Somma al voto, centrodestra con 6 liste: ecco la coalizione di Granato

Somma Vesuviana. Con la presentazione ufficiale dell’intera coalizione, Antonio Granato ha annunciato la propria candidatura a Sindaco di Somma Vesuviana. Granato sarà sostenuto da una coalizione composta da sei liste civiche: Forza Somma, A Viso Aperto, Fratelli di Somma Vesuviana, Oblò per Somma, Somma Moderata e Somma Nova. Una proposta seria che raccoglie diverse esperienze e sensibilità del territorio e che nasce dal consolidato percorso maturato nelle istituzioni e da un forte legame con il territorio. Classe 1974, sommese doc, Granato è laureato in Giurisprudenza ed esercita la professione con particolare attenzione ai diritti dei cittadini. Il suo percorso politico vanta una presenza continuativa in Consiglio Comunale dal 2001, durante la quale ha ricoperto incarichi di rilievo: Presidente di Commissione, Capogruppo Consiliare, e Presidente del Consiglio Comunale nell’ultimo mandato. Nel 2010 ha inoltre svolto il ruolo di Difensore Civico provinciale, partecipando a candidature a livello provinciale e nazionale. Il programma di Granato punta su obiettivi concreti e realizzabili: risanamento finanziario dell’ente, miglioramento dei servizi essenziali, recupero del decoro urbano e rafforzamento della trasparenza amministrativa, per ristabilire innanzitutto un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. “Somma Vesuviana non ha bisogno di promesse irrealizzabili, ma di una guida seria, competente e presente. Con spirito di servizio vogliamo costruire una città più efficiente, ordinata e vicina alle esigenze della comunità”, dichiara Antonio Granato, sottolineando come il progetto politico sia orientato a trasformare gli impegni in risultati concreti attraverso azioni sostenibili e mirate al miglioramento della qualità della vita. La coalizione si propone come una guida fondata su responsabilità e capacità amministrativa, con l’obiettivo di profondere il massimo impegno per rilanciare Somma Vesuviana nel segno della legalità, della trasparenza e dello sviluppo locale.

San Vitaliano in Buone Mani, ecco la lista a sostegno di Raimo

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San Vitaliano. È stata ufficializzata la lista “San Vitaliano in Buone Mani”, a sostegno della candidatura a sindaco di Pasquale Raimo, detto Lino. Dodici candidati mettono a disposizione del paese competenze, esperienze e sensibilità diverse, con l’obiettivo di costruire un progetto amministrativo serio e condiviso.   La lista nasce per accompagnare San Vitaliano fuori dalla fase di gestione commissariale e avviare un percorso di rilancio fondato su trasparenza, responsabilità e rispetto delle istituzioni. L’obiettivo è migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini, attraverso servizi più efficienti, maggiore attenzione all’ambiente, sicurezza e partecipazione. Tra le priorità individuate dalla squadra ci sono alcune criticità evidenti: la chiusura parziale del cimitero comunale, l’assenza di un impianto sportivo, il calo delle attività commerciali, le carenze dell’illuminazione pubblica, i problemi di sicurezza stradale lungo Via Nazionale delle Puglie e il deterioramento dell’asfalto in diverse zone del paese, tra cui Via Roma. Su questi temi la lista intende intervenire con programmazione e continuità amministrativa. In questo contesto, il candidato Raimo sottolinea la necessità di ricostruire un rapporto diretto tra cittadini e istituzioni, rafforzando il senso di comunità e valorizzando i luoghi della vita collettiva: scuola, sport, associazioni, teatro e centro storico. Medico chirurgo presso l’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, classe 1974, Raimo ha già maturato esperienza amministrativa come Vicesindaco dal 2008 al 2013 ed è stato Segretario cittadino del Partito Democratico. Il suo impegno nasce anche da una storia familiare legata alla vita pubblica del paese, che oggi intende interpretare con uno sguardo rivolto al futuro, coniugando esperienza e rinnovamento.   “San Vitaliano in Buone Mani non è uno slogan, ma un impegno concreto verso la comunità. Ho scelto di mettermi al servizio di una squadra e di costruire un percorso condiviso, con l’obiettivo di restituire a San Vitaliano credibilità e prospettiva”, ha dichiarato il candidato Pasquale Raimo. Di seguito riportati i nomi dei dodici candidati alla carica di consigliere per la lista “San Vitaliano In Buone Mani”:  
  1. Maria Giuseppina Alaia detta Pina
  2. ⁠Natalia Ciraulo detta Loredana
  3. Francesco Marzullo detto Francesco
  4. Domenico Mascia
  5. Ivana Mascia
  6. Emilio Perrone
  7. Giuseppe Piccolo detto Peppe
  8. Pietro Piscopo
  9. Pasquale Pizzini
  10. Rosanna Sanges
  11. Annunziata Anna Spiezia detta Nunzia
  12. Antonio Spiezia detto Faraone

Il Napoli rompe due tabù: le goleade in casa e KDB

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Il Napoli travolge la Cremonese con un netto 4-0 allo stadio Maradona e ritrova non solo i tre punti, ma anche una dimensione offensiva che, numeri alla mano, mancava da tempo. Al centro della scena c’è Kevin De Bruyne, al primo gol in campionato su azione dopo ben 34 giornate. La gara del 24 aprile 2026 è stata a senso unico: il Napoli ha sbloccato subito il match e ha dominato in lungo e in largo, chiudendo già nel primo tempo i conti e dilagando nella ripresa. De Bruyne ha illuminato la manovra, confermandosi il vero faro della squadra di Antonio Conte, capace di incidere sia nella costruzione che negli ultimi metri. Ma il dato più interessante arriva dalle statistiche. Questo 4-0 non è solo una vittoria larga: è un evento raro nella storia recente del Napoli, soprattutto in casa. L’ultima volta che gli azzurri avevano vinto al Maradona con almeno quattro gol segnati (quindi uno scarto minimo di +4 o comunque una goleada netta) risaliva al 29 ottobre 2022, quando travolsero il Sassuolo 4-0 nell’era Spalletti . Da allora, pur tra successi importanti, non si era più vista una vittoria così ampia davanti al pubblico di Fuorigrotta. Ancora più significativo il dato legato alla gestione Conte: da quando il tecnico è arrivato sulla panchina azzurra, il Napoli ha costruito gran parte dei suoi successi su vittorie di misura o con scarti ridotti, senza particolare esplosività offensiva . Il 4-0 alla Cremonese rappresenta quindi la vittoria più larga dell’era Conte in Serie A e rompe una tendenza chiara. Allargando lo sguardo all’intero campionato, il Napoli non vinceva una partita di Serie A con quattro gol di scarto in casa proprio da quella gara del 2022 contro il Sassuolo. Sono passati oltre tre anni senza una goleada di questo tipo, a conferma di quanto sia stato atipico, per numeri e modalità, il successo contro la Cremonese. Non solo: negli ultimi anni, anche quando il Napoli ha dominato il campionato, raramente ha mantenuto una continuità di risultati con scarti così ampi. Le goleade, pur presenti, erano episodi più che una costante. Ecco perché il 4-0 di ieri assume un valore che va oltre il punteggio. La partita contro la Cremonese segna dunque una doppia svolta: da un lato la ritrovata brillantezza offensiva, dall’altro la conferma che il Napoli di Conte può evolversi, aggiungendo alla solidità anche una maggiore incisività sotto porta. In questo scenario, De Bruyne diventa il simbolo perfetto: un campione a ritmi ribassati ma capace di incidere anche con la marcatura quando si aprono gli spazi. Il messaggio è chiaro: il Napoli non è solo efficace. Può tornare a essere anche spettacolare.

Il punto di vista, Vincenzo Nocerino: “Somma Vesuviana immobile davanti alla crisi  della democrazia”

Riceviamo dall’ avv. Vincenzo Nocerino e pubblichiamo   A Somma Vesuviana non è in crisi solo la politica.  È in crisi la democrazia locale. I segnali sono tutti lì, nero su bianco. Un disavanzo di circa 20 milioni di euro. Un piano di riequilibrio pluriennale per evitare il dissesto. Un rendiconto annullato dalla Corte , Uno scioglimento del Consiglio comunale dopo dimissioni di massa e l’arrivo di un commissario prefettizio. Questi non sono episodi isolati. Sono indicatori di un sistema che ha smesso di funzionare correttamente. Eppure, attorno a tutto questo, il vuoto.  Nessun vero dibattito pubblico. Nessuna pressione diffusa per capire, verificare, pretendere spiegazioni. Solo schieramenti contrapposti, narrazioni semplificate, discussioni che scivolano rapidamente nel personale. È qui che il problema cambia natura.  Non siamo più di fronte a una normale crisi amministrativa. Siamo dentro una crisi democratica. Perché la democrazia non si misura solo nel voto, ma nella partecipazione consapevole, nel controllo diffuso, nella capacità dei cittadini di distinguere tra fatti e propaganda.  Quando questo viene meno, si crea uno spazio vuoto. E quello spazio viene riempito. Da cosa?  Da logiche di appartenenza. Da gruppi chiusi. Da relazioni personali che contano più delle regole.  È ciò che alcuni politologi definiscono come  la “oicocrazia”: il predominio delle cerchie, delle reti ristrette, degli interessi di gruppo sulla dimensione pubblica e collettiva. In  un contesto del genere, la politica smette di essere amministrazione e diventa una guerra per bande. Non una competizione di idee. Ma una contrapposizione permanente tra blocchi.  E in questa dinamica, il cittadino sparisce. Non perché venga escluso formalmente. Ma perché si auto-esclude. Si allontana. Smette di informarsi. Riduce tutto a tifo o, peggio, a disinteresse. È un processo silenzioso, ma devastante. Perché quando i cittadini si ritirano, chi resta a occupare lo spazio pubblico lo fa senza controllo reale.  E allora il problema non è più solo il bilancio . Non è solo il commissariamento. Non sono solo gli errori amministrativi. Il problema diventa strutturale: una comunità che rinuncia a esercitare la propria funzione democratica. I documenti esistono I numeri sono pubblici le decisioni sono tracciabili.  Ma senza attenzione, tutto questo perde valore. La verità, per quanto scomoda, è semplice : nessun sistema democratico regge se i cittadini non partecipano in modo informato. E nessun cambiamento è possibile se il dibattito resta prigioniero di logiche di gruppo. Continuare così significa accettare che nulla cambi davvero. Significa adattarsi a una politica che non viene più vissuta come bene per il paese , ma come terreno di scontro tra interessi. La domanda, a questo punto, è inevitabile: cari concittadini,   vogliamo continuare a osservare questa trasformazione in silenzio, oppure vogliamo riconoscere che il problema riguarda tutti , e che senza un’assunzione di responsabilità collettiva, non esiste via d’uscita? Perché la democrazia non scompare all’improvviso. Si svuota lentamente. E quando ce ne accorgiamo, spesso è già troppo tardi. firmato: avvocato Vincenzo Nocerino  

Volla, la Regione Campania approva un progetto: in arrivo fondi per la Polizia Locale

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Riceviamo e pubblichiamo   Per sicurezza urbana si intende un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell’ambito delle comunità locali, del rispetto delle regole che regolano il vivere civile e l’ aggregazione sociale. E’ nel comune sentire che oggi la sicurezza urbana continui ad essere uno dei beni pubblici di cui è necessario tener conto nella gestione e nello sviluppo della città e che deve essere garantito a tutti i cittadini.   In tale ottica il Comandante della Polizia Locale Ten. Col. Formisano dott. Giuseppe ha partecipato ad un bando pubblico indetto dalla Giunta Regionale della Campania ufficio legalità e sicurezza integrata, sistemi territoriali, immigrazioni – Scuola Regionale della Polizia Locale e interventi di sicurezza urbana presentando un progetto dal titolo: “Progetto teso a realizzare l’adeguamento  ed  il  potenziamento  tecnologico,  tecnico-strumentale,  organizzativo  e  logistico  della Polizia Locale del Comune di Volla, nonché a rinnovare e/o incrementare il parco veicoli della stessa”.   In data 24/04/2026 il Comune di Volla – Comando Polizia Locale ha ricevuto la comunicazione dell’approvazione con contestuale cofinanziamento del progetto presentato pari all’importo della somma di €. 41.443,40.    

DL Sicurezza, Auriemma (M5S): ” La sicurezza si costruisce rafforzando i territori, non umiliando il Parlamento”

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Riceviamo e pubblichiamo   “Sul decreto Sicurezza il governo consuma un doppio strappo: mortifica il Parlamento con l’ennesima forzatura istituzionale e, allo stesso tempo, propone una visione della sicurezza tutta repressiva, incapace di affrontare le vere fragilità dei territori”. Lo afferma Carmela Auriemma, vicecapogruppo M5S alla Camera. “L’abuso della fiducia è ormai diventato la cifra di questo esecutivo, ma sul dl Sicurezza si è superato ogni limite: nessun reale confronto in commissione, emendamenti compressi, tempi ridotti al minimo, persino il testo inizialmente non disponibile. Un imbarazzo istituzionale e un obbrobrio costituzionale che svuota le prerogative parlamentari e umilia il ruolo delle opposizioni”. “Ma c’è anche un nodo di merito profondissimo: non si garantisce sicurezza ai cittadini moltiplicando soltanto norme punitive. La sicurezza vera si costruisce rafforzando i presìdi sociali nei territori, intervenendo nelle periferie, prevenendo il disagio e contrastando le cause della devianza minorile. Servono più assistenza ai minori, strumenti di monitoraggio precoce delle situazioni a rischio, un potenziamento degli organici degli assistenti sociali e investimenti nelle reti educative e di prossimità”.  “Dove lo Stato arretra sul fronte sociale, avanza l’insicurezza. Per questo continuiamo a dire che la sicurezza non coincide con repressione e propaganda, ma con la capacità di rendere più forti le comunità e più sicuri i territori. È lì che si misura la credibilità di una politica seria”.

Parlare bene sui social: come costruire relazioni autentiche

Sui social oggi passano relazioni, opinioni, lavori, discussioni: è una piazza abitata da tutti, dai più giovani ai meno giovani, e il modo in cui parliamo lì dentro dice molto di noi. Saper comunicare con rispetto e chiarezza, senza scivolare nel modello dei “leoni da tastiera”, è un atto di responsabilità verso sé stessi e gli altri. L’autenticità diventa così il nostro vero “mi distinguo”: esprimere la nostra opinione con eleganza e verità ci rende riconoscibili, credibili e capaci di costruire relazioni davvero autentiche, anche dietro uno schermo.     Che ci piaccia o no, una parte importante delle nostre relazioni oggi passa da lì: social, chat, commenti, direct. È il nuovo bar sotto casa, il tavolo del pranzo della domenica, la sala d’attesa del medico: ci siamo tutte e tutti, dai diciottenni ai sessantenni, senza distinzione di genere, città, professione. Eppure, in questo spazio affollato, spesso dimentichiamo una cosa essenziale: dietro ogni schermo c’è una persona. Con il suo sonno arretrato, le sue preoccupazioni, le sue giornate storte e le sue piccole gioie. Proprio come noi. Saper comunicare bene sui social non è solo una questione di “immagine” o di branding personale. È un atto di responsabilità. Significa esprimere la propria opinione senza annientare quella altrui, dire la propria verità senza trasformarla in una clava. E poi ci sono loro, i famosi “leoni da tastiera” – individui che utilizzano internet e i social media per esprimere aggressività, odio, insulti o minacce, nascondendosi dietro l’anonimato o la distanza di uno schermo N.d.R. -. Quelli che digitano con il coraggio che non avrebbero mai guardandoti negli occhi. Perché è così importante riconoscerli e tenersi alla larga, almeno emotivamente? Per tre ragioni.  La prima: consumano energie. Ingaggiare una discussione con chi non vuole davvero capire, ma solo sfogarsi, è come cercare di svuotare il mare con un cucchiaino. Se ne esce stanchi, svuotati e con la sensazione di non essere stati ascoltati (ed è vero!) La seconda: spostano il focus. Invece di concentrarti su ciò che vuoi davvero dire, finisci per difenderti, giustificarti, spiegarti a oltranza. Il rischio è che la tua voce autentica si perda, coperta dal rumore. La terza: inquinano il clima. Un commento aggressivo, ironico nel modo sbagliato, umiliante, può zittire non solo te, ma anche altre persone che magari avrebbero avuto qualcosa di prezioso da aggiungere. È un boomerang collettivo. Questo non significa scappare da ogni confronto, né vivere in una bolla di cuoricini e approvazioni. Significa scegliere con chi vale la pena dialogare e dove, invece, è più sano lasciare andare con un elegante “non rispondo”. Che è una forma di auto-tutela, non di debolezza.

In tutto questo, il punto centrale resta uno: l’autenticità. 

Essere autentici non significa necessariamente dire “tutto a tutti”, sempre. Vuol dire che ciò che scegliamo di condividere ci assomiglia davvero. È coerente con i nostri valori, con il nostro modo di stare al mondo. Non è una maschera costruita solo per piacere, convincere o raccogliere consensi. Sui social, l’autenticità è il nostro mi distinguo. In un mare di copie, filtri e frasi fatte, chi parla con voce propria si nota. E non perché urla più forte, ma perché suona vero. Non perfetto: vero. Autenticità: come si fa, concretamente?  Intanto, partendo da questo presupposto: ho diritto alla mia opinione, e tu hai diritto alla tua. Non devo convertirti, ma posso mostrarti il mio punto di vista con rispetto, chiarezza e, perché no, un filo di ironia. Invece di scrivere: “Solo un ignorante può pensarla così”, possiamo dire: “Io la vedo in modo diverso, per me è importante che…” Invece di: “Siete tutti ridicoli”, possiamo provare con: “Non mi riconosco in questo approccio, io preferisco…” Non è buonismo, è eleganza comunicativa. È la capacità di tenere insieme due realtà: io e te siamo diversi, ma entrambi degni di rispetto.

E poi c’è un altro tema: il coraggio di mostrarsi. 

Quando condividiamo un pensiero, un dubbio, un’esperienza personale, rischiamo qualcosa. Rischiamo di non piacere a tutti. Ma, notizia: non piacciamo a tutti, comunque, anche da silenziosi. Almeno, se siamo autentici, piacciamo a chi ci riconosce davvero. Costruire relazioni autentiche sui social significa proprio questo: permettere agli altri di incontrare la nostra unicità, non una versione patinata e finta. È mostrarsi con misura, certo, ma senza tradirsi. Perché sì, possiamo essere professionali e umani, competenti e autoironici, profondi e leggeri. Non è vietato. Anzi, è tremendamente attraente.  Alla fine, la domanda non è: come faccio ad avere più like? La domanda vera è: che tipo di traccia voglio lasciare, quando passo da qui? Che qualità di conversazioni desidero generare? Parlare bene sui social non è solo strategia digitale: è educazione emotiva, intelligenza relazionale, cura di sé e degli altri. È scegliere di non diventare mai leoni da tastiera, ma persone che, anche dietro uno schermo, ricordano che la parola è un ponte. E che vale la pena usarla bene, con mente lucida e cuore acceso.

Pomigliano D’Arco, inaugurati i nuovi Giardini d’Infanzia

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Sono stati inaugurati questa mattina i nuovi Giardini d’Infanzia, uno spazio completamente riqualificato e restituito alla città, alla presenza di autorità militari e civili, del vicesindaco Domenico Leone, dell’Assessore al Patrimonio Elvira Romano, dell’Assessore al Commercio e Lavoro Marianna Manna, dell’Assessore al Bilancio Mattia De Cicco e dell’Assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Caprioli, oltre a numerosi consiglieri comunali e a tantissimi bambini delle scuole del territorio.
Un intervento articolato che ha permesso di migliorare in modo significativo l’area:
Ripristino del ruscello con realizzazione di un nuovo canale
Riqualificazione dell’area attiva circostante
Recupero dell’isolotto centrale, valorizzato con soffioni per la fontana
Realizzazione di tre ponti di collegamento con il giardino
Installazione di una nuova staccionata per maggiore sicurezza
Sistema di riempimento e ricircolo dell’acqua
Nuovo impianto fognario per la manutenzione e pulizia del ruscello
Realizzazione di servizi igienici
Nuovo impianto di illuminazione
Attivazione della guardiania notturna
Un progetto che restituisce alla comunità un’area più sicura, funzionale e accogliente, pensata per i più piccoli e per le famiglie, e che rappresenta un nuovo punto di riferimento per la socialità e il tempo libero.
(fonte foto: pagina FB Comune di Pomigliano)
 

Sant’Anastasia, campagna elettorale parte tra veleni incrociati e nuove alleanze

Si entra nel vivo della campagna elettorale a Sant’Anastasia, dove i principali protagonisti stanno già delineando visioni, strategie e toni di una sfida che si preannuncia intensa. Dai social arrivano messaggi chiari, tra richiami al cambiamento, difesa dell’operato amministrativo e costruzione di nuove alleanze politiche.

Alessandro Pace punta tutto sul contatto diretto con i cittadini e su un messaggio di rinnovamento. “Ogni giorno sono tra la gente, per le strade, nei quartieri, ad ascoltare i cittadini”, scrive, raccontando un clima diverso da quello percepito nei contesti politici tradizionali. Secondo Pace, fuori dai circuiti delle coalizioni si coglie “una voce stanca, delusa, ma ancora capace di sognare un cambiamento vero”. Un passaggio che evidenzia la volontà di intercettare soprattutto chi si è allontanato dalla partecipazione politica: “Incontro persone che non votano da anni e che oggi mi dicono che questa volta faranno la loro parte”.

Di tutt’altro tenore il messaggio del sindaco uscente, Carmine Esposito, che dal suo profilo lancia un attacco frontale agli avversari, parlando di “confusione ed inquinamento politico e morale” e di un rischio concreto per la comunità. Esposito rivendica il lavoro svolto e difende la sua azione amministrativa: “Sono pronto a combattere con i fatti, con le cose realizzate e con un bilancio sano che ci permetterà di investire per risolvere tante problematiche”. Non manca un passaggio più duro, in cui accusa lo schieramento opposto di volerlo “abbattere usando qualsiasi arma”.

Nel mezzo si inserisce la proposta politica di Mariano Caserta, che rivendica la nascita di un’alleanza ampia, il cosiddetto “campo largo”. “La vera grande novità di questa campagna elettorale” – scrive – è proprio la costruzione di una comunità politica che unisce esperienze diverse, dal civismo al Partito Democratico. Caserta parla di un percorso costruito con fatica: “Abbiamo resistito a chi remava contro” e guarda al futuro con un approccio inclusivo: “Ci vorrà grande impegno, ascolto e capacità di governare tutte le anime”.

Tre visioni diverse, dunque, che raccontano bene la complessità della sfida: da un lato il richiamo al cambiamento e all’ascolto, dall’altro la difesa dell’esperienza amministrativa, passando per il tentativo di costruire una sintesi politica più ampia. A Sant’Anastasia la partita è appena iniziata, ma il confronto è già entrato nel vivo.

Imprenditore scomparso nel nulla, Dda guida ricerca: Somma e Terzigno col fiato sospeso

Continuano senza sosta le ricerche di Francesco Vorraro, imprenditore di 60 anni originario di Somma Vesuviana e operante nel comparto alimentare, di cui si sono perse le tracce ormai da circa due mesi nel Napoletano.

Le attività investigative vanno avanti con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, che al momento mantiene aperte tutte le piste senza escludere alcuna ipotesi. Un elemento chiave emerso nei giorni successivi alla scomparsa riguarda il ritrovamento dell’auto dell’uomo, rinvenuta nell’area industriale di Sarno.

Secondo quanto ricostruito, il veicolo sarebbe stato condotto sul posto da due individui, ripresi dalle telecamere di videosorveglianza mentre, dopo aver parcheggiato l’auto, si allontanavano a bordo di un’altra vettura. Un dettaglio che ha ulteriormente indirizzato le indagini, facendo ipotizzare il coinvolgimento di terze persone.

Nella giornata di ieri, i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, impegnati nelle operazioni insieme ai vigili del fuoco, hanno intensificato le ricerche nell’area vesuviana. In particolare, l’attenzione si è concentrata a Terzigno, nei pressi di via Zabatta, dove sono stati impiegati anche mezzi meccanici, tra cui un piccolo escavatore, oltre alle unità cinofile specializzate.

L’attività sul campo potrebbe essere stata orientata da indicazioni investigative ritenute attendibili, anche se su questo aspetto gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.

Vorraro, residente da tempo a Somma Vesuviana ma con origini a Poggiomarino, era già comparso in passato in un’inchiesta legata al clan Giugliano, con accuse relative a presunti episodi di riciclaggio. Tuttavia, la sua posizione era stata successivamente chiarita, portando alla sua estraneità ai fatti contestati.

Le indagini proseguono serrate, con l’obiettivo di fare luce su una vicenda ancora avvolta da numerosi interrogativi.