‘Meglio così’: la madre, l’infanzia e la sopravvivenza emotiva secondo Amelie Nothomb

Il concetto di sopravvivenza nell’infanzia è davvero molto complesso. La scienza lo ha studiato non solo come semplice questione biologica, attraverso il nutrimento, la protezione o la crescita fisica, ma guardando a qualcosa di più profondo. Parlare di questo delicato argomento significa interrogarsi su ciò che accade quando le condizioni ideali vengono meno.

La sopravvivenza emotiva nell’infanzia, infatti, va pensata come alla capacità del bambino di restare integro anche in contesti difficili, instabili o traumatici. Nel corso del novecento, la psicologia e le neuroscienze hanno progressivamente chiarito questo aspetto. Già con John Bowlby, fondatore della teoria dell’attaccamento, emerge che il legame affettivo con il caregiver è una condizione essenziale per la sopravvivenza psichica. Il bambino, infatti, costruisce il proprio equilibrio all’interno della relazione e, quando questa viene meno o si presenta come instabile, è costretto a sviluppare strategie alternative per adattarsi.

A partire da queste intuizioni, studiosi come Mary Ainsworth hanno osservato come i bambini reagiscono concretamente all’insicurezza affettiva, elaborando diversi stili di attaccamento. Parallelamente, le ricerche neuroscientifiche di Daniel Siegel e Allan Schore hanno dimostrato che queste esperienze plasmano direttamente la struttura e il funzionamento del cervello, influenzando la capacità futura di regolare le emozioni. In questo quadro, la sopravvivenza emotiva si configura come un insieme di adattamenti, attraverso cui tentare di contenere il dolore  e, in qualche modo, trasformarlo. A tal proposito, Peter Fonagy, individua nella capacità di comprendere e rappresentare i propri stati mentali una risorsa decisiva, mentre Giovanni Liotti, che ha evidenziato come, in presenza di traumi relazionali, possano emergere forme di difesa estreme come la dissociazione. È in questo spazio fragile e invisibile che si gioca una delle partite più decisive dello sviluppo umano e “Ci vorrebbe un libro…” per comprendere fino in fondo quanto le ferite invisibili dell’infanzia continuino a parlare dentro di noi, anche da adulti.

In Meglio così di Amélie Nothomb, edito Voland, il concetto di “sopravvivenza emotiva nell’infanzia” è uno dei nuclei. Qui la protagonista è una bambina di quattro anni intrappolata in un ambiente ostile, dominato da una figura adulta crudele. Adrienne, infatti, viene mandata lontano da Bruxelles, durante la Seconda guerra mondiale, per sfuggire ai bombardamenti. Nella casa della nonna, in cui viene ospitata, perde ogni punto di riferimento separata dai genitori e dall’amata sorella. E’ un luogo cupo, dominato da una donna ostile –  la nonnina di Gand, appunto -, che non sembra amare nessuno oltre al suo gatto, Pneu. La piccola subisce privazioni, umiliazioni e isolamento, ma non può scappare, né opporsi davvero, perché non ne ha la forza.

Adrienne, quindi, vive una sorta di “prigionia infantile” e reagisce utilizzando ciò che ha a disposizione, ossia strumenti interiori, dove la frase, semplice e disarmante, “Meglio così” diventa un mantra. Persino un banalissimo cucchiaio di legno, sostituisce le bambole e diventa un gioco adorato da cui non vorrebbe mai separarsi, ma di cui dovrà imparare a fare a meno quando lascerà quella casa. Si genera una strategia cognitiva, dove non c’è rassegnazione ma una vera e propria riorganizzazione del dolore, che lo rende narrabile e lo trasforma in un “dispositivo mentale” capace di addomesticare le sofferenze. Una forma di coping per cambiare il significato dell’esperienza e poterla reggere.

Non solo la nonnina, anche le altre figure adulte della sua famiglia, nascondono interessanti risvolti dell’identità. Una fra tutte la madre. Questo personaggio, seppur fragile, non può essere visto come impotente di fronte ai fatti della vita. La sua è una presenza profondamente ambivalente e destabilizzante. Da un lato esiste un legame affettivo, dall’altro emergono comportamenti che incrinano radicalmente l’idea di protezione materna. Una donna  capace di gesti disturbanti, che rivelano una violenza emotiva latente e una difficoltà nel gestire impulsi e relazioni. Allo stesso tempo, il suo modo di trattare le altre figlie appare segnato da durezza e mancanza di cura, contribuendo a creare un clima familiare tutt’altro che rassicurante. A questo si aggiunge una dimensione relazionale instabile.  Intreccia rapporti con altri uomini, mentre il padre delle bambine – suo marito – è a sua volta coinvolto in relazioni extraconiugali. Ne deriva un contesto affettivo disordinato, in cui la coppia genitoriale è incapace di offrire un modello solido e coerente.

Adrienne cresce portando con sé un peso emotivo che va ben oltre la sua età. A scuola fatica, non riesce a concentrarsi: ha la mente altrove, costantemente rivolta alla sorellina più piccola rimasta a casa indifesa alla mercé delle angherie materne. Si potrebbe parlare, a questo punto, di una iper-responsabilità precoce, tipica di quei bambini che percepiscono l’ambiente familiare come poco sicuro. È un ribaltamento dei ruoli: invece di essere protetta, si sente lei stessa chiamata a proteggere.

A rendere il quadro ancora più complesso è il fatto che le figlie sono tre femmine, mentre la madre desiderava un maschio. Questo elemento, apparentemente secondario, introduce un senso implicito di inadeguatezza e mancata corrispondenza alle aspettative. Crescere percependosi, anche solo indirettamente, come “non desiderata nella forma giusta” incide profondamente sulla costruzione dell’identità. Adrienne interiorizza questa mancanza e la trasforma in tensione, attenzione costante, bisogno di controllo.

Dopo aver raccontato la storia del padre in Primo sangue, in Meglio così Amelie Nothomb dedica per la prima volta la narrazione alla figura della madre, una presenza che nei suoi libri precedenti era quasi del tutto assente. La trama, pur filtrata attraverso il tono, l’ambientazione e lo stile narrativo del romanzo, trae perciò spunto da elementi reali della vita familiare dell’autrice.

In un’intervista durante la presentazione del romanzo, Nothomb ha detto che non era mai riuscita a dire “mia madre è morta” prima di questo libro. Ha spiegato che Meglio così è stato per lei un modo per affrontare quella verità che non riusciva a pronunciare apertamente.

Agguato a Cercola, 45enne ferito dopo spari

  Cercola – Un ferito da arma da fuoco e molte domande ancora senza risposta. È questo il quadro emerso nelle ultime ore tra Napoli est e l’area vesuviana, dove un uomo di 45 anni si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania con una ferita al polso provocata da un colpo di pistola. L’allarme è scattato immediatamente tra il personale sanitario, che ha segnalato il caso alle forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Ponticelli, che hanno avviato le indagini per chiarire dinamica e responsabilità. Il 45enne, di origine ucraina, è stato ascoltato dagli investigatori. Ha raccontato di essere stato raggiunto da alcuni colpi d’arma da fuoco mentre si trovava a Cercola, senza però riuscire a identificare chi abbia sparato. Una versione che, al momento, non consente di delineare con precisione il movente né il contesto dell’episodio. Secondo una prima ricostruzione, uno dei proiettili lo avrebbe colpito al polso, provocando una ferita che ha richiesto il ricovero. Fortunatamente le sue condizioni non sono gravi e non è in pericolo di vita. Gli investigatori stanno ora lavorando per raccogliere elementi utili, passando al setaccio la zona indicata e verificando la presenza di eventuali telecamere o testimoni. L’obiettivo è capire se si sia trattato di un agguato mirato oppure di un episodio legato ad altre dinamiche ancora da chiarire. Il caso resta aperto e avvolto nel mistero. Nelle prossime ore potrebbero emergere dettagli decisivi per ricostruire l’esatta sequenza dei fatti e risalire ai responsabili della sparatoria.

Pnrr, Marigliano tra i primi in Campania: finanziamento da 260mila euro per gli asili nido

Il Comune di Marigliano si posiziona tra i primi in Campania per l’accesso ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati agli arredi didattici innovativi per asili nido e scuole dell’infanzia.

Nella graduatoria nazionale pubblicata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, l’ente si è classificato all’undicesimo posto, ottenendo un finanziamento di circa 260mila euro. Un risultato significativo, nell’ambito di un programma che mette a disposizione complessivamente 150 milioni di euro per migliorare la qualità degli ambienti educativi nella fascia 0-6 anni.

Le risorse consentiranno di dotare le strutture comunali di arredi moderni, funzionali e coerenti con i nuovi modelli educativi, contribuendo a rendere gli spazi più accoglienti, sicuri e adeguati alle esigenze dei bambini.

«Essere tra i primi in Campania – dichiara il sindaco Gaetano Bocchino – è motivo di grande soddisfazione. Questo finanziamento conferma la qualità del lavoro portato avanti e l’attenzione che stiamo dedicando al mondo della scuola, a partire dai più piccoli».

Sulla stessa linea l’assessore alla Pubblica Istruzione Luigi Amato: «Si tratta di un risultato importante che ci permette di migliorare concretamente la qualità degli spazi educativi».

Sottolinea il valore dell’intervento anche l’assessore all’Edilizia scolastica Annarita Maione: «Questo finanziamento si inserisce in un percorso più ampio di attenzione all’edilizia scolastica. Stiamo lavorando per garantire strutture sempre più moderne, sicure e funzionali, in grado di rispondere alle esigenze delle famiglie».

L’intervento rientra nelle misure del PNRR dedicate al potenziamento dei servizi educativi per la prima infanzia, con l’obiettivo di ridurre i divari territoriali e rafforzare l’offerta formativa sin dai primi anni di vita.

Per il Comune di Marigliano si tratta di un risultato che premia la capacità di programmazione e la qualità delle candidature presentate, confermando l’impegno dell’amministrazione sul fronte dell’istruzione e dei servizi per l’infanzia.

Trova una bomba a mano nel pacco del padre defunto, palazzo evacuato a Brusciano

  BRUSCIANO – Momenti di forte tensione ieri in via Cucca, dove il ritrovamento di un ordigno bellico all’interno di un’abitazione ha fatto scattare un’imponente operazione di sicurezza. Tutto è partito quando una residente, dopo aver trasferito nella propria casa alcuni scatoloni appartenuti al padre scomparso, ha deciso di aprirne uno. All’interno, però, si è trovata davanti a qualcosa di inaspettato e potenzialmente pericoloso: una bomba a mano, con ogni probabilità risalente al periodo della Seconda guerra mondiale. Comprendendo subito la gravità della situazione, la donna ha lanciato l’allarme contattando le forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti in tempi rapidi i carabinieri, affiancati dagli agenti della polizia municipale e dal personale sanitario del 118. L’area è stata immediatamente messa in sicurezza e l’intero stabile è stato fatto evacuare per consentire tutte le verifiche necessarie senza rischi per i residenti. Le persone presenti nel palazzo sono state fatte uscire dalle abitazioni e hanno atteso all’esterno, mentre la zona veniva delimitata e presidiata. Dopo circa un’ora sono arrivati gli artificieri, che hanno preso in consegna l’ordigno e avviato le operazioni di rimozione in condizioni controllate. Solo al termine dell’intervento, una volta escluso ogni pericolo, i residenti hanno potuto fare ritorno nelle proprie case. Sul luogo anche il sindaco Giacomo Romano, che ha seguito da vicino le operazioni e ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine, sottolineando la professionalità e la tempestività dimostrate nella gestione dell’emergenza. L’episodio, conclusosi senza feriti, ha comunque lasciato una forte impressione tra i cittadini, riportando l’attenzione sul rischio rappresentato da ordigni risalenti a conflitti passati che possono ancora emergere in maniera del tutto casuale.

Arezzo 29… in tre minuti” in scena a Casoria: già sold out una delle date

Appuntamento al Teatro Ateneo dal 28 al 30 aprile con la compagnia “Anime di scena”. Grande attesa per la commedia napoletana che ha già registrato il tutto esaurito per una delle serate.

Cresce l’attesa a Casoria per “Arezzo 29… in tre minuti”, la commedia che andrà in scena al Teatro Ateneo Casoria dal 28 al 30 aprile.

Un entusiasmo già tangibile: la data del 30 aprile è ufficialmente sold out, segno dell’interesse del pubblico per uno spettacolo che unisce tradizione e comicità.

Un classico della commedia napoletana

Scritta da Gaetano Di Maio e Olimpia Di Maio, l’opera è considerata un punto fermo del teatro partenopeo, resa celebre anche dalle interpretazioni di Luisa Conte e Nino Taranto.

In scena “Anime di scena”

A portare lo spettacolo sul palco sarà la compagnia teatrale Anime di scena, impegnata nella valorizzazione della tradizione teatrale e nella diffusione della cultura sul territorio.

Alcuni membri della compagnia si sono formati nel laboratorio “Viento ’e Terra”, realtà conosciuta per il suo lavoro nella formazione artistica e nella promozione culturale.

Le date

28 e 29 aprile – posti disponibili
30 aprile – sold out
Teatro Ateneo Casoria – Via Circumvallazione Esterna, 15

Ottaviano, strade dissestate, si apre una voragine: cresce la preoccupazione tra i cittadini

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Segnalato un pericoloso cedimento all’incrocio tra via Vecchia Palma e via Maggiore Buscaglia, in una fase delicata per l’amministrazione cittadina     Una voragine apertasi sull’asfalto ha riacceso l’attenzione sulle condizioni della rete viaria cittadina. Il cedimento è stato segnalato nelle scorse ore all’incrocio tra via Vecchia Palma e via Maggiore Buscaglia, in un punto particolarmente trafficato del paese. A portare alla luce la situazione è stato un cittadino attraverso i social, pubblicando una foto che mostra chiaramente il buco presente sulla strada. Una criticità che rappresenta un serio pericolo per automobilisti e pedoni Secondo quanto riferito, la segnalazione sarebbe già stata inoltrata alla polizia municipale. Tuttavia, l’episodio si inserisce in un contesto più ampio di criticità legate alla manutenzione stradale, tema spesso al centro delle lamentele dei residenti. La questione assume un peso ancora maggiore alla luce della fase amministrativa che sta vivendo la città. Attualmente, infatti, Ottaviano è guidata da un commissario prefettizio, dopo la fine anticipata dell’ultima amministrazione comunale, mentre si avvicina l’appuntamento elettorale previsto per il prossimo mese di maggio. Una situazione di transizione che rende ancora più delicata la gestione degli interventi ordinari e straordinari sul territorio. Intanto, tra i cittadini cresce il malcontento. In molti sottolineano come episodi del genere non siano isolati, ma piuttosto sintomo di una manutenzione ritenuta insufficiente o poco duratura. Il timore è che, senza interventi tempestivi e strutturali, situazioni simili possano ripetersi, mettendo a rischio la sicurezza pubblica. In attesa di un intervento risolutivo, resta alta l’attenzione su un problema che richiama la necessità di una programmazione più efficace e di una cura costante del territorio.

Pollena Trocchia, al via l’inaugurazione dell’area ludico-fitness al plesso “Fusco”

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Pollena Trocchia

Un’area ludico-fitness con giostre, giochi e attrezzature per il sano movimento all’aria aperta.

Questa l’ultima novità a Pollena Trocchia, dove venerdì 10 aprile, alle ore 12:00, ci sarà il taglio del nastro del nuovo spazio adiacente al plesso “Fusco” dell’I.C. Gaetano Donizetti.

L’intervento, finanziato dalla Città Metropolitana di Napoli, rappresenta un investimento concreto nel benessere, nello sport e nel gioco per le nuove generazioni, un’importante occasione di potenziamento dell’offerta delle scuole e del territorio che il Comune di Pollena Trocchia non si è lasciato sfuggire e ha tradotto in pratica.

«L’anno scolastico per il plesso “Fusco” è cominciato in una struttura rinnovata nella sua facciata a seguito di lavori di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria, realizzati grazie a un finanziamento di 400 mila euro. Oggi, un altro progetto reso possibile grazie alla nostra capacità di intercettare finanziamenti sovracomunali vede la luce, consentendo ai nostri giovani alunni di poter godere di una fantastica area dedicata al divertimento e al fitness» ha detto Arturo Cianniello, assessore all’edilizia scolastica del Comune di Pollena Trocchia.

Ma le scuole non sono solo al centro dell’operato dell’Amministrazione comunale grazie ai finanziamenti sovracomunali. Il Comune di Pollena Trocchia ha infatti recentemente stanziato oltre 158mila dell’avanzo libero di amministrazione per interventi già effettuati al plesso “Cesare Battisti” e per intervenire al plesso “San Gennariello”, dove i lavori partiranno ad anno scolastico concluso per non arrecare pregiudizio all’attività didattica in corso.

«Siamo felici di annunciare un nuovo traguardo per la nostra comunità e in particolar modo per i nostri piccoli concittadini: il taglio del nastro della nuova area ludico-fitness presso il plesso “Fusco” dell’I.C. Donizetti, un nuovo spazio dedicato alla crescita e al divertimento dei nostri bambini, realizzati con materiali di altissimo livello, rispettando i più severi standard di sicurezza» ha concluso Carlo Esposito, primo cittadino del comune vesuviano.

La pittura di Luigi Franzese: realismo della percezione e espressionismo cromatico

Dal 10 aprile al 3 maggio il “Matt” di Terzigno ospiterà “L’universo del tempo”, la mostra dei quadri di Luigi Franzese, il pittore di San Giuseppe, di cui hanno parlato critici e studiosi importanti: Giulio Carlo Argan, che elogiò la finezza preziosa della sua arte, Guido D’Agostino, Raffaele Urraro, Antonella Nigro, Vito Maggio e Franco Solmi. Raffaello Biordi giudicò Luigi Franzese un “novatore di grande interesse”. Corredano l’articolo le immagini di due opere della terza fase.   Nel 2022 Raffaele Urraro ha pubblicato, con “Il quaderno edizioni”, “La pittura di Luigi Franzese fra realismo positivo e materismo onirico”, illustrando l’arte del Maestro con osservazioni così precise, profonde e complete che nulla si può aggiungere. Dunque, scrive il prof. Urraro, Luigi Franzese nella seconda fase della sua attività, diventa pittore del Vesuvio, e il Vesuvio è per lui “un fantasma della mente e del cuore, .. è il segno della vita colta nelle sue connotazioni positive e il segno della morte che avanza e distrugge.”.  Franzese prepara anche le tele su cui dipinge, con una trama larga, adatta all’ uso che egli fa della spatola e alle campiture di rosso e di nero, “il rosso palpitante della vita e il nero inerte della morte, le due polarità del fluire a volte taciturno e a volte tumultuoso e sfrontato della materia verso il compiersi del proprio destino.”   E sul complesso tessuto cromatico il pittore inserisce anche reperti vulcanici, simbolo concreto della Natura che egli ha deciso di indagare e di rappresentare nelle sue vorticose rivoluzioni e nel suo mistico placarsi. Importante è l’osservazione che chiude la pubblicazione. Il prof. Urraro si chiede “come è classificabile il lavoro di Franzese, la sua pittura, il suo mondo culturale, filosofico, artistico, estetico. Moderno, postmoderno, avanguardia, transavanguardia?”. La risposta è chiara e netta: “Lasciamo perdere. Resta il fascino di una esperienza pittorica unica, suggestiva, complessa e pur capace di parlare con chiarezza al cuore e all’intelligenza di chi si accosta al suo mondo.”. E in realtà mi pare che nessuna espressione definisca l’arte di Franzese in tutte le sue fasi meglio di “materismo onirico” che Raffaele Urraro usa con un chiaro riferimento a Bachelard. Stefania Spisto, che guida “Il quaderno edizioni”, nel presentare la mostra che si terrà a Terzigno, ha scritto parole significative. “ Il museo che accoglie “L’universo del tempo” custodisce le tracce delle antiche ville romane rinvenute a Terzigno, affreschi, frammenti, superfici che hanno attraversato i secoli. In quelle pareti il tempo si è fermato, si è depositato, è diventato colore, segno, memoria. Le opere di Franzese sembrano inserirsi in questa stessa logica, quella del tempo che affiora. Le sue superfici, segnate da velature, incisioni, piccoli segni che sembrano nascere da soli, richiamano le pareti consumate delle domus romane, senza mai citarle davvero. È una somiglianza profonda, non formale. È come se la pittura contemporanea tornasse a parlare con quella antica, non per imitazione, ma per affinità. Entrambe nascono dalla materia, entrambe trattengono tracce, entrambe raccontano il tempo non come qualcosa che scorre, ma come qualcosa che si accumula”. Quando osservo i quadri di Luigi Franzese penso a Panofsky, alla sua convinzione che l’occhio, in quanto mero strumento percettivo che registra ciò che vede, non è in grado di rielaborare da solo ciò che ha davanti a sé. Si rende perciò necessario l’intervento di una sorta di “intermediario” tra l’occhio e l’opera d’arte: questo elemento è ciò che Panofsky chiama Seele, la “psiche”, il mezzo che consente all’artista di interpretare le immagini che l’occhio gli invia.   Ripeto quello che scrissi molti anni fa: Le opere del pittore sangiuseppese sono oggettivamente così colme di senso che a chi le guarda impongono il silenzio della contemplazione e della riflessione: si realizza così una significativa corrispondenza tra questo silenzio e quello in cui l’opera fu creata. Ovviamente anche i quadri di Franzese si aprono alle interpretazioni: ma nessun interprete può prescindere dal solido dato oggettivo, dal “fantasma” dell’intuizione che costituisce la base dell’opera ed è il fondamento del giudizio del bello. I quadri di Franzese sono belli, di quella bellezza complessa e modernissima che Ernst H. Gombrich spiegò come incremento di sensibilità e di conoscenza e che V. Kandinsky e H.G. Gadamer giudicarono una necessità ontologica, destinata a colmare “l’abisso tra ideale e reale”. Credo che la mostra al Matt di Terzigno apra una nuova fase nell’arte di Luigi Franzese. Ne parleremo nel prossimo articolo.        

Cantariello, parte la maxi bonifica: rimosse 620 tonnellate di rifiuti. Bene: “Sinergia funziona”

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CASORIA“Non stiamo semplicemente intervenendo su un’area, ma stiamo cambiando il modo di affrontare le criticità ambientali. Oggi lo Stato è presente e lo fa in maniera coordinata e concreta”.

È il sindaco di Casoria, Raffaele Bene, a sottolineare il valore degli interventi di pulizia e bonifica avviati questa mattina nella zona del Cantariello, uno dei punti più delicati del territorio cittadino dal punto di vista ambientale.

Le operazioni rientrano nelle attività legate al contrasto ai fenomeni della Terra dei Fuochi e sono il risultato di una collaborazione istituzionale che coinvolge il Comune di Casoria, la Città Metropolitana di Napoli, il Commissario Straordinario di Governo e la Prefettura di Napoli.

Nel dettaglio, gli interventi prevedono la rimozione dei rifiuti presenti nell’area, la bonifica dei siti compromessi e la messa in sicurezza delle zone interessate, con l’obiettivo di avviare un percorso di recupero ambientale duraturo. Si tratta di un’azione che riguarda più comuni, ma che assume un valore strategico per Casoria, dove l’area del Cantariello rappresenta da tempo una criticità ambientale rilevante.

Alla giornata di avvio degli interventi hanno partecipato il sindaco della Città Metropolitana Gaetano Manfredi, il sottosegretario Alfredo Mantovano, il Commissario Straordinario Fabio Ciciliano, la viceministra Vannia Gava, il Commissario Unico per le Bonifiche generale Giuseppe Vadalà e S.E. il Prefetto di Napoli Michele di Bari.

Proprio la Prefettura, grazie all’impegno del Prefetto Michele di Bari, ha svolto un ruolo centrale nella fase di coordinamento, assicurando il raccordo tra le istituzioni coinvolte e garantendo che l’intervento fosse pianificato e attuato in maniera efficace. Un lavoro fondamentale che ha permesso di superare frammentazioni e ritardi, rendendo possibile un’azione incisiva su un’area complessa. L’intervento rappresenta un primo passo concreto verso la riqualificazione ambientale e la restituzione di spazi alla comunità, in un’ottica di tutela della salute pubblica e di valorizzazione del territorio. continua il primo cittadino casoriano.

“Questa non è una giornata simbolica, ma l’inizio di un percorso che deve portare risultati visibili e duraturi. Continueremo a lavorare con tutte le istituzioni coinvolte per garantire interventi strutturali e restituire ai cittadini un territorio più sicuro e vivibile”, conclude il sindaco Raffaele Bene.

Saranno rimosse entro luglio 620 tonnellate di rifiuti.

 

Malore in casa a Pomigliano, salvata dai vigili

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POMIGLIANO D’ARCO – Momenti di forte preoccupazione nel tardo pomeriggio di Pasquetta, quando un’anziana di 85 anni è rimasta bloccata all’interno della propria abitazione dopo una caduta, probabilmente provocata da un malore improvviso. L’episodio si è verificato in via Terracciano, dove si è reso necessario un intervento rapido per evitare conseguenze più gravi.

A lanciare l’allarme è stata una conoscente della donna, insospettita dal fatto che non riusciva a contattarla da diverse ore. Temendo che potesse essere accaduto qualcosa, ha deciso di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.

Gli agenti della Polizia Locale, giunti sul posto, hanno subito effettuato una verifica, riuscendo a percepire la voce dell’anziana provenire dall’interno dell’appartamento, situato al terzo piano dello stabile. La donna, in difficoltà, ha spiegato di essere caduta e di non riuscire ad alzarsi né ad aprire la porta.

Vista la situazione di emergenza, i vigili urbani hanno optato per un accesso alternativo. Utilizzando un ponteggio installato all’esterno dell’edificio, sono riusciti a raggiungere una finestra dell’abitazione. Dopo aver rotto il vetro, sono entrati all’interno e hanno individuato la donna riversa a terra, impossibilitata a muoversi.

Immediati i primi soccorsi prestati dagli agenti, che hanno poi richiesto l’intervento del personale sanitario del 118. L’85enne è stata successivamente trasferita presso l’ospedale di Nola per essere sottoposta agli accertamenti necessari e ricevere le cure del caso.

Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri per escludere eventuali intrusioni o anomalie. Le chiavi dell’appartamento sono state recuperate e consegnate a un familiare.

L’operazione si è conclusa senza ulteriori criticità, grazie alla tempestività e al coordinamento degli interventi.