Somma Vesuviana, nasce il comitato “genitori per piazza Europa”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal neonato comitato “genitori per Piazza Europa”

In data 17/02/2020  il neonato comitato dei “genitori per piazza Europa” ha protocollato una richiesta di chiarimento rispetto la situazione stagnate in cui è ricaduta Piazza Europa. Il comitato delle famiglie per piazza Europa è composto da genitori sommesi che sono esausti della costante e ingiustificata chiusura dell’unico parco pubblico di Somma Vesuviana.

“Abbiamo costituito questo comitato per dare voce ai genitori che ormai da troppo tempo devono cercare nei paesi limitrofi luoghi o parchi in cui far giocare i propri figli. Questa situazione è a dir poco paradossale perché a Somma un parco c’è ed è stato aperto fino a quattro anni fa. L’amministrazione comunale non può continuare a tacere sull’argomento e far finta che vada tutto bene. Il nostro impegno sarà costante e volto soprattutto a comprendere i perché della continua chiusura di Piazza Europa. Noi genitori pretendiamo rispetto e, se la politica non riesce a dare una risposta così elementare al proprio paese, di certo non resteremo a guardare” dichiara Silvana, la portavoce del comitato.

Il comitato comincia la propria attività con un atto concreto e diretto (il protocollo citato in precedenza) perché è consapevole che non c’è più tempo da perdere. A breve sarà disponibile una pagina Facebook e una e-mail in cui tutti i cittadini che intenderanno prendere parte attiva a tale comitato possono mettersi in contatto con esso.

 

Marigliano, botte e violenze : quindicenne salvato dalla polizia locale

Brillante operazione della polizia locale, diretta dal Maggiore Nacar, a tutela di un minore.

Nella mattinata di ieri agenti di polizia locale di Marigliano hanno rinvenuto  uno zaino abbandonato all’altezza del Liceo.
Dalle prime informazioni si scopriva che un ragazzo lo aveva abbandonato per rifugiarsi nella scuola inseguito dal padre che voleva colpirlo .
Immediatamente il comandante, Magg. Nacar Emiliano,  ha fatto scattare le indagini guidate dal Maresciallo Ardolino.
E’ stato così  identificato  il minore di anni 15 che, contattato dagli agent,i non voleva far ritorno a casa raccontando un passato di violenze subito dal padre che coinvolgevano anche la madre.
Contattata la Procura dei Minori di Napoli e la Procura della Repubblica di Nola,  si poi deciso per un allontanamento protetto del minore presso i nonni materni e il deferimento in stato di libertà per il genitore in attesa dei provvedimenti dell”autorita giudiziaria.
Un operazione questa della polizia locale di Marigliano che segna ormai il decisivo passo di tendenza di questo Comando con un piglio giudiziario deciso e con uno sguardo attento ai fenomeni di degrado

Incendio Eurometal Acerra: c’è il sequestro. L’ARPAC: “Ma l’aria è ottima”. Scatta la rabbia  

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Secondo l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente la zona industriale durante il rogo di rifiuti metallici è risultata salubre

 

E’ stato sequestrato dalla Procura di Nola l’impianto Eurometal, lo stoccaggio privato di rifiuti metallici andato a fuoco venerdi scorso nella zona industriale di Acerra, nel cuore del polo locale dei rifiuti e alle spalle dell’inceneritore. L’operazione di sequestro è stata messa a segno dalla polizia di Stato. Intanto sta scoppiando una polemica sui dati diffusi dall’ARPAC circa la qualità dell’aria nel territorio interessato per oltre 40 ore dall’incendio. Secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, nei due giorni in cui sono divampate le fiamme da cui è scaturita una grande nube di fumo la qualità dell’aria sarebbe stata da buona a ottima proprio nella zona industriale di Acerra, il luogo del rogo, dove c’è il polo dei rifiuti e il più grande inceneritore d’Europa, e da discreta a buona in tutta l’area a nordest di Napoli. Lo prova il bollino azzurro fatto apporre dall’Arpac sulla centralina della zona industriale di Acerra, nella mappa interattiva che si trova all’interno del sito pubblico dell’Agenzia e che è relativa alla giornata del 15 febbraio. Giornata in cui il fumo ancora si levava dalla Eurometal. Solo altre due centraline in quel giorno hanno fatto registrare aria ottima, cioè da bollino azzurro, come ad Acerra. Una si trova nel Cilento e un’altra ai piedi del massiccio del Taburno. Ora però il leader ambientalista di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo, è indignato. “E’ incredibile quello che fa l’ARPAC – commenta Cannavacciuolo – noi ambientalisti abbiamo seguito sul posto per giorni la vicenda e per questo possiamo purtroppo assicurare tutti che nella zona non si poteva nemmeno respirare tanto erano insopportabili le esalazioni e le ceneri. Quindi non possiamo e non dobbiamo credere a questi dati. Da tempo – fa notare ancora  Cannavacciuolo – c’è un palese problema di attendibilità degli organismi che dipendono dalle istituzioni. Tanto per fare un esempio nelle settimane scorse, quando le centraline di Acerra hanno fatto registrare valori paurosi, l’ARPAC ha annullato i dati per una presunta avaria tecnica. Dobbiamo a questo punto necessariamente prendere atto che c’è scarsa trasparenza nelle attività di controllo dello Stato per la salvaguardia della salute pubblica”.

“Italiani, borbonici e briganti (1860- 1870): la luminosa riflessione del prof. Carmine Pinto sul metodo storico e sul valore dei fatti

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Mercoledì 12, a Sant’Anastasia, invitato dall’ Associazione “Vesevus”, il prof. Pinto ha parlato a un pubblico folto e interessato del suo libro “La guerra per il Mezzogiorno-Italiani, borbonici e briganti (1860- 1870)”, e ha illustrato il compito dello storico, che deve difendere la sostanza dei fatti dalle menzogne e dalle mandrie di “bufale” che oggi si muovono sui “social”. Il ruolo dell’interpretazione. Gli errori fatali dei Borbone e il tentativo antistorico di impedire che si realizzasse il modello “borghese” progettato da Murat. 

 

Cinque persone passeggiano lungo una strada. Se alla fine della passeggiata, le inviti a descrivere la strada che hanno visto, descriveranno cinque strade diverse, perché i nostri occhi “vedono” ciò che l’intelletto e il sentimento permettono ad essi di vedere. L’architetto avrà notato soprattutto il disegno e la condizione delle case, gli altri avranno riservato la loro attenzione alle auto, o ai modi, ai gesti e ai comportamenti delle altre persone, o ai bar, ai ristoranti, ai negozi, e la persona anziana ricorderà in primo luogo i dispositivi di sicurezza, l’ordine del traffico, lo stato delle panchine. Ognuno “legge” e “interpreta” i fatti e le cose secondo gli indirizzi e i criteri forniti dal proprio essere e dal proprio sapere: ma se quella strada è perfettamente rettilinea e uno dei cinque dice, invece, che è un imbroglio di curve, gli altri quattro hanno non solo il diritto, ma il dovere di dichiarare che egli mente. E’ questo il fondamento dell’ermeneutica. E, partendo da Panofsky, da Gadamer e da Eco, il prof. Carmine Pinto, docente ordinario di storia all’Università di Salerno,  ha detto chiaramente che il compito dello storico è quello di difendere l’oggettiva concretezza dei fatti e il diritto all’interpretazione dalla falsificazione, dalla menzogna e dalle equivoche “letture” di chi, con premeditazione o solo per superficialità, tiene conto di alcuni fatti e chiude gli occhi sugli altri. Questa riflessione la considero il momento più significativo dell’intervento del prof. Pinto, perché essa ha ricordato al pubblico che il metodo “storico” viene usato non solo da chi scrive libri di storia, ma da ciascuno di noi, quando giudichiamo, prendiamo una decisione, difendiamo le nostre ragioni.

Limpida, solida, profonda è la spiegazione che il prof. Pinto dà della guerra per il Mezzogiorno, del crollo della dinastia dei Borbone, del complicato processo di unificazione. All’inizio di tutto c’è Gioacchino Murat che, diventato re di Napoli, abbatte definitivamente il sistema feudale, distribuisce le terre ai contadini, porta nel Regno i principi della Rivoluzione Francese, investe capitali cospicui nella riorganizzazione e nell’ampliamento dei porti e della rete stradale, avvia, insomma, la costituzione di un ceto borghese, che condivide, con le borghesie europee, i principi della democrazia e diventa, partecipando alle guerre napoleoniche, anche un élite militare. I Borbone, tornati a Napoli per volontà del Congresso di Vienna, si illudono di poter fermare la storia, anzi di riportarla all’indietro, escludono la borghesia “murattiana” dall’esercizio del potere politico e militare, bloccano lo sviluppo economico, aprono qualche spazio solo a imprese e a capitali stranieri, e nel ’48, costretti dai moti di piazza, prima concedono la Costituzione, poi la ritirano, rinnegando un pubblico giuramento e cancellando definitivamente ogni possibilità di colloquio con la borghesia liberale. Aveva previsto tutto Metternich, già a metà degli anni ’20: i Borbone sarebbero stati distrutti da un “morbo” implacabile: la paura. La spedizione dei Mille, l’arrivo dei Piemontesi e la fine della dinastia furono la conseguenza inevitabile di una ininterrotta catena di errori gravissimi. E l’ultimo lo commise Francesco II quando, già esule a Roma, affidò la bandiera del legittimismo borbonico ai briganti e così permise a Cialdini di dire agli osservatori europei che era colpa dei Borbone se le sue truppe erano state costrette ad adottare le tattiche e i provvedimenti tipici di un esercito di occupazione.Bene ha fatto il prof. Pinto a ricordare che il brigantaggio è un fenomeno tipico di tutti i sistemi sociali costruiti sulla base di un’agricoltura feudale, e che i briganti “percorrono” tutta la storia napoletana. Nel ‘600 il Nolano venne messo a ferro e a fuoco da una “comitiva” guidata da un abate di Cimitile. Ma delle ragioni che mossero il brigantaggio post-unitario parleremo prossimamente.

Il prof. Pinto ha fatto un rapido cenno anche dei “primati” che i nostalgici dei Borbone assegnano al Regno di Napoli, e delle “congiure” inglesi, francesi e massoniche che avrebbero deciso la fine della dinastia. Il rapido cenno si è concluso con un duro giudizio: si tratta di chiacchiere degne di “bocciatura a libretto”. Un mio amico, il prof. Luigi Iroso, che certamente non è un filopiemontese e a cui non è sfuggito nessun documento d’archivio, ha descritto in due libri, pubblicati tra il 1996 e il 1999, la vita quotidiana a Ottajano tra il regno di Murat e  la fine dei Borbone: Ottajano( che comprendeva anche San Giuseppe e Terzigno) non era un paese qualsiasi, era, dopo Castellammare, il Comune con il maggior numero di abitanti della provincia di Napoli, la provincia della Capitale. Leggete quello che il prof. Iroso scrive sulla miseria, sulla pubblica istruzione, sullo stato delle strade, sull’ordine pubblico, sulla giustizia amministrata dai tribunali e sulla giustizia sociale. Leggete con attenzione, e poi ne parliamo. 

L’Associazione “Vesevus” ha iniziato la sua attività nel modo migliore.  Auguro alle amiche e agli amici di realizzare il loro progetto seguendo un percorso che vada di successo in successo.

 

 

Inter – Napoli (Lezione 32), tolemaico per una sera

Una delle più grandi rivoluzioni scientifiche ha visto la sconfitta del sistema geocentrico tolemaico, che prevedeva la centralità della Terra nell’Universo. Salì in cattedra l’eliocentrismo kepleriano e galileiano. La Terra non è più il centro dell’Universo. L’esperienza diretta è in errore, e si scopre che pianeti e Sole non girano intorno alla Terra, ma la Terra è uno dei pianeti di un sistema stellare che ha nel Sole la sua stella. E il successo della nuova teoria eliocentrica sta soprattutto nella semplicità della descrizione dei moti dei pianeti, che ora diventano delle ellissi intorno al Sole, mentre il sistema precedente richiedeva il ricorso ad orbite più complicate. Invece, Gattuso sta facendo una rivoluzione atipica, che va al contrario, sembra di essere ritornati al passato, sembra di essere tornati tolemaici, geocentristi.

 

La Partita. Il Napoli incontra l’Inter nella semifinale di andata della Coppa Italia. La Partita è accorta da ambo i lati, il Napoli sta imparando a soffrire, dimentica l’attitudine avuta col Lecce, e sceglie di difendersi compatta e arcigna. Attenzione, concentrazione e la chiusura di qualsiasi buco forzano gli avversari a sbagliare, in alcuni frangenti l’Inter sembra bloccata. Il Napoli rischia e soffre, forse esagera quando vuole ripartire dalla difesa con scambi rischiosi tra i difensori, ma sa rischiare e sa soffrire. Si difende, vede gli avversari arrivare vicini al gol. Il gol del vantaggio arriva nel secondo tempo dal piede del sonnolente Fabian. E’ un giocatore totalmente anonimo nelle ultime settimane, che si sveglia, riscopre il suo genio e sblocca il risultato con un gran gol a giro dal limite, favorito da uno scambio stretto con Di Lorenzo. E’ un Napoli da anni 80, catenaccio e contropiede, marcature strette, difesa all’italiana e tanto cuore. E’ quello che serve per poter sconfiggere una delle squadre più forti del campionato.

Conclusioni. E’ una rivoluzione, ma quella inaspettata. Ci godiamo un Napoli tolemaico per una sera. Gattuso riscopre un calcio oramai sconosciuto all’ombra del Vesuvio. Abituati al calcio spumeggiante di Sarri, e comunque a quello propositivo di Benitez e Ancelotti, avevamo dimenticato che si può vincere in altra maniera. Si può vincere chiudendo il lucchetto del catenaccio, pensando prima a difendersi. Ma pur sempre con la ricerca di una difesa il quanto più alta possibile, e poi puntando a costruire anche da dietro, per poter sfruttare le briciole che ti lascia una squadra che sta meglio di te. E gli azzurri, nonostante i difetti che si portano dietro, riescono a fare quello che chiede l’allenatore. Oggi, è un po’ tutto assurdo, la nuova fisica forse è quella antica, anche se scientificamente sbagliata. Ma durante una stagione inconcepibile come questa, possiamo imparare, inspiegabilmente, dal vecchio. In conferenza stampa, ancora una volta, Gattuso dichiarerà di non riuscirsi a spiegare i motivi di prestazioni così diverse le une dalle altre, intanto ci sta mettendo del suo, mette in campo un Napoli di altri tempi, un Napoli tolemaico per una sera. Rivedremo questo approccio anche in futuro?

Wellness and Health, I disturbi del sonno favoriscono lo stato di obesità

Dormire poco, dormire male, non avere dei giusti ritmi wirk snd sleeo ( lavoro-sonno), induce il richismo di ormoni e proteine , nel “momento non giusto”, creando confusione tra il giorno e la notte.

 

Un corpus sempre più crescente  di ricerche  sostiene la potenziale importanza delle routine comportamentali e sociali nella promozione della salute dei bambini e degli adulti nella  riduzione del rischio di obesità. Le prove a sostegno di questo provengono da molteplici linee di ricerca, che suggeriscono che specifiche routine comportamentali, come per esempio  abitudini alimentari e di sonno, possono essere protettive contro l’eccessivo aumento di peso e lo sviluppo dell’obesità pediatrica ed adulta. Il sistema circadiano, regola diversi ormoni e pattern proteici che inducono il ritmo-sonno veglia. Motivo per cui  se stabiliamo routine comportamentali opportunamente temporizzate, questo,  può servire ad influenzare il metabolismo e la regolazione del peso. Pertanto, oltre a promuovere un’alimentazione, un’attività e comportamenti del sonno più sani per la prevenzione e il trattamento dell’obesità pediatrica, può anche essere importante considerare la promozione della coerenza e dei tempi ottimali di questi comportamenti nel tentativo di migliorare la prevenzione e il trattamento.I disturbi del sonno e il ritmo circadiano, sono correlati a molte malattie umane, come obesità, diabete, disturbi cardiovascolari e disturbi cognitivi.

Dormire poco, dormire male, non avere dei giusti ritmi wirk snd sleeo ( lavoro-sonno), induce il richismo di ormoni e proteine , nel “momento non giusto”, creando confusione tra il giorno e la notte .È stato anche riportato che anche la disbiosi del microbioma intestinale è associata, alle alterazioni dei ritmi sonno-veglia. Pertanto, il sonno disturbato, può regolare l’omeostasi del microbiota intestinale. Diversi lavori scientifici hanno dimostrato che Il microbiota intestinale rivela funzioni  distinte tra le fasi di sonno base, spostamento del sonno e recupero. I risultati suggeriscono che uno spostamento del ciclo sonno-veglia acuto può esercitare un’influenza  sul microbioma intestinale, provocando, come effetto “visibile” , un’ alternarsi di stipsi a stati di colite, gonfiore addominale, flatulenza, ma come effetto “invisibile” , un rallentamento del metabolismo basale. Il Disallineamento del ritmo circadiano dovuto al jet lag sociale, lavoro a turni , alzarsi la mattina presto ed avere l’ora della nanna in ritardo sta diventando comune nella nostra società moderna. I disturbi del sonno e i ritmi circadiani , sono correlati a molteplici malattie, come obesità, diabete, disturbi cardiovascolari e disturbi cognitivi.

Dato il ruolo cruciale del microbiota nelle stesse patologie causate dai disturbi del sonno, il modo in cui il microbiota intestinale è influenzato dal sonno è di crescente interesse.I disturbi  del ritmo circadiano acuto causati dai cambiamenti del sonno-veglia influenzano il microbiota intestinale umano, in particolare i profili funzionali dei microbi intestinali e le interazioni tra loro. L’importante quindi, per evitare di andare incontro ad un innalzamento del peso corporeo, nel bambino come nell’adulto, è avere e rispettare dei ritmi sonno -veglia in relazione ad abitudini e stili di vita  sani, consigliati dal proprio medico dietologo.

 

Le città invisibili, Il cavolo di Dostoevskij

 

Tutto o molto delle nostre città dipende dall’apprendere a chiedere di chi siamo figli e ancor di più a ricostruire un immaginario potente di popolo.

 

Quando sento odore di cavolo, che tra l’altro mi piace molto, mi vengono in mente certe descrizioni di ambienti di Dostoevskij: stanzette povere e cupe nelle quali aleggia il fumo dal caratteristico odore; così non posso fare a meno di riandare con la fantasia all’osteria del Gambero rosso, descritta in Pinocchio, quando penso alle povere cene dei paesi toscani alla fine dell’Ottocento. Allo stesso modo una vespa Piaggio mi riporta inequivocabilmente al film Vacanze Romane di William Wyler o l’accidia di un giovane di provincia mi richiama l’immagine di Alberto Sordi ne I Vitelloni di Fellini. Victor, il Ragazzo selvaggio di Truffaut, mi appare subito se penso ad alcune tipologie di didattiche comportamentiste, diffuse nelle nostre scuole, e se guardo alla mia vecchiaia mi ritornano in mente, come un canto, Re Lear e la pazza saggezza di Enrico IV di Pirandello; per non parlare dei luoghi teatrali di Eduardo per i quali la mia mente è sempre aperta alla commozione di un grande visionario. La nostra vita, soprattutto quella di chi non ha avuto il tempo di colonizzarla con i modi di vita digitali o con le icone televisive, si costruisce intorno ad un immaginario culturale, storico, sociale che non appartiene solo al singolo, ma che è stato costruito da un’intera comunità, a volte millenni fa, come nel caso delle testimonianze che Odisseo il temerario o Giasone che solca i mari con la prima nave, Argo, ha donato all’Occidente, oppure decenni fa, più vicini a noi nel tempo, come il caso degli orfani dickensiani e dei loro diritti violati o delle attese manzoniane per il riscatto degli umili.

Voglio dire che una città si definisce soprattutto a partire da questo tessuto dell’immaginario che si è stratificato lungo i secoli e di cui noi siamo gli eredi, spesso inconsapevoli. Gli eredi possono essere ciechi e sordi, non comprendere cioè il valore della loro eredità o forse comprenderne solo la portata economica, ma questa insipienza può essere causa di grandi e irreversibili danni, perché a lungo andare ci si convince che nella nostra mente passano solo le mode del momento e che noi stessi siamo moda del momento, per cui non abbiamo altro destino se non quello di assomigliare agli altri e di muoverci, parlare … pensare come gli altri, senza alcuna attenzione al significato di ciò che facciamo, al perché delle cose che ci circondano. Tuttavia gli eredi possono essere anche donne e uomini coraggiosi, che sentono arrivato il loro turno di accompagnare una civiltà, farla vivere e darle senso.

Immaginarsi l’amico Achab, che ossessionato da Moby Dick, osserva l’orizzonte burrascoso del mare, pronto a combattere la sua ultima battaglia, ci offre l’occasione di interrogarci sulle nostre battaglie e di visitare gli orizzonti delle nostre sfide personali. Ma senza di lui, il folle capitano, chi potrebbe condurci ad immaginare la vita come un’epica avventura in cui morte e vita si confrontano?

Sentirsi figli di Abramo che esce dalla tenda in piena notte e ammira stupito e incantato le stelle del cielo e non riesce a contarle, come una strana voce sembra suggerirgli, ci permette di sentire profondamente il fascino delle stelle e del cosmo, di ascoltare quello che la luna può dirci la notte, mentre ci affacciamo alla finestra, di porre l’orecchio alle voci interiori che, inesauste, continuano a parlarci, al mistero delle cose che ci circondano e di cui nemmeno ci accorgiamo.

Sentire che siamo discendenti di tanti giovani che non hanno esitato a dare la vita per la democrazia, durante il Risorgimento o le guerre mondiali, vuol dire percepire che c’è la possibilità di migliorare le relazioni sociali e di esprimere un’esigenza che viene da lontano ed è insopprimibile in noi: quella di costruire una civiltà fraterna e cooperativa. Se mi sento figlio di nessuno o dell’ultimo you tuber che ha da dire quattro frasi smozzicate e sempre le stesse, percepirò il mondo come un circo di balbuzienti e nessuna scuola potrà restituire un po’ di dignità al mio rapporto con la conoscenza, con il mondo e con me stesso.

Tutto o buona parte della nostra capacità di definirci umani, cioè costruttori di civiltà, dipende dalla ricchezza o dalla povertà del nostro immaginario civile, fatto di arte, di musica, di cinema, di letteratura, di pietre di storia, di slarghi aperti sul passato e non sempre e solo sul presente, di terrazze mostranti orizzonti puliti e infiniti più che la sporcizia e il lordume a cui siamo abituati. Tutto o molto delle nostre città dipende dall’apprendere a chiedere di chi siamo figli e ancor di più a ricostruire un immaginario potente di popolo. Ascoltare per una volta il silenzio di cui siamo ancora capaci, senza farci irretire dal rumore sovrastante e dalla sua promessa di drogata felicità, vuol dire chiamare per nome la città. Che ci aspetta paziente.

“La carne alla pizzaiola”, il piatto delle taverne dell’“Imbrecciata”, regno del gioco, del vino, dei coltelli e di “incontri” allegri

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In una relazione di polizia del 1854 è scritto che la “carne con il pomidoro” era un “piatto” che gli “umili” non si potevano permettere: i “tavernari” dell’ “Imbrecciata” lo servivano ai loro “libertini” clienti, per alimentare il consumo del vino. La storia dell’ “Imbrecciata”, centro della prostituzione, e il controllo esercitato dalla camorra della Vicaria. La complicata storia del contrabbando di vino, carni e ortaggi dal Vesuviano e dal Nolano ai mercati di Napoli.

 

Ingredienti: gr. 500 di fettine di carne; 400 g di pomodorini maturi; un rametto di origano, sale, pepe, due spicchi d’aglio, 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva. Lavati con cura sotto l’acqua corrente i pomodorini, asciugateli con un panno da cucina  e tagliateli a metà. In una padella larga versate 4 cucchiai di olio extravergine di oliva e lasciate riscaldare  a fiamma abbastanza vivace. Aggiungete prima gli spicchi di aglio dopo averli sbucciati, facendoli rosolare da ambedue le parti, e poi i pomodorini, abbassando leggermente la fiamma, e infine le foglie di origano . Coprite la pentola con un coperchio e lasciate cuocere il sugo per circa 10 minuti. A questo punto disponete nel sugo le fettine di carne, con un pizzico di sale e con una “punta” di pepe nero fresco. Coprite di nuovo la pentola e lasciate cuocere per altri 10 minuti girando la carne a metà della cottura perché questa risulti uniforme. Spenta la fiamma, lasciate intiepidire la “pizzaiola” qualche minuto prima di servirla a tavola.(La ricetta è quella pubblicata dal sito “ Amalfinotizie”, che consiglia di usare il manzo o il vitellone nei tagli della fesa, dello scannello, dello scamone, o la carne di girello).

Nel maggio del 1854 le guardie del “posto di polizia” di Porta Capuana, che di solito cercavano di non dare fastidio ai “tavernari”, alle ostesse, ai clienti e alle allegre “donne perdute” del movimentato quartiere, furono costretti a muoversi e a intervenire, perché nella cantina di Giovanni Ascione, al Largo Cavalcatoio, si era scatenata una rissa sanguinosa tra una decina di noti “libertini”. Nella relazione richiesta immediatamente dall’ Intendente il funzionario di polizia descrisse, ancora una volta, quella specie di “porto franco” che era la strada dell’ “Imbrecciata a S. Francesco”, in cui affluiva una rete di vicoli tenebrosi che da Porta Capuana portavano ai confini della città. L’ “Imbrecciata” – scrisse in seguito Abele De Blasio – “poteva essere considerata come un piccolo regno il cui re era il più temuto camorrista della Sezione Vicaria, che ogni settimana veniva pagato tanto dai proprietari delle case che dalle conducenti dei postriboli, obbligandosi da parte sua di far pagare regolarmente il fitto ai primi ed aggiustare le vertenze che casualmente fossero avvenute tra le seconde”. Nella relazione del 1854 si confermava il “quadro” che tutti, a Napoli, conoscevano: i venditori abusivi di liquori, le ininterrotte partite di “morra, tocco, zecchinetto e primiera” che si tenevano in ogni “cantina e taverna”, i “lupanari”, il gran numero di “donne perdute”, molte delle quali venivano dalle province, i “libertini”, le “risse” continue, alimentate dal vino di Gragnano che i Vespoli, proprietari da decenni della taverna al Largo Cavalcatoio a Casanova, importavano “ a carri”, approfittando soprattutto della distrazione dei “doganieri” al Ponte della Maddalena: ma di questa “distrazione” l’autore della relazione non parlò. . Notò,invece,che il consumo copioso di vino, considerato la causa prima delle risse e dell’improvviso scintillare dei coltelli, era favorito anche dai “piatti” che i “tavernari” portavano in tavola, le zuppe di soffritto, i “timpani di maccheroni”, “le minestre di peperoni e di melanzane” e la “carne con il  pomidoro”, che dovrebbe essere la “carne alla pizzaiola”: piatti che si potevano permettere non gli “umili”, ma solo i danarosi, quale che fosse l’origine del loro danaro. 

Non sono infrequenti nelle relazioni della polizia borbonica e di quella dell’Italia unita queste note di sociologia dell’alimentazione: servono a caratterizzare la condizione finanziaria della clientela, e talvolta vogliono sottolineare il fatto che dietro quei “piatti” c’era anche il fiorente contrabbando delle materie prime: il mercato “napoletano” delle carni venne controllato, almeno fino al 1872, dai Borrelli di Sant’ Anastasia, così come il mercato di verdure e ortaggi era una “privativa” dei Lubrano, detti “quelli di Porta di Massa”, e i contrabbandieri del vino del Vesuvio e del vino di Gragnano venivano “autorizzati” dagli Scarpati di San Sebastiano, detti i “Vammana”. 

Ma il contrabbando del vino vesuviano verso i mercati di Napoli è una storia lunga, che merita di essere raccontata a parte. Così come merita un “pezzo” a parte l’idea geniale del cuoco che per primo nel sugo della “pizzaiola” cucinò i maccheroni.   

 

Disastro ad Acerra: brucia stoccaggio di metalli. Scattano le ordinanze di tutela della salute

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L’ennesimo sito di stoccaggio dei rifiuti che prende fuoco, l’ennesimo incendio di un’azienda privata in cui vengono depositate migliaia di tonnellate di scarti pericolosi,in questo caso prevalentemente metalli. Le fiamme sono divampate alle due del mattino di ieri nella Eurometal, una delle tante ditte di stoccaggio sorte nel “polo dell’immondizia”, attorno all’inceneritore, agro acerrano, ex campagna salubre divenuta simbolo dei mali ambientali della Terra dei Fuochi. C’è stato il solito copione: prima l’incendio notturno e poi la colonna di fumo, altissima, che come uno spettro allunga la sua ombra su tutto il territorio penetrando aria, acqua, terra, i polmoni della gente che dorme. L’incendio non si è spento nemmeno sotto la pioggia. Il fumo si è levato per tutta la giornata. I vigili del fuoco hanno fatto gli straordinari. Il sindaco, su disposizione dell’Asl Napoli 2 nord, ha emanato un’ordinanza che impone alla popolazione il lavaggio accurato dei prodotti agricoli e agli allevatori di evitare, fino a ulteriori ordini, la somministrazioni di mangimi e foraggi agli animali. Intanto la Regione Campania, sotto la costante supervisione del vicepresidente della giunta, Fulvio Bonavitacola, sta mettendo in campo uomini e mezzi, per comprendere le conseguenze del maxi rogo. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha installato uno speciale rilevatore della diossina e un laboratorio mobile. Stanno indagando i poliziotti del commissariato locale, che per non pregiudicare le indagini non si sono pronunciati sulla causa delle fiamme. Inchieste e silenzi. Interpellati al telefono sull’accaduto i responsabili della Eurometal non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. E’ una vicenda che quasi come per uno sberleffo del destino si sta consumando a pochi giorni di distanza dall’annuncio di Papa Francesco di voler visitare Acerra, triste capoluogo della Terra dei Fuochi, il prossimo 24 maggio, in occasione dei cinque anni dell’enciclica “Laudato si’” per la custodia del creato. Proprio la Chiesa, attraverso il vescovo Antonio Di Donna, insieme al giovane e coraggioso ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, era scesa in campo nel 2017 contro il via libera della Regione Campania per l’ampliamento della Eurometal. Qualche anno prima, nel marzo del 2012, la stessa Eurometal subì un sequestro di rifiuti definiti “pericolosi e tossici” dalla polizia provinciale. Il sindaco nel frattempo è inviperito. “Ho chiesto al ministro dell’ambiente Sergio Costa – ha fatto sapere Raffaele Lettieri – di far dichiarare di nuovo Acerra sito di interesse nazionale revocando lo status di sito regionale, che ha consentito la creazione del “polo dell’immondizia” neutralizzando ogni nostra opposizione”. Inviperiti anche gli ambientalisti. “Dobbiamo togliere alle ditte private la possibilità di stoccare. Lo Stato deve avere come obbiettivo “rifiuti zero” creando suoi impianti per il riciclaggio di tutti i materiali”, dice Enzo Tosti, leader della Rete di Cittadinanza e Comunità. E’ di quelle impressionanti la sequenza degli incendi nei siti di stoccaggio dell’area metropolitana di Napoli e zone limitrofe. 28 gennaio 2018, Fer.Ant.Ambiente, San Felice a Cancello: rifiuti vari e metalli. 1 luglio 2018, Ecologia Bruscino, San Vitaliano: plastica. 26 luglio 2018, Di Gennaro, Caivano: plastica. 14 febbraio 2019, Gruppo Cerbone, Casoria: plastica e alluminio. 30 aprile 2019, stoccaggio di via Varignano, Acerra: plastica. 26 agosto 2019, stoccaggio di masseria del pozzo, Giugliano: rifiuti di ogni sorta.“ “La verità – eccepisce Cannavacciuolo – è che la maggior parte di quelli che possiedono questi impianti hanno già avuto problemi con la giustizia legati ai reati ambientali per cui bisogna varare una legge specifica che vieti a queste aziende di stoccare e trattare rifiuti. Il nostro disastro ambientale è il frutto di scelte politiche”.

Il Vescovo di Nola a Somma Vesuviana per l’ultimo saluto a Don Giuseppe Mastronardi

Dopo Don Paolo Di Palo e Mons. Alfonso Pisciotta, la Chiesa sommese ha perso in pochi mesi un altro parroco. Mai successo nella storia di Somma. Il rito esequiale sarà celebrato domani, sabato 15 febbraio, alle ore 10:30 alla presenza del Vescovo di Nola Mons. Francesco Marino.  

Don Giuseppe Mastronardi nacque a Torre del Greco l’8 settembre del 1955. Seminarista a Roma, fu ordinato sacerdote il 30 giugno del 1981. Divenne parroco a Scafati nella Parrocchia di San Vincenzo, e successivamente a Castello di Cisterna nella Parrocchia San Nicola in Castello. Nel 2010 subentrò a Don Raffaele Rossi alla guida della Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli in Somma Vesuviana. E’ stato un servo buono e fedele del Vangelo, un fervente e zelante sacerdote, maestro di vita e di fede.

I pochi parroci sommesi rimasti lo hanno accompagnato con la preghiera nel suo incontro con il Signore della vita. Buono, onesto, amato e stimato da tutti. Lascia ai suoi fedeli sulla terra le tracce luminose del suo ricordo. La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, grazie al suo operato, è riuscita nel tempo a diventare il centro della vita religiosa del paese e della comunità: era un argomento di gioia per Don Giuseppe vedere tanti fedeli accostarsi nuovamente alla Mensa del Signore.

In occasione della festività dell’Immacolata Concezione del mese di giugno, Don Giuseppe ha sempre vissuto con intensità questo momento tanto atteso. E’ stato capace di travolgere non solo i suoi fedeli, ma anche e soprattutto i tanti curiosi provenienti dalle città limitrofe. Era un grande appassionato di musica liturgica e bandistica, oltra ad avere una bella voce; spesso i giovani coristi lo trovavano seduto all’organo. Grazie al suo impegno fu fuso l’oro, ritrovato sotto l’antica chiesa, e fu fatta creare, da un valente orafo, una corona posta sulla testa della statua dell’Immacolata.

Nel 2013 un momento di paura: fu rapinato, infatti, nella canonica dove risiedeva, affianco alla Chiesa. Erano da poco passate le 23:30 quando due malviventi a volto coperto entrarono nello stabile, immobilizzandolo in pochi secondi. All’epoca il bottino della festa rionale fu di circa tremila euro. Il rito esequiale sarà celebrato domani, sabato 15 febbraio, alle ore 10:30 alla presenza del Vescovo Mons. Francesco Marino.