Tra i molti meriti di Luigi de’ Medici e del fratello Giuseppe III, principe di Ottajano, ci fu anche quello di aver ricostruito su nuove basi la storia dei vini vesuviani, e di averli resi protagonisti, questi vini, anche dei banchetti dei nobili napoletani. Con la manifestazione di sabato 23 maggio l’ISIS “Luigi de’ Medici” conferma il suo ruolo di Istituto guida nel ragionato sviluppo del sistema sociale e culturale del territorio. E di questo vanno ringraziati il Dirigente dott. Vincenzo Falco, i collaboratori, i docenti, gli alunni.
Sabato 23 maggio, nel luminoso salone della sede centrale dell’ISIS “Luigi de’ Medici” l’Associazione del Premio “Arte e Gusto” che, diretta dalla dott.ssa Loredana Paolesse, celebra “l’Arte, la Cultura e l’Enogastronomia”, ha assegnato un riconoscimento d’onore a undici persone: il dott. Daniele Vastolo, il barman Giuseppe Fattorusso, la soprano Francesca Vitale, Michele Romano, produttore di vini importanti, la soprano Francesca Pia Vitale, la Maestra pasticciera Liliana Mancin, il Maestro intagliatore Francesco Marcianò, il dott. Luigi Nunziata, il dott. Michele Piccolo, la prof.ssa Regina Palombo e il sottoscritto. Michele Romano, come presidente del Circolo “A.Diaz”, è l’organizzatore di un evento di cultura enogastronomica a cui il pubblico e gli esperti hanno dedicato, l’anno scorso, significative parole di elogio.
Tra gli ospiti c’erano amici carissimi, il prof. Domenico Ciccone, che dirige l’ISIS “Levi Montalcini” di Saviano, lo chef Nunzio Illuminato e il prof. Rosario Cozzolino, Dirigente del Liceo “Albertini” di Nola, che ha seguito con fervido entusiasmo – gli brillavano gi occhi – l’esibizione del coro dei suoi alunni suonatori di sassofono, diretti e orchestrati da un docente dell’Istituto. Una esibizione preziosa, perché ha confermato agli ascoltatori e agli spettatori attenti a ogni nota e a ogni gesto il fantastico nesso che c’è tra il piacere della gola e le note musicali, un nesso di cui hanno parlato Folco Portinari e Carlo Petrini, il magico fondatore di Slow Food, che qualche giorno fa ha lasciato il “convito” terreno e ora è ospite importante nei “conviti” dei Campi Elisi. Ricorderemo prossimamente il ruolo che ha svolto e svolge Slow Food nella storia sociale e culturale del nostro tempo. Il dott. Vincenzo Falco, i suoi collaboratori e i docenti hanno costruito una Scuola che è all’avanguardia, per la struttura degli edifici, per i programmi, per i progetti, e per l’attenzione consapevole, metodica e organica riservata a tutti gli aspetti della cultura del territorio.
Mentre la splendida conduttrice, la dott.ssa Romilda Barbato – la sua è stata una conduzione raffinata – chiamava sul palco, con la sua voce musicale, gli ospiti e i premiati, direttori di hotel importanti, imprenditori, chef, scrittori, artisti, pasticcieri, pensavo a Brillat – Savarin che già alla fine del ‘700 diceva che la gastronomia “ è la conoscenza ragionata di tutto ciò che si riferisce all’uomo, fa muovere i filosofi, gli scienziati, i vignaiuoli, i pescatori, i contadini” e aggiungeva che “il piacere della tavola è una sensazione riflessa che nasce dalle diverse circostanze legate ai fatti, ai luoghi, alle cose e alle persone che accompagnano il pasto”. Pensavo a ciò che hanno scritto Isabel Allende e Folco Portinari, e cioè che dopo Grimod de la Reynière i trattati di gastronomia parlano più di “sociologia che della consistenza dei cibi, data in qualche modo per scontata, poiché i cibi fanno parte di un altro e maggiore fenomeno, incominciando dalla filosofia, dall’estetica e dalla linguistica” (F. Portinari).
Ma c’è una riflessione di Folco Portinari che merita di essere riportata per intero e che disegna con mirabile precisione il complesso rapporto tra cibo e cultura: “Se il “dolce” è una sublimazione piacevole della banalità e della volgarità del reale quotidiano, greve e grezzo, la sublimazione assoluta è comunque da imputarsi al vino, che ci gioca pure con l’ambiguità semantica, essendo esso, anche chimicamente, uno spirito, cioè qualcosa di alternativo al corpo. Un calembour significativo. Il vino è, in questo senso contestuale, il più spirituale degli elementi di quella umanissima e santificata trinità antropologica, culturale, nutritiva e sacrale, unito al pane e all’olio, per noi mediterranei. Infatti da sempre appartiene, antropologicamente e sociologicamente parlando, ai riti di sublimazione liturgica dei gesti di sopravvivenza”. Amici dell’ISIS “Luigi de’ Medici”, ancora grazie.








