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VinGustandoItalia. Un monumento alla napoletanità: ‘a riccia e a frolla

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So’ doje sore: ‘a riccia e a frolla. Miez’a strada, fann’a folla.

Ormai lo sapete che sono campanilista ed amo la mia terra, perciò vi parlerò di un autentico monumento alla napoletanità: le Sfogliatelle. La nascita delle sfogliatelle appare essere una vera e propria spy-story ambientata in un monastero di Napoli del 1600, il Croce di Lucca. All’epoca i Conventi facevano a gara nell’inventare e produrre dolci: l’obiettivo era di mantenere buoni rapporti con i personaggi più importanti della città prendendoli letteralmente “per la gola”. Il segreto delle sfogliatelle fu però trafugato e divenne patrimonio anche di altri conventi. La ricetta delle sfogliatelle arriva anche alle suore di clausura del Convento di Santa Rosa sulla Costiera Amalfitana. Qui le nostre monache apportano delle modifiche alla ricetta, arricchiscono, infatti, la farcitura con la ricotta di Agerola . Ma anche questa volta il segreto non dura a lungo perché una novizia divenne, come dire…, amica di un giovanotto che era un pasticciere, il quale rivelò il segreto al mondo sottraendola al monopolio dei conventi! Il nome del giovane pasticciere, secondo taluni, sarebbe il famosissimo Pintauro, il pasticciere di via Toledo. Egli è noto per i suoi dolci e soprattutto per la celeberrima frase “Tene’ folla Pintauro!“,  il famoso detto che traduco per i non napoletani: “ha la folla Pintauro”; proprio per significare che sono in tanti coloro che apprezzano il lavoro di questa pasticceria antichissima. A questo punto vi starete chiedendo qual è l’abbinamento perfetto con una sfogliatella calda. Mai discostandoci dalle Tre T”Tipicità, Tradizione e Territorio”,  sicuramente un Passito di Falerno, ottenuto da uve primitivo. Vino potente e di grande impatto sia olfattivo che gustativo, dai piacevoli sentori con tannini delicati. Dal colore rosso rubino con riflessi violacei, questo vino presenta un bouquet complesso che spazia dalla frutta candita ai petali di rosa con un finale di spezie dolci e miele. Profondo e fruttato, con un ventaglio olfattivo che va dai fichi secchi a ricordi di ciliegia nera e anice,nel bicchiere traspare una viscosità impressionante. Di grande corpo e pienezza, regala un’avvolgente morbidezza ben equilibrata da acidità e tannini maturi e perfetti. Sviluppo gustativo costante e a intensità crescente, note di lampone, di confettura di ciliegia e prugna, speziatura scura di china. Nel finale un ventaglio di emozioni gusto-olfattive indimenticabili. È un vino unico che invita alla riflessione e che esprime l’assidua unione tra la natura e le sapienti mani del contadino. È ottenuto in particolari annate asciutte che permettono di prolungare l’appassimento fino ai primi giorni di ottobre. Questo vino in passato si serviva in occasione delle feste e delle ricorrenze più importanti. Bevuto accompagnato alle nostre sfogliatelle vi donerà sensazioni uniche. In onore delle nostre sfogliatelle, vi cito alcuni versi…

So’ doje sore: ‘a riccia e a frolla.           

Miez’a strada, fann’a folla.

Chella riccia è chiù sciarmante:            

veste d’oro, ed è croccante,

caura, doce e profumata.                     

L’ata, ‘a frolla, è na pupata.

E’ chiù tonna,  e chiù modesta,             

ma si’ a guarde, è già na festa!

Quann’e ncontre ncopp’o corso            

t’e vulesse magnà a muorze.

E  sti ssore accussì belle           

sai chi so’? So’  ‘e sfugliatelle !