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La stradina privata  intitolata alla Reverenda Madre Suor Luisa Rossi, al momento limitata da una sbarra in quanto parte di un condominio di fatto, fa gola all’amministrazione perché la sua apertura semplificherebbe in teoria la viabilità e il collegamento tra il quartiere Sodani e il rione Capodivilla, visti anche gli ultimi dispositivi adottati. Sulla vicenda pende un ricorso al Tar Campania da parte dei residenti che non sembrano essere disposti a cedere, mentre gli amministratori comunali (c’è un’ordinanza) parrebbero convinti di poterla acquisire semplicemente, peraltro a titolo gratuito. Ieri, all’arrivo dei vigili insieme al personale che ha poi installato la segnaletica verticale, alcuni condomini hanno protestato. Oggi è previsto un incontro tra il loro legale e il sindaco Lello Abete.

Il fondo del quale parliamo è stato ceduto, con regolare rogito dinanzi al notaio Michele Colucci, da suor Luisa Rossi nel febbraio del 1958. Una regolare compravendita del terreno che faceva parte di un piano di lottizzazione. Nel rogito notarile è ben precisato che suor Luisa si riservava il diritto, per due anni (quindi fino al gennaio 1960) di poterla cedere al Comune senza che nessuno potesse opporsi; ma sullo stesso atto si legge anche a chiare lettere che, trascorso quel periodo, quella strada non sarebbe divenuta comunale e che i vari proprietari dei lotti di terreno venduti ne avrebbero ipso facto acquisito la proprietà. Ebbene, il 15 marzo 2018, la giunta Abete si riunisce e delibera che la strada è da ritenersi a tutti gli effetti ed «ab origine» pubblica e comunale, disponendo che sia acquisita a patrimonio comunale dopo successiva deliberazione di Consiglio. La delibera di giunta e i successivi atti si basano sulla relazione istruttoria dell’avvocato Antonietta Colantuoni, responsabile del servizio patrimonio dell’ente, una relazione che contiene una dettagliata ricostruzione storico – documentale che tende a connotare la strada come avente natura di strada pubblica comunale e che la sbarra metallica che tuttora ne chiude l’accesso a via delle Vigne sarebbe stata apposta arbitrariamente da «ignoti» impedendone la funzione di collegamento. L’avvocato Colantuoni fa riferimento, tra l’altro, a una nota del comando di polizia locale (datata 8 marzo 2018) in cui si sostiene che il ripristino della strada sarebbe sicuramente utile ai fini «di una nuova disciplina della circolazione sull’asse viario Sodani – Castelluccio». I rilievi dell’ufficio tecnico (istruttore Luigi Terracciano) ne precisano poi le caratteristiche: 190 metri di lunghezza, 9 metri di larghezza, fogna mista, impianto di illuminazione, marciapiedi e strada asfaltati e molto usurati. In pratica, si conclude poi che la natura originaria è quella di strada pubblica comunale ma che, se pure così non fosse, «ben può una strada privata essere assoggettata ad uso pubblico» per esigenze di interesse generale. Questa la posizione del Comune di Sant’Anastasia, dunque. Almeno ad oggi, nel 2018. Perché tornando indietro e nemmeno di tantissimi anni, esiste un documento datato dicembre 1997, a firma dell’allora responsabile del settore edilizia pubblica, privata ed urbanistica, che a richiesta certifica nero su bianco come la «traversa privata Suor Luisa Rossi, di collegamento tra le vie comunali Suor Luisa Rossi e Sodani, non è classificata strada comunale». La stessa posizione si ritrova nella delibera di giunta comunale che approva gli elenchi delle strade e la nuova toponomastica nel 2001 (sindaco Enzo Iervolino). Ed è anche palese dalle intestazioni delle utenze (nella fattispecie Enel Energia, intestate all’amministratore “della strada privata Suor Luisa Rossi”), che tutto, manutenzione e servizi compresi, sia stato finora pagato dai condomini.

Il 29 novembre 2018, il sindaco Lello Abete firma un’ordinanza disponendo l’apertura della stradina e la rimozione della sbarra «abusivamente posta alla distanza di circa 5 metri dall’intersezione tra la stessa via Suor Luisa Rossi e via Delle Vigne», l’installazione della segnaletica verticale che instaura un senso unico di marcia. Così, i residenti fanno appello al Tar Campania ma prima che il tribunale si esprima, cioè ieri mattina, si installa la segnaletica.

«Stiamo subendo un vero e proprio sopruso – spiega uno dei condomini, quella stradina è nostra ed è privata, come risulta da un atto notarile di 60 anni fa. Tra l’altro si minaccia di rimuovere coattivamente il cancello posto, a mia memoria, da oltre 30 anni, senza fornire nessuna prova».

«Abbiamo mostrato i documenti originali al sindaco Abete e all’avvocato dell’ente – precisa un altro condomino – ci hanno detto che secondo loro non ha valenza pubblica. Sono a dir poco sconvolto dall’atteggiamento dell’amministrazione comunale: in pratica non dimostrano nulla e nemmeno hanno intenzione di farlo, dicono solo che se vogliono quella strada se la prendono e basta».

«Non c’è alcuna giustificazione per queste azioni da parte del Comune – sostiene l’amministratore del condominio, Salvatore Sodano – ci troviamo di fronte ad una violazione su una proprietà privata attestata da atti notarili. Ed è assurdo che senza attendere la decisione del Tar si firmi un’ordinanza, si pretenda di rimuovere la sbarra e si venga ad installare la segnaletica. Ci riserviamo di diffidare da qualsiasi altra azione il sindaco, il Comune e quant’altri».

Messa così, con posizioni e intenzioni tanto distinte e distanti, la «vertenza» non parrebbe facilmente componibile in maniera pacifica. Però, questo pomeriggio alle 17, 30, il sindaco Abete incontrerà il legale dei condomini.  «Quella è una strada di collegamento – ribadisce il sindaco – ed è sicuramente di utilità pubblica, è interesse generale che sia aperta e fruibile. In ogni caso, oggi tenteremo di trovare una soluzione condivisa».