Brusciano, nubifragio del 2 luglio: il sindaco chiede un tavolo istituzionale urgente

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo il violento nubifragio che il 2 luglio scorso ha colpito Brusciano, provocando gravi allagamenti, danni ad abitazioni, attività commerciali e infrastrutture, l’Amministrazione comunale ha avviato un’azione istituzionale finalizzata ad affrontare in maniera strutturale le criticità del territorio.

Il sindaco Giacomo Romano ha infatti trasmesso una richiesta formale di incontro urgente al Ministro per la Protezione Civile, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, alla Protezione Civile Nazionale, al Presidente della Regione Campania, alla Città Metropolitana di Napoli, all’Ente Idrico Campano, al Consorzio di Bonifica del Bacino del Volturno e, per conoscenza, al Prefetto di Napoli.

L’obiettivo è l’istituzione di un tavolo tecnico interistituzionale che consenta di affrontare definitivamente una problematica che va ben oltre i confini comunali e che investe l’intero assetto idrogeologico dell’area.

Nella nota, il primo cittadino evidenzia come il fenomeno meteorologico di eccezionale intensità abbia messo in luce, ancora una volta, la fragilità di un territorio caratterizzato da una particolare conformazione morfologica. Brusciano, infatti, rappresenta il naturale punto di raccolta delle acque meteoriche provenienti dalle aree sovrastanti del Monte Somma e dei comuni limitrofi, una condizione aggravata dalla presenza di infrastrutture che, durante gli eventi estremi, ostacolano il naturale deflusso delle acque.

«Non siamo di fronte a un’emergenza occasionale – sottolinea il sindaco Romano – ma a una criticità strutturale che richiede una risposta altrettanto strutturale. È necessario che tutte le istituzioni competenti siedano allo stesso tavolo per individuare soluzioni concrete, coordinate e definitive. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata a interventi emergenziali ogni volta che il territorio viene colpito da eventi atmosferici sempre più intensi e frequenti.»

L’Amministrazione comunale ribadisce di essere stata fin dalle prime ore dell’emergenza accanto ai cittadini, con il coinvolgimento della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, della Polizia Municipale e di tutti gli uffici comunali impegnati nelle operazioni di soccorso e di assistenza alle famiglie colpite.

Parallelamente alla gestione dell’emergenza, il Comune intende ora ottenere un confronto istituzionale che porti alla definizione di un piano organico di mitigazione del rischio idraulico, capace di prevenire il ripetersi di situazioni che mettono a repentaglio l’incolumità pubblica e arrecano ingenti danni al patrimonio pubblico e privato.

«Abbiamo il dovere – conclude il sindaco – di trasformare quanto accaduto in un punto di partenza. I cittadini meritano risposte, interventi e una strategia condivisa che guardi al futuro. Continueremo a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché nessuno venga lasciato solo e affinché Brusciano possa finalmente contare sulle opere e sugli interventi che questo territorio attende da troppo tempo.»

 

Napoli, scia di sangue infinita: 32enne ucciso in centro

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Una nuova sparatoria scuote Napoli e lascia un’altra vittima sull’asfalto. La tragedia si è consumata poco dopo la mezzanotte nell’area compresa tra piazza Volturno e corso Garibaldi, dove Alessandro Grivano, 32 anni, è stato raggiunto da alcuni proiettili che non gli hanno lasciato scampo. Le richieste di aiuto sono partite immediatamente dopo gli spari. Sul luogo dell’accaduto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure nel tentativo di rianimare il giovane. Ogni sforzo, tuttavia, si è rivelato inutile e il decesso è stato dichiarato poco dopo l’arrivo dei soccorritori. La scena è stata messa in sicurezza dalle forze dell’ordine, che hanno avviato gli accertamenti tecnici e raccolto i primi elementi investigativi. Gli specialisti stanno passando al setaccio ogni dettaglio, mentre vengono visionate le registrazioni delle telecamere presenti nella zona per individuare il percorso dell’assassino o di eventuali complici. Resta ancora da chiarire il contesto nel quale è maturato il delitto. Gli investigatori non escludono alcuna pista e stanno verificando se il 32enne possa essere stato bersaglio di un agguato organizzato oppure se la sparatoria sia nata da un episodio avvenuto poco prima. Il nuovo fatto di sangue riaccende i riflettori sulla zona di Porta Capuana, dove negli ultimi mesi si sono verificati diversi episodi di violenza. Tra questi anche un omicidio avvenuto a giugno e una rissa conclusasi con la morte di un uomo e il successivo arresto del presunto responsabile. L’ennesimo delitto alimenta il senso di insicurezza tra i residenti e gli operatori commerciali della zona, che chiedono un presidio costante del territorio. Le indagini proseguono senza sosta per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, identificare l’autore dell’agguato e fare piena luce sul movente che ha portato all’omicidio.  

 Borrelli: “La mattanza non si ferma. Piantedosi venga con numeri certi, non con promesse”

Un uomo di 33 anni, ritenuto dagli investigatori vicino agli ambienti del clan Contini, è stato ucciso nella notte tra giovedì e venerdì a colpi di pistola in piazza Volturno, zona Porta Capuana. L’omicidio avviene a meno di ventiquattr’ore dal flashmob organizzato dal deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli e dalla Rete per la Sicurezza dei Minori in piazzetta Montesanto, dove tanti cittadini, commercianti e rappresentanti istituzionali sono scesi in piazza per dire basta alla criminalità, dopo le immagini virali di un uomo che imbracciava un kalashnikov in pieno giorno.

“La mattanza non si ferma. La manifestazione di ieri è stata un segnale importante, ma chi pensa che basti si sbaglia. La battaglia della Napoli civile, perbene e a difesa della legalità contro quella dei criminali è ancora in corso ed è ancora lungi dall’essere vinta. Serve un risveglio civile da parte di tutta la cittadinanza, e al contempo occorre che lo Stato faccia la propria parte in modo concreto e misurabile. Chiediamo con forza un aumento immediato del personale delle forze dell’ordine in tutte le zone della città, a partire da quelle a più alto rischio. Mercoledì il ministro Piantedosi sarà a Napoli: lo aspettiamo con numeri certi sulle assunzioni e sui presidi, non con le solite promesse. I napoletani non meritano parole, meritano sicurezza”, ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra.

La follia di colpire chi è in bici o in moto non può diventare normalità

Da San Gennaro Vesuviano  a Pompei  al Giro d’Italia, cresce una deriva pericolosa fatta di aggressioni gratuite contro chi viaggia su due ruote. Non sono bravate, ma atti di violenza da condannare senza attenuanti.   C’è una nuova forma di violenza che inquieta e che, purtroppo, sembra affacciarsi con sempre maggiore frequenza anche nel nostro territorio. Una violenza improvvisa, gratuita, inspiegabile. Un calcio, una spinta, una manata sferrata contro chi sta semplicemente percorrendo la strada in bicicletta o in moto. Non una lite. Non una reazione a una provocazione. Solo l’aggressione fine a sé stessa. Il caso che nelle scorse settimane ha profondamente scosso l’area vesuviana è quello di San Gennaro Vesuviano, dove un cittadino di origine bengalese, mentre pedalava tranquillamente lungo la carreggiata, è stato colpito con violenza e scaraventato a terra. Un gesto vile, compiuto ai danni di una persona inerme, che ha suscitato indignazione trasversale tra cittadini, istituzioni e opinione pubblica. Un caso analogo pochi giorni fa a Pompei, dove due giovani in scooter hanno spintonato un ciclista di 80 anni contro un’auto. Appena poche settimane fa, durante la tappa Paestum–Napoli del Giro d’Italia 2026, si è sfiorata la tragedia nel Nolano, tra San Vitaliano e Marigliano, quando due giovani di 19 e 20 anni hanno tentato deliberatamente di colpire i corridori lanciati a oltre cinquanta chilometri orari. Bastava un impatto pieno per provocare una caduta a catena con conseguenze potenzialmente drammatiche. I due sono stati identificati e denunciati dalle forze dell’ordine. Ma il punto oggi va oltre i singoli episodi. La vera domanda è: cosa sta succedendo? Perché qualcuno dovrebbe trovare naturale colpire chi è in equilibrio su due ruote? Perché mettere deliberatamente a rischio l’incolumità di un’altra persona? Dietro questi gesti sembra emergere una pericolosa miscela di aggressività, emulazione e totale perdita del senso del limite. Come se il corpo dell’altro non fosse più percepito come vulnerabile, come se il dolore e il pericolo diventassero dettagli irrilevanti. E invece irrilevanti non sono affatto. Chiunque vada in bicicletta, in scooter o in moto conosce la fragilità dell’equilibrio su due ruote. Basta una minima spinta, una distrazione di pochi istanti, un urto improvviso, per trasformare una giornata normale in tragedia. Un calcio sferrato “per scherzo” può provocare traumi gravissimi, invalidità permanenti o persino la morte. Per questo è necessario chiamare le cose con il loro nome. Non sono bravate. Non sono ragazzate. Non sono scherzi. Sono atti di violenza. E come tali vanno condannati, senza giustificazioni sociologiche di comodo. Perché minimizzare è il primo passo verso la normalizzazione. Il territorio vesuviano, già segnato da problemi complessi sul piano sociale e urbano, non può permettersi che atteggiamenti simili attecchiscano tra i più giovani. Serve una risposta netta da parte di famiglie, scuole, istituzioni e comunità educanti. Il rispetto dell’altro si misura soprattutto nel riconoscimento della sua fragilità. Colpire chi è più esposto, chi è più vulnerabile, chi in strada ha meno protezioni, non è solo segno di inciviltà: è il sintomo di un impoverimento culturale e umano che dovrebbe preoccupare tutti. Perché una società inizia a smarrirsi quando smette di indignarsi davanti alla crudeltà gratuita. E oggi, davanti a questa deriva, indignarsi non basta più: bisogna fermarla.

Andrea Mazzucchi è il nuovo rettore della Federico II

Il professore di Filologia italiana e dantesca guiderà l’ateneo napoletano per il sessennio 2026-2032. Succede a Matteo Lorito alla guida della più antica università laica del mondo.     NAPOLI – L’Università degli Studi di Napoli Federico II ha il suo nuovo rettore. È Andrea Mazzucchi, professore ordinario di Filologia della letteratura italiana e di Filologia dantesca, nonché direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, eletto alla guida dell’ateneo federiciano per il mandato 2026-2032. Succede a Matteo Lorito, chiudendo una tornata elettorale particolarmente significativa per il futuro della principale istituzione universitaria del Mezzogiorno. L’elezione è maturata già al primo turno, segno di un consenso ampio e trasversale all’interno della comunità accademica. Mazzucchi ha superato gli altri candidati, Santolo Meo e Alessandro Pezzella, ottenendo la maggioranza assoluta delle preferenze tra docenti, ricercatori, rappresentanti degli studenti e personale tecnico-amministrativo. Secondo i dati emersi dallo scrutinio, il nuovo rettore ha raccolto oltre il 70% dei voti espressi, un risultato che ha reso immediatamente chiaro l’esito della consultazione. Studioso di riconosciuto prestigio nazionale e internazionale, Andrea Mazzucchi è considerato uno dei più autorevoli esperti di Dante Alighieri e della tradizione letteraria italiana medievale. Nato a Bari ma da anni profondamente legato a Napoli e alla Federico II, ha costruito la propria carriera accademica all’interno dell’ateneo partenopeo, ricoprendo nel tempo incarichi di crescente responsabilità, dal Senato Accademico alla presidenza della Scuola di Scienze Umane e Sociali, fino alla direzione del Dipartimento di Studi Umanistici. La sua elezione arriva in una fase cruciale per l’università napoletana, chiamata a confrontarsi con sfide decisive: innovazione didattica, internazionalizzazione, potenziamento della ricerca, rapporto con il territorio e capacità di attrarre nuovi talenti in un sistema universitario sempre più competitivo. La Federico II, fondata nel 1224 dall’imperatore Federico II di Svevia, non è soltanto uno dei principali poli accademici italiani, ma rappresenta un presidio strategico per lo sviluppo culturale, scientifico ed economico dell’intero Sud Italia. Con decine di migliaia di studenti, numerosi dipartimenti d’eccellenza e una crescente proiezione internazionale, l’ateneo resta un punto di riferimento per intere generazioni. La nomina di Mazzucchi assume anche un valore simbolico importante: alla guida della storica università arriva infatti un esponente dell’area umanistica, in un momento storico in cui il dibattito pubblico è sempre più attraversato dal rapporto tra sapere scientifico, cultura classica e trasformazioni digitali. Nei prossimi sei anni, il nuovo rettore sarà chiamato a coniugare tradizione e innovazione, custodendo l’identità storica della Federico II e, allo stesso tempo, proiettandola verso le sfide del futuro. Per Napoli e per il Mezzogiorno si apre così una nuova stagione accademica, affidata a una figura che unisce autorevolezza scientifica, esperienza istituzionale e profonda conoscenza della comunità universitaria.

TIN diventa “TINy Sannazzaro”: esplode il dibattito sul destino del Teatro Instabile Napoli

Dopo la scomparsa di Gianni Sallustro, il cambio di nome e la nuova direzione artistica accendono il malcontento di allievi e storici frequentatori: “Non era solo un teatro, era un’idea”.     NAPOLI – Non è soltanto un cambio di insegna. Per molti, è una frattura simbolica. La presentazione della nuova stagione teatrale del Sannazzaro, con l’annuncio della nascita del “TINy Sannazzaro”, ha acceso un acceso dibattito nel mondo culturale napoletano e, soprattutto, tra quanti hanno vissuto per anni il Teatro Instabile Napoli come casa artistica, laboratorio creativo e presidio di ricerca indipendente. La questione esplode a poco più di due mesi dalla morte improvvisa di Gianni Sallustro, scomparso lo scorso 20 aprile. Attore, regista, formatore e fondatore dell’Accademia Vesuviana del Cinema e del Teatro, Sallustro negli ultimi anni era stato il volto e l’anima del TIN, raccogliendo l’eredità spirituale di Michele Del Grosso, storico fondatore del Teatro Instabile. È importante chiarire un aspetto spesso frainteso: il TIN non era di proprietà di Gianni Sallustro. La struttura era infatti in concessione, poiché la titolarità burocratica restava legata all’unico erede di Del Grosso. Eppure, al di là degli aspetti formali, per il pubblico e per gli allievi Gianni rappresentava la continuità naturale di quel progetto culturale. Dopo la sua scomparsa, la domanda è diventata inevitabile: che ne sarà del TIN? Già il 21 giugno, durante la serata commemorativa dedicata a Sallustro all’interno dello stesso teatro, si rincorrevano indiscrezioni su un possibile passaggio di gestione ai direttori del Teatro Sannazzaro. La conferma è arrivata con la presentazione ufficiale della nuova stagione 2026/2027. Ma più ancora del cambio gestionale, a ferire molti è stato il nuovo nome scelto per lo spazio: TINy Sannazzaro. Per gli ex allievi e per chi ha vissuto il teatro dall’interno, quel “TINy” suona come una banalizzazione di una sigla che non è mai stata un semplice acronimo. “Il TIN non è mai stato solo un’insegna sulla porta”, scrive uno storico allievo di Sallustro. “Era un’idea, un modo di fare arte libera, indipendente e instabile”. Ed è proprio qui il cuore della polemica. Il Teatro Instabile Napoli non nacque come contenitore di spettacoli, ma come spazio radicale di sperimentazione. Michele Del Grosso lo costruì come luogo di resistenza culturale, capace di ospitare esperienze che hanno segnato la storia del teatro di ricerca italiano e internazionale. Dal Living Theatre all’Open Theatre, passando per rassegne, performance interdisciplinari, concerti e laboratori, il TIN ha rappresentato per decenni un’anomalia preziosa nel panorama teatrale cittadino. Gianni Sallustro aveva ereditato quello spirito, mantenendo viva una vocazione precisa: fare del teatro un luogo di formazione, scoperta e libertà espressiva. Non un cartellone commerciale, ma un organismo vivo, aperto al rischio artistico. Ed è proprio la nuova proposta culturale a suscitare perplessità. Diversi ex frequentatori evidenziano una forte distanza tra la programmazione appena annunciata e l’identità storica del TIN. Non si tratta di contestare la qualità artistica degli spettacoli in cartellone, ma di interrogarsi sulla loro coerenza con la natura originaria dello spazio. Sul fondo resta anche una riflessione più ampia. Il Teatro Sannazzaro, oggi sostenuto dal Ministero della Cultura, può contare su finanziamenti pubblici importanti. Una condizione che Michele Del Grosso prima e Gianni Sallustro poi non hanno mai avuto. Il TIN è sopravvissuto per anni grazie a sacrifici personali, ostinazione e passione. Ed è forse questo il nodo emotivo più profondo del dibattito. Per molti, il timore non è il cambiamento in sé, ma che si perda la memoria di ciò che quel luogo è stato. Il futuro del teatro è ancora tutto da scrivere. Ma una cosa appare chiara: il dibattito di queste ore non riguarda soltanto un cartellone o un nome. Riguarda il significato stesso della parola eredità. Perché alcuni luoghi culturali, prima di essere spazi fisici, diventano comunità. E quando una comunità percepisce che la propria storia rischia di essere ridotta a marchio o formula comunicativa, la reazione diventa inevitabile. Il TIN, per chi lo ha abitato davvero, non è mai stato piccolo. E forse è proprio questo che oggi molti chiedono di non dimenticare.  

Marigliano, stretta sui cantieri dei sottoservizi: fioccano sanzioni e sequestri

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  Si intensificano i controlli della Polizia Locale di Marigliano sui cantieri dei sottoservizi presenti sul territorio comunale. Dopo una fase di sospensione, il Comando ha riattivato le verifiche sulle attività in corso, con particolare attenzione al rispetto delle norme di sicurezza lungo le strade cittadine.   Nel corso degli ultimi accertamenti, gli agenti hanno concentrato la propria attività sui cantieri riconducibili a FiberCop. A seguito delle ispezioni sono state contestate violazioni per un importo complessivo di 2.000 euro. Secondo quanto emerso, in diversi punti i cantieri sarebbero stati lasciati privi delle necessarie misure di sicurezza e della segnaletica prevista, creando potenziali rischi per automobilisti e pedoni.   L’intervento della Polizia Locale ha comportato l’immediato ripristino delle condizioni di sicurezza, imponendo alla società di provvedere senza ritardo all’adeguamento delle aree interessate dalle lavorazioni.   Il comandante della Polizia Locale, Nacar, ha annunciato che l’attività di controllo proseguirà anche nelle prossime settimane. In particolare, l’attenzione si sposterà sulle ditte incaricate della posa dei chiusini stradali. L’obiettivo è verificare la conformità dei materiali utilizzati dopo alcuni esposti presentati da cittadini che hanno segnalato la presenza di chiusini particolarmente rumorosi al passaggio dei veicoli, circostanza che potrebbe essere riconducibile all’impiego di leghe non conformi agli standard previsti.   Parallelamente continua anche l’attività sul fronte dell’abusivismo edilizio. La Procura della Repubblica di Nola ha infatti convalidato il sequestro della lottizzazione abusiva di via San Francesco, già eseguito nei giorni scorsi. Il provvedimento conferma la fondatezza degli accertamenti effettuati e consente di proseguire le indagini per chiarire eventuali responsabilità nell’ambito della vicenda.   L’azione della Polizia Locale punta così a rafforzare il presidio del territorio, intervenendo sia sulla sicurezza dei cantieri stradali sia sul contrasto agli illeciti urbanistici, con verifiche che proseguiranno anche nei prossimi giorni.

Acerra, parte Casa Riformista. L’asse con Progressisti Democratici: “Centrosinistra si rafforza”

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Riceviamo e pubblichiamo A nome di Progressisti Democratici Acerra rivolgo i più sinceri auguri a Casa Riformista Acerra per l’avvio del suo percorso politico e associativo. La nascita di una nuova realtà che intende contribuire al dibattito pubblico rappresenta sempre una buona notizia per la nostra comunità. In una fase in cui Acerra ha bisogno di idee, competenze e di una visione capace di affrontare le tante sfide che interessano la città, ogni interlocuzione che favorisca il dialogo democratico costituisce un valore aggiunto. Siamo convinti che, nel solco dei valori del centrosinistra, possano svilupparsi occasioni di confronto e di collaborazione su temi concreti: dalla tutela dell’ambiente alla qualità dei servizi pubblici, dal lavoro alle politiche sociali, dalla rigenerazione urbana alla valorizzazione delle energie migliori del nostro territorio. Pur nella piena autonomia delle rispettive esperienze politiche, auspichiamo che possano nascere sinergie fondate su idee, proposte e obiettivi condivisi, con l’unico interesse di costruire un’alternativa credibile, seria e progressista alle politiche delle destre, mettendo al centro i bisogni dei cittadini e il futuro di Acerra. Ai dirigenti, agli iscritti e ai simpatizzanti di Casa Riformista Acerra rivolgiamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, nella convinzione che il confronto tra le forze democratiche progressiste e riformiste possa contribuire a rafforzare un progetto politico capace di offrire alla città una prospettiva di crescita, giustizia sociale e buona amministrazione. Domenico Riemma Segretario Progressisti Democratici Acerra

Comunale e Di Napoli a “La Gioia”, show solidale per il Santobono

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Al via “La Gioia — Summer Edition 2026”: spettacolo e solidarietà con Comunale e Di Napoli favore della Fondazione Santobono Pausilipon Finalmente svelato l’intero cast de La Gioia — Summer Edition 2026. Mercoledì 8 luglio 2026, a partire dalle ore 21.00, le esclusive cornici di **Culto* e *Playa Luna* ospiteranno la terza attesissima edizione dell’evento che, per la primissima volta nella sua storia, si presenta al pubblico in un’inedita e fresca versione estiva. La manifestazione nasce con il nobile obiettivo di fondere comicità, musica, grande intrattenimento e partecipazione attiva in un unico grande abbraccio solidale. Anche per questo appuntamento, infatti, *parte dell’introito della serata sarà interamente devoluta in beneficenza alla Fondazione Santobono Pausilipon*, a sostegno dei progetti dedicati ai piccoli pazienti. Il palcoscenico vedrà alternarsi una straordinaria line-up di artisti di primo piano, pronti a regalare una serata indimenticabile: Vincenzo Comunale, Federico Di Napoli, Peppe Ventura, Raffaele Nolli, Paolo Cerrone, Mary Cioffi, Justintime, Caiano, Pako Capuano, Sarra e Christian Key. Ad impreziosire ulteriormente il programma ci saranno la partecipazione speciale di Saranno Campioni e l’assegnazione del premio speciale allo scrittore Saverio Ferrara. Un’iniziativa così ambiziosa prende vita anche grazie a una fitta e virtuosa rete di collaborazioni commerciali e realtà del territorio che hanno scelto di sposare la causa. Tra i sostenitori ufficiali dell’evento si ringraziano il Gruppo Autoscala, R&S Parrucchieri, Pump Club, Aeffe S.p.A. e la realtà retail Offside, attiva sulle piazze di Giugliano, Pozzuoli e Napoli. Il supporto mediatico e logistico è garantito da Teleclubitalia, Pizzeria Ferrigno, LCH Hotel, Liccardi Express Courier e De Gasperi Bistrot. Contribuiscono in modo fondamentale al successo della serata anche OMC, Kiwi Viaggi, Cervo Arredamenti, Espresso – Viaggio nei sapori di Napoli, Solidarity Group, il gruppo Podistica e il raduno harley Brotherhorder. L’appuntamento è quindi per mercoledì 8 luglio alle ore 21.00 presso Culto e Playa Luna, per dimostrare ancora una volta che… La BENEFICENZA si fa… Insieme

Muore dopo un intervento chirurgico: aperta un’inchiesta sulla morte della studentessa di 24 anni

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Doveva essere un intervento programmato, ma si è trasformato in una tragedia. La Procura e la Polizia di Stato stanno facendo luce sulla morte di una studentessa di 24 anni di Afragola, Francesca Antonia Tucci deceduta all’alba di ieri all’ospedale Cardarelli di Napoli dopo un’operazione chirurgica e un successivo peggioramento delle sue condizioni.

L’indagine è scattata dopo la denuncia presentata dai familiari della giovane, che chiedono di accertare cosa sia accaduto durante il ricovero e se vi siano eventuali responsabilità. Gli agenti del commissariato Arenella hanno già avviato gli accertamenti, mentre la salma è stata sequestrata, così come la cartella clinica e tutta la documentazione sanitaria che sarà esaminata nell’ambito dell’inchiesta.

La giovane era stata ricoverata il 29 giugno per sottoporsi a un intervento chirurgico all’intestino in regime intramoenia. L’operazione, eseguita in laparoscopia, era terminata in serata senza apparenti criticità. Dopo il rientro nel reparto, però, il quadro clinico è improvvisamente peggiorato rendendo necessario un secondo intervento d’urgenza e il trasferimento nel reparto di Rianimazione. Nonostante i tentativi dei medici, la 24enne è deceduta poche ore dopo.

Secondo il racconto dei familiari, la ragazza avrebbe iniziato ad accusare fortissimi dolori subito dopo il primo intervento. «Vogliamo solo conoscere la verità», hanno dichiarato i parenti, spiegando che la giovane conduceva una vita normale e che l’operazione, inizialmente, non era stata descritta come urgente, tanto da poter essere rinviata anche di alcuni mesi.

La vittima frequentava la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Parthenope ed era molto conosciuta ad Afragola. Amici e parenti la ricordano come una ragazza piena di entusiasmo, sempre sorridente e con tanti progetti per il futuro.

Nel frattempo l’Azienda ospedaliera Cardarelli ha espresso vicinanza alla famiglia e ha annunciato l’apertura di un’indagine interna secondo i protocolli previsti dal Ministero della Salute. L’ospedale ha precisato che la paziente era affetta da una complessa patologia congenita e che, dopo il primo intervento, si erano manifestate gravi complicanze post-operatorie che avevano reso indispensabile un nuovo intervento chirurgico, risultato purtroppo insufficiente a salvarle la vita.

L’inchiesta dovrà ora chiarire se il decesso sia stato provocato da complicanze imprevedibili oppure se vi siano state eventuali omissioni o ritardi nelle cure. Gli esiti degli accertamenti medico-legali e dell’eventuale autopsia saranno determinanti per ricostruire con precisione le ultime ore della giovane e fare piena luce sulla vicenda.

San Giuseppe Vesuviano, il “caso” della festa finisce in Parlamento

Dopo le dimissioni del vicesindaco, Gasparri scrive alla Commissione Antimafia. Martusciello rincara: “Il sindaco si dimetta”
La vicenda della festa organizzata a fine aprile a San Giuseppe Vesuviano, alla quale secondo quanto riportato dalla stampa avrebbero preso parte esponenti dell’amministrazione comunale e famiglie legate alla criminalità organizzata locale, continua a tenere banco a livello politico, arrivando fino alle aule parlamentari.
La lettera di Gasparri alla Commissione Antimafia
Il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha scritto alla presidente della Commissione, Chiara Colosimo, per segnalare quanto riportato dai principali organi di stampa campani sul Comune vesuviano.
Nella missiva, Gasparri sottolinea che i fatti “vanno verificati dalle autorità competenti”, ricordando che San Giuseppe Vesuviano è un Comune già sciolto due volte per infiltrazioni camorristiche. Il senatore riferisce che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, alla festa avrebbero partecipato il sindaco, la giunta comunale e famiglie della zona riconducibili al clan Fabbrocino. Nei giorni successivi all’evento, il vicesindaco, indicato come il “festeggiato”, ha rassegnato le dimissioni.
“Ritengo urgente che la Commissione valuti quanto riportato dalla stampa, anche per eventuali iniziative che possano contribuire alla difesa della legalità nel Comune di San Giuseppe Vesuviano”, ha scritto Gasparri nella lettera.
La posizione di Martusciello
Sulla stessa vicenda è intervenuto anche Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia in Campania, che ha definito l’episodio “solo l’ultimo di una serie” su cui, a suo avviso, “va acceso un faro da parte degli organi preposti”.
Martusciello ha collegato le dimissioni del vicesindaco alla pubblicazione della notizia, osservando come anche il sindaco abbia successivamente perso la maggioranza in consiglio comunale. “Vogliamo avere risposte. E la risposta migliore sono le dimissioni del sindaco”, ha concluso il coordinatore azzurro in Campania.
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte del sindaco di San Giuseppe Vesuviano né dell’amministrazione comunale rispetto alle dichiarazioni dei due esponenti di Forza Italia. La vicenda resta dunque aperta, in attesa di eventuali chiarimenti da parte diretta degli interessati e degli sviluppi in sede di Commissione parlamentare Antimafia.