Una domenica di preghiera si è trasformata in incubo a Sant’Anastasia, dove un uomo armato ha fatto irruzione nella cappella delle suore domenicane, nel pieno della funzione religiosa. Ha minacciato i presenti e sparato un colpo (a salve, si scoprirà poi), tentando di rapinare chi era lì per cercare pace e raccoglimento.
Nella piccola chiesa, il panico è scoppiato in pochi secondi: urla, pianti, gente che cercava di mettersi al riparo. Una scena da film, inaccettabile in una comunità tranquilla come quella anastasiana.
La notizia si è rapidamente diffusa in tutto il paese, generando sconcerto e indignazione.
L’autore del gesto, fuggito dopo l’aggressione, è ora ricercato dalla Polizia. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile e al Commissariato di Ponticelli. Gli inquirenti stanno vagliando diverse ipotesi, dal tentativo isolato di rapina a un’azione più premeditata.
Non ci sono stati feriti, ma la ferita morale resta. L’episodio pone una riflessione più ampia: quanto sono vulnerabili oggi i luoghi pubblici, anche quelli religiosi? E cosa spinge una persona a usare la violenza nel cuore di una celebrazione sacra?
Sant’Anastasia cerca ora di ritrovare la serenità, ma l’eco di quel colpo a salve continua a risuonare nelle coscienze di chi c’era.



