipinti nei toni diversi di un dominante e “calmo” colore di terra, perché nulla deve distrarre lo sguardo dell’osservatore dal centro ideale dell’opera: gli occhi del Bambino e gli occhi di Giuseppe. Ma poi Battistello abbandonò le strade del naturalismo e del tenebrismo, perché incominciò a dipingere affreschi, e questa scelta lo costrinse, fatalmente, a “schiarire” la sua percezione e la tavolozza. Ma è un pittore che, come altri artisti napoletani, merita più spazio nei libri di scuola e nell’attenzione degli alunni e del pubblico dei lettori.

Il Decimo Certamen Acerranum celebra Virgilio tra tradizione e nuove voci

Riceviamo e pubblichiamo: Certamen Acerranum Decimum

L’IS Alfonso Maria de’ Liguori di Acerra in gioioso fermento per la gara dedicata a Virgilio, poeta simbolo della romanità.

Compie 10 anni il Certamen Acerranum, ideato e promosso dal Liceo Statale “Alfonso Maria de’ Liguori” di Acerra, nella consapevolezza che le lingue classiche costituiscono un insostituibile patrimonio culturale, da tutelare e rispettare.

Il 20 e il 21 marzo 2026, al termine di un lungo e articolato percorso di preparazione, si svolgerà la sfida tra giovani estimatori della lingua latina, studenti del quarto e quinto anno dei Licei Classici e Scientifici italiani, che venerdì 20 marzo si incontreranno alle 9:00 nell’Auditorium dell’Istituto acerrano per affrontare traduzione e commento di un brano dell’Eneide virgiliana, scelto dal Prof. Enrico Ariemma, docente di Lingua e letteratura latina presso l’Università degli Studi di Salerno e Presidente della Commissione. Fanno parte della Commissione i docenti Silvia Rosati (Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Cristoforo Colombo” di Frattaminore), Grazia Iennaco (Docente del Liceo Classico Statale “Umberto I” di Napoli) ed Emanuele Scartaghiande (Docente del Liceo Statale “Renato Caccioppoli” di Scafati).

Quest’anno, Il Certamen mantiene le Sezioni Laus Italiae, destinata agli studenti di tutti i Licei italiani, alla quale prendono parte 46 studenti provenienti da 16 scuole di Campania, Basilicata, Lazio e Puglia e Acerrae, rivolta agli studenti del de’ Liguori (18 partecipanti), ma per il decimo anniversario si arricchisce di una nuova Sezione, denominata Novae Voces e riservata agli studenti del primo, del secondo e del terzo anno dei licei classici e scientifici italiani, che vede in gara 18 studenti di 3 scuole di Campania, Abruzzo e Calabria. È stato loro richiesto di elaborare un podcast video o un podcast audio originale, dedicato alla figura di Virgilio, alla sua opera e alla sua ricezione nella cultura successiva, evidenziandone l’attualità e il valore universale. «Forsan et haec olim meminisse iuvabit» (Aen. I, 203)«Forse un giorno sarà piacevole ricordare anche questi avvenimenti». Questo verso del Poeta è stato scelto come affermazione del valore che il passato, scevro di nostalgiche interpretazioni, può avere e ha nell’interpretazione del presente.

L’Eneide tutta insegna che ogni nuova costruzione (civile, sociale o personale) comporta dolore e sacrificio. Il poema invita a confrontarsi con le proprie origini — i propri “inferi” personali — per poter tracciare la propria identità all’interno di una comunità più ampia. In quest’ ottica la proposta del Certamen Acerranumrappresenta un invito a considerare la complessità del presente come un’esperienza la cui interpretazione può attingere consapevolezza dalla lezione degli antichi e favorire il formarsi di una coscienza civile che non trascuri mai i valori etici e umani.

Questi temi saranno rimarcati nella Lectio Magistralis del Prof. Ariemma, che sabato 21 marzo alle 9:30 aprirà la Cerimonia di Premiazione, attesissima da tutti i partecipanti. Previsti Premi in denaro e Menzioni di merito.

Il Certamen è patrocinato dal Comune di Acerra, dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno, dall’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, dell’Archeoclub d’Italia, nonché del Lions Club Acerra Valle di Suessola e del Rotary Club Acerra-Casalnuovo “Aniello Montano”.

Conti in difficoltà per il Comune di Somma Vesuviana: la Corte dei Conti continua a rilevare criticità

La Corte dei Conti ha riacceso un faro sulla situazione finanziaria del Comune di Somma Vesuviana, evidenziando una serie di criticità rilevanti sia dal punto di vista formale che sostanziale. Al centro di una seconda relazione istruttoria emerge un quadro complesso, che potrebbe avere conseguenze importanti per l’ente e per i cittadini.
Il primo elemento contestato riguarda i tempi di approvazione del piano di riequilibrio finanziario, lo strumento con cui il Comune tenta di risanare i propri conti. Secondo la Corte, il piano è stato approvato oltre il termine previsto dalla legge. La scadenza era fissata al 16 gennaio 2025, mentre l’approvazione è avvenuta il 20 gennaio. Il Comune ha sostenuto una diversa interpretazione del calcolo dei termini, ma i giudici contabili non hanno accolto questa posizione, ritenendo il ritardo rilevante.
Si tratta di un punto cruciale: il mancato rispetto dei tempi potrebbe compromettere l’intero piano e aprire la strada a procedure più gravi, fino al possibile dissesto finanziario.
Accanto al problema formale, la Corte evidenzia difficoltà strutturali nei conti dell’ente. Il disavanzo complessivo è molto elevato, vicino ai 19 milioni di euro, e risulta in forte peggioramento rispetto agli anni precedenti. Questo, secondo la relazione arrivata qualche giorno fa , è anche il risultato di una gestione contabile non sempre accurata, che avrebbe sottostimato alcune voci fondamentali.
Tra le criticità segnalate ci sono i debiti fuori bilancio, pari a diversi milioni di euro, e la mancata corretta gestione di fondi obbligatori negli anni passati. In particolare, alcune somme che avrebbero dovuto essere accantonate non sono state previste, contribuendo a rappresentare una situazione finanziaria più favorevole di quella reale.
Un altro elemento di debolezza riguarda la capacità di riscossione. Il Comune fatica a incassare quanto previsto da tasse e tributi, generando una carenza di liquidità che incide sull’equilibrio complessivo dei conti. Anche su questo punto, la Corte ritiene che le previsioni siano state troppo ottimistiche.
Nel complesso, la Corte dei Conti  descrive una situazione fragile, caratterizzata da errori accumulati nel tempo e da margini di manovra ridotti. Il rischio principale è che il piano di riequilibrio non venga ritenuto valido, con conseguenze potenzialmente pesanti.
Se si arrivasse al dissesto finanziario, il Comune sarebbe costretto ad adottare misure drastiche: aumento delle tasse locali ai livelli massimi, riduzione dei servizi e forte limitazione degli investimenti.
Al momento, tuttavia, la situazione non è ancora definitiva. Il Comune potrebbe tentare di fornire chiarimenti o apportare correzioni. Saranno i prossimi passaggi a determinare se esistono margini per evitare le conseguenze più gravi o se si andrà verso una procedura di dissesto.
La vicenda resta quindi aperta, ma il segnale della Corte dei Conti è chiaro: la situazione finanziaria richiede interventi rapidi e rigorosi.  In ogni modo, la  sentenza definitiva della Corte dei Conti dovrebbe arrivare a fine marzo.