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Somma Vesuviana, parrocchia del Carmine e di San Michele Arcangelo: storia e ruoli diversi

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Ancora oggi si fa una grande confusione tra la parrocchia di San Michele Arcangelo e la Parrocchia del Carmine. Sono due strutture ecclesiastiche che nella storia hanno avuto ruoli diversi fino al 1774.

 

L’originaria Chiesa in cui era istituita la parrocchia di San Michele Arcangelo o dell’ Angelo, detta pure dell’Epifania, si trovava nel luogo denominato La Selice, tra la zona Valle ed il Quartiere Prigliano, precisamente nel giardino, contenuto da alti muraglioni, sulla sinistra della Piazza Don Minzoni, appena dopo il ponte della ferrovia, sulla stradina posta attualmente di fronte al Banco di Napoli che porta alla Chiesa del Carmine. La zona detta Selice all’epoca abbracciava il territorio che si protraeva dalla via Dogana Vecchia (attuale Antonino Angrisani), che congiungeva il centro con piazza Carmine, fino al profondo avvallamento dell’alveo esistente in via San Sossio, proprio nelle adiacenze dell’attuale piazzetta Don Minzoni. Per meglio individuarla si può far riferimento a tutta la zona a nord di via Turati, tagliata in due dalla linea ferroviaria della Circumvesuviana, nel tratto che, partendo dalla stazione di Somma, si dirige verso Ottaviano, fino alle arcate in mattoni (con i piloni alti in origine più di venti metri) del ponte di piazza Don Minzoni e chiusa a valle dalla via Sant’Angelo. La data più antica per questa Chiesa la troviamo in un documento dell’Inquisizione dell’anno 1324, che trattava dei diritti delle chiese di Somma e del loro distretto, dove si legge che, quelli spettanti alla chiesa di San Michele, furono venduti per otto once. Non si conosce – riferisce il prof. Raffaele D’Avino –  l’epoca della sua edificazione primitiva.

Una seconda data, 29 marzo 1373, riguarda una Bolla di Papa Gregorio XI che assoggettava le principali parrocchie della Diocesi, tra cui San Michele Arcangelo di Somma, al pagamento della somma di 500 fiorini. Il tributo fu pagato nel 1375.

Nel 1561 fu visitata dal Vescovo Antonio Scarampo, insieme alle altre Chiese parrocchiali sommesi, ed era insediato il vicario – cappellano, Giovanni Vincenzo Profenda, nominato fin dal 1541, successore di Ambrosio Profenda. La parrocchia in quell’epoca godeva di molte rendite per fitti e case di terreni sparsi per l’intero territorio. Nella Chiesa vi erano le cappelle dedicate a Sant’ Aniello, San Sebastiano, all’Epifania, a Sant’Antonio di Padova, a San Benedetto, a San Nicola, alla Beata Maria con le raffigurazioni laterali di San Leonardo e Sebastiano. I parrocchiani erano circa cinquecento e l’attività era molto intensa e prospera; la testimonianza viene dal fatto che la più importante processione religiosa del paese, quella del SS. Sacramento, iniziava da questa Chiesa. Un forte terremoto nel 1588, però, lesionò abbondantemente la struttura.

Nella successiva Santa Visita del 1603, istituita dal Vescovo Fabrizio Gallo, le dedicazioni delle cappelle risultano completamente trasformate: a sinistra erano distribuite le cappelle dedicate al preesistente Sant’Aniello, il SS. mo Crocifisso e l’Annunciazione, mentre a destra le cappelle erano  dedicati a San Leonardo, a San Nicola, preesistente, e a Santa Maria delle Grazie. Sull’altare maggiore campeggiava, invece, un quadro indorato dell’Epifania con le figure di San Giovanni Battista, di San Vincenzo e di San Michele Arcangelo. Lateralmente alla facciata si innalzava il campanile con due campane. In questo periodo è indicata, come già nel 1586, come Chiesa parrocchiale di Sant’Angelo. Un difetto nato nelle relazioni che intercorrevano tra la Curia Vescovile di Nola e i parroci del tempo.

Dalla relazione dell’architetto-notaio Michelangelo Castelli del 15 febbraio 1718, apprendiamo che la parrocchia di San Michele Arcangelo aveva le dimensioni di palmi 64 x 34, cioè metri 16,89 x 8,97.

Nel 1774, a causa di un forte terremoto, la struttura cade in rovina; certamente già non doveva versare in ottime condizioni per lesioni dovute a precedenti eventi sismici. Il beneficio parrocchiale è costretto, quindi, a trasferirsi nella vicina Chiesa annessa al Convento dei Carmelitani, a circa un centinaio di metri più in basso verso occidente. A peggiorare la situazione precaria della chiesa e a distruggerla completamente fu l’eruzione del giugno 1794 che la sommerse di ceneri. Malgrado gli impegni e i lasciti di tante personalità locali l’antica parrocchia non venne più ricostruita e di lei si persero le tracce.  Iniziò, quindi, la nuova storia con la sua nuova sede nella Chiesa del Carmine. Annesso a questa chiesa vi era un convento pé li religiosi di quest’ordine (Carmelitani) e internamente operava da secoli la confraternita di Santa Maria del Carmine sotto il titolo della Madonna della Libera.

Nella Santa Visita del 1817 il Vescovo di Nola, Mons. Vincenzo Maria Torrusio, visitò la Chiesa del del Carmine e vi trovò operante la Parrocchia di San Michele Arcangelo già da molti anni, essendo crollata come abbiamo già detto l’originaria parrocchia:

…Invenitur etiam Eccl(si)a suppressi Conventus sub tit(ul)o S. Mariae de Monte Carmelo, quae multis abhinc annis, collapsa Parr(ochia)li sub tit(ul)o S. Micheaelis Arcangeli, erecte est in Parochiam dicti titulo…

Il resto è storia moderna.