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La Commissione toponomastica, in riferimento alla richiesta pervenuta dall’Accademia Vesuviana di tradizioni etnostoriche,  ha proposto all’amministrazione comunale di intitolare ufficialmente la piazzetta antistante la chiesetta della Vergine di Castello al compianto don Armando Giuliano.

Prima del 2005 in quella piazza era già collocata una targa dedicata al vecchio rettore della chiesa che ne indicava popolarmente la denominazione. Fu tolta nel 2006 per un’esigenza relativa al restauro. Don Armando Giuliano nacque a Somma Vesuviana il 5 gennaio del 1917 dal colono Francesco  e da Maria Romano. Insieme al fratello Salvatore (1908 – 1996), divenuto Monsignore, fu il simbolo di una di quelle famiglie umili e numerose dell’antica strada Costantinopoli.  La famiglia Giuliano, addirittura, era già presente a Somma nel 1744, come ci attesta il Catasto Onciario borbonico di quell’epoca. Monsignor Giuseppe Giuliano, figlio di un cugino di Don Armando, è l’attuale Vescovo di Lucera – Troia.  La vocazione sacerdotale, in quella famiglia, fu attinta dallo zio materno Costantino Romano (1866 – 1939), che fu Canonico dell’Insigne Collegiata di Somma. Prima di essere parroco della gloriosa Parrocchia San Pietro a Somma Vesuviana nel settembre del 1951, Don Armando fu Prefetto d’Ordine nel Seminario Vescovile di Nola nel 1941, Vicario Cooperatore a San Pietro a Scafati nel 1942, Vicario Cooperatore a Mugnano del Cardinale nel 1944 e, infine, ancora Vicario Economo a Mugnano del Cardinale nel 1948. Nel 1957, infine,  fu nominato Rettore della Chiesa di Santa Maria a Castello. Vissuto sempre a Somma, era un appassionato lettore e abbonato a numerose riviste religiose: l’Osservatore Romano, La Campana, La Via e Fides.  Durante i primi mesi alla guida della Parrocchia, sembra che l’accoglienza a Don Armando  non fu delle migliori, come riferisce il prof. Gennaro Mirolla.  In una relazione inviata alla Curia Vescovile di Nola, il parroco denunciava di essere stato oggetto di una forte opposizione, per partito preso; ora qualche volta per ignoranza. Nonostante ciò, Don Armando riferiva che la popolazione del posto – circa 400 famiglie – affidata alle sue cure, aveva buone qualità di attaccamento alle funzioni della Chiesa e alle tradizioni religiose, ma non mancava nel quartiere una certa ignoranza religiosa e sue conseguenze, che egli cercava di estirpare con l’istruzione catechistica. Nella sua giurisdizione parrocchiale esistevano numerosi edifici sacri: la Chiesa del Bambino Gesù dei Padri Trinitari, la Chiesetta di Santa Maria a Castello, la Cappella del Palazzo Tafone, la Cappella di Santa Maria delle Grazie a Castello e la Cappella delle Suore Trinitarie. Le processioni, che gestiva, erano cinque: Sant’Antonio Abate, Cristo Morto, San Gennaro, Corpus Domini e Rogazioni. Il tentativo di Don Armando era di farle svolgere secondo le giuste prescrizioni diocesane, ma non mancavano difficoltà nella gestione, come ad esempio la durata e lo sparo dei fuochi d’artificio. La maggior parte dei Casamalisti  – continua Mirolla – partecipava alla messa e alle funzioni solenni come la novena di Natale, i Venerdì dell’Addolorata, le Quaranta ore, il triduo Pasquale e la festa di San Gennaro. Don Armando durante le celebrazioni cercava in tutti i modi, attraverso l’istruzione religiosa, di porre rimedio alle carenze in fatto di fede e di arginare il mal costume del turpiloquio molto diffuso nel quartiere murato, di limitare le ingerenze dei laici nella festa patronale e nelle processioni religiose. Famose sono rimaste le sue diatribe con i governatori dell’Arciconfraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà sull’organizzazione della processione dell’Addolorata con il Cristo Morto. L’istruzione religiosa era un tema particolarmente caro al nostro prete che lo raccomandava in maniera significativa alle numerose associazioni laicali. Nel 1957 l’Amministrazione Comunale, d’accordo con il Vescovo di Nola, dopo aver riscattato la Chiesa di S. Maria a Castello dalle Suore Bigie di Sant’Elisabetta, lo nominò Rettore del luogo sacro. Da allora famose sono rimaste le tradizionali sagre che, al fiorire della primavera, si rinnovavano sulle pendici del Monte Somma, con fiamme e canti di fede, che richiamavano sempre più numerose la gente dei paesi vicini come Sant’Anastasia, Marigliano e Pomigliano. I fedeli, attratti dalla sua bontà, accorrevano numerosi al Sacro Monte, in quel luogo che aveva reso ricco di bellezza e di gloria nel tempo. Grazie al suo impegno, nel 1963 fu fatta costruire, dall’Amministrazione Provinciale, una strada che collegava il paese al Santuario sul vecchio cannalone d’accesso alla Rocca di Somma.  L’anno seguente  vi fu l’approvazione di nuovo progetto per supplire al quel vetusto e piccolo luogo sacro, insufficiente a contenere i numerosi devoti in pellegrinaggio.  Nei suoi racconti da insegnante di religione, si soffermava a parlare del Tempio della miracolosa Vergine di Castello che nei momenti più tristi della nostra storia, aveva sempre disteso il suo celeste manto a protezione della nostra città. Don Armando se ne andò per sempre nel 1995, lasciando un segno indelebile nella vita di tutti noi.