Cinema per il sociale “Lezioni di legalità “: il nuovo cortometraggio di Angelo Iannelli presentato al TGR Campania
Voragine nel Napoletano, precipita camion: 7 palazzi sgomberati
Una grossa voragine sta interessando la zona antistante la Basilica di San Mauro in Largo San Mauro, a Casoria, in provincia di Napoli. Larga e profonda decine di metri, nella voragine è precipitato un compattatore di rifiuti: l’autista, recuperato dai vigili del fuoco, è al momento in ospedale per accertamenti. La strada è stata chiusa al traffico e transennata: sette i palazzi sgomberati e interruzione di acqua ed energia elettrica nella zona. Secondo quanto riferito dai presenti, nell’area si è sentito un forte odore di gas.
Lettera in redazione: “MATT di Terzigno, il contenitore vuoto della politica”
Riceviamo e pubblichiamo una lettera sulla verità intorno al MATT di Terzigno, che mette in chiaro molti aspetti finora celati:
Una struttura chiamata museo che di museale non ha niente: così può essere definito il MATT, acronimo di Museo Archeologico Territoriale di Terzigno, che dal 19 Settembre 2019 esporrà alcuni affreschi e alcuni reperti provenienti dal sito archeologico di Cava Ranieri.
A poco più di due mesi all’avvio dell’esposizione non è ancora chiaro quale sarà la proposta culturale in grado di convincere il fantomatico “turista di Pompei” – che a fatica si reca al vicino Antiquarium di Boscoreale, più fornito e meglio servito dai mezzi di trasporto – a venire a Terzigno: tre affreschi?
Ogni museo deve avere una particolarità attrattiva e il MATT di Terzigno sembra proprio non averla: gli affreschi, infatti, sono visibili in gran quantità negli Scavi di Pompei; inoltre quello più grande e interessante proveniente da Cava Ranieri non potrà essere esposto perchè non entra nella struttura (nonostante i soldi spesi!).
Manca un concept, un’anima, perfino un’insegna: la visita, così come è congegnata attualmente, potrebbe esaurirsi in meno di dieci minuti.
Il concept può trarlo da questo articolo chi è sempre lesto a carpire le idee altrui per autoincensarsi: un percorso, costituito da una mostra fotografica permanente, sulla storia del civismo a Terzigno, non solo quello legato a Cava Ranieri ma anche alle proteste per impedire l’apertura della discarica di Cava Vitiello.
Èquella l’identità mancante, ciò che renderebbe il MATT un simbolo di riscatto e un punto di riferimento non solo per l’archeologia ma per l’educazione ambientale e civica.
Peccato che ai politici locali quella storia dia fastidio, non interessi: preferiscono ometterla, non citarne i protagonisti; così sono scomparsi dai libri e dalle conferenze stampa i nomi dei cittadini che negli ultimi dieci anni sono stati gli unici a interessarsi delle sorti di Cava Ranieri.
Meglio organizzare passerelle stampa in cui tecnici e architetti che svolgono il proprio mestiere – magari benissimo, ma semplicemente il proprio mestiere – vengono fatti passare per eroi, mentre chi ha speso tempo, energie e passione “aggratis” viene dimenticato.
Quanto (meglio) si sarebbe potuto fare se si fosse prestato ascolto dal primo momento agli attivisti, persone serie e preparate: non sarebbe, ad esempio, crollata la tettoia sulla cella vinaria di Villa 1, una delle tre ville romane di Cava Ranieri, che con un minimo sforzo economico poteva essere resa visitabile e fare il paio con il MATT.
Se l’intenzione, poi, è quella di coinvolgere le scuole, non si sa ancora quale sia l’offerta didattica: considerato che i gruppi di alunni dovranno trattenersi qualche ora al museo, cosa potranno fare? In quali spazi? Chi li accoglierà?
A breve la campanella farà di nuovo “ring”…
L’altra grossa anomalia è che il MATT, allo stato attuale, è un pollaio con troppi galli a cantare: dove si è mai visto un museo in cui chiunque ha competenza su qualcosa e nelle cui stanze trova spazio di tutto?
Non sarebbe meglio riempirle, alcune di quelle stanze, con oggetti antichi del mondo contadino o con quelle bellissime foto della misconosciuta eruzione del 1929 affisse nel Municipio?
Come palliativo, considerato che gli ori e gli argenti di Terzigno, cioè i reperti archeologici più importanti, non li vedremo forse mai…
Che alle associazioni venga data la possibilità di tenere vivo il MATT con delle iniziative è lecito e sacrosanto, ma la sua natura non va mai persa di vista: un museo archeologico deve esporre reperti, non politici.
Insomma, l’impressione è che il MATT sia destinato a rimanere un contenitore vuoto, nonostante i (pochi) reperti che a breve ospiterà; un monumento alla miopia politica terzignese e all’autoincensamento, funzione, quest’ultima, che assolve alla perfezione.
Forse c’è ancora tempo per rimediare, ma ciò richiederebbe un cambio di atteggiamento e di direzione da parte degli amministratori locali – un'”apertura”, siamo “matt”? – che finora non c’è mai stata, mentre le chiacchiere, quelle sì, abbondano.
E vengono raccolte nei libri.
Francesco Servino
Gigli di Nola: la Festa raccontata in una brochure
Visciano, successo per la IV Edizione del Social Day in memoria di Padre Arturo D’onofrio
Somma Vesuviana, al Summarte la presentazione del libro “Il difficile gioco della vita”
Mercoledì 3 luglio alle ore 19:00 al Teatro Summarte di Somma Vesuviana ci sarà la presentazione del libro Il difficile gioco della vita del diciassettenne Carmine Molaro, con la partecipazione della sociologa Grazia Tatarella e del medico psichiatra e psicoterapeuta Giuseppe Auriemma.
Finalmente la tanto attesa presentazione del libro del giovanissimo Carmine Molaro. All’ evento del 3 luglio saranno presenti il Sindaco di Somma Vesuviana Salvatore Di Sarno e l’Assessore Maria Vittoria Di Palma. Interverranno lo psicoterapeuta e medico psichiatra Dott. Giuseppe Auriemma e la sociologa Grazia Tatarella. Carmine Molaro nasce a Napoli nel 2002 e tuttora vive con la famiglia nella città di Somma Vesuviana. Sin da piccolo, ha sempre nutrito un forte interesse sia per la fotografia che per la scrittura. Vittima di bullismo alle scuole medie, ha trovato proprio nella scrittura sfogo al suo disagio, ma anche conforto e stimoli. Il suo sogno è sempre stato quello di poter visitare gli Stati Uniti. L’ autore nel suo romanzo, grazie alla speranza, esorta a non mollare mai, soprattutto inneggia a non abbandonare mai un sogno.
I sogni – riferisce Carmine Molaro – vanno custoditi, coccolati, fatti crescere e soprattutto seguiti.. sempre. Se hai un sogno credici.. portalo avanti e fai di tutto per realizzarlo! Fin da quando nasciamo – continua Carmine – lasciamo dietro di noi una traccia, una scia luminosa che ci accompagna per tutta la durata di questo meraviglioso viaggio: questa è la nostra anima. Impareremo da subito, che ognuno di noi, è diverso, ma non per il colore della pelle, per la forma degli occhi o per la lingua, ma perché ogni anima è diversa.
Questa è la trama del romanzo pubblicato da Booksprint e acquistabile anche su IBS: Stanco del suo lavoro e insoddisfatto della sua vita, Lucas, ventunenne dal passato difficile, decide di cambiare e ci riuscirà, quando incontrerà Lucia, ventiquattrenne dal carattere forte, che a sua volta vuole prendere le redini della sua vita, a causa del suo sventurato matrimonio con la guardia penitenziaria Carlo, indifferente nei confronti della moglie. Lucas e Lucia aprono un negozio dove investiranno la loro fortuna. Ma ben presto, dure prove sfideranno i due ragazzi. Una loro vecchia conoscenza si intrometterà sul loro cammino, rendendo difficile la loro vita. Gianni, ha dalla sua parte, la sua famiglia, composta da criminali, che lo aiuteranno nella vendetta contro Lucas e Lucia. Tormentati e accusati ingiustamente, riusciranno a sventare il piano dei nemici, ma il fantasma del loro passato continuerà a perseguitarli, e uno dei due cederà per primo. Cosa succederà ai due protagonisti? Avranno un lieto fine, o verranno sconfitti dal destino?” Non sempre troveremo qualcuno – continua Molaro – che ci potrà capire, che potrà comprendere chi siamo davvero, ma ogni anima è unica, ed è inutile passare tutto il viaggio della vita a cercare di essere qualcun altro: io sono unico perché sono così, e solo le mie azioni formeranno la persona che sono, solo io posso cambiare la mia vita e nessun altro lo farà per me. Perciò, smetti di esistere, e comincia a vivere, per davvero.
Al Castello d’Alagno il primo convegno AIASV: “Valorizzazione e Tutela dell’Area Vesuviana” – Il sevizio de Il Mediano.it
Si è svolto il 29 Giugno a Somma Vesuviana presso il Castello d’Alagno il convegno “Valorizzazione e Tutela dell’Area Vesuviana” organizzato dall’ A.I.A.S.V. (Associazione Ingegneri ed Architetti di Somma Vesuviana).
L’incontro, che rientra negli eventi della manifestazione “crisommole” 2019, organizzata dagli “Amici del Casamale”, giunta ormai alla quarta edizione, ha preso il via alle ore 18 con i partecipanti che si sono incontrati presso la Chiesa Collegiata nel centro storico del Casamale per la procedura di registrazione, e hanno preso parte alla visita guidata “dalla Chiesa Collegiata al Castello D’Alagno”, sotto la sapiente regia di Franco Mosca Presidente della PRO LOCO Somma Vesuviana, che ha condotto i partecipanti in un affascinante viaggio virtuale nella storia di Somma Vesuviana, dalla Collegiata alla storia del Casamale e la costruzione del Castello D’Alagno, da Lucrezia D’Alagno fino a Totò de Curtis, mettendo in evidenza dettagli storici, artistici e anche aneddoti e storie che hanno caratterizzato l’antico borgo vesuviano.
A seguire, presso il Castello d’Alagno, il convegno moderato dall’ Arch. Filomena Tiziano componente del Direttivo A.I.A.S.V. di Somma Vesuviana, con i saluti del Presidente dell’associazione Arch. Pasquale Piccolo che ha subito messo in evidenza i temi del convegno, che rappresenta il primo incontro pubblico organizzato dalla rinata associazione di tecnici di Somma Vesuviana:
“Il tema di questo convegno “valorizzazione e tutela dell’area vesuviana”, costituisce certamente un elemento fondamentale e imprescindibile per lo sviluppo del territorio. Ringrazio e saluto gli Amici del Casamale per l’organizzazione dell’evento e per tante altre iniziative che hanno posto al centro della loro azione la salvaguardia e la valorizzazione delle ricchezze architettoniche, paesaggistiche e produttive di Somma Vesuviana tra cui l’albicocca, che rappresenta un prodotto di eccellenza per il territorio.”
Il Presidente Piccolo si sofferma poi sullo scopo della rinata associazione AIASV che si è ricostituita in seguito all’esigenza di un numeroso gruppo di tecnici di Somma e dei comuni vicini per affrontare le numerose problematiche di natura urbanistica che tormentano da sempre il nostro territorio e per favorire l’incontro e la condivisione di una realtà professionale in continua e veloce evoluzione, con notevoli difficoltà che possono essere affrontate meglio insieme. Scopo dell’Associazione è quello di creare un rapporto preferenziale e diretto con le amministrazioni pubbliche, a partire da quella locale, per passare alla Città Metropolitana, alla Regione Campania, al Parco Nazionale del Vesuvio e ai Comuni della zona rossa con i quali condividiamo le stesse problematiche.
A seguire il benvenuto alle istituzioni presenti, con i saluti da parte dell’architetto Emma Buondonno, in rappresentanza dell’ Ordine Architetti PPC di Napoli e Provincia e del presidente Leonardo di Mauro e dell’ Ing. Ada Minieri, Consigliere Ordine Ingegneri di Napoli e Provincia. All’evento presente anche il Sindaco di Somma Vesuviana Salvatore Di Sarno.
Si parte con la carrellata di interessanti interventi aperti dalla proiezione ed illustrazione dei lavori di messa in sicurezza delle strutture del Castello D’Alagno a cura dell’ing. Salvatore D’Alessandro – Vicepresidente A.I.A.S.V. di Somma Vesuviana. Una serie di interessanti immagini che fanno rivivere i lavori di consolidamento strutturale effettuati nel 2010 del castello sommese che fu di Lucrezia d’Alagno e che, insieme agli interventi effettuati negli anni scorsi, hanno ha consentito di restituire alla città un importante manufatto storico.
“Recupero e Salvaguardia degli Ambienti rurali” è, invece, il tema affrontato dalla Prof. Arch. Emma Buondonno che offre spunti interessanti e partendo uno studio effettuato nel 2009 sul “Riequilibrio della Regione Metropolitana Campana”, giunge alle linee guida per l’ identificazione delle Zone Omogenee del piano strategico e l’indicazione di nuovi paradigmi.
In seguito la presentazione de “Le prospettive del nuovo Piano del Parco” a cura del Prof. Salvatore Faugno della Facoltà di Agraria dell’ Università “Federico II di Napoli. Tra i temi importanti l’introduzione del Piano di gestione forestale, un nuovo aspetto che non è mai stato previsto per il parco Nazionale del Vesuvio e che invece rappresenta uno strumento indispensabile per la partecipazione ad una serie di progetti che vanno dal ripristino dei sentieri alla pulizia del sottobosco e tanti altri aspetti importanti per valorizzare il patrimonio naturalistico del parco.
Terzo intervento “Il progetto strategico: verso il Ciglio attraverso il Casamale” a cura dell’Arch. Antonino Pardo che in passato ha collaborato alla redazione del progetto strategico per il Parco Nazionale del Vesuvio e offre il suo contributo mettendo in evidenza vari aspetti tra cui l’ importanza del sistema infrastrutturale e della mobilità che giocano un ruolo fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio. L’intervento espone gli obiettivi e la sintesi delle strategie progettuali, tra cui la creazione di corridoi ecologici tra monte e valle e la necessità di proseguire nella direzione di 5 progetti strategici per il territorio vesuviano:
A sottolineare la “Valorizzazione dei siti di pregio dell’Area Vesuviana” è l’intervento a cura di Franco Mosca Presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana che pone l’accento sull’importanza delle mura aragonesi e della comunità del Casamale. “È il momento di occuparsi delle mura riproponendo il vecchio tracciato anche con il contributo dei privati che occupano le case sovrapposte all’antica muratura. Molti tratti di muri stanno per crollare e vanno salvaguardati”.
Infine le conclusioni a cura dell’Arch. Antonio Ciniglio, membro dell’associazione e Consigliere dell’ Ordine Architetti di Napoli e Provincia. Ciniglio sottolinea l’importanza di questo primo incontro organizzato dall’associazione e la necessità di iniziare a ragionare, a confrontarsi sui vari aspetti del territorio, soprattutto per i cittadini che la vivono. “Va bene pensare al turismo ma è importante soffermarsi sulla città e su chi la vive ogni giorno. Come sottolineava Emma Buondonno, la competizione non ha nessun significato. Abbiamo la necessita di confrontarci e di dialogare con le istituzioni. Recuperare il rapporto con il territorio al pari della riconversione delle aree dismesse. Bisogna iniziare a ripensare alla struttura agricola prima del turismo. Le Masserie erano le fabbriche di una volta, se lavoriamo bene sul territorio, con scelte condivise, il turismo viene di conseguenza.”
Si chiude così, con una serie di interventi stimolanti, puntuali e decisamente interessanti il primo incontro organizzato dall’associazione AIASV che ha riscontrato un buon seguito anche grazie alla presenza di tanti altri tecnici intervenuti al corso che è stato accreditato da parte dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Napoli e dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli per n. 3 CFP.
Al termine del dibattito ecco il bilancio tracciato dal presidente dell’associazione Pasquale Piccolo: “Un incontro molto costruttivo, tutti i relatori hanno dato un sostanziale e importante contributo sui temi alla base, ovvero sulla promozione e lo sviluppo del nostro territorio. Ringrazio gli Amici del Casamale che con questa iniziativa, la quarta edizione di “crisommole” ci hanno dato l’opportunità per trattare il tema della valorizzazione e della tutela dei nostri beni culturali. Il principio fondamentale è proprio quello di valorizzare e marcare il territorio evidenziando le problematiche portando una soluzione. Stasera abbiamo dato un primo contributo, speriamo di poter in futuro analizzare in maniera dettagliata le varie problematiche dei beni che abbiamo sul territorio nei prossimi incontri che avranno luogo dal prossimo settembre e tra questi il problema della zona rossa e del piano di evacuazione che interessa tutto il territorio vesuviano”.
Ecco il servizio dell’evento a cura di Roberto Sica:
Articolo e servizio a cura di Roberto Sica
Somma Vesuviana, adeguamento sismico per nove scuole: il «paracadute» sarà il plesso Fiordaliso
Una delibera di giunta ha dato indirizzi per rinnovare il contratto di locazione con il rappresentante della società Fiordaliso Costruzioni per la locazione scolastica del fabbricato in via San Sossio.
Gli spazi a piano terra non saranno occupati dalla scuola d’infanzia e primaria del terzo circolo né da altre classi, mentre il primo piano sarà comunque appannaggio del liceo Torricelli.
L’intenzione è quella di usare il piano terra dell’immobile in questione per allocarvi temporaneamente (così è precisato in delibera) le classi provenienti dai plessi che saranno interessati ai lavori di adeguamento necessari dopo le verifiche di vulnerabilità sismica degli immobili di proprietà comunale (al momento nove).
Una eventualità che potrebbe già manifestarsi nell’anno scolastico prossimo e per gli anni a seguire, giacché le opere di adeguamento sismico «comporteranno cantieri di una certa complessità le cui attività richiedono diversi mesi».
Nessuna scuola tra le nove di proprietà comunale è citata esplicitamente nella delibera di giunta 118 del 27 giugno e che arriva dopo le polemiche, i question time, le interrogazioni e le proteste delle mamme sulla ventilata chiusura dei plessi Pomintella e Mercato Vecchio, che sono però proprietà di privati (su quest’ultima scuola il sindaco ha fatto un passo indietro decidendo non di chiuderla ma di “adeguarla alle esigenze dei bambini che la frequenteranno”, su Pomintella aveva invece annunciato determinazioni non ancora esternate).
A qualsivoglia classe tocchi in sorte di frequentare “temporaneamente” il plesso di via San Sossio, in delibera è precisato che «verrà sempre garantito il trasporto scolastico e sarà quindi competenza dell’Ente strutturare con gli appaltatori la variazione delle tratte relative per la migliore ottimizzazione delle attività».
Ottaviano: il quartiere e la Chiesa di San Giovanni: un tesoro di fede, di storia, di arte, che chiede cura, rispetto, attenzione
Ottaviano ha due centri storici: il quartiere San Michele e il quartiere San Giovanni. La Chiesa venne dotata, grazie anche ai Medici, di opere d’arte di pregevole fattura. Notevole è il quadro dell’altare maggiore, “San Giovanni che predica alle turbe”, attribuito al Bonito e al De Matteis. Nacque a San Giovanni Tiberio Guastaferro, gerolamino, sommo predicatore (sec.XVII).
Lungo la strada San Giovanni – Carmine si ergono le moli massicce di palazzi che conservano i segni del ‘700 e dell’’800 nelle volte, negli atri, nella solidità dei muri, nelle corti e nei giardini interni. Si cammina sugli ipogei di cantine antiche, vaste e profonde, scavate nel tufo e nella roccia vulcanica, per conservare nell’ombra la vita del vino e per celebrare un mistero il cui fascino è ormai solo una traccia, ma una traccia che non sarà cancellata del tutto, finché ci sarà Ottajano. Abitava accanto alla Chiesa la nobile famiglia dei Guastaferro: Tiberio Guastaferro, gerolamino, fu, nel sec.XVII, un sommo predicatore della Congregazione dell’Oratorio Maggiore. La Chiesa di San Giovanni è di antica fondazione. Fu, all’inizio, una cappella di confine, riservata agli abitanti di un quartiere che si estendeva, e si estende, tra Ottaviano e Somma: quartiere a popolazione composita, di contadini e di notabili, i cui cognomi sono portati ancora oggi da famiglie e “ gentes ”. La struttura a capanna è rimasta intatta, nonostante i molti interventi architettonici imposti dal tempo e dalla violenza della natura. L’altare maggiore, che risale al sec.XVII, è un raro esempio di altare ligneo, dipinto in modo da sembrare di marmo. Il paliotto in marmo vero fu un’invenzione balzana di due ottajanesi, l’architetto Pasquale De Rosa e mastro Saverio Annunziata, i quali, durante gli interventi di consolidamento a cui la Chiesa fu sottoposta nel 1854, ritennero di dover sostituire il paliotto di legno, avendolo trovato “ abominevole, di tavole logore e mal connesse, ” nido di formiche e di altri “ schifosi insetti ”.
L’architetto dell’ Intendenza, Alessandro Bobbio, che pure era un tecnico di alta reputazione, autorizzò lo scempio. In quella circostanza vennero consolidati anche la “ cornice della porta, di piperno capuano ” e i tre stemmi “ uno di grande mole nel mezzo, appartenente al Barone di qua ( ai Medici di Ottajano) e due piccoli appartenenti al Comune, con albero di quercia.”. .Splende sull’altare maggiore un “ San Giovanni che predica alle turbe ”, che Renato Ruotolo attribuì, soprattutto per le soluzioni cromatiche e per la luce calda e avvolgente, a un raffinato giordanista, inducendo Nicola Spinosa a fare il nome di Giuseppe Bonito. Altri studiosi pensano che la figura di San Giovanni sia impostata secondo moduli prossimi a quelli che Paolo De Matteis diede a San Rocco nella tela della Chiesa al Santo consacrata in Guardia Sanframondi. Al De Matteis della Danae di Detroit e di alcune figure femminili dell’ “ Allegoria per la pace di Rastatt e di Utrecht ”, fanno pensare soprattutto le luminose sensuali spalle della donna orante che occupa l’angolo inferiore a sinistra. Il maestoso gruppo ligneo della Trinità con Cristo crocifisso ( v.immagine in appendice) fu offerto alla Chiesa di San Giovanni da Simone, Andrea e Giovanni Battista Scudieri. Erano i primi anni del ‘600.. Nel 2005 Achille e Paolo Scudieri finanziarono generosamente un importante restauro, che venne condotto sul gruppo e sulla parete della cappella che gli fa da sfondo da Umberto Maggio. Fu un restauro filologico: Cristo ha riacquistato l’incarnato livido, dai vitrei riflessi, e sono ricomparse, nella forma originale, le superfici dell’ampio perizoma e della camicia del Padre: sull’una sono dipinti fiori stilizzati, sull’azzurro dell’altra fiori di ciliegio. Queste soluzioni “ rocaille ” non tolgono nulla alla potenza espressiva di Cristo che rivolge al Sommo Padre l’ultimo sguardo, mentre l’ultimo filo di forza rifluisce via dai muscoli delle gambe e dai piedi fissati alla trave non da un solo chiodo, ma – insolito particolare – da due.
La volta della Chiesa è interamente coperta da uno smisurato telero ( m.26xm.10 ) su cui Crescenzo Gamba dipinse, nel 1759, una Trinità maestosa e un corteo di angeli e Santi disseminati per vasti spazi celesti e ampi colonnati. Era un pittore quotato, il Gamba: aveva già lavorato alla Certosa di San Martino e a Villa Campolieto: e avrebbe lavorato alla Reggia di Portici. Il 3 ottobre del 1929 cedettero i cardini e la tela rovinò a terra. Poiché l’opera “ era l’orgoglio della parrocchia ”, il parroco don Pietro Capolongo ingaggiò per il difficilissimo restauro un certo Eberardo Perrone, che, troppo sicuro di sé, si impegnò, per lire 10500, pagabili a rate, non solo a restaurare la tela e gli affreschi della volta, ma anche “ a tinteggiare la sagrestia, le finestre e il mobilio ”. Era fatale che il pittore – imbianchino combinasse un disastro. Finito il lavoro, al posto dell’opera del Gamba si vide un marasma di pennellate che le lacche, stese in modo maldestro, trasformarono quasi subito in un’indistinta pellicola di toni bruciati, cancellando disegni, ombre e luci.(v. immagine in appendice). Il Perrone alterò perfino la data, avendo letto e scritto “ 1669 ” invece che “ 1759 ”.
Nel 1839 un restauratore altrettanto infelice, tale Aniello Mancini, aveva sfregiato con cucchiaiate di colore e di bitume una tavola del 1552, che raffigura un San Giovanni con agnello poggiato sul libro e con la canna del precursore, e, sulla sinistra, in secondo piano, e in misura assai ridotta, la scena del battesimo di Gesù. L’importanza della cinquecentesca cornice lignea, lavorata a volute e a mascheroni, induce a credere che il dipinto originale fosse di alta fattura, e a sospettare che Mancini non si sia limitato a tentare di restaurare, ma abbia in sostanza rifatto il quadro, aggiungendo e togliendo figure e colori. E’ un sospetto che solo un restauro serio e radicale può dissipare.
Nella Chiesa sono conservati anche un San Lazzaro in legno dipinto, che Gaetano Francese scolpì nel 1742, e a cui uno scultore dalla mano pesante aggiunse successivamente un cane appena sbozzato; una tela del sec.XVIII con la Madonna del Carmine scortata da quattro santi, di cui tre sono agevolmente identificabili: S. Lazzaro, S. Simone Stock e S. Antonio Abate; un organo del sec. XVII, di macchina assai complessa, a cui nel 1670 Alessandro Gambiraso, un “ musico veneziano ” che operava in Napoli, “schiarì la voce”.
Il quartiere e la Chiesa furono e meritano di essere ancora parte vitale della storia di Ottaviano.
VinGustandoItalia. Un monumento alla napoletanità: ‘a riccia e a frolla
So’ doje sore: ‘a riccia e a frolla. Miez’a strada, fann’a folla.
Ormai lo sapete che sono campanilista ed amo la mia terra, perciò vi parlerò di un autentico monumento alla napoletanità: le Sfogliatelle. La nascita delle sfogliatelle appare essere una vera e propria spy-story ambientata in un monastero di Napoli del 1600, il Croce di Lucca. All’epoca i Conventi facevano a gara nell’inventare e produrre dolci: l’obiettivo era di mantenere buoni rapporti con i personaggi più importanti della città prendendoli letteralmente “per la gola”. Il segreto delle sfogliatelle fu però trafugato e divenne patrimonio anche di altri conventi. La ricetta delle sfogliatelle arriva anche alle suore di clausura del Convento di Santa Rosa sulla Costiera Amalfitana. Qui le nostre monache apportano delle modifiche alla ricetta, arricchiscono, infatti, la farcitura con la ricotta di Agerola . Ma anche questa volta il segreto non dura a lungo perché una novizia divenne, come dire…, amica di un giovanotto che era un pasticciere, il quale rivelò il segreto al mondo sottraendola al monopolio dei conventi! Il nome del giovane pasticciere, secondo taluni, sarebbe il famosissimo Pintauro, il pasticciere di via Toledo. Egli è noto per i suoi dolci e soprattutto per la celeberrima frase “Tene’ folla Pintauro!“, il famoso detto che traduco per i non napoletani: “ha la folla Pintauro”; proprio per significare che sono in tanti coloro che apprezzano il lavoro di questa pasticceria antichissima. A questo punto vi starete chiedendo qual è l’abbinamento perfetto con una sfogliatella calda. Mai discostandoci dalle Tre T”Tipicità, Tradizione e Territorio”, sicuramente un Passito di Falerno, ottenuto da uve primitivo. Vino potente e di grande impatto sia olfattivo che gustativo, dai piacevoli sentori con tannini delicati. Dal colore rosso rubino con riflessi violacei, questo vino presenta un bouquet complesso che spazia dalla frutta candita ai petali di rosa con un finale di spezie dolci e miele. Profondo e fruttato, con un ventaglio olfattivo che va dai fichi secchi a ricordi di ciliegia nera e anice,nel bicchiere traspare una viscosità impressionante. Di grande corpo e pienezza, regala un’avvolgente morbidezza ben equilibrata da acidità e tannini maturi e perfetti. Sviluppo gustativo costante e a intensità crescente, note di lampone, di confettura di ciliegia e prugna, speziatura scura di china. Nel finale un ventaglio di emozioni gusto-olfattive indimenticabili. È un vino unico che invita alla riflessione e che esprime l’assidua unione tra la natura e le sapienti mani del contadino. È ottenuto in particolari annate asciutte che permettono di prolungare l’appassimento fino ai primi giorni di ottobre. Questo vino in passato si serviva in occasione delle feste e delle ricorrenze più importanti. Bevuto accompagnato alle nostre sfogliatelle vi donerà sensazioni uniche. In onore delle nostre sfogliatelle, vi cito alcuni versi…
So’ doje sore: ‘a riccia e a frolla.
Miez’a strada, fann’a folla.
Chella riccia è chiù sciarmante:
veste d’oro, ed è croccante,
caura, doce e profumata.
L’ata, ‘a frolla, è na pupata.
E’ chiù tonna, e chiù modesta,
ma si’ a guarde, è già na festa!
Quann’e ncontre ncopp’o corso
t’e vulesse magnà a muorze.
E sti ssore accussì belle
sai chi so’? So’ ‘e sfugliatelle !









