Pitbull la assale in strada: azzannata al volto

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Poteva finire peggio la brutta disavventura vissuta ieri da una donna, aggredita da un pitbull mentre passeggiava in via Consolare Campana a Villaricca. L’episodio si è verificato intorno alle 9 del mattino. La vittima, secondo il racconto della sorella, si sarebbe avvicinata in buona fede all’animale per accarezzarlo, ma il cane, improvvisamente, l’ha azzannata al volto.   Le ferite riportate hanno richiesto l’intervento urgente dei sanitari: la donna è stata portata all’ospedale di Pozzuoli dove i medici hanno applicato 12 punti di sutura. È fuori pericolo, ma profondamente scossa dall’accaduto.   Sull’episodio è intervenuta l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, che ha sottolineato l’importanza di far rispettare le regole previste per le razze ritenute a rischio. “I pitbull – ricordano – devono essere condotti con guinzaglio e museruola in contesti pubblici. Non è accettabile che si continui a sottovalutare la normativa”.   L’associazione punta il dito contro l’incuria dei padroni: “La responsabilità è sempre dell’umano, mai dell’animale. Serve più controllo, più consapevolezza e sanzioni per chi viola le norme. È una questione di civiltà”.   L’incidente riapre il dibattito sulla convivenza tra cittadini e animali in ambito urbano. “Si parla tanto di diritti degli animali – conclude Nessuno Tocchi Ippocrate – ma troppo poco di ciò che devono fare i loro padroni. Serve equilibrio, e soprattutto rispetto delle regole”.  

Musica e dignità sotto le stelle americane: la tournée americana di Zì Gennaro e dei contadini di Somma Vesuviana

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Il 29 luglio 1975, esattamente cinquant’anni fa, si concludeva trionfalmente la tournée della Paranza d’Ognundo negli Stati Uniti. Il gruppo, formato da contadini e operai delle frazioni di Macedonia e Rione Trieste di Somma Vesuviana, con l’innesto di Giovanni Coffarelli, Ciccio Salierno, Giuseppe Martone e Felice Ronca, era stato scelto per rappresentare l’Italia a un festival organizzato in occasione del Bicentenario della fondazione degli Stati Uniti d’America.   Un impegno e un grande onore per quindici cittadini di Somma Vesuviana, ambasciatori della millenaria tradizione della nostra cultura popolare. La decisione di inviare negli Stati Uniti proprio questo gruppo — insieme a un pifferaio del Molise e a un altro suonatore calabrese — fu presa da Annabella Rossi, direttrice del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, da Roberto De Simone, tra i massimi esperti in ambito antropologico e culturale, a livello nazionale e internazionale e da Paolo Apolito. Lucio Albano, detto Zì Gennaro, contadino e fondatore della Paranza d’Ognundo nel 1947, amato e rispettato da tutti, fu il capo indiscusso della spedizione italiana e si distinse per le sue straordinarie qualità umane. Il successo dei contadini sommesi negli Stati Uniti fu clamoroso. Il pubblico americano fu conquistato dalla musica e dal ritmo travolgente degli strumenti a fiato e a percussione in legno. I concerti si tennero in sedi prestigiose, tra cui il Metropolitan di New York, sotto la statua di Abramo Lincoln a Washington, nel Nuovo Messico, in Texas, a Boston e in altri teatri e festival in varie città americane.   Su Zì Gennaro si narrano ancora oggi episodi che hanno il sapore della leggenda. A Boston, ad esempio, pretese che anche un autista afroamericano potesse sedere alla mensa dei musicisti, nonostante all’epoca non gli fosse normalmente concesso. Incurante del rigido cerimoniale americano, prima di un concerto sotto una diga a New York ottenne che venisse osservato un minuto di silenzio in onore delle vittime italiane che avevano contribuito alla costruzione di quella struttura. In un altro episodio, tra le proteste di alcuni membri del gruppo, si oppose alla ripresa televisiva di un concerto quando si accorse che tra i brani eseguiti veniva trasmessa pubblicità di carne in scatola. “Siamo venuti qui per omaggiare il popolo americano, non per fare vendere  prodotti commerciali”, disse con fermezza. Il capo paranza di Somma fu una figura scomoda per alcuni organizzatori, che però rimasero colpiti dalla coerenza e dalla forza dei suoi principi. La cultura popolare, con la sua autenticità, finì per imporsi sui protocolli ufficiali, e Zì Gennaro non arretrò mai di un passo: al primo posto, per lui, venivano il rispetto per le persone, la tradizione e la devozione. Al ritorno dalla tournée, mostrò una visione lucida e profonda del paese che aveva visitato. “Hanno le strade pulite – mi disse – perché possono permettersi di far raccogliere i mozziconi a chi è costretto a lavorare per un salario misero. Non c’è un monumento che non sia stato costruito da italiani, spagnoli o altri emigranti. Ma alle finestre delle case non ho mai visto un fiore”. Zì Gennaro, scomparso nel 1989, ha lasciato una traccia profonda nella memoria collettiva di Somma Vesuviana e non solo. In suo onore è stata intitolata una strada. “È una delle pochissime in Italia – ha detto l’antropologo Paolo Apolito – dedicate a un contadino”. Un gesto simbolico, che rende giustizia non solo a un uomo, ma a una visione del mondo dove la cultura popolare non è folklore da vetrina, ma testimonianza viva di identità, dignità e libertà. (FONTE FOTO:ROSARIO SERRA)

Pompei, grave incidente sul lavoro: due operai cadono dal carrello elevatore

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Paura a Pompei per un grave incidente sul lavoro che ha coinvolto due operai, caduti da un carrello elevatore durante un intervento tecnico. Entrambi i lavoratori sono stati trasportati in codice rosso all’Ospedale del Mare, dove si trovano in condizioni critiche. Secondo una prima ricostruzione, il cesto su cui si trovavano avrebbe ceduto all’improvviso, provocando la caduta da diversi metri di altezza. Le cause del cedimento sono ora oggetto di indagini da parte della polizia municipale, intervenuta immediatamente sul posto sotto la direzione del colonnello Gaetano Petrocelli. L’area del cantiere è stata temporaneamente chiusa per consentire i rilievi tecnici e verificare la conformità delle attrezzature. L’episodio arriva a pochi giorni dalla tragedia di Rione Alto, dove un incidente analogo ha stroncato la vita di tre operai. Quell’evento aveva già scatenato un dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, con denunce da parte dei sindacati e richieste di controlli più rigorosi. Ora, con il drammatico incidente di Pompei, il tema torna con forza all’attenzione pubblica. Le autorità competenti, anche alla luce degli avvisi di garanzia già emessi per il caso di Rione Alto, dovranno chiarire se si tratti di errori umani, mancanza di manutenzione o violazioni delle norme di sicurezza. La dinamica precisa sarà accertata nelle prossime ore, mentre familiari e colleghi attendono notizie confortanti sui due operai feriti. Il nuovo incidente conferma come la prevenzione e il rispetto delle misure di sicurezza restino elementi fondamentali per evitare tragedie che continuano a ripetersi.

Ucciso di botte a Pomigliano, due identificati: lite innescata dal fermato dopo sbronza

Gli aggiornamenti sul caso di Pomigliano d’Arco

Nella notte tra il 26 e il 27 luglio, a Pomigliano d’Arco si è verificata una violenta rissa che ha causato un morto: Sdryan Albano, un uomo di 51 anni originario dell’Ucraina ma residente a Somma Vesuviana.

Fino all’arrivo del pubblico ministero, la mattina seguente, non erano ancora noti i nomi degli indagati e dei partecipanti alla lite. Grazie alle indagini svolte dal corpo dei Carabinieri di Pomigliano d’Arco, guidati da Pietro Barrel e coordinati dalla Procura di Nola, si è arrivati all’identificazione di altri due uomini: V.H., ucraino che ha rifiutato le cure mediche ed è stato arrestato – probabilmente è stato lui a innescare il litigio dopo qualche bicchiere di troppo – e Janusz P., un 47enne polacco ricoverato all’ospedale di Nola con una frattura alla caviglia.

Si parla di un episodio segnato da grande omertà: la vittima è rimasta per ore sull’asfalto e nessuno ha chiamato i soccorsi fino al mattino seguente.

Analizzando il luogo dell’aggressione, si ipotizza che la lite si sia protratta lungo tutta via Trieste, poiché nei pressi del corpo è stato trovato un vaso di fiori rovesciato a terra.

Nonostante tutto, è stato tempestivo e preciso il lavoro dei Carabinieri che, in poco tempo, sono riusciti a individuare e arrestare il colpevole, restituendo un senso di sicurezza ai cittadini di Pomigliano d’Arco, sotto choc per questa tragedia che coinvolge anche Somma Vesuviana.

Spari a Cicciano durante la festa di Sant’Anna

Nella giornata di ieri 27 luglio, intorno alle 17:30, in corso Garibaldi a Cicciano, un uomo ha sparato diversi colpi d’arma da fuoco

La vicenda, accaduta nel centro storico di Cicciano, davanti alla sede del comune, è avvenuta per mano di un sessantenne.

L’uomo è sceso da un automobile, nonostante la strada fosse chiusa al traffico in occasione della funzione religiosa e, avvicinatosi a un trentenne, lo ha trascinato con sé in via Sant’Anna prima di estrarre l’arma e aprire il fuoco.

Per fortuna non ci sono state vittime ma il terrore generale è stato tanto. Infatti, tantissimi cittadini hanno iniziato una fuga disordinata che ha provocato caos generale. Tante persone si sono rifugiate nei negozi e nei portoni, altre gridavano in cerca di protezione.

I Carabinieri della stazione di Cicciano sono intervenuti tempestivamente e l’aggressore è stato identificato.

Le indagini sono in corso per capire la dinamica e il movente: si procede all’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza e alla verifica dell’arma utilizzata per sparare.

La celebrazione religiosa è continuata regolarmente dopo gli attimi di paura, dimostrando la forza e l’unione che caratterizzano la comunità ciccianese.

La città esprime vicinanza ai presenti e rinnova il proprio impegno per garantire la sicurezza durante gli eventi pubblici.

Scooter dell’amico contro auto in sosta, lui muore nell’incidente a 27 anni

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ERCOLANO – Doveva essere una serata come tante, e invece si è trasformata in tragedia. Un ragazzo di 27 anni ha perso la vita a seguito di un incidente stradale avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, in corso Italia. Il giovane era sul sellino posteriore di uno scooter guidato da un amico di 26 anni. Per cause in corso di accertamento, il mezzo è finito contro alcune auto in sosta. Un impatto violentissimo che ha scaraventato a terra entrambi i ragazzi. Il passeggero è stato subito soccorso e trasferito all’Ospedale del Mare, dove però i medici non hanno potuto salvargli la vita. Il conducente è ferito ma non in pericolo. Le sue condizioni sono sotto controllo. I carabinieri stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica, ma al momento si parla di una probabile perdita di controllo del mezzo. L’asfalto, le condizioni del veicolo o un’imprudenza: tutto è al vaglio degli investigatori. Il dolore per questa morte improvvisa è profondo. In tanti stanno lasciando messaggi di cordoglio sui social, ricordando la vittima come un ragazzo solare, gentile, sempre disponibile con tutti. Una croce, l’ennesima, che si aggiunge alla lunga lista di giovani vite spezzate sulla strada. Le comunità locali, già provate da episodi simili, chiedono più controlli e prevenzione. L’ultimo saluto sarà nei prossimi giorni, in una chiesa probabilmente troppo piccola per contenere tutto il dolore di chi lo conosceva.

Ciarambino: “Rissa, Pomigliano teatro di episodi drammatici: urge cambio di passo serio e responsabile”

Riceviamo e pubblichiamo   “La tragedia avvenuta questa notte a Pomigliano, con il ritrovamento del cadavere di un uomo di 51 anni, vittima di una violenta aggressione durante una rissa, rappresenta un segnale di allarme gravissimo per la sicurezza e il vivere civile della nostra comunità. Ci è scappato persino il morto, cos’altro deve accadere? – dichiara Valeria Ciarambino,  Vicepresidente del Consiglio regionale della Campania – Non è accettabile vedere Pomigliano ridotta a un farwest, teatro di episodi così drammatici, che gettano una lunga ombra di insicurezza sui cittadini per bene, che ormai tremano ogni volta che i loro figli escono di casa. Questo fatto tragico, che segue a ritmi allarmanti una sequela di disagi e tensioni in città, evidenzia l’urgenza di un cambio di passo serio e responsabile da parte delle istituzioni locali. Occorre chiedere una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul nostro territorio, potenziare il locale Comando dei Carabinieri, oramai ridotto all’osso in termini di risorse umane. Ma soprattutto, come rappresentante delle istituzioni campane – continua Ciarambino – auspico che si smetta di fare la guerra ai paladini della legalità e ci si concentri sulla guerra ai delinquenti e ai violenti, che sempre più numerosi scorazzano  nella nostra città. È il momento di investire seriamente nella sicurezza, nel sostegno sociale e nella coesione della comunità. Solo così potremo restituire dignità e serenità ai pomiglianesi”. (fonte foto: rete internet)

Rintracciati due dei colpevoli dell’omicidio a Pomigliano d’Arco

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Aggiornamenti sul caso dell’uomo ucciso a Pomigliano: due coinvolti rintracciati

Ci sono stati sviluppi nelle indagini sull’omicidio avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 luglio a Pomigliano d’Arco, in via Trieste, all’angolo con via Leopardi. La vittima, un uomo di 51 anni, di nazionalità serba ma residente a Somma Vesuviana, era stato trovato senza vita intorno alle 2.30, in seguito a una violenta rissa scoppiata per motivi ancora poco chiari.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, all’origine dello scontro ci sarebbe stato probabilmente l’abuso di alcol da parte di un gruppo di persone, che avrebbe fatto degenerare la situazione in colluttazione fisica. Nessuna arma è stata utilizzata: la morte è stata causata da un colpo violento alla nuca.

Nelle prime ore non era stato possibile identificare i partecipanti alla rissa, ma adesso due dei soggetti coinvolti sono stati rintracciati. Uno si trova ricoverato all’ospedale di Nola, l’altro – che ha rifiutato le cure – è attualmente sotto interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Pomigliano d’Arco.

Le indagini proseguono per ricostruire con esattezza la dinamica e le responsabilità. Gli inquirenti stanno valutando le testimonianze e analizzando la situazione

Choc a Sant’Anastasia: bandito spara durante Messa per rapinare fedeli

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Una domenica di preghiera si è trasformata in incubo a Sant’Anastasia, dove un uomo armato ha fatto irruzione nella cappella delle suore domenicane, nel pieno della funzione religiosa. Ha minacciato i presenti e sparato un colpo (a salve, si scoprirà poi), tentando di rapinare chi era lì per cercare pace e raccoglimento. Nella piccola chiesa, il panico è scoppiato in pochi secondi: urla, pianti, gente che cercava di mettersi al riparo. Una scena da film, inaccettabile in una comunità tranquilla come quella anastasiana. La notizia si è rapidamente diffusa in tutto il paese, generando sconcerto e indignazione. L’autore del gesto, fuggito dopo l’aggressione, è ora ricercato dalla Polizia. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile e al Commissariato di Ponticelli. Gli inquirenti stanno vagliando diverse ipotesi, dal tentativo isolato di rapina a un’azione più premeditata. Non ci sono stati feriti, ma la ferita morale resta. L’episodio pone una riflessione più ampia: quanto sono vulnerabili oggi i luoghi pubblici, anche quelli religiosi? E cosa spinge una persona a usare la violenza nel cuore di una celebrazione sacra? Sant’Anastasia cerca ora di ritrovare la serenità, ma l’eco di quel colpo a salve continua a risuonare nelle coscienze di chi c’era.

Ucciso nella rissa di Pomigliano, vittima era di Somma. Due comunità sconvolte

Il litigio avvenuto la scorsa notte a via Trieste, morto un uomo di circa 50  anni

Intorno alle 2.30 della notte tra il 26 e il 27 luglio, a Pomigliano d’Arco, si è verificata una lite molto accesa in via Trieste, precisamente all’angolo con via Leopardi. La discussione è degenerata rapidamente, fino a provocare la morte di un uomo.

La vittima, un 50enne di origine slava ma residente a Somma Vesuviana, è stata trovata priva di vita. Secondo una prima ricostruzione, sarebbe deceduta in seguito alle colluttazioni avvenute nel corso del litigio: nessuna arma da fuoco, nessun coltello, solo colpi fisici. Il colpo decisivo, a quanto risulta, sarebbe stato sferrato alla nuca, dove è stato riscontrato un evidente ematoma.

La dinamica dell’aggressione non è del tutto chiara, così come il movente che avrebbe innescato lo scontro.

Il gruppo coinvolto nella lite non è stato ancora rintracciato. Le indagini sono in corso. Sul posto, intorno alle 8 del mattino, è giunto il pubblico ministero per un primo sopralluogo e per avviare gli accertamenti.

L’area è stata transennata e sottoposta a rilievi da parte delle forze dell’ordine.